«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
"Donna, vita, libertà" è lo slogan che a partire dal 2022 le donne iraniane hanno coraggiosamente scandito nelle manifestazioni nonviolente che, come un fiume carsico, hanno fatto emergere un'opposizione sempre più radicata al regime oscurantista dell'autocrazia religiosa che governa da decenni l'Iran, sfociata nelle manifestazioni contro il carovita di queste settimane.
Un regime, quello degli Ayatollah, che ben poco ha a che fare con le istanze della rivoluzione laica che aveva portato nel 1979 alla caduta di un altro regime sanguinario, quello dello Scià Reza Pahlavi (allora sostenuto dagli Stati Uniti d'America) e magistralmente raccontata da Ryszard Kapuscinski in "Shah-In-Shah" (Feltrinelli, 2001), e nemmeno con la spinta riformatrice di Mohammad Khatami, già presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, che emergeva dalla lettura di quel documento storico di grande rilievo sull'Islam contemporaneo dal titolo "Religione, libertà e democrazia" (Laterza, 1999) di cui oggi si son perse le tracce. Dovremmo interrogarci sulle complesse ragioni di questo tragico esito.
Nell'ambito della Giornata europea degli Amici dei Musei dedicata quest'anno al tema "Arte e Pace. I musei come strumenti di Pace"
La Città di Asola, in collaborazione con il Museo Civico, l'Associzione Amici di Palazzo TE e dei Musei Mantovani, FIDAM – Federazione Italiana degli Amici dei Musei
promuovono l'incontro
Indagare la guerra.
La bellezza ci salverà?
Se vogliamo costruire una diffusa cultura della pace è necessario abitare i conflitti, conoscerli, elaborarli, saperli contenere, farli evolvere in forma nonviolenta.
Conversazione con Michele Nardelli, ricercatore e formatore sui temi della pace.
Domenica 12 ottobre 2025, ore 16.00
Asola (MN), Museo Civico G.Bellini, Via Garibaldi 7
Mercoledì 8 ottobre 2025, ore 18.00, presso la libreria due punti, via San Martino 78 a Trento
Dialogo con Ivan Grozny Compasso
Evento in collaborazione tra libreria due punti e Il T quotidiano.
Gaza – e i suoi cittadini – da due anni sono vittime di una violenza indicibile. Migliaia di morti e migliaia di feriti. Milioni di persone lasciate senza casa, senza cibo, senza nessun sostegno sanitario.
Il popolo palestinese – a Gaza, quanto in Cisgiordania – da decenni subisce l’occupazione israeliana, attraverso una strategia coloniale che coordina nuovi insediamenti, pressione militare e violazione costante di una miriade di norme del diritto internazionale.
Simone Malavolti
«Nazionalismi e “pulizia etnica” in Bosnia Erzegovina – Prijedor (1990 – 1995)»
Pacini Editore, 2024
«Nazionalismi e “pulizia etnica” in Bosnia Erzegovina – Prijedor (1990 – 1995)» è un libro di grande valore. Un lavoro rigoroso e raro, per la ricerca delle fonti e per l'accuratezza della ricostruzione di un passaggio storico manipolato dalla propaganda nazionalista e da narrazioni separate.
Scavare dentro i conflitti e le guerre non è mai un compito facile, richiede di prendersi una distanza anche emotiva dagli avvenimenti e dalla logica manichea che tende ad identificarsi con una parte. Questo non significa non saper distinguere fra aggressori ed aggrediti, senza però mai dimenticare che la guerra (come la sua fine, chiamata frettolosamente pace) non è mai giusta. In questo scavare dentro i conflitti (e le parole), con Mauro Cereghini parlammo di “equiprossimità”, il riconoscere la tragedia delle vittime a prescindere dalla loro appartenenza nazionale, religiosa o etnica1. A questo compito Simone Malavolti offre un contributo significativo, uno studio di caso per raccontare come sono andate le cose in una delle aree più segnate dalla “pulizia etnica” nella guerra dei dieci anni che ha segnato l'Europa alla fine del secolo scorso.
Per chi ha vissuto quella tragedia in prima persona, questo libro rappresenta una forma di risarcimento, nel riconoscimento del dolore delle vittime ma anche verso chi – a prescindere dalla propria appartenenza – si è opposto al delirio nazionalistico. Anche per questo, richiederebbe di venir tradotto in serbo-croato-bosniaco e presentato nei territori che facevano parte della Jugoslavia. Cosa non facile, se consideriamo che ancor oggi, a distanza di trent'anni dagli avvenimenti raccontati nel libro di Malavolti, ci sono aree nelle quali le autorità locali tendono a boicottare ogni narrazione diversa da quella ufficiale, ovvero quella di chi ha “vinto” nella separazione etnica della Bosnia Erzegovina. Ne sanno qualcosa quei pochi intellettuali che coraggiosamente hanno “tradito” le loro appartenenze o presunte tali.
Sabato 6 settembre 2025, alle ore 17.00
a Trento, presso i girdini di Piazza Garzetti
in concomitanza con l'avvicinamento al Porto di Gaza delle centinaia di imbarcazioni provenienti da tutto il Mediterraneo,
nell'intento di rompere l'assedio, portare aiuti alimentari alla popolazione civile e far sentire la voce di protesta di ogni parte del mondo per il genocidio in corso in Palestina
per fermare il nuovo capitolo di occupazione dei territori della Cisgiordania in spregio verso ogni risoluzione delle Nazioni Unite
ANPI del Trentio, ARCI del Trentino, Centro per la Pace di Rovereto, Cgil del Trentino, Unione degli Studenti Universitari, FNSI, Comunità islamica trentina propongono
un Presidio per fermare il massacro in corso e riaffermare il pieno diritto della popolazone palestinese a vivere nella loro terra.
Non far mancare la tua voce.
Appuntamento domenica 27 luglio, alle ore 21.45, in Piazza del Duomo a Trento (analoghe iniziative si svolgeranno in tutto il Trentino)
L’assordante silenzio attorno al genocidio in corso a Gaza non è più accettabile. Come singole persone comuni, così come membri di associazioni, gruppi di attivismo e partiti politici, non abbiamo intenzione di smettere di far sentire la nostra voce perché le istituzioni locali, nazionali ed europee si attivino e facciano pressioni con tutti gli strumenti di cui dispongono non solo per arrivare nel più breve tempo possibile ad un cessate il fuoco, ma anche per favorire l’accesso nella Striscia di acqua, cibo, farmaci e quant’altro sia necessario per permettere alla popolazione civile di sfuggire alla morsa della carestia. Affamare un popolo è un crimine di guerra, uccidere minori, donne e uomini mentre sono in fila con una ciotola e tanta pazienza per una razione di cibo è quanto di più disumano si possa attuare.
di Luigi Casanova *
(17 luglio 2025) Si riflette poco, e si analizza ancora meno riguardo come i conflitti armati in atto incidano sull’ambiente. Si tratta di danni che si protrarranno in tempi lunghi, che verranno subiti e pagati per generazioni dalle popolazioni coinvolte: in Ucraina, Russia, Israele, Gaza, Cisgiordania, Libano, Iran, in Africa. La distruzione del pianeta in atto fa parte della stessa cultura mercantile che ovunque alimenta guerra. I danni provocati dalle guerre riguardano anche il destino delle forme di vita sul pianeta. Si tratta di danni imposti dall’aumento dei gasalteranti in atmosfera e la diffusione dell’inquinamento da sostanze che vengono rilasciate sui terreni: uranio impoverito, e molto, molto altro. Danni che si sommano allo strazio di vittime e dei sopravvissuti, al genocidio in corso a Gaza, genocidio del quale non si deve proferire parola. Migliaia di essere umani bombardati. Si uccide dal cielo e con i droni oggi: non ci si sporca le mani, forse nemmeno la coscienza. Nella sola Gaza molti morti, si parla di 300.000 corpi, sono ancora irrecuperabili, sepolti sotto le macerie. Altre, vedasi Ucraina, sono vittime civili, travolte da una guerra spietata e oltremodo insensata alimentata da una propaganda di un incivile occidente, un occidente che evita in ogni modo di sostenere una trattativa seria.