"In questo progresso scorsoio, non so se vengo ingoiato, o se ingoio"

Onda su onda...

Effetti collaterali

Il premier Matteo Renzi sostiene che il calo della partecipazione in occasione delle elezioni di domenica scorsa – che ha visto in Emilia Romagna poco più di un elettore su tre recarsi ai seggi – rappresenti “un dato secondario”.

 

Per chi ha un briciolo di cultura istituzionale c'è da rimanere senza parole. Per due buoni motivi.

 

Il primo è che mai si può considerare più importante l'esito del voto per un partito rispetto all'esercizio della democrazia da parte dei cittadini. Il secondo è che in questo modo si esprime quella cultura plebiscitaria che non richiede partecipazione, corpi intermedi, assunzione di responsabilità, né tanto meno territori consapevoli capaci di autogoverno. 

 

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Archivio “Onda su onda”

Primo piano

  • Rilanciare l'anomalia politica trentina

    (17 novembre 2014) Ho posto più volte in queste settimane l'esigenza di riprendere un cammino di ricerca politica originale a fronte di un Trentino che ha smarrito la sua capacità di essere laboratorio politico e in progressiva omologazione al quadro nazionale. L'ho fatto in forma pubblica, attraverso questo blog, e privata nelle occasioni di incontro o di converszione che ho avuto con le persone che dell'anomalia trentina sono state a vario titolo protagoniste.

     

    Domenica sul quotidiano "Trentino" Lorenzo Dellai riprende con un suo intervento (che trovate in allegato) la necessità di rilanciare la positiva anomalia politica che tanto ha contribuito a fare diversa questa terra indicando anche un giorno, il 6 dicembre p.v., per riprenderne il filo conduttore.

     

    Non può che farmi piacere e penso che quell'appuntamento sia più che mai opportuno, purché la reazione dei vari interlocutori non sia quella gattopardesca che si esprime ad esempio nello stupore di un Panizza come se quanto accaduto in Trentino negli ultimi mesi rappresentasse la naturale continuità del passato.

     

    L'articolo di Lorenzo Dellai

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  • Venticinque anni fa

    (9 novembre 2014) Nella notte del 9 novembre 1989 la mitica Trabant attraversava il muro. Diventò il simbolo della fine di una storia. Nessuno se l'aspettava, almeno in forme così rapide e sconvolgenti. Eppure eravamo lì. No, non eravamo a Berlino in quella notte fra il 9 e il 10 novembre 1989 in cui tutto cambiò, ma eravamo sul pezzo, non rincorrevamo gli avvenimenti. Noi eravamo quegli avvenimenti.

     

    Proprio in quelle ore, nelle sale del Centro S.Chiara di Trento, avevamo convocato quello che già nelle nostre intenzioni doveva essere l'ultimo congresso di DP del Trentino. Non era un passaggio qualsiasi, ne avevamo la consapevolezza. Ma non si trattava del colpo di testa di qualcuno, era l'esito di un'elaborazione collettiva e di un confronto maturati nel tempo, quand'anche furono in molti a non condividere quella scelta. Demmo vita a Solidarietà, era il 12 novembre 1989, una domenica d'autunno. Era l'avvio di una sperimentazione originale che negli anni a seguire contribuì a fare di questa nostra terra una positiva anomalia politica.  

     

    L'articolo su la Repubblica del 14 novembre 1989

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  • Articolo 18, un dibattito fuori dal tempo

    di Michele Nardelli

     

    (Ottobre 2014) L'acceso dibattito sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (vedi allegato) non mi piace affatto. Lo ritengo datato e fuorviante, funzionale ad uno scontro simbolico fra due approcci entrambi fuori dal tempo ma che ancora segnano la dialettica politica italiana.

    Sia chiaro. Considero la Legge 300 del 1970, lo Statuto dei Lavoratori, fra le più significative conquiste di civiltà che il ciclo di lotte degli anni '60 abbiano prodotto, consolidando sul piano legislativo quel che si era costruito nel conflitto sociale sul piano delle relazioni industriali e sindacali.

    Prima di allora, infatti, era l'arbitrio. Tranne che in alcune grandi aziende dove i rapporti di forza erano favorevoli ai lavoratori, nel vasto tessuto industriale ed artigianale del paese il datore di lavoro aveva prima di allora piena padronanza, disponendo attraverso il licenziamento di un'arma di ricatto molto forte. Con l'introduzione del principio di “giusta causa” venne invece sancita la sindacabilità del licenziamento, con riferimento alle aziende che avevano più di quindici dipendenti. 

    Lo Statuto dei lavoratori

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  • Un modo diverso di declinare la pace

    (12 marzo 2014) Oggi si conclude il mio mandato di presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Un'esperienza molto bella ed intensa della quale vorrei ringraziare le molte persone che, con il loro impegno e intelligenza, l'hanno resa possibile. Il bilancio di cinque anni di lavoro lo potete trovare su questo sito. Ho provato a sintetizzarne il significato in questo breve scritto.

    di Michele Nardelli

    Un marinaio genovese del XVI secolo che diviene “Sinan kapudan pascià”, il fiulin “vegni gio con la piena” nella Milano degli anni '50 che “tacà sul respingent” di un tram scopre un mondo senza limiti, il poeta maledetto che intravede in una delle sue “illuminazioni” quel che sarebbe accaduto con l'industria della morte nel “tempo degli assassini”.

    Tre immagini fra le tante, attraverso le quali abbiamo proposto una originale declinazione di quelle parole – pace e diritti umani – che nella foschia di questo tempo strano hanno smarrito il loro significato e la loro capacità di comunicare.

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  • «Presenti al nostro tempo»

    La relazione di Michele Nardelli all'assemblea del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani

     

    (14 dicembre 2013) Siamo così giunti alla conclusione del mio mandato come presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Un'esperienza bella e stimolante che ho cercato di interpretare con sensibilità, dedizione e pensiero. "In direzione ostinata e contraria" ha commentato Erica Mondini citando Fabrizio De Andrè nel corso dell'ultima sessione dell'assemblea del Forum svoltasi stamane a Palazzo Trentini.

    Del resto, bastava scorrere il materiale consegnato ai numerosi partecipanti per comprendere l'intensità ma anche la qualità del lavoro svolto in questi quasi cinque anni, un bilancio del quale la mia relazione è parte integrante.

     

    La relazione di Michele Nardelli

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  • Tornare alla terra

    S'intitola "Terra madre. Filiere corte, fondi rustici, animazione territoriale, certificazione di qualità nell'azione legislativa di Michele Nardelli".

    E' una sorta di rapporto sul lavoro svolto sul tema dell'agricoltura nella legislatura che si è appena conclusa, ma insieme una proposta per mettere al centro dell'azione del futuro governo del Trentino il territorio, le sue vocazioni e la qualità delle sue produzioni.

    Tornare alla terra, un progetto politico.

    L'opuscolo sull'agricoltura

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  • Fare meglio con meno, il mio manifesto programmatico

    "Fare meglio con meno". Il mio manifesto programmatico

    Non è un bilancio del lavoro svolto e nemmeno il libro dei sogni. E' uno sguardo sul Trentino fra passato, presente e futuro. Un po' come l'idea di "Fare meglio con meno": l'essere orgogliosi di quel che abbiamo realizzato in questi anni riuscendo a tenerci lontani dalle politiche del rancore, il vederne le criticità e l'essere esigenti con noi stessi, la consapevolezza che con minori risorse finanziarie dovremo dare il meglio di noi, valorizzando il patrimonio di sensibilità, di competenze e di esperienze di ciascuno.

    Il mio manifesto programmatico

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L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve

sabato, 29 novembre 2014 ore 17:30

Aldo Lugli

Inaugurazione della mostra "L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve" *

 

«... Hanno come un fervore di fabbrica gli ossari.
Vi si ricevono ordini, ordinazioni eterne. Vi si smista.
All’asilo, certi pazzi-di-guerra, ancora vivi
allevano maiali; traffici con gli ossari...». 

Andrea Zanzotto

 

29 novembre 2014 - 28 febbraio 2015

Magazzino delle idee - TRIESTE

28 marzo - 26 luglio 2015

Castello del Buonconsiglio - TRENTO

 

a cura di Piero Del Giudice

 

* per il catalogo della mostra, un breve saggio di Michele Nardelli "Il Novecento, un secolo che nasce e muore a Sarajevo"

 

Enti promotori

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trieste, Provincia Autonoma di Trento, Fondazione Museo storico del Trentino, Umjetnička Galerija Bosnie i Hercegovine (Galleria Nazionale d’Arte, Sarajevo), Kinoteka Bosnie i Hercegovine (Cineteca Nazionale, Sarajevo)

 

Trieste, Magazzino delle Idee, Corso Cavour (ingresso lato mare)

L'invito

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Coniughiamo dimensione e aspirazione
Foto di Carlo Nardelli

Nei giorni scorsi Lorenzo Dellai ha proposto di dar vita ad un cantiere politico per rilanciare il Trentino come terra di sperimentazione originale, lanciando l'idea di un appuntamento per il prossimo 6 dicembre. Alessio Manica, capogruppo PD in Consiglio Provinciale, con questo intervento apparso oggi sul Trentino, riprende la proposta e rilancia.

 

di Alessio Manica

 

(26 novembre 2014) Ha ragione Lorenzo Dellai quando parla della necessità di aprire una riflessione ampia sul futuro del Trentino. Ne parliamo in tanti, e sicuramente da parecchio tempo, ormai da anni e a questo punto credo proprio sia giunto il momento di passare ai fatti, aprendo una riflessione ampia e partecipata sul futuro del Trentino e dell’Autonomia, dalla quale derivare un progetto politico e di governo capace di aggregare trasversalmente chi ha cuore il futuro nostro e del nostro territorio.

 

Non possiamo negare che se un’anomalia trentina c’è stata, con riferimento alla lunga stagione in cui la nostra Provincia è riuscita ad essere laboratorio politico ed amministrativo innovativo, questa si è un po’ persa negli ultimi anni. Va recuperato quello slancio politico e culturale necessario a valorizzare la nostra specialità.

 

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Amianto, tragedia della modernità
materiale pubblicitario inizio secolo

di Michele Nardelli

 

(24 novembre 2014) Aver lavorato per un paio d'anni nell'elaborazione e nella gestione dell'iter legislativo fino all'approvazione della Legge Provinciale n.5/2012 “Il Trentino libero da amianto” mi ha fatto maturare una particolare sensibilità di fronte alla moderna tragedia rappresentata dall'inquinamento da “asbesto”, un minerale il cui nome viene dal latino asbestus e dal greco asbestos, ovvero “inestinguibile”. E' probabilmente questa l'origine del termine commerciale “Eternit”, la lega di cemento e amianto che all'inizio del Novecento rappresentava uno dei simboli della modernità. Le sue qualità e la sua economicità ne facilitarono la diffusione in ogni parte del mondo (insieme ad altri composti contenenti amianto, vedi allegato), tanto da diventare tragicamente “inestinguibile”.

 

Nel corso degli anni venne infatti provata la relazione fra l'aspirazione anche occasionale di particelle di fibra di amianto e l'insorgere di una delle più gravi patologie cancerogene, il mesotelioma (pleurico o, più raro, intestinale). Ciò nonostante la produzione e la commercializzazione di prodotti contenenti amianto è proseguita in gran parte del mondo, tranne nei 38 paesi (i 28 dell'Unione Europea e altri dieci stati) che l'hanno messa al bando e dove pure l'utilizzo quale eredità del passato è proseguito malgrado l'asserita nocività.

 

catalogo sull'uso dell'amianto

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L'Europa, il Mediterraneo e lo 'scontro di civiltà'

martedì, 2 dicembre 2014 ore 17:30

Cordoba, l\'antica moschea

La Società Dante Alighieri promuove una conferenza dibattito sul un tema di particolare attualità: «L'Europa, il Mediterraneo e lo “scontro di civiltà”». A discuterne con il pubblico, Michele Nardelli, formatore ed esperto sull'area mediterranea e balcanica.

 

 

Trento, Associazione culturale Antonio Rosmini. via Dordi 8

La locandina della conferenza

Spagna: tra il referendum catalano e Podemos
Piazza catalana

 

di Steven Forti

(24 novembre 2014) Negli ultimi tempi della questione catalana ne abbiamo parlato in diverse occasioni. E non senza ragioni. Dal settembre del 2012 la Catalogna è uno dei nervi scoperti della crisi spagnola: cinque manifestazioni a Barcellona con una partecipazione sempre superiore al milione di persone negli ultimi quattro anni e mezzo (la manifestazione del luglio 2010 contro la sentenza del Tribunale Costituzionale riguardo al nuovo Statuto d’Autonomia, le tre Diades dell’11 settembre del 2012, del 2013 e del 2014 e la consultazione non vincolante sull’indipendenza dello scorso 9 novembre) non sono cosa da poco. Quest’ultima doveva essere il momento clou e così, in un certo senso, è stato. Momento clou, ma non quello “definitivo”.

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Afghanistan 2014, importanti riconoscimenti internazionali

giovedì, 4 dicembre 2014 ore 18:00

Razi e Soheila

Non è ancora un film compiuto, manca infatti il terzo episdio, ma "Afghanistan 2014" ha già ricevuto due importanti riconoscimenti internazionali nel Festival cinematografico di Venezia e in quello di Kazan.

Il 4 dicembre al Cinema Astra di Trento, oltre alla proiezione dei primi due episodi ci sarà anche un momento di festa per Razi e Soheila Mohebi, non solo registi ma anima del progetto che, è bene ricordarlo, è stato volut e sostenuto dal Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani e dalla Filmwork.

Trento, Cinema Astra

La locandina dell'incontro

Senza il vento della storia
La copertina del libro

Franco Cassano

Senza il vento della storia.

La sinistra nell'era del cambiamento

Laterza, 2014

 

A lungo la sinistra ha pensato che nelle sue vele soffiasse il vento della storia. Oggi che tutto è cambiato, che quel vento non le ha riconosciuto alcuna primazia, che anche il suo popolo non è più lo stesso, la sinistra sembra essersi ritratta in una posizione difensiva e risponde con sdegno all'accusa di conservatorismo.

In verità le sue ragioni sono tutt'altro che scomparse, ma per farle rientrare nella partita del mondo è necessario che smetta di sentirsi ospite innocente in un universo cattivo e abbandoni ogni nostalgia. Perché la globalizzazione non è solo una banale restaurazione, non è solo espropriazione e sradicamento, ma un gioco di dimensioni planetarie nel quale nuovi protagonisti si affacciano sulla scena della storia. E a questo gioco largo e imprevedibile, pieno di pericoli e di opportunità, non ci si può sottrarre.

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Calabroni, alluvioni, principio di Daniel Bernoulli e Matteo Renzi
Il Sole e la Terra

di Francesco Prezzi

(19 novembre 2014) Sarebbe troppo facile polemizzare sulle convergenze che si stanno avendo in questi giorni tra Matteo Renzi, il non comico Beppe Grillo, il non imprenditore Berlusconi e l’imprenditoria pitocca. Che la politica di Matteo Renzi sia avviata ormai verso la crisi è un dato inconfutabile perché non riuscirà a risolvere nessuno dei problemi in cui l’Italia si trova (burocrazia, mancati investimenti in nuove produzioni, mafia, dissesto idrogeologico, corruzione, ecc.). Certo, si possono vincere le elezioni trovando dei nemici interni: questa tattica è vecchia come il mondo, ma quando non si ha alcuna cultura minimamente scientifica si andrà verso la catastrofe. Quando si confonde l’Economia con Tecnica bancaria e ci si affida ai Sorbonagri, ai Sorbonicoli o ai Bocconicoli... il risultato è prevedibile, ormai quasi scontato.

 

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Una deriva inarrestabile
Mart

Le dimissioni di Cristiana Collu nell'editoriale di Ugo Morelli sul Corriere del Trentino del 18 novembre scorso.

 

di Ugo Morelli

 

(18 novembre 2014) “Non c’è da vergognarsi ad essere pazzi, semmai c’è da vergognarsi a fingere che vada tutto bene”. Così Sara Benincasa qualche giorno fa su Internazionale. L’annuncio delle dimissioni di Cristiana Collu da Direttrice del Mart è solo l’ultimo evento di un progressivo e costante degrado che prosegue in Trentino.

In pochi mesi si sta verificando un vero e proprio processo di decomposizione di un intero modello di governo e del disegno che lo aveva concepito e sostenuto. Parlando con le persone si avverte che i più sensibili e responsabili mostrano una forte preoccupazione. Vi è poi chi cerca di vedere se per caso qualcosa non cambi nella capacità di visione e di governo.

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'a ggente
Eduardo

(31 ottobre 2014) Chi ama Napoli, non può non amare Eduardo De Filippo, il grande maestro del quale oggi ricorre il trentennale della morte. Per parte mia lo voglio ricordare con una poesia del 1949, che ci dice molto del suo sguardo curioso e ironico sul mondo.

 

'a ggente

 

'a ggente ca me vede mmiez' 'a via
me guarda nfaccia e ride. Ride e passa.
Le vene ammente na cummedia mia,
se ricorda ch'è comica, e se spassa.



Redite pe' cient'anne! Sulamente,
v' 'o vvoglio dì pe' scrupolo 'e cuscienza:
io scrivo 'e fatte comiche d' 'a ggente...
E a ridere, truvate cunvenienza?



...Nun credo

Un mondo senza alternative
Oltre il muro

Questo articolo è stato scritto da Zygmunt Bauman per la webzine europea Eutopia Magazine promossa da Laterza con altri editori europei, Telecom e la London School of Economics per l'inserto sul crollo del Muro di Berlino che comprenderà, tra gli altri, anche interventi di Ivan Krastev, Valerio Castronovo, Wolfgang Schuller e Gianni Riotta.

 

di Zygmunt Bauman

 

(8 novembre 2014) Sulle rovine del Muro di Berlino aleggia lo spettro di un mondo senza alternative. Non è la prima volta che uno spettro simile fa la sua comparsa: la novità fondamentale è che stavolta aleggia sul mondo intero. Nei secoli di sovranità territoriale e indipendenza che hanno fatto seguito alla Pace di Vestfalia, nel 1648, l'assenza di alternative (in sintonia con la formula cuius regio eius religio, dove la religio successivamente sarebbe stata rimpiazzata con la natio) era confinata allo spazio racchiuso nei confini di un singolo Stato; c'erano alternative in abbondanza nelle vaste distese che cominciavano dall'altro lato del confine, e lo scopo principale della sovranità territoriale era quello di impedire a queste alternative, per amore o per forza, di varcare quella linea. Il perforamento e lo smantellamento del Muro di Berlino hanno fuso gli spettri locali dell'assenza di alternative in un unico spettro mondiale.

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L’altra metà della piazza
Barcellona

 

di Federico Zappini

(15 novembre 2014) Oggi sarà inaugurata la “nuova” Piazza Dante e – al netto delle lungaggini e dell’impossibilità di un giudizio definitivo prima di viverla davvero – si tratta di una buona notizia. Sono passati diversi anni da quando partecipai (con molti altri) alla serata di presentazione del progetto comunale, portando la richiesta - forse brusca nella forma, ma certamente appassionata e sincera – che si tenesse in considerazione oltre alla dimensione architettonica e spaziale anche quella sociale. L’altra metà della piazza. Certo la riqualificazione dei vialetti, la bonifica del lago, lo sfoltimento delle piante, la destinazione a gelateria della bellissima Palazzina Liberty; ma come non interrogarsi sull’efficacia di tali interventi se poco più in là – appena oltre i limiti temporanei del cantiere - incrociamo fenomeni di marginalità grave sempre più marcati, percepiti e spesso mal sopportati.

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Sei idee a costo zero per cambiare il paese
Salone del gusto 2014

Dal 23 al 27 ottobre si è svolta a Torino una nuova edizione del Salone internazionale del Gusto - Terra Madre. Quello che segue è l'intervento di Carlo Petrini.

 

di Carlo Petrini

 

(6 novembre 2014) In tanti anni abbiamo visto cambiare il focus del mondo sull’alimentare italiano che prima era su Cibus, che mostrava la potenza di un’industria alimentare prepotente. Ma che è cambiata, anche grazie a noi, e ora le nostre industrie del cibo possono andare nel mondo senza paura di fare brutte figure sul fronte etico, ne hanno guadagnano di prestigio. Con Slow Food, Salone e Terra Madre è cambiato tutto: basta pensare allo spazio del cibo in tv, al fatto che non c’è Comune che non sia orgoglioso di una cipolla, di un peperoncino, di un prodotto che è simbolo di identità, diventa mito. E non si costruisce nessuna forza senza il mito; e il mito, a volte, è anche un prodotto semplice in cui comunità intere vedono il lavoro dei loro padri, il valore di un territorio, e creano il mito che dà forza all’economia. Ha fatto bene il Salone del Gusto a trasformarsi, dal 1996, in modo internazionale: senza essere sciovinisti, accogliendo e mostrando tutte le comunità del cibo del pianeta abbiamo portato il mondo a Torino.

E io vorrei che Expo 2015 a Milano fosse un po’ anche questo: se “se la canta e se la suona” sulla potenza dell’Italia, non va bene. Serve più umiltà: l’Italia accolga il mondo, e non per i suoi prodotti, ma per i suoi contenuti, perché o questa Expo, nei pochi mesi che mancano, si costruisce una vera anima che ancora non ha, o altrimenti avremmo sì i capannoni a posto, ma non riusciremo a passare alla storia.

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Cacciari: 'Matteo abbatte i simboli della socialdemocrazia per sedurre il centrodestra'
Massimo Cacciari

Il professore: "Il premier agita bandiere ideologiche e di fatto allontana le due anime del Pd. Una scissione? Non la teme e forse, sotto sotto, la desidera"

 

di Sebastiano Messina (dal sito www.repubblica.it)

 

(28 ottobre 2014) «Non c’è nulla di casuale, nulla di improvvisato, nell’attacco di Matteo Renzi al posto fisso e all’articolo 18. Lui sta abbattendo i simboli della sinistra socialdemocratica per penetrare nel centrodestra con il progetto del Partito della Nazione. E’ un piano lucidissimo». Non è per niente stupito, Massimo Cacciari, della durezza dello scontro che si è acceso nel Pd.

Professor Cacciari, non è la prima volta che un presidente del Consiglio di sinistra dice che è finita l’epoca del posto fisso (lo disse D’Alema 15 anni fa). Eppure stavolta sembra diventato lo spartiacque tra le due anime del Pd, quella che si è radunata alla Leopolda e quella che è scesa in piazza con la Cgil. Perché?

«A volte il tono è tutto. Mentre gli altri dicevano queste cose con un tono di analisi, anche spietata, Renzi mi presenta un destino come se fosse un suo successo personale: ah che bello, finalmente è finita l’epoca del posto a tempo indeterminato! Ma come si fa a non comprendere il carico di ansia, di frustrazioni che una situazione di questo genere può determinare? Un politico non può fermarsi all’analisi: deve dirmi quali sono i rimedi. Deve dirmi quali ammortizzatori sociali ha previsto, e quali garanzie avranno i lavoratori senza più posto fisso per la loro pensione».

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Ti penso a Belgrado...
Rossana Fontanari

In serata arriva una di quelle telefonate che non vorresti mai ricevere. Rossana è morta. Un incidente... Difficile definire così il fatto di venir travolti sul ciglio della strada da un automobile guidata da un irresponsabile che non s'è nemmeno fermato e che poi si è dileguato nel buio.

Rossana Fontanari lavorava da diversi anni nella cooperazione di comunità con i Balcani, prima nel Tavolo con il Kosovo e poi nell'Associazione Trentino con i Balcani che ha messo in rete gran parte delle esperienze di cooperazione trentina nella regione.

Il suo impegno era rivolto in particolare all'area sulla memoria e l'elaborazione del conflitto, tematica di grande spessore che in questi anni l'aveva messa a confronto con i lati più complessi della relazione con i paesi usciti dalla guerra degli anni '90 ma non per questo pacificati. Un lavoro difficile ma anche straordinariamente interessante tanto che sull'accompagnamento dei ragazzi dell'enclave di Gorazdevac (sobborgo serbo di Peja-Pec) ne aveva fatto un importante lavoro di ricerca.

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Il Senato: da ente inutile a ente pericoloso?
L\'atto di firma della Costituzione Italiana

La decapitazione del Parlamento

di Raniero La Valle

Pubblichiamo il testo dell’audizione di Raniero La Valle, presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione, presso la I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il 20 ottobre 2014, in occasione dell’inizio del dibattito della Camera sulle riforme costituzionali

(21 ottobre 2014) Grazie al presidente Sisto e ai colleghi deputati per questo invito. Credo che la cosa più utile che io possa fare sia di farvi conoscere le reazioni alla riforma costituzionale che si sono manifestate in quell’ area di opinione del Paese che si riconosce o è in sintonia con le posizioni espresse dai Comitati Dossetti per la Costituzione di cui io sono il presidente eletto. 

Dico, per i colleghi più giovani, che Giuseppe Dossetti è stato un grande costituente, uno dei principali ispiratori della Costituzione e di molti suoi articoli. Per lui la Costituzione non era semplicemente una legge per così dire rinforzata, era un patto non solo politico ma morale tra i cittadini e lo Stato, tra il popolo e le istituzioni; la Costituzione era un bene comune ed era così importante per lui che la mise perfino sopra la sua successiva scelta di vita monastica, tanto che quando la Costituzione fu in pericolo scese dal suo eremo per tornare nella città, nella politica, per difenderla; e ai giovani a cui cercava di insegnare la vita cristiana disse un giorno che se avessero fatto cilecca con i dieci comandamenti, sarebbe già stato molto se fossero rimasti fedeli ai valori della Costituzione.

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Boschi: le Regioni a statuto speciale andrebbero abolite
la misura è colma

La misura è colma

«Ora non possiamo proporlo, ma sarei favorevole all'abolizione delle Regioni a statuto speciale». Lo ha detto il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, al tavolo di discussione cui ha partecipato alla Leopolda di Firenze. Sollecitata dalle persone che hanno affollato la discussione, Boschi ha precisato: «Se proponessimo adesso l'abolizione delle Regioni a statuto speciale, rischieremmo di non portare a casa il risultato e di incorrere nell'errore degli ultimi 30 anni, cioè che per cercare di avere la riforma ideale non portiamo a casa niente». «Abbiamo messo mano a tante cose - ha detto ancora Boschi - il progetto è ambizioso e ci vede tutti insieme. Per fortuna, l'esperienza della democrazia italiana non finisce qui. Portiamo a casa questo risultato».

Fin qui la nota di agenzia. Che dire? Rimango allibito, senza parole... Mi limito a prendere atto che questo non è il mio governo. E che se non si costruisce rapidamente una diversa prospettiva politica, come andiamo dicendo da tempo, territoriale ed europea, siamo degli irresponsabili.

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Perturbare la pace
Prima guerra mondiale

(21 ottobre 2014) Presenti al proprio tempo. Ho usato queste parole, nel dicembre scorso, a conclusione della mia esperienza, bella e stimolante, alla presidenza del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Descrivendo così il tratto distintivo di un percorso nel quale ho – ma è più giusto dire abbiamo – cercato di far uscire la pace dalla retorica banalizzante in cui da tempo si è cacciata.

Un lavoro impervio. Non solo perché oggi la guerra continua ad essere il modo normale con cui si regolano i conflitti, ma anche perché il pacifismo si è arenato nei propri rituali, incapace di rompere gli steccati della propria autoreferenzialità.

Ci abbiamo provato, non so con quale esito. Certamente testimoniando che c'è un modo diverso di declinare la parola "pace", indagando la guerra fin dentro la banalità del male. Una strada originale che ha avuto il merito di intercettare le grandi questioni del nostro tempo, dallo “scontro di civiltà”, al cruciale tema del “limite”, all'elaborazione del Novecento nel centenario del “secolo degli assassini”. "Perturbare la pace" abbiamo detto, riprendendo la straordinaria suggestione di James Hillman.

Ora, nel vedere riproposta la marcia per la pace Perugia Assisi con il suo stanco rituale di parole d'ordine che nella loro astrattezza divengono retorica, provo una distanza crescente. Dietro la festa delle bandiere arcobaleno c'è a guardar bene un vuoto profondo, tanto nell'incapacità di tentare risposte alle aree di crisi in grado di condizionare l'agenda dei governi, come nel dotarsi di una agenda propria per sottrarsi alle continue emergenze e costruire – nel pensiero come nell'agire quotidiano – una consapevolezza ed un sentire diffuso. Per non parlare delle miserie umane che pervadono anche questi luoghi, quasi un tabù per i chierici della pace.

Penso che la pace richieda quello stesso cambio di pensiero di cui ha bisogno l'umanità per immaginare un futuro diverso dalla guerra di tutti contro tutti che la limitatezza delle risorse e l'indisponibilità a rivedere i propri stili di vita pongono in essere. E penso che il mondo della pace non abbia bisogno di anestetici per sentirsi meno solo.

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Un terribile amore per la guerra
copertina
James Hillman
Un terribile amore per la guerra
Adelphi

 

«C'è una battuta in una scena del film Patton, generale d'acciaio, che da sola riassume ciò che questo libro si propone di capire. Il generale Patton ispeziona il campo dopo la battaglia. Terra sconvolta, carri armati distrutti dal fuoco, cadaveri. Il generale solleva tra le braccia un ufficiale morente, lo bacia e, volgendo lo sguardo su quella devastazione, esclama: "Come amo tutto questo. Che Dio mi aiuti, lo amo più della mia vita"...»

«...I soldati sopravvissuti a una battaglia dichiarano, al ritorno, che quello è stato il momento più ricco di senso della loro vita, di un senso che ne trascende ogni altro...»

«... Scrivere di guerra rende più vicina la guerra, e anche la morte. Arriverò ad accompagnare il mio scritto fino alla fine? O sarò interrotto a metà strada? Facciamo che il libro sia un atto propiziatorio, un'offerta agli dei che governano queste cose... Strano che quello che suppongo sarà il mio ultimo libro approdi sulle rive di questo tema...»

Riconoscere la Palestina. Per fondare su altre basi un nuovo processo di pace.
Haifa

(16 ottobre 2014) Il Parlamento del Regno Unito vota a larga maggioranza la proposta del riconoscimento dello Stato di Palestina. Un'espressione dal forte valore politico, quand'anche non vincoli l'azione del Governo britannico. Qualche giorno fa era stato il Governo svedese a pronunciarsi per il suo riconoscimento, provvedimento che aveva un'immediata efficacia nelle relazioni diplomatiche fra i due paesi.

In questo modo i paesi che riconoscono lo Stato di Palestina sono 121, mentre altri 30 hanno un rapporto diplomatico con l'autorità nazionale palestinese pur non riconoscendo formalmente lo Stato di Palestina. Fra questi l'Italia. Per questa ragione ho aderito nei giorni scorsi ad una petizione con la quale si chiede al Governo italiano questo passaggio politico formale.

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Genova, non è la pioggia ad averla ridotta così...
Gustav Klimt

(13 ottobre 2014) Fra le città italiane, Genova è una di quelle che ho più di altre nel cuore. Per la sua storia intrecciata di naviganti e mediterraneo, per quanto ha saputo esprimere sul piano culturale, per la frequentazione che ho avuto della città della lanterna negli anni '80 e le amicizie che pure mi rammarico di non aver coltivato a dovere. Vederla quindi in questi giorni nuovamente piegata dal fango mi addolora.

No, non è la pioggia ad averla ridotta così. Certo, il cambiamento climatico in atto e la sua tropicalizzazione hanno il loro peso, qui come in tante altre parti di questo paese bello e fragile alle prese con un dissesto idrogeologico che l'attraversa di lungo in largo. Ma la fragilità, a Genova come altrove, è il prodotto dell'agire dissennato che in nome dello sviluppo e del profitto hanno cementificato il territorio, reso impermeabili i letti dei corsi d'acqua oltretutto preda dell'incuria, lasciato andare in malora il faticoso lavoro di ingegneria rurale ed urbana che erano i terrazzamenti e i muri a secco, fatto scempio delle antiche “crêuza de mä”1, le mulattiere di mare che portavano alla collina e delle quali ci ha raccontato Fabrizio De Andrè.

Un modello che da tempo ormai si mostra in tutta la sua insostenibilità e sul quale sarebbe bene che avvenisse una riflessione, magari cercando le strade per tornare sui nostri passi. Perché la responsabilità di quanto avviene in queste ore non lascia scampo: riguarda chi ha pianificato il territorio, chi ha fatto lobby per rendere edificabili aree fragilissime, chi ha deciso le cubature ammissibili, chi ha rilasciato le licenze, chi ha fatto le perizie avvallando quelle scelte, gli imprenditori che hanno speculato, la politica che ha lisciato il pelo agli interessi privati, chi doveva esercitare una funzione di controllo, chi non ha avuto il coraggio di tornare indietro.

No, non è solo la mancanza di piani di emergenza che pure hanno a che fare con la partecipazione e la coesione sociale, come l'esperienza della Protezione Civile trentina dimostra. Qui è necessario cambiare rotta, smetterla di associare il futuro alla crescita, lavorare sulla riqualificazione del territorio e delle aree urbanizzate (compreso il patrimonio edilizio), se necessario abbattere e ripristinare le situazioni precedenti. Un altro modo di pensare, rispetto al quale nessuno si può chiamare fuori. Altrimenti correremo dietro a sempre nuove emergenze e grida ipocrite, “rimuovendone l'essenza”.

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Per un'alleanza sull’acqua
Acqua, fonte di vita

di Emilio Molinari

L’obiettivo della ripubblicizzazione dei servizi idrici si è arenato in un vicolo cieco. A tre anni dal referendum solo Napoli ha trasformato il servizio da SPA in house ad azienda speciale.

I successi del movimento stanno: nell’aver fermato la Multiutility del Nord, respinto a Cremona il tentativo di far entrare i privati nella gestione in house, impedito ad ACEA di vendere altre quote, nello scorporo dell’acqua a Trento e si spera a Reggio Emilia e aperto in Toscana la discussione, sullo scorporo da Acea....

L’ostilità dei governi e l’attacco allo stesso referendum erano scontati. Ma ciò non spiega il perché del vicolo cieco in cui si è arenato il movimento.

Credo sia tempo di rivedere criticamente, non il contenuto della ripubblicizzazione in sé, ma la strategia con la quale è stato perseguito, improntata al rigido spartiacque della coerenza al vincolo quasi ideologico dell’eliminazione delle SPA in house. Prescindendo dalla lettura della realtà, dai rapporti di forza, dalla capacità di farsi capire dalla gente, dai limiti stessi presenti nel risultato referendario che, al di la della volontà degli elettori, di certo fermava l’obbligatorietà all’ingresso dei privati.

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Breviario Mediterraneo

Predrag Matvejević

Breviario Mediterraneo

Garzanti, 2006

 

"I traffici dei mercanti, le migrazioni delle anguille, fughe di popoli e nascita di idee, leggende, architettura, storia, paesaggi".

 
Il libro che ti devi portare in una vacanza mediterranea, per comprendere l’intreccio straordinario di parole, saperi, profumi fra oriente ed occidente.

Appunti di viaggio nell'Europa di mezzo
Kozarac, 1996. La moschea

 

di Michele Nardelli

(Questo reportage si riferisce ad un mio recente viaggio balcanico ed è stato pubblicato su questo sito nel corso di sei diverse puntate. Ho pensato di farne un solo racconto per chi avesse perso qualche puntata e per poterne ricavare una visione d'insieme)

Premessa

Dal mio ultimo viaggio balcanico è passato grosso modo un anno. Non più di tanto dunque, ma nell'agosto scorso fu una puntata veloce nel corso della prima navigazione danubiana di "Viaggiare i Balcani" in occasione della conferenza sul significato del “buono, pulito e giusto” nel valorizzare l'unicità di questo pezzo d'Europa. Non ho dubbi, questo pezzo d'Europa mi manca.

Non è questione di nostalgia, la cosa che mi è mancata è stato soprattutto lo sguardo strabico che la precedente frequentazione mi aveva aiutato ad avere, quella lettura dell'Europa che mi aiutava a comprendere con maggiore nitidezza i processi della modernità che l'hanno attraversata negli anni cruciali seguiti alla caduta del muro di Berlino. Era questa, del resto, la mia risposta a quanti in passato mi chiedevano ragione di questa particolare attenzione verso i Balcani. Come spesso vado dicendo attorno al centenario dell'inizio della prima guerra mondiale, non è affatto un caso che il Novecento, il “secolo degli assassini” che ancora non abbiamo sufficientemente elaborato, sia iniziato e si sia concluso in quel di Sarajevo.

Passa da qui la costruzione dell'Europa politica. Passano da qui le forme più acute della post modernità seguita al fallimento della sperimentazione politica e sociale che è stato il comunismo reale. Passano da qui le forme più aggressive della deregolazione che poi si riverberano nel resto d'Europa nei modi più svariati, dallo sfruttamento della persona alla criminalità organizzata. Passa da qui quel processo culturale di imbarbarimento che permette di vivere tutto questo come naturale, spesso suffragato dalla più o meno consapevole adesione ideologica al turbocapitalismo.

Ecco, in questo racconto di viaggio, attraverso le immagini e le parole raccolte, vi parlerò di tutto questo.

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Cooperazione internazionale: nuova legge, vecchi sguardi
vascello

di Mauro Cereghini *

“Vascello corsaro” è l’immagine con cui il sottosegretario agli Affari Esteri Lapo Pistelli ha presentato il nuovo corso della cooperazione allo sviluppo italiana, ridisegnata da una legge di riforma nell'agosto scorso. Un veliero non gigante – la crisi costringe a volare bassi – ma agile a muoversi nei difficili mari internazionali. Che tradotto significa meno burocrazia nella cooperazione, decisioni più rapide ed efficienti, gioco di squadra e coerenza di scelte tra attori diversi ma “uniti sulla stessa barca”.

Tra volontà e risultato, però, c’è spesso uno scarto, ed è quanto emerge anche dalla lettura di questa legge. A Pistelli va riconosciuto il merito di aver portato in fondo una riforma arenatasi più volte nelle legislature precedenti. Il suo vascello tuttavia appare ondeggiare tra buoni propositi e mediazioni al ribasso, tra timide innovazioni e trite riproposizioni del passato.

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I buoni siamo noi
La copertina del libro
Luca Rastello
I buoni
Chiarelettere, 2014

 

Il nuovo libro di Luca Rastello. Un romanzo, ma anche una denuncia sull'insostenibilità e sull'ipocrisia del mondo no profit. Un attacco alla bontà che genera potere, seguito da molte polemiche per i nomi che lascia intendere. Una recensione.

di Mauro Cereghini

Avrei voluto scrivere de "I buoni", l'ultimo libro di Luca Rastello, come di un romanzo. E dire della sua capacità di catturarti, di avvolgerti nella lettura pur prendendoti a schiaffi quasi ad ogni pagina. Dalle fogne di Bucarest alle fabbriche abbandonate delle nostre periferie urbane, ti getta addosso il fango di un'umanità scartata. La fatica di tante anime fragili, dello psicologo in bilico sulla sua identità sessuale, della ragazza madre dagli occhi sempre tristi, dei bambini rumeni malati di aids. Eppure persone vive, sguardi veri.

E poi parlare del racconto di chi li aiuta, del lato oscuro dei buoni per professione, dei volontari e degli operatori sociali. Anche loro ritratti nella nuda concretezza, fatta di quotidiani compromessi più che di nobiltà e princìpi. Un'immagine lontana dalle riviste patinate, con le rubriche fisse sul sociale-equo-solidale che fa tanto chic. E libera dalle retoriche politicamente corrette delle "operazioni bontà" e delle "partite del cuore", versioni televisive della carità più pelosa. Quella che lava con qualche avanzo di portafoglio le cattive coscienze, permettendo loro di continuare a farsi i fatti propri.

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Romania, l'isola ottomana di Ada-Kaleh, paradiso affondato

Romania: l'isola ottomana di Ada-Kaleh, paradiso affondato

Ada-Kaleh, cartolina d'epoca

 

Fichi alle noci, torrone, sorbetto alla menta... un profumo orientale caratterizzava in passato Adah-Kaleh, minuscola e leggendaria isola nel Danubio, stretta tra Romania e Serbia. Non esiste più da un mattino del 1971, fatta sparire dall'uomo

(Tratto da Les Nouvelles de Roumanie e pubblicato originariamente da Le Courrier des Balkans il 29 agosto 2014 e da Osservatorio Balcani Caucaso)

In passato, a tre chilometri a valle di Orsova, Ada-Kaleh, isolotto lungo poco più di un chilometro e mezzo e largo cinquecento  metri, era brulicante di vita. Vi viveva una comunità d'origine turca di un migliaio di persone. Piccoli artigiani e commercianti che proponevano nelle loro botteghe profumi di petali di rose, gioielli e prodotti provenienti dall'Oriente.

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Filiere corte, la legge da attuare
Casaliva

(7 settembre 2014) Il Corriere del Trentino di oggi dedica un'intera pagina alla LP 13/2009 sulle filiere corte. E' stata la mia prima legge, approvata nel corso della XIV legislatura, ma che ancora - nonostante l'approvazione del piano attuativo - deve trovare piena applicazione. Grazie al Corriere che ha la sensibilità di andare a vedere come i provvedimenti legislativi approvati vengono seguiti dalla nuova Giunta. Riporto qui di seguito una breve nota che il Corriere mi ha chiesto sull'argomento.

 

La Legge Provinciale n.13 del 3 novembre 2009 è sicuramente il più importante provvedimento sull'agricoltura approvato nel corso della XIV legislatura provinciale. Sarebbe però sbagliato pensare la LP 13 come una legge di settore. Si tratta infatti di un provvedimento multidisciplinare che investe – oltre all'agricoltura – l'economia, l'industria agroalimentare, il commercio, il turismo, la sanità, l'ambiente, la scuola e la formazione professionale.

Un'immagine dell'articolo del Corriere

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Alla cieca
Claudio Magris
Alla cieca
(Garzanti, pp. 335, 18 euro)

"Del mio fato no me lagno, go trovà un altro bagno". Potrebbe essere sintetizzato in queste poche parole la tragedia del Novecento raccontata da Salvatore Cippico (o anche Cipiko o Čipiko), un comunista triestino che dopo la guerra di Spagna conosce il campo di concentramento di Dachau e l'internamento con i "Monfalconesi" nel bagno penale di Goli Otok, il gulag titino, per finire in manicomio. In questi giorni ho riletto "Alla cieca" di Claudio Magris: poche volte ho sentito un libro così vicino. Ogni volta che parlo della necessità di "scollinare il Novecento" penso che questo straordinario romanzo della storia andrebbe usato come lo strumento per l'elaborazione del nostro recente passato. Imperdibile.

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