"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..."

Onda su onda...

Valdastico, Tosi annuncia il via libera del Trentino. Sarebbe la fine di un'idea.

... Vent'anni di anomalia politica vengono cancellati con una rapidità sorprendente. Che ciò avvenga non con un cambio politico espressione del voto popolare, ma con la stessa coalizione che in maniera ferma si era sin qui opposta al completamento della Valdastico, contraddicendo lo stesso programma del centrosinistra autonomista, richiederebbe l'apertura di una crisi politica...

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Archivio “Onda su onda”

Primo piano

  • sabato, 11 luglio 2015 ore 10:00

    Terrazzamenti in Valtellina

    Le terre alte tra non più e non ancora

     

    Territorio, comunità concrete, sviluppo e politica nelle terre alte

    Nell'ambito del Festival culturale "Torino e le Alpi" (10, 11, 12 luglio 2015) promosso dalla Compagnia di San Paolo, sabato 11 luglio si svolgerà un interessante Forum sul tema delle "Terre Alte" secondo il seguente programma:

     

    Ore. 10.00 -11.00

    Relazioni introduttive di 15 minuti.

    Lo scenario delle trasformazioni antropologiche, culturali, sociali e istituzionali nelle terre alte

    Massimo Coda, Compagnia di San Paolo

    Aldo Bonomi, sociologo, AASTER

    Giuseppe Dematteis, geografo, Politecnico di Torino

    Annibale Salsa, antropologo, Accademia della Montagna del Trentino

     

    Torino, Circolo dei lettori

    Il programma di 'Torino e le Alpi'

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  • Monet

    Laudato si'. Sulla cura della casa comune

    «... Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati...»

    (18 giugno 2015) Non sono credente, ma avverto una grande sintonia con le parole dell'enciclica "Laudato si'" di Papa Francesco presentata stamane, in rapporto con le grandi questioni dell'ambiente, della critica verso il modello di sviluppo dominante e della cultura del limite che sono state al centro dell'agire del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani negli anni scorsi. Il testo integrale dell'Enciclica in allegato.

    Il testo integrale dell'Enciclica di Papa Francesco

  • Un momento della Conferenza

    Un Forum delle città e della società civile del Mediterraneo. L'appello di Messina

    (10 giugno 2015) A conclusione di quattro giorni di celebrazioni, confronti e sessioni di lavoro nell'ambito della manifestazione intitolata "Messina, Europa, Mediterraneo" svoltasi nella città dello stretto per ricordare il sessantesimo anniversario della Conferenza di Messina ed alla quale hanno partecipato delegazioni provenienti da paesi delle diverse sponde del Mediterraneo, il presidente del Senato Pietro Grasso e il presidente della Commissione Esteri del Senato Pierferdinando Casini, è stato approvato un documento indicato come "Appello di Messina 2015" che potete trovare in allegato. Nei prossimi giorni potrete leggere anche il mio intervento nella Conferenza.

    L'appello di Messina 2015

  • Insostenibilità

    Nutrire il pianeta? La “Carta di Milano” e il cambio di paradigma che non c'è

     

    di Michele Nardelli

    (29 aprile 2015) L'apertura di Expo 2015 ha avuto ieri una prima anticipazione con la presentazione della “Carta di Milano”, l'atto politico più importante dell'esposizione mondiale dedicata al diritto al cibo. Ho letto attentamente la “Carta” e la sensazione che ho provato è contraddittoria, analoga a quella che ho avuto a suo tempo di fronte agli Obiettivi di sviluppo del Millenium1 elaborato dalle Nazioni Unite.

    Forse le carte dei diritti internazionali sono un po' sempre così, risultato di mediazioni e compromessi fra punti di vista e interessi differenti. Indicazioni, non certo principi esigibili di un diritto internazionale che c'è solo sulla carta. Ed anche questo dovrebbe diventare oggetto di riflessione se pensiamo alla distanza profonda fra quanto viene declamato e la realtà.

    La Carta di Milano

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  • Mario Bellagamba, Il porto di Ancona

    Adriatico, un mare oltre le nazioni

    Si è svolto ad Ancona il 15 ottobre scorso il Forum della Macro regione Adriatico Ionica. Aveva per titolo “Il vento di Adriano: le comunità adriatiche a confronto”. Si è trattato di un evento preparatorio di Expo 2015, l'esposizione mondiale dedicata al tema della nutrizione del pianeta che si svolgerà a Milano l'anno prossimo e nella quale i territori avranno una particolare visibilità. Che ciò avvenga in una prospettiva sovranazionale come le macroregioni europee (Baltica, Danubiana, Adriatico Ionica e Alpina) prefigurano, mi sembra una cosa niente affatto trascurabile. Riporto qui di seguito il mio intervento.

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  • Trento, Teatro Sociale. Il Caffè Sinan Pascià

    Un modo diverso di declinare la pace

    (12 marzo 2014) Oggi si conclude il mio mandato di presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Un'esperienza molto bella ed intensa della quale vorrei ringraziare le molte persone che, con il loro impegno e intelligenza, l'hanno resa possibile. Il bilancio di cinque anni di lavoro lo potete trovare su questo sito. Ho provato a sintetizzarne il significato in questo breve scritto.

    di Michele Nardelli

    Un marinaio genovese del XVI secolo che diviene “Sinan kapudan pascià”, il fiulin “vegni gio con la piena” nella Milano degli anni '50 che “tacà sul respingent” di un tram scopre un mondo senza limiti, il poeta maledetto che intravede in una delle sue “illuminazioni” quel che sarebbe accaduto con l'industria della morte nel “tempo degli assassini”.

    Tre immagini fra le tante, attraverso le quali abbiamo proposto una originale declinazione di quelle parole – pace e diritti umani – che nella foschia di questo tempo strano hanno smarrito il loro significato e la loro capacità di comunicare.

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  • La copertina dell\'opuscolo

    Tornare alla terra

    S'intitola "Terra madre. Filiere corte, fondi rustici, animazione territoriale, certificazione di qualità nell'azione legislativa di Michele Nardelli".

    E' una sorta di rapporto sul lavoro svolto sul tema dell'agricoltura nella legislatura che si è appena conclusa, ma insieme una proposta per mettere al centro dell'azione del futuro governo del Trentino il territorio, le sue vocazioni e la qualità delle sue produzioni.

    Tornare alla terra, un progetto politico.

    L'opuscolo sull'agricoltura

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  • Il manifesto programma

    Fare meglio con meno, il mio manifesto programmatico

    "Fare meglio con meno". Il mio manifesto programmatico

    Non è un bilancio del lavoro svolto e nemmeno il libro dei sogni. E' uno sguardo sul Trentino fra passato, presente e futuro. Un po' come l'idea di "Fare meglio con meno": l'essere orgogliosi di quel che abbiamo realizzato in questi anni riuscendo a tenerci lontani dalle politiche del rancore, il vederne le criticità e l'essere esigenti con noi stessi, la consapevolezza che con minori risorse finanziarie dovremo dare il meglio di noi, valorizzando il patrimonio di sensibilità, di competenze e di esperienze di ciascuno.

    Il mio manifesto programmatico

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Lo scontro di civiltà? Volgare bugia
Siria

Lo storico Cardini: «Fondamentalismo coltivato dall’Occidente, l’Islam non è terrorismo». Una bella intervista di Erica Ferro sul Corriere del Trentino

(7 luglio 2015) «Davvero ignoriamo che la malapianta del fondamentalismo l’abbiamo innaffiata e coltivata per anni noi occidentali?». Franco Cardini, professore emerito di storia medievale all’Istituto italiano di scienze umane, se lo chiede sin dall’introduzione al suo ultimo volume «L’ipocrisia dell’Occidente. Il Califfo, il terrore e la storia», edito da Laterza.

Dietro lo scontro di civiltà, «volgarissima bugia», si nascondono, secondo lo studioso, interessi precisi, che poco o nulla hanno a che fare con la religione. «Il vero problema è la cattiva distribuzione della ricchezza, che crea l’impossibilità pratica della convivenza» sostiene. Lo storico ha presentato il suo saggio ieri sera a Vezzano con il giornalista del Corriere del Trentino e Corriere dell’Alto Adige Giancarlo Riccio.

di Erica Ferro, Corriere del Trentino

Professore, perché l’Occidente è ipocrita?

«Siamo abituati a circoscrivere l’Occidente non tanto descrivendone la sostanza, quantodelimitandone i confini e presentandone i nemici: se un tempo l’antagonista era il socialismo sovietico, oggi interlocutore avversario è considerato l’Islam. L’ipocrisia dell’Occidente, politicamente inteso, sta nel tentativo di far passare come assolute e metastoriche le ragioni di opposizione al fondamentalismo islamico, quando in realtà ne ha provocato la nascita».

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L'ipocrisia dell'Occidente
La copertina del libro

Franco Cardini

L’ipocrisia dell’Occidente.

Il Califfo, il terrore e la storia

Laterza, 2015

«Davvero ignoriamo che la malapianta del fondamentalismo l’abbiamo innaffiata e coltivata per anni noi occidentali?»

Sulla Valdastico non si tratta
Alessio Manica

 

Il capogruppo del PD del Trentino in Consiglio Provinciale Alessio Manica esprime in una intervista al Trentino una posizione netta per il no al completamento della Valdastico: "è un discrimine per il modello di sviluppo di questa terra".

«Sulla Valdastico non ci sono margini di mediazione, quest’opera è la discriminante di un modello di sviluppo della nostra terra e su questo non si retrocede». Alessio Manica, capogruppo provinciale del Pd, chiarisce al Trentino quello che in questi giorni qualcuno in maggioranza ha solo sussurrato, di fronte all’accelerazione della giunta Rossi che per la prima volta ha deciso di sedersi al tavolo con il Veneto.

di Chiara Bert, "Trentino", 6 luglio 2015

Se il no espresso qualche giorno fa dal gruppo consiliare non fosse sufficiente, il capogruppo fa capire, senza mezzi termini, che sul sì alla Valdastico si rischierebbe la crisi di giunta. «In questi giorni c’è qualcosa di surreale - scrive al Trentino - nulla è cambiato nelle strategie sulla mobilità dell’Europa e in quelle del Trentino, perlomeno della maggioranza, e si ha però una strana sensazione che le ruspe per la costruzione della Valdastico siano già partite».

Il tavolo con il Veneto.
«Una novità in effetti c'è - ammette Manica - ed è che il Trentino ha giustamente accettato l’avvio della procedura d’Intesa, il rifiuto sarebbe stato politicamente e giuridicamente debole. Avremmo dato un'interpretazione arrogante dell'autonomia, e allargato la platea di coloro i quali non aspettano altro che infierire sull'autonomo Trentino. Ciò significa che ci si siederà ad un tavolo con Veneto e governo per ragionare sulla mobilità complessiva di questa zona del Nord est e dei collegamenti tra noi e il Veneto».
«A quel tavolo però la posizione trentina sulla Valdastico dovrà essere espressa e motivata come si è fatto negli ultimi vent’anni, il tempo e la crisi che viviamo hanno solo rafforzato i limiti di quell'idea. Limiti ambientali, finanziari, di sostenibilità, sociali».

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Srebrenica, vent'anni dopo.

giovedì, 9 luglio 2015 ore 21:00

Il memoriale di Potocari, Srebrenica

1995 SREBRENICA 2015

memoria e giustizia per la pace

1915: i massacri della prima guerra mondiale

1995: 11 luglio genocidio a Srebrenica

2015: fare memoria per costruire la pace

Proiezione del film “SOUVERNIR SREBRENICA” di Roberta Biagiarelli

Una riflessione di Michele Nardelli su quel che ci consegna il Novecento

Sant'Angelo di Piove (Pd), Sala Aldo Moro, via del Donatore di sangue

La locandina dell'incontro

Chi sarebbe 'schiavo di antichi tabù'?
Antichi taù

di Michele Nardelli

(5 luglio 2015) In una duplice intervista pubblicata oggi sul Corriere del Trentino, Alessandro Olivi e Franco Panizza parlano delle ipotesi di sviluppo per il Trentino dove la questione del completamento della Valdastico rappresenta una delle questioni – non solo sotto il profilo simbolico – più rilevanti. Stando al vicepresidente Olivi "in Giunta non se ne sarebbe parlato" e secondo il segretario del Patt io sarei "schiavo di antichi tabù", visto che la proposta sarebbe quella di togliere traffico dalla Valsugana. Allora, chi dei due dice la verità? Se non se ne è parlato, da dove salta fuori l'ipotesi di un nuovo tracciato dell'autostrada che uscirebbe a Trento sud?

Tanto le dichiarazioni di qualche giorno fa del presidente Rossi, come le parole di Panizza nell'intervista di ieri, riconoscono che invece l'ipotesi è sul tappeto e che da parte della Provincia Autonoma c'è un cambio di approccio rispetto alle posizioni sin qui assunte dalle precedenti amministrazioni. L'idea dello scambio con la Valsugana non è peraltro un'ipotesi nuova ma fin qui scartata per il semplice fatto che non c'è alcun legame fra le due opere, perché il Trentino negli ultimi anni ha fatto la scelta strategica della rotaia, perché le nostre competenze autonomistiche ci danno gli strumenti per disincentivare l'uso di quell'arteria qualora la superstrada (privata) della Valsugana andasse in porto e infine per il semplice fatto che il traffico sul tratto Trentino della Valsugana è oggi in larga misura generato in loco.

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I buoni siamo noi
La copertina del libro
Luca Rastello
I buoni
Chiarelettere, 2014

 

Il nuovo libro di Luca Rastello. Un romanzo, ma anche una denuncia sull'insostenibilità e sull'ipocrisia del mondo no profit. Un attacco alla bontà che genera potere, seguito da molte polemiche per i nomi che lascia intendere. Una recensione.

di Mauro Cereghini

Avrei voluto scrivere de "I buoni", l'ultimo libro di Luca Rastello, come di un romanzo. E dire della sua capacità di catturarti, di avvolgerti nella lettura pur prendendoti a schiaffi quasi ad ogni pagina. Dalle fogne di Bucarest alle fabbriche abbandonate delle nostre periferie urbane, ti getta addosso il fango di un'umanità scartata. La fatica di tante anime fragili, dello psicologo in bilico sulla sua identità sessuale, della ragazza madre dagli occhi sempre tristi, dei bambini rumeni malati di aids. Eppure persone vive, sguardi veri.

E poi parlare del racconto di chi li aiuta, del lato oscuro dei buoni per professione, dei volontari e degli operatori sociali. Anche loro ritratti nella nuda concretezza, fatta di quotidiani compromessi più che di nobiltà e princìpi. Un'immagine lontana dalle riviste patinate, con le rubriche fisse sul sociale-equo-solidale che fa tanto chic. E libera dalle retoriche politicamente corrette delle "operazioni bontà" e delle "partite del cuore", versioni televisive della carità più pelosa. Quella che lava con qualche avanzo di portafoglio le cattive coscienze, permettendo loro di continuare a farsi i fatti propri.

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La vittoria del no, per l'Europa

(5 luglio 2015, ore 21.53) L'esito del referendum che emerge dallo spoglio dei voti in Grecia è ormai consolidato: il no vince con il 61%, un dato ben oltre ogni aspettativa. E' un'espressione forte di coraggio e di dignità che avrebbe meritato in piazza migliaia di bandiere dell'Europa, non della Grecia.

Valdastico, progetto vecchio e inutile per l'autonomia
autonomia in svendita

di Alberto Sommadossi *

(4 luglio 2015) Le aperture della Provincia autonoma di Trento nei confronti della Regione Veneto, in tema di autostrada della Valdastico, oltre che un grave danno all’economia e alla salute della popolazione, rischiano di provocare una breccia mortale nei confronti del sistema autonomistico trentino.
In gioco non è solo la realizzazione o meno di un tratto di galleria – peraltro dai costi insostenibili visto siamo in tempi di grave crisi – ma il futuro dell’intero “sistema autonomistico trentino”.

L’opzione che si prospetta è quella fra due modelli incompatibili: quello dello sviluppo legato al trasporto su gomma, ormai abbandonato da anni in tutta Europa, e quello dello sviluppo del trasporto su rotaia che rappresenta una priorità per il delicato ecosistema alpino.

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#FuturaTrentoè…una storia che ha bisogno di un buon primo capitolo

FT bene comune positivo

 

Questa è la traccia dell'intervento di Federico Zappini alla presentazione del progetto FuturaTrento (dal blog di Federico https://pontidivista.wordpress.com/)

(1 luglio 2015) C’era un volta… Le favole iniziano sempre così. E’ una consuetudine comunemente rispettata. In questo caso specifico non ci riferiamo ad una favola in senso stretto, anche se – a voler essere ottimisti – si potrebbe pensare di renderla tale, almeno pro futuro. Partiamo dall’origine allora…

Il progetto FuturaTrento nasce da un fortunato incastro di circostanze.

La più generale è collegata strettamente ad una mutazione di contesto che sta segnando il mondo intero, e di conseguenza anche l’Italia. Tutto ciò che raggruppiamo sotto i termine smart city e sharing economy è oggi il paradigma culturale, sociale e economico più efficace e anche, non dobbiamo nascondercelo, più accattivante e di moda per poter immaginare un cambiamento in termini migliorativi delle città che abitiamo, dei nostri stili di vita e addirittura dell’infrastruttura democratica nel suo complesso. L’emersione e l’espansione di un approccio diverso al vivere urbano ha convinto Anci a dedicare un bando (Meet Young Cities) per l’attivazione di buone pratiche sui territori. Il Comune di Trento ha saputo interpretare al meglio le richieste in esso contentute accedendo quindi al finanziamento del proprio progetto intitolato “I giovani si prendono cura degli spazi urbani. Il bello ci salverà.”.

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Grecia, Europa. Il pensiero dell'economista Thomas Piketty
Grecia

Domenica 5 luglio la Grecia andrà al voto per dire un sì o un no alla proposta della troika (Commissione Europea, BCE e FMI) per una soluzione alla crisi finanziaria della Grecia. Un passaggio delicatissimo non solo per quel paese ma per l'insieme dell'Europa, il suo presente ed il suo futuro. Mi è sembrato dunque interessante riprendere l'intervista di Georg Blune all'economista e scrittore Thomas Piketty pubblicata nei giorni scorsi dal settimanale tedesco Die Zeit.

 

DIE ZEIT: Persino i francesi adesso rendono omaggio ai dogmi della politica tedesca del risparmio. Ce ne dobbiamo rallegrare noi tedeschi?

Thomas Piketty: Assolutamente no. Questo non è né per la Francia, né per la Germania e tantomeno per l'Europa un motivo di gioia. Piuttosto ho paura che i conservatori, soprattutto in Germania, siano sul punto di distruggere l'Europa e l'idea europea, e questo proprio a causa della loro spaventosa mancanza di memoria storica.

ZEIT: Eppure noi tedeschi abbiamo avuto modo di riflettere a lungo sulla storia.

Piketty: Ma non avete riflettuto abbastanza sulla cancellazione del debito tedesco! Eppure il suo ricordo dovrebbe essere molto importante per la Germania attuale. Consideri la storia dei debiti pubblici: Gran Bretagna, Germania e Francia sono già state un tempo nella situazione in cui si trova la Grecia adesso, anzi hanno sofferto un debito ancora più alto. La prima lezione che si può trarre dalla storia dei debiti pubblici è che non siamo di fronte a nuovi problemi. Ci sono sempre state molte occasioni per condonare i debiti. E mai solo una, come Berlino e Parigi vogliono far credere ai Greci.

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Faedo, l'asfalto come immaginario
La stradina com\'era

di Roberto Devigili

(2 luglio 2015) Alla fine, nonostante l’opposizione, autorevolmente rappresentata dalla SAT di San Michele all’Adige, ma anche di molti amici ed estimatori del nostro splendido paesaggio, una nuova striscia di asfalto, ma solamente l’ultima in ordine di tempo, ha coperto un altro tratto della collina di Faedo. Alla fine di marzo, una stradina comunale, che coincide anche con un tratto del sentiero SAT 414, unico accesso pedonale alla volta di Faedo (da qui l’opposizione dell’associazione degli alpinisti ) è stata, appunto, asfaltata.

Con garbo, ma con determinazione, la sezione SAT di San Michele (che annovera tra i suoi iscritti anche parecchi soci di Faedo), si era opposta al progetto di asfaltare quel tratto di strada che da San Michele, tra i filari e le pergole di pregiati vigneti, sale verso i masi di Faedo, inviando, negli anni scorsi più lettere al Comune per tentare una diversa soluzione; con lo stesso obiettivo era stato scritto alla Comunità di Valle, erano state raccolte decine e decine di firme firme ed organizzata anche una “marcia” che aveva visto l’adesione di un centinaio di persone.

La stradina com'è diventata

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Krugman: 'Una mostruosa follia aver spinto Tsipras fino a questo punto'
Immagine di Edoardo Baraldi

Secondo l’economista statunitense il premier Tsipras non poteva fare altro che ricorrere agli elettori: “La troika sperava che il governo greco avrebbe ceduto o in alternativa si sarebbe dimesso. Non posso biasimare il premier ellenico per aver rimesso tutta la questione nelle mani degli elettori”.

di Paul Krugman, da Repubblica, 29 giugno 2015

Ad oggi ogni monito riguardo a un’imminente frattura dell’euro si è dimostrato infondato. A dispetto di quanto affermato in fase di campagna elettorale, i governi cedono alle richieste della troika, e parallelamente la Bce interviene per calmare i mercati. Tale dinamica ha permesso di tenere insieme la moneta unica, ma ha al tempo stesso perpetuato un’austerità profondamente distruttiva: non lasciate che qualche trimestre di modesta crescita metta in ombra l’immenso costo di cinque anni di disoccupazione di massa.

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Navigando lungo i sapori del Danubio. Dal 2 al 9 agosto 2015
Navigando lungo il Danubio

 

Dopo il successo delle edizioni 2013 e 2014, anche per l’estate 2015 Viaggiare i Balcani e Slow Food sono lieti di invitarvi a “Navigando lungo i sapori del Danubio”. 

Da Novi Sad alle Porte di ferro su un battello dichiarato patrimonio culturale della Serbia e utilizzato dal regista Emir Kusturica per il film Underground. Un viaggio alla scoperta della straordinaria biodiversità racchiusa nel medio corso danubiano, ma soprattutto una presa di coscienza critica della sovranità alimentare grazie all’incontro con le comunità del cibo di Terra Madre provenienti dalla Serbia intrecciando cibo, tradizioni e identità locali. Caffè letterari e musica e accompagneranno infine i partecipanti durante le ore di navigazione e nelle soste a terra.

"Navigando lungo i sapori del Danubio" è un progetto di Viaggiare i Balcani realizzato in collaborazione con Slow Food (www.slowfood.com).

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Barca: 'A Roma 27 circoli pericolosi, feudi in un partito assente'. Mentre i sondaggi confermano la forte flessione elettorale del PD
Fabrizio Barca

 

(20 giugno 2015) Fabrizio Barca ha presentato ieri alla festa democratica di Roma il rapporto "Mappa il Pd" che fotografa la situazione dei circoli romani del partito al centro delle polemiche dopo le rivelazioni delle inchieste di Mafia Capitale. Per Barca sono ventisette i circoli (su 108 totali nella capitale) dove si esercita "il potere per il potere", dove cioè "l'interesse particolare soverchia quello generale".

L'intervista di Fabrizio Barca (da www.repubblica.it)

http://video.repubblica.it/edizione/roma/pd-barca-a-roma-27-circoli-pericolosi-feudi-in-un-partito-assente/204817/203898

Intanto l'ultima rilevazione dell'istituto Demos di Ilvo Diamanti conferma l'andamento negativo per il PD emerso nelle recenti elezioni regionali.

Vedi i dati http://www.demos.it/a01145.php

Ciao Mursel
Mursel in una delle visite nei luoghi dove sorse il campo di Omerska

Nei giorni scorsi nell'ospedale di Banja Luka è morto a 68 anni Muharem Murselović, esponente della comunità bosniaco-mussulmana di Prijedor. Un ricordo

di Michele Nardelli

(15 giugno 2015) Se non ricordo male ho conosciuto Muharem Murselović nel 1998, ma non a Prijedor. Lui nella sua città non poteva farsi vivo perché gli effetti della pulizia etnica erano tutto intorno a noi (un anno prima, a guerra ormai finita da tempo, vennero fatte saltare decine di case appena ricostruite affinché i legittimi proprietari si dissuadessero a rientrare) e perché alla testa dell'amministrazione comunale c'erano ancora gli esponenti del Comitato di crisi che sei anni prima avevano organizzato il pogrom contro i “non serbi”, ovvero la maggioranza degli abitanti di Prijedor.

Perché Mursel (così veniva chiamato da tutti) era uno dei rappresentanti della comunità bosniaco-mussulmana che nei quasi quattro anni di guerra finì nei campi di concentramento, assassinata, stuprata, fatta sparire, espropriata di ogni cosa (le case incendiate, le abitazioni confiscate, i conti correnti spariti...) e infine cacciata. Un po' di persone, nelle ore tragiche della distruzione di Kozarac e della Ljeva Obala (la riva sinistra del fiume Sana), erano riuscite a scappare... Nei racconti dei superstiti il dramma di quei giorni della fine di aprile del 1992, il dolore delle vite e delle famiglie spezzate, la violenza del fazzoletto bianco di riconoscimento dei “balija” (come venivano chiamati dai serbi i bosgnacchi) e della cancellazione di una particolare storia europea facendo saltare con la dinamite in una notte quattordici moschee e tutto quel che poteva avere a che fare con i “non serbi”.

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Un salto nel voto
Rubik

 

Ilvo Diamanti ha anticipato – a margine del suo intervento al Festival dell’Economia, parlando della nuova edizione del “Saggio sulle classi sociali” di Paolo Sylos-Labini – alcune riflessioni riguardo al voto regionale dell’altroieri. Non lo ha fatto elencando vincitori e vinti (come molti si sono affrettati a fare in queste ore) ma descrivendo con grande puntualità il contesto dentro il quale le elezioni si sono svolte. Un contesto schizofrenico capace di rendere ogni tornata elettorale imprevedibile, socialmente e politicamente sfuggente a ogni schema interpretativo in nostro possesso. Per mettere ordine servono – mutuando le convinzioni sul ruolo degli economisti dello stesso Labini – interpreti curiosi, attenti e non ideologici della realtà, ommentatori intellettualmente onesti per comprendere il portato esplosivo della situazione che stiamo vivendo in questi anni. Per questo mio articolo prendo in prestito il titolo del volume che Diamanti ha dedicato allo studio dei flussi elettorali delle “pazze” Politiche del 2013. Qui, più umilmente, trovate alcune riflessioni che mi andava di condividere.

di Federico Zappini

Diffidate delle analisi post-voto, quindi anche di queste poche righe scritte di getto. Sono viziate da almeno due gravi errori interpretativi – la fretta e la voglia di semplificare – e disturbate dal rumore di fondo di un dibattito politico disordinato e infruttuoso. Il combinato disposto di queste tre cattive abitudini ha effetti fortemente distorsivi, non permettendo di fotografare in maniera fedele la realtà che ci circonda. Si può facilmente immaginare che a valutazioni fortemente superficiali, e spesso sbagliate, di ciò che è appena successo difficilmente seguiranno azioni capaci di determinare positivamente cosa dovrà succedere domani. 

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Il miraggio della libertà
La copertina

Charles King

Il miraggio della libertà

Storia del Caucaso

Einaudi, 2014

«...sarà mai possibile pensare al Caucaso come parte dell'Europa? Concepire l'Europa come un luogo che non si fermi al fiume Oder e neppure al Bosforo, è diventato possibile allorché l'Europa si è ridisegnata come insieme di valori, smettendo di vedersi come insieme di confini ben definiti...»

«Montagne maestose e valli impervie che per oltre mille chilometri fanno da barriera tra le immense steppe asiatiche e gli aridi altipiani dell'Anatolia  e dell'Iran, là dove si incontrano Europa, Russia e Oriente. Una terra di struggente bellezza e di quotidiana barbarie, che unisce in un inestricabile groviglio  etnie, cultre e lingue diverse, tra Georgia, Armenia, Azerbajdzan, Cecenia, Ossezia e una miriade di altri piccoli Stati».

 

La lettera di rinuncia di Luca Sommadossi
Il pane della Valle dei Laghi, uno dei progetti di rinascita della comunità

Luca Sommadossi è stato negli ultimi cinque anni presidente della Comunità della Valle dei Laghi. Mi permetto di dire un ottimo presidente di una Comunità che in questo tempo ha iniziato a darsi un proprio percorso di riconoscibilità e di autogoverno, attraverso le idee e la capacità di fare comunità, nel coinvolgimento di soggetti sociali che sono diventati i protagonisti di un significativo progetto di rinascita. La sua rinuncia (forzosa) alla ricandidatura rappresenta non solo un fatto negativo che lascia incompleto questo percorso, ma anche il segno di come quella che è stata una delle principali riforme istituzionali in questa terra e che avrebbe potuto dare nuovi poteri ai territori stia venendo affossata. (mn)

 

«Carissimi, la vita è bella perché non è mai scontata e perché si presenta sempre con strade nuove e inedite da percorrere.

Sapete tutti che stavo lavorando alla formazione di una lista a sostegno della mia candidatura per un nuovo mandato da presidente della Comunità della Valle dei Laghi. Una lista che fosse al contempo espressione delle amministrazioni comunali e rappresentativa della società civile con cui avevamo lavorato in questi 5 anni.

Eravamo ormai giunti alle soglie della presentazione (ringrazio tutti quelli che avevano dato la loro disponibilità). Le amministrazioni comunali non hanno sostenuto questa linea e hanno scelto una strada diversa con una nuova lista e un nuovo candidato presidente. Viste le nuove modalità di elezione indiretta tramite i rappresentanti dei consigli comunali introdotte dalla riforma del novembre scorso era chiaro che questo rendeva praticamente pari a 0 la possibilità di continuare in ulteriori 5 anni di mandato e una mia candidatura non avrebbe fatto altro che creare divisione all'interno della Valle senza alcun risvolto positivo.

 

Il programma che avrei presentato

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Tulime incontra Michele Nardelli
Un\'immagine dell\'incontro di sabato scorso

Sabato scorso sono stato a Palermo, invitato dagli amici di Tulime, ong che opera in diverse aree del mondo e che ho conosciuto qualche anno fa nel contesto della presentazione del libro "Darsi il tempo" a Parma. Un caldo pomeriggio estivo, un pubblico di giovani e meno giovani, il desiderio di porsi domande alte, il mio andare a ruota libera nella riflessione su questo tempo che non sa fare tesoro del passato, la necessità di cercare risposte non scontate. Giulia Raciti, una delle giovani partecipanti, ne ha scritto questo resoconto per fissare nella memoria le parole chiave della nostra conversazione. E che ringrazio di cuore.

di Giulia Raciti

 

"In questo progresso scorsoio

non so se vengo ingoiato o se ingoio" (Andrea Zanzotto)

 

E' questa la frase che meglio penso possa sintetizzare l'incontro che i soci e gli amici di Tulime hanno avuto con Michele Nardelli. Il 6 giugno, presso i locali dell'Associazione Next, coloro che più sono vicini all'associazione e al suo impegno si sono riuniti, in un afoso sabato pomeriggio palermitano, per dare il benvenuto a Michele. Alcuni di noi lo conoscevano già, altri, come me, lo avevano soltato sentire nominare, associato a quel "Darsi il Tempo" che tanto ha ispirato e ispira l'azione di Tulime e il suo "modo" di fare, di concepire, di pensare la cooperazione.

E' proprio a partire da un lontano incontro nella città di Parma che la Cooperazione di Comunità diventa allo stesso tempo principio e mission di Tulime, un pensiero al quale l'associazione non dimentica mai di volgere lo sguardo durante l'organizzazione della sua vita associativa, nel suo modo di pianificare, di coordinare e di valutare gli interventi sia nel territorio che nei paesi del Sud del mondo, nel coltivare con pazienza i semi di una cooperazione che segue un modello nuovo, vicino alle comunità con le quali si entra in relazione. 

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Il valore delle parole, la fatica del guardare oltre
La città del Festival

Il Festival dell'economia compie dieci anni

 

di Michele Nardelli

 

(30 maggio 2015) Il festival dell'economia è giunto alla sua decima edizione e non c'è dubbio che si sia trattato di una manifestazione di successo per le decine o forse centinaia di migliaia di persone coinvolte, per la qualità degli interlocutori coinvolti, per l'immagine di questa terra ed infine anche per l'indotto che ne è venuto attraverso il turismo culturale che rappresenta oggi uno dei segmenti più interessanti dell'economia locale.

Pensiamo al valore prodotto nel corso degli anni dalle proposte museali, dal Mart al Castello del Buonconsiglio, dal Museo storico del Trentino a Castel Thun, dal Filmfestival internazionale della Montagna al Festival dell'economia, per arrivare all'esplosione (di visitatori e di idee) in questo primo anno del Muse. Potremmo affermare che grazie alla cultura (e agli investimenti che l'autonomia le ha saputo riservare) il Trentino ha saputo reggere la sfida del tempo e dei cambiamenti di fondo che chiamiamo crisi.

Nel delirio del fare, emerge il valore della parola, della conoscenza, della relazione. Anche quando, le parole faticano a delineare nuovi pensieri e scenari. Vorrei dire che se in questi dieci anni di festival dell'economia qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto è proprio questo aspetto, peraltro non marginale: la capacità di visione.

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Angelus Novus
La copertina del libro

Walter Benjamin

Angelus Novus

Saggi e frammenti

Einaudi, 1962

Questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1962 da Einaudi, raccoglie i testi più rappresentativi, dai saggi filosofici Per la critica della violenza, Destino e carattere, Sulla facoltà mimetica, a quelli più letterari su Baudelaire, Kafka e Goethe: tutti scritti rivelatori di una particolare forma di saggismo in cui le "affermazioni sulla vita" non possono prescindere dall'analisi di un determinato "paesaggio culturale" ... e che mettono in luce le risorse di un laboratorio di pensiero tra i più fervidi e originali del Novecento.

24 maggio, il mio plauso ad Arno Kompatscher
Lugli

L'inizio di una guerra che ha causato morti e sofferenze non è un evento da festeggiare e mi sembra inappropriato esporre la bandiera. Accoglierò invece l'invito ad osservare un minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime, per non dimenticare e per impegnarsi affinché simili eventi non si ripetano: è quanto ribadisce il presidente della Provincia Arno Kompatscher in vista del 24 maggio.

In seguito alla discussione di questi giorni in merito all'esposizione delle bandiere domenica 24 in memoria dell'entrata in guerra dell'Italia, il presidente della Provincia Arno Kompatscher puntualizza la sua posizione in una nota.

"L'inizio di una guerra - ribadisce Kompatscher - non è un evento da festeggiare. Per questo motivo mi sembra inappropriato esporre le bandiere nella giornata di domenica e ribadisco che non sarà fatto sugli edifici pubblici di mia competenza. Diverso sarebbe stato se ci avessero chiesto di esporre le bandiere a mezz'asta, in segno di lutto per le morti e le sofferenze che la Prima guerra mondiale ha causato in tutta Europa e non solo."

"Nella giornata di domenica - prosegue il Presidente - accoglierò invece l'invito ad osservare un minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime dell'evento bellico e della distruzione che la guerra sempre porta con sé. Il messaggio è chiaro: ricordiamo un tempo di tragica sofferenza e ci impegniamo affinché eventi del genere non si ripetano".

I numeri della "grande guerra":

9.722.000 soldati sui vari fronti (cifra sottostimata)

Un milione di civili morti durante le operazioni militari.

6 milioni di vittime per gli effetti che oggi definiremmo cinicamente “collaterali”: carestie, epidemie, pogrom...

21 milioni di feriti.

La nota del presidente dell'Alto Adige - Sud Tirolo ha generato una ridda di proteste e indignazioni. E' la testimonianza di quanto questo nostro tempo sia ancora pregno di cultura nazionalista e di quanto poco si sia elaborato sulla prima guerra mondiale. Basterebbe dare uno sguardo alle cifre della prima guerra mondiale per comprendere questa tragedia ma la retorica del centenario tende a nasconderle.

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A Padova, in un tardo pomeriggio di primavera...
Padova, un\'immagine dell\'incontro

(14 maggio 2015) “Desiderio di buona politica”: potrei definire così l'incontro che si svolge alla Camera del Lavoro di Padova nel tardo pomeriggio di mercoledì scorso. Una sala di attivisti sindacali, di rappresentanti di associazioni per la pace e di giovani che mi ascoltano con attenzione nella trattazione di un tema di grande attualità: "Come si costruisce il nemico". Un tema che potrebbe essere declinato in tanti modi e che provo a sviluppare attorno alla questione cruciale dello "scontro di civiltà".

Gli amici di Padova che mi hanno invitato stanno realizzando un percorso sul centenario della prima guerra mondiale, incontri, libri, viaggi di studio... del quale questo incontro è parte integrante. Siamo a Padova, un sindaco leghista dopo dieci anni di amministrazione di centrosinistra... siamo nella sede della Cgil dove il tema del lavoro s'incontra ogni giorno con la solitudine dei lavoratori e con il propagarsi del “prima gli italiani”.

Il volantino dell'iniziativa

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L'uomo solo
Cesare Pavese, ritratto

Una splendida poesia di Cesare Pavese nell'interpretazione di Leo Ferrè.

«Non è possibile sapere se Léo Ferré e Cesare Pavese si siano mai effettivamente incontrati; ma un "incontro" è qualcosa che va ben al di là della semplice conoscenza personale. In questo senso, il fatto che Léo Ferré abbia deciso di mettere in musica e di cantare, nella lingua originale italiana, questa impressionante poesia di Cesare Pavese è un autentico incontro, e dei più fecondi.

La poesia dell'uomo solo, uscito dal carcere, e che nel carcere aveva lungamente sognato sensazioni, sapori (il pezzo di pane che sa di lepre, l'odore del vino nell'osteria)...in una parola, la vita perduta, quella che gli era stata preclusa dal potere che lo aveva rinchiuso in una cella. Una volta uscito, il recupero di queste sensazioni si rivela semplicemente impossibile: tutte le sensazioni di una volta se le sono prese gli altri. A lui non resta più niente. La prigione, fisica e forse anche dell'anima, s'è presa tutto quanto. Il pane non solo non sa di lepre, ma non sa più neanche di pane. Il vino sa di nebbia. Solo alla fine, assieme alla sua cagna su un argine, ritrova un barlume quando compare la lepre; ma è una lepre viva, che corre, che gli rammenta la vita...». (Riccardo Venturi)

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=3Sy1HQP8uJ8

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Il rabbi molesto
La copertina del libro

Fabio Bonafè

Il rabbi molesto

Sul lato antipatico di Gesù

Italic, 2014

E' così offensivo e inaudito chiedersi se nell'immagine di Gesù, come ci viene offerta nei racconti canonici, non vi sia già un tratto intollerante e fanatico? Se non vi sia già nella sua personalità, in certi momenti del suo parlare e del suo agire, una impazienza prevaricatrice, una rigidità che configura scontri e condanne e, in fondo, anticipa soltanto una lunga storia di intolleranze e di violenze?

Ho trovato questo libro di Fabio Bonafè, che pure affronta un tema difficile e che potrebbe apparire irritante, non solo coraggioso ma anche espressione di una profonda religiosità. Ponendo domande scandalose, ma non per questo gridate, proponendo di «rileggere le storie del rabbi di Galilea in maniera più innocente, concedendosi il dovere dell'intelligenza e la possibilità della disapprovazione».

Parliamo di noi, di quel che siamo
Il Mediterraneo nel tempo del Sabir

E' il tema dell'attraversamento il centro dell'intervento di Michele Nardelli in occasione della presentazione, venerdì scorso, a Trieste della rete di Terra Madre Balcani e dei viaggi del turismo responsabile nell'Europa di mezzo. Parole che invocano un cambio di pensiero, anche di fronte alle ormai quotidiane tragedie del mare.

di Michele Nardelli

Di che cosa stiamo parlando? Parliamo di Europa, anzi del cuore dell'Europa. E dunque di noi.

C'è un passaggio particolare che mi ha colpito nell'ultimo libro di Paolo Rumiz “Come cavalli che dormono in piedi”. Scrive Rumiz: «...Vado in treno, naturalmente, perché il viaggio è sogno, e io covo una nostalgia insana del vecchio Orient Express e del train de nuit Lubiana-Mosca dal samovar fumante in fondo al corridoio. Parto per maledire lo squallore dell'oggi, perché persino durante la Guerra fredda andare ad est era più facile e la rete di ferro tagliava fiumi foreste e montagne meglio che in questi tempi ipocriti in cui, nonostante i proclami, c'è meno Europa di cento anni fa».

Sì, meno Europa di cent'anni fa. Perché nonostante le istituzioni, le regole, la velocità nelle comunicazioni, nella cultura (o semplicemente nel sentire) delle persone siamo ancora immersi nel delirio degli stati nazione.

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Un'altra storia, o forse no.
Prijedor agli inizi del Novecento

Lo sguardo reciproco che la distanza propone

di Michele Nardelli

Ritorno a Prijedor dopo sei anni di assenza. Non nascondo l'emozione di essere di nuovo qui, in questa città un tempo “maledetta” per l'ingorgo che la travolse negli anni '90.

Sarà per la stagione ancora fangosa, per la pioggia che spesso mi accompagna in questo luogo o, ancora, per il degrado che segna gran parte dell'ambiente circostante... ma ho l'impressione che con quell'ingorgo ancora questa città debba fare i conti.

Sì, certo. Molte cose sono cambiate da quel marzo 1996 quando per la prima volta nella mia vita la guerra e i suoi effetti si materializzavano intorno a me attraverso le macerie annerite dal fuoco, l'odore rancido che non ti levavi di dosso, la polvere che ti entrava nelle viscere, lo sguardo vuoto di chi incrociavi per strada.

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