"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Trento

Grandi opportunità (e un rischio) di un Sindaco oltre
Immagine di ©Enkel Dika

di Federico Zappini


(23 gennaio 2020) SìAmo Trento è il nome scelto per la coalizione di centro-sinistra che a Trento correrà alle elezioni amministrative del prossimo maggio. Una dichiarazione d’amore e il segno della comune intenzione di dar vita a un progetto condiviso e plurale. Un buon inizio. Chiusa una fase caratterizzata da una pericolosa lentezza se ne apre un’altra – quella della campagna elettorale – dal ritmo frenetico.

In soli sette giorni sono stati molti i momenti in cui è stata sperimentata l’idea di campagna porta a porta, abitando la prossimità delle piazze e dei bar, dei piccoli punti di ritrovo di quartiere. Hanno preso velocità anche le iniziative delle forze politiche facenti parte la coalizione, iniziando il necessario percorso di riconoscimento reciproco nei confronti di un candidato che – a differenza di quanto avvenuto negli ultimi trent’anni – non è diretta espressione di nessuno dei partiti. Una personalità fuori da quegli stessi partiti si è cercata negli ultimi mesi, dando quasi per scontato che i confini tra il dentro e il fuori siano netti e per nulla porosi. Fosse davvero così si correrebbe il rischio di pensare che l’alterità della figura del candidato scelto rispetto al recente passato politico e amministrativo di questo territorio metta al riparo i protagonisti di quella stagione (tanto i singoli quanto le forme organizzate) da una necessaria analisi critica di ciò che è stato, collegata a una progettazione inedita della città che sarà. Sarebbe un tragico errore, sia per l’orizzonte breve che conduce fino alla scadenza elettorale che per quello più disteso che guarda, per approssimazione, ai prossimi venti o trent’anni.

Reinventare la Politica, insieme
da https://pontidivista.wordpress.com

di Federico Zappini

Provo a intervenire nel dialogo iniziato da Giuliano Muzio e dal direttore Paolo Mantovan sulle pagine de Il Trentino. Mi ha molto colpito il sondaggio proposto da La Repubblica nell’edizione di domenica. Un elettore su quattro si dice attratto dal “partito” delle Sardine. Lasciando da parte qualunque tipo di speculazione, è interessante interrogarsi sul significato della rilevazione statistica offerta da Ilvo Diamanti.

Che due settimane di mobilitazioni sanamente pre-politiche determinino un tale scostamento in termini di consenso – almeno potenziale – ci dice di un tessuto sociale frammentato e incerto, di un’opinione pubblica che reagisce in maniera adrenalica e scomposta a sollecitazioni che basano il proprio successo su quella che Anne-Cécile Robert chiama “strategia dell’emozione”. Una reattività umorale che mette in secondo piano – quando non lo esclude – il tempo necessario dell’analisi. E’ il primato della percezione. Il prevalere del “sentire” sul pensare, che prende il posto di un dialogo fecondo tra ragione e sentimento, di un vicendevole – e generativo – completamento tra le componenti fondamentali dell’essere umano.

La Trento che vorrei...unplugged
La locandina
Un appello per un incontro di parole e azioni

Sabato 23 novembre, ore 14.00 - 19.00
Kripta du cirque, via Torre d'Augusto 22 - Trento (davanti a Bookique)
 
Quando qualche mese fa lavoravamo alla stesura de La Trento che vorrei abbiamo scelto la metafora del fiume da riportare in città per descrivere la nostra idea di Politica di prossimità, vitale e generativa. Il nostro contributo al dibattito cittadino - un po’ statico - è quello di mettere a disposizione un luogo di incontro per tutti/e quelli che sentono l’urgenza di un cambio di passo, di dar forma a una possibile alleanza di corpi e menti capaci di immaginare l’inedito.
 
Un grande convivio.
Ecco cosa ci serve adesso.
[…] Portate quel che serve per fare bisboccia e dibattito.
 
Quando ci incontriamo? Facciamolo presto. Parliamo della città e aiutiamoci a comprendere le sfide del suo futuro. In luoghi accoglienti, con un orario d’inizio ma non uno di fine. Sperimentando metodi coinvolgenti, lasciando le zone di comfort e contaminandoci con l’altro da noi. Con il comune obiettivo di chiarirci le idee e re-imparare a curare i punti di crescenza delle nostre comunità, oggi così fragili e smarrite. Dialogando per conoscere e conoscersi. Per immaginare e progettare, cooperando. Per creare senso condiviso e terreni comuni per l’azione. Per fare Politica, dando coralità alle tante sfumature che ci compongono. Per la Trento che vorremmo. Che vogliamo.

Una Politica in stile Kapla
Kapla

di Federico Zappini

(31 ottobre 2019) E’ un dato di fatto. Le elezioni che indicheranno il prossimo Sindaco di Trento si avvicinano senza la vitalità che ci si aspetterebbe da una scadenza così importante. Certo per fragilità dei partiti, ma parallelamente per il colpevole immobilismo della società civile trentina. Alla città servirebbe una scossa che liberi energie, incrini consuetudini, predisponga spazi. Servirebbe ricercare l’inedito più che affidarsi al conosciuto, al già visto. Non è un’invocazione al cambiamento per il cambiamento, ma la richiesta di interpretare adeguatamente l’urgenza di ri-definire il ruolo della Politica e con essa dell’essere Comunità.

Non volendo dare vita – per mancanza di spazio, necessità e probabilmente capacità – all’ennesimo soggetto politico che rivendica la propria carica innovativa e assoluta indispensabilità vale la pena fare i conti con la realtà. Perché il tempo stringe e – di settimana decisiva in settimana decisiva – arriverà il momento in cui ognuno sarà tenuto, se non per coraggio almeno perché costretto, a spiegare quale sarà la geografia politica che ci accompagnerà fino a maggio 2020 e quali saranno gli obiettivi che, in una proiezione temporale speriamo più lunga e ambiziosa, ci si vorrà dare per il governo della città capoluogo di Provincia e, contestualmente, del territorio che la circonda. Ci sveglieremo una mattina con il nome (a mio modo di vedere non decisivo, almeno in prima battuta) del candidato Sindaco e con la definizione dei contorni della sarà coalizione di centro-sinistra.

Le radici psicologiche della disuguaglianza
La prima di copertina del libro

Sabato 26 ottobre 2019, alle ore 10.30, presso la Libreria due punti di Trento, presentazione del libro Le radici psicologiche della disuguaglianza di Chiara Volpato (Laterza, 2019)

L'autrice Chiara Volpato dialoga con Ugo Morelli

Secondo il World Inequality Report 2018 dell’ONU la disuguaglianza nel mondo è aumentata ovunque. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Una porzione sempre più piccola di individui controlla una porzione sempre più grande di ricchezza. Ancora più grave, se possibile, è il fatto che siamo tacitamente disposti ad accettare questo stato di cose, come se fosse un fenomeno naturale, simile alla grandine o al terremoto. E invece non è così, anche se dobbiamo capire le ragioni per cui la disuguaglianza non suscita le reazioni che dovrebbe suscitare.

La Trento che vorrei. Le parole (prima parte)
Immagine dell'incontro

Buongiorno a tutti e a tutte!

Sabato 23 novembre ci siamo lasciati con la promessa di non chiudere il convivio in quella giornata e con una domanda: a cosa servono questi incontri?

Ce lo siamo chiesti, a lungo, sabato scorso. Aiuto reciproco, memoria di sé, traduzione e storia, persone e intersezioni, culture e comfort zone, economie e cura, città e società: da qui siamo partiti. Per rilanciare un dibattito troppe volte addormentato, per iniziare un percorso.

È passata quasi una settimana, e stiamo cercando di mettere in fila un po' di quello che ci siamo detti: lo facciamo partendo con gli interventi della prima parte del pomeriggio di sabato (in allegato).

 

 

 

La memoria di sé. Un racconto della città di Trento e dei suoi cambiamenti nell'ultima frazione di secondo
Kapla

di Michele Nardelli

Se considerassimo il calendario geologico, scala di grandezza in cui l'intera storia della Terra viene compressa nell'arco di un anno – esercizio che dovremmo considerare per avere un atteggiamento rispettoso verso il pianeta e la natura nonché per comprendere la limitatezza delle nostre esistenze – l'ultimo secondo di questa simulazione corrisponderebbe a centoquarantaquattro anni.

Non preoccupatevi, non intendo prendere in considerazione quest'ultimo secondo e pertanto tornare alla città di Trento del 1875, anche se averne memoria non sarebbe affatto inutile. Saremmo già, a ben vedere, nella città asburgica e alle principali scelte urbanistiche che daranno corpo nei decenni successivi alla Trento moderna, a cominciare dallo spostamento dal centro della città del corso del fiume Adige (1858).

 

pagina 4 di 21

123456789101112Succ. »