« precedente | marzo 2010 | successivo »
Appena ho concluso l'incontro vado al Commissariato del Governo dove è previsto il presidio della Cgil in occasione della giornata di sciopero generale nazionale contro le politiche del governo sulla crisi e sul lavoro. Qualche centinaio di persone, volti per lo più conosciuti. Niente di nuovo, devo dire. Credo sia giusto essere qui, ma sono altrettanto convinto che anche queste manifestazioni siano l'esprimersi di un rituale ormai inefficace.
Incontro Osvaldo Salvetti, vecchio compagno di mille battaglie, operaio ora in pensione ma dallo sguardo sempre vivace e giovanile, consigliere comunale a Rovereto quando i Consigli di fabbrica esprimevano una soggettività politica di tutto rilievo e nelle istituzioni potevano accedere non solo gli avvocati ma anche gli operai. Ci scambiamo un po' di impressioni su questo tempo, sulla fatica di rinnovare lo sguardo sulle questioni sociali a partire da un orizzonte interdipendente e mi fa piacere sentirlo in sintonia.
Mi posso fermare poco perché al gruppo consiliare mi aspetta Enrico. Lo ricordo bambino, vicino di casa di Carlo e Olga in via Degasperi a Trento. Ora è già padre e vive a Bologna. Ha alle spalle qualche anno di esperienza nella cooperazione internazionale in Sudamerica e vorrebbe riprendere questa attività sul piano professionale. Gli dico senza peli sulla lingua quel che penso della cooperazione internazionale, di quel che è diventata, della crisi di senso prima ancora che di finanziamenti che la caratterizza. Mi sembra condivida il mio approccio ma questo non lo aiuta certo nella possibilità di trovare lavoro. Perché la cooperazione di comunità ha bisogno più di animatori di territorio che di cooperanti. E non sempre (è un eufemismo) le comunità locali intendono darsi questo sguardo sul mondo, preferendo la logica dell'emergenza e dell'aiuto materiale al mettersi in gioco in una relazione. Gli propongo di leggersi il libro mio e di Mauro Cereghini sulla cooperazione, di ritrovarci per scambiare qualche idea e di rimanere in contatto.
Raggiungo Daniele Bilotta all'agenzia viaggi Etli Trento, dove lavora. Dobbiamo raggiungere insieme Rovereto dove ci si vede con Claudio che dell'Etli è il fondatore, per fare il punto sulle attività del turismo verso i Balcani, ambito nel quale Daniele e il gruppo di lavoro "Viaggiare i Balcani" sono impegnati. Una scommessa, quella del turismo responsabile verso l'Europa di mezzo, sulla quale non smettiamo di credere anche se l'orientarsi del turismo è più alla ricerca dei "non luoghi" che della conoscenza e della scoperta. E che insieme intendiamo continuare a percorrere, nella certezza che questa diversa modalità di viaggiare è destinata a crescere e che il fascino di questo pezzo d'Europa ai più sconosciuto prima o poi verrà compreso.
Quello stesso fascino che Abdulah Sidran, poeta e scrittore di Sarajevo, sceneggiatore dei primi film di Emir Kusturica, racconta nel suo "Romanzo Balcanico". L'incontro con lui rappresenta il primo di una serie di eventi che Osservatorio Balcani e Caucaso intende promuovere a Trento e in molte altre città italiane in occasione del decennale dell'Osservatorio. Che cosa straordinaria abbiamo messo in piedi...
La cultura e l'identità europea ne sarà il filo conduttore e il vecchio Sidran in poche e semplici parole racconta di quel che la città di Sarajevo ha rappresentato lungo la storia. Lo fa a partire dal censimento del 1910 e dalla domanda che veniva rivolta ai suoi cittadini: qual è la vostra lingua madre? Le risposte che ne vennero cent'anni fa danno l'idea di quella straordinaria babele che rappresentava (e ancora, nonostante tutto, rappresenta) la "Gerusalemme dei Balcani". Sidran non nasconde la sua "jugonostalgia", ma lo fa in un modo così delicato e profondo che non c'è niente di nostalgico nelle sue parole. Nostalgia, sì. Di un sogno andato perduto. Silvio Ferrari che di Abdulah Sidran ha tradotto le opere e quelle di tanta letteratura balcanica e che in questa occasione fa anche da interprete (devo dire di rara sensibilità) delle parole di Sidran, nella sua introduzione ricorda - a proposito di identità europea - quella volta che Sidran interrogato sull'argomento rispose: "Noi certo siamo europei, non so quanto lo siate voi".
- Dialoghi in Cooperazione
LE POLITICHE DI PEACE-KEEPING E RAPPORTI FRA EUROPA ED AFRICA
Incontro con MARIO RAFFAELLI
Inviato speciale del Governo italiano per la Somalia, deputato socialista e sottosegretario alla Sanità e agli Esteri. Prima di occuparsi della Somalia, Raffaelli è stato mediatore italiano per la pace in Mozambico e presidente della Conferenza di Pace per il Nagorno-Karabak.
- Sarajevo. Racconti europeiSarajevo. Racconti europei inaugura il decennale di Osservatorio Balcani e Caucaso. Nel corso del 2010 Osservatorio incontrerà in varie città italiane intellettuali e artisti europei per esplorare le radici culturali e il futuro dell'Europa.
Incontro con ABDULAH SIDRAN
Seguendo la vita e le parole di Abdulah Sidran, la serata ripercorre il Novecento europeo iniziato e finito a Sarajevo
Verso l'una avrei un appuntamento con Edoardo Arnoldi per prendere qualcosa insieme e scambiarci qualche idea ma, visto il carattere disteso della mattinata, lo chiamo e lo invito a pranzo, così ci guadagna il fegato e anche la conversazione. Due fettuccine ai finferli fanno sempre piacere.
Devo dire che anche il pomeriggio è piuttosto rilassato. Mi vedo con Stefano per "Politica è responsabilità", da lunedì 15 marzo si parte con il sito e dobbiamo sistemare le ultime cose. Graficamente è molto bello, Paul Klee ci aiuta davvero. La prima tesi sarà di Marco Brunazzo, giovane docente universitario e studioso sui temi della partecipazione, proprio sulla qualità della democrazia. Ne parleremo con dovizia di particolari nei prossimi giorni, personalmente lo considero l'esito di un impegno elettorale che consegno alla nostra comunità.
A metà pomeriggio ho un appuntamento al Forum con una persona che, andando in pensione, ha deciso di dedicarsi alla conoscenza della regione balcanica. Cura alcune pagine dedicate su un sito web trentino e mi chiede qualche battuta di intervista sulla prospettiva europea.
Tema questo che invece affrontiamo in maniera approfondita nell'incontro del gruppo di lavoro che abbiamo costruito in seno al Forum. Il tema centrale che caratterizzerà l'azione del Forum nel prossimo biennio sarà proprio l'Europa e il Mediterraneo. Sono presenti i rappresentanti del Museo storico del Trentino, del Museo della guerra di Rovereto, delle associazioni (Pace per Gerusalemme, la Comunità dei profughi istriano dalmati, l'Unione scienziati per il disarmo...), le persone che lavorano al Forum: ne esce un confronto intenso e stimolante, come del resto lo è l'argomento. Un sacco di piste di lavoro, dalla storia alla letteratura, dai conflitti alla memoria, dalla conoscenza geografica al turismo responsabile, dalle culture materiali all'idea di fare del pane un ingrediente per intrecciare identità... che proviamo a tradurre in un programma al quale possa concorrere in vario modo un'intera comunità. In questo senso un programma che è già avviato in questi giorni con la settimana dedicata al decennale di relazioni con il Kosovo, con l'incontro con il poeta sarajevese Abdulah Sidran, con l'Officina Medio Oriente della prossima settimana e che vorremmo si potesse concludere dedicando il festival dell'Economia del 2011 proprio all'Europa e alla sue relazioni mediterranee.
Riuscire ad avvicinare l'Europa agli europei e questi al loro mare, alle genti e alle culture che l'hanno attraversato e che l'attraversano. Partendo da noi, da una piccola comunità. Una bella scommessa, no?
Ma l'incontro su cui mi voglio soffermare è quello che ho verso le 13.00 a San Michele all'Adige con Gianbattista Rigoni Stern e Giovanni Kezich. Il primo ingegnere forestale (e figlio di Mario Rigoni Stern), il secondo direttore del Museo degli usi e costumi della gente trentina. Qualche giorno fa Gianbattista mi aveva chiamato per avere un colloquio sulle attività di cooperazione sulle quali sta lavorando a Srebrenica, in Bosnia Erzegovina. Nei mesi scorsi si è ritrovato ad accompagnare Roberta Biagiarelli nel progetto di cooperazione culturale che sta svolgendo nella città bosniaca e dunque eccoci qui, davanti ad un piatto di "gulasch suppe", a parlare di cooperazione e a dargli qualche consiglio elementare: le comunità locali hanno i loro saperi, serve il confronto piuttosto che qualcuno che arriva in un posto a dire quel che si deve o non si deve fare; è necessario darsi il tempo per comprendere le dinamiche locali, osservare prima di proporre qualcosa, fare in modo che l'agire nasca dal confronto e che i protagonisti siano i soggetti locali; muoversi come comunità piuttosto che come singole persone o singole Ong, nell'obiettivo di costruire relazioni durevoli e per questo più inclini alla sostenibilità; considerare l'aspetto economico del finanziamento come importante ma non decisivo, nel senso che si possono avere grandi risorse finanziarie a disposizione e non combinare un fico secco, anzi danni. Cose semplici ma decisive. Vedo nei miei interlocutori sguardi attenti. Gli dico di lasciar perdere la Cooperazione italiana o la Banca Mondiale e di rivolgersi piuttosto alle loro comunità, ad Asiago, ad un Parco o ad un Museo, perché di questo si nutrono le relazioni.
"Vorrei usare quel po' di denaro che viene dai diritti d'autore dei libri sulla guerra di mio padre per qualcosa di utile in un dopoguerra come quello bosniaco" e la cosa mi sembra molto bella. Ma è importante aver chiaro come muoversi, in primo luogo conoscere a fondo i contesti, per far sì che un atto di amore verso un luogo tanto segnato dalla guerra come Srebrenica possa effettivamente rappresentare un contributo per uscire dall'incubo in cui ancora sono. Regalo loro una copia di "Darsi il tempo" e spero possa loro servire. Vedo Kezich scorrere l'indice del libro con grande interesse. Poi mi dona una copia del film sul carnevale in Europa che ha realizzato anche con le maschere che provenienti dalla Croazia e dalla Macedonia. Com'è davvero piccolo il mondo.
Di questo parliamo anche nella riunione serale del Progetto Prijedor. Abbiamo fatto in questi anni cose davvero straordinarie, ma da un po' questo luogo mi sembra angusto. Con il presidente Giuseppe Ferrandi ho una grande affinità, stiamo insieme provando a rinnovare lo spazio tanto sul piano del pensiero come delle modalità di azione, una nuova fase connessa ai comuni obiettivi di costruzione di una cittadinanza europea senza i quali l'azione umanitaria da sola non serve granché. Del resto, se qualcuno è alla ricerca di emergenze umanitarie oggi ne trova certo di ben maggiori altrove e quindi devono essere altre le motivazioni, altro il profilo. Ma ci sono nell'associazione resistenze culturali e tratti caratteriali che ostacolano da tempo questo processo e francamente non ho più voglia di perdere tempo con la cattiveria e l'ignoranza.
Ho dedicato a questo progetto un pezzo della mia vita, ricevendone tanto sul piano dell'esperienza e della conoscenza. Qualcuno in sala mi dice che il mio approccio è forse troppo avanti e in effetti per molte delle persone che sono qui conta di più l'aiuto che il cambiamento profondo (culturale e politico) che può venire da questa relazione in entrambe le comunità. Ricordo che già qualche anno fa dissi (un po' provocatoriamente) in assemblea del Progetto Prijedor che dopo tutto quel che avevamo fatto in quella città ora avremmo dovuto concentrarci a presentare libri, come contributo alla rinascita culturale (e di una diversa classe dirigente). Tema che ritengo ancora oggi decisivo. Ma in buona sostanza abbiamo continuato ad occuparci di tutto, facendo così venir meno un po' anche l'originalità di questa esperienza, la sua capacità di rinnovarsi e di continuare a "scandalizzare" come quando decidemmo di andare nella tana del lupo. La vita è fatta di parabole, è normale.
- 51° anniversario della insurrezione del popolo tibetano e dell'esilio del Dalai Lama
Incontro pubblico
Trento, sala di rappresentanza della Regione, piazza Dante
Esposizione della bandiera tibetana
Marco Depaoli, presidente del Consiglio Regionale
da Dharamsala, l'intervento del Dalai Lama Roberto Pinter, Ass.Italia-Tibet "Le iniziative a sostegno dei diritti del popolo tibetano"
Jens Woelk, Università di Trento "Il memorandum genuino per l'autonomia tibetana"
Khando Tenzin, Comunità tibetana in Italia "Un popolo senza libertà"
ore 19.30 chiusura con l'inno nazionale del Tibet
con invito a diffondere la notizia
- Consiglio direttivo del Progetto Prijedor
Ma intanto siamo qui, a perdere il nostro tempo, con un ordine del giorno che diventa sempre più lungo e sempre più obsoleto, con mozioni in attesa presentate un anno fa. Ed un aula di estranei che dà una pessima prova di sé. Sul ruolo della Regione ho presentato al gruppo del PD una proposta di lavoro affinché nel corso di questa legislatura si cominci a delinearne un diverso ruolo e diverse funzioni, pur sapendo che mettere mano alla Regione è inoltrarsi in un ginepraio. Certo è che così - lo continuo a dire - non ha proprio senso.
Per non perderlo del tutto, il tempo, ci si organizza con qualche incontro di lavoro. Uno di questi è quello che con Renzo Dori che incontro insieme a Sara Ferrari. Renzo ha lavorato una vita all'Enel e con lui abbiamo un interessante colloquio sulla situazione interna alla struttura che caratterizzava l'ente ben prima che si provincializzasse l'energia e che continua anche dopo la creazione di HDE e Dolomiti Energia. Un complesso intreccio societario, ma quel che più conta, un serio problema di progressivo degrado degli impianti per effetto della cronica assenza di manutenzione. Il quadro che ci propone è allarmante. La straordinaria opportunità che ci viene dalla nostra autonomia come l'aver riportato in Trentino un settore strategico come il comparto energetico, rischia di venir vanificata da un combinato di interessi, incompetenze e perdita di professionalità. Decidiamo così di porre la questione all'attenzione della Commissione ambiente del partito, invitando gli ex assessori Pinter e Bressanini nonché il vicepresidente Pacher e lo stesso Dori per condividere un quadro generale e cercare di correre ai ripari. La cosa è vieppiù importante anche perché strettamente connessa con la partita "acqua" di cui abbiamo più volte parlato in queste pagine.
Finiamo questa inutile e vuota giornata consiliare alle 17.30, chiusura anticipata per la presentazione presso la Sala di Rappresentanza della Regione del volume "Dedicato agli emigrati che furono traditi dalla propaganda" e frutto di una lunga e minuziosa ricerca presso i vari archivi trentini curata dalla signora Maria Grazia Dalfollo Lenzi (moglie del conigliere Lenzi scomparso nell'incidente aereo del giugno scorso), sull'esodo che avvenne a partire dal 1850 e di come questo sia stato incoraggiato da promesse di lavoro e fortuna, spesso ingannevoli.
Un salto a casa e poi con Sergio Valentini (presidente regionale di Slow Food) a tenere una serata a Sopramonte per la presentazione della Legge sulle filiere corte. Già legge, già votata dal Consiglio, ma che richiede condivisione culturale e di essere presidiata sul piano della sua applicazione non appena sarà vistata dalla Commissione Europea. Una serata gradevole, con molte domande ed il piacere di vedere arrivare in porto progetti e idee di qualità.
- Consiglio regionale Trentino Alto Adige Sud Tirol
- Filiere corte, la nuova legge provinciale
Incontro di presentazione della Legge Provinciale n.13/2009 "Norme per la promozione dei prodotti agricoli e agroalimentari di prossimità, per l'educazione alimentare e il consumo consapevole"
Partecipano Michele Nardelli, consigliere provinciale e primo firmatario Sergio Valentini, presidente di Slow Food regionaleOltre alle emozioni dell'incontro, rimangono ottocento chilometri in auto a velocità sostenuta, la tensione che precede ogni iniziativa, la fatica del concentrarsi sulle parole giuste, il ripartire dopo un veloce scambio di sensazioni, un veloce saluto agli organizzatori che ti chiedono di ritornare, la frugalità di pasti consumati in autogrill per non fare troppo tardi. E quando arrivo a casa è mezzanotte passata.
Sono cose queste che mi aiutano a svolgere in maniera diversa anche il mio mandato politico in Consiglio provinciale, non per coltivarsi consenso ovviamente, ma per avere uno sguardo più ampio, cogliere gli umori delle persone con le quali entri in contatto, vedere esperienze come "la Rondine", uno studentato per giovani provenienti da situazioni di conflitto acuto che oggi è diventato una importante fondazione aretina che si occupa di pace e di cooperazione internazionale. Osservare i cartelli della campagna elettorale regionale già avviata e farti cadere le braccia quando scopri che lo slogan del candidato presidente alla regione è "Toscana avanti tutta". Mi chiedo dove stiamo andando...
Epperò... oggi la fatica si fa sentire. Per fortuna questo lunedì è una giornata piuttosto tranquilla, ho un appuntamento alle 10 con il Sindaco di Zambana per una serie di questioni che investono il suo Comune. Poi mi vedo con Stefano Albergoni per fare il punto sul sito di "Politica è responsabilità" (ormai quasi ci siamo) e su questo stesso sito (dove programmiamo una serie di ritocchi e di nuovi spazi per valorizzare il "diario", i "libri" e gli "eventi"). Ci concediamo un pranzo insieme anche a Cristina (è un bel conversare sulle cose della politica trentina e non solo) e poi vado al gruppo dove - visto che la riunione del gruppo è saltata - riordino un po' di cose, un salto veloce al Progetto Prijedor e poi a mettere su cena, un po' di ospiti per l'otto marzo (per come è ridotta questa festa, una buona cena in compagnia non è una cattiva idea) a base di polenta e funghi porcini.
E' tardi quando leggo la posta elettronica. Da Arezzo Luciana mi scrive così "...Il tuo intervento ci ha fatto riflettere sul conflitto nei Balcani, ci ha illuminato su alcuni aspetti storici e geopolitici e ci ha anche emozionato, soprattutto quando abbiamo scoperto che il tuo approccio al tema "conflitti" ha molti punti in comune con l'approccio di Rondine. Ci ha aperto "finestre" e prospettive che non immaginavamo. Abbiamo inoltre apprezzato la passione con cui parli dei Balcani: si capisce che è un tema che ti sta molto a cuore". Insomma, un po' di soddisfazione suvvia...
Scelgo di andare all'incontro nella sede degli alpini dei volontari trentini, anche perché lì dovrei portare un saluto. E poi come riconoscimento del fatto che da quell'incontro fra realtà molto diverse nell'intervento nel dopoguerra kosovaro ha preso corpo un diverso modo di pensare la cooperazione, quella di una comunità che si mette in gioco nelle sue varie espressioni. Avrei potuto passare anche nelle altre sale, ma non mi piace saltapicchiare semplicemente per farsi vedere. L'incontro con i volontari è intenso, parole, ricordi, immagini si rincorrono in un'esperienza che rimane dentro le persone. "Ho partecipato a molti interventi d'emergenza", afferma un rappresentante dei VVFF volontari, "ma quello era particolare perché non si trattava di una catastrofe naturale, bensì dell'azione dell'uomo".
Con gli amici dell'ANPI (a cui sono iscritto da anni) avrei voluto parlare del tema della memoria anche in relazione alla collaborazione che abbiamo avviato con loro come Forum per la Pace. Riuscire a riflettere sulla storia del Novecento lo ritengo fondamentale e quello potrebbe essere un luogo in cui le generazioni s'incontrano, si conoscono, viaggiano insieme attraverso le realtà simboliche del secolo breve. Pazienza, recupereremo in un incontro da realizzare a breve per confrontarci sull'insieme delle attività.
Figuriamoci se i volontari non ci offrono il pranzo nella loro sede. E' l'occasione per parlare in maniera informale, scambiarsi impressioni e saluti. Riesco ad avere anche un momento di parola con alcuni amici kosovari. Parliamo dell'89 e di "jugonostalgia", di quel che sarebbe accaduto se l'Europa avesse avuto la lungimiranza di guardare alla ragione balcanica anziché alla spartizione delle spoglie della Jugoslavia, del ruolo di Ibrahim Rugova, l'unico fra i leader jugoslavi ad avere un approccio nonviolento, così da essere inascoltato e alla fine messo da parte. Ora Rugova nell'immaginario del giovane popolo kosovaro è una figura leggendaria, ma il suo messaggio rimane inascoltato. La logica con cui le potenze internazionali hanno affrontato il conflitto balcanico legittimava la forza delle armi non certo la nonviolenza, così Dayton è stata la fine di Rugova e la legittimazione tanto di Milosevic quanto dell'Uck. I miei interlocutori in parte dissentono e lo posso capire visto che quella è stata la strada della loro indipendenza. Così parliamo anche di questo e di quel che se ne fanno di un indipendenza peraltro riconosciuta solo da un terzo della comunità internazionale. Mi chiedono che cosa uscirà dalla sentenza della Corte internazionale chiamata ad esprimersi dal ricorso della Serbia sulla loro indipendenza, e così espongo loro il mio approccio post nazionale, l'idea di un'Europa delle regioni come strada per uscire dalle secche del ‘900. Avverto un loro bisogno di approfondire questi temi e ci diamo appuntamento in occasione della visita che faremo a maggio.
Alle due del pomeriggio sono all'assemblea cittadina del PD per la presentazione delle candidature per la figura di coordinatore cittadino. In realtà dell'unica candidatura, quella di Giovanni Scalfi e di una squadra di dodici persone che dovrà affiancarlo in questo lavoro. Vanni espone in maniera molto sintetica le sue idee, una proposta più incardinata sul metodo che non sull'idea di città, ma almeno ora ci sarà un interlocutore per il governo cittadino, per il gruppo consiliare, per le circoscrizioni, per i dodici circoli territoriali. Per lo stesso confronto con il gruppo consiliare provinciale.
Sarà la stanchezza, sarà il mio stato d'animo, ma avverto distanza. Così decido di andarmene a casa. Anche per il bisogno di riprendere fiato. L'indomani mattina (domenica) partenza per Arezzo dove nel pomeriggio ho un convegno sui temi del conflitto con Elvira Mujciic, giovane scrittrice bosniaca originaria di Srebrenica e cara amica.
Al TG3 della sera le immagini degli avvenimenti della giornata, il convegno sull'Università che diventa l'occasione per una nuova polemica di Kessler con Dellai, la conferenza dell'Anpi, altro. Sorrido fra me per come riesco "spontaneamente" ad essere altrove.
Cominciamo dall'appuntamento con il vicepresidente Alberto Pacher, alle 8.30 del mattino. Primo e più importante argomento della nostra conversazione, il parco Agricolo dell'Alto Garda. La legge provinciale che lo istituisce è della fine della scorsa legislatura. Prevede, fra l'altro, che qualora la Comunità di Valle - su cui è incardinata la proposta - non sarà operativa entro diciotto mesi dalla promulgazione della legge, sia la PAT a prendere in mano la partita della sua attuazione. Il problema è che la Comunità di Valle si eleggerà nell'autunno prossimo e prima di riuscire a prendere in mano la questione passerà altro tempo. Perché allora non procedere sin d'ora con un incarico temporaneo ad un Tavolo di lavoro di cui facciano parte anche i Comuni della zona per le azioni di studio preliminare? Pacher si dice perfettamente d'accordo nel procedere in questa direzione.
Seconda questione, l'acqua. A fronte del decreto governativo convertito in legge dal Parlamento il 18 novembre scorso che ne privatizza il servizio, la PAT non deve rimanere con le mani in mano. E' vero che la nostra autonomia (articoli 8 e 9 dello Statuto) ci affida competenze primarie ma è altrettanto vero che in assenza di precisi provvedimenti valgono le normative nazionali. Già alla fine del 2010 sono in scadenza una serie di concessioni e la logica delle gare non ci pone certo al riparo da brutte sorprese. Nei giorni scorsi, prima e durante gli incontri sul territorio che ci hanno visti insieme partecipi, è emersa l'idea di uno scorporo della gestione acqua da Dolomiti Energia (che gestisce il servizio in 19 comuni, compresi Trento e Rovereto) in direzione della costruzione di una società totalmente pubblica che faccia rete anche con il sistema vigente negli altri 199 Comuni del Trentino (a gestione diretta). Parliamo di questo, di una iniziativa da concertare nel PD del Trentino e di un confronto da avviare nella coalizione.
Facciamo un veloce aggiornamento sull'acciaieria della Valsugana. I dati rassicuranti delle analisi dei suoli e dell'aria non risolvono certo la questione del modello di sviluppo della zona. Occorre mettere in campo una forte iniziativa e decidiamo di parlarne con i circoli del PD della Valsugana.
Parliamo infine dell'impianto Wind localizzato fra i Comuni di Lavis (che ne ha decisa la localizzazione) e Zambiana, realizzato sul territorio di Lavis ma vicino alle abitazioni di Zambana. La Provincia non ha competenze, se non quella relativa alle autorizzazioni sanitarie, ma la cosa si configura come uno sgarbo tra territori. Ci incontreremo lunedì mattina con il Comune di Zambana per stabilire il da farsi.
Qualche altra piccola questione e poi corro all'appuntamento con Erica Mondini, al Forum. Lei oltre ad essere una persona cara è anche la vicepresidente del Forum e insieme facciamo il punto delle cose da fare, delle convocazioni degli organismi e degli argomenti da trattare.
Dopo qualche minuto arriva in visita la delegazione del Comune di Peja/Pec (Kosovo) guidata dal sindaco Ali Berisha e dell'associazione Trentino con il Kosovo. Qualche parola di presentazione del Forum e poi entriamo nel vivo dell'argomento che intendiamo trattare, la costruzione di un'Agenzia della Democrazia Locale a Peja/Pec. Organismo previsto dal Consiglio d'Europa, le ADL hanno rappresentato nei dopoguerra balcanici (e ora anche in Caucaso) un'efficace strumento attraverso il quale costruire partenariati territoriali fra le regioni e le città europee intorno ai temi della pace, della democrazia, dei diritti dei soggetti più vulnerabili, della prospettiva europea. Dal loro particolare punto di osservazione è chiaro che fra Europa e Stati Uniti nel corso degli anni si è giocata nei Balcani (e in Kosovo in particolare) una partita piuttosto dura, tutt'altro che favorevole alla costruzione di una forte soggettività politica dell'Europa. D'altro canto è pur vero che gli USA sono stati i più accaniti sostenitori dell'indipendenza kosovara, tanto da infrangere il diritto internazionale che sanciva l'intangibilità dei confini, e dunque la sovranità di un paese riconosciuto internazionalmente come la Serbia. Ma i nostri interlocutori sanno bene che la prospettiva per il loro stesso territorio non può che essere europea, sempre che l'Europa sappia darsi una propria fisionomia post nazionale. Se non sarà così, sarà una federazioni di stati nell'ambito della quale non ci sarà cessione alcuna di sovranità e a quel punto a qualcuno potrebbe risultare più utile un'area balcanica deregolata con cui fare affari d'oro piuttosto che un pezzo d'Europa senza barriere doganali né visti.
L'intesa è piena e ci si muoverà nell'obiettivo di sancire la nascita dell'ADL a Peja/Pec a maggio, in occasione della restituzione istituzionale della loro visita di questi giorni.
Finiamo l'incontro al Forum, un pasto insieme alla delegazione kosovara, e poi all'incontro con il presidente Dellai e di seguito con l'assessore Beltrami - Giovanazzi e i partner sociali del Tavolo trentino con il Kosovo. Un puzzle di relazioni davvero ampio e positivo, raccontato dai protagonisti.
Alle 17.30 un nuovo appuntamento nel quadro del decennale delle relazioni con il Kosovo, la presentazione dell'associazione "Viaggiare i Balcani" e delle proposte di viaggio per il 2010. Lo scenario è quello delle gallerie di Piedicastello, la musica di un quartetto d'eccezione che propone musica e parole di un confine nord orientale che fino a qualche anno fa costituiva la cortina di ferro. Un'attività a cui tengo molto per averla avviata con il Progetto Prijedor e Tremembè sette anni fa e che ora vive di luce propria, seppure in stretta collaborazione con il costruendo Tavolo Balcani. I giovani che hanno preso in mano l'attività negli ultimi tempi illustrano le iniziative in corso e laddove non riescono le parole arrivano la musica e le immagini. Infine il buffet, sapori trentini e balcanici mescolati, che viene letteralmente spazzolato via dalle oltre cento persone presenti all'incontro.
Sono le otto di sera. Alle 20.15 ci sarebbe anche l'assemblea del PD del Trentino ma le batterie sono scariche. Con Silvia Nejrotti (che stasera sarà nostra ospite) decidiamo di dirigersi verso casa dove ci aspetta Gabriella con un'ottima cenetta. Un sussulto di energia per il diario e poi a nanna, visto che l'indomani mi attende una giornata altrettanto densa di impegni.
- Assemblea di Viaggiare i Balcani
- Il Trentino incontra i Balcani. Viaggiare responsabilmente
L'Associazione Viaggiare i Balcani è lieta di invitarvi a "Il Trentino incontra i Balcani".
All'interno di un ampio programma di iniziative per il decennale dell'impegno della comunità trentina in Kossovo e per l'avvio del Programma Seenet2, Viaggiare i Balcani si inserisce con un evento di lancio delle attività 2010. Nuovi progetti e nuove destinazioni ed itinerari di viaggio e la presentazione della stagione del turismo responsabile nei Balcani ormai alle porte. L'incontro pubblico sarà accompagnato da una cena a base di prodotti tipici balcanici dalla musica "di confine" del trio composto dagli artisti Loris Vescovo, Corrado Bungaro e Carlo La Manna.
Per noi è questa occasione non solo di offrire nuove opportunità di conoscenza nei Balcani, ma anche di accogliere idee nuove ed entusiasmo da parte di appassionati che vogliano partecipare attivamente all'interno dell'Associazione.
E' così che entro nell'argomento. I Balcani, l'Europa di mezzo. E inizia la storia. Anche quelli più inclini al casino, che se solo li molli con lo sguardo ti creano il vuoto intorno, reagiscono bene, seguono anche se non sarebbero usi farlo. Chi prende appunti sono prevalentemente le ragazze, ma per quasi due ore tutti rimangono inchiodati nei loro posti, a dispetto dell'età e dello spazio vitale che quell'aula non offre di certo.
Di tanto in tanto li interrogo, qualche volta rivolgo quelle stesse domande anche all'insegnante che assiste alla mia lezione e che siede in un banco come fosse una di loro, perché in realtà lo è, tanto poco ne sa di quel che vado raccontando. Ma gli sguardi sono vispi e incuriositi. Tanto che allo scoccare della seconda campanella nessuno si alza e scatta invece un applauso.
Dovremmo dedicarci a raccontare, ma per farlo occorre qualcosa da dire. E, forse, il problema sta tutto qui.
Astrid, nonostante la giovane età, qualcosa da raccontare ce l'ha. Sfoglio il suo libro sul Kosovo che viene presentato nel tardo pomeriggio a Palazzo Trentini e vi colgo un ritmo leggero, a dispetto dell'argomento trattato. Non c'è affatto retorica nelle sue parole, si è semplicemente lasciata rapire da quel paese che più o meno per caso s'è trovata fra le mani. Anche se i Balcani non sono mai di moda, la piccola sala è piena, il che significa che in questi dieci anni, da quando salii le scale della Giunta provinciale per chiedere che dopo l'emergenza investissimo in relazioni, il ponte è stato attraversato di continuo, da una parte e dall'altra.
Sguardi, racconti, parole: dieci anni di cammino presuppongono un pensiero non banale. E Ilir lo testimonia, basterebbe questo per dire che non si è lavorato invano - dice Emiliano - ed ha ragione.
- L'Europa, i Balcani e noi
Incontro con gli studenti in preparazione di viaggio di studio in Bosnia Erzegovina - Kosovo tutto ok
Presentazione del libro curato da Astrid Mazzola, "Kosovo tutto ok" (editrice Il Margine), viaggio nel dopoguerra kosovaro
Comunque ci proviamo. Loro e il Forum sono pressoché coetanei e allora parto da lì. Dal senso della storia, dalla necessità di avere consapevolezza che il film che viviamo ha un prima e un dopo, che se non vogliamo che la storia non sia una coazione a ripetere dobbiamo far tesoro di quel che è accaduto prima di noi e provare ad indagare sempre strade nuove, nella speranza di poter consegnare a chi verrà dopo di noi uno scenario ospitale. Dalla necessità di non affidarsi all'apparenza e quindi di scavare dentro gli avvenimenti, con uno sguardo critico e curioso. Dal bisogno di indagare le ragioni per cui l'uomo, pur nella consapevolezza della tragedia che ogni guerra porta con sé, continui da sempre a perseverare su questa strada. E dunque dal provare a darsi qualche risposta, evitando manicheismi perché la realtà è sempre complessa e contraddittoria.
Argomenti tutt'altro che facili da affrontare, ma c'è attenzione. Molte le domande che ci vengono rivolte e, fra queste, ci si chiede se in questo luogo si può fare volontariato oppure servizio civile.
Questo incontro mi rincuora, mi fa capire oltremodo di quanto sia una sciocchezza parlare di bamboccioni, che entrare in comunicazione è possibile purché si abbia qualcosa da raccontare. Lo dico anche per gli insegnanti che accompagnano le ragazze e i ragazzi: incrociando i loro sguardi mi pare di capire che loro stessi avrebbero bisogno di incrociare i loro saperi con altri saperi, di quanto sia decisivo il tema dell'educazione permanente, di come questa dovrebbe essere alla base di un processo di rimotivazione delle persone anche sul piano professionale.
Di questo parliamo anche nel pomeriggio con il professor Pugliese, docente a Cavalese e che collabora da tempo con il Forum. Gli propongo di far parte di un gruppo di lavoro che intendiamo costruire per avvicinarci all'edizione del cinquantenario della Marcia Perugia - Assisi, quella del 2011, e che pensiamo dovrebbe avvenire all'insegna della riscoperta del pensiero di Aldo Capitini. Penso alla realizzazione di una mostra itinerante sulla vita, le opere e l'attualità del pensiero di questo eretico del Novecento, anche come chiave per interrogarci sull'impegno per la pace nel nostro tempo, mettendo da parte la retorica con la quale in questi anni si è impoverito il messaggio della marcia. Più in generale gli illustro l'impostazione che stiamo dando al nostro lavoro e mi pare di cogliere sintonia. Il professor Pugliese ha curato negli anni scorsi un compendio di itinerari bibliografici su pace e diritti umani, un lavoro che - in sintonia con il sistema bibliotecario trentino - vorremmo mettere in internet, aprendo una apposita sezione del nuovo sito del Forum che a breve sarà in chiaro, indicando in quale delle biblioteche trentine si possono trovare i testi che vengono segnalati. Fare sistema, insomma.
La giornata scorre così, in mezzo tante altre cose, spaziando dall'agricoltura all'Università, sulla quale il PD organizza sabato prossimo un incontro di approfondimento in relazione alle nuove competenze autonomistiche.
Non ci sono impegni serali, ma un po' di lavoro c'è ancora. L'indomani mi attende una lezione al liceo scientifico Galilei, dove un gruppo di studenti sta preparando un viaggio di studio in Bosnia Erzegovina. Non saranno cose che direttamente hanno a che fare con il mio impegno istituzionale, ma avverto come sia importante anche per me questo contatto diretto. Proprio per cercare di evitare che ogni volta tutto ricominci da capo.
- Dieci anni di cooperazione fra il Trentino e il Kosovo
Il programma degli eventi della maniefstazione "Il Trentino incontra i Balcani".
Il terzo aggiornamento del piano provinciale rifiuti prevedeva, fra le altre cose, la realizzazione di quattro impianti di biodigestione dislocati in maniera da accogliere i diversi bacini di conferimento sul nostro territorio. La negativa esperienza dell'impianto di Campiello, nei pressi di Levico, di vecchissima generazione tanto da non poterlo nemmeno indicare come biodigestore, ha nei fatti creato un'opposizione a valanga in nome del "non nel mio giardino". E questo nonostante si tratti di impianti anaerobici che riducono pressoché totalmente l'impatto sul territorio circostante. Così, una potenziale risorsa diviene un problema, con elevati costi per la nostra comunità. All'opposizione all'impianto di Lasino è seguita quella contro la realizzazione dell'impianto di Cadino (Faedo): migliaia di firme per dire "non qui, fatelo altrove".
Nella riunione indichiamo la necessità di un approccio responsabile, fondato su due concetti. In primo luogo, quello di ridurre l'impronta ecologica del nostro territorio che passa nelle scelte di sviluppo (penso ad esempio agli allevamenti intensivi che tanti problemi stanno creando in alcune zone del Trentino come il Bleggio) ma anche attraverso i nostri comportamenti virtuali. In secondo luogo attraverso il principio di autosufficienza che tradotto significa opporsi all'import - export dei rifiuti. Nello specifico della gestione dell'umido, questo vuol dire farsi carico di trovare localizzazioni idonee e processi informativi e decisionali improntati a criteri partecipativi e responsabili.
Decidiamo che su questo tema il PD del Trentino dia il via ad una vera e propria campagna per un approccio responsabile al problema. Se ne parlerà in una delle prossime assemblee del partito, anche per evitare che nel cavalcare le situazioni di protesta (e in nome di una ricerca di facile consenso) si facciano coinvolgere anche gli esponenti istituzionali del partito.
Proprio oggi, nella riunione della Terza Commissione consiliare, è all'ordine del giorno la petizione popolare contro l'impianto di Cadino. Se quella localizzazione venisse respinta, davvero non so come si potrebbero trovare soluzioni alternative, considerato il livello di antropizzazione dei nostri fondovalle. La commissione decide di fare un sopralluogo, programma un incontro con il sindaco di Faedo e, infine, di andare a visitare un impianto di ultima generazione nelle regioni dell'arco alpino.
Quello del principio di responsabilità è un nodo centrale, che percorre l'insieme delle nostre scelte di sviluppo, di rapporto con l'ambiente, nell'affrontare un tema spinoso come quello dei rifiuti, nella gestione delle risorse nella consapevolezza del loro carattere limitato. E' il tratto di una proposta politica: politica è responsabilità.
Come i lettori di questo diario sanno si chiamerà così il progetto trasversale che da mesi stiamo coltivando proprio per provare a mettere mano alle parole della politica e che via via va assumendo una sempre più precisa fisionomia. L'abbiamo definito "un atto d'amore" verso una politica che invece tende ad essere ricerca del consenso purchessia. Inizieremo la settimana prossima dando il via al blog, un tentativo di rispondere all'urgente bisogno di buona politica.
La giornata si conclude a Padergnone, a parlare di acqua come bene comune. Alla fine dell'incontro diversi degli amministratori presenti in sala si propongono di farne un tema dell'imminente campagna elettorale per il rinnovo dei consigli comunali. E anche questo è un bel risultato.
- Commissione scuola e università
E' convocata la riunione della Commissione Scuola e Università per
martedì 2 marzo alle ore 18.00 presso la sede del Pd di Trento.
La riunione è propedeutica alla Conferenza sull'università che si terrà il 6 marzo pv. - L'acqua, un bene comune
Incontro sul tema della privatizzazione dell'acqua.
Partecipano:
Rosario Lembo, coordinatore Contratto Mondiale per il diritto all'acqua
Michele Nardelli, consigliere provinciale
Alberto Pacher, vicepresidente della Provincia
- Acqua, un bene prezioso per tuttiSerata promossa dal Circolo del PD della Valle dei Laghi.
Partecipano: Michele Nardelli, consigliere provinciale Rosario Lembo, contratto mondiale per il diritto all'acqua Alberto Pacher, vicepresidente della PATA Ponte Arche la sala del Comune vede una nutrita presenza di persone, provenienti dalle Giudicarie e da Dro, a testimonianza che l'argomento è molto sentito. Apro io la serata parlando di un diritto mai scritto nelle carte internazionali perché l'acqua è come l'aria, un elemento costitutivo del vivere. Che oggi se ne parli per farne oggetto di business è segno dei tempi, ma tant'è. Che l'acqua sia un bene di tutti, per la verità nessuno ha il coraggio di smentirlo, tanto che si nega ogni volontà di privatizzazione, salvo poi dire che quel che si vuol privatizzare è "solo" la gestione del bene.
Ma che cos'è il diritto all'acqua se non la sua gestione? Potremmo dire lo stesso quando si parla del mare, altro bene comune, il cui accesso viene sempre più frequentemente privatizzato pur essendo di tutti. Ricordo l'amarezza quando, nell'estate scorsa, lungo il mare di Camerota, con Gabriella cercavamo i luoghi delle nostre prime vacanze in spiagge semi deserte ed oggi appannaggio di anonimi stabilimenti balneari che ne impediscono l'accesso.
Quello di separare la proprietà dalla gestione è un argomento davvero subdolo, che trova adepti anche in Trentino come ad esempio l'amministratore delegato della Dolomiti Energia Marco Merler, società a maggioranza pubblica (61%) che gestisce il sistema energetico provinciale, la distribuzione del gas e la gestione dell'acqua in alcuni comuni del Trentino fra i quali Trento e Rovereto. Il che ci dice come, nonostante gli articoli 8 e 9 dello statuto di autonomia ci assegnino competenze primarie nell'utilizzazione delle acque pubbliche e nell'assunzione diretta di servizi pubblici e a loro gestione mediante aziende speciali, l'attenzione debba essere alta e ci si debba mettere al riparo rispetto alle mire delle società private che cercano di fare affari sull'acqua.
Lo abbiamo visto anche in occasione dello sciagurato progetto di "riqualificazione energetica" (come è stato chiamato il progettato impianto che intendeva prelevare l'acqua dal Garda per portarla a 1.600 m di altezza sul Monte Baldo per poi farla ridiscendere nel lago producendo energia a costi maggiori di quelli spesi per portarla in quota). Che coinvolgevano il fior fiore dell'imprenditoria trentina e nazionale, magari definendo tutto questo come energia pulita e rinnovabile.
nel cercare le strade per metterci al riparo da processi di privatizzazione, la discussione ruota attorno all'idea dello scorporo del settore acqua da Dolomiti Energia e dalla messa in rete dei sistemi di gestione della risorsa idrica (comunali e consortili) laddove la gestione è diretta da parte degli enti locali. In un caso e nell'altro gli interventi di manutenzione e sviluppo del sistema degli acquedotti sono in capo alla PAT e dunque perché non immaginare una nuova società interamente pubblica per la gestione del servizio idrico provinciale?
Un'ipotesi di lavoro condivisa dall'assessore Pacher e che metterebbe il Trentino non solo ai ripari ma che lo collocherebbe fra i territori virtuosi nella campagna internazionale per l'acqua come bene comune. Fra i relatori ed il pubblico si sviluppa una forte e positiva dialettica, nella comune percezione che attorno a questa partita si giochi un tassello importante della nostra diversità. Ed anche su questo piano l'autonomia e le sue prerogative possono giocare un ruolo importante nell'autogoverno della nostra comunità.
Sono molto soddisfatto dell'incontro, perché il confronto mette in luce una possibile strategia di alto profilo e perché questo avviene in un dibattito promosso da un Circolo del PD, che ne testimonia l'utilità sociale.
E' il modo giusto di chiudere una giornata dove il tema dell'acqua è ritornato in continuazione, nella conversazione con Adolfo Laner che incontro per parlare di piccole centraline idroelettriche, nel parlare con Rosario Lembo della carovana per il diritto all'acqua che si dovrebbe realizzare in Palestina nella primavera 2011, con la commissione ambiente del PD del Trentino che si riunisce nel tardo pomeriggio per discutere di biodigestori e della gestione dell'umido in Trentino.
L'acqua è anche la storia di Martin Brod, il villaggio dei cento mulini non lontano da Bihac, in Bosnia Erzegovina, dove il fiume Una disegna un sistema straordinario di cascate e dove in ognuna di queste si rispecchia, secondo la leggenda, una figura femminile. Perché l'acqua, prima di ogni altra cosa, è il simbolo della fecondità e della vita.
- Commissione Ambiente e territorio del PD del Trentino
E' convocata la riunione della Commissione lunedì 1° marzo 2010 alle ore 18.30 presso la sede del Partito Democratico del Trentino - via Brennero 246.
Odg: Biodigestore di Lasino (interverranno il Cons. Michele Nardelli
- Componente Terza Commissione Legislativa e il Sindaco di Lasino Mario Zambarda). - L'acqua, un bene prezioso, un bene pubblico
Incontro sul tema della privatizzazione dell'acqua.
Partecipano:
Rosario Lembo, coordinatore Contratto Mondiale per il diritto all'acqua
Michele Nardelli, consigliere provinciale
Alberto Pacher, vicepresidente della Provincia






