"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..."

Onda su onda...

Ipocrisia

«Tempi interessanti» (24)

A settant'anni dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, il mondo conta almeno 17.300 testate nucleari e l'accordo sul nucleare iraniano vacilla. Alla presidenza della Rai arriva Monica Maggioni. Raccontò la seconda guerra del Golfo dalla parte degli invasori, costò almeno 120 mila morti. Il Veneto alle prese con il dissesto idrogeologico. Zaia annuncia un disegno di legge sul "consumo zero di suolo" ma nel contempo prova l'assalto al Trentino con il completamento della Valdastico. Il clima cambia e la risposta qual è? L'aumento del consumo energetico. Il problema sarebbe quello di "cambiare rotta" nella direzione della riduzione del proprio impatto ecologico, non di accendere il condizionatore. Nutrire il pianeta o promuovere se stessi? Potrebbe anche non essere un'alternativa, ma intanto a Expo 2015 Mc Donald's batte Slow Food. E il sistema Melinda diventa esempio di biodiversità. Insomma, piove all'insù...

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Archivio “Onda su onda”

Primo piano

  • lunedì, 14 settembre 2015 ore 10:00

    Sardegna, l\'amore per la terra (agriturismo Guthiddai, Oliena)

    Territorio e sviluppo locale

    Un seminario proposto da Giuseppe De Rita, Fabrizio Barca, Aldo Bonomi e Cesare Vaciago

    Nell’ambito di Expo, il Censis e A.A.Ster sono stati incaricati da Padiglione Italia di svolgere una attività di animazione, accompagnamento e coinvolgimento dei territori e delle Regioni verso Expo, dove rappresentarsi e rappresentare le biodiversità, le molteplici geografie dello sviluppo e le loro criticità, utili per "continuare a cercare e continuare a capire" come dar senso e significato al tema interrogante; Nutrire il Pianeta Energia per la Vita. Con il protagonismo delle Regioni che si sono aggregate per temi, sono stati già realizzati forum di riflessione in Expo su tematiche dell’acqua, del paesaggio, della qualità della vita e su territori emblematici come l’Appennino, la frontiera mediterranea e le migrazioni. Infine sono state riunite in Expo le esperienze significative dei GAL. Stiamo inoltre affrontando il tema dei protagonisti dello sviluppo, dal mondo giovanile all'economia agricola e agroindustriale del Paese. Temi, forum e racconti territoriali continueranno nei prossimi mesi.

    MIlano, Fondazione Enrico Mattei, Corso Magenta 63

    La convocazione

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  • Migranti al confine fra Grecia e Macedonia. Foto di Luigi Ottani

    Derive

    Si rincorrono le emergenze senza capire che queste sono l'esito drammatico del vuoto della politica. Forse varrebbe la pena occuparsene, della politica intendo, imparando dalla storia (e dunque conoscendola) ed interrogandosi sulla nostra capacità di leggere il presente.

    (Ringrazio Luigi Ottani per aver ripreso con Roberta Biagiarelli queste mie parole su fb e per la fotografia)

    Sul sito di Osservatorio Balcani Caucaso potete trovare un ampio dossier sulla "Rotta balcanica" http://www.balcanicaucaso.org/Dossier/Migrazioni-la-rotta-balcanica

  • Insostenibilità

    Nutrire il pianeta? La “Carta di Milano” e il cambio di paradigma che non c'è

     

    di Michele Nardelli

    (29 aprile 2015) L'apertura di Expo 2015 ha avuto ieri una prima anticipazione con la presentazione della “Carta di Milano”, l'atto politico più importante dell'esposizione mondiale dedicata al diritto al cibo. Ho letto attentamente la “Carta” e la sensazione che ho provato è contraddittoria, analoga a quella che ho avuto a suo tempo di fronte agli Obiettivi di sviluppo del Millenium1 elaborato dalle Nazioni Unite.

    Forse le carte dei diritti internazionali sono un po' sempre così, risultato di mediazioni e compromessi fra punti di vista e interessi differenti. Indicazioni, non certo principi esigibili di un diritto internazionale che c'è solo sulla carta. Ed anche questo dovrebbe diventare oggetto di riflessione se pensiamo alla distanza profonda fra quanto viene declamato e la realtà.

    La Carta di Milano

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  • Lavoro nelle Alpi

    Il territorio, un soggetto vivente che s'interroga sulla sostenibilità

    (11 luglio 2015) Nell'ambito del Festival "Torino e le Alpi" si è svolto nella giornata di oggi a Torino unForum dal titolo “Le terre alte fra non più e non ancora” promosso dalla Compagnia di San Paolo che ha visto una qualificata partecipazione (fra gli altri Aldo Bonomi, Giuseppe Dematteis,  Annibale Salsa, Albino Gusmeroli, Fabio Renzi, Anna Giorgi, Enrico Borghi, Lorenzo Dellai). Quello che segue è il contributo che ho portato come relatore di "territoriali#europei" al Forum.

    di Michele Nardelli

    Si potrebbe dire che in ogni momento siamo fra il “non più” e il “non ancora”. Ma non è esattamente così. Ci sono dei passaggi di tempo nei quali questo spazio si dilata, avvolge ogni cosa, rende obsolete categorie di pensiero fino a quel punto indiscutibili, ci costringe ad osservare in maniera diversa le cose che vediamo ogni giorno, ci chiede – come scrive Hannah Arendt – di essere presenti al proprio tempo.

    Ne “L'uomo senza qualità” Robert Musil descrive con maestria questo spazio, quando il crepuscolo degli imperi lascia il campo agli stati nazionali, svanisce il monopolio della conoscenza, la guerra diventa taylorista, il Novecento si presenta nel suo delirio senza limiti. 

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  • Un momento della Conferenza

    Un Forum delle città e della società civile del Mediterraneo. L'appello di Messina

    (10 giugno 2015) A conclusione di quattro giorni di celebrazioni, confronti e sessioni di lavoro nell'ambito della manifestazione intitolata "Messina, Europa, Mediterraneo" svoltasi nella città dello stretto per ricordare il sessantesimo anniversario della Conferenza di Messina ed alla quale hanno partecipato delegazioni provenienti da paesi delle diverse sponde del Mediterraneo, il presidente del Senato Pietro Grasso e il presidente della Commissione Esteri del Senato Pierferdinando Casini, è stato approvato un documento indicato come "Appello di Messina 2015" che potete trovare in allegato. Nei prossimi giorni potrete leggere anche il mio intervento nella Conferenza.

    L'appello di Messina 2015

  • Mario Bellagamba, Il porto di Ancona

    Adriatico, un mare oltre le nazioni

    Si è svolto ad Ancona il 15 ottobre scorso il Forum della Macro regione Adriatico Ionica. Aveva per titolo “Il vento di Adriano: le comunità adriatiche a confronto”. Si è trattato di un evento preparatorio di Expo 2015, l'esposizione mondiale dedicata al tema della nutrizione del pianeta che si svolgerà a Milano l'anno prossimo e nella quale i territori avranno una particolare visibilità. Che ciò avvenga in una prospettiva sovranazionale come le macroregioni europee (Baltica, Danubiana, Adriatico Ionica e Alpina) prefigurano, mi sembra una cosa niente affatto trascurabile. Riporto qui di seguito il mio intervento.

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  • Trento, Teatro Sociale. Il Caffè Sinan Pascià

    Un modo diverso di declinare la pace

    (12 marzo 2014) Oggi si conclude il mio mandato di presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Un'esperienza molto bella ed intensa della quale vorrei ringraziare le molte persone che, con il loro impegno e intelligenza, l'hanno resa possibile. Il bilancio di cinque anni di lavoro lo potete trovare su questo sito. Ho provato a sintetizzarne il significato in questo breve scritto.

    di Michele Nardelli

    Un marinaio genovese del XVI secolo che diviene “Sinan kapudan pascià”, il fiulin “vegni gio con la piena” nella Milano degli anni '50 che “tacà sul respingent” di un tram scopre un mondo senza limiti, il poeta maledetto che intravede in una delle sue “illuminazioni” quel che sarebbe accaduto con l'industria della morte nel “tempo degli assassini”.

    Tre immagini fra le tante, attraverso le quali abbiamo proposto una originale declinazione di quelle parole – pace e diritti umani – che nella foschia di questo tempo strano hanno smarrito il loro significato e la loro capacità di comunicare.

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  • La copertina dell\'opuscolo

    Tornare alla terra

    S'intitola "Terra madre. Filiere corte, fondi rustici, animazione territoriale, certificazione di qualità nell'azione legislativa di Michele Nardelli".

    E' una sorta di rapporto sul lavoro svolto sul tema dell'agricoltura nella legislatura che si è appena conclusa, ma insieme una proposta per mettere al centro dell'azione del futuro governo del Trentino il territorio, le sue vocazioni e la qualità delle sue produzioni.

    Tornare alla terra, un progetto politico.

    L'opuscolo sull'agricoltura

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  • Il manifesto programma

    Fare meglio con meno, il mio manifesto programmatico

    "Fare meglio con meno". Il mio manifesto programmatico

    Non è un bilancio del lavoro svolto e nemmeno il libro dei sogni. E' uno sguardo sul Trentino fra passato, presente e futuro. Un po' come l'idea di "Fare meglio con meno": l'essere orgogliosi di quel che abbiamo realizzato in questi anni riuscendo a tenerci lontani dalle politiche del rancore, il vederne le criticità e l'essere esigenti con noi stessi, la consapevolezza che con minori risorse finanziarie dovremo dare il meglio di noi, valorizzando il patrimonio di sensibilità, di competenze e di esperienze di ciascuno.

    Il mio manifesto programmatico

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Il tramonto dell’Autonomia trentina?
L\'immagine scelta dal presidente della PAT per celebrare la giornata dell\'autonomia

 

Questo intervento del presidente dell'associazione "territoriali#europei" è apparso oggi sul "Trentino"

di Alessandro Dalla Torre

(4 settembre 2015) La giornata dell’Autonomia è uno di quegli eventi inevitabilmente destinati ad essere issati sul pennone più alto della retorica politico-istituzionale. Da quell’altezza, assecondando il verso in cui dirige la brezza della storia, sventolerà dunque indifferente le sue buone ragioni. Ci saranno, poi, quanti si limiteranno a guardare a quella bandiera e quanti invece guarderanno anche al verso in cui dirige quella brezza. Si sa: spesso le bandiere, in genere tutte le bandiere, tendono ad illudere, mentre la storia – se la si vuole veramente intendere – difficilmente si presta a questo gioco.

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Accoglienza. Il ritiro del dovere pubblico
L\'arrivo a Bari della nave Vlora (agosto 1991)

Riprendo l'editoriale di Simone Casalini apparso sul Corriere del Trentino di oggi

di Simone Casalini

(3 settembre 2015) L’odissea dei profughi è una pellicola senza tempo dove Itaca è spesso un chimera, un sogno impraticabile. Da Erodoto in poi la Storia è colma di racconti di guerra e di gente in marcia. Se non è un conflitto è la miseria, se non è la miseria è la persecuzione, se non è la persecuzione è il desiderio di rovesciare il destino. Qualunque generazione ha osservato questi sfortunati Ulisse partire, perdersi, sperare, naufragare, salvarsi o morire.

Nel 1991, con l’implosione dei sistemi socialisti, dall’Albania esondò un fiume umano. Le navi mercantili erano sature di uomini e donne, molti di più attendevano sulle banchine. Altri galleggiavano in mare sperando nelle onde. In un giorno solo, il 7 marzo, arrivarono a Brindisi 27.000 persone che si erano cibate del mito illusorio divulgato dalla televisione italiana. Solo l’Adriatico li separava dai lustrini dell’Occidente. L’8 agosto a Bari giunse la nave “Vlora” con oltre 20.000 disperati. Gianni Amelio riassunse gli sbarchi nel film “Lamerica”, con quelle prue puntellate di teste che apparivano quasi metafisiche. La rotta proseguì per settimane.

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La cooperazione (sindacale) nell'economia dell'interdipendenza

venerdì, 11 settembre 2015 ore 09:00

Api

Incontro promosso nell'ambito del seminario residenziale del Centro studi internazionale della CISL "L’azione sindacale a livello europeo e globale. Radici, attualità e prospettive". Fiesole (Firenze) 9-10-11 settembre 2015.

Venerdì 11 settembre 2015, ore 9.00. Confronto tra Andrea Cortesi, Presidente Iscos Emilia Romagna e Michele Nardelli, ricercatore sui temi della cooperazione internazionale.

Nella serata precedente, alle ore 21.00, presentazione del libro “Europa in discussione” con Alessandro Cortesi, Renzo Innocenti, Michele Nardelli

Fiesole (Firenze)

Il programma

Tra passato e futuro
La copertina del libro

Hannah Arendt

Tra passato e futuro

Garzanti, 1991

«La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento». Attorno a questo aforisma di René Char ruota la riflessione di questo attualissimo lavoro di Hannah Arendt.

«... la situazione divenne disperata quando gli antichi problemi metafisici rivelarono vuoti di significato; quando l'uomo moderno cominciò a intuire di trovarsi in un mondo nel quale la sua mente e la sua tradizione di pensiero non riuscivano nemmeno a formulare domande adeguate e con un senso...»

«Avrebbe allora un certo peso notare come l'esortazione a ritornare al pensiero sia stata formulata nel corso di quello strano interregno che si produce talvolta nel corso della storia, quando non soltanto gli ultimi storiografi, ma anche gli attori e i testimoni, i viventi stessi, diventano consci di vivere in un tempo completamente determinato dalle cose che non sono più e da quelle che non sono ancora. La storia ha mostrato più di una volta che in questi intervalli può trovarsi il momento della verità».

Fermare gli insediamenti illegali e la rapina della terra palestinese, se si vuole parlare di pace!
Un\'immagine della costruzione del muro a Beit Jala

Dall'associazione "Pace per Gerusalemme" mi giunge questo appello che riprendo. Attraverso questa associazione il Trentino da molti anni ha avviato un'intensa attività di cooperazione con la comunità di Beit Jala (nei pressi di Betlemme), oggetto in questi mesi di una profonda lacerazione dovuta all'avanzamento del muro della vergogna. 

(20 agosto 2015) L’appello del sindaco Nicola Khamis (in calce) ci segnala che stanno procedendo i lavori di costruzione del muro di segregazione presso la città di Beit Jala (Cisgiordania, Palestina), nella zona tra Bir Onah e Cremisan.

Il governo israeliano prosegue la sua opera di colonizzazione illegale del territorio palestinese destinato, secondo la risoluzione Onu del 1947, alla formazione di uno stato per la popolazione araba ivi residente.

Lo fa costruendo illegalmente colonie e strade, occupando terreni agricoli, sradicando alberi secolari, creando condizioni di vita sempre più difficili per il popolo palestinese, ostacolando l’accesso ai luoghi di lavoro e ai servizi sanitari ed educativi. Il muro, infatti, non corre lungo il confine tra lo Stato di Israele e la Cisgiordania, ma penetra profondamente all’interno di quest’ultima.

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Alla cieca
Claudio Magris
Alla cieca
(Garzanti, pp. 335, 18 euro)

"Del mio fato no me lagno, go trovà un altro bagno". Potrebbe essere sintetizzato in queste poche parole la tragedia del Novecento raccontata da Salvatore Cippico (o anche Cipiko o Čipiko), un comunista triestino che dopo la guerra di Spagna conosce il campo di concentramento di Dachau e l'internamento con i "Monfalconesi" nel bagno penale di Goli Otok, il gulag titino, per finire in manicomio. In questi giorni ho riletto "Alla cieca" di Claudio Magris: poche volte ho sentito un libro così vicino. Ogni volta che parlo della necessità di "scollinare il Novecento" penso che questo straordinario romanzo della storia andrebbe usato come lo strumento per l'elaborazione del nostro recente passato. Imperdibile.

Una recensione

Anomalie positive, anche dall'alto
Segni di speranza

Edoardo Benuzzi interloquisce con alcuni degli interventi pubblicati su questo sito nei giorni scorsi, indicando un approccio che tenga conto anche di anomalie positive che vengono della società ma anche e forse prevalentemente dall'alto.

di Edoardo Benuzzi

(13 agosto 2015) Quadro desolante. Potrebbe essere disperante se non provassimo a vedere e trovare delle anomalie positive, che contrastano, più o meno forte, con questa corsa minacciosa verso l'incattivimento. (Ma non evocherei la guerra).

Ci sono contenuti di razionalità che emergono, prendi l'accordo sul nucleare con l'Iran, prendi la regolarizzazione di 5 milioni di immigrati irregolari decisa da Obama, prendi l'esperienza di Mare Nostrum – anche Triton, nonostante tutto, sta agendo più o meno nello stesso modo - il soccorso e il salvataggio di più di centomila persone in mare è ben diverso dal trattarle come “sciame” da snidare con i cani come minacciato da Camerun. Anche i nazisti usavano i cani per snidare.

Ancora, c'è una Sicilia che accoglie e assiste migliaia di profughi, come altre regioni del Sud peraltro, senza erigere barricate. “Si tratta di responsabilità e di misure di buon senso”, ha dichiarato il presidente americano presentando il suo decreto. Responsabilità e buon senso attengono alla razionalità politica prima ancora che allo spirito umanitario, che giustamente si oppone alla “retorica dell'inumano” esibita dalla Lega – e non solo – nelle piazze di Del Debbio e nello stesso Parlamento.

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No alla venetizzazione del Trentino. Le associazioni ambientaliste contro il completamento della Valdastico.
Manifestazione contro la Valdastico

(8 agosto 2015) A quanto pare l'iter per arrivare a sbloccare il completamento dell'autostrada della Valdastico in territorio trentino sta avendo sviluppi rapidi. Di fronte all'apertura in questa direzione del presidente della PAT Ugo Rossi, contraddicendo il programma di legislatura e la ventennale opposizione della coalizione di centrosinistra autonomista al completamento della PI.Ru.Bi., sono intervenuto nelle scorse settimane per richiamare la necessità di aprire sulla questione una verifica politica nella coalizione che governa la nostra autonomia.

A questo mio intervento sono seguite diverse prese di posizione che per un verso confermavano questo nuovo orientamento, per un altro smentivano ogni decisione di merito e per un altro ancora ribadivano la contrarietà all'opera. Complessivamente è emerso il fatto che le preoccupazioni erano assolutamente fondate ma, ciò nonostante, nella maggioranza come sappiamo si è parlato d'altro (e forse non casualmente).

Ora siamo in presenza di una nuova accelerazione e l'intesa fra Veneto, Trentino e Stato sembra più vicina. Di fronte ad un'opera come la Valdastico non si tratta semplicemente di diverse opinioni su una scelta viaria per quanto impattante e costosa. E', come questa stessa coalizione (e il governo) ha sostenuto nel corso degli anni, una diversa idea di Trentino che tende ad omologare il suo modello di sviluppo a quello veneto. Richiede una verifica urgente e, nel caso di conferma di un cambio di orientamento tanto grave, l'apertura di una crisi politica.

Contestualmente è ripresa anche la mobilitazione sociale e dei territori. Quello che qui viene riportato è il documento intitolato "Sette motivi per non trasformare il Trentino in un corridoio per i TIR" presentato nei giorni scorsi dalle associazioni ambientaliste trentine.

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Il confine. I cento anni del Sudtirolo in Italia
La copertina del libro

Sebastiano Vassalli

Il confine. I cento anni del Sudtirolo in Italia

Rizzoli, 2015

di Federico Zappini

Qualche mese fa – appena letto dell’imminente uscita – scrissi alla casa editrice Rizzoli per poter organizzare a Trento una presentazione con Sebastiano Vassalli del suo “Il confine. I cento anni del Sudtirolo in Italia.” (Rizzoli, 2015, 16,50 euro). Non ricevetti risposta. Qualche tempo dopo Vassalli se ne è andato – il 26 luglio scorso – e con lui la possibilità di coinvolgerlo in una chiacchierata attorno alla sua preziosa inchiesta sull’Alto Adige. Il tema rimane però di assoluta attualità. Anche in queste giornate agostane, “riscaldate” ancor più dalle polemiche esplose dopo la decisione degli Schutzen di piantare – nell’anno del Centenario della Prima guerra mondiale – una serie di croci su quello che un tempo fu il confine meridionale dell’Impero austro-ungarico. Qualcuno parlerà di folklore, altri di provocazione politica, altri ancora minimizzeranno in nome di un fascino pangermanista che fa capolino – marginalmente – anche in provincia di Trento.

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Cosa stiamo diventando? Dai muri della vergogna alla guerra.
Lo sbarco della nave Vlora, 8 agosto 1992

«Tempi interessanti» (23)

(5 agosto 2015) Quanto piccolo è diventato il pianeta, da mettere in discussione uno dei tratti salienti della natura umana? Eppure è così. In un mondo che si è costruito attraverso grandi processi migratori si ergono muri di ogni tipo, materiali ed immateriali...

... Per questo siamo (e cominciamo a sentirci) in guerra. L’acqua, la terra (ovvero il cibo), le fonti energetiche fossili hanno carattere limitato. In prossimità dei 9 miliardi di esseri umani sul pianeta (2030) e di fronte all’insostenibilità dell’attuale livello di consumi (l’overshoot day nel 2014 è stato il 19 agosto), possiamo imboccare due strade: la prima è quella della sobrietà, riducendo la nostra impronta ecologica e facendo nostra la cultura del limite; la seconda è quella di rivendicare che qualcuno ha più diritti di altri, la divisione del mondo fra inclusi ed esclusi, in altre parole la guerra...

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Laudato si'. Sulla cura della casa comune
Monet

«... Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati...»

(18 giugno 2015) Non sono credente, ma avverto una grande sintonia con le parole dell'enciclica "Laudato si'" di Papa Francesco presentata stamane, in rapporto con le grandi questioni dell'ambiente, della critica verso il modello di sviluppo dominante e della cultura del limite che sono state al centro dell'agire del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani negli anni scorsi. Il testo integrale dell'Enciclica in allegato.

Il testo integrale dell'Enciclica di Papa Francesco

A proposito del PD
Assemblea del PD del Trentino, 2009

di Roberto Pinter

(29 luglio 2015) Il PD s'è preso una sberla. Su questo tutti sono d'accordo. Non che il PD ne avesse bisogno, s'era preso un sonoro ceffone alle elezioni comunali e un cazzotto con le Comunità di valle e dunque era già al tappetto, complice pure la situazione nazionale che non permette al PD trentino di vivere di rendita. Che Rossi l'abbia data per dimostrare chi comanda, ribadendo che lui non ha vinto per caso le primarie, o perché la Borgonovo rappresentava un effettivo problema per il governo provinciale e la tenuta della coalizione, ha poca importanza.

Rossi ha dimostrato di conoscere bene i suoi alleati e sa fin dove può spingersi nell'allargare il suo potere e nell'estendere l'occupazione della amministrazione da parte del Patt. D'altronde se le armi in dotazione del PD sono la minaccia di una telefonata a Roma da parte della delegazione parlamentare si capisce bene quanto possano essere preoccupanti. Tanto più che a suo tempo il Patt si era premunito di siglare un accordo politico con il PD nazionale, scavalcando quello trentino e ottenendo per il fido Panizza il seggio senatoriale di Trento!

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Punto e a capo?
Nebbie

Dal blog di Federico Zappini (https://pontidivista.wordpress.com/) riprendo questa bella e condivisibile riflessione

di Federico Zappini

(27 luglio 2015) Aggiungere qualcosa sull’affair Borgonovo Re è difficile e forse inutile. Si è detto molto sulla volontà di chiudere alcuni punti nascita periferici, ipotesi sulla quale dopo la venuta al mondo della mia seconda figlia (con parto in casa) non ho un’opinione completamente definita. Non sono mancate le prese di posizione sul metodo di lavoro (mi sembra di capire poco collegiale e viziato da qualche limite di dialogo/ascolto) dell’Assessora in questione.

Visti gli schizofrenici ultimi due giorni vissuti dalla maggioranza di centro-sinistra, la lista di chi può offrire lezioni di stile sembra scarsamente presidiata. Chi la accusa. Chi la difende. Chi la usa. Chi già la rimpiange. Chi la giudica. Chi ne ha chiesto la sostituzione e chi non ha aspettato un secondo per prenderne il posto. Ognuno interpreta il proprio ruolo, sempre e comunque fortemente autoreferenziale e quasi mai intellettualmente onesto. Si sbaglia chi riduce tutto ad una trappola tesa ad un’Assessora scomoda e non troppo avvezza alla comunicazione 2.0. Siamo di fronte a una crisi di sistema, e come tale faremmo bene ad affrontarla. L’unica certezza, da qualunque lato si guardi la faccenda, è che in Trentino regna la confusione più totale e la politica scivola inesorabilmente su di un piano inclinato apparentemente senza fine. Un coacervo di personalismi sfrenati e assenza di senso del bene comune. Una costante navigazione a vista in un mare dalle acque perennemente agitate. 

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Le ragioni della crisi della coalizione trentina
Stelle alpine sfiorite

Tempi interessanti (22)

... il tema oggetto della ventilata crisi della maggioranza non è la questione della sanità trentina (e nemmeno quello del metodo giacobino dell'assessora Borgonovo Re), bensì la mancanza di un progetto di fondo condiviso fra i partiti del centrosinistra autonomista. Nodo, questo, trasversale alla maggioranza, aggravato da una leadership espressione di un soggetto politico che rappresenta storicamente una parte minoritaria (ed incerta, nella sua tentazione blok frei) della coalizione e che oggi sembra guardare più al Veneto che non all'Europa ...

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Angelus Novus
La copertina del libro

Walter Benjamin

Angelus Novus

Saggi e frammenti

Einaudi, 1962

Questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1962 da Einaudi, raccoglie i testi più rappresentativi, dai saggi filosofici Per la critica della violenza, Destino e carattere, Sulla facoltà mimetica, a quelli più letterari su Baudelaire, Kafka e Goethe: tutti scritti rivelatori di una particolare forma di saggismo in cui le "affermazioni sulla vita" non possono prescindere dall'analisi di un determinato "paesaggio culturale" ... e che mettono in luce le risorse di un laboratorio di pensiero tra i più fervidi e originali del Novecento.

Scrive Benjamin: «C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, e le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira  dal paradiso, che si è impigliata  nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine cresce davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta».

Una scuola da cambiare
Scuola da riformare

Nei giorni scorsi il quotidiano L'Adige ha ospitato questo intervento di Edoardo Benuzzi sul Disegno di legge sulla scuola che proprio oggi la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva e che tante polemiche ha suscitato. Una posizione che ci richiama alla necessità di entrare nel merito e che ci riporta al dibattito che seguì l'approvazione della LP 5/2006 sull'autonomia scolastica che in Trentino abbiamo positivamente sperimentato in questi anni.

di Edoardo Benuzzi *

Un pieno di critiche, una levata di scudi quasi generalizzata da parte degli insegnanti: non c'è dubbio che questo sia il primo e più visibile effetto del progetto “la buona scuola” di Matteo Renzi. In verità, il progetto ha attirato su di sé rilievi critici non attinenti, vedi la  polemica sui test INVALSI – con relativo boicottaggio – e l'imperitura contrapposizione scuola pubblica-scuola privata[1].

Ma che cosa dice veramente il testo del disegno di legge? Ovvero, che cosa non dice. Per esempio, non ci sono i tagli – 140 mila tra docenti e personale amministrativo – della legge Gelmini. Non c'è la pretesa di un disegno di riforma complessivo della legge 53/2000 di Letizia Moratti.

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Chi sarebbe 'schiavo di antichi tabù'?
Antichi taù

di Michele Nardelli

(5 luglio 2015) In una duplice intervista pubblicata oggi sul Corriere del Trentino, Alessandro Olivi e Franco Panizza parlano delle ipotesi di sviluppo per il Trentino dove la questione del completamento della Valdastico rappresenta una delle questioni – non solo sotto il profilo simbolico – più rilevanti. Stando al vicepresidente Olivi "in Giunta non se ne sarebbe parlato" e secondo il segretario del Patt io sarei "schiavo di antichi tabù", visto che la proposta sarebbe quella di togliere traffico dalla Valsugana. Allora, chi dei due dice la verità? Se non se ne è parlato, da dove salta fuori l'ipotesi di un nuovo tracciato dell'autostrada che uscirebbe a Trento sud?

Tanto le dichiarazioni di qualche giorno fa del presidente Rossi, come le parole di Panizza nell'intervista di ieri, riconoscono che invece l'ipotesi è sul tappeto e che da parte della Provincia Autonoma c'è un cambio di approccio rispetto alle posizioni sin qui assunte dalle precedenti amministrazioni. L'idea dello scambio con la Valsugana non è peraltro un'ipotesi nuova ma fin qui scartata per il semplice fatto che non c'è alcun legame fra le due opere, perché il Trentino negli ultimi anni ha fatto la scelta strategica della rotaia, perché le nostre competenze autonomistiche ci danno gli strumenti per disincentivare l'uso di quell'arteria qualora la superstrada (privata) della Valsugana andasse in porto e infine per il semplice fatto che il traffico sul tratto Trentino della Valsugana è oggi in larga misura generato in loco.

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Luca Rastello, il coraggio delle idee
Luca Rastello, foto di Mario Boccia

Lauca Rastello non è più di questo mondo. Luca non era solo un intellettuale, scrittore, giornalista e persona impegnata nella solidarietà e nella cooperazione internazionale... Luca era uno di noi. Ci ha lasciato tante cose, lo sguardo sul mondo, il rigore, l'ironia, il sorriso. Anche una significativa produzione letteraria: La guerra in casa (Einaudi, 1998), Piove all'insù (Bollati Boringhieri, 2006), Io sono il mercato (Chiarelettere, 2008), La frontiera addosso. Così si deportano i diritti umani (Laterza, 2010), Binario morto (Chiarelettere, 2012) e il suo ultimo romanzo pubblicato, I buoni (Chiarelettere, 2014) la cui recensione di Mauro Cereghini potete trovare nella home page. Grazie, Luca, per tutto questo e per il tempo che abbiamo vissuto insieme.

di Michele Nardelli

(7 luglio 2015) Guardo in maniera strana il filodendro che ho in camera da letto. Qualche anno fa gli abbiamo dato un taglio radicale per tanto grande era diventata questa pianta, ma niente, ora sembra più forte che mai. Così ieri, dopo aver avuto la notizia che non avrei voluto ricevere, la osservavo con una certa diffidenza perché di quella pianta Luca mi confessò imbarazzato aveva timore, tanto che una sera di molti anni fa mi chiese di poter dormire in un'altra stanza.

Eppure Luca Rastello era una persona coraggiosa. Non solo per la sua capacità di abitare e raccontare le situazioni più conflittuali o nell'essere sferzante verso la cupola del sistema di potere della sua città, ma nel dire l'indicibile, nello svelare il criminale che sta dentro di noi, nel suo essere irriverente anche verso la “banalità del bene” e i suoi rituali salvifici.

La tragedia jugoslava fu il luogo del nostro incontro. Senza il bisogno di condividere l'impegno in progetti di accoglienza o di solidarietà, quel che ci accomunava era lo sguardo curioso sul nostro tempo, quel bisogno di comprendere quanto accadeva dietro le facili apparenze, quell'approccio verso la realtà che non chiedeva conferme di quanto già pensavamo, ma smentite piuttosto, consapevoli che – dopo l'89 – era il mondo intorno a noi che stava cambiando e richiedeva nuove chiavi di lettura.

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I buoni siamo noi
La copertina del libro
Luca Rastello
I buoni
Chiarelettere, 2014

 

Il nuovo libro di Luca Rastello. Un romanzo, ma anche una denuncia sull'insostenibilità e sull'ipocrisia del mondo no profit. Una dura critica alla bontà che genera potere, seguito da molte polemiche per i nomi che lascia intendere. Una recensione.

 

di Mauro Cereghini

Avrei voluto scrivere de "I buoni", l'ultimo libro di Luca Rastello, come di un romanzo. E dire della sua capacità di catturarti, di avvolgerti nella lettura pur prendendoti a schiaffi quasi ad ogni pagina. Dalle fogne di Bucarest alle fabbriche abbandonate delle nostre periferie urbane, ti getta addosso il fango di un'umanità scartata. La fatica di tante anime fragili, dello psicologo in bilico sulla sua identità sessuale, della ragazza madre dagli occhi sempre tristi, dei bambini rumeni malati di aids. Eppure persone vive, sguardi veri.

E poi parlare del racconto di chi li aiuta, del lato oscuro dei buoni per professione, dei volontari e degli operatori sociali. Anche loro ritratti nella nuda concretezza, fatta di quotidiani compromessi più che di nobiltà e princìpi. Un'immagine lontana dalle riviste patinate, con le rubriche fisse sul sociale-equo-solidale che fa tanto chic. E libera dalle retoriche politicamente corrette delle "operazioni bontà" e delle "partite del cuore", versioni televisive della carità più pelosa. Quella che lava con qualche avanzo di portafoglio le cattive coscienze, permettendo loro di continuare a farsi i fatti propri.

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Sulla Valdastico non si tratta
Alessio Manica

 

Il capogruppo del PD del Trentino in Consiglio Provinciale Alessio Manica esprime in una intervista al Trentino una posizione netta per il no al completamento della Valdastico: "è un discrimine per il modello di sviluppo di questa terra".

«Sulla Valdastico non ci sono margini di mediazione, quest’opera è la discriminante di un modello di sviluppo della nostra terra e su questo non si retrocede». Alessio Manica, capogruppo provinciale del Pd, chiarisce al Trentino quello che in questi giorni qualcuno in maggioranza ha solo sussurrato, di fronte all’accelerazione della giunta Rossi che per la prima volta ha deciso di sedersi al tavolo con il Veneto.

di Chiara Bert, "Trentino", 6 luglio 2015

Se il no espresso qualche giorno fa dal gruppo consiliare non fosse sufficiente, il capogruppo fa capire, senza mezzi termini, che sul sì alla Valdastico si rischierebbe la crisi di giunta. «In questi giorni c’è qualcosa di surreale - scrive al Trentino - nulla è cambiato nelle strategie sulla mobilità dell’Europa e in quelle del Trentino, perlomeno della maggioranza, e si ha però una strana sensazione che le ruspe per la costruzione della Valdastico siano già partite».

Il tavolo con il Veneto.
«Una novità in effetti c'è - ammette Manica - ed è che il Trentino ha giustamente accettato l’avvio della procedura d’Intesa, il rifiuto sarebbe stato politicamente e giuridicamente debole. Avremmo dato un'interpretazione arrogante dell'autonomia, e allargato la platea di coloro i quali non aspettano altro che infierire sull'autonomo Trentino. Ciò significa che ci si siederà ad un tavolo con Veneto e governo per ragionare sulla mobilità complessiva di questa zona del Nord est e dei collegamenti tra noi e il Veneto».
«A quel tavolo però la posizione trentina sulla Valdastico dovrà essere espressa e motivata come si è fatto negli ultimi vent’anni, il tempo e la crisi che viviamo hanno solo rafforzato i limiti di quell'idea. Limiti ambientali, finanziari, di sostenibilità, sociali».

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Valdastico, progetto vecchio e inutile per l'autonomia
autonomia in svendita

di Alberto Sommadossi *

(4 luglio 2015) Le aperture della Provincia autonoma di Trento nei confronti della Regione Veneto, in tema di autostrada della Valdastico, oltre che un grave danno all’economia e alla salute della popolazione, rischiano di provocare una breccia mortale nei confronti del sistema autonomistico trentino.
In gioco non è solo la realizzazione o meno di un tratto di galleria – peraltro dai costi insostenibili visto siamo in tempi di grave crisi – ma il futuro dell’intero “sistema autonomistico trentino”.

L’opzione che si prospetta è quella fra due modelli incompatibili: quello dello sviluppo legato al trasporto su gomma, ormai abbandonato da anni in tutta Europa, e quello dello sviluppo del trasporto su rotaia che rappresenta una priorità per il delicato ecosistema alpino.

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Valdastico, Tosi annuncia il via libera del Trentino. Sarebbe la fine di un'idea.
La grande manifestazione contro il completamento della Valdastico

... Vent'anni di anomalia politica vengono cancellati con una rapidità sorprendente. Che ciò avvenga non con un cambio politico espressione del voto popolare, ma con la stessa coalizione che in maniera ferma si era sin qui opposta al completamento della Valdastico, contraddicendo lo stesso programma del centrosinistra autonomista, richiederebbe l'apertura di una crisi politica...

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L'uomo solo
Cesare Pavese, ritratto

Una splendida poesia di Cesare Pavese nell'interpretazione di Leo Ferrè.

«Non è possibile sapere se Léo Ferré e Cesare Pavese si siano mai effettivamente incontrati; ma un "incontro" è qualcosa che va ben al di là della semplice conoscenza personale. In questo senso, il fatto che Léo Ferré abbia deciso di mettere in musica e di cantare, nella lingua originale italiana, questa impressionante poesia di Cesare Pavese è un autentico incontro, e dei più fecondi.

La poesia dell'uomo solo, uscito dal carcere, e che nel carcere aveva lungamente sognato sensazioni, sapori (il pezzo di pane che sa di lepre, l'odore del vino nell'osteria)...in una parola, la vita perduta, quella che gli era stata preclusa dal potere che lo aveva rinchiuso in una cella. Una volta uscito, il recupero di queste sensazioni si rivela semplicemente impossibile: tutte le sensazioni di una volta se le sono prese gli altri. A lui non resta più niente. La prigione, fisica e forse anche dell'anima, s'è presa tutto quanto. Il pane non solo non sa di lepre, ma non sa più neanche di pane. Il vino sa di nebbia. Solo alla fine, assieme alla sua cagna su un argine, ritrova un barlume quando compare la lepre; ma è una lepre viva, che corre, che gli rammenta la vita...». (Riccardo Venturi)

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=3Sy1HQP8uJ8

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