«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

Diario

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venerdì, 31 luglio 2009

Una delle prime cose che faccio al mattino appena alzato è dare un'occhiata all'agenda. Agendina tradizionale, s'intende, piena di geroglifici che talvolta comprendo io stesso a mala pena. Sulla giornata di oggi, miracolo, non c'è segnato nulla. Il che non significa che nel mio bloc notes a quadretti (ne conservo tutta la raccolta dal 1974 in poi, forse ve l'ho già raccontato) non vi sia un lungo elenco di cose da fare, ma il non dover rincorrere appuntamenti mi fa tirare un sospiro di sollievo e mi permette di organizzarmi la giornata come credo.

Per prima cosa scrivo il Diario del giorno precedente. Il ritmo quotidiano del diario è impegnativo, ma in fondo mi aiuta a far mente locale del senso delle cose e degli impegni assunti. Un metodo di lavoro, che è sostanza.

Interrompo il lavoro perché passa Carlo che, per la cronaca, è mio fratello. Mi racconta della vacanza dalla quale è appena rientrato, della Corsica (isola amata ma che non visito più da tempo) e della Sardegna (dove invece con Gabriella torniamo spesso, ma non questa estate, e l'agritur di Ottavio, nei pressi di Oliena, ci mancherà davvero). Un mese di mare, bello abbronzato e disteso. Assiduo lettore di questo diario, è un po' preoccupato che io non stia tirando troppo la corda. Lo rassicuro e per tutta risposta decido che appena ho finito di scrivere le due cose che mi sono riproposto, andrò a fare un giro nei boschi della mia valle preferita. Stasera abbiamo ospiti Erica e Diego e voglio preparare una cena a base di funghi.

Riprendo la scrittura ma dopo un po' arriva Edoardo. Ha l'orto qui da noi e questo è tempo di raccogliere. Continua a piovere e fa caldo, la condizione ottimale per riempire le borse dei prodotti più che biologici che la natura ci offre in questa stagione. Mi dice che ha parlato in sindacato della nostra idea di predisporre un progetto di legge relativo al "lavoro in affitto", che il problema c'è e che se ne può parlare in un gruppo di lavoro da costruire ad hoc. Abbiamo anche in cantiere un'altra idea sul tema della partecipazione, che abbiamo pensato come antidoto alla logica del "non nel mio giardino" che invece purtroppo sta diventando la risposta abituale (e irresponsabile) di fronte a delle scelte talvolta dolorose che una comunità si trova ad assumere. Ne riparleremo a breve.

Finisco le cose che mi ero ripromesso di scrivere che ormai è mezzogiorno passato. Mollo tutto e via, nonostante la pioggia che comincia a cadere. La Valle dei Mocheni sotto la pioggia minuta ha un fascino del tutto particolare e per me girare da solo nel bosco è motivo di grande relax. Non ci sono porcini (uno sì per la verità) ma tanti finferli e un po' di misto. Insomma, la cena è assicurata.

Con Erica Mondini (da poco vicepresidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani) la cena dovrebbe essere di lavoro, ma prevale il piacere dei sapori. La serata è fresca e il tepore del "fogolar" (che ho acceso perché la polenta va fatta rigorosamente con il fuoco a legna) non dà affatto fastidio. Così riusciamo anche a dirci due cose sul Forum e ci diamo appuntamento durante la settimana prossima per fare il punto sulle cose emerse dai focus tematici. Mi fa vedere una presa di posizione del Sindaco del Comune di Sicignano degli Alburni contro il "pacchetto sicurezza" e decidiamo di affrettare i tempi di un'iniziativa che avevamo già concordato nel Consiglio del Forum rivolta ai Comuni trentini. La prossima settimana non sarà di vacanza.

 

giovedì, 30 luglio 2009

Di quel che accadde a Trento 39 anni fa non c'è traccia sulla stampa trentina. Quella dei due attivisti del sindacato fascista della Cisnal che volevano tenere un'assemblea alla Ignis (oggi Whirpool), che per farlo si presentarono armati di accetta e spranghe, provocando la reazione di molti operai che li disarmarono e li portarono con un cartello al collo da Spini di Gardolo a Trento, è storia passata, non si ha memoria. Come, del resto, delle lotte operaie di quegli anni che attraversarono, cambiandola, questa terra. Stragismo e terrorismo, che pure accompagnarono tragicamente quegli anni, non possono oscurarne la straordinaria forza trasformatrice. Le riforme che hanno cambiato in profondità questo paese, non dovremmo dimenticarlo, sono il prodotto di quella stagione: dallo statuto dei lavoratori alla riforma psichiatrica, dalle leggi sul divorzio al diritto di famiglia... in pochi anni davvero tutto è stato diverso. A guardare ora le foto di quel 30 luglio 1970 per le strade di Trento la sensazione è forse quella dell'eccesso, che pure c'era. Ma la politica, quel tempo in trasformazione, provò ad interpretarlo.

E' quel che penso nello scrivere qualche appunto sulla politica di oggi per la conversazione con Simone Casalini, giornalista del Corriere del Trentino, fissata nel pomeriggio. La difficoltà di interpretare il nostro tempo e la necessità di costruire nuove sintesi di pensiero sono le ragioni della nascita del PD ma anche lo scoglio su cui questo percorso si è incagliato. La Destra e la Lega, ciascuna a suo modo, hanno dato risposte. La prima affidando al mercato (e allo "stato minimo") il compito di autoregolazione sociale (il liberismo) e per oltre un decennio questo è stato il pensiero incontrastato e Berlusconi l'interprete. E' però la Lega ad interpretare più efficacemente la fase post ideologica e non a caso sempre più frequentemente emerge la sua egemonia nella coalizione di governo nazionale. La Lega sa dare rappresentanza agli umori, trasformando il rancore in progetto politico, raccogliendo ogni forma di malumore dando ad una società spaesata una chiave di lettura semplificata della realtà, nemici in carne ed ossa con cui prendersela.

Il PD è la risposta al bisogno di nuovi strumenti interpretativi e di nuove sintesi culturali, ma è come se il ‘900 lo ancorasse al passato, riproponendo le culture di sempre. Il PD dovrebbe essere il partito dell'Europa, l'Europa è la vera sfida post nazionale e federalista, capace di connettere il locale ed il globale, ridisegnando diritti e responsabilità, attento al territorio e dunque capace di far proprio il concetto di limite (e dunque di sostenibilità), in grado di avviare - perché insieme di minoranze - una prospettiva di pace. E invece c'è qualcuno che da Roma ti dice come devi fare il tuo congresso. Siamo al di là del bene e del male.

In questi giorni ho appunti dappertutto. Sono riflessioni per nulla estranee alla questione aperta sul "partito di Dellai", ovvero di un soggetto politico moderato, dai forti legami territoriali, ancorato al centro sinistra. In realtà non è solo il problema di Dellai e di un soggettività politica "moderata". E' un nodo di cultura politica trasversale all'area democratica, sempre più ineludibile. Per questo cerco di accelerare la stesura del progetto "Politica è responsabilità". Nelle venti righe del "manifesto" scrivo «Uno strumento per aiutare la politica a rinnovarsi nella cultura e nelle forme dell'agire. Questa è la mission di "Politica è responsabilità". Donne e uomini che stanno dentro e fuori partiti diversi, espressione di questa terra e di un comune sentire democratico ed europeo, accomunati dalla preoccupazione che i rituali sopravvivano ai cambiamenti tanto da vanificarne le tracce di innovazione e le aspettative». Nelle prossime settimane ne parleremo diffusamente.

Alle 14.00 sono in Consiglio provinciale. Nell'aula consiliare mi aspettano una trentina di persone del circolo anziani di Cadine in visita istituzionale. Loro compaesano, mi accolgono con un applauso. Parliamo della nostra autonomia, del fatto che molti la considerano un colpo di fortuna o un privilegio, avendo perso memoria di quel che era il Trentino prima del secondo statuto, terra d'emigrazione e di povertà. Ad ascoltarmi sono prevalentemente donne, non tutte anziane per la verità, ed anche un gruppetto di bambini con le loro mamme e nonne. Nonostante l'ambiente potrebbe indurre un certo timore reverenziale, l'interlocuzione è vivace. Racconto di come funziona il Consiglio, della mia esperienza di questi mesi, di come si costruisce una legge e, per non parlare in astratto, del DDL sull'educazione al consumo consapevole e delle filiere corte. Il tema è molto sentito e la discussione si anima. L'incontro dura tre quarti d'ora e nonostante l'ora pomeridiana non vedo intorno a me sguardi assonnati o annoiati. Foto ricordo e poi tante strette di mano, ognuna con un riferimento al Livio, il mio papà, alle nocciole e alle uova che vendeva, e alla mia mamma che faceva autostop a ottant'anni suonati.

Finito l'incontro, vado in via dei Cappuccini, alla sede del Corriere del Trentino. La conversazione con Simone Casalini scorre piacevolmente per un'ora e mezza, spaziando dall'Europa al Trentino. Non ho idea di quel che sabato ne verrà fuori ma conto sulla professionalità e sulla sensibilità di questo giovane ed intelligente caporedattore. Con le sue 8 mila copie vendute il Corriere in pochi anni si è conquistato uno spazio nell'editoria quotidiana trentina tutt'altro che scontato, un risultato ottenuto senza gridare, ma con la qualità dell'informare. E per diffusione è già oggi il secondo quotidiano della città di Trento.

Finisco l'intervista proprio in tempo per arrivare al Gruppo consiliare dove mi attendono Stefano Albergoni, Fabio Pipinato e Alessandro Graziadei. Dobbiamo mettere a punto la proposta "Politica è responsabilità": ne stiamo parlando ormai da mesi ed ora l'idea si sta affinando, devo dire, con spunti sempre nuovi. L'impresa si presenta avvincente e l'estate dovrebbe aiutarci a perfezionarla per poterla presentare a settembre. Sarà uno spazio di pensiero, non solo un blog interattivo. Per aiutare la politica, non per sostituirsi ad essa. Stefano mi dice che crede molto in questa cosa. Il suo è un riavvicinarsi all'impegno politico che mi conforta. Con Stefano, negli anni '90, s'è avviato un processo di rinnovamento della sinistra trentina che ha reso possibile quel laboratorio che ci ha portati sin qui. Non che tutto sia andato come avremmo voluto, ma se il Trentino non è omologato al resto del nord è un po' anche grazie a quel laboratorio che in tempi non scontati avviò un rimescolamento di appartenenze tutt'altro che banale.

 

mercoledì, 29 luglio 2009

Uso le prime ore della giornata per aggiornare il sito, caricare materiale nuovo, sistemare gli appuntamenti. Sembra niente ma vi assicuro che non è esattamente così. Appena sono al gruppo do un'occhiata ai giornali e rimango basito nel leggere la notizia, riportata dal Corriere del Trentino, che la struttura nazionale del PD avrebbe impugnato le regole congressuali del PD del Trentino.

Dalle 10.00 in poi ho una serie di appuntamenti in ufficio. Il primo è con Elisabetta Grigolli. E' stata indicata come rappresentante dell'Associazione Oratorio S.Antonio nel Forum per la Pace e nei giorni scorsi mi ha scritto per avere uno scambio di idee su quel che una realtà come la sua può fare sul tema immigrazione. Non so se quel che le dico viene inteso nel verso giusto. Provo a dire infatti che, al di là del "pacchetto sicurezza", delle conseguenze negative che sortirà e del dovere di disobbedienza civile che dovremmo mettere in conto a partire dai Comuni ai quali è riservata la decisione sulle "ronde" (pensate che bel segnale sarebbe se dai 218 Comuni del Trentino venissero altrettanti no), il problema risiede nell'ignoranza e nelle paure. Per uscire dalle quali occorre creare consapevolezza, conoscenza, opportunità di contatto diretto. Le dico, un po' provocatoriamente, che per uscire da questo "gorgo" bisognerebbe studiare almeno la geografia dell'Europa, conoscere la storia. Che per farlo possono servire le forme dell'educazione permanente ma anche più semplicemente, l'organizzazione di viaggi della memoria presso i luoghi della nostra migrazione, sempre che qualcuno ancora si ricordi che il Trentino fino al secondo statuto di autonomia (ma quanti trentini sanno cos'è il secondo statuto?) era terra di emigrazione. Che un viaggio può contare di più che lo svuotare gli armadi di vecchie cianfrusaglie, come molto spesso accade, pensando pure di fare un atto di solidarietà. Che la cultura del "fare" slegata dal pensare non porta da nessuna parte. Ho come l'impressione che mi guardi stupita, mi dice che ci rifletterà.

Dopo qualche istante mi incontro con Francesca Caprini, animatrice di "Yaku", associazione internazionale che si occupa di acqua in America Latina. Nelle cose che dice ritrovo molto della riflessione che con Mauro Cereghini abbiamo proposto in "Darsi il tempo", libro che conosce ma che non ha letto e così le regalo una copia. Mi parla dei progetti ai quali stanno lavorando, la Scuola andina dell'acqua, il desiderio di costruire un legame fra la cultura andina dell'acqua e quella delle nostre montagne che si sta perdendo (di una cooperazione che ci aiuta, quindi) e della volontà di aprire una collaborazione con i Rifugi alpini e la SAT. Ma anche della collaborazione con il Forum mondiale dell'acqua (e con il mio caro amico Emilio Molinari) e della proposta di svolgere a Trento in autunno un convegno internazionale sul tema del diritto all'acqua. ­Ci lasciamo con l'impegno di rivederci a settembre per ragionare sulle possibili forme di collaborazione fra il Forum (di cui Yaku peraltro non fa parte) e le attività dell'associazione.

Due colloqui, persone molto diverse, che mi dicono quanto i temi del rapporto fra il locale e il globale siano decisivi per un diverso agire politico.

Telefono a Maurizio Agostini, il segretario del PD del Trentino. Qualche sera fa mi aveva raccontato quasi divertito di un colloquio avuto con il responsabile nazionale dell'organizzazione del PD e della sua difficoltà di capire il significato di un modello di partito federato, del riconoscersi in un soggetto politico nazionale ma rivendicando la nostra autonomia decisionale. Pensavo che la cosa si fosse chiusa lì, ma la notizia del Corriere mi dice che, evidentemente, così non è. Gli dico che io in un partito ancora immerso nei riti della politica centralistica non ci sto un minuto di più, che lo dica pure a Roma che questo sarà l'effetto. E' davvero insopportabile che nella carta dei valori (che questa gente, evidentemente, non ha nemmeno letto) si parli di federalismo e che poi i comportamenti siano quelli di sempre. Vecchi arnesi arrugginiti che pensano di gestire pezzi di potere in nome dell'obbedienza. Maurizio è d'accordo.

Vado a casa e mi metto a scrivere un pezzo per il Corriere del Trentino su questa cosa. Preparo anche 25 righe per illustrare il progetto "Politica è responsabilità" che comincio a far girare. E così è sera. Alle 19.00 ho appuntamento con Giuseppe Ferrandi, direttore del Museo storico del Trentino. Beppe è anche presidente dell'Associazione Progetto Prijedor e dopo cena abbiamo la riunione del consiglio direttivo dell'Associazione. All'ordine del giorno l'attività semestrale, l'idea di andare verso la formazione del Tavolo Balcani facendo sistema fra le varie associazioni che operano nella regione ed altro ancora. Siamo in pochi - l'estate si fa sentire - ma la discussione si protrae a lungo. Sono presenti i nuovi assessori del Comune di Borgo, Comune aderente al Progetto Prijedor, ed è quindi necessario spendere qualche parola in più per far capire loro la complessità delle attività. Non è, per la verità, la sola ragione. Con Cristina Valer - che si è tradizionalmente occupata degli affidi a distanza per l'associazione - da tempo abbiamo posizioni divaricanti, non estranee al confronto che è avvenuto nel Forum per la Pace attorno alle proposte per la nomina del presidente di quell'organismo e di cui abbiamo già parlato in questo diario. Il "cambio di passo" che ho proposto per il Forum ha a che vedere con il senso del fare cooperazione e cultura di pace. E a pensarci bene anche con il colloquio del mattino con Elisabetta. Nodi che verranno affrontati nell'assemblea dell'Associazione, alla quale ho dato in questi anni tanto impegno e che mi ha ricambiato altrettanto straordinariamente. E alla quale, anche in relazione ai miei nuovi incarichi, continuerò a partecipare come semplice iscritto.

Fra una cosa e l'altra, si è fatta mezzanotte.

 

 

martedì, 28 luglio 2009

La giornata inizia con un temporale piuttosto intenso. Mi piacciono i temporali estivi e la cosa mi fa venire la voglia di rimanere un po' di più sotto il piumino che non abbiamo mai tolto. Non so se è l'effetto di questo o della mia disattenzione ma quando dopo un po' cerco nel computer il pezzo sul Forum a cui ho lavorato nella giornata di ieri, niente da fare, sparito come per incanto. Se avessi scritto carta e penna, non sarebbe nulla di preoccupante, ma quando si lavora direttamente sul programma di scrittura e poi tutto svanisce la rabbia è tanta, anche perché puoi provare a riscrivere le stesse cose ma non serve a niente e tanto vale ricominciare da capo. Ora però non c'è tempo.

Alle 9.30 inizia la Terza Commissione, con un ordine del giorno fitto fitto. Provo ad estraniarmi un po' per recuperare le parole perdute, ma non è possibile. L'incalzare degli argomenti non ti dà lo spazio per farlo ed in fondo è giusto così. Cominciamo con il Disegno di Legge di Caterina Dominici sugli itinerari naturalistico-storico-culturali e già che c'è l'assessore Panizza provo a vedere come reagisce sul tema delle narrazioni storiche controverse che pure (come abbiamo visto recentemente) animano anche la nostra terra. Come ci si regolerà di fronte a proposte di finanziamento ad itinerari storici che interpretano punti di vista parziali? Nella risposta si coglie come questo argomentare rappresenti un nervo scoperto e lascio stare, nonostante in sede di discussione la cosa debba assolutamente essere affrontata.

Altro tema caldo, il biodigestore di Lasino nell'audizione del Sindaco Mario Zambarda. Dopo aver ascoltato le ragioni del Comitato promotore della petizione popolare contro il biodigestore, quella che propone Zambarda è un'altra storia, ovvero quella di un Comune virtuoso che raccoglie l'84% di rifiuti con il porta a porta e che, di fronte alla necessità di smaltire l'umido dapprima s'interroga su soluzioni "domestiche" per produrre biogas e poi, di fronte al piano della PAT per l'individuazione di 4/5 biodigestori, sa assumersi la responsabilità di indicare un'area nel proprio Comune. Insomma, il paradosso di un comune virtuoso che diventa agli occhi dell'opinione pubblica un mostro.

Potenza del "non nel mio giardino", di una stampa sempre alla ricerca della rissa, di una politica che non sa far altro che rincorrere il consenso a tutti i costi. Ho cercato in questi mesi di attenuare lo scontro, proponendo in aula emendamenti che attenuassero le logiche corporative che attraversano la maggioranza come l'opposizione ed ora quasi me ne pento. La politica o riscopre una visione d'insieme o non va da nessuna parte. L'effetto concreto è che oggi oltre l'80% dell'umido prodotto in Trentino viene trasferito fuori provincia a costi altissimi per la collettività. Questa si chiama "politica irresponsabile", altro che difesa dell'ambiente.

Altri punti minori, si stabilisce il calendario di settembre e ottobre, e la riunione si chiude. Vado al gruppo e nell'intervallo del pranzo non c'è anima viva. Nel silenzio del Gruppo, le parole ritornano sulla carta (virtuale). I corridoi e le stanze appaiono desolatamente vuote, nonostante la presenza dei funzionari. Continuo a pensare che manca una direzione politica e la cosa viene avvertita anche dal personale. Non che non si lavori, ma ciascuno per conto proprio. Manca il collettivo e fors'anche la condivisione di una progettualità politica. Anche di questo si dovrà discutere nel congresso, sperando che sia un dibattito vero e franco. Milleottocento e passa iscrizioni al PD del Trentino non sono affatto male, la difficoltà sarà passare dall'adesione individuale ad un comune progetto politico.

Viene a trovarmi Pippo Oggiano, ancora qualche giorno e poi sarà in pensione. E a disposizione per fare volontariato, cosa preziosa e rara di questi tempi. Serve un partito che sappia valorizzare il contributo di persone come Pippo che, nonostante tutto, hanno ancora voglia di mettersi in gioco per rendere migliore la politica e, con essa, il mondo in cui viviamo.

 

lunedì, 27 luglio 2009

Ho un sacco di cose da scrivere e nel fine settimana non sono riuscito a trovare un momento di tranquillità. Approfitto dunque del mattino libero da impegni istituzionali per preparare un articolo ed un corsivo per "Consiglio provinciale cronache": il prossimo numero ospiterà una pagina dedicata all'attività del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani e vorrei che emergesse l'impronta innovativa che vogliamo dare a questo organismo.

Verso le 11.00 sono in ufficio. Un'occhiata alla posta e poi mi immergo di nuovo nella scrittura. O almeno ci provo. Al gruppo c'è Michele Kettmaier e così trovo l'occasione di parlargli sugli sviluppi del progetto "Etica e partecipazione". Lo vedo molto interessato all'idea e alle proposte che stanno uscendo, e mi dice che se vogliamo possiamo contare su di lui, che di mestiere si occupa di comunicazione. Ed effettivamente più ne parlo, più l'idea mi sembra avvincente. Già questa settimana dovremmo essere in grado di avere una prima bozza di lavoro ed iniziare a raccogliere le adesioni.

Vedo Roberto Pinter che sta lavorando alacremente alla proposta di una sua candidatura alla segreteria del PD del Trentino. Sta raccogliendo importanti adesioni trasversali alle diverse anime che hanno dato vita al partito in Trentino e questa è necessariamente la strada, se vogliamo che il confronto congressuale non sia la fotografia, peraltro sbiadita, delle vecchie appartenenze. Ci scambiamo due opinioni e via. Una mela e poi è ora di andare in Consiglio provinciale.

La convocazione è straordinaria, frutto della richiesta, come da Statuto, di 1/5 dei consiglieri, per discutere della mozione presentata dalla Lega Nord sul tema dell'inquinamento ambientale e dei controlli sulle discariche. Il pretesto è stata l'iniziativa della magistratura che ha messo sotto sequestro alcune aree di bonifica agraria in Valsugana dove sarebbero finiti ingenti quantità di materiale di scarto dell'Acciaieria di Borgo.

Una scelta pretestuosa e strumentale, che rischia di vanificare o mettere in secondo piano il lavoro svolto dalla Terza Commissione investita di poteri di indagine proprio su questo argomento. La Commissione concluderà il suo lavoro - fatto di ore e ore di ascolto di istituzioni, servizi, agenzie, associazioni, enti locali, comitati per cercare di comprendere cosa non abbia funzionato e quali siano gli eventuali provvedimenti da assumere per aumentare l'attività di controllo e di prevenzione dell'inquinamento - il primo di ottobre per arrivare in aula dopo qualche settimana. Che senso ha una discussione su una mozione, quando il Consiglio sarà chiamato a breve a discutere dell'esito della Commissione d'indagine?

Per questo come maggioranza decidiamo di affidare la risposta al presidente della Terza Commissione Roberto Bombarda, che illustra a grandi linee il lavoro svolto, e al presidente Dellai che proprio dal lavoro della Commissione trae spunto per indicare la serietà con la quale il Consiglio sta lavorando e l'Amministrazione collaborando affinché possano emergere eventuali falle presenti nel sistema. Ma anche per rivendicare con forza il fatto che non è serio dipingere la provincia di Trento come un territorio nelle mani della criminalità ambientale, se è vero, come è vero, che siamo ai primi posti in tutte le inchieste sulla qualità ambientale nel nostro paese.

La minoranza rimane con le pive nel sacco ed il tentativo di appropriarsi di un tema per agitarlo all'opinione pubblica facendo rumore viene vanificato. La mozione è respinta e la riunione si chiude. Come spesso accade, si è perso tempo ed è disdicevole che le istituzioni vengano svilite da un modo di intendere la dialettica fra maggioranza e opposizione improvvida e propagandistica. Ma forse da parte della Lega è proprio quel che si vuole.

In serata mi rimetto al computer, ma dopo un po' prevale la stanchezza. Riesco a scrivere queste note e poi mi butto su un libro che da qualche giorno allieta le ore serali. S'intitola "La ragazza della Mura", l'autore è Feri Lainšček (Beit Edizioni), scrittore sloveno, che ambienta il suo romanzo all'inizio degli anni '40, ai confini fra Slovenia ed Ungheria. Amo le storie di fiume e la Mura è, come s'intuisce e come spesso accade in quel pezzo d'Europa, uno dei tanti rivoli impetuosi destinato a finire inesorabilmente nel Danubio.

 

venerdì, 24 luglio 2009

Dopo giorni intensi di lavoro, la giornata di oggi appare di tutta tranquillità. Ho un appuntamento alle 9.00 del mattino in assessorato alla solidarietà internazionale che ha come oggetto la convenzione con l'associazione Tremembé sul servizio "Abitare la Terra". Penso tra me e me come sono strane le cose della vita. "Abitare la Terra" è un essenzialmente una newsletter che abbiamo inventato io ed Armando Stefani grosso modo una decina d'anni fa per il Comune di Trento, un'agenda ragionata che potesse arrivare nelle case attraverso la posta elettronica (ma anche un sito web e una rubrica quotidiana sul quotidiano l'Adige). Ed ora mi trovo, come Presidente del Forum trentino per la Pace, a giudicarne l'efficacia.

Il progetto nel corso degli anni si è sviluppato, personalmente non l'ho più seguito se non come utente, è diventato un punto fermo del panorama della comunicazione della pace in Trentino, con i suoi 13.581 utenti che settimanalmente ricevono questo servizio di informazione. Fra gli strumenti di questa comunicazione - li abbiamo esaminati un paio di settimane fa in uno dei focus tematici del Forum - la newsletter "Abitare la Terra" è sicuramente uno dei più efficaci. Lo descrive anche la ricerca svolta dall'associazione Tremembé sul gradimento del servizio, che ha coinvolto 1.000 intervistati e alla quale hanno risposto ben 656 persone.

Nell'incontro ci si confronta anche sul sito web che nei fatti fa da supporto alla mailing list ma che ha numeri ben più ridotti, confermandomi nell'idea che è necessario fare sistema ed evitare ogni forma di autoreferenzialità. A breve scade il contratto e l'orientamento condiviso è quello di mantenere il servizio di newsletter e di sottoporre a verifica il sito nell'ambito di un confronto più complessivo (la rubrica cartacea su l'Adige è scomparsa un paio d'anni fa con il cambio della sua direzione).

Mi soffermo a parlare con Chiara Ghetta - che di Tremembé è da poco la nuova presidente (Armando Stefani nelle ultime elezioni comunali di Trento è stato eletto presidente della Circoscrizione dell'Argentario) - sull'ufficio pace e cooperazione internazionale dell'assessorato all'istruzione, che in questi ultimi tempi ha subito un po' di defezioni. Chiara è distaccata in assessorato e voglio capire da lei se l'attenzione verso i temi della pace sarà ancora viva. Ovviamente di questo ho intenzione di parlarne a breve con l'assessora Marta Dalmaso.

Ci lasciamo con l'impegno di rivederci la prossima settimana e così arrivo in ufficio. Trovo già alcuni commenti sull'interrogazione relativa all'ipotizzato impianto fotovoltaico a Cadine, la cosa è di un certo interesse e non è facile stabilire il punto di equilibrio fra energie rinnovabili ed impatto ambientale. Rispondo alla posta elettronica, metto in ordine la mia scrivania che ben descrive (nelle decine di cartelle multicolore che l'affollano) i file aperti del mio impegno consiliare (e non solo). Passa a trovarmi Micaela Bertoldi, ragioniamo insieme di politiche culturali, del Centro S.Chiara e dell'opportunità di segnare una svolta nella gestione di quella struttura.

Verso le 12.30 vado in Provincia dove si tiene la conferenza stampa settimanale della Giunta provinciale. Arrivo mentre, a conclusione della conferenza, viene data la notizia di una bellissima lince segnalata nella zona di Andalo. Ma non sono lì per questo. Attendo un rimando sulle cose scritte al presidente, che mi sembra positivo. Ne parleremo martedì prossimo.

Fuori l'aria è torrida e decido che oggi pomeriggio andrò a fare un giro nei boschi della nostra valle elettiva, quella dei Mocheni dove con Gabriella abbiamo avuto casa per diversi anni, conoscendo così i suoi piccoli grandi segreti. Il bollettino micologico dirà che il bosco è secco e che servirebbe una notte di pioggia. Ciò nonostante qualche porcino e un bel po' di fingerli allieteranno la nostra serata e i nostri commensali. Arriva anche la pioggia.

 

giovedì, 23 luglio 2009

Ho un impegno assunto la sera precedente. L'incontro della maggioranza ancora attraversa i miei pensieri e allora prendo carta e penna e butto giù un paio di cartelle per il presidente. Se è vero che il Trentino è "sotto osservazione" allora abbiamo la responsabilità di inviare messaggi forti e chiari. Nelle righe che alle 8.00 in punto invio alla segretaria di Dellai provo ad indicarne alcuni. Per ora li lascio alla riservatezza di una comunicazione personale.

La mattinata è tutta dedicata al gruppo di lavoro della Seconda Commissione legislativa che deve esaminare il testo unificato delle proposte di legge sull'educazione al consumo e le filiere corte. Il lavoro è stato tutt'altro che semplice ma è andato in porto e c'è in me una certa soddisfazione. Il testo corrisponde alle nostre aspettative, ha il via libera degli uffici legislativi ed è, mi permetto di dire, la prima legge di iniziativa consiliare di questa legislatura di una certa consistenza. Ora i passaggi saranno a settembre (le audizioni e il varo definitivo della Commissione) e ad ottobre (l'aula consiliare). Devo ringraziare Michele Ghezzer, si è lavorato bene insieme e i suoi consigli sono stati preziosi, ed il gruppo di esperti con il quale abbiamo elaborato la proposta iniziale.

Non c'è tempo per la pausa pranzo, alle 14.30 m'incontro con Stefano Albergoni e Fabio Pipinato per il progetto "Etica e partecipazione". Il quadro che stiamo costruendo si fa davvero interessante ed il progetto di portale che collega nodi di una rete provinciale per la buona politica assume finalmente una fisionomia precisa. La prossima settimana saremo in grado di poter presentare alle persone che vogliamo coinvolgere una proposta piuttosto organica ed articolata. Nel far questo scorriamo i siti che girano nel web e c'è da rimanere desolati per quanti denari si siano investiti in cose (penso al "vivaio" di Dellai) che ora sono lì, che languono, fermi a qualche mese fa. I siti internet senz'anima sono davvero desolanti.

Alle 16.30 ho appuntamento con Martina. Collabora da più di un anno con il Forum per la Pace e i Diritti Umani sul progetto formazione, ma il quadro che andiamo a delineare la proietta già oltre, ovvero nella nuova impronta del Forum.

Subito dopo ci si incontra alla sede della Trentini nel mondo con l'ultimo dei cinque focus tematici che abbiamo previsto per elaborare il programma del Forum per la Pace, dedicato al tema "migrazioni e nuove cittadinanze". Con Alberto Tafner, da qualche mese nuovo presidente della Trentini nel mondo, s'è avviata una collaborazione che intravedo proficua. M'informa che proprio oggi è arrivata la notizia dal Brasile che l'esame del dna dei resti ritrovati in mare ha portato al riconoscimento di Rino Zandonai. Una certezza, forse, ma avrei voluto non ricevere questa notizia. L'incontro si rivela molto interessante. Propongo uno spazio di confronto che sul tema migratorio che spazia fra i trentini nel mondo e i trentini del mondo. La discussione non è affatto banale ed escono un sacco di idee. Devo dire che era accaduta la stessa cosa anche nei focus precedenti e ciò un po' mi preoccupa perché non sarà facile costruire una sintesi programmatica capace di delineare un'azione efficace del Forum che non si sovrapponga né alle associazioni, né al governo dell'autonomia (senza peraltro averne gli strumenti). La calda estate porterà consiglio. Ma intanto la gente al lavoro in questa ricognizione è stata numerosa, non meno di cento persone. Non avrei creduto di riuscire a fare questo lavoro prima e durante l'estate. Un buon inizio.

 

mercoledì, 22 luglio 2009

Alle 9.00 si riunisce la Terza Commissione. In discussione il parere su una delibera della Giunta per quanto riguarda il sostegno pubblico allo sbarrieramento nell'edilizia privata. Prima che arrivi l'assessore Rossi propongo alla Commissione di definire il calendario per la conclusione dell'attività di indagine conoscitiva sull'inquinamento ambientale. La commissione sta lavorando da mesi e proficuamente su questo tema, decine di audizioni, incontri e visite ci stanno fornendo un quadro piuttosto esaustivo su un tema di grande preoccupazione e allarme sociale come quello dello smaltimento illegale di rifiuti speciali in discariche o aree di bonifica. Ma, ciò nonostante, la Lega ha chiesto una convocazione straordinaria del Consiglio per discutere di questo problema alla luce dei recenti accertamenti della magistratura. Un'iniziativa strumentale e demagogica che in buona sostanza rischia di svuotare la serietà e la meticolosità dell'iniziativa consiliare, il tutto per un'operazione d'immagine che non porterà da nessuna parte. Per questo chiedo che siano fissati tempi certi nella conclusione dei lavori, per togliere ogni alibi ad una minoranza nelle mani della Lega e del suo carattere eversivo. Il Consiglio straordinario sarà lunedì prossimo, a chiederlo basta un quinto dei consiglieri e l'operazione è un gioco da ragazzi. Certo è che questo uso delle istituzioni è davvero inqualificabile.

Nel confronto che segue in Commissione riemerge la discussione sulla questione delle franchigie sul calcolo Icef per accedere ai contributi sullo sbarrieramento. Provo a spiegare che l'Icef è stato pensato come uno strumento per correggere le distorsioni di un sistema fiscale che fatica ad essere, come prevede la Costituzione, realmente progressivo. Ma la discussione assume toni ideologici, come se ci fosse qualcuno che vuole penalizzare il risparmio delle persone o delle famiglie. Pazienza. In ogni caso la delibera viene approvata con l'astensione delle minoranze.

Iniziano i lavori d'aula. In discussione il disegno di legge sul garante delle minoranze, un tema sul quale si provano operazioni inquinate e poco serie. Decido in buona sostanza di disinteressarmi della questione, anche se mi riesce difficile estraniarmi da un confronto che assume i tratti della volgarità e dell'insulto.

Come già ieri cerco almeno di organizzarmi un po' di incontri a lato del Consiglio. Vedo Claudia Vorobiov, che da qualche settimana collabora con "Viaggiare i Balcani", il programma di turismo responsabile avviato ormai otto anni fa dalla comunità trentina. E' una piccola ma significativa realtà e Claudia si sta dimostrando una persona seria ed appassionata. Mi chiede un po' di dettagli sulla gestione delle risorse e la sua scaletta di cose è piuttosto ampia, ma anche più avvincente di una discussione priva di senso che proseguirà fino alle 16.00 per concludersi con un nulla di fatto e solo perché, anche in questo caso, la Lega si è rifiutata di unificare il confronto con le altre proposte avanzate in Commissione.

Qualche ora in ufficio mi permette di recuperare un po' di lavoro, ma con il via vai di persone è difficile mettere a fuoco le cose. Così parlo con Edoardo Benuzzi del tema del lavoro in affitto, escamotage che permette ad alcune aziende trentine di mettere i propri lavoratori in cassa integrazione e contemporaneamente di aprire proprie aziende in paesi dove il costo del lavoro è cinque o dieci volte inferire a quello di qui per poi farli venire a lavorare in Italia, naturalmente con le paghe del loro paese. In altre parole, l'onda lunga della direttiva Bolkenstein stoppata qualche anno fa. Decidiamo di verificare come l'autonomia può, con le sue competenze, tutelarci da questo schifo.

Così si avvicinano le 19.00, ora in cui è fissato a Tenna l'incontro della maggioranza, segretari della coalizione del centro sinistra autonomista, consiglieri, assessori e presidente. Dellai illustra le linee di lavoro per i mesi a venire con la consapevolezza che quel che ora s'imposta costituirà l'ossatura della legislatura. La discussione mi sembra stiracchiata e priva di profilo, c'è poco tempo e mi permetto di dire anche poche idee. Si discute più di metodo che di contenuti, ma anche il contesto non aiuta. Mi riprometto di scrivere una nota al presidente sui nodi che ha posto nella sua introduzione, già domani mattina. E così sarà.

 

martedì, 21 luglio 2009

Giornata strana, per certi versi molto piena e per altri sconsolatamente vuota. Mi riferisco ai lavori del Consiglio provinciale quest'oggi dedicato alla trattazione di interrogazioni, dove il dialogo (se così lo vogliamo chiamare) è fra interrogante ed assessore competente. Il più delle volte, quando l'interrogazione viene dai banchi della minoranza, e cioè quasi sempre,  finisce con una dichiarazione di insoddisfazione.

Prima di entrare in questo rituale, mi prendo un po' di tempo per preparare la riunione del Consiglio del Forum per la Pace e i Diritti Umani convocato per il tardo pomeriggio. Significa documentarsi e fare mente locale sulle proposte da avanzare nella riunione, l'ultima prima della pausa estiva, che ha un corposo ordine del giorno.  E per presentare un'interrogazione sul labirinto di antenne che deturpano la cima della Paganella.

E' un po' avvilente, ma uso le ore del mattino in Consiglio per incontrare persone e rispondere alla posta elettronica, cercando di prestare orecchio ai quesiti (pochi) di maggior interesse. Nella pausa pranzo si riunisce il Gruppo consiliare per scambiarci qualche idea sull'incontro di maggioranza del giorno dopo. In otto mesi questo sarà il secondo incontro programmato, ma non c'è un vero e proprio ordine del giorno e temo che il tutto si risolva con una comunicazione del presidente. Provo a dire che, a mio avviso, dovremmo utilizzare questo spazio per porre nodi di prospettiva politica di un certo rilievo piuttosto che una sequela di temi. Ma mi rendo conto che ci sarà a mala pena il tempo per indicare i titoli, evidenziando così l'urgenza di uno spazio specifico che dovremmo ritagliarci come "maggioranza".

Mentre finiamo l'incontro mi chiama Franco Ianeselli per sottopormi l'opportunità di sostenere una proposta di legge di iniziativa popolare che la CGIL ha avanzato sul piano nazionale per l'"apprendimento permanente". Gli rispondo che su questo tema c'è un punto specifico di una mozione presentata durante la Finanziaria che va esattamente in questa direzione e gli propongo di mettere insieme un piccolo gruppo di lavoro per tradurre questa attenzione in un'iniziativa (legislativa?) sul piano provinciale che sostenga processi di educazione permanente.

Mi incontro con Marcella Orrù della Comunità Baha'i del Trentino. Le propongo che sia lei stasera ad aprire l'incontro del Forum per la Pace: abbiamo deciso che ogni riunione del Consiglio del Forum veda in apertura l'illustrazione da parte di un'associazione della propria attività. Ci conosciamo da anni ma è la prima volta che parliamo della sua comunità, dei suoi fondamenti, delle sue origini persiane e di tanto altro ancora.

Nel frattempo è in ballo una estenuante trattativa sul tema delle minoranze nonché del ruolo e delle prerogative del garante delle stesse. In aula finalmente si esauriscono le interrogazioni e la seduta viene sospesa. Riprenderà l'indomani.

Ritorno al Gruppo, il tempo di tirare il fiato e alle 18.15 inizia il Consiglio del Forum. Contrariamente alle aspettative la presenza è numerosa, nonostante siamo a luglio inoltrato. La presentazione della Comunità Baha'i introduce uno dei punti all'ordine del giorno, ovvero la situazione iraniana e le iniziative del Forum. Perché questa comunità viene oggi perseguitata dal regime iraniano nonostante le origini di questo pensiero religioso siano proprio in Iran, ora ridotte ad una piccola minoranza a dispetto della diffusione mondiale che vede 4 milioni di aderenti. Parliamo di quel che si è fatto e di quel che possiamo fare in autunno per tenere desta l'attenzione verso questo paese dove pure le manifestazioni non sembrano placarsi traducendosi in un'aperta dialettica che attraversa lo stesso regime, tant'è vero che la nuova ondata di proteste è partita dall'esortazione dell'Ayatollah Rafsanjani, già presidente dell'Iran. Decidiamo di elaborare un documento del Forum e di prevedere in autunno l'invito in Trentino di una donna rappresentante della primavera di Teheran nell'ambito di una manifestazione sulla violazione dei diritti umani.

Di seguito affrontiamo la proposta della Tavola della Pace di partecipare agli inizi di ottobre ad una settimana in Palestina, decidiamo di aderire ma anche di promuovere un ampio coinvolgimento di Comuni e associazioni affinché la nostra presenza a Gerusalemme avvenga all'insegna della costruzione di relazioni permanenti, un po' come si è cominciato a fare con Beit Jala. E poi ancora l'adesione del Forum all'appello "In sicurezza?", contro il pacchetto varato dal Parlamento italiano (vedi documento pubblicato su questo sito) ed anche in questo caso quel che possiamo fare per farci interpreti dell'indignazione ma anche del bisogno di informazione e delle paure che si agitano in maniera sempre più forte dentro le nostre comunità. E di altre cose ancora. Devo dire che sono abbastanza soddisfatto di come il Forum reagisce alle sollecitazioni.

La giornata finisce a San Michele all'Adige dove con Diego Pancher assisto all'esibizione di una compagnia di ballo che viene da Belgrado. Nel sentire le melodie della Vojvodina e nel ritmo ormai familiare del Kolo è come se respirassi aria di casa. E' notte fonda e a casa è ormai ora di andarci.

 

lunedì, 20 luglio 2009

L'agenda di impegni e di cose da fare è tutt'altro che estiva. Nello scorso fine settimana ho messo su carta un lungo elenco di questioni ed oggi inizio a snocciolarle. In mattinata finisco di sistemare una prima "lettera agli amici", che intendo rivolgere in particolare alle persone che hanno messo il loro nome accanto al mio nelle elezioni del novembre scorso. Un piccolo racconto di questi sette mesi di lavoro, passatemi l'espressione, "fra le istituzioni e la vita".

Nella tarda mattinata arrivano a Trento gli amici di Ucodep, una fra le più importanti Ong toscane con la quale collaboriamo su una serie di programmi di cooperazione nell'area balcanica. Ci riuniamo nella sede di Via Milano e con Daniele Bilotta e Claudia Vorobiov che questo lavoro coordinano qui a Trento riprendiamo un discorso che si era interrotto qualche mese fa sul tema del turismo responsabile. E' l'occasione per fare un bilancio sul lavoro di questi anni e per cercare di capire come possiamo interagire nel futuro su due livelli: quello della collaborazione nelle attività progettuali e la strutturazione di un'attività di promozione commerciale dei viaggi del turismo responsabile. Le due cose, apparentemente lontane, nella realtà non lo sono affatto. Perché alla valorizzazione delle tradizioni e dei prodotti così come delle ricchezze storico culturali della regione, insomma di un'offerta turistica di qualità, deve poter corrispondere una domanda turistica capace di dare sostenibilità alle scelte fin qui sostenute. Il fatto è che verso i Balcani ci sono ancora un sacco di pregiudizi, e così la gente ancora diffida ad andare, che ne so, a Sarajevo. Eppure è la Gerusalemme dei Balcani, una delle città più belle e ricche di storia e cultura d'Europa.

Non mi voglio far prendere la mano, ma consiglio semplicemente a tutti i lettori di questa rubrica di mettere in conto un viaggio in questi luoghi dal fascino straordinario.

Concludiamo l'incontro davanti ad una pizza e ci diamo appuntamento a settembre per definire un piano comune di lavoro. Ritorno così al Gruppo dove trovo Diego Pancher e Roberto Pinter. La discussione va a finire subito sul PD e sull'avvio di una fase congressuale ancora molto incerta. Ma che richiede la presenza di tesi politiche chiare e capaci di disarticolare le famiglie di appartenenza che ancora incombono sul presente e sul futuro del partito.

In mattinata avevo chiesto a Roberto Bortolotti di buttar giù una proposta di interrogazione sulla Paganella, la montagna che sovrasta la città di Trento, violentata da una giungla di antenne e ripetitori laddove un tempo arrivava una delle funivie che, con i suoi 1900 metri di balzo, era fra le più ardite del Paese. E' un tema, questo, che vorrei seguire con attenzione: un legame anche affettivo perché lungo quel crinale ci andavo da ragazzo nelle gite domenicali con i miei genitori. Oggi, alzare lo sguardo verso la Paganella dà quasi un senso di sconforto e di estraneità. Ne ho parlato nei giorni scorsi con Stefano Albergoni che insieme all'amministrazione comunale di Zambiana sta sviluppando da tempo un lavoro per la rinascita della montagna. E l'interrogazione nel pomeriggio è nero su bianco.

Alle 17.30 passo alla stazione dei treni a prendere Mauro Cereghini con il quale devo sbrigare un po' di questioni burocratiche e bancarie relativamente all'attività dei tavoli della cooperazione di comunità. E' appena rientrato da La Spezia dove ha avuto modo di presentare "Darsi il tempo" nell'ambio di una manifestazione sul presente e il futuro del Kosovo e fra pochi giorni ripartirà con un viaggio della Fondazione Langer per Srebrenica. Non nascondo un po' di invidia per la sua frequentazione (che è stata la mia) dei Balcani. Credo proprio che ad agosto un viaggio da quelle parti non me lo farò mancare.

Ultimo appuntamento della giornata, quello alle 18.30 con l'"Unione dei cacciatori del Trentino". Si tratta della minore delle organizzazioni dei cacciatori trentini, quella cioè che non ha la gestione e il controllo sull'attività venatoria e sul patrimonio faunistico del Trentino (che fa capo alla più grande "Associazione dei Cacciatori del Trentino"). Hanno chiesto un incontro con il Gruppo consiliare del PD e così con Luca Zeni incontriamo il presidente Pizzini ed altri esponenti dell'Unione. Non ho molto a cuore la caccia, né i cacciatori, ma devo dire che i problemi che pongono sono seri, investono l'attuale assetto legislativo e più in generale la filosofia con la quale la Provincia autonoma di Trento governa tutta la materia in questione. Ci prendiamo una serie di impegni, in primo luogo quello di verificare come poter mettere mano alle questioni della gestione democratica del patrimonio faunistico, e ci lasciamo con l'idea di rivederci a breve. Ci sarebbe, per concludere la giornata, l'assemblea del PD del Trentino per varare il regolamento congressuale. Ho una buona scusa di non essere membro dell'assemblea, ma di regole del PD ne ho strapiene le tasche. Così preferisco andare a casa e piuttosto dedicare un po' di tempo al diario della giornata.

 

venerdì, 17 luglio 2009

La data indica prudenza. Ma gli impegni della giornata sembrano tranquilli e dunque li affronto in tutta serenità. Silvia è stata nostra ospite serale per quasi tutta la settimana e stamattina lei riparte per Torino. L'accompagno in centro e penso fra me che mi spiace di non averle potuto dedicare più tempo. In compenso le ho fatto conoscere il "Dies Irae", una Falanghina della provincia di Benevento che nella calura di questi giorni scorsi era una meraviglia.

Alle 9.00 sono in Provincia, all'assessorato per la solidarietà internazionale, dove c'incontriamo per definire la convenzione per l'attività di Osservatorio Balcani e Caucaso. L'Osservatorio è uno degli investimenti che la nostra comunità ha avuto l'intelligenza di sostenere ed oggi, con i suoi oltre duecentomila contatti quotidiani, rappresenta un punto di riferimento europeo.

Rientro in ufficio dove inizio a lavorare su un pezzo per L'Adige che uscirà domenica relativo all'ordine del giorno approvato per mettere a disposizione ai diciottenni che lo vorranno un abbonamento, online o cartaceo, a condizioni molto agevolate.

Lì mi raggiunge Chiara, una studentessa che frequenta l'Università di Bologna. Ha letto "Darsi il tempo" e mi dice che vorrebbe fare una tesi sullo sviluppo locale a Prijedor. Ne ha parlato con il professor Segrè, che conosco da anni e che ha un approccio analogo al nostro di pensare la cooperazione internazionale. Le spiego un po' quel che si sta facendo in questo momento e concordiamo gli argomenti sui quali potrebbe lavorare nello stage che vorrebbe svolgere nella cittadina bosniaca.

Salta un appuntamento a mezzogiorno e ne approfitto per portarmi avanti con un po' di lavoro. Al Gruppo non c'è quasi nessuno e allora mi intrometto in una conversazione fra Marina e Michele che lì lavorano da anni. Parliamo dell'estemporaneità delle attività che vi si svolgono e dell'assenza di un approccio collettivo, tema che ho già posto nelle scorse settimane al Gruppo. Che richiede, evidentemente, un livello di coesione ancora tutto da costruire.

Nel primo pomeriggio c'è in Regione la Conferenza di informazione sulle attività della "Trentini nel Mondo" in Sudamerica. Sin dalle prime battute s'avverte un clima di tensione, che riecheggia nelle stesse parole del presidente Dellai nel suo invitare ad un confronto sereno e costruttivo. Nei giorni della tragedia dell'Airbus francese inabissatosi nell'oceano atlantico che si è portato via Rino, Luigi e Gianni, attorno all'attività della "Trentini nel Mondo" c'era stato un grande riconoscimento. Ma oggi riemergono divisioni e discredito. La cosa mi infastidisce non solo perché sono molto vicino all'associazione e all'impegno di Ciro Russo che dal 1992 coordina i programmi in America Latina, ma per il fatto che le critiche sembrano prevalentemente il frutto del pettegolezzo (e del rancore) che altro.

Nell'illustrare il quadro dei progetti avviati nel corso degli anni Ciro evita (forse sbagliando) di parlare di queste e di altre difficoltà, degli errori che sempre si commettono quando si opera in contesti tanto diversi, e dunque delle riflessioni e dei cambiamenti che sono intervenuti nel corso del tempo nell'impostare con responsabilità una relazione con territori sparsi in un continente, non solo dunque con i discendenti dell'emigrazione trentina ma con la sua complessità generale. Che emerge dall'ampiezza degli interventi realizzati, ampiezza che fa tremare i polsi solo a veder scorrere dati e cifre. Incommensurabili rispetto alla profilo culturalmente inconsistente delle critiche che vengono rivolte.

Dopo un po' me ne vado. Non sarà facile ricostruire un tessuto unitario e condiviso di azione. Voglio parlarne con la Trentini nel Mondo. La settimana prossima avremo proprio nella loro sede l'incontro di uno dei focus tematici del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani dedicato al tema delle migrazioni e delle nuove cittadinanze (ma insieme anche della memoria) e mi piacerebbe potesse nascere una collaborazione virtuosa.

 

giovedì, 16 luglio 2009

Anche oggi Consiglio Provinciale. Prima ancora che inizi il Consiglio parlo con qualche esponente delle minoranze per cercare una convergenza più ampia sulla prima mozione in discussione, quella sull'abbonamento agevolato (cartaceo oppure online) ad un quotidiano locale (o nazionale perché abbia un supplemento di cronaca locale) ai diciottenni che ne faranno richiesta. Del resto la proposta nasce in Francia dal presidente Sarkozy e ha trovato adesioni trasversali anche in Italia. Il Trentino sarebbe però la prima regione italiana a mettere a disposizione dei diciottenni un'opportunità di questa natura, e quindi mi augurerei un voto favorevole molto ampio.

Pia illusione. Non appena illustrata la mozione parte un fuoco di fila che vede gli esponenti della Lega, del PDL e il consigliere Giovanazzi parlare apertamente di tentativo di ammiccarsi la stampa locale o di voler fare demagogia per conquistare consenso fra i giovani (sì, Giovanazzi, che certo non è un giovanotto e che non ha esitato a novembre, pur di racimolare qualche voto, a fare lui una lista di giovani). I quali, per altro, si dice che non sarebbero interessati a strumenti di questa natura perché sono ben altri i canali d'informazione che verrebbero utilizzati. Tesi contraddittorie fra loro, ma non importa. Qualcuno dimostra nel proprio argomentare di non aver nemmeno letto la proposta, ma anche questa non è una novità.

La maggioranza, pur con qualche inevitabile distinguo, è compatta. Provo ad interloquire, almeno con quei consiglieri dell'opposizione come Ferretti che svolgono argomentazioni ragionevoli, nel tentativo di evitare contrapposizioni strumentali e di assicurare che questa proposta fa il paio con altre già approvate dal Consiglio a sostegno della conoscenza e dell'avvicinamento dei giovani (e non solo) alla lettura. Ma nella maggioranza ci sono molti assenti e l'opposizione vede la possibilità di metterci sotto. La votazione esprime 14 voti a favore e 13 contrari (solo per la momentanea assenza di un consigliere del PDL) e così apriti cielo. Contestazioni, urla, contro il vicepresidente del Consiglio che pure ha confermato senza esitazioni l'esito del voto.

Rimango basito di tanta disonestà intellettuale. Dopo qualche scaramuccia verbale il Consiglio riprende l'esame delle mozioni. Ce ne sono a raffica e nonostante la maggioranza tenda ad avere un atteggiamento aperto verso le proposte (almeno quelle ricevibili) dell'opposizione, la scena si ripete. Quando all'ordine del giorno arriva la mozione del PD (prima firmataria Sara Ferrari) per ripristinare la Sovrintendenza ai beni archeologica soppressa qualche mese fa dalla Giunta, a scatenare la bagarre è il consigliere Morandini, il quale attacca il PD per aver presentato una proposta in questa direzione dopo che una sua sullo stesso argomento era stata bocciata un paio di mesi fa. Al tempo, per la verità, si era provato a concordare un testo condiviso, ma Morandini non aveva voluto accettare mediazioni e dunque la mozione era stata respinta. Le espressioni verbali e i giudizi che vengono espressi indicano un livore che neanche la diretta televisiva può giustificare. Quasi che le espressioni elettorali di novembre, di maggio e di giugno non avessero dato un messaggio chiaro, in particolare verso chi ora parla di voto conquistato in forma clientelare.

Alle 11.00 è annunciato un presidio sotto il Palazzo della Regione per la presentazione dell'appello del mondo associazionistico contro il "pacchetto sicurezza". Quando scendo rubando qualche minuto al lavoro consiliare (nella speranza di non andare in minoranza) c'è già un bel po' di gente. Saluto Fabio Pipinato (che dell'iniziativa è uno dei promotori) e un po' dei presenti e ritorno rapidamente in aula. Vedo Gianni Rigotti, vecchio amico e compagno che da anni si è trasferito dalla Val di Non a Novafeltria. Ma le radici si fanno sentire e negli ultimi mesi (ora che è in pensione) ritorna qui frequentemente.

Nell'intervallo una bruschetta veloce con Roberto Pinter che mi aggiorna sulle adesioni verso la sua candidatura a segretario del PD del Trentino e ci scambiamo un po' di idee sulle notizie giornalistiche che danno Giorgio Tonini come possibile candidato alla segreteria. Poi di nuovo in aula, e la musica non cambia.

Si discute di una mozione sul servizio postale in Trentino, sottoposto a privatizzazione e alla progressiva perdita della funzione sociale che soprattutto nelle aree periferiche da sempre l'ufficio postale ha avuto, e sulla necessità che la nostra autonomia acquisisca anche su questo piano una competenza diretta. Tempestivamente mi chiama Pippo che alle poste lavora da una vita per chiedermi se ho bisogno di avere qualche dritta, ma la cosa nonostante la minoranza fila liscia.

Alle 16.00 ho un appuntamento con l'assessore Lia Giovanazzi Beltrami per confrontarci sul rapporto fra il Forum per la Pace e i Diritti Umani e l'assessorato alla solidarietà internazionale che dirige. All'incontro partecipano, oltre all'assessore, i dirigenti Carlo Basani, Marco Viola e Luciano Rocchetti. Visto che si esita a prendere la parola, inizio io parlando del percorso che ho proposto al Forum nel cercare di segnare una sua identità fatta di manutenzione delle parole e di non sovrapposizione dei ruoli. Mi viene espressa una totale condivisione e allora scherzosamente mi viene da metterli in guardia perché il riferimento al paragrafo g) dell'articolo 7 della legge istitutiva del Forum a cui faccio riferimento indica un passaggio non di minore, ma di maggiore impatto sull'insieme dell'azione politica della PAT sul piano della diffusione di una matura ed esigente cultura della pace e dei diritti umani. Ma va bene così. Rimaniamo anche con l'assessore sulla necessità di vederci periodicamente per fare il punto sulle nostre agende e per sintonizzare azioni e priorità. Proprio mentre sono in riunione squillano i messaggi per un rapido ritorno in aula, perché siamo di nuovo in bilico, ma quando rientro il pericolo è passato.

Verso le 17.30 devo lasciare definitivamente i lavori perché di lì a poco inizia una tavola rotonda sul Tibet e il tema dei diritti umani. Fuori dalla sala della Fondazione Caritro il caldo è insopportabile ma anche dentro non si scherza. La gente non è molta ed il confronto un po' ne risente. Provo a dire che sono stanco di parlare di diritti umani sempre più evocati ma anche negati e della necessità di interrogarci sul significato di parole banalizzate e svuotate di senso. Mi soccorrono quelle scritte dal Dalai Lama nella prefazione del bel libro di Eva Pföstl "La questione tibetana", edito da Marsilio che recitano: «L'autonomia, dunque, piuttosto che la sovranità, dovrà divenire il principio fondamentale per l'organizzazione delle comunità politiche». Parole che pesano come macigni e che corrispondono esattamente a ciò che con Mauro Cereghini abbiamo scritto nel nostro "Darsi il tempo" nell'auspicare quel salto di paradigma capace di mettersi alle spalle la cultura novecentesca dello "stato-nazione" per abbracciare una visione post-nazionale. Avverto davanti a me sguardi alla ricerca di solidarietà già mille volte sperimentate piuttosto che stimoli per capire il perché, ed è una ragazza dal pubblico a chiederlo, la storia continui a ripetersi nella sua tragicità dei campi di concentramento e l'uomo continui a farsi del male. Avrei una risposta che mi riporta ad un tema che mi è molto caro (e generalmente eluso) come quello dell'elaborazione del conflitto, ma il monaco che è al tavolo con noi offre una risposta molto individuale (che pure condivido) sulla necessità di predisporsi al bene, all'ascolto e al sorriso.

Con Günther Cologna, responsabile dell'associazione Italia - Tibet, Lidia e Luciana Chini, che della causa tibetana hanno fatto motivo di impegno culturale e politico, andiamo a prendere qualcosa in piazza del Duomo. La conversazione è piacevole e spazia dal Sud Tirolo all'Iran. Più tardi ci sarebbero altre interessanti occasioni d'incontro, ma per oggi ne ho abbastanza.

 

mercoledì, 15 luglio 2009

All'ordine del giorno del Consiglio provinciale ci sono una raffica di mozioni e, fra queste, due che mi riguardano più delle altre, quella sul Colbricon e quella che ho presentato per favorire la diffusione dell'informazione quotidiana fra i giovani. Su quest'ultima aggiorno il testo proposto per renderlo più compatibile con le risorse dell'autonomia, introducendo la possibilità di una versione online dell'abbonamento.

Prima del Consiglio si riunisce la Terza Commissione per discutere con l'assessore Pacher il punto della situazione sui biodigestori. In buona sostanza ci troviamo in una situazione di stallo. Il piano provinciale prosegue in questo momento sull'impianto di Cadino (ma anche qui con qualche ricorso in ballo) mentre per quanto riguarda Lasino si è alla ricerca di un sito alternativo a quello proposto dal Comune e che ha sollevato tante proteste. Il problema è che fin quando prevarrà la logica del "non nel mio giardino" e non ci sarà una diversa consapevolezza non solo della necessità di un comportamento virtuoso ma anche della "sostenibilità" degli impianti di nuova generazione, ogni soluzione incontrerà ostacoli più o meno analoghi a quelli incontrati in valle dei laghi.

In Consiglio prosegue il confronto sul DDL per i malati di alzheimer che in mattinata diventa legge. Sempre nella tarda mattinata si riunisce il gruppo di lavoro della Seconda Commissione per fare il punto sul Disegno di legge relativo all'orientamento ai consumi e le filiere corte. Ora il testo unificato è pressoché definitivo e quindi si tratta solo di trovare i giorni per espletare l'iter, consapevoli che la fase di ascolto in Commissione dei soggetti interessati alla legge (che sono moltissimi) non potrà avvenire nel mese di agosto. Alla fine decidiamo che il testo sarà definito nel gruppo di lavoro il prossimo 23 luglio, le audizioni saranno il 15 settembre, il varo del testo in Commissione il 25 dello stesso mese per approdare in aula a metà di ottobre.

Un salto a casa nell'intervallo per prendere una boccata d'aria meno calda e salutare Gabriella e poi di nuovo immersi in aula.

Alle 14.30 ci vediamo con Edoardo Arnoldi. Edi pone a me e a Mattia Civico un problema serio legato alla lentezza delle risposte rispetto alle graduatorie per la concessione dei contributi per la prima casa e del fatto che le procedure per l'intervento straordinario per la casa operate nella manovra anticrisi (alla quale accedono tutti, senza discriminazione di reddito) sono già operative. Sono gli effetti perversi dell'emergenza e decidiamo di provare a mettere mano alla questione.

Arriviamo finalmente alla mozione sul Colbricon. Il testo del dispositivo concordato nella maggioranza riapre la questione e questo è un risultato tangibile, frutto di una dialettica che positiva che si è creata in Consiglio e fra le istituzioni e la società civile. Di questo parlo nel mio intervento. In sei mesi siamo riusciti a riaprire una questione che sembrava chiusa e sulla quale con il presidente Dellai c'erano pochissimi margini di mediazione. Parlo del ricorso alla Commissione europea da parte della SAT, scelta difficile e dolorosa perché rivolgersi ad una corte europea significa ammettere che qualcosa nella nostra autonomia non funziona. Parlo dell'opposizione delle associazioni ambientaliste che non si sono opposte al collegamento ma a "quel collegamento" e che hanno portato la questione in Commissione. Parlo della Terza Commissione, appunto, che si è espressa pressoché unanimemente per ricercare altre soluzioni. Parlo della difficoltà di capitalizzazione della società, a testimonianza di una comunità incerta e divisa sull'impianto proposto. Ed infine parlo della politica, che ha saputo dialogare e proporre un passo indietro. La scommessa è ricercare una soluzione che crei coesione sociale, un patto in nome della sostenibilità, ovvero dell'amore per il territorio.

Dobbiamo avere la consapevolezza che la questione è tutt'altro che chiusa. E lo si avverte già nella votazione finale dove la mozione viene votata per parti separate. La premessa non passa (dieci voti a favore, dieci contro e sei astenuti), mentre il dispositivo viene assunto all'unanimità. Ora abbiamo novanta giorni per trovare una soluzione realmente alternativa. Ne ha parlato nel suo intervento l'assessore Pacher, proponendo di affrontare la questione con un altro sguardo. La soluzione che si intravede è quella di una cremagliera, che potrebbe paradossalmente divenire una scelta che valorizza la straordinaria bellezza dei luoghi, a partire da un diverso modo di coniugare ecologia ed economia. Di tutto questo ne scriverò.

Finito il Consiglio, ritorno al Gruppo dove ho appuntamento con Annalisa Tomasi. Con Annalisa c'è stata in questi anni la condivisione di un percorso di impegno fuori del comune, che dalla cooperazione internazionale si è sviluppato sul piano politico. Annalisa è stata per quattro lunghi anni la delegata dell'Agenzia della Democrazia Locale a Prijedor, una lavoro difficile e straordinario in un luogo "di confine". Ora è la capogruppo del PD del Trentino nella Circoscrizione Centro storico di Trento. Ma con lei parliamo di software libero e del gruppo di lavoro che in ambito PD si è costituito. Un tema di straordinario valore se vogliamo parlare di comunicazione e di democrazia. Ragioniamo sulla necessità di un percorso di conoscenza e della predisposizione di una proposta di legge in grado di raccogliere le indicazioni che verranno dalla ricerca in corso sulla possibilità di conversione del sistema informatico trentino.

Nel frattempo mi chiamano da Milano dei giornalisti che intendono fare un reportage sul Kosovo, per avere da me qualche indicazione e punto di riferimento. Una telefonata che si farebbe lunga e allora propongo loro di scrivermi. Sì, per oggi basta così.

 

martedì, 14 luglio 2009

Ci sono giornate che avverti ostili ed oggi è una di queste. Il caldo annunciato si rivela di primo mattino, mentre accompagno Silvia alla sede dei Tavoli. Al gruppo c'è Mor, un ambulante senegalese che conosco da anni, che mi aspetta per pormi i suoi problemi abitativi. Sono di fretta perché di lì a poco inizia il Consiglio. Intanto mi dà la sua documentazione affinché verifichi se lui e la sua famiglia potrebbero avere diritto ad una casa Itea. Con Michele Ghezzer prendiamo in esame una nuova versione del testo unificato sulle filiere corte che da un primo sguardo è un po' diversa dal testo unificato che abbiamo rielaborato. La cosa mi innervosisce e appena arrivo in Consiglio ne parlo con il consigliere Dallapiccola del Patt e firmatario di uno dei DDL da cui siamo partiti. Ci mettiamo d'accordo per rivederci l'indomani.

In Consiglio scorrono le interrogazioni e poi inizia un noiosissimo dibattito sulla relazione della Giunta delle elezioni chiamata a svolgere una verifica sull'eleggibilità degli eletti, un non senso istituzionale che porta un organismo a legittimare se stesso. Ne approfitto per fare altro. Fuori del Palazzo c'è un sit-in delle associazioni ambientaliste che manifestano per la difesa del Colbricon, ma se ne parlerà il giorno dopo. Già però si è a conoscenza del passo indietro della Giunta e dunque c'è un clima di festa.

All'intervallo vado a pranzo con Giuseppe Ferrandi, amico e direttore del Museo Storico del Trentino. Con Beppe c'è un positivo rapporto di conoscenza e stima reciproca che viene dalla collaborazione sui temi della memoria e del conflitto, trasformatasi in comune impegno nel Progetto Prijedor del quale da un paio d'anni è presidente. Ma in questo caso parliamo di politica. Gli racconto della mia distanza dai candidati alla segreteria nazionale e dell'intenzione di dar vita ad una mozione politica sui temi del rapporto fra il locale ed il globale. E dell'urgenza che la cultura politica federalista cominci ad essere riconosciuta a pieno titolo nel confronto politico nazionale. Fra noi, che pure abbiamo storie politiche diverse, c'è una lunghezza d'onda comune.

Ritorno in Consiglio ed ho appuntamento con Marco Brunazzo, ricercatore universitario sui temi dell'Europa, persona "conosciuta a distanza" e che trovo molto stimolante. Parliamo dell'iniziativa dei "333 trentini" che si svolgerà a Rovereto in autunno e dell'idea di un'"azione parallela" come meccanismo di partecipazione da affiancare - in una dialettica positiva - alle forme tradizionali della partecipazione politica. Ci ritorneremo, diffusamente. Rimaniamo d'accordo di sviluppare l'idea e di avviare uno specifico gruppo di lavoro.

Mi vedo per qualche minuto con Roberto Pinter e ci aggiorniamo su ciò che bolle in pentola dopo un suo breve periodo di vacanza. Le parti fra noi si sono rovesciate e provo un po' di invidia.

Nel frattempo è iniziato il dibattito sulle proposte di legge (unificate) a sostegno delle persone affette da alzheimer o da altre patologie di disagio senile. Fatico a riconoscermi nel confronto che si svolge in aula, quasi avessimo a che fare con un problema anziché al normale epilogo dello svolgersi della vita di una persona, fatta di fragilità e di forza e, ancora, di fragilità. Penso in cuor mio che l'uomo moderno abbia smarrito il rapporto con le stagioni dell'esistenza e che tutto quel che non corrisponde all'efficienza diventi un problema. Sorrido amaramente pensando ai miei amici messicani che, prendendo in giro il mondo artificiale dei "gringos", mi dicevano ironicamente "el mundo tiene un problema, los hombres". Questa logica produttiva ha cambiato gli stili di vita, le forme di organizzazione sociale, il modo di abitare... ed in questo quadro tutto diviene un problema. Vorrei dirlo, vorrei dire che la demenza senile di Ada, la mia mamma, mi ha regalato gli anni più belli con lei... ma ci vorrebbe del tempo e probabilmente non è il contesto giusto.

La discussione viene sospesa alle 18.00 e corro al Gruppo dove ho un appuntamento con Angioletta, Nino ed Osvaldo. Vecchi compagni ed amici del Basso Sarca, parliamo del Congresso del PD del Trentino, mi chiedono dove mi sono collocato e capisco che hanno bisogno di una ragione per la quale iscriversi. Parliamo anche di questioni ambientali relative a Nago Torbole e di Tremalzo. E ci diamo appuntamento per una chiacchierata nella Busa.

Passo da Gianni e Federica che mi devono dare la documentazione di una giovane di Prijedor afflitta da un tumore molto delicato che l'indomani affiderò all'assessore Rossi per una verifica sulla possibilità di una cura in Trentino meno costosa di quella che le cliniche private le hanno proposto in Germania. Alla sera non ci sono impegni, solo il preparare appunti e osservazioni per il giorno dopo.

 

lunedì, 13 luglio 2009

Quella che inizia è una settimana piuttosto densa di attività consiliare. Tre giorni di fila di Consiglio provinciale per un ordine del giorno composto in gran parte di mozioni.

Come Gruppo consiliare del PD del Trentino la iniziamo con la presentazione di un Disegno di Legge che, nel titolo, indica l'obiettivo: "Fondo di solidarietà per le famiglie dei lavoratori vittime di incidenti mortali sul lavoro". Bruno Dorigatti, che ne è l'artefice principale, spiega alla stampa che si tratta di un intervento risarcitorio che va ad aggiungersi a quelli già previsti dalle leggi nazionali e che intende tenere desta l'attenzione verso un tema, la mortalità e gli infortuni sul lavoro, che va affrontato in termini di prevenzione attraverso una più diffusa cultura della sicurezza e maggiori controlli.

A seguire si riunisce il Gruppo consiliare. Si esaminano alcuni temi che andranno in discussione nel pomeriggio in Quarta Commissione (il tema del polo giudiziario e dell'abbattimento del vecchio carcere in primis) e nella sessione consiliare che inizia martedì. Nel merito nulla di significativo e, ancora, la sensazione che la costruzione di un collettivo di lavoro sia ben lontana e forse nemmeno nelle corde di chi compone il Gruppo.

Un solo dato importante, che voglio ascrivere un po' anche al mio impegno personale. L'annuncio da parte dell'assessore Pacher che la Giunta intenderebbe compiere un passo indietro sulla vicenda del collegamento Passo Rolle - San Martino, rinunciando all'impianto che avrebbe avuto effetti devastanti per il Colbricon, in direzione di un progetto vero di viabilità alternativa.

Potrebbe rappresentare un primo passo importante verso un ripensamento sul tema degli impianti di risalita: la crisi della società Folgarida Marilleva (che controlla anche gli impianti del Bondone e che tanto per cambiare chiude anche quest'anno il suo bilancio con un forte deficit) dell'imprenditore Bertoli, inguaiato nel crac finanziario dell'Aeroterminal di Venezia per 90 milioni di euro, dovrebbe portare la Provincia ad un cambio netto di strategia. Non se ne può più di imprenditori che privatizzano i profitti (ottenuti grazie a contributi pubblici) e socializzano le perdite.

Finita la riunione di Gruppo mi metto a lavorare sulla mozione che ho presentato qualche mese fa affinché venisse dato ad ogni diciottenne che ne facesse richiesta un abbonamento ad un quotidiano locale. La giunta ha avanzato delle obiezioni relative al costo ipotetico di un'iniziativa del genere e sto verificando se la cosa diviene compatibile con l'abbonamento online per un periodo di sei mesi. L'indomani la risposta. Ma se vogliamo investire in cultura la strada è anche questa.

Vado a Passaggio Zippel dove ho un incontro del Coordinamento del Progetto Prijedor. C'è con noi anche Simone, il nostro delegato, ed è l'occasione per fare il punto sulle varie attività in corso. Lo trovo disteso e soddisfatto dei lavori in corso. E' da gennaio che non vado in Bosnia e così ci accordiamo per tenere ai primi giorni di settembre il percorso formativo con i nostri collaboratori locali che abbiamo previsto da tempo e al quale dovrei partecipare.

La giornata finisce qui. Questa sera Silvia è nostra ospite e occorre una cenetta come si deve.

 

venerdì, 10 luglio 2009

La mattinata è dedicata al Premio Internazionale "Rovereto, Città della Pace". E' la prima edizione ed il riconoscimento viene assegnato alla città di Acupe, dello Stato brasiliano di Salvador de Bahia. Nasce da un Quilombo, comunità di schiavi africani fuggiti dalle piantagioni di canna da zucchero e rifugiatisi nelle foreste, in luoghi di difficile accesso, dove si sono intrecciate radici culturali diverse dando vita a sincretismi afro-brasiliani dei quali la cultura locale è espressione. Qui viene rappresentata dai "Nego fulgido", ora un gruppo di 40 elementi ma che hanno iniziato a formarsi sin dall'epoca della fine della schiavitù: portano a noi una forma di opera popolare che racconta la storia di quella comunità. E in questi giorni la città di Rovereto si è stretta intorno a loro.

Nell'ambito di una manifestazione che per dieci giorni ha attraversato la città e i suoi luoghi simbolici più o meno conosciuti, oggi al Colle di Miravalle si tiene un convegno dal titolo "Culture fra pace e libertà" dove sono relatore. La tavola rotonda è interessante. Perché si svolge all'insegna della relazione ovvero della ricerca di uno sguardo capace di indagare antropologicamente la realtà, la propria come quella dell'altro. I racconti che vengono presentati sono altrettanti sguardi di vita. Nel mio intervento che conclude la mattinata cerco di immaginare un legame fra quello di cui si parla a L'Aquila, nella giornata del G8 dedicata all'Africa dove la retorica degli aiuti si sprecherà, ed il racconto che si svolge al Colle di Miravalle. E' di questa retorica che, nei pochi minuti a disposizione, voglio parlare, proponendo di indagare parole che nel tempo hanno smarrito il loro significato. Pace, diritti umani, povertà richiedono una lavoro di manutenzione senza il quale non riusciranno più a comunicare se non banalità. Provo a farlo attraverso il racconto di una Galleria d'arte contemporanea realizzata in un disperato dopoguerra bosniaco, a partire dalla considerazione che "investire nella bellezza" sia un tutt'uno con il bisogno di rinascita di un territorio che esce dall'incubo. E uno sguardo sulle "nuove guerre", quelle che non si combattono contro un esercito nemico ma contro le città e il loro carattere cosmopolita, i ponti e le biblioteche nazionali. Insomma, contro la cultura.

Vado a pranzo con Flavio Lotti, il responsabile della Tavola della pace che promuove ogni anno la marcia Perugia - Assisi. La Tavola è ormai un'istituzione nell'arcipelago del pacifismo ed il Forum trentino per la Pace è uno dei suoi punti di riferimento territoriali. Gli racconto di quel che stiamo facendo per dare un'impronta nuova al Forum e lui mi parla delle iniziative in cantiere, in particolare della preparazione della settimana di iniziative previste in Palestina e Israele ad ottobre. E' nel concetto di pace come relazione che avverto la possibilità di trovare fra noi un terreno fertile di dialogo, come contributo per quell'opera di restauro di cui ha bisogno il mondo della pace per uscire dai suoi rituali e dai suoi ideologismi.

Torno a Trento. E' un venerdì di mezza estate e al gruppo non c'è quasi anima viva. La cartelle che colorano la mia scrivania sono altrettanti file aperti che mi rincorrono e anch'io provo quella sensazione di capogiro di cui ieri mi parlava Giovanna. Prima di andare al Museo storico dove ci aspetta il Focus sulla memoria, mi raggiunge Vincenzo Calì che di quello stesso Museo è stato direttore per molti anni. Con Vincenzo c'è un feeling che dura nel tempo, nonostante (o forse anche grazie) ai suoi colpi d'ingegno, al suo scartare di lato così improbabile che all'inizio mi faceva incazzare e che poi ho imparato ad accettare come espressione di un animo inquieto ma quasi sempre stimolante. Alle ultime elezioni comunali ha candidato con la lista dei socialisti, come per accompagnare il loro "ultimo miglio", dopo essere stato fra i promotori del PD del Trentino. Di cui non ha mai smesso di essere iscritto, iscrizione rinnovata - mi dice - proprio in questi giorni. Come sempre avviene, parliamo di federalismo e di come dare cittadinanza a questa cultura nel Partito Democratico. Partita impossibile?

Il Focus sulla memoria alla sede del Museo storico mi conferma nell'idea che il percorso avviato dal Forum per la Pace sia davvero molto utile: il confronto è ricco e stimolante. Ma le poche realtà presenti mi dicono che gran parte del nostro mondo è ancora ben lontano dal considerare l'elaborazione dei conflitti il nodo cruciale dell'impegno per la pace. Sarà un lavoro tutt'altro che facile, ma vale la pena provarci. I rappresentanti dei poli museali del Trentino ci sono, sono convinti su questa lunghezza d'onda, e personalmente credo moltissimo in questa collaborazione per far uscire la pace dalle secche del pacifismo di maniera.

Mentre sto andando a casa chiamo Alba che mi aveva cercato mentre ero in riunione. Mi racconta della paventata realizzazione di una nuova bretella stradale fra Borgo e Telve che toglierebbe quel po' di verde e di aree agricole che ci sono nella zona e renderebbe ancor più degradata un'area sempre più affine al modello veneto. L'Adige di oggi, in cronaca della bassa Valsugana, ne parla diffusamente. E poi Alba è una persona seria e dunque voglio approfondire la cosa con l'assessore Pacher.

Il fine settimana si preannuncia tranquillo, niente riunioni, né convegni. Staremo a vedere.

 

giovedì, 9 luglio 2009

Giovanna mi dice del suo senso di vertigine nel leggere questo diario. E ora, nello scrivere di una giornata come quella di ieri, zeppa di incontri, quasi mi trattengo. Il tempo che dedico al diario è in genere strappato al primissimo mattino e forse potrebbe essere utilizzato per miglior causa, anche perché non ho ancora la percezione di quanto interessi o possa essere utile. Un po' utile lo è, come ogni diario, in primo luogo a chi lo scrive, per fermarsi qualche minuto al giorno a riflettere sul senso del proprio agire. Ma temo, in ogni cosa, l'autoreferenzialità. Attendo segnali.

La giornata inizia al Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, nella selezione delle persone che vanno ad assumere l'incarico di portare avanti nei prossimi mesi alcuni progetti: il "Treno della memoria", iniziativa che lo scorso anno ha coinvolto in Trentino oltre 400 ragazzi, la partecipazione ad "Educa", la costruzione in Trentino dell'associazione "Libera", il Progetto formazione e lo Zaino contro la guerra. Vengono selezionate le persone che queste attività le avevano avviate, in attesa di definire - a settembre - il programma vero e proprio del Forum. Nel frattempo verranno messi a disposizione del Forum dei locali un po' più dignitosi e dunque c'è anche da progettare l'uso degli spazi e una serie di servizi che lì potranno trovare ubicazione. E poi va messa subito in cantiere la partecipazione alla settimana "Il tempo delle nostre responsabilità" che dal 10 al 17 ottobre porterà in Palestina ed in Israele migliaia di persone in un itinerario di incontri e manifestazioni per la pace.

Ieri i giornali riportavano le dichiarazioni dei redditi dei consiglieri provinciali. Il mio (15.662 euro) è uno dei redditi più contenuti, se pensiamo che sotto di me ci sono soltanto Giorgio Leonardi (7.333 euro, che di mestiere fa il gioielliere), Luca Zeni (1.490 euro, che nel 2007 faceva praticantato come avvocato) e Luca Paternoster (826 euro, ricco agricoltore della Val di Non).

Un piccolo reddito il mio, ma non mi considero affatto povero, visto che ho avuto il privilegio di poter organizzare la mia esistenza in grande libertà. Nei prossimi anni il reddito aumenterà notevolmente, nonostante l'impegno a versare il 50% delle entrate istituzionali fra il PD e i progetti formativi-partecipativi. Non so, invece, quanto aumenterà la qualità della mia vita... Ma intanto vado al CAF Cgil a fare la dichiarazione 2008. La funzionaria commenta le numerose ricevute fiscali relative alle conferenze e seminari con un "lei intanto gira l'Italia...".

Sono passate le 12.30 e ho un appuntamento con Aida Ruffini, presidente dell'Itea. Le ho telefonato nei giorni precedenti per riprendere in mano una vecchia idea e affrontare un problema che mi sta a cuore. Il problema è la condizione di degrado in cui versa il vicolo che collega Via del Suffragio con Piazza della Mostra (nei pressi della libreria Einaudi), un luogo molto suggestivo ma oggi in completo stato di abbandono. La vecchia idea è quella del "Café de la paix" della quale abbiamo parlato qualche giorno fa in questo diario. Lo stabile era nel programma di alienazione dell'Itea, ma questa proposta potrebbe far rivedere questa decisione e trova un forte consenso. Ne parleremo alla prima riunione del Consiglio del Forum.

Riesco a fare in tempo per andare a pranzo a casa. Alle 15.30 sono di nuovo in ufficio a preparare l'incontro del Forum previsto nel secondo pomeriggio. Prima ho un appuntamento con Adel Jabbar, amico ed esule iracheno in Italia da quasi trent'anni. Incontro Adel sempre volentieri, perché il suo sguardo sul mondo non è mai banale. Mi sottopone un problema molto serio: un suo fratello minore è stato sequestrato a nord di Baghdad non si sa bene da chi. La sua famiglia (è sposato con due figli piccoli) ha pagato un riscatto di 50 mila dollari, ma di lui non si è avuta più nessuna traccia. Questa è la situazione in quel paese dal quale gli eserciti occupanti se ne stanno andando: prima l'hanno ridotto in macerie e poi consegnato nella mani di bande di criminali. E dei cinesi, a quanto pare, visto che il primo grande appalto petrolifero se lo è aggiudicato una società di Pechino. Una postmodernità che si chiama neofeudalesimo. Mi chiede se riesco ad attivare canali diplomatici o umanitari, ma ovviamente non è facile. Qualche possibilità si può ad ogni modo sondare.

L'ultimo appuntamento della giornata è il focus su "comunicare la pace", il terzo dei cinque appuntamenti di verifica conoscitiva che abbiamo promosso come Consiglio del Forum per la Pace e i Diritti Umani. Anche questo incontro si rivelerà ricco di idee e la cartella degli appunti per la costruzione del programma diventa sempre più corposa. E' lì, mentre usciamo da Palazzo Trentini, che Giovanna mi parla di questo diario e del suo senso di vertigine.

 

mercoledì, 8 luglio 2009

Il giorno del mio cinquantacinquesimo compleanno lo trascorro nell'aula del Consiglio regionale. Non è il massimo, anche se la giornata sarà piuttosto movimentata. Arrivano molti messaggi di auguri (Marija, Andrea, Cristiana, Lidia, Antonio, Annamaria, Silvia, Luisa, Carlo, Olga, Marina, Luciana, Adriana, Diego, Gina, Mara, Roberto, Maria Grazia, Manuela, Francesco, Sara, Rino, Massimiliano, Paolo, Franco, Giovanni, Sandra, Patrizia, Mattia, Luca, Stefano, Andrea, Alberto quelli che ricordo...) e così inizio di buon umore la giornata.

Il buon umore permane anche quando - nella discussione sulla manovra di assestamento del bilancio della Regione - alla prima votazione sull'ordine del giorno di Riccardo Dello Sbarba che proponeva di "uscire da Air Alps entro il 2009" e di "ripristinare i collegamenti ferroviari veloci tra Bolzano e Trento con Roma", il gruppo del PD esprime in particolare sulla prima questione (Air Alps) quattro opzioni diverse (favorevole, contraria, astensione e non voto).

Quando, poco dopo, arriva in discussione un emendamento di Bruno Dorigatti sull'estensione delle misure di sostegno anticrisi a tutti i lavoratori che perdono il loro posto di lavoro, la situazione diviene un po' più complicata. La Giunta esprime parere contrario perché non ci sarebbe la copertura finanziaria, ma il PD questa volta vota compattamente per il documento (compresa l'assessore Margherita Cogo che in giunta aveva condiviso il no) e l'emendamento viene approvato con un  solo voto di scarto con una maggioranza trasversale. Apriti cielo. Si vede che il presidente Durnwalder non è abituato ad andare in minoranza e la sua reazione non è esattamente il massimo del fair play.

S'interrompono i lavori per il pranzo e vado a prendere qualcosa con Ale Pacher. Si conviene fra noi che dovremmo registrare un attimo le nostre modalità di lavoro, tanto nella maggioranza quanto nel gruppo consiliare. Parliamo del Congresso nazionale del PD, della sua vicinanza a Franceschini, della mia non collocazione e dell'intenzione di dar vita ad un orientamento politico trasversale di impronta federalista. Parliamo del Trentino e della necessità di un congresso di idee e del fatto che a queste sia utile corrispondano anche candidature diverse per evitare unanimismi che non aiutano il PD del Trentino a definire una propria specifica identità. Parliamo anche degli strumenti di comunicazione ed Ale si dice molto d'accordo nel dar vita ad uno spazio trasversale ed aperto di dialogo culturale e politico che possa divenire riferimento per l'insieme del centrosinistra, ma anche luogo formativo, capace di trasmettere conoscenze e saperi. La consapevolezza di questa necessità è pure diffusa, ma nel rincorrere gli avvenimenti e le scadenze questa cosa alla fine rimane lì, sospesa e priva di risposte.

Credo sia questo il vero nodo del ricambio generazionale. Quello di elaborare la storia più recente, affinché un passaggio di consegne avvenga nel far tesoro di esperienze positive e di errori. Sotto questo profilo, la nostra generazione si porta appresso la responsabilità di aver "sequestrato" il proprio tempo.

Poi la buttiamo sul bisogno di recuperare spazi di vita. E parliamo di mare e di vini del sud, ma anche di una terra in sofferenza, che fatica a rialzarsi. Al telefono ci chiedono di rientrare in Consiglio regionale per una riunione urgente del Gruppo del PD, prima della ripresa dei lavori del Consiglio. Non essere abituati ad andare in minoranza porta a reazioni scomposte da parte della SVP e così ci viene presentato un ordine del giorno elaborato dall'assessore Martha Stocker che prova a rimediare al voto del mattino. Ovviamente non si fa così, e mentre alcuni del gruppo lo firmano io mi rifiuto di farlo. Com'era prevedibile la presentazione di un emendamento che contraddice quello appena approvato fa infuriare le minoranze che prima chiedono a gran voce il ritiro e poi la sospensione della seduta. Cosa dirgli? Hanno perfettamente ragione e quindi mi adopero nella mezz'ora che segue affinché la maggioranza ritiri quel documento, che peraltro non cambierebbe granché. Alla fine il buonsenso prevale ed il documento viene ritirato. E così si sblocca la discussione ed il bilancio arriva in tarda serata all'approvazione.

Corro a casa per mettere mano alla cena. Siamo in pochi amici e con le verdure dell'orto che Gabriella ha preparato è tutto facile. Si fa tardi e non c'è tempo per il diario.

 

martedì, 7 luglio 2009

Fra i giornali che sfoglio stamane mi colpisce un articolo de "la Repubblica" dedicato alle manovre di posizionamento nell'avvio della fase congressuale del PD. Una rappresentazione nella quale le idee tendono a sfumarsi e dove le identità politiche si evincono dallo schema di alleanze piuttosto che dalle proposte di nuovi profili culturali. In tutto questo è come se il campo dell'analisi sociale e delle grandi trasformazioni che attraversano il pianeta e l'esistenza umana si presentasse sempre uguale a se stesso e lo spazio per la ricerca e l'elaborazione politica collettiva non esistesse o risultasse addirittura un po' naïf.

Mi vengono in mente i ragazzi di Pisa che nei giorni scorsi mi parlavano del loro sindaco, il "democratico" Filippeschi. Non lo facevano in maniera lusinghiera, certo, ma la cosa che mi aveva colpito era che verso l'idea del PD come soggetto in grado di costruire nuove sintesi di pensiero non si sentivano affatto estranei. Quasi ad evidenziare una distanza fra progetto e sua rappresentazione reale. Quasi che quest'ultimo fosse sequestrato da un ceto politico tanto tenace quanto capace di costruirsi attorno un consenso fatto di scambio piuttosto che di affinità culturali.

Credo che la crisi della politica sia in primo luogo difficoltà di rappresentare il nostro tempo. Di abitare i processi della modernità avendo qualcosa di dire. Di restituire la politica ad una dimensione che sia anche di pensiero e non solo di gestione del potere.

Tutto questo non avviene per un insieme di ragioni, non ultima la necessità di riattivare un flusso virtuoso fra società e luoghi della politica, fatto di formazione, conoscenza, sensibilità sociale, responsabilità ed altro ancora. Tanto per capirci, mi è estranea l'idea che saremmo in presenza di una società sana e di una politica malata. Però non ci sono dubbi, la politica è malata. E se nel PD non irromperà il popolo delle primarie (strumento che pure non amo, tanto sono avverso alla cultura plebiscitaria) e non si formerà contestualmente una classe dirigente capace di nuova sintesi culturale rispetto alle storie politiche che nel PD sono confluite, non faremo molta strada.

Per questo vorrei che prendesse forma un congresso vero, dove si discute di idee (tesi si diceva un tempo, quando alla politica era richiesta capacità di visione), senza aver paura di un confronto anche acceso, purché circolino pensieri e proposte politiche.

Faccio qualche esempio. Vorrei un partito europeo. Non solo perché l'Europa - oggi più ancora di ieri - è un progetto politico. Progetto politico post-nazionale, federalista, sociale (o pensiamo che il lavoratore rumeno abbia meno diritti di quello nato in questa nostra parte d'Europa?), multiculturale (e dunque mitteleuropeo, mediterraneo, balcanico...), di pace. Lo stesso si potrebbe dire per il concetto di territorio, la dimensione decisiva per stare in un mondo globale ed interdipendente. Che sa declinare il concetto di sostenibilità e di sobrietà (la cultura del limite, la più grande sfida culturale del nuovo secolo). E così via.

Ne ho parlato ieri con Giorgio Tonini, ne parlo oggi con Luca Zeni. Luca è di un'altra generazione ma avverte il bisogno di riannodare le fila di un racconto, di una narrazione politica fatta di pensiero, di conoscenza e di esperienza. Il colloquio con lui, nell'intervallo di un Consiglio regionale immerso nel vuoto, mi sollecita un tema che da tempo coltivo dentro di me. Quello di elaborare un pezzo della nostra storia recente, parlo degli anni '70 e ‘80, come condizione ineludibile per un passaggio di testimone che non sia ridotto a "rivendicazione generazionale". Dovremmo darci, parlo della mia generazione, la distanza per farlo, ma non allentiamo la presa. E così lasciamo che la storia sia raccontata dai reduci o dai rancorosi (tranne qualche eccezione, come il libro di Raniero La Valle, "Prima che l'amore finisca" - vedi sezione libri).

Parlo con Luca di una cosa che mi è accaduta nei giorni scorsi e di cui non ho fatto cenno in questo diario. Durante una riunione con un gruppo di persone (della sua generazione) che lavorano con me nella cooperazione di comunità, parlando di animazione del territorio, mi ha sorpreso il fatto che nessuno di loro sapesse cos'era "il progettone", ovvero quella straordinaria intuizione politica che ha permesso al Trentino di affrontare la deindustrializzazione degli anni '80 con una politica attiva capace di coniugare lavoro e ambiente.

Ricostruire legami, di ogni tipo e dunque anche generazionali: credo che anche a questo dovrebbe servire la politica. Il PD ne è consapevole? Anche di questo dovrebbe discutere un congresso vero.

Nel frattempo il Consiglio regionale consuma il suo rituale, compresa una sospensione prima del tempo per effetto di un po' di diserzioni. Certo, non è un grande spettacolo. E domani, non si preannuncia molto diverso. Se non per il fatto che è il mio compleanno.

 

lunedì, 6 luglio 2009

Sono alcuni giorni che sui quotidiani locali divampa una polemica sulla questione della franchigia sui patrimoni famigliari per il calcolo Icef sull'accesso alle case Itea. Un sistema (quando venne attivato) innovativo, tecnicamente complesso e socialmente rilevante. Ma il tema - per come è stato posto sui giornali - mi lascia davvero molto perplesso. Perplessità che investe anche una sorta di accanimento politico-giornalistico sul ruolo del PD e sulla leggerezza dei suoi rappresentanti in Giunta e in Consiglio.

Allora mi metto a scrivere un pezzo per il Corriere del Trentino nell'intenzione di mettere in fila gli interventi di Simone Casalini sull'avvio dell'iter congressuale del PD del Trentino e quello del direttore Enrico Franco sulla leggerezza della politica, quest'ultimo non propriamente in punta di fioretto.

Alle 11.00 partecipo alla commemorazione di Giannantonio Manci, organizzata in Galleria dei Partigiani a Trento dall'Anpi, dalle Associazioni della Resistenza e dal Comune di Trento. Giannantonio Manci si suicidò il 6 luglio 1944 per sfuggire alla tortura gettandosi dal terzo piano della sede della Gestapo di Bolzano. Mi guardo intorno e vedo un esiguo gruppo di persone anziane, alcuni di loro con le lacrime agli occhi e penso a come la memoria verso ciò che ci è stato portato in dono dalle generazioni che ci hanno preceduto sia svanita, fra rimozione e retorica. Una data sulla lapide indica il 6 luglio 1954, praticamente la mia data di nascita. Manci nel frattempo è diventato il nome di una via e mi chiedo quanti dei nostri concittadini siano a conoscenza di chi fosse Gianantonio Manci e del suo sacrificio.

Mi trovo di lì a poco con Giorgio Tonini. Con Giorgio abbiamo talvolta idee diverse, ma devo dire che è sempre stimolante ragionare con lui. Parliamo del Congresso nazionale del PD, delle posizioni che si vanno delineando nel confronto fra i candidati segretari, del rimescolamento delle carte che sta avvenendo nelle diverse mozioni congressuali. Ho in mente da tempo l'idea di dar vita ad un'iniziativa trasversale, una mozione d'impronta "glocalista" nell'intento di connettere il territorio e la dimensione globale, in grado di dare piena cittadinanza alla cultura federalista nel dibattito del partito, di fornire una sponda politica alle istanze del territorio ed infine di aprire un dialogo con sensibilità culturali e politiche che oggi si collocano fuori o ai margini del PD. Mi sembra di trovare in Giorgio un'attenzione vera.

Al rientro al Gruppo mi incontro con Silvano Pedrini per discutere come arrivare in forme diverse e partecipate alla Marcia Perugia Assisi in programma il 16 maggio 2010. L'idea della quale parliamo si propone di avviare un percorso di condivisione e sensibilizzazione da realizzare nelle comunità locali. Parliamo anche di un'idea che coltivo da anni di realizzare a Trento un luogo speciale, il "Café de la paix" per usare un'espressione cara a Franco Battiato. C'è un luogo che si adatterebbe alla perfezione e di proprietà dell'Itea. Facciamo anche un veloce sopralluogo e la cosa anima la nostra fantasia.

Il Gruppo consiliare del PD si riunisce alle 15.00 e giocoforza la discussione s'incentra sul tema dell'Icef e della franchigia proposta dall'assessore Rossi. Prima ancora di entrare nel merito della questione pongo la necessità di uno spazio nelle nostre riunioni del lunedì dedicato all'approfondimento di un tema specifico proposto dal capogruppo su sollecitazione dei consiglieri e di un giro di parola sui nodi che di volta in volta coinvolgono l'attività dei singoli consiglieri.

Nel confronto che segue sulla questione Icef emerge una dialettica fra le diverse sensibilità, non certo riconducibile alla semplificazione che ne hanno fatto i giornali. In ogni caso il provvedimento può essere migliorato, se è questo il problema, sotto il profilo della garanzia di accesso da parte dei soggetti più deboli. Tanto che le istanze poste dalle organizzazioni sindacali troveranno riscontro l'indomani nel tavolo di confronto con la PAT. Rimango convinto che il nodo sia un altro.

Alle 18.00 ho l'ultimo appuntamento della giornata con Stefano Albergoni. Parliamo di molte cose, di questo sito e del progetto "Etica e partecipazione" sul quale dovremo concentrare l'attenzione durante i mesi di luglio e agosto. Mi informa che ha deciso di dar vita ad un circolo online del PD del Trentino (sarebbe il primo di questo tipo) e mi fa davvero piacere. Con Stefano, nel corso degli anni '90, abbiamo iniziato a rimescolare le carte della sinistra trentina e mi fa piacere saperlo di nuovo coinvolto in prima persona. Ci lasciamo che è quasi notte.

 

sabato, 4 luglio 2009

La sveglia che mi porto dentro evita che quella meccanica faccia il suo lavoro. E così, malgrado le poche ore di sonno, di primissimo mattino sono in moto. Alle 9.00 ho appuntamento con il Presidente Dellai in Piazza Dante e alle 9.15 con gli amici della Fondazione Langer di Bolzano che accompagnano Shirin Ebadi, avvocato, attivista diritti umani, premio Nobel per la pace 2003, che successivamente incontrerà la stampa trentina.

Do un'occhiata ai giornali, L'Adige riporta il mio pezzo sulla visita in Regione della signora Ebadi in prima pagina, il Corriere del Trentino un analogo intervento di Fabio Pipinato. Bene, anche se la frase di Kapuściński era così significativa che potevano evitare di tagliarla.

Con Dellai ho una corposa scaletta di cose da vedere e, visto che fra pochi minuti arrivano i nostri ospiti, decidiamo di darci un appuntamento più disteso.

Shirin Ebadi è una donna tenace e ne ha tutto il piglio. Averla con noi a Trento è un onore e per questo ringrazio la Fondazione Langer. Shirin ha ritirato nei giorni scorsi a Bolzano il Premio Langer 2009 per conto di Narges Mohammadi, alla quale nelle scorse settimane è stato ritirato il passaporto.

Il colloquio è tutt'altro che rituale e le domande investono quel che la comunità internazionale ed una piccola comunità come la nostra possono fare per aiutare la primavera di Teheran e di tutto il paese ad affermarsi. La signora Ebadi risponde in maniera chiara, affermando che prima o poi il regime cadrà e la gente del suo paese si ricorderà di chi li ha sostenuti o di chi avrà continuato a fare affari con Ahmadinejad.

Vorrei chiederle quanto sarà lungo questo "prima o poi", perché dalle grandi manifestazioni di opposizione allo Scià Reza Palhavi del 1963 (che costarono al vita a più di diecimila persone nell'indifferenza del mondo) alla sua deposizione nel 1979 passarono sedici anni, ma evito di farlo. Che poi rimanderebbe ad un'altra domanda che riguarda il grado reale del consenso verso il regime da parte dell'Iran profondo. Domanda che invece le faccio ma "a microfoni spenti". Mi risponde che anche nei villaggi il regime ha avuto un crollo di consenso per effetto della situazione economica che mette a dura prova le popolazioni. Spero abbia ragione, ma temo che il regime dell'Ayatollah Khamenei abbia radici ancora molto solide.

La conferenza stampa è affollata di giornalisti, ma i tempi sono strettissimi e tutti vorrebbero poter avere un'intervista. Così dopo la presentazione e alcune domande l'amico e giornalista Marco Pontoni organizza un'intervista collettiva per le televisioni. I rappresentanti della Comunità Baha'i del Trentino consegnano alla signora Ebadi un piccolo omaggio per ringraziarla del sostegno che lei ha sempre avuto verso la Comunità Baha'i, in Iran perseguitata ormai da anni.

Ci salutiamo, il loro tour continuerà a Verona e poi a Firenze. Sono davvero contento per questa opportunità di testimoniare la nostra attenzione verso quel che accade in quella parte del nostro piccolo mondo.

E' tempo di tirare il fiato. E in questo fine settimana, per fortuna, altri impegni pubblici non ce ne sono. A dirla tutta, semplicemente un po' di lavoro arretrato, ma questo è la normalità.

 

venerdì, 3 luglio 2009

Scrivo un pezzo per L'Adige sulla presenza a Trento del Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi e poi vado all'incontro dei Tavoli balcanici sul programma Seenet 2, un'iniziativa che vede impegnate sei Regioni italiane (Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Marche) e la Provincia autonoma di Trento in un percorso di cooperazione incentrato sulla valorizzazione dei territori e sul turismo responsabile nell'area balcanica. A sua volta la PAT ha delegato il sistema trentino della cooperazione di comunità per l'implementazione di una delle linee di lavoro del programma. Che in questo momento è in una fase di stand by per effetto della superficialità (sempre a non voler pensar male) con la quale il Ministero degli Esteri ha seguito la cosa. E' emerso infatti negli ultimi giorni come tale programma, siglato ufficialmente fra le Regioni e il Ministero, con tanto di riscontro nelle aree balcaniche interessate, non abbia avuto alcuna copertura finanziaria. Vicenda che potrebbe essere considerata emblematica dello stato della cooperazione italiana, in affanno sia per l'esiguità delle risorse stanziate, ben lontane dagli impegni internazionali assunti dal nostro paese in materia di cooperazione, sia per la crisi di senso che pervade il settore. Si può comprendere quanto profonda sia l'incertezza che ne segue. Decidiamo di fare "come se", attivando le conoscenze e le relazioni che riteniamo in ogni caso interessanti e che ci possono venir utili per i programmi che abbiamo già in cantiere (e con coperture certe).

Sono le 11.30 e parto per Pisa, dove vado a presentare "Darsi il tempo". E' una giornata torrida, l'aria condizionata dà un po' di sollievo, ma quando verso le 16.00 entro del campo sportivo dell'"Abetone" dove si svolge "Solidarista" sono più di 30 gradi ed il sole picchia sulle mura che circondano il campo determinando una sorta di effetto serra micidiale.

"Solidarista" è una festa di tre giorni delle organizzazioni del volontariato internazionale pisano che si svolge già da alcuni anni. E l'edizione del 2009 si apre proprio con la presentazione del nostro libro. Nonostante il caldo ci sono almeno una quarantina di persone che partecipano alla Tavola rotonda, che all'inizio deve svolgersi al suon dell'accompagnamento dei "Mau Mau" il cui concerto si terrà in tarda serata, alle prese con le prove del suono. Parlare al ritmo del sound non è facile ma facciamo anche questo ed il dibattito si sviluppa positivamente, in un contesto di forte condivisione delle suggestioni proposte dal libro. Molte le esperienze presenti: Un ponte per..., Fratelli dell'uomo, Emergency, Rete Radie Resch, Centro Nord Sud, AMREF, Ingegneri Senza Frontiere, MLAL toscana, Tavola della Pace e della Cooperazione di Pontedera, la Rete Rebeldia. Mi emoziona vedere la copia del libro di Serena (giovane organizzatrice dell'incontro) sottolineato in ogni pagina.

Ceniamo insieme alla festa... il confronto continua ed investe l'orizzonte politico del nostro impegno e potremmo andare avanti per delle ore (e credo bisognerebbe farlo, perché si avverte nelle persone il bisogno di una interlocuzione a tutto campo che richiede di tanto in tanto aria nuova). Darsi il tempo dovrebbe essere anche questo, ma la coerenza non sempre alberga nel nostro agire.

Sono le 22.00 passate e la necessità del ritorno incombe. Con Marco Oberosler, che a Pisa si sta laureando in "scienze della pace" e che ha condiviso una parte importante delle esperienze di cooperazione della comunità trentina in Bosnia Erzegovina, decidiamo che è tempo di ripartire considerato che ci aspettano 420 km. Saranno bagnati da fortissimi temporali, ma ciò nonostante verso le 2.30 sono a casa. La sveglia domattina è per le 7.00. Buona notte.

 

giovedì, 2 luglio 2009

La giornata si rivelerà non proprio proficua. E sin dal mattino presto è così visto che alle 8.30 in punto sono in Comune per incontrare il sindaco Andreatta ma il sindaco non c'è ed ha comunicato che oggi è fuori. Detesto queste cose. E' vero, ci eravamo accordati per strada scrivendo un appunto su un foglietto vagante e poi non ci eravamo più sentiti. Ma la parola è la parola, e quel che più mi infastidisce è pensare che questo possa accadere con altre persone che magari hanno meno opportunità del sottoscritto di farsi sentire.

Recupero il tempo che mi separa dalla riunione della Terza Commissione per buttare un occhio sui giornali e sulle cose che andremo a discutere di lì a poco. Avviamo l'iter di discussione del disegno di legge Dominici sugli itinerari storico-religiosi, una proposta che pure richiama strumenti legislativi già in essere e che prova a costituirne una cornice. Si decide come procedere nelle audizioni e nel confronto sull'articolato. Passiamo poi ad un argomento del quale ci siamo già più volte occupati, vale a dire la petizione popolare contro la realizzazione del biodigestore di Lasino. Incontriamo il Comitato promotore della petizione, ma il confronto sembra essere superato dall'avvenuta approvazione della mozione in Consiglio provinciale che indica la necessità di rivedere i criteri di localizzazione, il tipo di impianto e la necessità di affermare il criterio dell'autosufficienza, esattamente quel che ora non avviene visto che il Trentino esporta in questo momento più del 70% dell'umido che produce. Proposta avanzata dai consiglieri Lunelli e Giovanazzi ed approvata con un emendamento di cui ero il primo firmatario. Il Comitato ribadisce il proprio punto di vista ed esprime la preoccupazione che la localizzazione della Predera non sia ancora scartata definitivamente. Al di là di ogni altra considerazione, è francamente difficile vedere un atteggiamento diverso dal "non nel mio giardino". Questo non significa che il piano di localizzazione dei biodigestori non debba essere rivisto proprio alla luce delle indicazioni espresse unanimemente dal Consiglio Provinciale nella mozione. Ma di fronte ai rappresentanti del Comitato la politica fa sfoggio di demagogia piuttosto che di responsabilità.

Segue l'audizione dell'associazione Nimby ed in particolare di Carla Poli, responsabile del Centro di riciclaggio di Vedelago (Treviso), che espone un'interessante proposta di gestione dei rifiuti prodotti dalla Provincia di Trento sulla base di una consolidata esperienza di riciclaggio realizzata non solo nel trevigiano ma in numerose altre realtà italiane. Insomma come trasformare un problema in una risorsa.

Finiti i lavori della Commissione mi trovo con Matteo Apuzzo e Maria Teresa Ret. Lui è un amico triestino che ho conosciuto nel master universitario di Portogruaro di cui era il responsabile e lei una giovane ricercatrice della Fondazione Maritain di Portogruaro nonché coordinatrice di un circolo del PD nella sua città. Parliamo del PD, degli schieramenti congressuali nazionali nei quali fatico a riconoscermi ed espongo loro un'idea che sto coltivando in questi giorni, dare vita ad una mozione politica federalista in seno al dibattito congressuale nazionale, l'idea cioè di connettere i territori con l'assetto globale, o meglio ancora l'amore per il territorio come discriminante trasversale rispetto ai temi dell'economia, della sostenibilità, della democrazia, della pace... e quant'altro.  Maria Teresa racconta del suo circolo e di come sia difficile imprimere un profilo politico culturale al confronto fra le persone, tutte prese nel passare da una scadenza e da un'emergenza all'altra, e di costruire un legame virtuoso fra il circolo e gli eletti. Mi parla di grande disponibilità da parte di tante persone, molte delle quali giovani, ma anche della difficoltà di interrogarsi sui nodi veri che attraversano il nostro tempo. Parliamo anche d'altro, di una ricerca che deve fare sulla connessione fra il suo territorio, la delocalizzazione delle imprese e i Balcani. E' come invitarmi a nozze.

Ci salutiamo verso le 14.30 perché incombe la riunione del Gruppo di lavoro della Seconda Commissione Legislativa provinciale che deve discutere il testo unificato del Disegno di Legge sull'educazione e l'orientamento al consumo e le filiere corte, riunione alla quale partecipano numerosi dirigenti della PAT, segno - come verrà detto durante l'incontro - del valore che assume il testo in discussione. La Giunta provinciale ci consegna una serie di osservazioni, molte delle quali pertinenti e che in larga misura erano già state recepite nel testo unificato. Al di là di qualche schermaglia fuori luogo del consigliere Civettini della Lega, c'è una buona sintonia e si può procedere in maniera spedita. Stupisce quindi l'impuntatura finale della presidente della Commissione consigliera Dominici per spostare le audizioni a settembre utilizzando l'appuntamento di luglio per rivedere il testo, il che significherebbe spostare il confronto in aula ad ottobre o anche più avanti. Provo a manifestare apertamente la mia contrarietà, che è anche quella di Bombarda, ma non c'è niente da fare, almeno per il momento, quasi ci fossero altre ragioni non dette. Sono davvero infastidito da questa cosa e provo a vedere quali sono le possibili strade per ritornare sulla decisione. E' chiaro che il valore politico della proposta di legge è tutt'altro che banale, rappresentando un atto forte nel quadro dell'azione della Provincia Autonoma di Trento per approntare strumenti efficaci nell'interagire locale con la crisi economica globale.

Torno al gruppo, sbrigo un po' di cose per il Forum, passo in Provincia da Marco Pontoni per concordare i dettagli dell'incontro di sabato mattina con il premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, mi accordo in tal senso con il Presidente Dellai e poi la giornata è finita. O meglio, vado a fare la spesa prima che la Bottega della Natura chiuda.

Dovrei scrivere due cose per il giorno dopo, ma è tardi. Domattina sul presto le parole scritte usciranno dalla penna con più scioltezza.

 

mercoledì, 1 luglio 2009

Ieri sera sono rientrato dalla breve vacanza nel mezzogiorno, lungo quel pezzo di Tirreno che va da Scilla a Pisciotta. Qualche giorno di riposo e stamane il ritorno agli impegni mi sembra più leggero. Apro il computer verso le 7 del mattino e trovo centinaia di messaggi. Cerco di selezionare i più urgenti e fra questi quello di un amico di Milano che mi chiede di aiutarlo in un viaggio che vuole fare con la famiglia nei Balcani. Dovrei semplicemente indirizzarlo a Viaggiare i Balcani, ma mi faccio prendere la mano e gli propongo un itinerario possibile la cui descrizione mi richiede un po' di tempo. Mi auguro almeno che apprezzi. Intanto però non faccio in tempo a leggere le mail che devo scappare perché mi aspetta la prima riunione della giornata.

Alla sede dei tavoli balcanici ci incontriamo con Antonella Valmorbida, direttrice dell'ALDA (l'Associazione delle Agenzie della Democrazia Locale), per discutere sui partenariati internazionali in Bosnia, Serbia e Kosovo. E' in realtà l'occasione per uno sguardo all'Europa del dopo voto e al ruolo che dovrebbe svolgere ALDA in seno al Consiglio d'Europa, istituzione prestigiosa che però appare in grave affanno. In realtà è l'Europa politica ad essere in crisi. Le elezioni per il Parlamento Europeo hanno mostrato come l'interesse verso l'Europa riguardi a mala pena il 40% dei cittadini europei che hanno esercitato il diritto di voto, dei quali più della metà hanno peraltro votato per partiti "euroscettici". Troviamo fra noi una buona sintonia e l'idea che il rilancio del progetto europeo dovrebbe diventare la priorità assoluta per una realtà come ALDA sembra condiviso.

Alle 12.30 ci ritroviamo con Armando Stefani e Fabio Pipinato per il progetto "Etica e partecipazione". L'orientamento è quello di proseguire nella proposta dando al tutto un taglio non solo riferito all'ambito PD ma più in generale rivolto alla necessità di una riqualificazione della politica. Armando stanotte parte per il Brasile (è lui l'iniziatore del progetto Tremembè - http://www.tremembe.it/) e dunque definiamo insieme una scaletta di impegni per il mese di luglio.

Finito con loro mi vedo in piazza Fiera con Mauro Cereghini, amico e co-autore del nostro "Darsi il tempo". Gli racconto della presentazione a Messina e facciamo il punto sulle altre presentazioni che abbiamo in programma durante l'estate a Pisa, Udine, La Spezia, Napoli.

Mauro lavora da qualche mese alla Fondazione Langer che proprio in questi giorni avrebbe dovuto consegnare il premio annuale alla giornalista iraniana Narges Mohammadi, vice-presidente e portavoce del Centro difensori dei diritti umani di Teheran. Il regime però le ha tolto il passaporto e incarcerato il marito (scarcerato dopo quindici giorni) e così al suo posto ritirerà il Premio Langer la Nobel per la Pace 2003 Shirin Ebadi, anche lei giornalista iraniana che vive in esilio. Proviamo ad organizzare una sua visita a Trento nella mattinata di sabato e così mi metto in moto (ne avremo conferma nella giornata di domani).

Finito con Mauro rientro in ufficio dove - oltre all'iniziativa sull'Iran - ci sono un sacco di cose da riprendere in mano. Dagli appuntamenti per il Forum per la Pace e i Diritti Umani alle cose più strettamente connesse con le attività del gruppo consiliare.

Verso sera passo alla Libreria Einaudi, dove i signori Campedelli mi consegnano un promemoria per quanto riguarda la disastrosa situazione di Piazza della Mostra a Trento, uno dei luoghi più belli della città ma oggi lasciata nel degrado. Mi impegno a parlarne con il sindaco Andreatta che vedrò domani nel primo mattino.

Il dopocena se ne va a leggere la posta, a scrivere il "diario di bordo" e a preparare le cose per la giornata di domani che vede riunita la Terza Commissione al mattino (all''ordine del giorno l'indagine sulle discariche) e il Gruppo di lavoro della Seconda Commissione al pomeriggio, che discuterà della proposta di legge unificata sulle filiere corte, passaggio intermedio prima delle audizioni (23 luglio) e dell'aula a settembre.