«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

Diario

« maggio 2009 | giugno 2009 | luglio 2009 »

mercoledì, 24 giugno 2009

I mutamenti climatici stanno mostrando i loro effetti e su Reggio si scatena un vero e proprio nubifragio. Andiamo con Mariella in aeroporto per noleggiare un'auto che lasceremo a Napoli dopo qualche giorno di vacanza fra Maratea ed il Cilento. Partiamo ed è un diluvio che ci rende il viaggio lungo la Calabria sicuramente più fresco ma anche più lento, visto che con l'acqua che scende non è il caso di correre.

La costa della Calabria, naturalmente bella, fa i conti con l'azione dell'uomo ed è un continuo di case, spesso in costruzione o semplicemente lasciate a metà, senza soluzione di continuità. Anche l'autostrada ti dà il segno di una regione per anni abbandonata a se stessa e segnata dalla criminalità: ovunque interruzioni di carreggiata, lavori lasciati sospesi per anni, viadotti in condizioni penose. E' la "Salerno - Reggio Calabria" e bene aveva fatto Tonino a dirmi che in auto non sarei mai arrivato in tempo per la conferenza a Messina.

Addolora vedere una regione dalle straordinarie potenzialità messa così, alla mercé dell'abusivismo (La Repubblica del giorno dopo darà notizia di un abuso ogni 150 metri lungo la costa calabra), della speculazione privata e dell'incuria. E devo dire che lasciandoci alle spalle Praia a Mare, entrando in Basilicata, l'aspetto è decisamente diverso, se non altro nella cura delle strade. C'è qua e là qualche scheletro di cemento, segno che un po' ci hanno provato anche qui, ma l'impressione è che Maratea tutto sommato mantenga la sua fama di città della cura dell'ambiente. Da quando siamo stati qui in vacanza la prima volta sono passati trent'anni e un po' fatichiamo a riconoscere le spiagge, un tempo pressoché deserte ed oggi ricoperte di ombrelloni e sdraio in attesa che arrivi la massa dei turisti. Per nostra fortuna siamo a fine giugno, il turismo di massa deve arrivare e dunque scendere a mare è ancora un piacere. Alziamo gli occhi e quello che un tempo era l'hotel Marisdea direttamente a picco sul mare oggi è un edificio abbandonato e pericolante, conservando dell'antico fascino solo qualche tratto di colore azzurro. Anche Maratea porto non è più la stessa, grazie alle centinaia di imbarcazioni che lì ormeggiano. Un porto per riccastri, si direbbe dal tipo di natanti parcheggiati, che però hanno cambiato il volto del luogo. Ed anche il suo genio, un tempo rappresentato da Za' Mariuccia che ci cucinava gli spaghetti alle vongole veraci come solo lei sapeva fare. Il locale c'è ancora, è blasonato con "il buon ritorno", ma non è più lo stesso. Con Gabriella decidiamo di dedicarci "un pranzo da pascià" (trent'anni valgon bene una cena con i fiocchi) ma tranne il tavolino sul balcone il resto è una grande delusione. E il prezzo del conto, lasciamo stare...

In compenso ci sistemiamo in un posto molto carino e in mezzo alla macchia mediterranea, che ci farà da base per un paio di notti. Riscoprire dopo un tempo così lungo il vecchio paese è un'avventura: cerchiamo ristoranti che non ci sono più, scopriamo che il tempo si è portato via persone conosciute, ma anche che la vecchia Za' Mariuccia c'è ancora. Chissà cosa penserà del suo locale ora così esclusivo ma che della sua anima i figli hanno conservato ben poco.  In compenso nel cuore della città vecchia scopriamo un locale ricco degli antichi sapori della Lucania che ci ripaga degnamente della sera precedente.

Ripercorriamo verso nord le strade che ci hanno visti poco più che ragazzi, ma dopo tutto questo tempo è davvero difficile raccapezzarsi. Strade costeggiate dal mare lungo le quali dormivamo in spiaggia o in auto ed ora occupate da stabilimenti balneari tutti uguali, piccoli centri abitati ora cresciuti a dismisura, campeggi con migliaia di bungalow pronti ad ospitare un turismo senza qualità. Sono brutti ed inospitali da vuoti, figuriamoci quando brulicheranno di migliaia di persone, quintali di creme nauseabonde, il vociare di chi non ama il silenzio.

Grazie a Maurizio, amico di Salerno conosciuto nelle frequentazioni balcaniche e che si è da poco ristrutturato un vecchio casolare in mezzo gli ulivi, troviamo un agritur lontano dalla bolgia (non oso immaginare la calca dei mesi di luglio e di agosto), proprio sotto il vecchio centro di Pisciotta, antico borgo medievale che ha conservato nonostante le anonime costruzioni della modernità un po' del suo antico fascino. L'agriturismo "La locanda sul fiume" dove siamo alloggiati si rivela oltre ogni nostra aspettativa, nel gusto con il quale è stato ricostruito (era uno dei più grandi frantoi dell'ottocento), nell'accuratezza delle stanze e negli straordinari sapori della cucina di Sonia.

Decidiamo così di goderci per qualche giorno questo luogo, un piccolo paradiso in una Campania tanto ricca quanto offesa. Il turismo ha portato per qualcuno affari d'oro, ma il territorio complessivamente si è impoverito. Un mare di negozi e magazzini che vendono cianfrusaglie di ogni tipo "made in China", ma la ricchezza più vera, la terra e l'ulivo, sono in grande sofferenza. Perché faticare se c'è un business molto più redditizio e molto meno faticoso? E così nei villaggi turistici i prodotti del territorio non ci sono e sono in pochi a richiederli. Gli agriturismi si contano sulle dita. Le spiagge affollate sono un inferno di rumore e di banalità. Per trovare amore per il territorio bisogna spostarsi nell'entroterra, dove la cultura terranea ancora resiste ed il piacere del "buono, pulito e giusto" si coniuga con quel che dà la terra (e il mare). Scoviamo così un'enoteca proprio a due passi da Pisciotta,  molto spartana ma invece ben fornita: è un piacere ritrovare il Fiorduva o il Pallagrello bianco ed altri vini campani di grande pregio. Uno spuntino diventa un signor pranzo, annaffiato da un Fiano "Rocca del principe" che vale la giornata. Mi accorgo solo alla fine che si tratta di un locale segnalato da Slow Food.

Eravamo gli unici ospiti e vi assicuro che il conto era più che onesto. Mi convinco oltremodo che "buono, pulito e giusto" sia un programma politico che fa la differenza. Ma le logiche che prevalgono sono ben altre. Figuriamoci se i sindaci di questi Comuni baciati dall'oro blu dedicano le loro risorse per investire nella cultura locale, nella conoscenza o nelle reti. Wireless semplicemente non esiste. E così il mio diario ne risente un po'. Una ragione in più per staccare la spina.

 

martedì, 23 giugno 2009

Arrivare dall'altra parte dell'Italia in poche ore comporta una levataccia. Gabriella condivide con me questo viaggio, che diviene così l'occasione per qualche giorno di vacanza. Lasciamo l'auto a Verona, scalo a Roma e verso le 11.20, con quasi un'ora di ritardo, arriviamo a Reggio Calabria. Ad attenderci all'aeroporto c'è Tonino Perna, docente all'Università di Messina, animatore di progetti di cooperazione e di territori (è stato presidente del Parco nazionale dell'Aspromonte) e tante altre cose ancora, ma soprattutto caro amico con il quale ho condiviso nel corso degli anni un comune sentire tutt'altro che scontato. Con Tonino non è che ci s'incontri frequentemente e non abbiamo nemmeno alle spalle una storia politica comune. Proprio per questo è molto interessante che ogni volta che ci incontriamo riusciamo velocemente a sintonizzarci, quasi avessimo conversato fino alla sera precedente. C'è una connessione sul tempo che attraversiamo che ci fa sentire su una comune lunghezza d'onda.

E' grazie ad un nostro incontro in un bar della Giudecca, a Venezia, che è nata l'idea dell'Osservatorio sui Balcani. E da qui si è sviluppato un sodalizio che si è alimentato - nel corso degli anni - di sguardi sul mondo e sul nostro presente.  E' così che quando ci si incontra prende corpo un fiume di parole e di immagini che noi, pure persone tanto diverse di mondi tanto diversi, amiamo aggrovigliare nelle nostre conversazioni.

Incontrarci a Reggio Calabria, lungo quello splendido tratto di mare che separa Scilla e Cariddi, è davvero un grande piacere. In realtà non abbiamo il tempo per tanti convenevoli perché prendiamo al volo l'aliscafo che ci porta dal continente sull'isola, a Messina. Durante l'attraversata sento al telefono Raffaele Crocco, giornalista Rai che nei giorni scorsi ha presentato a Riccione l'"Atlante sulle guerre e i conflitti nel mondo" e al quale ho dato anch'io un piccolo contributo con un pezzo sulla Transnistria. E' andata benissimo, mi dice, e l'attenzione si è riversata sui mass media con effetti moltiplicativi, tanto che anch'io sono latore di un messaggio del Reggente della Fondazione Opera Campana dei Caduti Alberto Robol per organizzare un evento di presentazione della rivista al Colle di Miravalle. All'Università di Messina incontriamo diversi collaboratori di Tonino e con loro riusciamo a prendere qualcosa, tanto per ammazzare la fame prima dell'incontro. Un qualcosa di speciale, per la verità: granita di gelso con panna e brioche, squisita combinazione di sapori, nel rispetto delle tradizioni locali.

Uno sguardo veloce all'antica piazza della chiesa e alle vecchie case che riuscirono a sopravvivere allo spaventoso terremoto del 1908 e siamo in Università. Davanti ad un pubblico attento di studentesse e di persone interessate, Tonino presenta  il nostro "Darsi il tempo" (che è un po' anche suo, visto che ne firma la prefazione) con consumata maestria. Gli risulta facile anche perché Tonino inaugurò - in anni assolutamente improbabili - le prime esperienze di cooperazione "sud - sud" che rappresentavano già allora (erano i primi anni '80) una critica implicita verso una cooperazione che oscillava fra vecchio internazionalismo (sposando cause che poi si rivelavano tutt'altro che degne) e business. Tonino rivolge ai presenti una domanda, elencando i titoli dei capitoli del libro: qual è la parola chiave di questo lavoro?

Vedo una platea attentissima alle mie parole, che nemmeno fa  caso all'acqua che scende torrenziale e inusitata sulla città. Tre ore secche di parole, di spunti da parte mia, di domande dal pubblico e di interlocuzione da parte del "professor Perna" come tutti lo chiamano in Università. Sento nelle parole dei presenti che le cose dette aprono nuovi ambiti di riflessione e tanto mi basta. Si vendono anche diversi libri, e anche questo non guasta. Finiamo la conferenza che la pioggia tropicale ancora imperversa, ma quando arriviamo al porto per percorrere lo stretto a ritroso ci accoglie un dono della natura: uno straordinario arcobaleno, che attraversa a mo' di ponte tutto lo stretto. E' questo il ponte che ci piace, alla faccia di quel delirio di onnipotenza che ancora segna il secolo delle "magnifiche sorti e progressive" che il Leopardi ci descrisse con straordinaria intuizione ne "La ginestra".

La stanchezza comincia a farsi sentire. Occorre una doccia rilassante e la casa di Tonino ci accoglie con la sua splendida vista sullo stretto, l'Etna e tutto il resto. Con la sua gentilissima compagna Mariella andiamo a cena in una vecchia trattoria del centro storico ed è un esplosione di sapori, come si conviene a chi ama la terra. L'amore per il territorio. Era questa la risposta alla domanda di Tonino rivolta al pubblico della conferenza.

 

lunedì, 22 giugno 2009

Quella che inizia è una settimana che mi porterà lungo vecchi itinerari di mare del nostro Mezzogiorno. Mi piace usare questo termine per parlare del sud di questo paese, perché segna un legame con la migliore tradizione meridionalista oggi in larga parte dimenticata (vorrei ritornarci nel diario dei prossimi giorni). Con questa prospettiva leggera guardo agli impegni di oggi e di domani, che pure non saranno affatto di riposo. Perché la giornata di oggi è densa di appuntamenti e perché domani sarò a Messina a presentare nella vecchia e gloriosa Università di quella città il libro "Darsi il tempo".

Abituato come sono alle lunghe attraversate in automobile, avevo inizialmente messo in conto di partire stasera, finiti gli impegni, verso sud. Ma da una veloce consultazione tutti mi hanno preso per matto ed effettivamente l'attraversata dell'Italia da nord a sud, con tanto di Appennino e di "Salerno - Reggio Calabria", non mi permetterebbe comunque di essere nel primo pomeriggio di domani dall'altra parte dello stretto. Allora con Gabriella cambiamo i piani e decidiamo di prenotare un volo che ci porti a Reggio dove poi noleggeremo un'auto per farci una settimana di riposo verso Maratea ed il Cilento. Dopo un po' di ricerche su internet troviamo una soluzione abbastanza ragionevole e poco costosa.

Sono al gruppo verso le 10 del mattino e  butto giù qualche appunto per la riunione del Forum del pomeriggio. Neanche il tempo di finire e mi incontro con Silvano Pedrini, che per conto della Pat aveva seguito negli scorsi anni il rapporto fra cultura della pace ed Enti Locali. In vista dell'incontro pomeridiano ci scambiamo un po' di idee.

Non c'è il tempo (a proposito ...) per il pranzo e alle quindici ci riuniamo come Gruppo consiliare. Proviamo a  scambiarci qualche opinione su come (non) stiamo lavorando come collettivo e sulla necessità di condividere fra noi almeno i temi cruciali che investono la nostra attività di gruppo. Oggi non siamo un collettivo ma tante individualità, ciascuna con il proprio bagaglio di idee e di cultura politica. Pongo l'esigenza di affrontare come preliminare di ogni incontro del Gruppo un tema specifico, per costruire un minimo terreno di confronto ed elaborazione condivisa.

Dopo un po' arriva Maurizio Agostini, il segretario del PD del Trentino. Parliamo con lui dell'avvio dell'iter congressuale, del rapporto fra il congresso nazionale e quello del PD Trentino, del regolamento congressuale e della scadenza del tesseramento (ai fini congressuali) del 21 luglio, della presentazione delle candidature, della formazione dei circoli e della loro copertura territoriale.

Maurizio è venuto al gruppo anche perché avevamo un appuntamento. Così finita la riunione del Gruppo consiliare ci vediamo per discutere del progetto "Etica e partecipazione" (ne abbiamo parlato nel diario di giovedì scorso). Non vorrei che questo progetto, nato come proposta nella mia campagna elettorale, fosse targato come una cosa solo mia, o come iniziativa di una delle famiglie che hanno contribuito alla nascita del PD Trentino, ma divenisse invece uno strumento per il confronto e la circolazione delle idee in tutto il PD. E oltre lo stesso PD, aprendo uno spazio di dibattito rivolto a tutti coloro che oggi avvertono la necessità di buona politica. Per gestire uno spazio di questa natura occorre un team di persone e forse un'associazione e propongo a Maurizio di essere della partita. Maurizio condivide, parliamo di risorse e di come legare questa iniziativa all'altra questione che mi sta a cuore, quella della formazione.  Di una questione da tutti condivisa ma che poi rimane lì, come sospesa, di fronte al rincorrere degli avvenimenti.

Anche su questo si misura la fragilità della politica.

Il segretario offre una disponibilità di massima per la logistica e anche di riparlarne con il tesoriere, anche se non è l'attivazione delle risorse l'aspetto più delicato. Decidiamo di aggiornarci a breve, perche di lì a pochi minuti, alle 17.30 ho il focus su "Enti locali e cooperazione di comunità" del Forum per la Pace e i Diritti Umani.

E' il secondo incontro tematico nel percorso che abbiamo deciso di compiere come Forum nell'intento di fare una larga ricognizione delle attività connesse con il mandato del Forum stesso. Nel corso della passata legislatura Forum e Assessorato alla solidarietà internazionale avevano lavorato affinché venisse rifondato un Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e dunque ripartiamo da lì, pur distinguendo che l'oggetto della nostra riunione non è quello di dar vita a tale coordinamento, bensì di comprendere "chi fa che cosa" e di come far sì che i temi della pace e dei diritti umani entrino a pieno titolo nell'agenda politica degli enti locali come un'opportunità di nuovi sguardi sul presente, di relazioni attorno alle quali far crescere la propria comunità, di conoscenza reciproca verso le nuove cittadinanze, di investimento in termini di coesione sociale. Ne esce una buona e per certi versi accesa discussione (che testimonia in primo luogo il bisogno di dare un significato condiviso alle parole) e si decide di organizzare per ogni area territoriale (comunità di valle) un incontro di ascolto e di confronto con i Comuni per avere il quadro delle relazioni internazionali in corso e delle iniziative sulla pace che si sono sin qui attivate.

E' ormai tardi e domattina alle 4.00 suonerà la sveglia.

venerdì, 19 giugno 2009

L'ordine del giorno della Terza Commissione Legislativa riunita di buon mattino è piuttosto fitto. In primo luogo l'audizione dell'Assessore Alberto Pacher sulla questione dell'impianto di "rigenerazione energetica" del Baldo - Garda. Sono stato fra i primi a sollevare il problema in Consiglio Provinciale tant'è vero che in sede di discussione sulla manovra finanziaria ho presentato con il consigliere Roberto Bombarda un ordine del giorno che metteva le mani avanti per ostacolare questa operazione, approvato a larghissima maggioranza.

Due sono i progetti (analoghi fra loro, anche se di dimensioni diverse) presentati in Provincia per ottenerne il vaglio in sede di ammissibilità e, passato questo scoglio, per averne un'approvazione in sede amministrativa. Non centrano nulla con l'autosufficienza energetica del nostro territorio e nemmeno con la produzione di energia rinnovabile: si tratta invece di operazioni di natura speculativa e finanziaria, impianti che richiedono più energia di quella che producono, che fondano il loro profitto sul comprare energia a basso costo vendendola a costi più elevati.

L'Assessore Pacher spiega che l'iter dei progetti è ancora nella fase preliminare e che come amministrazione non c'è ancora un orientamento. Quello della Commissione è netto e contrario in tutti gli interventi che si susseguono, dando ulteriore forza all'espressione contraria del Consiglio di qualche mese fa.

Con Pacher si discute anche delle petizioni popolari relative al riordino urbanistico di Piedicastello e alle nuove caserme di Trento sud. Su Piedicastello la Provincia sta trattando con la Federazione Trentina delle Cooperative per l'acquisizione dell'area Italcementi per poi compiere una pianificazione complessiva visto che l'area a quel punto sarebbe tutta pubblica. Sottolineo nel mio intervento che il nodo cruciale per la riqualificazione del vecchio borgo è la liberazione dal traffico da e verso il Bus de Vela attraverso la realizzazione di una piccola bretella a monte dell'area Italcementi e l'abbattimento del vecchio svincolo. Nonché la destinazione dell'area ad una vocazione culturale (come sta avvenendo con l'utilizzo delle vecchie gallerie da parte del Museo Storico del Trentino) ed in minima parte residenziale. Pacher sostiene che una parte considerevole del traffico che gravita sul casello di Trento centro dovrebbe essere alleggerito dalla realizzazione dell'uscita di Trento sud, oggi però ferma perché la ditta che stava realizzando i lavori è fallita. E che si procederà alla bonifica dell'area intorno al Doss Trento con lo spostamento dell'autodemolizione Rigotti a partire dal 2010.

Sulle nuove caserme di Mattarello l'Assessore Pacher rivendica la trasparenza dell'iter urbanistico ma non dà risposta alla mia osservazione sul perché non è stata adottata una procedura di VIA, posto che per tale realizzazione questa non era necessaria solo previo specifico decreto del quale però - a detta del Comitato promotore della petizione - non c'è traccia. Continuo a pensare che ci possa essere una "riduzione del danno". E che per quanto riguarda il "corpo a corpo" dovremmo sfidare la convenzione affinché quel luogo sia aperto ai cittadini. In questo senso l'assessore Pacher parla di una possibile gestione pubblica delle strutture sportive realizzate dentro l'area militare.

Facciamo il punto sull'attività della Commissione, perché le sollecitazioni che giungono sono numerose e l'attività di indagine sull'inquinamento ambientale ha caricato oltremodo i suoi lavori.

Nel pomeriggio sbrigo un po' di posta, aggiorno il sito, qualche telefonata. Poi c'è il gruppo di lavoro sulla scuola del PD del Trentino. La presenza è buona, ma l'informazione ancora gira un po' pochino e l'indomani Marino (che del forum è stato uno dei promotori) mi dirà che della riunione non ne sapeva nulla. E' un partito ancora in rodaggio, evidentemente. Ma intanto è importante che questo gruppo si stia consolidando e che altri prendano corpo (quello sulla sanità si riuniva il giorno precedente, il forum sull'open source la sera stessa dopo cena). Ilaria Pedrini tiene il verbale dell'incontro (lo trovate su www.partitodemocraticotrentino.it) e la discussione è vivace ed accesa. Buon segno.

 

giovedì, 18 giugno 2009

Andare in via Milano alla sede dei Tavoli trentini di cooperazione con Serbia e Kosovo e del progetto "Viaggiare i Balcani" mi fa rientrare in una parte importante dell'impegno di questi anni. Sto cercando di mollare un po' la presa e devo dire che il gruppo di lavoro che si sta creando trasversalmente ai tavoli e le associazioni mi conforta. Samuela, Patrizia, Paola, Stefania, Claudia sono persone giovani ma con già alle spalle una bella esperienza di relazioni territoriali che coniugano con il loro amore verso i Balcani.

Con alcune di loro parliamo degli incontri che avranno il prossimo fine settimana in Bosnia Erzegovina sul tema del turismo responsabile. E' l'occasione per fare il punto sui programmi 2008 e 2009: il sito web http://www.viaggiarreibalcani.net/, strumento importante nella diffusione della conoscenza della regione sotto il profilo turistico, naturalistico e culturale ma ancora non piattaforma interattiva delle esperienze di turismo alternativo; la rete del turismo responsabile nella regione e la fatica a far dialogare fra loro esperienze che escono dalla frantumazione degli anni '90; la difficoltà nel trovare interlocutori seri e responsabili a fronte di una cooperazione che produce progetti ma non fa comunità; la problematicità nel lavorare in sinergia anche nel nostro paese. Nello specifico di Prijedor, parliamo del seminario con la rete delle aziende agrituristiche locali, dello scambio con l'associazione trentina dell'agriturismo, della vocazione rurale di quel territorio. Ci si riconvoca fra quindici giorni per discutere del programma Seenet 2 sullo sviluppo locale nei Balcani, che coinvolge oltre al Trentino altre sei Regioni italiane. Esperienza inedita che prenderà avvio a settembre e che vedrà impegnata la comunità trentina in uno degli ambiti di intervento riferito proprio al turismo responsabile.

Vado al gruppo e mi metto a scrivere una breve nota sui referendum di domenica prossima per il sito. La mia posizione è difforme dall'orientamento del PD e voglio sottolinearlo, esprimendomi per il no sui due quesiti referendari che si riferiscono al premio di maggioranza per i partiti anziché per le coalizioni, e per il sì relativamente al quesito che cancella la possibilità per un candidato di presentarsi in più di una circoscrizione elettorale.

Uso il pomeriggio per recuperare un po' di lavoro arretrato e per preparare la riunione della Terza commissione dell'indomani.  E in serata ci vediamo all'Agritur Pra' Sec con un gruppo di persone che hanno condiviso il progetto "Etica e partecipazione". E che consiste nella costruzione di una rete telematica per favorire la circolazione delle idee ed il confronto attraverso canali di comunicazione non tradizionali, che ovviamente non intende sostituirsi al confronto diretto fra le persone nei circoli e nelle istanze del partito ma che integra gli strumenti a nostra disposizione, rendendo più diffusa la partecipazione attraverso l'uso delle nuove tecnologie. Un'idea che non vorrei "targare" in alcun modo, né tanto meno personalmente (anche se corrisponde all'impegno di destinare una parte significativa della mia indennità di consigliere), e che nei mesi scorsi ho proposto prima al gruppo consiliare, poi al partito. Trovando condivisione, ma alla luce dei fatti poca volontà politica di trasformarla in realtà e da ultimo lasciata in sospeso perché incompatibile con le striminzite risorse economiche del partito.

Ho come l'impressione che la condivisione del progetto si scontri con una realtà che avverto ingessata dal prossimo congresso, come se ci apprestassimo non ad un libero e fecondo confronto di idee, ma ad un dibattito condizionato dalle "famiglie" d'origine e dunque un po' datato, carico di pregiudizi, fermo nelle posizioni e nei pensieri, ed infine condizionato dal dibattito nazionale, nel quale personalmente fatico a riconoscermi.

Tutto questo non mi piace affatto, e forse l'idea di Fabio di allargare l'orizzonte, oltre le vecchie e nuove appartenenze, più libero da "par condicio" e forse anche più sereno, capace di coinvolgere l'insieme dell'area del centrosinistra, è più efficace oltre che più ambiziosa. E che comunque potrebbe contribuire a qualificare sul piano dei contenuti il confronto congressuale del PD. Senza dimenticare che questa dimensione ci permetterebbe di agire più liberamente anche sul piano della "formazione", considerando quella di partito troppo vincolata.  Ma anche di questo ne riparleremo.

Il confronto è fertile, il luogo è fresco e le proposte della cucina gradevoli. Una buona serata, insomma.

 

mercoledì, 17 giugno 2009

Questa sera mi sento sfinito. Credo nella politica, è stata il senso della mia vita. E' per questo che mi addolora vederla così svilita dentro le istituzioni, nella demagogia e nella disonestà intellettuale. Non ho il cinismo necessario e non voglio averlo. E per questo fatico in questi nuovi panni.

Fors'anche per questo sento il bisogno di scrivere un primo bilancio di questi sei mesi rivolto in particolare alle persone che durante la campagna elettorale di novembre hanno sostenuto pubblicamente la mia candidatura. Quasi una richiesta di confronto ma anche di conforto, in un impegno che mi assorbe come mai prima d'ora. Fra una telefonata e l'altra butto giù qualche appunto di questo primo bilancio e così se ne va il mattino.

A mezzogiorno ho appuntamento con Massimiliano Pilati, esponente del Movimento Nonviolento,  per parlare delle nuove caserme di Trento sud e vedere se insieme riusciamo a cavare un ragno dal buco. I margini sono ridotti, ma qualche contraddizione in cui infilarci forse c'è, e conveniamo che vale la pena provarci. Agendo su due fronti: la "riduzione del danno" e il "corpo a corpo". Si può intuire quel che significa e comunque ci ritorneremo. Maxi sorride, le sfide difficili lo appassionano.

Corro in ufficio, il tempo di buttare giù qualche appunto per il Focus su "scuola e formazione" convocato per il tardo pomeriggio ed eccomi in I Commissione legislativa regionale. All'ordine del giorno le proposte di legge sulla riduzione dei costi della politica. L'Ufficio di Presidenza della Regione ha elaborato una proposta che indica un buon punto di mediazione accettato da tutti i componenti. Ma non hanno fatto i conti con l'opposizione (come vedremo anche con quella interna alla stessa maggioranza) che avvia un vero e proprio ostruzionismo. E' Donato Seppi, esponente della destra italiana di Bolzano, a dar fuoco alle polveri. Ponendo peraltro un problema vero e cioè la netta disparità di trattamento dei consiglieri della Provincia di Trento rispetto a quelli dell'Alto Adige - Sud Tirol, privi questi ultimi di mezzi e collaboratori invece previsti in Trentino. Cerchiamo di far loro capire che è alla Provincia di Bolzano che devono rivolgere le proprie proteste, ma questo è l'ambito in cui loro possono esercitare la pressione più forte, e così piovono centinaia di emendamenti, poco importa se in larga misura pretestuosi, la cui illustrazione appare ancor più irrispettosa delle istituzioni di cui fanno parte. Proviamo a convincere i rappresentanti della SVP di indicare la disponibilità ad aprire un tavolo di trattativa attorno ai servizi che la Provincia Autonoma di Bolzano dovrebbe mettere a disposizione di ogni consigliere e gruppo consiliare, ma a quanto pare non hanno l'autorevolezza per farlo.

Accade invece che la capogruppo della SVP in Regione Rosa Thaler presenti anch'essa un emendamento soppressivo dell'articolo 4 con il quale si riduce l'appannaggio degli assessori regionali. Mettendo così a rischio l'equilibrio trovato in Ufficio di Presidenza. Niente male...

Mi arriva una lettera del consigliere Mario Casna della Lega Nord e componente l'assemblea del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani il quale, assente alla riunione del Consiglio della Pace nella quale si è deciso unanimemente di avviare la ricognizione sugli ambiti di attività del Forum in questi anni, mi rovescia addosso accuse pretestuose e prive di senso nel non aver indicato i temi della pace e dei diritti umani nei cinque focus proposti. Siamo al di là del bene e del male, ma pazienza. Anche il Tibet, tira in ballo, forse ignaro che proprio lo scorso 10 marzo sono stato io a proporre al Presidente del Consiglio Regionale di ricordare la giornata dell'esilio del popolo tibetano, dimenticando che la causa tibetana è stata e continua ad essere un punto fermo nell'attenzione al rispetto dei diritti umani e che grazie a Roberto Pinter in autunno il Trentino ospiterà l'incontro mondiale delle autonomie locali per il Tibet. Prendo il telefono e lo chiamo indignato perché non si fa così (o forse sono io che non ho ancora capito che si fa proprio così) e che bastava una telefonata per chiarirsi se quello fosse stato il problema. Oggi non ho il tempo, ma domani gli risponderò per le rime, per quel che può servire.

Arrivano in Consiglio Angioletta Maino e Nino Mazzocchi che mi evono parlare dell'impianto Baldo Garda e delle angherie della SWS Engineering (una delle due società che hanno fatto richiesta di realizzare un mega impianto di pompaggio dell'acqua in quota per commerciare energia a costi più elevati di quella che si consuma). Ne abbiamo già parlato e ne parleremo ancora.

Nel frattempo in Commissione Regionale non si sblocca nulla e alle 17.20 siamo ancora al primo articolo. Una situazione estenuante. Fra dieci minuti devo essere alle Scuole Savio per il Forum e quindi devo lasciare i lavori. Sono ancora in auto che il consigliere Bruno Dorigatti mi chiama per dirmi che se non ritorno in Commissione le minoranze faranno saltare il numero legale. Non posso certo non presenziare all'incontro del Forum, e comunque mi sembra che il danno della sospensione per mancanza del numero legale sia del tutto relativo, visto l'ostruzionismo in corso e la rigidità della SVP. Di lì a breve la Commissione verrà sospesa.

Al Forum ci sono un bel po' di persone, tutte impegnate nelle istituzioni o nelle associazioni sul tema della formazione. Il primo dei Focus previsti si dimostra efficace, quanto meno nel descrivere il quadro degli interventi se non ancora per capire chi fa che cosa. Da un giro fitto fitto di interventi, emergono con forza queste parole chiave: "ciò che rimane", il tema dell'efficacia e della continuità formativa, che ci rimanda alla necessità di sviluppare relazioni, che sappiamo costose e che richiedono responsabilità, merce sempre più rara; e poi di seguito la necessità di "fare sistema", il nodo delle competenze e della necessità di nuovi sguardi (cosa sono le "nuove guerre", cos'è l'elaborazione dei conflitti e la banalità del male, cos'è l'Europa...), il rapporto fra scuola e società che ci rimanda al tema dell'educazione permanente, ed infine il concetto di "investimento" è cioè la consapevolezza che la formazione non è semplicemente l'accrescimento del sapere individuale ma un investimento vero e proprio della nostra comunità affinché i formatori siano all'altezza della complessità.

Un buon inizio: decidiamo di rivederci a settembre per affrontare il tema più specifico del "chi fa che cosa", anche attraverso una ricognizione dei bisogni formativi e delle potenzialità presenti sul territorio.

Telefono a Maurizio Agostini per sapere se andrà lui all'assemblea costitutiva del Circolo del PD di Spormaggiore e la sua risposta affermativa mi solleva da quell'ulteriore incombenza. Tiro il fiato.

 

martedì, 16 giugno 2009

Giornata di Consiglio Regionale del Trentino Adige - Süd Tirol. Con il secondo statuto di autonomia e con il passaggio progressivo di competenze dalla Regione alle due Province Autonome, questa istituzione ha visto ridursi sempre più il ruolo politico e amministrativo. Questo avrebbe dovuto portare a ridisegnare il ruolo della Regione, ma ciò non è avvenuto se non nei fatti di un'istituzione che s'incontra in maniera rituale  per un esercizio vuoto di poteri.

La Regione è così diventata una specie di palestra dove le diverse opposizioni prendono la parola su ogni argomento per accusare la maggioranza di averla svuotata (la destra italiana dell'Alto Adige e il centrodestra trentino) oppure per chiederne il definitivo scioglimento (le formazioni liberali e nazionaliste sud tirolesi).

Nelle intenzioni della maggioranza, la Regione è una sorta di coordinamento politico fra le due Province Autonome, nella prospettiva dell'Euroregione del Tirolo (e in questa direzione andava la scelta della presidenza alternata fra Durnwalder e Dellai). Ma la realtà è l'ambiguità di fondo di un'istituzione che da una parte non ci si po' permettere di sciogliere e dall'altra rivendica riti ed esercizio - per quanto residuale - di poteri. Una cosa è certa, così com'è non serve pressoché a nulla (se escludiamo l'assessorato che si occupa di previdenza integrativa, che non a caso la SVP presidia da sempre).

Urge più che mai una proposta capace di ridare significato politico alla Regione o all'incontro fra le due Province Autonome. Di questo parliamo con Alberto Pacher, mentre l'aula affronta una noiosissima discussione sulla legge relativa al Bollettino Ufficiale della Regione e che occupa un'intera mattinata. Con Ale siamo d'accordo che nel corso della legislatura ci dobbiamo inventare qualcosa per uscire da questa situazione, tanto sul piano istituzionale quanto su quello politico nel lanciare una proposta d'incontro fra i soggetti "democratici" della regione alpina.

Approvata la legge sul Bollettino, la discussione si rianima (e il rito si ripete) sulla mozione Morandini che stigmatizza la recente decisione assunta in Consiglio provinciale a Bolzano di riavviare l'incontro permanente fra le istituzioni del Sud Tirolo e quelle del Tirolo.

Si sospende la seduta per il pranzo e ne approfitto per incontrare Francesca e Martina che collaborano al Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, per chiarirci le idee su come impostare il focus sulla formazione previsto per l'indomani.

Dopo di che riprendono i lavori e dopo una lunga discussione si arriva al voto nel quale si respinge la premessa della mozione Morandini e si vota un nuovo dispositivo che auspica l'incontro delle istituzioni delle tre province (Trento, Bolzano e Innsbruck) nella prospettiva dell'Euroregione. Cosa scontata e già parte dell'indirizzo di legislatura.

Arriva in aula il Voto al Governo italiano contro l'acquisto da parte dell'Italia di 131 cacciabombardieri ISF - F35, di cui sono il primo firmatario. L'aula ora è mezza vuota. Che il governo italiano destini 14,6 miliardi di euro ad armamenti di carattere offensivo quando non si hanno risorse per affrontare la crisi economica o le conseguenze del terremoto in Abruzzo, non interessa più di tanto e gli interventi che seguono la mia illustrazione hanno più il sapore del collocarsi politico a favore o contro il governo che altro. In questo si distingue il consigliere Civettini (Lega) il quale inveisce contro il Trentino in preda ai no global e a chi non vuol rispettare gli accordi internazionali, che pure in questa scelta non centrano nulla. E annuncia che il suo gruppo non parteciperà al voto. Altri pongono il problema che la ricerca dipende dagli investimenti compiuti sul piano degli armamenti e questo sembra non inquietarli affatto. A nessuno viene in mente che l'Europa che sta venendo avanti, ovvero l'Europa degli Stati, sarà confinaria e dunque armata. Esattamente il contrario di un'Europa delle regioni, post nazionale, necessariamente smilitarizzata se non con strumenti di interposizione che non richiedono certo gli F 35.

In ogni caso la Mozione Voto viene approvata a larghissima maggioranza. E questo è già qualcosa, una testimonianza diversa che intendo portare a L'Aquila quando a luglio vi sarà una mobilitazione degli Enti Locali italiani proprio per chiedere che i denari destinati ai cacciabombardieri vengano destinati alla ricostruzione. Il Consiglio si chiude qui e almeno posso dire di non aver sprecato un intera giornata.

 

lunedì, 15 giugno 2009

Per chi come me ha iniziato ad occuparsi delle cose del mondo con la tecnologia della Lettera 22 e del ciclostile, fare una riunione su Skype con Sarajevo ti dà il senso di com'è cambiato questo nostro mondo. Con il gruppo di lavoro di "Viaggiare i Balcani" nella capitale bosniaca, facciamo il punto delle attività programmate. Per fortuna nessuna tecnologia può sostituire il contatto diretto, tant'è vero che mettiamo in cantiere un incontro a Prijedor in occasione del seminario di Promotur del prossimo fine settimana e alla prima occasione di un mio viaggio nella regione.

E' da gennaio che non vado di là del mare. Un mordi e fuggi di due giorni, ritagliati fra i mille impegni di un'agenda che non dà tregua, macinando duemila chilometri fra una domenica e un lunedì. Alla faccia della lentezza. Così ora i Balcani un po' mi mancano. Mi manca quell'opportunità di sguardo nitido sul nostro tempo, mi mancano le suggestioni di un mondo solo in apparenza chiuso nel proprio passato, l'ironia di questa gente e tutto il resto.

Dico a Valentina che fra una settimana sarò a Reggio Calabria a presentare il libro, lei originaria di Vibo Valentia ma ormai bosniaca e che lì ha piantato le sue nuove radici. Tonino Perna, l'amico con il quale nell'estate del 1999 ci siamo inventati l'Osservatorio sui Balcani e che il 23 giugno promuove la presentazione, è un po' il suo maestro  politico e prometto di dargli un abbraccio da parte sua.

Finita la riunione con Sarajevo corro al gruppo consiliare dove mi aspettano Armando e Fabio per fare il punto sul progetto "Politica responsabile", nel quale intendiamo far confluire la rete partecipativa costruita durante la campagna elettorale di novembre. Avevamo proposto che il progetto fosse preso in carico dal PD del Trentino in quanto tale, ma a quanto pare non ci sono sufficienti risorse. Personalmente ho un impegno con gli elettori che intendo rispettare, ma al tempo stesso vorrei evitare che l'iniziativa si appiattisse sulla mia persona. Cerchiamo quindi di promuovere un collettivo di pensiero e ci diamo appuntamento per la serata di giovedì.

Alle 12.30 è convocato il Gruppo Consiliare del PD. Queste riunioni sono più organizzative che altro e le posizioni di ciascuno faticano ad uscire anche per il carattere informale e frammentato degli incontri. Fra le varie cose in ballo c'è l'annunciata riforma delle autonomie locali, ma rispetto alle proposte che avanza l'assessore regionale Margherita Cogo avverto (e manifesto) una profonda distanza (come del resto aveva già fatto l'Assemblea del partito qualche settimana fa). Non solo non ci sono le occasioni di approfondimento, ma ho come l'impressione che ciascuno si orienti come gli pare.

Alle 16.00 mi vedo con Luisa Chiodi e Marco Vender che mi aggiornano sul convegno annuale di OB (da un po' di mesi a questa parte OBC, con un Caucaso in più) che a novembre, in concomitanza con l'anniversario della caduta del Muro di Berlino, proporrà un'occasione significativa di riflessione sul valore di questi vent'anni... le speranze, le tragedie, i confini e quel che ne rimane.

Metto a punto un po' di cose per il Consiglio Regionale del giorno dopo e poi vado alla FBK, in via S.Croce, dove c'è il primo incontro promosso dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi dal titolo "Maggioranza e Democrazia". Le riflessioni che ci portano Marco Brunazzo e Fulvio Cortese non sono affatto banali nel sottoporre a verifica il "principio di maggioranza", indagando attorno a quell'"elefante invisibile" che sta dietro le modalità democratiche fin qui sperimentate. Non è filosofeggiare sulla democrazia e i suoi aggettivi (che crescono più i sostantivi perdono di significato), ma sulla necessità di sperimentare attorno all'imperfezione del metodo democratico. E mi sembra di straordinario interesse quel "town meeting" che in autunno metterà insieme a Rovereto trecentotrentatre trentini in un'operazione di ascolto e restituzione sul "Trentino del futuro". Ci ritorneremo senz'altro.

Silvia Nejrotti, amica torinese di grande sensibilità con la quale ho condiviso l'esperienza di Unip, mi sta aspettando e la raggiungo. Sarà a cena da noi ed è un grande piacere cucinare per lei.

 

sabato, 13 giugno 2009

Guardando dalla finestra di casa, al mattino presto, non è raro vedere i caprioli che pascolano. Il bosco di noccioli e arbusti che è cresciuto intorno casa è un habitat favorevole e i cacciatori qui non si fanno vedere. In questi giorni una femmina di capriolo ha partorito due cuccioli che sono una meraviglia e stamattina hanno approfittato del nostro orto per mangiarsi tutte le biete che con cura Gabriella aveva coltivato. Filiera cortissima.

Passo un attimo all'Assemblea del PD del Trentino convocata per valutare il risultato delle elezioni europee e fare il punto sull'avvio del dibattito congressuale, e poi vado a Lavis dove con il Circolo locale presentiamo il Disegno di legge sull'orientamento al consumo e le filiere corte.

In ogni luogo dove sono stato a presentare questa proposta ho trovato un grande interesse e anche a Lavis è così. Oltre ai nostri interventi (con me ci sono Enzo Mescalchin e Sergio Valentini), molte le domande e le osservazioni. L'applauso conclusivo e l'aperitivo con i prodotti locali ed il vino dell'azienda agricola biologica Molino dei Lessi sono la giusta conclusione. Anch'io sono molto soddisfatto, per due ordini di ragioni. La prima è che questa proposta ci permette di parlare di tante cose, di economia e di territorio, di globale e locale, di cultura del gusto e di saperi della terra (vi ricordate l'immagine di "Un tocco di zenzero" quando nonno Vassili spiega al nipotino che la parola "gastronomia" è l'unica a contenere quella di "astronomia"?). E poi perché in poche settimane siamo riusciti ad unificare i tre DDL presentati sul tema delle filiere corte ed ora abbiamo già un nuovo testo che porteremo in Commissione e poi in Consiglio, prevedibilmente a settembre.

Nel pomeriggio, un salto a Pietramurata dove c'è un piccolo momento di ringraziamento a Michele Nicoletti per il suo impegno nella campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo: Michele non è stato eletto, ma il suo risultato in termini di preferenze ma anche di radicamento e di credibilità per il PD del Trentino è stato davvero lusinghiero. Mi avvicinano delle persone che non conosco che si complimentano per l'articolo uscito oggi su "L'Adige" affinché vi sia un ripensamento sugli impianti di collegamento San Martino - Passo Rolle. Mi sembra di cogliere attorno al PD del Trentino un clima favorevole, speriamo solo di essere all'altezza di questa domanda di buona politica.

 

venerdì, 12 giugno 2009

Un paio d'ore per mettere per iscritto ciò che avrei detto il giorno prima in Consiglio sugli impianti di collegamento fra San Martino e Passo Rolle (vedi articolo su questo sito) e alle 10 c'è l'audizione del capo della Procura Stefano Dragone e la pm Alessandra Liverani da parte della III Commissione legislativa provinciale nell'ambito del mandato di indagine sui controlli ambientali assegnatole dal Consiglio provinciale. L'audizione è l'ultima di una lunga serie che ha permesso ai commissari di farsi un'idea di quel che funziona e di quel che non ha funzionato nei controlli ambientali in Trentino e non solo. Nell'incontro non escono cose nuove ed anche l'idea di un maggior coordinamento fa gli organi preposti al controllo attraverso la creazione di un nucleo di controllo ambientale era già nei fatti contenuta nella manovra finanziaria. Di interessante c'è invece la conferma che talvolta fra controllore e controllato c'è stata connivenza e questo deve farci riflettere non solo sull'imparzialità di chi svolge ruoli di polizia giudiziaria, ma anche sulla professionalità e sulla preparazione di questo personale.

Ho come la sensazione di un sovrapporsi di ruoli e mi chiedo se sia stato poi tanto giusto fare questa audizione.

Consegno al presidente della Commissione il voluminoso dossier sulla vicenda Cava di Monte Zaccon preparato dalle consigliere di minoranza di Roncegno Paola Slomp e Daniela Lovato che documenta le numerose iniziative di denuncia da loro svolte, ben prima che il cantiere venisse posto sotto sequestro. A breve cominceremo a tirare le fila e vedremo se la Commissione saprà esprimere una posizione convergente.

Torno in ufficio, mi vedo un attimo con Roberto Pinter, qualche telefonata in sospeso e poi vado alla "Trentini nel mondo" dove ho un incontro con il neo presidente Alberto Tafner. Voglio partire dalle sue parole scandite con commozione e un filo di rabbia nella commemorazione di Rino, Luigi e Gianni sabato scorso: i media - ha detto in buona sosanza Alberto - si accorgono delle cose importanti solo quando vi sono tragedie tanto dolorose e poi tutto ritorna rapidamente nell'oblio (o nel pettegolezzo). Non solo perché le condivido ma anche perché gli voglio parlare di un progetto che con Rino avevamo in animo da tempo e che riguarda l'elaborazione della memoria di una comunità che ha dimenticato la sua storia di popolo migrante attraverso il viaggio, qualcosa che rimanga dentro e faccia riflettere. Ne viene una bella conversazione. Come presidente del Forum trentino per la Pace gli propongo di lavorare insieme a questo progetto e ai momenti di incontro che avremo già nel mese di luglio.

Una delle persone italiane che ha perso la vita nella notte fra il 31 maggio e il 1 giugno nell'Oceano Atlantico si chiamava Claudia Degli Esposti. Era di Bologna e lavorava ad Ervet, l'agenzia attraverso la quale la Regione Emilia Romagna sviluppa molta parte della sua cooperazione decentrata. Avevo conosciuto Claudia più o meno un anno fa, nell'iter di preparazione del progetto Seenet 2 che vede coinvolte sei Regioni italiane e la Provincia autonoma di Trento in un comune programma di cooperazione (sviluppo territoriale e turismo responsabile) verso i Balcani. Casualmente qualche ora prima dell'incontro con Alberto mi chiama Vasco Chilovi, avvocato ed amico di Claudia fin dai tempi dell'Università. Mi dice, fra l'altro, che lui ed altri amici di Bologna sarebbero disponibili per costituire un gruppo di lavoro a sostegno delle famiglie delle vittime. Ne parlo ovviamente con il presidente della Trentini nel mondo e gli passo il contatto. Parliamo anche di altre possibili collaborazioni e gli consegno una copia di "Darsi il tempo" con l'impegno di tenerci in contatto e di rivederci a breve.

Il tempo di andare a casa, una rinfrescata e poi mi attende una piacevole serata a Villa Lagarina, dove oltre al Disegno di legge sull'educazione al consumo e sulle filiere corte presentiamo in anteprima il testo unificato che verrà discusso in Commissione nella fase di audizione a luglio e in aula a settembre. Palazzo Libera è un luogo di particolare fascino e decidiamo di tenere l'incontro nel giardino all'aperto. Con me come relatori ci sono Romina Baroni, assessore all'agricoltura del Comune di Villa, Marco Vender di Atabio (l'Associazione dei produttori biologici del Trentino) e Sergio Valentini, governatore regionale di Slow Food. Nei partecipanti c'è molto interesse e lo testimonia il fatto che, a prescindere dalle normative legislative, un territorio se vuole può già lavorare sulla filiera corta, mettendo intorno ad un tavolo i protagonisti, ovvero i contadini produttori, i ristoratori, gli albergatori, gli agriturismi, gli amministratori locali, le cantine, le mense pubbliche. E' quel che hanno fatto nei giorni precedenti e Villa Lagarina darà vita a settembre al primo "Marcato della terra" dove verranno esposti e promossi di prodotti di qualità della filiera locale. E' la cultura della filiera che va sedimentata, altrimenti le leggi possono non essere sufficienti. Ma comunque utili, molto utili, secondo il parere di tutti i presenti che rivolgono domande o pongono questioni di rilievo come il tema della salute pubblica, dell'alimentazione e dei danni provocati da alcuni prodotti come ad esempio l'alcol metilico. Emergono spunti di cui far tesoro, ed è questo, in buona sostanza, lo scopo di questi incontri di presentazione. E' tardi e domattina a Lavis mi attende un'analoga iniziativa.

 

giovedì, 11 giugno 2009

La questione dell'impianto di collegamento fra San Martino di Castrozza e il Passo Rolle mi sta a cuore ed oggi dovrebbe arrivare in aula grazie ad una mozione di Roberto Bombarda. Sono passate da poco le 6.00 del mattino e mi ritrovo a leggere il Piano del Parco Paneveggio - Pale di San Martino e la mozione approvata poco più di un anno fa dal Consiglio provinciale, la delibera della PAT del 3 dicembre scorso e la denuncia della Sat alla Commissione delle Comunità Europee riguardante l'inadempimento del diritto comunitario. Butto giù un po' di appunti per intervenire, nella speranza che si possa trovare un punto di mediazione dentro una maggioranza divisa.

Alle 9.00 sono in II Commissione, dove si discute sulle audizioni relative al DDL sull'orientamento ai consumi e le filiere corte. Un lungo elenco di associazioni, enti e consorzi, ma anche luoghi formativi ed azienda sanitaria. Contemporaneamente c'è riunione della maggioranza per discutere sulla questione del Difensore Civico e dopo un paio d'ore di batti e ribatti, finalmente la questione si sblocca con un passo indietro della maggioranza, a conclusione di un braccio di ferro che forse poteva essere evitato. Non è facile mettere d'accordo tutti nella stessa maggioranza, figuriamoci in Consiglio, ma alla fine (siamo a mezzogiorno) il candidato indicato dalle minoranze e accettato dentro una quaterna di nomi dalla coalizione di governo ottiene il quorum necessario.

Nel pomeriggio la discussione è attorno a due disegni di legge sulle norme elettorali proposte dalle minoranze. Il dibattito ruota attorno alle cosiddette "porte girevoli", in altre parole all'incompatibilità fra cariche esecutive (di governo) e legislative (consiliari). E a quel meccanismo che dà la possibilità ad un consigliere che viene nominato assessore di lasciare il suo posto al primo dei non eletti e ad un assessore che si dovesse trovare a rassegnare le sue dimissioni di rientrare nel suo ruolo di consigliere.

Il confronto in aula elude però a mio avviso il nodo di fondo, che riguarda l'elezione diretta del Presidente e il fatto che con l'attuale sistema elettorale gli assessori sono ridotti in buona sostanza al ruolo di collaboratori del Presidente. Sono gli effetti di un sistema proporzionale corretto in forma maggioritaria, ma devo dire che in giro - a ragion del vero - c'è di peggio. L'attuale sistema delle elezioni politiche, ad esempio, il cosiddetto "porcellum" che ora i referendari vorrebbero abrogare ma in direzione di un sistema maggioritario ancor più radicale basato cioè sul bi-partitismo. Ragion per cui la mia intenzione nel prossimo referendum è di non andare a votare o di andarci e votare No. Ad ogni buon conto il voto negativo sui DDL espresso dalla I Commissione viene confermato anche dall'aula.

Il dibattito si è protratto nel tempo e così il resto dell'ordine del giorno, mozioni comprese (sia quella sul collegamento San Martino - Passo Rolle che quella sull'abbonamento per i neo diciottenni ad un quotidiano locale), vengono spostate alla prossima sessione di lavori del Consiglio.

Faccio quindi in tempo ad andare alla manifestazione conclusiva dell'Officina dell'autonomia, intensa settimana di incontri promossi dal Museo Storico del Trentino nella galleria "bianca" di Piedicastello attorno a cinque parole chiave: comunità, territorio, confini, progresso, solidarietà. Un lavoro di manutenzione di queste parole che - come afferma il presidente Dellai - appare più che mai necessario per dare spessore ad una identità che vuole essere glocale.

Riprenderemo questa discussione alla sera, nell'incontro promosso a Sopramonte dal Circolo del PD del Bondone dedicato al tema della manovra anticrisi della PAT. Tocca a me introdurre i lavori ed interloquire con il presidente, a quanto pare raramente invitato alle iniziative del PD del Trentino. Il che denota, oltre ad una certa dose di timore subalterno, anche un po' di stupidità, quasi vivessimo Dellai (e l'UpT) come un ingombro anziché un'opportunità che, fra l'altro, permette a questo nostro Trentino di non essere omologato sul piano politico al resto delle regioni del nord est. Le risposte di Dellai alle domande del pubblico che riempie la sala del centro civico sono tutt'altro che evasive, il confronto sulla manovra finanziaria spazia dalle cose del mondo a quelle della nostra terra: ne esce è una serata davvero interessante e piacevole. Ed è lo stesso presidente a complimentarsi con il circolo per aver dato questo profilo alto all'agire politico sul territorio.  

 

mercoledì, 10 giugno 2009

Una lunga ed inconcludente giornata di Consiglio Provinciale. Il Consiglio è bloccato sulla questione della nomina del nuovo Difensore Civico. La cosa si trascina da mesi, fra proposte della maggioranza e veti della minoranza, richiedendo tale nomina una maggioranza qualificata dei 2/3 del Consiglio. Il confronto assume toni che vanno oltre tanto la nomina del Difensore Civico che le caratteristiche delle persone proposte e la minoranza fa valere il suo potere di interdizione. Devo dire che la partita non mi appassiona, tanto è diventata simbolica. Si dovrebbe capire al volo che, arrivati a questo punto e se si vuole sbloccare una situazione che rischia di apparire a tutti incomprensibile, occorre fare un passo indietro e lasciare alle minoranze l'onere di fare una proposta o, come ad un certo punto mi viene da proporre, di una terna di nomi per lasciare poi alla maggioranza di convergere su uno di essi. Fra le pieghe del dibattito si affrontano altri punti dell'ordine del giorno, una serie di interrogazioni, il rendiconto 2008 e l'assestamento del bilancio del Consiglio provinciale per il 2009, la relazione della Commissione provinciale per le pari opportunità. Anche quest'ultima - lo devo dire onestamente - non scalda il mio cuore, nel senso che avverto questo documento come piuttosto rituale.

Verso le 18.00 lo scenario cambia decisamente. C'è talvolta un baratro fra i rituali e la realtà, ed è questa la sensazione che ho nell'assistere alla proiezione del film "Sunce i zica" (sole e filo) sul campo ustaša di Jasenovac e delle testimonianze dei rari sopravvissuti di quel campo di sterminio nelle gallerie di Piedicastello. Un'iniziativa questa organizzata dal Museo storico del Trentino in collaborazione con il Museo Kozara di Prijedor (Bosnia Erzegovina) ed il Progetto Prijedor, nell'ambito di un percorso sul tema della memoria e di elaborazione del conflitto che costituisce uno dei tratti qualificanti della relazione fra la comunità trentina e quella bosniaca. La testimonianza di un'anziana donna di Dubica che vive da sessant'anni nell'oscurità per effetto delle percosse agli occhi subite nel campo, quella di un'altra persona anziana fra i pochi ebrei sopravvissuti, accanto alle terrificanti immagini che documentano quella tragedia, ci costringono ad interrogarci sul senso del reale, sul valore delle cose, sul significato di quel che facciamo, dei conflitti che sappiamo (o non sappiamo) affrontare.

Non è per nulla casuale che questa proiezione sia seguita dal film "Confini", realizzato dal liceo scientifico Galilei. Confine è un concetto ambivalente, è quel che unisce, suo malgrado, ma che può anche dividere. Fatto di filo spinato, materiale dunque, ma anche di muri virtuali spesso più invalicabili di quelli reali. Il confine è ricerca ma anche senso del limite, è spazio cosmopolita ma anche identità territoriale quand'anche in continuo divenire.

E' quello della memoria e dell'elaborazione del conflitto che mi sta particolarmente a cuore, in questi anni ambito di ricerca e di riflessione, nel tentativo di dare alla pace una dimensione più vera e meno retorica.

Saluto Dragan e gli amici di Prijedor e mi accordo con loro per quando ritornerò in Bosnia, nel prevedere una giornata di formazione per lo staff allargato dell'ADL sui temi della cooperazione internazionale. A sera, in quel di Roveré della Luna c'è la rappresentazione di Roberta Biagiarelli del "Poema dei monti naviganti" di Paolo Rumiz. Ma domani in Consiglio arrivano cose importanti come ad esempio la mozione sull'impianto di collegamento San Martino - Passo Rolle e intendo documentarmi a dovere, anche per verificare la possibilità di una soluzione alternativa dopo che la nostra Amministrazione ha deciso la realizzazione di un impianto fortemente impattante in una delle aree più significative delle Dolomiti. Argomento sul quale ritorneremo domani.

 

martedì, 9 giugno 2009

In Consiglio provinciale c'è un vuoto, colmo di fiori, ma un vuoto.  Con Gianni Lenzi ci si conosceva appena, storie e percorsi molto diversi i nostri. Ma quel posto vuoto dove prima c'era una vita fatta di sentimenti e speranze, corrisponde ad una mancanza che senti dentro di te. Il volto di Gianni si confonde con quello di Rino, conosciuto tredici anni fa in un viaggio per le strade desolate del dopoguerra bosniaco, e di Luigi, incontrato lungo i sentieri sgangherati della politica.

"Un uomo della terra", dice Giorgio Lunelli nel suo ricordo di Gianni, e mi stupisco del sovrapporsi d'immagini quando sul finire scandisce con commozione queste parole:

«A noi, stretto nella mano, rimane solo il ruvido scorrere dell'alzaia, la fune che serve per tirare a riva le barche. Ci rimane l'alzaia della memoria e dell'affetto. Insieme alla preghiera degli uomini di mare: "Grande, Eterno Iddio, Signore del mare e degli abissi, tienilo nelle tue mani". Grande, Eterno Iddio, Signore del mare e degli abissi, tieni, Gianni, Rino e Luigi, stretti - ben stretti - nelle tue mani!».

Il pensiero va ad un testo di un uomo di mare come Vinicio Capossela, quando nella "Santissima dei Naufragati" recita

«... Questa è la ballata

di chi si è preso il mare

Che lapide non abbia

Né ossa sulla sabbia

Né polvere ritorni

Ma bruci sui pennoni

Nei fuochi sacri

I fuochi alati

Della santissima dei naufragati....».

Il Consiglio viene sospeso in segno di lutto e riprenderà il giorno seguente. Quando un giorno si svuota, si riempie delle cose messe da parte. Pensiamo in cuor nostro di guadagnare del tempo, ma non è esattamente così. Un pasto frugale, molto poco slow, e poi alle 14.00 in sala Aurora di Palazzo Trentini dove mi attendono una trentina di persone appartenenti al Circolo anziani di Villamontagna. Dovrei parlare di come funzionano le nostre istituzioni ma il tempo a disposizione non è sufficiente e forse si annoierebbero pure e allora racconto loro la mia giornata precedente e quella in corso, di cosa fa un "consigliere semplice", così, tanto per sfatare l'idea della politica come occupazione di poltrone. Li vedo tutti belli attenti e sono contento di aver catturato la loro attenzione con argomenti che investono la loro stessa quotidianità.

Foto di gruppo e via, un po' stupito (o forse rassegnato) dal fatto che molti di questi "anziani" avevano sì e no la mia età. Mi vedo con Luisa al Forum trentino per la Pace, ritorno al gruppo e mi metto a guardare le cose che arrivano in Consiglio l'indomani.  

Verso le 18.00 vado alla Bottega della Natura a fare la spesa e poi a preparare la cena per Ciro, Diego e Nicola. Mi diverte cucinare e l'amore che ci metto viene apprezzato. Gradiranno tutto, tranne il caffè (ma Gabriella è a cena fuori e quello di solito è compito suo).

 

lunedì, 8 giugno 2009

Proprio una settimana fa se ne andavano inghiottiti dal mare Rino, Luigi e Gianni. Non so se il mare mai restituirà quei poveri corpi ma sento dentro di me che vorrei che li custodisse per sempre, come se un naufragio li avesse portati chissà dove.

Sento il bisogno di questo pensiero leggero nel riprendere una nuova settimana di lavoro. Per non prendersi troppo sul serio, anche quando cominciano ad affluire i risultati delle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo.

Ho creduto nell'Europa. Nelle mie frequentazioni balcaniche o mediterranee l'Europa rappresentava in sé, senza aggettivi, un progetto politico di prossimità e di apertura, a fronte del sorgere di confini invalicabili laddove prima non c'erano. Mentre il muro si sgretolava, altri e più resistenti ancora prendevano corpo.

Ora, nel vedere i risultati e prima ancora i dati dell'afflusso alle urne, è come se la realtà si svelasse alla faccia delle nostre speranze. Numeri che mi fanno male e che non voglio vedere. Così alle 9.00 mi immergo prima al gruppo e di seguito nella saletta commissioni del Consiglio provinciale nel testo del disegno di legge sulle filiere corte che stiamo cercando di unificare. L'esito, almeno questo, è positivo e alla fine dell'incontro con Michele Ghezzer siamo soddisfatti del lavoro compiuto, intravedendo la possibilità di portare a casa una buona legge.

Nel pomeriggio salta la riunione settimanale del gruppo e ne approfitto per incontrare l'assessore Pacher e per fare con lui il punto su una serie di cose che abbiamo in ballo, dalla viabilità della Piana Rotaliana al Parco Agricolo dell'Alto Garda, dagli impianti sul Colbricon ai progetti presentati alla PAT che prevedono di alterare il corso dell'Adige con una serie di centrali idroelettriche dal forte impatto ambientale.

Finito con Ale, ho appuntamento con Martina e Francesca che collaborano al Forum per la Pace, per definire programmi e impegni per il futuro.

Fra un appuntamento e l'altro sbircio i risultati delle elezioni europee e i primi dati sulle amministrative. Quest'ultimi sono un mezzo disastro per il centrosinistra, ma quel che più mi turba sono i dati del voto per l'europarlamento, quelli generali come quelli locali, attenuati solo dall'ottimo risultato in termini di preferenze conseguito dal nostro candidato locale Michele Nicoletti. Non ce la farà ad essere eletto, ma se questa candidatura avesse trovato una convergenza territoriale più ampia l'esito avrebbe potuto essere diverso. Un'occasione sprecata e tanti motivi per riflettere. Che provo a mettere nero su bianco in un articolo dal titolo "Messaggi europei".

Si è fatta sera e decido di immergermi nei risultati elettorali, navigando su internet per cercare di cogliere quel che le nude cifre non rivelano. Non è la temuta debacle, ma il quadro del mattino seguente sarà piuttosto desolante.

 

sabato, 6 giugno 2009

Da tempo avevo messo in agenda l'appuntamento a Bolzano con Adolfo Pèrez Esquivel, pacifista argentino che nel 1980 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per le denunce contro i crimini della dittatura militare negli anni Settanta.

Ma la tragedia dell'airbus francese precipitato nell'Atlantico portandoci via Rino, Luigi e Gianni ha cambiato ogni programma e stamane, alla Sala Depero della Provincia, è prevista la cerimonia di commemorazione di questi nostri ambasciatori di pace e di comunità. Nelle parole di Giovanni Kessler (presidente del Consiglio provinciale), Marco Depaoli (a nome del Consiglio regionale), Marino Simoni (Consorzo dei Comuni) e Alberto Tafner (Trentini nel mondo) c'è la vicinanza e la commozione di tutto il Trentino. E qualcosa di più. Nelle parole rotte dal pianto del presidente della "Trentini nel mondo" c'è anche l'amara considerazione verso un tempo che non riesce più a cogliere le cose vere e che non sa che rincorrere l'effimero ed il gridato. Mi auguro davvero che le sue parole facciano riflettere ciascuno di noi, la società civile, la politica, l'informazione. Ma temo che non sarà così.

Nel pomeriggio iniziano le operazioni di voto per il rinnovo del Parlamento Europeo. Prima ancora che venisse fissata la data del voto, avevamo messo in cantiere un ciclo di incontri intitolato "Trentini del mondo", un itinerario di conversazioni per una cittadinanza responsabile che offrisse occasioni di dialogo e di riflessione al Trentino multicolore. E proprio nel pomeriggio è previsto il secondo incontro che ha come titolo "La principessa Europa. Un'identità plurale che nasce fuori di sé". Al "Magazzino" di via Torre d'Augusto, in questo luogo che vorremmo diventasse un'agorà culturale della città, Laura Mezzanotte conversa con Adel Jabbar e con me di cos'è l'Europa nell'immaginario delle persone, nella storia, nell'identità collettiva, nel pensiero politico. E di una campagna elettorale dove l'Europa non c'era. Non ci sono grandi folle, ma non siamo nemmeno in pochi e le parole scorrono piacevolmente nell'intrecciarsi di sguardi che vengono dai nuovi trentini di origine irachena, magrebina, cubana, moldava e africana.

Il prossimo appuntamento, in questo stesso luogo, sarà sabato 20 giugno ed avrà come titolo "Quando ad emigrare eravamo noi...".  Storie di partenze che vorremmo dedicare agli amici della "Trentini nel mondo" che non sono più con noi.

 

venerdì, 5 giugno 2009

Dopo una mattinata per uffici a sbrigare cose di casa, arrivo al gruppo dove trovo Edoardo. Sempre stimolante, mi pone il problema, serissimo, di un corpo politico - quello del PD del Trentino - che fatica ad includere le competenze, i saperi, o semplicemente le disponibilità d'impegno delle persone. Questo sguardo mette in rilievo l'evidente schizofrenia fra un'agenda fittissima che non mi dà respiro ed un soggetto politico che non sa ancora valorizzare le persone, brutta eredità di partiti schiacciati sui ruoli istituzionali che avevano via via perso il loro legame sociale.

Il che ci descrive l'importanza del ruolo dei circoli, ma anche l'urgenza di mettere insieme forum tematici in grado di elaborare visioni che supportino e stimolino l'azione istituzionale e di governo. Nelle scorse settimane si è messo in piedi un focus permanente sulla scuola, ma è l'unico e anch'esso fatica a darsi continuità. Già che ci sono ne approfitto per chiedere ad Edoardo di aiutarmi in un paio di cose, fermo restando che il problema di avere luoghi elaborativi permane.

Butto giù qualche idea per l'assemblea di costituzione del Circolo della Valle dei Laghi che avrà luogo la sera e poi vado all'Assemblea della Federazione Trentina delle Cooperative. La "Federazione" è una delle realtà che hanno fatto e fanno diverso il Trentino. Con 549 cooperative, 246.000 soci e 5.400 tra amministratori e sindaci, rappresenta la realtà economica e sociale più rilevante nel tessuto provinciale, generando nel 2008 circa 15.700 posti di lavoro (vedi scheda).

La relazione del presidente Diego Schelfi è di buon profilo, cerca di proporre visioni piuttosto che numeri, il che ci dice del fatto che la necessità di interrogarsi sul senso e di scandagliare una dimensione politico culturale è avvertita anche dentro questo "molosso" dell'economia trentina. Una relazione fortemente politica, ed è bene che sia così. Nel guardarlo da fuori (ma anche come socio del movimento cooperativo) ho spesso l'impressione che il palazzo di via Segantini fatichi a rinnovarsi, manchi di progettualità e di una nuova classe dirigente che, nell'interrogarsi sul presente e sul futuro, sia in grado di imprimere al movimento idee nuove e una rinnovata responsabilità. La Federazione dovrebbe interrogarsi, guardarsi dentro senza reticenze, parlare senza infingimenti delle proprie criticità. Come pure afferma il presidente Schelfi a proposito della vicenda del Caseificio di Fiavé, saper per l'appunto "imparare dagli errori", ma non so quanto le sue parole corrispondano alle corde dei cooperanti. Il rimando che viene dal presidente Dellai va in questa direzione, quando afferma che il Trentino si aspetta molto dalla sua cooperazione nel saper affrontare le sfide del futuro. Una richiesta di assunzione di responsabilità che non si sembra affatto rituale.

Passo dal gruppo dove faccio gli ultimi ritocchi sul testo unificato dei DDL sull'educazione al consumo e le filiere corte di cui parleremo lunedì prossimo e poi vado in via Garibaldi, dove malgrado la pioggia, si tiene il comizio conclusivo della campagna elettorale di Michele Nicoletti. Non c'è tanta gente, ma il clima è disteso e Michele esprime la sua soddisfazione per aver sentito intorno a sé molto sostegno.

La pioggia cade insistente e mi accompagna lungo la strada che mi porta a Padergnone, dove alle 20.30 è convocata l'assemblea costitutiva del Circolo del PD della Valle dei Laghi. L'assemblea vede una sessantina di partecipanti, e penso fra me che nemmeno nei giorni migliori della politica trentina tanta gente abbia partecipato ad una riunione di partito in Valle. Sbrigate le formalità, i due candidati segretari del circolo (Marta Tasin e Stefano Marchetti) spiegano le ragioni delle loro rispettive candidature. Si avverte nelle loro parole il peso della responsabilità ed è importante che sia così. Segue il dibattito, che un po' risente della disabitudine al confronto collettivo ma che ha anche spunti interessanti quando viene chiesto che il circolo sia una modalità per stare fra la gente ma anche un luogo di cultura politica. Anch'io insisto su questo aspetto nel rivendicare una politica capace di connettere il locale e il globale, la crisi della finanza internazionale e l'economia dei territori. E, visto che all'indomani si vota, parlo del ruolo dell'Europa, oggetto misterioso che nella campagna elettorale ha trovato pochissimo spazio.

Si passa all'elezione del segretario e del direttivo. E' Marta che dovrà prendersi questa responsabilità, accompagnata da altre sette persone (tre donne e quattro uomini, come da regolamento). Il clima è buono e l'impressione è che si faccia sul serio. Nelle stesse ore si sono costituiti tre nuovi Circoli: a Pergine Valsugana, a Caldonazzo (anche per l'altipiano vigolano) e di Levico. Ovunque il numero dei partecipanti è alto, un po' meno il dibattito che invece stenta a decollare ma non c'è da stupirsi che sia così: per troppo tempo la politica è stata ridotta a campagna elettorale. Il dato che fa la differenza sono le centinaia di persone che manifestano la volontà di partecipare ed impegnarsi: una straordinaria occasione che non dobbiamo buttare via.

 

giovedì, 4 giugno 2009

Questo diario è un bell'impegno. E' qualcosa di più di un'agenda di lavoro, cerca di dare significato ad un fittissimo lavoro di relazioni, di conoscenza, di progettualità e di pensiero. Per me rappresenta anche un promemoria di sensazioni e di stimoli che vorrei ritrovare ogniqualvolta si ritorna su un argomento. Ed un modo per dare conto ad amici ed elettori di un impegno che vorrei condividere. Ma anche il diario richiede tempo e sistematicità. Così se ne va il primissimo mattino.

Alle 11.00 ho da tenere un corso di formazione dal titolo "Gestire i processi di internazionalizzazione" riferito in particolare alla situazione geopolitica dell'est Europa e rivedo gli appunti. Qualche settimana fa Michele Cozzio mi ha chiamato per chiedermi se ero disponibile a ragionare di questo con una decina di giovani che partecipano a questo master e gli ho detto subito di sì, perché ci tengo a trasmettere il mio sguardo verso quel che è accaduto ed accade in quella regione, a far conoscere l'esperienza di Osservatorio Balcani e Caucaso o della cooperazione di comunità.

Il gruppo, composto di giovani poco più che ventenni, è piuttosto composito nel loro approccio e, da quel che capisco, nelle loro stesse storie di vita. Le loro espressioni sono vivaci e cerco di catturare la loro attenzione. Racconto del nostro strano rapporto con l'area balcanica, interrogandoci sulla "vicina lontananza" con cui generalmente ci rapportiamo con il mondo dall'altra parte dell'Adriatico. Qualcuno di loro è stato in vacanza in Croazia, ma lo sguardo che propongo sulla regione non rientrava esattamente nei loro pensieri. Anche per Stefano, che pure è nato a Novo Mesto (Slovenia) e che ha frequentato la regione, le mie parole sembrano aprire visioni inedite. Gli occhi vivaci di Hussein che segue attentamente ogni passaggio della mia relazione mi confortano e sono io a stupirmi quando, nel confermare le mie parole, racconta del suo impatto con il confine della Transnistria che lui e i suoi amici di viaggio sulle carte geografiche non avevano trovato. Ogni tanto, come concordato, mi interrompono per chiedere o capire meglio quel che intendo dire, ma li vedo coinvolti e questo basta.

Un intervallo di un'ora, e con Michele Cozzio prendiamo qualcosa al vicino Baricentro, e poi via per altre due ore e passa. Nella seconda parte dovremmo parlare di Romania. Vorrei proporre loro un film che ritengo straordinario "Ad est di Bucarest" ma c'è qualche intoppo tecnico e poco tempo e allora preferiscono vederlo in un secondo momento e che io invece parli di geografia e di cooperazione. Anche in questo caso, vedo facce stupite quando propongo un diverso approccio, un salto di pensiero che almeno in parte stravolge quel che pensavano o che avevano studiato.

Sono passate le 16.00 e arriva Jens Woelk, docente all'Università di Trento, che mi dà il cambio. Con Jens abbiamo molto collaborato nel corso degli anni e delle comuni frequentazioni balcaniche. Dieci minuti di pausa per un caffè. Mentre vado verso la sede del Gruppo consiliare avverto il peso di quattro ore di parola ma anche la soddisfazione di aver trasmesso suggestioni spero non banali.

Al Gruppo con Michele vediamo la traccia di una proposta di testo unificato dei Disegni di legge sulle filiere corte: è un ottimo lavoro, speriamo capace di superare le resistenze del PATT ma soprattutto delle regole europee che tendono a garantire la libera circolazioni delle merci senza produrre agevolazioni per quelle dei territori.

Poi vado alle gallerie di Piedicastello. Esattamente un anno fa se ne andava per sempre Walter Micheli, trovandoci sbigottiti per quel vuoto che lasciava in tutti noi e nella comunità trentina. Il libro che la Casa editrice "Il Margine" gli ha dedicato lo ritrae fra le montagne innevate ed il cielo. S'intitola "Passioni e sentieri" e raccoglie interventi e scritti di Walter suddivisi in tre capitoli: "I maestri, la politica, l'ambiente". Come scrive Franco de Battaglia, qualcosa di più di un libro che testimonia una vita ma "un manifesto sul futuro del Trentino". Nella "galleria bianca" c'è tanta gente ed un pezzo di storia di questa nostra terra. Grazie Walter.

Non è ancora conclusa questa manifestazione che devo andare al Museo storico del Trentino dove si tiene l'assemblea di Viaggiare i Balcani. C'è molta soddisfazione per le cose fin qui realizzate, un sito internet che rappresenta un servizio unico nel suo genere, l'aver contribuito a dare cittadinanza nei Balcani ad un concetto come quello di turismo responsabile prima del tutto sconosciuto, l'aver creato una rete di esperienze culturali e professionali impegnate nella sfida di un turismo diverso. Ma c'è anche un po' di delusione nel vedere quanta fatica si fa nel tradurre tutto questo in una proposta commerciale, nei viaggi del turismo in una regione verso la quale - nonostante le straordinarie bellezze naturali e della storia - c'è ancora molta diffidenza e ritrosia. Non demordiamo e le persone (per lo più giovani) che in questi anni abbiamo coinvolto e hanno creduto  in questo lavoro non intendono certo mollare. Claudia, Daniele, Eugenio e Luca propongono di sviluppare una particolare attenzione verso i viaggi delle scuole e dei piani giovanili di zona, sulla scia di quel che già oggi avviene con risultati molto positivi. Analogamente si vuole puntare sui viaggi della memoria, nel collegare il presente all'elaborazione del passato. Ne avevamo parlato qualche mese fa proprio con il direttore della "Trentini nel Mondo" Rino Zandonai, prima che l'A330 della Air France sparisse nell'oceano. Rino aveva partecipato ad uno dei viaggi dei piani di zona che aveva fatto visita a Stivor ed era stata un'esperienza molto bella. Anche per questo Rino ci mancherà.

Sono quasi le 20.00. Passo alla Libreria Einaudi per ordinare un libro e acquistarne altri. Nella mia borsa finiscono "Educazione siberiana" di Nicolai Lilin e "In difesa delle cause perse" di Slavoj Žižek. Vediamo se finiscono anche sulla nostra piccola biblioteca di bordo.

A casa, con Gabriella, ci sono Anna e Luisa. Luisa lavora da anni come insegnante in carcere. I suoi racconti, qualche volta divertenti e spesso amari, descrivono un mondo a parte, che esiste malgrado non ce ne accorgiamo.

 

mercoledì, 3 giugno 2009

Alle 8.30 sono al Gruppo. Ho appuntamento con Michele Ghezzer per preparare l'incontro ristretto della II Commissione legislativa provinciale per unificare i Disegni di legge sull'orientamento ai consumi, le filiere corte e Km zero. Tre sono infatti i DDL presentati, oltre a quello del gruppo consiliare del PD, quello del consigliere Bombarda e quello del Gruppo Consiliare del PATT.

Le tre proposte non hanno elementi di incompatibilità, anche se denotano un'impostazione diversa: quello del PATT è più accentuato sulla valorizzazione dei prodotti trentini, quello di Bombarda è riguarda in particolare le mense pubbliche e sviluppa una particolare attenzione sulle patologie alimentari, il nostro è forse quello più organico, partendo dalla necessità di un'educazione al consumo per giungere alla valorizzazione delle qualità e delle filiere corte. Ma trovare una sintesi non è impossibile. Alla riunione del Gruppo di lavoro sono presenti i primi firmatari (Nardelli, Dalla piccola e Bombarda), la presidente della Commissione Dominici e numerosi funzionari della PAT, visto che le proposte di legge in questione investono una materia interdisciplinare. La discussione non è facile ma, nonostante qualche accentuazione "localistica", con un po' di pazienza ci si accorda, incaricando il sottoscritto di redigere una proposta unificata. Vedremo cosa si riuscirà a combinare, fatto salvo che il testo (unificato o non) arriverà in aula già nel prossimo mese di luglio.

Di nuovo un salto al gruppo e poi vado a San Michele all'Adige, dove alle 14.00 abbiamo appuntamento con il Presidente dell'Istituto Agrario. Si sta realizzando una sorta di gemellaggio fra la scuola agraria della cittadina bosniaca di Prijedor  e il nostro prestigioso istituto. Con Alessandro Frontuto, che ha curato le relazioni agricole in questi ultimi anni, viene programmata una visita di un gruppo di insegnanti trentini in Bosnia, che sarà seguita da scambi didattici fra le due scuole. Il presidente Gius conosce le attività del Progetto Prijedor e non ci sono ostacoli.

Ritorno a Trento dove ho appuntamento con Mauro Cereghini, amico e compagno di strada (è stato per tutta la fase iniziale direttore dell'Osservatorio sui Balcani). E' appena rientrato dalla Bosnia, dove sta seguendo un percorso di cooperazione per conto della Fondazione Langer a Srebrenica. Parliamo del suo viaggio, del calendario delle presentazioni del nostro libro (abbiamo in cantiere Pisa, Reggio Calabria, Udine, Napoli e Ariano Irpino...), del Forum per la Pace.

Neanche il tempo di finire con Mauro che si affaccia alla porta Enzo Pizzini, una persona che conosco da tanti anni come delegato sindacale e che ora è presidente dell'Unione Cacciatori trentini. Mi porta un documento rivolto al Gruppo consiliare ed è l'occasione per una breve disamina della situazione venatoria, della neve caduta quest'inverno e dei problemi che sono sorti per la fauna selvatica e con l'Associazione Cacciatori che in Trentino ha la gestione della caccia. Poi la discussione si sposta sulla dimensione politica, sul Circolo del PD che ancora non c'è a Volano, sull'impegno sindacale di una vita. E diciamo che mi sento un po' più a mio agio.

Dopo mezz'ora mi raggiungono in ufficio Daniela Lovato e Paola Slomp, entrambe consigliere di minoranza nel Comune di Roncegno. L'oggetto della nostra conversazione è la cava di Monte Zaccon, diventata discarica per ogni sorta di porcheria ed oggi sotto sequestro giudiziario. La vicenda Monte Zaccon è stata la scintilla che ha dato il via al lavoro di indagine conoscitiva da parte del Consiglio Provinciale e della III Commissione legislativa, lavoro ancora in corso e le informazioni che mi portano Daniela e Paola sono molto preziose ed interessanti. Mi consegnano tutta la loro documentazione e ci diamo un appuntamento a breve, anche con l'idea di fare un sopralluogo a Roncegno.

La giornata sta volgendo alla fine, ma ho ancora un appuntamento. Forse quello più impegnativo, almeno sul piano emotivo. E' l'incontro con i rappresentanti del Comitato contro la realizzazione della Cittadella militare di Mattarello, a sud di Trento. Nell'audizione di una settimana fa in III Commissione (ne ho già parlato in questo "diario"), hanno aperto qualche pertugio per verificare la possibilità di rivedere quella partita. Ma prima di verificare se esiste qualche possibilità di rivedere almeno parzialmente questa scelta, provo a sgombrare il campo da una dimensione, quella etica, che mi rode dentro (un nervo scoperto, evidentemente) e che, a parer mio, non riguarda la realizzazione delle nuove caserme, ma eventualmente le caserme in quanto tali, quelle che c'erano come quelle che verranno realizzate.

La partita che avevamo avviato ancora negli anni '80 era di natura urbanistica e l'operazione proposta era largamente vantaggiosa per la città, che vedeva liberarsi un'area strategica di straordinaria importanza. Nel corso degli anni, per una serie di ragioni non ultimo il carattere di segretezza della trattativa, la cosa ha messo in rilievo altri aspetti di criticità come ad esempio il carattere finanziario dell'operazione (a quanto pare non più così vantaggiosa) oppure di tipo ambientale (il non passaggio attraverso la Valutazione d'impatto ambientale della "cittadella militare" in un'area a forte problematicità idrogeologica). E su questo è bene approfondire.

La discussione mi sembra molto franca, anche se avverto un certo pregiudizio. Inevitabile, probabilmente, anche perché dopo averla avviata questa questione ho la responsabilità di non averla più seguita come sarebbe stato necessario. Fors'anche perché quando è stata ripresa in mano lo si è fatto in maniera ideologica e questo non ha certo aiutato a comprendere l'andamento della trattativa e le contraddizioni che emergevano. Ora vediamo se ci sono margini per rimettere mano alla questione. E, come dice Massimiliano Pilati, sparigliare. Ma sarà difficile.

Sono le 20.00 passate e forse è il caso di andare a casa. Un bicchiere di Greco di tufo, a questo punto, è più che mai necessario.

 

lunedì, 1 giugno 2009

Di buon mattino la città è deserta. Il piazzale della Regione è sgombro d'auto come una qualsiasi domenica. Sono in molti a fare il ponte, ma non è un giorno festivo (e non sarà nemmeno di festa). Accompagno Simone in centro città dove inizia il via vai dei partecipanti agli incontri del Festival dell'economia. E' presto e allora vado in ufficio e mi metto a scrivere una dichiarazione di voto a favore di Michele Nicoletti. Poi, verso le 10.30, vado a Palazzo Geremia dove Giuseppe De Rita tiene una conferenza dal titolo suggestivo: "Terra e comunità".

Giuseppe De Rita è stato per me nel corso degli anni uno degli studiosi di riferimento. Come fondatore del Censis e presidente del Cnel ha lavorato sulle trasformazioni di questo paese ed il suo "manifesto per lo sviluppo locale" è stata la cornice della sperimentazione in Italia dei "patti territoriali". Non un libro, ma un manifesto per l'agire, scritto con Aldo Bonomi. Ricordo di aver presentato le "Dieci tesi per lo sviluppo locale" (uno dei capitoli di questo lavoro) a Città del Messico, la più grande delle metropoli al mondo, in un affollato incontro organizzato dal mio amico Carlos Schaffer. Parlare di territorio in un luogo dove vivono 27 milioni di persone era come sfidare la realtà, ma l'interesse che incontrai fu davvero notevole.

Ora di territorio, spesso a vanvera, ne parlano tutti. E' stata la dimensione globale, paradossalmente, a farne le fortune, anche se poi nell'approccio culturale di gran parte della politica (della sinistra ma non solo) è cambiato ben poco. Ora De Rita prova ad andare oltre, affermando che il vero antidoto alla crisi finanziaria globale è rappresentato dalla "cultura terranea", della terra come fonte d'identità rispetto allo spaesamento dominante, della prossimità come risposta alla "poltiglia culturale" di società atomizzate. E' la terra, fonte di tenacia e di prudenza, a dare significato ad un'identità comunitaria.

La sala di rappresentanza di Palazzo Geremia è piena, così come le sale attigue attrezzate per ascoltare in video la conferenza. E' incredibile quanti giovani vi siano ad ascoltare questo vecchio signore che parla di culture materiali, senza furore e con moderazione.

E' quasi mezzogiorno e vado al Progetto Prijedor, dove incontriamo i rappresentanti del Cisv che quest'anno organizzano il loro campo internazionale a Ljubija, paesino a pochi chilometri da Prijedor. Ci saranno giovani che provengono dalla Colombia, dal Brasile, dall'Indonesia, dall'Egitto, dal Libano e dall'Europa. Il campo ha un obiettivo che ci sta molto a cuore, intervistare il territorio sulla memoria della miniera e ciò che essa ha rappresentato nel corso del Novecento. Finito l'incontro, ci riuniamo con lo staff dell'Agenzia della Democrazia Locale: da alcuni giorni sono qui a Trento Dragan e Dragana che del nostro lavoro nella cittadina bosniaca sono le colonne portanti. Con loro si discute del passaggio delle consegne nella direzione dell'attività a Prijedor, senza più l'ausilio di un delegato che risieda permanentemente in quella città. Insomma dopo Annalisa Tomasi, Patrizia Bugna, Marco Oberosler, la breve parentesi di Giuseppe Terrasi, ed il lavoro che sta svolgendo Simone Malavolti, fra qualche mese saranno loro a prendersi la responsabilità del complesso di relazioni fra il Trentino, altre realtà ragionali italiane e quella che un tempo era la città simbolo della pulizia etnica.

Proprio Aldo Bonomi, di ritorno da un viaggio che facemmo insieme nel 2001, vi dedicò un suo saggio dal titolo "La comunità maledetta".

Mentre discutiamo arriva una telefonata, la notizia di un aereo partito dal Brasile precipitato in mare con 228 persone, fra le quali Rino, Giambattista e Gianni, testimoni di un Trentino che vive il tempo globale con passione ed intelligenza, nelle riflessioni di un festival dell'economia come nelle relazioni di comunità.

Finito l'incontro, passo dal Gruppo consiliare dell'Unione per il Trentino per avere informazioni e rivolgere qualche parola di cordoglio verso le persone più vicine al consigliere Giovanni Battista Lenzi. Chiamo Giorgio Lunelli (il capogruppo dell'UpT) ma il telefono è staccato. Mi richiama dopo qualche minuto, mi dice della compostezza della famiglia di Giambattista, parliamo di quanto tutto sia casuale. Ritorno in ufficio e chiamo Ciro Russo in Argentina, dove è responsabile della Trentini nel Mondo. E' incredulo di ciò che è accaduto. Con Rino Zandonai sono amici da anni, quel che si è costruito in America Latina con l'emigrazione trentina l'hanno fatto insieme. E quella rotta attraverso l'oceano l'avevano percorsa insieme tante volte.

Mi sento con Luca Zeni per condividere un breve comunicato del gruppo consiliare del PD. Poi con Edoardo mi butto in mezzo alle manifestazioni dell'ultimo giorno del Festival. In ogni angolo della città c'è un gruppo di immigrati che suonano le loro musiche, un sacco di gente per strada, negli stand e nelle sale. Sono orgoglioso di questa nostra città.

Vado al gazebo del PD in via Oss Mazzurana dove insieme a Michele Nicoletti c'è anche Debora Serracchiani, entrambi candidati per il PD nel collegio del nord-est. Nei capannelli si parla delle notizie ancora frammentarie che vengono dal Brasile. La piccola folla si confonde fra la gente del Festival che fa la coda per partecipare agli eventi. Al Teatro Sociale c'è l'atto finale, che si conclude con una condanna verso la finanza internazionale e gli economisti che non l'hanno saputa cogliere per tempo. Ma ce n'è anche per la politica e la sua incapacità di interpretare il proprio tempo.