«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Arriviamo a Firenze che sono ormai le 4 del pomeriggio. Andiamo alla "Fortezza da basso" nel cuore della città, dove si tiene questa nuova edizione di "Terra Futura" e proprio all'ingresso incomincio ad incontrare volti conosciuti. Il primo è Mario Agostinelli. C'eravamo sentiti qualche tempo fa al telefono, ma era da quattro o cinque anni che non ci si vedeva. Mario è stato segretario regionale della Cgil lombarda fin quando, per la sua autonomia di pensiero, non è stato messo da parte. Ora è consigliere regionale della Lombardia, ma anche in quest'ambito il suo spirito libero fatica a mettersi in riga con le appartenenze. Avremmo un sacco di cose da dirci, ma lui corre ad un appuntamento ed io a breve ho l'inizio dell'incontro. Ci ripromettiamo di vederci più tardi, ma così non sarà.
Quando partecipo a queste kermesse è così, viene fuori tutta la tua storia negli incontri casuali e nei capelli bianchi di chi rivedi dopo anni.
Vado allo stand del Cospe, Ong toscana che più di una volta ha ospitato i miei interventi sulla sua rivista, dove si tiene la nostra presentazione. E proseguono gli incontri. Gianni Tamino sapeva di trovarmi lì ed è venuto a salutarmi. Mi fa piacere vederlo disteso e quasi in pensione. Gianni è un uomo di scienza, è stato parlamentare, con lui non ci siamo visti per un sacco di tempo e poi, un paio di anni fa, ci siamo ritrovati in un cinema di Padova dove eravamo insieme relatori. Ci salutiamo dandoci appuntamento in Trentino, purché non di fretta. Incontro Enrico Tempestini, un giovane ragazzo di Pistoia che qualche anno fa decise di iscriversi ad uno dei viaggi del turismo responsabile nei Balcani che accompagnavo. Allora era poco più di un adolescente, ora è un giovane uomo. Ma con una disperata voglia di andare. E infatti mi chiede se c'è qualche viaggio verso il Caucaso.
Poi arrivano Neri e Sandra. Neri è un vecchio amico da poco ritrovato lungo i sentieri della "consulenza filosofica", Sandra è la sua compagna che non vedevo dagli anni '90. Persone care con cui trovo sintonie speciali.
Allo stand del Cospe incontro Malavolti e Gravina che di quella Ong sono stati e sono l'anima. Malavolti, papà di Simone che lavora con noi a Prijedor, sarà il moderatore dell'incontro che ruota attorno a due libri, "Darsi il tempo" appunto e "Senza casa e senza paese. Profughi europei nel secondo dopoguerra" di Silvia Salvatici. La saletta è piena ed il dialogo si sviluppa subito in maniera avvincente, fra immigrazione e cooperazione. Silvia è molto brava e le cose che dice mi stimolano ad un confronto che trova come epicentro Hannah Arendt, nella sua polemica verso l'espressione "displaced persons" che sostituisce quella di apolide e nel suo metterci di fronte alla "banalità del male". I presenti seguono con attenzione e sarebbero molte le domande se il tempo non fosse tiranno, ma i commenti sembrano tutti positivi. E qualcuno ti chiede pure la dedica sul libro.
Alla presentazione fa capolino Emilio Molinari, presidente del Comitato italiano per il diritto all'acqua ma soprattutto persona cara, anche lui lì per un dibattito. Solo il tempo di salutarci ma con Emilio la nostra amicizia non s'è mai interrotta e ci si sente di frequente.
Con i rappresentanti del Cospe rimaniamo d'accordo per avviare una collaborazione attorno al Progetto Prijedor e più in generale nella riflessione sulla cooperazione. E poi andiamo a vedere gli stand della fiera. Tra questi, lo spazio di Viaggiare i Balcani con Claudia, Paola e Stefania che propongono i viaggi per l'estate.
So che Ali Rashid è anche lui alla Fortezza, per un confronto sulla Palestina. Lo troviamo ma non ha ancora concluso l'incontro e ci diamo appuntamento da lì a breve. Faccio due passi ed incontro Silvano Falocco, vent'anni che non ci vediamo ma ci si riconosce al volo anche grazie alla sua caratteristica parlata romanesca. Un abbraccio, tante storie ed una comune avversità, quella verso il rancore. Dopo un po' di sguardi per capire le fatiche del tempo, mi ricorda di avergli fatto conoscere Silvio Trentin, uno dei padri del federalismo italiano, quando ancora la Lega non esisteva e nella sinistra il federalismo era pressoché un'eresia, e la cosa quasi mi emoziona. Grazie Silvano. Lo ricordavo come una persona solare ed il suo sorriso me ne dà conferma.
Ci raggiunge Ali e decidiamo di andare a cena tutti insieme con Neri, Sandra, Simone, la sua compagna e un altro amico di cui non ricordo il nome. E ovviamente con Diego, che nel frattempo segue incuriosito questo susseguirsi di incontri, cercando di orientarsi in un mondo pressoché sconosciuto. Chiedo di andare in un osteria toscana "di quelle vere" e ci portano da "Perseus", non lontano dalla Fortezza. E' di quei locali che non hanno nulla di alternativo, ma che lo diventano mantenendosi come sono e che mi mettono di buon'umore. Quel che ci arriva nei piatti va oltre ogni aspettativa, un mix si sapori straordinario. Peccato che dobbiamo ripartire e che ci attendano 350 chilometri, così verso le 21.30 alziamo i tacchi. Mentre usciamo non ci stupisce più di tanto la fila di persone che stanno aspettando di trovare un tavolo. La sera fiorentina è mite ma ci dobbiamo salutare.
Simone viene a Trento con noi, per una serie di incontri del Progetto Prijedor. Per fortuna al ritorno non c'è granché traffico e l'automobile fila via spedita. La giornata è stata stimolante e produttiva ed il cuore è leggero.In questa cornice, ovviamente, i pensieri sono diversi. Ascolto un'intervista di Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Università degli studi di Trento e del Gruppo Ferrovie dello Stato, che se la prende con le filiere corte, come se quest'ultime rappresentassero una forma di autarchia e non esattamente la valorizzazione delle specifiche identità dei territori. Filiere, al plurale, caro Cipolletta. Tant'è vero che a "Terra Madre" i produttori delle filiere corte di tutto il mondo s'incontrano per dialogare e far conoscere i loro prodotti. Sento di seguito Carlo Borzaga, docente di economia, affermare che, scoppiata la bolla finanziaria, ora la situazione è destinata a rientrare nella normalità. Come se l'invasività della dimensione finanziaria dell'economia fosse sparita d'incanto, i traffici, le scommesse e i titoli derivati che ne sono il prodotto fossero diventati carta straccia.
Ma la crisi ha lasciato il segno, ed anche i sostenitori della capacità di autoregolamentazione del mercato oggi devono riconoscere la necessità della politica, di quella politica economica che era diventata tabù. Ed il confronto che avviene in questa babele costringe le persone ad interrogarsi su temi veri, che ahimè non trovano granché spazio nei salotti televisivi e in un confronto politico distratto dal pettegolezzo.
La città è piena di gente, gli stand affollati di visitatori, turisti con in mano le guide e le pubblicazioni del Festival. Al Castello del Buonconsiglio dove nel pomeriggio c'è inaugurazione della kermesse si fatica ad entrare. Si inaugura nelle sale del Castello anche la mostra "L'Egitto mai visto", il cui fascino attirerà migliaia di visitatori. A dimostrazione che la cultura è uno straordinario investimento anche sul piano economico. Alla faccia delle polemiche sugli "ingressi gratuiti" al Mart che nei giorni scorsi prendevano le prime pagine dei giornali locali.
(a questo proposito ingrazio Ugo Morelli per il suo editoriale sul Corriere del Trentino)
Il resto della giornata è ordinaria amministrazione e con Gabriella non ci sembra vero di avere la serata tutta per noi. Preparo un po' di appunti per domani. A Firenze c'è "Terra futura", sorella minore della manifestazione torinese di Slow Food e sarò lì a presentare "Darsi il tempo".
A proposito di darsi il tempo, dovrei trovarne un po' per curare il giardino sotto casa. L'orto è totalmente delegato a Gabriella, ma anche lei in questi giorni di fine anno scolastico è sempre a scuola. In più non piove. Allora prima di iniziare la giornata mi rivolgo a Carlo (mio fratello) e Daniele (nostro amico e persona dalle mani d'oro): è per il loro lavoro che intorno a noi ci sono tanti colori e un po' di grazia. A proposito. Qualche mese fa sono stato a Olginate, sul lago di Como. Per arrivarci sono passato da Pontida, la culla della Lega. E' stato come avere un'illuminazione: un continuo di magazzini, centri commerciali, case con i nanetti, senza un'agorà e nulla di aggraziato. Perché mai dovrebbero avercela, la grazia, nel cuore?
Alle 9.30 è convocata la Terza Commissione legislativa. All'ordine del giorno l'ascolto del Comitato che da anni si batte contro la realizzazione delle nuove caserme a Trento sud. La loro esposizione ha un taglio molto diverso da quella di altri che hanno fatto di questa questione una bandiera da accostare a quella del Dal Molin di Vicenza. Non c'è nessuna base militare in costruzione, il problema viene posto per le sue implicazioni ambientali, di trasparenza, di quantità di investimenti ed infine anche etiche. Continuo a non essere d'accordo con molte delle loro osservazioni, ma le questioni poste sono reali.
Non nascondo il mio trovarmi in difficoltà. Viene citata la legge 11/91 che istituisce il Forum trentino per la Pace, e la mia coscienza non può non interrogarsi se ha senso oppure no realizzare una caserma con un grande dispendio di risorse e spazzando via 27 ettari di terreno agricolo pregiato nel fondo valle. E poi c'è una ragione particolare che mi coinvolge: la lotta per il trasferimento delle caserme di Trento sud e l'acquisizione di oltre 60 settari di territorio alla città e al suo riordino la iniziammo noi, allora come Democrazia Proletaria del Trentino, a metà degli anni '80, raccogliendo oltre cinquemila firme affinché si avviasse una trattativa fra il Comune di Trento e il Ministero della Difesa per liberare quelle aree già allora strategiche (figuriamoci oggi). Fu una delle più importanti battaglie urbanistiche che la sinistra portò a casa in quegli anni. Ebbe inizio una trattativa complessa a fronte di una presenza militare che nessuno aveva mai contestato e alla evidente necessità di contropartite senza le quali quell'area sarebbe finita nelle mani della speculazione privata. Una trattaiva durata vent'anni e in un arco di tempo così lungo il quadro cambia. (dovrei saperlo, no?)
Qualche mese fa, Massimiliano Pilati mi scrisse per esprimermi la sua preferenza di voto ma mi fece un appunto: "sulla questione delle caserme di Trento sud mi sarei aspettato da te un'idea più costruttiva per sparigliare la situazione". Quelle parole ora mi ronzano nella testa e forse aveva ragione.
Così, finita l'audizione, fisso con i rappresentanti del Comitato un appuntamento, per provare a ragionare insieme e buttar lì una proposta che possa almeno parzialmente riaprire la partita, pur sapendo che siamo oltremodo fuori tempo massimo. Lo stesso Dellai, durante una serata a Matterello in campagna elettorale, ha lasciato qualche spiraglio aperto.
Abitare i conflitti non vuol forse dire infilarsi negli interstizi che si aprono?
La Terza Commissione legislativa prosegue con l'audizione di rappresentanti di Apot, l'associazione dei principali consorzi agricoli trentini, attorno alla questione sollevata dal Comitato per la difesa della salute della Val di Non delle cosiddette "derive" nell'uso dei fitofarmaci. Percepisco negli interventi la fatica del cambiare, l'orgoglio di aver rivoluzionato negli ultimi dieci anni (attraverso l'introduzione dei protocolli di lotta integrata nell'agricoltura) un contesto prima insostenibile ma anche le resistenze culturali che ancora permangono, verso il biologico per esempio. Di seguito incontriamo i rappresentanti dell'Azienda sanitaria che ci espongono le modalità di una recente indagine conoscitiva sull'esposizione a prodotti fitosanitari nella popolazione esposta non professionalmente realizzata in val di Non. I risultati saranno disponibili a breve.
Finita la Commissione vado a vedere dove si può tenere l'incontro di Viaggiare i Balcani del prossimo 4 giugno, visto che il Magazzino di via Torre d'Augusto quella sera non è disponibile. Uno stuzzichino e ritorno in ufficio dove ho appuntamento con lo staff del Forum, per vedere le ultime cose prima del Consiglio per la pace che si riunisce di lì a breve e i nuovi locali del Forum stesso.
La riunione del Consiglio del Forum viene aperta dalla vicepresidente Erica Mondini con un breve racconto sul recente viaggio in Palestina di una delegazione trentina e che ha visto, fra l'altro, l'inaugurazione del centro sociale a Beit Jala realizzato nell'ambito del rapporto fra la nostra comunità e quella della cittadina palestinese. Erica è visibilmente soddisfatta del viaggio, degli incontri avuti, dei legami che si stanno via via stringendo, di una relazione che inizia a strutturarsi come era nelle intenzioni di "Pace per Gerusalemme. Il Trentino e la Palestina".
Quello di aprire le riunioni del Consiglio con uno spunto fornito da un'associazione del Forum potrebbe essere un metodo di lavoro interessante
Qualche domanda e poi passiamo al punto più corposo che abbiamo all'ordine del giorno, ovvero il programma del Forum. Non è un programma quello che propongo, bensì un percorso di ascolto che si vorrebbe realizzare nell'arco di due/tre mesi nell'intento di mettere a foco le sinergie disponibili in ognuno degli ambiti di lavoro del Forum (scuola/formazione, memoria/conflitto, enti locali/cooperazione di comunità, nuove cittadinanze, informazione). A monte indico la necessità di indagare sulle "nostre parole" per evitare la banalizzazione di concetti come pace, conflitto, riconciliazione, interculturalità, diritti umani, sviluppo. Più in generale di interrogarci sul mandato che la legge 11/91 ci affida quando ci chiede esattamente di "promuovere una migliore conoscenza dei problemi della pace, dei diritti umani e della solidarietà fra i popoli" ma anche di "formulare proposte alla Giunta provinciale in relazione agli strumenti di programmazione degli interventi provinciali in materia di cultura, di emigrazione, di immigrazione, di solidarietà internazionale, di istruzione, di formazione e di politiche giovanili".
Fare il nostro dovere, evitare le ritualità, rileggere il Forum per la Pace e i Diritti umani nella sua funzione politica in senso pieno. E' un "cambio di passo" quello che propongo e colgo nei presenti una diffusa volontà di andare in questa direzione.
Approviamo la relazione del "Progetto Formazione" e di seguito il programma 2009 dell'Osservatorio Balcani e Caucaso, realtà connessa con il Forum. Non c'è il tempo per un confronto a tutto campo sull'attività dell'Osservatorio e decidiamo di dedicare all'insieme delle problematiche poste da Francesca Vanoni e Marco Vender un apposito incontro di approfondimento del Consiglio.
Sono le 20.00 e vado diretto a Sopramonte, dove c'è la presentazione di "Darsi il tempo". La cornice è un itinerario di incontri proposti dal costituendo circolo del Bondone del PD che abbiamo definito così: "per il piacere di conoscere e conversare". E così scorrono le parole, sguardi sul mondo che s'incrociano con l'osservare quel che avviene ogni giorno intorno a noi, in comunità sempre più interdipendenti. Si avverte il bisogno di guardare oltre, anche se non è facile e fatichiamo a darci il tempo.
Concludiamo con un piccolo brindisi (i libri vanno bagnati). E la conversazione informale si sposta sulla situazione nella circoscrizione, sulla frustrazione di aver richiesto invano una discontinuità nella presidenza incontrando un muro invalicabile. Dovremmo riparlarne.
La giornata è finita. A casa un pasto frugale, ma un bicchiere di Agramante, negro amaro di Lucera, non me lo toglie nessuno.
Passo al Gruppo consiliare. Nel pomeriggio è fissata una riunione sulla proposta di legge elaborata da Mattia Civico sul coordinamento delle associazioni che si occupano di famiglia e genitorialità alla quale però non posso partecipare. Gli chiedo di trovare una formulazione che eviti su questo tema delicato ogni forma di approccio ideologico e ci accordiamo in questo senso, anche predisponendo un apposito ordine del giorno che presenteremo in sede di discussione generale a favore delle modalità non tradizionali di vivere la coppia, riconoscendo loro quelle prerogative oggi previste solo per le famiglie.
Dopo l'incontro con Kessler a Palazzo Trentini, davvero uno dei più bei palazzi del nostro centro storico, vado a far la spesa. Ci vediamo a pranzo con Fabio Pipinato e Armando Stefani per ragionare del progetto "Etica e partecipazione". Armando proprio ieri è diventato Presidente della Circoscrizione dell'Argentario, anche se la festa è stata un po' guastata dal venir meno di alcuni voti dei consiglieri del PD sulla vicepresidente indicata dall'UpT. Il che ha creato, com'è ovvio, imbarazzo e tensione fra i consiglieri della maggioranza. L'idea della politica come capacità di mediazione e di compromissione piuttosto che di esercizio di forza fatica a farsi largo, specie quando tutto appare in bianco o in nero.
Mentre porto in tavola delle ottime orecchiette al sugo di cozze, facciamo il punto della situazione. Il progetto, lanciato come idea nella campagna elettorale di novembre, ha trovato il consenso da parte del PD del Trentino, ma a quanto pare non le risorse per realizzarlo. E allora? Allora decidiamo di procedere comunque, perché ci crediamo e perché era un punto chiave del patto con gli elettori ce mi hanno votato. Le risorse verranno dalla quota parte del mio stipendio di consigliere e dal contributo di chi vorrà parteciparvi anche sotto il profilo finanziario.
Decidiamo di fare comunque ancora un paio di verifiche, prima di avviare la macchina operativa. E ci salutiamo.
Sono indeciso se prendermi il pomeriggio di libertà oppure portarmi avanti con il lavoro. Scelgo questa seconda opzione, che mi incollerà al computer fino a notte tarda. Finisco l'editoriale sull'Europa che potete trovare in home, il telefono continua a squillare fino a sera. Ci sarebbe anche la serata con Frei Betto, teologo della liberazione in visita a Trento, ma l'intervista pubblicata su "L'Adige" di oggi non mi stimola più di tanto. Alle 0.39 spengo il computer e buona notte.Giornata fitta di incontri. Prima di iniziare gli appuntamenti sbrigo la posta, preparo la locandina per la serata di presentazione di "Darsi il tempo" a Sopramonte, invio del materiale per il sito. Alle 9.10 sono alla sede del gruppo consiliare. Alle 10.00 è convocata la I commissione regionale per la nomina dei rappresentanti della Regione Trentino Alto Adige - Sud Tirol in Pensplan e ce la sbrighiamo abbastanza in fretta. Trattandosi di una riconferma, chiediamo che i nostri delegati vengano in commissione a relazionarci sui programma dell'ente. Durante la riunione mi arriva una telefonata da Reggio Calabria: è Tonino Perna che mi propone di andare lì a presentare il libro il prossimo 26 giugno.
Alle 11.00 mi vedo con Laura Bampi al Palazzo dell'istruzione per parlare di Millevoci e dell'attività del Forum trentino per la Pace (raccolgo idee e sollecitazioni) e di seguito con Chiara Ghetta. Chiara da un paio di giorni ha raccolto il testimone di Armando alla guida di Tremembè ed è preoccupata perché gli impegni professionali sono già piuttosto intensi. Riusciamo solo a prenderci un caffè perché dopo mezz'ora ho un incontro con Jenni Capuano, direttrice del Centro di Formazione alla Solidarietà internazionale. Anche in questo caso parliamo delle possibili sinergie fra il Forum ed il Centro nelle attività formative e ci troviamo in buona sintonia. La preoccupazione più grande è di non sovrapporre ruoli e competenze, bensì di valorizzare l'apporto di tutti. E di dare un profilo non banale al Forum.
Ritorno al Gruppo e viene a trovarmi Silvano Pedrini, fresco di nomina in Consiglio Comunale. "Come il primo giorno di scuola..." mi dice ed anche con lui conversiamo, a partire dalla sua esperienza in assessorato all'istruzione nell'ufficio pace e cooperazione, del programma di lavoro del Forum. Ma anche dell'incontro avuto il girono precedente con la Confederazione Agricoltori perché vorrebbe anche nel suo nuovo impegno istituzionale seguire le cose del mondo rurale, le filiere corte, ecc. non dimenticando che il Comune di Trento è quello che ha maggiore territorio agricolo della provincia.
Mi vedo con Roberto Pinter e parliamo del partito, dei circoli e dell'assemblea della sera. Sono contento che dopo la sua lunga esperienza consigliare, gli sia rimasta la voglia di buona politica. Ha l'aria di chi sta riprendendosi il tempo per un rapporto più disteso con la politica e questo non è affatto male.
Passa Sandra Aschieri a prendere le locandine per la serata in circoscrizione e mi racconta degli incontri fra la delegazione del Circolo del Bondone incaricata di tenere i colloqui sulla formazione della maggioranza e l'UpT, le difficoltà che si sono incontrate con il presidente uscente nel suo non mollare la presa ma anche degli spazi intravisti di confronto con gli altri consiglieri eletti nella lista di Dellai.
Alle 17.00 ho l'ultimo appuntamento della giornata. Nei giorni scorsi mi aveva chiamato Stefano De Toni per avere dei consigli su possibili attività di gemellaggio fra il Trentino e la Costa d'Avorio. Con lui c'è Lucien, ivoriano che vive e lavora a Trento da cinque anni. Il sindaco della sua città, Agbovile, sarà in Trentino nella seconda metà di giugno - inizi di luglio e vorrebbe approfittarne per avviare relazioni di collaborazione con la nostra comunità. Racconto della mia esperienza di relazioni internazionali e vedo Stefano prendere appunti fitti fitti. Ragioniamo insieme di prossimità e reciprocità. Lucien ci parla delle coltivazioni del cacao e del caffè, delle risorse naturali, delle tradizioni locali ma anche del banditismo che cresce, dei traffici d'armi e dei diamanti. Vedrei bene la nascita di una nuova associazione di relazioni africane scevra dall'ostentata esibizione della povertà e capace invece di far leva sulla ricchezza di risorse e di dignità che ci viene da un'altra Africa. Metto a disposizione le mie competenze e staremo a vedere.
Ad uscire dall'aria condizionata l'effetto è un muro di calore. Gabriella è rimasta in panne e vado a prenderla, ma per fortuna non è nulla di grave e con la matrice delle chiavi dell'auto tutto si risolve.Inizia una nuova settimana, ma è come se avvertissi che la ricarica non c'è stata. Ho ancora negli occhi il mare di Camogli che mi suggerisce il bisogno di una pausa di vacanza se non fosse che l'agenda è inesorabile. Invio a Cristina un piccolo e nuovo elenco di libri da inserire nella sezione del sito (il mio presentatore di sabato ha trovato quello spazio e questo diario molto interessanti), ed inizio a scrivere un testo per i giornali sulle elezioni europee. Manca il tempo e devo andare in ufficio.
Un'occhiata ai giornali e poi mi aspettano Luisa, Martina e Francesca al Forum per la Pace. E' il primo incontro che ho con loro da presidente del Forum ed è uno scambio di idee a 360 gradi. Luisa è distaccata al Forum dal Consiglio provinciale, Martina e Francesca collaborano sui progetti Formazione e Zaini di pace. A dispetto del loro striminzito contratto, ci mettono l'anima.
Giovedì prossimo c'è il primo incontro del neo eletto Consiglio della Pace e vorrei arrivarci con un quadro delle attività in corso ma soprattutto con una proposta di lavoro per i prossimi mesi. Mi pare ci sia fra noi una buona condivisione delle sfide che attendono il Forum, ma anche la consapevolezza che se vogliamo vincerle è necessario mettere in moto tutte le possibili sinergie con altri soggetti e darci nuovi strumenti di lavoro. Insisto con loro sulla necessità di non cadere nella ritualità della pace e di darci un'agenda non mutuata dagli avvenimenti. Le idee sono molte. Ma dove troveremo le energie? E' possibile che le nostre istituzioni comprendano il valore di investire nella cultura della pace? E che questo non è altro dal lavoro per costruire identità e coesione sociale?
Verso le 13.30 ritorno in ufficio e mi rimetto al lavoro sui testi iniziati. Alle 15.00 si riunisce il Gruppo consigliare del PD del Trentino. Tutto il tempo se ne va nella programmazione dei lavori e nel fare il punto sui nostri disegni di legge. Per quello sulle istituzioni familiari e sulla banca del tempo ci prendiamo un paio di giorni. Parliamo di diverse cose, saltapicchiando da un argomento all'altro.
Alle 17.00 abbiamo fissato l'incontro con i rappresentanti della Confederazione Italiana Agricoltori. E' il primo contatto che abbiamo come gruppo consiliare e ci serve per avere una descrizione della loro presenza sul territorio trentino e dei problemi che stanno sul tappeto. In primis quello della frammentazione delle organizzazioni del mondo agricolo e della sofferenza nel rapporto con la più grande e radicata Coldiretti. Parliamo dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, della crisi del settore zootecnico ben evidenziata dalla vicenda della cooperativa di Fiavè ovvero di "un modello padano trapiantato in Trentino" anziché una strada autonoma da adattare alle caratteristiche del territorio. Occorre un modello multifunzionale - osserva Flavio Pezzi - in grado di mettere in campo aziende capaci di abitare la filiera che dall'agricoltura arriva all'agriturismo, attraverso strutture più contenute ma anche maggiormente versatili. Parliamo della formazione necessaria per stare al passo con i cambiamenti che investono il settore, delle difficoltà incontrate con gli enti locali nella gestione dei mercati dal produttore al consumatore.
Il confronto è interessante, tocca la questione dei Parchi agricoli, dell'opzione fra quantità e qualità, fino ad arrivare al nostro disegno di legge sulle filiere corte e sull'educazione al consumo che viene in buona sostanza condiviso. Mi sembra che ci siano le condizioni per riannodare i fili di un ragionamento che, nel marasma della scomposizione e ricomposizione politica di questi mesi, s'erano andati spezzando.
Esco dagli uffici del gruppo e vengo investito dall'afosa calura pomeridiana, nonostante siano quasi le 19.00. Due passi in centro, ma il caldo è insopportabile e allora mi dirigo verso casa. Nella pozzanghera lungo lo stradino sterrato c'è un capriolo che beve ed è uno spettacolo stare ad osservarlo a distanza.Oggi andremo al mare. Non propriamente una vacanza, anche se avvicinandomi al golfo ligure mi accorgo che ne avrei proprio voglia. Ma la presentazione di "Darsi il tempo" a Camogli sarà più un piacere che altro. Prima di partire devo fare un po' di cose. Scrivere un saluto da inviare all'assemblea di Tremembè, alla quale Armando Stefani mi aveva invitato. Armando è stato per dieci anni l'anima di questa associazione che si occupa di turismo responsabile ma anche di animazione del territorio in rapporto con le culture altre. Si pensi a ciò che hanno rappresentato per la città di Trento le "Cene dell'altro mondo", una sorta di festa di primavera dove i protagonisti erano i nuovi cittadini, le loro musiche, i loro sapori. Con Armando ed altri volontari abbiamo dato vita al progetto "Viaggiare i Balcani" (a proposito, l'incontro di presentazione delle attività e dei viaggi per l'estate, annunciato per l'8 giugno, è stato anticipato a giovedì 4), alla Carta di Trento per una migliore cooperazione internazionale, al progetto "Etica e partecipazione" che ha segnato la mia campagna elettorale dell'autunno scorso.
Ora Armando è in procinto di diventare, anche grazie alle preferenze ricevute, presidente della Circoscrizione dell'Argentario, che raggruppa una buona parte dei sobborghi della collina est del Comune di Trento. Una sfida per lui nuova, su un terreno politico-istituzionale dal quale per anni si è tenuto lontano. Ma questo è il tempo di mettersi in gioco e sono sicuro che Armando saprà dar vita ad un progetto di sperimentazione partecipativa di grande valore per tutta la nostra comunità.
Non potendo essere presente all'assemblea, scrivo una cartella di saluto, come amico prima ancora che come presidente del Forum per la Pace. Altre volte, in assemblee come questa o in momenti seminariali e formativi, ho cercato di portare degli stimoli di riflessione trovando ascolto e sintonie, ed ora è come se me ne sentissi parte.
Poi mi metto a scrivere il diario del giorno precedente e il tempo se ne va. Verso mezzogiorno ci mettiamo in macchina e via, verso la Liguria. Camogli è una cittadina deliziosa, a pochi chilometri da Genova. C'è con questo borgo sul mare che ha conservato, nonostante i signori che la frequentano, un legame speciale che si chiama Massimo Gorla. Massimo non c'è più da cinque anni ma le persone, le atmosfere e i luoghi sono quelli della nostra amicizia. Joan in primo luogo e la sua casa, villa kefia. Ed è come se quel dialogo che ci faceva incontrare anche "dopo la politica" o forse nella politica più vera, continuasse. Penso a quanto gli sarebbe piaciuto essere lì con noi, di fronte alla Libreria al Portolano, a due passi dal porto in riva al mare, a parlare delle cose del mondo con la scusa di un libro.
Ha organizzato tutto Luana, che della libreria è cuore e mente. La scorgo in ansia, anche perché la presentazione di oggi è il primo appuntamento di un itinerario che s'intitola "geografie" e che bene si connette con lo sguardo sul mondo che provo a proporre. La cornice, una terrazza sul mare, è splendida e la brezza marina attenua il caldo della prima estate. Piano piano si forma una piccola folla di gente, alcuni venuti apposta per la presentazione, altri che passando si fermano incuriositi del fatto che ci sia ancora qualcuno che si ostina a proporre pensieri e parole.
Nelle intenzioni di Luana avrebbe dovuto esserci Giorgio Galli alla presentazione del libro, ma poi all'ultimo momento il vecchio politologo non ce l'ha fatta. Al suo posto c'è Cesare Valentini, a suo modo un personaggio che alterna la formazione sui temi della finanza globale alle passeggiate sui monti di Portofino. E' da poco uscito un suo libro dal titolo quanto meno provocatorio "Vivere di rendita" che parla di indipendenza e sobrietà. Vedo dai suoi appunti che ha letto il nostro lavoro con grande attenzione e conversando con lui scopro che è stato osservatore Osce nei Balcani, imparandone un po' una delle lingue (il serbo croato) e le cose essenziali. Il libro è zeppo di appunti e la sua presentazione puntuale e fin troppo lusinghiera.
Fra il pubblico il volto di vecchi amici come Emilio, Tina, Diddi, Patrizia... Altri si presentano, come Silvio Ferrari, intellettuale camoglino al quale si deve la traduzione in Italia dei libri di Matvejevic. E poi molte persone, tanto che con il trascorrere dei minuti ed il fluire delle parole l'ansia di Luana tende a svanire. Sarà il paesaggio che ho intorno, ma la cosa riesce davvero bene. Vedo le persone attente ed il racconto di un'ora non sembra affatto affaticarle, tanto che alle parole seguono molte domande, che proseguono anche dopo aver dato inizio al piccolo buffet a base di focaccia e vino.
Nella terrazza sul mare, davvero una bella presentazione. Finisce a tavola, degnamente.
Si trattava della prima declinazione (2008) del programma World Social Agenda promossa dalla Fondazione Fontana onlus attorno agli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite.
Oggi si tiene il secondo appuntamento che nel 2009 riguarda il tema ambientale. Presso il Centro di Formazione alla Solidarietà Internazionale (al vecchio convento degli Agostiniani, a Trento) si tiene
il seminario dal titolo "Cooperazione verde, la sostenibilità ambientale come opportunità per una migliore cooperazione internazionale".
Rispetto a quelle precedenti, oggi è una giornata più rilassante. Ascolto i relatori. L'amico Massimo De Marchi dell'Università di Padova ci propone una stimolante relazione "tra i discorsi della terra e conflitti ambientali". Con Massimo, animatore di Agenda 21, c'è un feeling che dura sin dai primi anni dell'Unip e avverto il bisogno di riprendere con lui un ragionamento che si è andato un po' sfilacciando negli ultimi tempi. Così nell'intervallo ci accordiamo. Proseguono le relazioni, ma colgo una difficoltà che nel pomeriggio avvertirò ancora più forte: la Carta di Trento dovrebbe essere il punto di partenza consolidato, condiviso, ma nell'uso delle categorie come della parole da parte di molti relatori sento che non è affatto così.
(E' come se il pantano ci tirasse giù, costringendoci in visioni che non centrano più un fico secco con la realtà.)
Avrei voglia di intervenire, ma mentre iniziano i lavori di gruppo, una telefonata mi avverte che l'incontro con il presidente del Parlamento tibetano in esilio è anticipato. Allora mi precipito in Regione. A ricevere Pempa Tsering, accompagnato da Roberto Pinter e dagli esponenti dell'associazione Italia Tibet, il presidente del Consiglio regionale Marco De Paoli, i consiglieri Bruno Dorigatti, Caterina Dominici e il sottoscritto anche in qualità di presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Nella mattinata la delegazione tibetana ha incontrato il Sindaco di Trento Alessandro Andreatta e nel pomeriggio il Presidente Lorenzo Dellai. Oggetto dei colloqui l'organizzazione in Trentino di un Forum mondiale delle autonomie locali per il Tibet, alla presenza del capo spirituale dei tibetani, il Dalai Lama.
Il colloquio prosegue a pranzo e poi ritorno al seminario sulla "cooperazione verde". Come sempre ironico e stimolante l'intervento di Giorgio Andrian, rappresentante dell'Unesco, con il quale abbiamo spesso collaborato in passato come Osservatorio sui Balcani. Viene da sorridere nel vedere come la critica verso una diplomazia fatta di "ministri tromboni" che auspicano "democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui ciglioni" venga proprio da un diplomatico.
Nel pomeriggio avverto una distanza ancora più forte fra la nostra elaborazione e le parole dei relatori. Quella più grande con padre Edilberto Sena, del Movimento popolare per la difesa dell'Amazzonia, che però è quello anche più nelle corde dei presenti. Edilberto Sena è certamente accattivante, non usa mezzi termini, denuncia il neocolonialismo, ma il suo sguardo mi appare manicheo e quando sento rinverdire la categoria del tradimento, nella fattispecie riferita al presidente brasiliano Lula, vorrei andarmene. Non credo affatto che il presidente brasiliano sia esente da errori e per altro da tempo guardo con occhi disincantati alle cose del mondo. Ma la visione che viene proposta è tutta dentro l'antipolitica, non aiuta a capire e non abbiamo bisogno né di pensieri semplificati, né tanto meno di tifoserie.
In tutti gli interventi, certo, si pone la questione ambientale come problema nella sua dimensione politica, ma ho come la sensazione che ci si arrivi "fuori tempo massimo". Perché oggi, prima ancora che politica, la questione è culturale. Ovvero di pensiero.
Ne parlo con Maddalena Di Tolla, presidente di Legambiente Trentino, con Fabio Pipinato che di WSA è l'animatore, e con Silvia Nejrotti che ha accompagnato la giornata. Nel suo sconcerto leggo il mio.
Vado in ufficio, ho in ballo un mare di cose da scrivere e da vedere. Passo a salutare il presidente Tsering che a breve avrà un incontro pubblico promosso da Italia Tibet, che mi dice "arrivederci a Dharamsala", città indiana dell'esilio tibetano.
Corro in stazione a prendere Gabriella, ovviamente sfinita dalla gita scolastica, e decido di dedicare a lei la serata.