"In questo progresso scorsoio, non so se vengo ingoiato, o se ingoio"

Onda su onda...

Orsa Danica: uno scontro avvilente

(26 agosto 2014) L'orsa Danica fa emergere l'incapacità di una comunità a crescere oltre i confini post-ideologici di questo tempo... Basterebbe avere la capacità di ascoltarsi, senza innescare guerre di religione. Invece prevalgono gli insulti e le minacce, mentre la politica balbetta o soffia sul fuoco, rinunciando così al proprio ruolo. Un commento su questa amara vicenda di Michele Nardelli.

 

» continua...

1 commenti - commenta | leggi i commenti
Archivio “Onda su onda”

Primo piano

  • Al popolo di Israele: liberate voi stessi liberando la Palestina

    L'arcivescovo emerito Desmond Tutu, in un articolo esclusivo per Haaretz, chiede un boicottaggio globale contro Israele e invita gli israeliani e i palestinesi a guardare oltre i rispettivi leader per una soluzione duratura della crisi nella Terra Santa.

    di Desmond Tutu

    Le scorse settimane hanno visto iniziative senza precedenti da parte dei membri della società civile in tutto il mondo contro l'ingiusta, sproporzionata e brutale risposta di Israele al lancio di missili dalla Palestina.

    Se si mettessero insieme tutte le persone che lo scorso fine settimana si sono riunite per chiedere giustizia in Israele e Palestina - a Città del Capo, a Washington, a New York, a Nuova Delhi, a Londra, a Dublino e a Sidney e in tutte le altre città - si tratterebbe probabilmente della più grande protesta attiva da parte di cittadini a favore di una singola causa che ci sia mai stata nella storia del mondo.

    » continua...

  • Angelus Novus

    Mentre guardo attonito le immagini che provengono da Gaza mi vengono in mente le parole con le quali Walter Benjamin descriveva il proprio tempo.

     

    «C'è un quadro di Klee che s'intitola 'Angelus Novus'. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta».

  • lunedì, 7 luglio 2014 ore 17:30

    Riparliamo di Codici Urbani…

    trento_1860

     

    La città è da sempre terreno fertile di discussione. Non da oggi attorno ai contesti urbani – spesso in relazione o in contrasto con ciò che li circonda – si sviluppa gran parte del dibattito che riguarda le trasformazioni sociali, culturali e politiche.
 Le città – come luogo di incontro e produzione, di differenze e conflitti, di ricerca e sperimentazione – sono oggi più che mai attraversate da una crescente richiesta di protagonismo da parte di una molteplicità di soggetti. I cittadini “semplici” in primis, che sembrano essersi resi conto in anticipo della “fine dell’egoismo” che Antonio Galdo bene descrive in un libro che raccoglie una serie di buone pratiche di cooperazione cittadina. 

    Trento, Sala degli Affreschi, Biblioteca Comunale

    » continua...

  • Un modo diverso di declinare la pace

    (12 marzo 2014) Oggi si conclude il mio mandato di presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Un'esperienza molto bella ed intensa della quale vorrei ringraziare le molte persone che, con il loro impegno e intelligenza, l'hanno resa possibile. Il bilancio di cinque anni di lavoro lo potete trovare su questo sito. Ho provato a sintetizzarne il significato in questo breve scritto.

    di Michele Nardelli

    Un marinaio genovese del XVI secolo che diviene “Sinan kapudan pascià”, il fiulin “vegni gio con la piena” nella Milano degli anni '50 che “tacà sul respingent” di un tram scopre un mondo senza limiti, il poeta maledetto che intravede in una delle sue “illuminazioni” quel che sarebbe accaduto con l'industria della morte nel “tempo degli assassini”.

    Tre immagini fra le tante, attraverso le quali abbiamo proposto una originale declinazione di quelle parole – pace e diritti umani – che nella foschia di questo tempo strano hanno smarrito il loro significato e la loro capacità di comunicare.

    » continua...

    23 commenti - commenta | leggi i commenti
  • «Presenti al nostro tempo»

    La relazione di Michele Nardelli all'assemblea del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani

     

    (14 dicembre 2013) Siamo così giunti alla conclusione del mio mandato come presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Un'esperienza bella e stimolante che ho cercato di interpretare con sensibilità, dedizione e pensiero. "In direzione ostinata e contraria" ha commentato Erica Mondini citando Fabrizio De Andrè nel corso dell'ultima sessione dell'assemblea del Forum svoltasi stamane a Palazzo Trentini.

    Del resto, bastava scorrere il materiale consegnato ai numerosi partecipanti per comprendere l'intensità ma anche la qualità del lavoro svolto in questi quasi cinque anni, un bilancio del quale la mia relazione è parte integrante.

     

    La relazione di Michele Nardelli

    » continua...

    6 commenti - commenta | leggi i commenti
  • Tornare alla terra

    S'intitola "Terra madre. Filiere corte, fondi rustici, animazione territoriale, certificazione di qualità nell'azione legislativa di Michele Nardelli".

    E' una sorta di rapporto sul lavoro svolto sul tema dell'agricoltura nella legislatura che si è appena conclusa, ma insieme una proposta per mettere al centro dell'azione del futuro governo del Trentino il territorio, le sue vocazioni e la qualità delle sue produzioni.

    Tornare alla terra, un progetto politico.

    L'opuscolo sull'agricoltura

    1 commenti - commenta | leggi i commenti
  • Fare meglio con meno, il mio manifesto programmatico

    "Fare meglio con meno". Il mio manifesto programmatico

    Non è un bilancio del lavoro svolto e nemmeno il libro dei sogni. E' uno sguardo sul Trentino fra passato, presente e futuro. Un po' come l'idea di "Fare meglio con meno": l'essere orgogliosi di quel che abbiamo realizzato in questi anni riuscendo a tenerci lontani dalle politiche del rancore, il vederne le criticità e l'essere esigenti con noi stessi, la consapevolezza che con minori risorse finanziarie dovremo dare il meglio di noi, valorizzando il patrimonio di sensibilità, di competenze e di esperienze di ciascuno.

    Il mio manifesto programmatico

    » continua...

    13 commenti - commenta | leggi i commenti
Chi vince e chi perde
c\'era una volta la Palestina

di Michele Nardelli

(27 agosto 2014) Un accordo fra Hamas e Governo israeliano sembra essere stato raggiunto. Ora gridano vittoria ma basterebbe fare un bilancio delle vite spezzate, dei feriti e delle distruzioni per prendere atto che – come sostiene Marcello Flores nell'intervista a Repubblica che riportiamo qui sotto – hanno perso tutti. Qualcosa di vero però c'è nella reciproca valutazione di vittoria: vengono legittimati i “signori della guerra”, da una parte e dall'altra.

L'obiettivo di Israele era quello di delegittimare ulteriormente l'Autorità Nazionale Palestinese perché preferiscono che i palestinesi siano identificati con i fondamentalisti per portare ancora più a fondo l'operazione di sottrazione di territorio palestinese che, peraltro, riguarda più la Cisgiordania che Gaza. Ben sapendo che con l'impresentabilità internazionale di Hamas potrebbero aver più facilmente mano libera per nuove prossime operazioni militari a Gaza, a Gerusalemme est e nei territori dove sono previsti muovi insediamenti illegali.

Dall'altra parte Hamas appare agli occhi della popolazione palestinese (non solo di Gaza) il soggetto che ha ottenuto la tregua e che ha fatto parzialmente aprire il valico di Rafah con l'Egitto, ottenendo un allentamento dell'embargo verso la Striscia di Gaza. Il che era avvenuto anche nel 2012, ma poi rimangiato dal governo di Netanyahu.

» continua...

Acqua... lo specchio del tempo
Andric e il ponte sulla Drina

Ritorno nei Balcani, racconto di viaggio. Quarta puntata

di Michele Nardelli

(Agosto 2014) Anche quando non piove, l'acqua è un elemento che accompagna costantemente il viaggiatore balcanico, in particolare in Bosnia Erzegovina. Non c'è strada che non proceda lungo un corso d'acqua, un fiume o un lago che sia.

Ad accompagnarci lungo la prima parte del nostro itinerario era il mare Adriatico, affaticato dalle orde dell'uomo senza qualità, ma pur sempre ricco di fascino. Lasciatoci alle spalle il mare con i suoi inespugnabili arcipelaghi un tempo incubo dei veneziani, ripercorriamo a ritroso il corso della Neretva (uno dei tre fiumi della vecchia Jugoslavia che sfociano nell'Adriatico), il fiume che rappresenta l'anima di Mostar.

Prima ancora però di raggiungere la splendida capitale dell'Erzegovina, assistiamo a quella sorta di miracolo della natura che è la sorgente della Buna1, la cui portata alla fonte è considerata la più imponente d'Europa. Siamo alle porte di Mostar. Quando d'estate il sole picchia sulle brulle montagne riverberandosi sulla città, l'acqua fredda della Neretva ha l'effetto di creare un particolare microclima lungo le terrazze che l'acqua ha scavato in prossimità del ponte, rendendo il soggiorno particolarmente gradevole.

» continua...

La situazione in Iraq? Un vero delirio
Il giornalista americano poco prima dell\'uccisione

Lo sguardo disincantato del sociologo di origine irachena Adel Jabbar traccia l’identik del dramma in atto nel suo paese. Che nessuno sembra in grado di poter arrestare.

Adel Jabbar, come sta vivendo questi giorni caratterizzati dal grave dramma in atto nel suo paese d'origine?
Cerco di capire. E per capire quello che succede sono necessarie due premesse.
1) Gli stati presenti oggi nella zona derivano dalla spartizione che avvenne subito dopo la prima guerra mondiale di una parte del territorio dell’impero ottomano. In questi giorni si parla molto del centenario della prima guerra; ebbene: la situazione in Iraq oggi è ancora una delle conseguenze di quel conflitto. Le entità statuali nacquero in quell’epoca molto deboli, per esplicita volontà da parte delle potenze vincitrici. 
2) Negli ultimi 100 anni gli stati nella zona sono stati governati da elite tutto sommato caratterizzate da ’simpatie’ occidentali, anche se con diverse sfumature, e quindi subalterne per definizione. 

Quali sono stati i difetti principali di questi governi?
Si è trattato di esperienze illiberali, sostanzialmente incapaci di essere inclusive. Larghe fasce della popolazione sono rimaste dunque ai margini e non si è mai lavorato politicamente per ottenere il consenso di questa gente. 
Stati deboli con progetti fragili hanno dovuto ricorrere a forme dispotismo, hard o soft a seconda dei casi, per tenere sotto controllo la situazione.

» continua...

Dal Fare al Dire. Imparare per l'era solare

venerdì, 3 ottobre 2014 ore 00:00

tramonto

Dal 3 al 5 ottobre 2014 la venticinquesima edizione dei "Colloqui di Dobbiaco": "Dal Fare al Dire. Imparare per l'era solare"

La trasformazione verso una società solare richiede una nuova coscienza, nuovi valori, nuove capacità. Nei Colloqui di Dobbiaco 2014 cercheremo di immaginare che cosa si deve imparare per una civilizzazione postfossile. Però, attenzione: Non è che la scuola si auto ostacola, quando si tratta dell’educazione alla sostenibilità? Occorrono di sicuro delle occasioni in cui la conversione ecologica, cioè un nuovo modo di consumare beni e servizi, di produrre energia, uno stile di vita sostenibile, mobilità dolce, tecnica a misura d’uomo, diventano temi scolastici. Ma le aule non sono luoghi di nuove esperienze e il curriculum scolastico non prevede avventure, entrambi elementi indispensabili per attivarsi e impegnarsi per un futuro solare. La scuola deve aprirsi o forse deve essere abbandonata del tutto per trovare i luoghi dei cambiamenti ecologici. È considerato un luogo comune che il sapere porta all’agire. Ma pure il contrario è vero. Esiste anche l‘imparare che dall‘agire porta al sapere. Imparare nell’azione e nella resistenza contro la distruzione ambientale è educazione alla responsabilità sovversiva. Imparare in un contatto diretto con la natura, la sua vita e le sue atmosfere è educazione dei sensi. E non per ultimo: come possono contribuire le tecnologie digitali e i media sociali nel web alla mobilitazione e alla formazione di reti?

Dobbiaco (BZ)

» continua...

Quei cinquecento metri.
Sarajevo, un\'immagine dell\'interno della Vijesnica

Ritorno nei Balcani. Terza puntata

di Michele Nardelli

(Agosto 2014) «Il secolo appena finito è iniziato a Sarajevo e nello stesso luogo si conclude, ma le diverse prospettive (politica, sociale, ideologica, antropologica, storica) in cui ci si è posti per osservare e analizzare gli eventi balcanici si sono spesso rivelate parziali e insufficienti, e pochi si sono accorti del fatto che nelle opere di Ivo Andrić, premio Nobel per la letteratura 1961, si possono trovare chiavi di lettura estremamente acute e puntuali. Nessun altro autore, infatti, ha percepito, e mostrato, con tanta forza il “brulichio” delle genti balcaniche, le loro interferenze etniche e religiose, i meticciati che forse solo in questa parte d'Europa hanno raggiunto una tale intensità. Nessun altro ha percepito, e mostrato, con tanta precisione le sofferenze di questi popoli, nessuno ha saputo osservare con tanta attenzione e raffinatezza questi luoghi, i Balcani, che – per usare le parole di Churchill – “producono più storia di quanta ne possono consumare”, e appaiono a un tempo come “la polveriera d'Europa” e come “la culla della cultura europea”»1.

Le parole dell'amico Predrag Matvejević, scritte per la nota introduttiva all'edizione dei “Romanzi e racconti” di Ivo Andrić, ci aiutano a comprendere non solo il valore di un autore dimenticato ma anche la superficialità con cui l'Europa ha guardato a quanto accadeva nel suo cuore balcanico lungo lo scorrere del Novecento fino alla tragedia degli anni '90.

A Sarajevo, il Ponte latino e la Vjesnica (l'edificio austroungarico che nel 1992 ospitava la biblioteca nazionale) distano fra loro non più di cinquecento metri. Percorrendoli a piedi, meno di dieci minuti, dovremmo avere consapevolezza di quanto essi siano stati cruciali nel XX secolo, ma non sempre è così.

L'articolo di Luca Rastello

» continua...

Bosnia Erzegovina, un paese stremato
Bottega artigiana nelle vie di Sarajevo

"Ritorno nei Balcani", la seconda puntata

di Michele Nardelli

(Agosto 2014) Amo prendere il caffè al Morića Han, nella Baščaršija, il cuore ottomano di Sarajevo. Venne realizzato nel 1531 da Gazi Husrev-beg come parte integrante del progetto che, insieme alla moschea, alla madrasa (la scuola coranica) e alla mensa per la gente povera, costituì una sorta di atto fondativo della città di Sarajevo. In origine era un caravanserraglio, luogo di accoglienza per i viaggiatori ai quali non si negava mai il pane, l'acqua ed un giaciglio. Antiche civiltà, quando l'ospite era sacro e lo straniero il benvenuto.

Ora nessuno sembra accorgersi delle persone che chiedono l'elemosina nelle strade, men che meno di quelle che per dignità o vergogna si arrabattano con quel poco che hanno. Nemmeno negli anni immediatamente successivi alla guerra era così. Mi colpisce la diffusione della povertà delle persone anziane che spesso si trovano a dover fare i conti con una pensione di centocinquanta marchi convertibili (pressapoco settantacinque euro) o anche meno, sempre che lo Stato di cui sono cittadini riconosca loro qualcosa (visto che quello nel quale hanno versato i contributi non esiste più...).

Con un po' di pudore osservo una persona anziana guardare la frutta in una bancarella ed il suo commentare sconsolato di prezzi che se immaginati in un mercato di casa nostra sarebbero stracciati e che invece, rapportati al reddito di qui, possono risultare inaccessibili. L'abito mi racconta di un passato diverso e dignitoso, che la duplice tragedia della guerra e della dissoluzione del paese di cui era parte (e sul quale aveva investito certamente una parte della sua esistenza) ha cancellato.

» continua...

2 commenti - commenta | leggi i commenti
Ritorno nell'Europa di mezzo. Prima puntata
Blagaj (Bosnia Erzegovina)

(agosto 2014) Dal mio ultimo viaggio balcanico è passato grosso modo un anno. Non più di tanto dunque, ma nell'agosto scorso fu una veloce apparizione in occasione della conferenza sul significato del “buono, pulito e giusto” nel valorizzare l'unicità di questo pezzo d'Europa nel corso della prima navigazione danubiana di "Viaggiare i Balcani". C'era stato nel 2012, è vero, un viaggio del turismo responsabile con alcuni amici, ma in realtà sono via da queste terre che nel passato avevo tanto frequentato da un sacco di tempo.

Non è questione di nostalgia, la cosa che mi è mancata è stato soprattutto lo sguardo strabico che la precedente frequentazione mi aveva aiutato ad avere, quella lettura dell'Europa che mi faceva comprendere con maggiore nitidezza i processi della modernità che l'hanno attraversata negli anni cruciali seguiti alla caduta del muro di Berlino. Era questa, del resto, la mia risposta a quanti in passato mi chiedevano ragione di questa particolare attenzione verso i Balcani. Come spesso vado dicendo attorno al centenario dell'inizio della prima guerra mondiale, non è affatto un caso che il Novecento, il “secolo degli assassini” che ancora non abbiamo sufficientemente elaborato, sia iniziato e si sia concluso in quel di Sarajevo.

Passa da qui la costruzione dell'Europa politica. Passano da qui le forme più acute della post modernità seguita al fallimento della sperimentazione politica e sociale che è stato il comunismo reale. Passano da qui le forme più aggressive della deregolazione che poi si riverberano nel resto d'Europa nei modi più svariati, dallo sfruttamento della persona alla criminalità organizzata. Passa da qui quel processo culturale di imbarbarimento che permette di vivere tutto questo come naturale, spesso suffragato dalla più o meno consapevole adesione ideologica al turbocapitalismo.

Ecco, in questo racconto di viaggio, attraverso le immagini e le parole raccolte, vi parlerò di tutto questo.

» continua...

La pulizia etnica della Palestina
copertina Pappe

Ilan Pappe

La pulizia etnica della Palestina

Fazi Editore
 
pagg.363 Euro 19.00
 
 

«Nel 1948 nacque lo Stato di Israele. Ma nel 1948 ebbe luogo anche la Nakba (catastrofe), ovvero la cacciata di circa 250.000 palestinesi dalla loro terra. La vulgata israeliana ha sempre narrato che in quell'anno, allo scadere del Mandato britannico in Palestina, le Nazioni Unite avevano proposto di dividere la regione in due Stati: il movimento sionista era d'accordo, ma il mondo arabo si oppose; per questo, entrò in guerra con Israele e convinse i palestinesi ad abbandonare i territori - nonostante gli appelli dei leader ebrei a rimanere - pur di facilitare l'ingresso delle truppe arabe. La tragedia dei rifugiati palestinesi, di conseguenza, non sarebbe direttamente imputabile a Israele. Ilan Pappe, ricercatore appartenente alla corrente dei New Historians israeliani, ha studiato a lungo la documentazione (compresi gli archivi militari desecretati nel 1998) esistente su questo punto cruciale della storia del suo paese, giungendo a una visione chiara di quanto era accaduto nel '48 drammaticamente in contrasto con la versione tramandata dalla storiagrafia ufficiale: già negli anni Trenta, la leadership del futuro Stato di Israele (in particolare sotto la direzione del padre del sionismo, David Ben Gurion) aveva ideato e programmato in modo sistematico un piano di pulizia etnica della Palestina...» 

 
 

I buoni siamo noi
La copertina del libro
Luca Rastello
I buoni
Chiarelettere, 2014

 

Il nuovo libro di Luca Rastello. Un romanzo, ma anche una denuncia sull'insostenibilità e sull'ipocrisia del mondo no profit. Un attacco alla bontà che genera potere, seguito da molte polemiche per i nomi che lascia intendere. Una recensione.

di Mauro Cereghini

Avrei voluto scrivere de "I buoni", l'ultimo libro di Luca Rastello, come di un romanzo. E dire della sua capacità di catturarti, di avvolgerti nella lettura pur prendendoti a schiaffi quasi ad ogni pagina. Dalle fogne di Bucarest alle fabbriche abbandonate delle nostre periferie urbane, ti getta addosso il fango di un'umanità scartata. La fatica di tante anime fragili, dello psicologo in bilico sulla sua identità sessuale, della ragazza madre dagli occhi sempre tristi, dei bambini rumeni malati di aids. Eppure persone vive, sguardi veri.

E poi parlare del racconto di chi li aiuta, del lato oscuro dei buoni per professione, dei volontari e degli operatori sociali. Anche loro ritratti nella nuda concretezza, fatta di quotidiani compromessi più che di nobiltà e princìpi. Un'immagine lontana dalle riviste patinate, con le rubriche fisse sul sociale-equo-solidale che fa tanto chic. E libera dalle retoriche politicamente corrette delle "operazioni bontà" e delle "partite del cuore", versioni televisive della carità più pelosa. Quella che lava con qualche avanzo di portafoglio le cattive coscienze, permettendo loro di continuare a farsi i fatti propri.

» continua...

1 commenti - commenta | leggi i commenti
Macroregione Adriatico-ionica: potenzialità e limiti
Il mare Adriatico visto dal Velebit

Se la Macroregione Adriatico-ionica vuole essere una strategia per il rilancio di una regione ai margini, il dialogo tra apparati politico-amministrativi non può bastare. Serve un ampio dibattito pubblico per dare stimolo all'azione politica su questioni urgenti e di comune interesse. Un approfondimento dal sito www.balcanicaucaso.org

 

di Luisa Chiodi *

A luglio prende avvio il semestre italiano di presidenza dell'Ue durante il quale verrà lanciata dalle istituzioni europee la Strategia Europea per la Macro-regione Adriatico-ionica (Eusair). Per tutti i territori coinvolti si tratta di un'opportunità significativa per affrontare insieme nodi comuni che spaziano dalla tutela ambientale allo sviluppo delle reti energetiche ma soprattutto per lavorare al complessivo rilancio economico della regione.

La Macroregione è uno strumento comunitario nato meno di 5 anni fa, con il primo esperimento nel Mar Baltico, allo scopo di favorire la partecipazione al processo decisionale non solo degli stati ma anche di regioni, enti locali, società civile, in aree circoscritte dello spazio europeo.

Del resto, dalla fine della Guerra Fredda questioni quali la sostenibilità ambientale o energetica, la migrazione, lo sviluppo economico, hanno continuato a stimolare l'interesse degli enti locali a farsi protagonisti di iniziative transnazionali per affrontare in modo efficace questioni condivise.

» continua...

Arrivederci.
Immagine tratta dal sito Ponti di Vista

 

 

di Federico Zappini

Testo scritto durante l’ultimo giorno di lavoro presso il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani.

“Esercita il dubbio e stai a vedere cosa ti offre il caso”. E’ significativo che Ugo Morelli concludendo la presentazione del suo ultimo libro – lo scorso 5 giugno – abbia usato queste parole di Giovanni Pellicciari, uno dei suoi maestri. E’ altrettanto significativo che l’ultima iniziativa da me organizzata per il Forum trentino per la Pace e i diritti umani sia stata proprio la presentazione di un libro che affronta il tema del conflitto e prova a descriverne la dimensione generativa. Un libro complesso, così come lo è la decisione di abitare i conflitti, di metterci dentro entrambi i piedi, accettando di viverne a pieno le contraddizioni, finanche venendo in contatto (dopo la scelta fondamentale e necessaria di riconoscerle) con le differenze che l’incontro con l’Altro porta con sé.

Ricordo il primo giorno in cui sono entrato negli uffici del Forum per iniziare il mio anno in Servizio Civile e oggi – nel giorno in cui libero la mia scrivania – posso dire di tenere a memoria con piacere praticamente ogni momento degli ultimi tre anni e mezzo, il tempo che ho dedicato a un lavoro interessante, che mi ha permesso (mi ha imposto…) di esercitare il dubbio e di attendere – con curiosità – di capire cosa mi avrebbe riservato il caso. Ho conosciuto persone splendide e associazioni estremamente vitali, ho condiviso momenti davvero emozionanti e vissuto – un po’ più in solitudine – qualche spiacevole situazione. Ho imparato moltissimo e ho contribuito, spero, a costruire qualcosa di bello e di significativo per la comunità in cui vivo. Ho fatto parte di un gruppo di lavoro importante, con il quale ho coltivato un rapporto non solo di buona collaborazione ma anche di crescita comune, oltre che di significativa e sincera amicizia. Ho trovato sempre qualcuno disponibile ad ascoltarmi; mi auguro di aver saputo fare lo stesso anche io, almeno qualche volta. Ho conosciuto meglio me stesso: capacità, dubbi, limiti.

» continua...

Dopo il voto. Ritessere il disegno di un'Europa molteplice e plurale
1989

(26 maggio 2014) Nonostante il vento che soffia forte nei paesi del vecchio continente, il progetto dell'Europa politica non esce sconfitto dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo di domenica. E questo grazie in particolare al voto italiano ed allo straordinario risultato del Partito Democratico.

L'astensione dal voto che avrebbe incrinato l'autorevolezza del Parlamento europeo è stata contenuta superando la soglia della partecipazione delle elezioni del 2009; nonostante l'effetto Le Pen in Francia il peso complessivo dei partiti antieuropei non è cresciuto di quanto si temeva; l'influenza della Merkel e dei partiti conservatori risulta più bilanciata rispetto a cinque anni fa.

» continua...

Scoprire i Balcani, qualcosa di più di una guida turistica
la copertina del libro/guida

Storie, luoghi e itinerari dell'Europa di mezzo

Per festeggiare i dieci anni di attività l'associazione Viaggiare i Balcani ha deciso di pubblicare un libro-guida destinato a tutti coloro che vogliano mettersi in viaggio verso il Sud-Est Europa. Duecentocinquanta pagine dense di suggestioni e sguardi "altri" rispetto alle tradizionali narrazioni (anche turistiche) su questi territori, a comporre un imprescindibile strumento di conoscenza da mettere nello zaino al momento della partenza.

"... Seduti al fresco di un grande tiglio o dell'acqua che scorre, prendete un caffè. Non l'espresso, simbolo delle nostre vite di corsa, ma la kafa, turca, bosanska o domaca che sia. Quel rito lento di cui abbiamo bisogno per riconnetterci con lo scoorrere del tempo" dalla prefazione di Michele Nardelli

Disponibile su ordinazione mandando una mail a info@viaggiareibalcani.net

» continua...

1 commenti - commenta | leggi i commenti
Il Manifesto di Ventotene, in versione integrale.
Dedica di Altiero Spinelli

(22 maggio 2014) Considerato che di tanto in tanto il riferimento a Ventotene fa capolino in una campagna elettorale per il Parlamento Europeo che di Europa parla poco e male, ho pensato che potesse essere utile mettere a disposione dei lettori di questo blog il testo integrale del "Manifesto di Ventotene" che Ernesto Rossi ed Altiero Spinelli (in collaborazione con Eugenio Colorni) scrissero su frammenti di carta durante il loro esilio nell'isola pontina.

Il testo del Manifesto di Ventotene

Alla cieca
Claudio Magris
Alla cieca
(Garzanti, pp. 335, 18 euro)

"Del mio fato no me lagno, go trovà un altro bagno". Potrebbe essere sintetizzato in queste poche parole la tragedia del Novecento raccontata da Salvatore Cippico (o anche Cipiko o Čipiko), un comunista triestino che dopo la guerra di Spagna conosce il campo di concentramento di Dachau e l'internamento con i "Monfalconesi" nel bagno penale di Goli Otok, il gulag titino, per finire in manicomio. In questi giorni ho riletto "Alla cieca" di Claudio Magris: poche volte ho sentito un libro così vicino. Ogni volta che parlo della necessità di "scollinare il Novecento" penso che questo straordinario romanzo della storia andrebbe usato come lo strumento per l'elaborazione del nostro recente passato. Imperdibile.

recensione

Il fondo stretegico di 500 milioni di euro per lo sviluppo locale al via
Beni comuni

Il Fondo stretegico per lo sviluppo regionale che avevo proposto con una mozione nel 2012 sta decollando. Nei giorni scorsi se ne è parlato in sede di stesura del bilancio di variazione 2014 delle Province Autonome di Trento e di Bolzano e nelle commissioni competenti. A breve l'approvazione del regolamento ed entro anno l'attivazione. Quando ne proposi la costituzione, l'avevo definito uno strumento della finanza di territorio. In allegato un mio intervento in forma di editoriale per un quotidiano locale.

(3 aprile 2014) Con una deliberazione di variazione al bilancio di previsione 2014, presentata dal presidente Ugo Rossi, la Giunta provinciale ha stanziato 75 milioni di euro per il Fondo Strategico del Trentino-Alto Adige. L'impegno finanziario da parte della Provincia autonoma di Trento segue la decisione della scorsa settimana con cui è stata approvata la struttura del Fondo, a cui contribuira' con altri 75 milioni la Provincia autonoma di Bolzano, il fondo previdenziale Laborfonds, Pensplan e altre strutture finanziarie che hanno aderito o aderiranno. Al fondo potranno aderire poi tutti i fondi di previdenza locali al fine di orientare flussi di risparmio generati dal sistema locale verso investimenti strategici per lo sviluppo del territorio; non ci sono limiti alla partecipazione dei privati.

L'editoriale

» continua...

Archivio

top | home