"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..."

Tempi interessanti

La stagione dei congressi e la praticabilità del campo

«Tempi interessanti» (42)

Ci si aspetterebbe che da una stagione congressuale venissero sguardi e intuizioni in grado di indagare il presente e immaginare il futuro. In una parola, visioni. Per aiutare le istituzioni, i corpi sociali, i singoli individui ad abitare questo tempo complesso.

Se poi si ha la responsabilità del governo di un'autonomia pressoché integrale come la quella trentina, ai partiti di maggioranza si sarebbe dovuto richiedere una capacità di alzare lo sguardo e nel contempo di operare una verifica rispetto alle scelte compiute nella prima metà della legislatura. E invece? La stagione dei congressi per il centrosinistra autonomista trentino non si è ancora formalmente conclusa, ma già possiamo dire che di tutto questo c'è stato ben poco o nulla.

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Archivio »

Primo piano

  • Angelus Novus

    «La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento»

    «L'attenzione alla condizione umana ma anche all'inumano che ci circonda. “Comprendere” è forse la parola chiave per descrivere la vocazione filosofica di Hannah Arendt. Ed è anche una chiave per andare oltre il Novecento, cercando un senso a questo passaggio di tempo, fra il non più e il non ancora. Nella speranza che effettivamente in questi intervalli possiamo trovare il momento della verità».

    Si conclude con queste parole la riflessione che ho proposto ai partecipanti del nuovo percorso annuale della Scuola di formazione Danilo Dolci che si è svolto mercoledì scorso a Roma. Il titolo proposto "Tra passato e futuro. Nel passaggio di tempo fra il non più e il non ancora. Riflessione sul nostro presente a partire dal pensiero di Hannah Arendt" pone un obiettivo ambizioso, quello di osservare il nostro tempo cercando di farci aiutare da uno dei pensieri più originali e fervidi del secolo scorso.

    In allegato il testo della mia riflessione.

     

    Il testo della lezione alla Scuola Danilo Dolci di Roma

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  • Europei

    L’ultimo Europeo? Calcio d’inizio

    «La vita che ci circonda è priva di concetti ordinatori. I fatti del passato, i fatti delle singole scienze, i fatti della vita ci sovrastano disordinatamente. La filosofia comune e le discussioni giornaliere o si accontentano di frasette liberali di una fede infondata nella ragione e nel progresso oppure si inventano il famoso feticismo dell’epoca, della nazione, della razza, del cattolicesimo, dell’uomo d’intuito, il cui comune elemento negativo è una critica emotiva contro l’intelletto e l’elemento comune positivo è il bisogno di un supporto, di gigantesche ossature fantomatiche, a cui si possono appendere le impressioni, l’unica cosa di cui siamo ancora costituiti».

    Robert Musil, “Europa inerme”, 1921

    di Federico Zappini

    (9 febbraio 2016) E’ dentro uno scenario paragonabile a quello che Robert Musil descriveva all’inizio del secolo scorso che ci stiamo muovendo. “E’ come nuotare sott’acqua in un mare di realismo, trattenendo il respiro, ostinatamente, ancora un po’ più a lungo: semplicemente con il pericolo che il nuotatore non riemerga più.” Non abbiamo alle spalle una guerra mondiale (anche se scenari di guerra non mancano a ogni latitudine) ma siamo in una fase storica di transizione caotica e spesso violenta. 

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  • Polena

    territoriali#europei, road map per un'associazione politico-culturale

    (21 dicembre 2015) Si è svolta domenica sera l'assemblea dell'associazione "territoriali#europei". Ad un anno dalla sua nascita, l'associazione prova un bilancio ma soprattutto cerca di indicare un proprio percorso attento ma non condizionato dall'agenda della politica, esigente sul piano culturale a fronte di un vuoto di elaborazione in un contesto che richiede invece nuovi paradigmi, autonomo dai partiti e ciò non di meno fortemente politico. Lo fa attraverso un documento che qui presentiamo e che i partecipanti all'assemblea hanno fortemente condiviso.

    L'associazione territoriali#europei nasce, nemmeno un anno fa, sulla spinta di una preoccupata lettura della difficile condizione della coalizione di centrosinistra a livello territoriale e più in generale dell'intera architettura autonomistica della Provincia di Trento. Non mancava allora un necessario riferimento alla crisi, non passeggera, della rappresentanza e di tutti quei luoghi che dovrebbero essere deputati alla formazione, all'approfondimento e al confronto, oltre che catalizzatori dell'attivazione politica. Il nome dell'associazione descrive efficacemente le coordinate geografiche – variabili, comunicanti e mai alternative – che stanno alla base del motivo che ha portato alla sua formazione e che ne determina automaticamente ambiti d’interesse, sfide organizzative, orizzonti politico-culturali.

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  • La copertina dell\'opuscolo

    Tornare alla terra

    S'intitola "Terra madre. Filiere corte, fondi rustici, animazione territoriale, certificazione di qualità nell'azione legislativa di Michele Nardelli".

    E' una sorta di rapporto sul lavoro svolto sul tema dell'agricoltura nella legislatura che si è appena conclusa, ma insieme una proposta per mettere al centro dell'azione del futuro governo del Trentino il territorio, le sue vocazioni e la qualità delle sue produzioni.

    Tornare alla terra, un progetto politico.

    L'opuscolo sull'agricoltura

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  • Trento, Teatro Sociale. Il Caffè Sinan Pascià

    Un modo diverso di declinare la pace

    (12 marzo 2014) Oggi si conclude il mio mandato di presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Un'esperienza molto bella ed intensa della quale vorrei ringraziare le molte persone che, con il loro impegno e intelligenza, l'hanno resa possibile. Il bilancio di cinque anni di lavoro lo potete trovare su questo sito. Ho provato a sintetizzarne il significato in questo breve scritto.

    di Michele Nardelli

    Un marinaio genovese del XVI secolo che diviene “Sinan kapudan pascià”, il fiulin “vegni gio con la piena” nella Milano degli anni '50 che “tacà sul respingent” di un tram scopre un mondo senza limiti, il poeta maledetto che intravede in una delle sue “illuminazioni” quel che sarebbe accaduto con l'industria della morte nel “tempo degli assassini”.

    Tre immagini fra le tante, attraverso le quali abbiamo proposto una originale declinazione di quelle parole – pace e diritti umani – che nella foschia di questo tempo strano hanno smarrito il loro significato e la loro capacità di comunicare.

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  • Il manifesto programma

    Fare meglio con meno, il mio manifesto programmatico

    "Fare meglio con meno". Il mio manifesto programmatico

    Non è un bilancio del lavoro svolto e nemmeno il libro dei sogni. E' uno sguardo sul Trentino fra passato, presente e futuro. Un po' come l'idea di "Fare meglio con meno": l'essere orgogliosi di quel che abbiamo realizzato in questi anni riuscendo a tenerci lontani dalle politiche del rancore, il vederne le criticità e l'essere esigenti con noi stessi, la consapevolezza che con minori risorse finanziarie dovremo dare il meglio di noi, valorizzando il patrimonio di sensibilità, di competenze e di esperienze di ciascuno.

    Il mio manifesto programmatico

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Passi. Montagne accoglienti?

sabato, 30 aprile 2016 ore 17:30

Migranti italiani

Una passeggiata interculturale tra suoni, parole, pensieri

“Un posto non può solamente esistere, deve essere inventato nell’immaginazione (Amitav Gosh, “Le linee d’ombra”). Posti e luoghi non sono quel che sono finché qualcuno non li crea con il pensiero, non li costruisce abitandoli o anche solo non li immagina, riempiendoli di significato.

Così la montagna non è solo un territorio fisico, definito da altitudine e morfologia, ma un complesso sistema culturale fatto di segni, tradizioni, esperienze, pratiche che si sono sedimentate nei secoli: un sistema culturale in continua trasformazione, impossibile da immobilizzare nel tempo.

La montagna, per le comunità trentine di lungo insediamento, rappresenta un importante elemento di costruzione identitaria. Spazio dell’economia (l’alpeggio, la silvicoltura, l’agricoltura di versante …), fronte di guerra con la tragedia della Guerra Bianca, frontiera del moderno turismo, luogo privilegiato dello svago, del tempo liberato, del loisir.

Ancora oggi, pur condizionato dai continui mutamenti culturali e sociali, la montagna rimane dunque un fattore di grande importanza nella “pratica dell’identità”: lo sci d’inverno, il trekking d’estate, il pranzo la domenica in malga o in rifugio, l’uscita in mountain bike, non sono semplici attività di svago, ma definiscono un terreno comune di identificazione comunitaria. Identità qui intesa come prodotto culturale, non come elemento primigenio, assoluto, cristallizzato fuori dalla storia.

Trento, percorso nel cuore della città e Piazza Fiera

Il programma

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Via San Nicolò 30
La prima di copertina del libro

Roberto Curci

Via San Nicolò 30

Traditori e traditi nella Trieste nazista

Il Mulino, 2015

 

Un libro tragico e avvolgente attraverso i personaggi dell'occupazione tedesca di Trieste e di una città che più di ogni altra vive nella propria falsa coscienza.

 

«... I delitti della Risiera restano impuniti, le ceneri dei “giustiziati” si sono sparse nelle acque del Vallone di Muggia dove, metodicamente e tranquillamente, venivano scaricate a carrettate, sotto gli occhi di diversi testimoni.

A qualcuno dei criminali dell'Abteilung R penserà – a tempo debito – la giustizia tedesca, ai tanti collaborazionisti indigeni non penserà nessuno. Il Governo militare alleato, l'abbiamo visto, ha provveduto a cancellare qualsiasi documentazione “compromettente”, Mauro Grini è scomparso nel nulla, dei circa 700 ebrei triestini deportati sono tornati appena una ventina. E preferiscono, quasi tutti, tacere.

Umberto Saba si avvia alla sua ultima stagione di uomo e di poeta, stordendo il suo madornale dolore (le sue ambivalenze, le sue angosce, forse i suoi rimorsi) con altrettanto madornali dosi di morfina, facendosi iniettare più volte al giorno il provvidenziale Pantopon. Figurarsi se si rammenta di due giovanissime sorelle suicidatesi nel remoto 1922. 

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Incontro quindicinale territtoriali#europei

lunedì, 2 maggio 2016 ore 18:00

Un incontro di t#e
Care/i territoriali#europei,
 
il nostro appuntamento quindicinale è confermato per lunedì prossimo, 2 maggio, sempre dalle 18.00 alle 20.00. Unico aspetto logistico a cui prestare attenzione è rappresentato dal cambio di sede: ci troveremo infatti al Marinaio (Trento Sud) e non presso la sede del Social Store di via Calepina (coinvolta nel calendario delle iniziative programmate dal Film Festival della Montagna).
Un cordiale saluto,
Alessandro Dalla Torre

Trento, al Marinaio, svincolo Trento Sud

Un sabato qualunque
Chernobyl, venticinque anni dopo

Ripropongo un piccolo racconto scritto cinque anni fa in occasione del 25° anniversario dell'incidente nucleare di Chernobyl. Che inizia in quella notte fra il 25 e il 25 aprile 1986. Oggi sono trascorsi altri cinque anni, di mezzo c'è stato un nuovo referendum e un nuovo "no" alle centrali nucleari, forse definitivo. Ciò nonostante il nucleare ci assedia a nord dell'arco alpino e in tutta Europa (sono 181 i reattori in funzione in Europa e 15 le centrali in costruzione, vedi scheda allegata) e pure in Italia dove non si è ancora risolto il problema dei siti di smaltimento. In un mondo interdipendente l'uscita dal nucleare, così come la fine della dipendenza dai combustibili fossili, appare ben lontana.

di Michele Nardelli

(26 aprile 2011) Erano le ore 1 23' 45" del 26 aprile di venticinque anni fa quando una serie di incidenti a catena determinarono il disastro nucleare di Chernobyl, nella centrale intitolata a Vladimir Ilic Lenin. Era una notte come tante altre, poi una forte esplosione, la sensazione di una scossa di terremoto, la gente di Pripyat che corre alle finestre, un incendio illuminava la centrale dove quasi tutti loro lavoravano, lì a due passi. Ma la centrale nucleare era sicura, dicevano le autorità, e la gente quel giorno continuò a vivere nella normalità. Lo descrive con grande efficacia il regista Alexander Mindadzenel suo V Subbotu, Innocent Saturday nella traduzione inglese, Un sabato qualunque.

Scheda sul nucleare nel mondo

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Paesaggi contaminati
La prima di copertina

Martin Pollak

Paesaggi contaminati

Per una nuova mappa della memoria in Europa

Keller editore, 2016

«Modellare il paesaggio era la motivazione, la giustificazione per il genocidio»

Quando i paesaggi idilliaci celano oscuri segreti.

Oltre il referendum
Partecipazione in crisi

Andare oltre il referendum. Esistono infatti procedure altrettanto efficaci, capaci di coinvolgere i cittadini in maniera più completa ed esaustiva.

di Alessandro Branz *

(24 aprile 2016) L'istituto del referendum è sempre stato oggetto di strumentalizzazioni, anche a causa della sua natura rigorosamente binaria (o Si o No). Ne abbiamo avuto conferma in occasione della consultazione referendaria di domenica 17 aprile, caratterizzata dalla caduta di stile e dall’atteggiamento pesantemente diseducativo di coloro che, pur ricoprendo ruoli istituzionali di primo piano, hanno invitato i cittadini (purtroppo con successo) a non recarsi alle urne, salvo poi menar vanto di un risultato così poco edificante.

Per fortuna le cose non sono andate sempre cosi. Ricordo, ad esempio, il dibattito argomentato e competente che circa due anni fa si è aperto sulle colonne del Corriere del Trentino a proposito delle definizioni da attribuire al termine «democrazia» (fra cui anche quella «diretta»).

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Lo spazio neutro di negoziazione
National Geografik

di Francesco Picciotto*

(5 aprile 2016) Credo che sia venuto il momento per introdurre un elemento di relazione fra tutti i post che ho scritto in queste ultime settimane relativamente alle attività di cooperazione che porto avanti in Africa e in Asia con la mia associazione (“L’Acqua non è uguale per tutti“, “Udzungwa Heroes“, “Tessere relazioni“, “Dare credito“) . Si tratta di uno dei principi fondamentali del nostro agire, uno di quelli che abbiamo posto come valore di riferimento per una nuova forma di cooperazione che abbiamo chiamato “di comunità” ed è anche il titolo di una delle sezioni di questo blog: lo spazio neutro di negoziazione.

E’ difficile capire veramente in cosa consiste il nostro lavoro (nella sua forma e nella sua sostanza) senza fornire una chiave e di lettura importante come questa (anche se non unica in questa nostra nuova idea di cooperazione). E mentre molti degli altri principi li dobbiamo alla nostra diretta esperienza sul campo o alla riflessione fondamentale che ci ha offerto Michele Nardelli nel suo libro “Darsi il tempo”, questo invece scaturisce (almeno nel nome) da un incontro della mia associazione con un’altra persona che seppure brevemente ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra crescita associativa. Questa persona è uno dei più significativi (almeno a mio avviso) ed innovativi (oltre che provocatori) antropologi italiani e si chiama Alberto Salsa.

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Idomeni, frammenti di vita dal campo
Idomeni

Al confine tra Grecia e Macedonia più di diecimila rifugiati e migranti sperano ancora che il confine venga aperto. Le loro storie si intrecciano come in un caleidoscopio nel racconto del nostro inviato (da www.balcanicaucaso.org)

di Francesco Martino

(aprile 2016) “Buone notizie”, dice Ahmad. Siamo all'ingresso del tendone numero tre, da cui un flusso costante di persone continua ad entrare e ad uscire ininterrotto. Comincia ad imbrunire, un vento leggero, ma freddo e pungente soffia testardo sulla linea di confine. Nel tendone centinaia di donne, uomini e bambini si preparano alla notte: sui bassi letti a castello a due piani, di tela rigida, si dispiegano coperte grigie, tutte uguali. In molti le usano come tenda improvvisata, alla ricerca del lusso di un po' di intimità. “Ho buone notizie, mio figlio, il mio primogenito, è ancora vivo”. Ahmad parla con calma, senza scomporsi. La sua è una gioia tormentata, che brilla solo a tratti negli occhi scuri. Non chiedo niente, aspetto che sia lui a parlare ancora. “Non lo vedo da venti mesi, da venti mesi è nelle mani dei servizi segreti di Bashar al-Assad. Ma ora so che è ancora vivo: ne ho avuto conferma da un amico di un amico, che ha influenza a Damasco”. Ancora una lunga pausa. Difficile fare domande. Aspetto ancora. “L'hanno catturato a pochi giorni dalla maturità e dal suo compleanno, il diciassettesimo. Qualcuno ha fatto il suo nome, l'ha accusato di far parte dell'Esercito Siriano Libero, anche se non si è mai occupato di politica. Poi è sparito, anzi è diventato un numero. E' così che funziona: nessuno sa chi sei, nemmeno i tuoi compagni di cella”. Il racconto si interrompe: uno dei figli minori di Ahmad, che accompagna il padre nel viaggio verso l'Europa, si avvicina e parla brevemente col padre, poi sparisce di nuovo nel ventre caldo del tendone. “E' ancora vivo. Per farmelo sapere c'è chi ha rischiato grosso, a Damasco. Venti mesi...ma è vivo, è ancora vivo”.[…]

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Ha vinto l'astensionismo. Una brutta pagina per la democrazia
Trivellazioni

Il referendum per fermare le trivellazioni alla scadenza delle concessioni non ha raggiunto il quorum necessario del 50% più uno degli aventi diritto, fermandosi a quota 31,2%. E' prevalso l'appello all'astensionismo, nobilitando la diserzione dalle urne e la crescente disaffezione verso la partecipazione. Che il governo Renzi si faccia forte di questo risultato, manifestando disprezzo verso milioni di persone che hanno espresso con il voto la loro opinione e il loro senso civico non fa che approfondire la distanza (certamente la mia) da questa politica.

Per un quadro dettagliato sull'esito del referendum www.repubblica.it/static/speciale/2016/referendum/trivellazioni

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Le implicazioni del referendum sulle trivelle
Civiltà del petrolio

di Michele Nardelli

(14 aprile 2016) E' la prima volta che il popolo italiano è chiamato ad un referendum proposto dalle Regioni, più precisamente da nove Consigli Regionali (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto). Che ciò avvenga su un tema che investe l'idea stessa di sviluppo ci racconta molte cose.

Il neo-centralismo statalista

Ci racconta in primo luogo di un decreto (il “Salva Italia”) che ha espropriato le Regioni dalla competenza in materia energetica che con fatica le stesse avevano conquistato. Solo grazie alla nostra autonomia in Trentino ci siamo salvati dalla ri-nazionalizzazione delle centrali idroelettriche, ma la tendenza neo-centralistica appare inequivocabile.

E' bastato creare nell'opinione pubblica un clima ostile alle Regioni ed è stato un gioco da ragazzi far riemergere una cultura centralistica avversa ad ogni forma di autogoverno. Su questo aspetto, ahimè, non c'è destra o sinistra che tenga, quello centralistico è un approccio che passa in maniera trasversale nell'insieme del panorama politico.

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La nascita imperfetta delle cose
La prima di copertina del libro

Guido Tonelli

La nascita imperfetta delle cose

La grande corsa alla particella di Dio e la nuova fisica che cambierà il mondo

Rizzoli, 2016

Una sensazione di schizofrenia? Mentre leggo il libro di Guido Tonelli, un racconto appassionato attorno alla ricerca del bosone di Higgs, mi sto occupando della cultura del limite.

Le due cose sembrano confliggere fra loro. La fisica delle alte energie, nel suo indagare attorno all'origine dell'universo o, per meglio dire, del multiverso attraverso acceleratori di particelle sempre più potenti e sofisticati. E un pianeta incapace di interrogarsi sulla propria impronta ecologica, pure misurata e certificata, dove si preferisce abbracciare la paura (e l'idea di esclusione) piuttosto di mettere in discussione stili di vita insostenibili. 

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L'impronta ecologica del Trentino
Montagne trentine

In preparazione dell'incontro di sabato 9 aprile sul tema del "limite" che abbiamo promosso come "territoriali#europei" (Rovereto, Manifattura Tabacchi, piazza della Manifattura 1, ore 14.00), vi ripropongo questo studio sull'impronta ecologica del Trentino.

Il documento che trovate in allegato è lo studio realizzato da Agenda 21 consulting e dal Parco Naturale Paneveggio - Pale di San Martino su input della PAT nel 2011. Misura la biocapacità e l'impronta ecologica dei territori presi in esame. Un criterio che potrebbe rappresentare la verifica annuale dell'efficacia delle nostre politiche, ma che non è stato rifinanziato negli anni successivi. Forse perché scomodo?

«... Nella strategia di Lisbona e nella strategia rinnovata per lo sviluppo sostenibile, l’Unione Europea riconosce che l'uso più efficiente delle risorse è fondamentale per lo sviluppo economico, per l'ambiente europeo, e per svolgere un ruolo autorevole nella scena internazionale. Aumentare l'efficienza nell’uso delle risorse e dell’energia permette di accelerare l'innovazione, creare posti di lavoro, accrescere la competitività e migliorare lo stato dell'ambiente. Tuttavia non ci può essere sviluppo sostenibile nei paesi membri senza ridurre la domanda a livello mondiale delle risorse naturali utilizzate in Europa.

La ricerca sull'impronta ecologica in Trentino

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Gianmaria Testa è volato via. Semplicemente grazie per quello che ci hai regalato
Gianmaria-Testa

«Gianmaria se n'è andato senza fare rumore. Restano le sue canzoni, le sue parole. Resta il suo essere stato uomo dritto, padre, figlio, marito, fratello, amico». Dalla pagina fb di Gianmaria Testa di stamane.

Questo era Gianmaria Testa...

https://www.youtube.com/watch?v=yaIrRC_4zaw&feature=player_embedded

Ritals

Eppure lo sapevamo anche noi
l'odore delle stive
l'amaro del partire
Lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un'altra da imparare in fretta
prima della bicicletta

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Bauman: che errore sovrapporre il terrorismo all’immigrazione
Zygmunt Bauman

Lo studioso e filosofo polacco spiega che le prime armi dell’Occidente per sconfiggere Isis sono inclusione sociale e integrazione: «Solo la società nel suo insieme può farlo»

Intervista a cura di Maria Serena Natale*

(25 marzo 2016) Professor Bauman, nel dibattito europeo terrorismo e immigrazione si sovrappongono in una distorsione ottica che fa il gioco dei populisti e ostacola la percezione dei profughi come «vittime». Un meccanismo che sposta il discorso sul piano della sicurezza e legittima i governi a sbarrare le porte, come ha annunciato Varsavia subito dopo gli attentati di Bruxelles. Quali sono i rischi di questa operazione?

«Identificare il “problema immigrazione” con quello della sicurezza nazionale e personale, subordinando il primo al secondo e infine fondendoli nella prassi come nel linguaggio, significa aiutare i terroristi a raggiungere i loro obiettivi. Prima di tutto, secondo la logica della profezia che si auto-avvera, infiammare sentimenti anti-islamici in Europa, facendo sì che siano gli stessi europei a convincere i giovani musulmani dell’esistenza di una distanza insormontabile tra loro. Questo rende molto più facile convogliare i conflitti connaturati alle relazioni sociali nell’idea di una guerra santa tra due modi di vivere inconciliabili, tra la sola vera fede e un insieme di false credenze. In Francia, per esempio, malgrado non siano più di un migliaio i giovani musulmani sospettati di legami con il terrorismo, per l’opinione pubblica tutti i musulmani, e in particolare i giovani, sono “complici”, colpevoli ancor prima che il crimine sia stato commesso. Così una comunità diventa la comoda valvola di sfogo per il risentimento della società, a prescindere dai valori dei singoli, da quanto impegno e onestà questi mettano in gioco per diventare cittadini».

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Il Nobel per Predrag Matvejević
Con Predrag Matvejevic

Un intellettuale che guardando al Mediterraneo ha sempre cercato di superare le divisioni e i conflitti mutandoli in ragioni di convivenza, arricchimento, scambio. Pubblichiamo la lettera diffusa dal comitato che sostiene la candidatura al Nobel di Predrag Matvejević. Un appello che vede anche la mia adesione.

(marzo 2016) La seguente lettera è stata diffusa dal comitato che sostiene la candidatura di Predrag Matvejević al Nobel per la letteratura. Un modo per sostenerlo in questo suo difficile momento di salute - è da più di un anno ricoverato in un ospedale di Zagabria - ma soprattutto per far sentire la voce delle sue opere e dei suoi pensieri in questi giorni drammatici per quel Mediterraneo che lui ha tanto amato.

“Predrag Matvejević è la sintesi dell'Europa, anche dell'Est, che si riconosce nel Mediterraneo e nella sua storia: nella sua vita, nella sua famiglia, nella sua opera letteraria e politico-letteraria, ai tempi della cortina di ferro, si ritrovano quasi tutte le etnie, le religioni, le nazionalità e le culture che oggi come ieri, qualcuno vuole trasformare in ragione di conflitto. Tutta l'opera di Matvejević, ma in particolare il suo impareggiabile Breviario Mediterraneo, ripercorre quelle differenze presunte, mostrandone, come forse nessuno ha fatto, oltre lui e Braudel, quanto siano nostre, di tutti; mutandole, così, in ragioni di convivenza, arricchimento, scambio.

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Breviario Mediterraneo

Predrag Matvejević

Breviario Mediterraneo

Garzanti, 2006

"I traffici dei mercanti, le migrazioni delle anguille, fughe di popoli e nascita di idee, leggende, architettura, storia, paesaggi".

 
Il libro che ti devi portare in una vacanza mediterranea, per comprendere l’intreccio straordinario di parole, saperi, profumi fra oriente ed occidente.

«... Gli arabi passavano da una sponda all'altra anche senza carte, conquistavano il mare vincendo per terra. Andavano da est verso ovest, dal Mashrek verso il Magreb - questa era del resto anche la direzione della diaspora ebraica e dell'evangelizzazione cristiana, delle varie spedizioni e trasmigrazioni dal Vicino o dal Lontano Oriente, dei popoli che andavano dietro il corso del sole e, forse proprio per questa ragione, riuscivano nelle loro imprese meglio degli altri. I conquistatori arabi occuparono Ifrkia, s'impadronirono di Alesandria, passarono sulla parte settentrionale del mare nostrum. Vennero a conoscenza di Aristotele e di Tolomeo prima di noi, nonostante l'incendio della biblioteca Alessandrina. La geografia venne tradotta in arabo sia dal greco sia dal siriano prima che lo fosse nelle lingue europee. La grande sintassi divenne il celebre Almagesto. Il geografo Al-Musadi vide anche le carte di Marino di Tiro sulle quali aveva studiato lo stesso Tolomeo. Al Batani assunse o fece sue le concezioni tolemaiche. Al-Huvarismi le completò. Al-Biruri andò persino oltre: anticipò Galileo. Le conoscenze geografiche sono state trasferite dal Mediterraneosud orientale a quello occidentale e settentrionale...»

Tre scuole, altrettanti spaccati di questo nostro Trentino. Lezioni di geografia.
Paul Klee

«Tempi interessanti» (40)

(7 marzo 2016) Devo ringraziare l'associazione “Il Gioco degli Specchi” per avermi coinvolto nell'attività di formazione rivolta ad insegnanti e studenti nell'ambito del progetto “La cassetta degli attrezzi”. Perché entrare in contatto con i ragazzi delle scuole medie superiori di Trento (Istituto professionale Pertini e Liceo Da Vinci) e di Rovereto (Istituto d'arte Depero) è sempre un'esperienza che ti permette di avere uno spaccato sociale tutt'altro che scontato e perché non è affatto vero che i giovani sono refrattari al sapere, ovviamente purché si abbia qualcosa da raccontare loro.

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Immigrazione. Come uscire da un dibattito saturo?
Foto di Luigi Ottani

 

Queste alcune riflessioni a margine dell’incontro pubblico dal titolo “Frontiere, confini, migrazioni, cittadinanze” alla presenza dell’Onorevole Cecile Kyenge. Nella stessa giornata è stato presentato il Progetto di relazione di cui l’on. Kyenge è relatrice presso il Parlamento Europeo.

di Federico Zappini

(15 marzo 2016) La quantità di informazioni e immagini che quotidianamente ci arrivano dai fronti più caldi delle rotte migratorie finisce per travolgere ogni tentativo di fermarsi a riflettere a fondo sui fenomeni che telecamere inquadrano e taccuini appuntano. Fatichiamo ad andare oltre la cronaca, il dibattito politico e pubblico appare saturo. Film, documentari e inchieste (sempre più numerosi e premiati) costituiscono una fondamentale offerta per la conoscenza. Il tempo dedicato all’osservazione – più o meno attenta, più o meno consapevole, più o meno spettacolarizzita – rischia di fagocitare lo spazio dell’analisi e della comprensione profonda. Di pari passo il profluvio di discussioni – dalle trattative in sede europea ai “confronti” ospitati dai talk show – si muove dentro lo schizofrenico racconto di un’emergenza che non possiede più le caratteristiche (se mai le ha avute) per essere interpretata e affrontata come tale. Se così si può dire, stupisce che ci si stupisca che milioni di persone – con trend in ulteriore crescita – tentino di muoversi da un punto all’altra del pianeta nel legittimo tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita.

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Libia. Scenari della postmodernità
Angelus Novus, Paul Klee

di Michele Nardelli

(11 marzo 2016) Postmodernità. Ho usato spesso negli ultimi anni questa espressione per descrivere nuovi scenari e nuove guerre. A cominciare dalla consapevolezza, maturata nel tempo della mia assidua frequentazione, su quanto era accaduto nell'area balcanica e poi, via via, nelle vicende che dalla Somalia alla Libia hanno attraversato il mondo intero.

Quando pongo la necessità di oltrepassare il Novecento, ne parlavo anche nei giorni scorsi con gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto Tambosi-Battisti di Trento, mi riferisco proprio allo scarto necessario fra un tempo nuovo e per molti versi inedito e le categorie analitiche che non sono più in grado di leggerlo. “Non più e non ancora...” per richiamare un'altra espressione a me cara.

Quanto sta avvenendo in Libia rappresenta uno scenario tipico della postmodernità. Non è solo la dissoluzione di uno stato. La deregolazione è totale, il diritto naturale (la legge del più forte) ha preso il posto dello stato di diritto, il monopolio della forza non c'è più da tempo, scompare il pensiero e non ci sono più motivazioni nobili che muovono l'agire umano collettivo, la politica è ridotta a rappresentazione clanistica e interesse privato.

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Scontro di civiltà? Alla ricerca di un'altra storia. Una bibliografia.
Alhambra

(26 febbraio 2016) Nell'itinerario proposto dall'associazione “territoriali#europei” che abbamo intitolato "Fra il non più e il non ancora" consiglieremo, di volta in volta, una bibliografia sull'argomento trattato, affinché le persone che lo vorranno possano approfondire la loro conoscenza. Costruendo così una piccola biblioteca sul presente. Questa la bibliografia suggerita per l'incontro del 26 febbraio scorso (il resoconto lo potete trovare nel Diario di bordo, qui a fianco). Se avete altri suggerimenti, andremo ad integrare volentieri la biblioteca on line.

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Valdastico, partita chiusa?
Modelli di sviluppo

«Tempi interessanti» (37)

... alla buona notizia corrisponde una subordinata chiamata «corridoio d'interconnessione infrastrutturale fra la valle dell'Astico, la Valsugana e la Valle dell'Adige». Una formula che lascia aperta la possibilità di «un corridoio di collegamento viario» tra queste valli e di una «ottimizzazione dei collegamenti tra la statale 47 della Valsugana e la statale 12 del Brennero in prossimità di Mattarello».

Se l'esito della discussione nella Commissione istituita presso il ministero delle infrastrutture fosse che l'Autostrada della Valdastico diventa da Piovene Rocchetta verso il Trentino una superstrada a quattro corsie non credo che ci sarebbe di che cantare vittoria. E' pur vero che di questa proposta non c'è nemmeno il progetto, ma la mia sensazione è che la partita non sia affatto finita qui...

(... e purtroppo le dichiarazioni di questi giorni sia di parte governativa che da parte veneta mi stanno dando ragione!)

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Don Guetti e Raiffeisen si rivoltano nella tomba!
Una storia trentina

(13 febbraio 2016) Riprendo questo commento di Luciano Imperadori pubblicato qualche settimana fa dal Corriere del Trentino sulla Riforma delle Banche di Credito Cooperativo. Il decreto emanato in questi giorni dal governo italiano risulta più grave di quanto si potesse immaginare, sopprattutto nella parte che apre la possibilità di privatizzare un patrimonio che in quanto cooperativo andrebbe considerato indivisibile. Sembrano esserci margini di modifica prima della conversione in sede parlamentare, ma per questo è necessaria una forte mobilitazione per evitare lo snaturamento di un patrimonio culturale prima ancora che economico.

di Luciano Imperadori *

La cosiddetta riforma delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, rischia di distruggere in un solo colpo 130 anni di storia. Una riforma che finora è stata trattata solo nelle stanze romane senza il coinvolgimento dei soci. Non c'è da stare allegri. Sull'onda degli "scandali" di Banca Etruria e altre si rischia che passi questa controriforma in nome della stabilità, ma i pericoli invece rischiano di aumentare.

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Quel tunnel non mi convince
Tunnel di Base del Brennero

Una riflessione del teologo Paul Renner pubblicata sul Corriere del Trentino di oggi che dovrebbe farci meditare.

Siamo sicuri di avere oggi bisogno di un tunnel che fa acqua da tutte le parti in un un epoca segnata dalla recessione? La politica torni a pensare ai cittadini.

di Paul Renner

(17 gennaio 2016) Di un progetto non consistente e non ben orchestrato si dice che “fa acqua da tutte le parti”. Il Tunnel di base del Brennero rischia invece di fare il contrario: di togliere l'acqua da molte parti.

Si sa da altre esperienze remote (val di Sambro, con il raddoppio autostradale fra Bologna e Firenze) e vicine (Val Passiria e San Giacomo di Bolzano) che perforare le montagne è un gioco pericoloso. Quasi sempre si finisce per alterare il loro delicato equilibrio piezoelettrico, arrivando ad interrompere importanti vene d'acqua e ad alterare la qualità di vita in superficie.

Sono effetti preclusi al vasto pubblico ma noti agli esperti, che fingono di ignorarli pur di perseguire i loro scopi, di marcata matrice tecnocratica e finanziaria.

Riguardo al tunnel del Brennero è stato comunicato che ben dieci tra i tredici corsi d'acqua che scorrono fra il Passo e Chiusa sono ad “alto rischio” di scomparsa, mentre gli altri tre sono a rischio “medio-basso”. A ciò si aggiunga che una vasta percentuale di sorgenti si esauriranno e non forniranno più l'approvvigionamento idrico necessario a decine di migliaia di cittadini.

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Sono venuto a prenderti alla stazione...
Massimo Gorla con Joan Haim

«Un giorno, ed era un bel giorno, Massimo mi disse “Franco, secondo me dovremmo fare la rivoluzione”; risposi: “Va bene, facciamola”. In realtà non pensavamo che la rivoluzione fosse vicina e possibile. Tentammo la scalata al cielo, che è impossibile, ma bene abbiamo fatto a tentarla, a sfidare la realtà».

Franco Calamida

(da “Massimo Gorla, un gentiluomo comunista”, Sinnos editrice, 2005)

 

Sono venuto a prenderti alla stazione. In cima alle scale, prima ancora di vederti in viso, riconosco il tuo passo leggero, inconfondibile.

I nostri sguardi s'incrociano, alla ricerca di qualche conferma. Poi via, alle Camalghe, e prima di ogni altra attenzione, un vino da scoprire, perché la curiosità non ha a che fare solo con le cose in cui crediamo, ma anche con la gioia dell'incontro.

Non ci dobbiamo convincere di nulla, perché fra noi c'è il rispetto dell'amicizia, che non ci ha mai richiesto di essere d'accordo ma solo (si fa per dire) di riconoscere nell'altro l'onestà intellettuale. E nel comune ritrovarci nelle cose belle che resistono al disincanto e alla fatica del tempo.

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Tra passato e futuro
La copertina del libro

Hannah Arendt

Tra passato e futuro

Garzanti, 1991

«La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento». Attorno a questo aforisma di René Char ruota la riflessione di questo attualissimo lavoro di Hannah Arendt.

«... la situazione divenne disperata quando gli antichi problemi metafisici rivelarono vuoti di significato; quando l'uomo moderno cominciò a intuire di trovarsi in un mondo nel quale la sua mente e la sua tradizione di pensiero non riuscivano nemmeno a formulare domande adeguate e con un senso...»

«Avrebbe allora un certo peso notare come l'esortazione a ritornare al pensiero sia stata formulata nel corso di quello strano interregno che si produce talvolta nel corso della storia, quando non soltanto gli ultimi storiografi, ma anche gli attori e i testimoni, i viventi stessi, diventano consci di vivere in un tempo completamente determinato dalle cose che non sono più e da quelle che non sono ancora. La storia ha mostrato più di una volta che in questi intervalli può trovarsi il momento della verità».

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