"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

20/06/2020 -
Il diario di Michele Nardelli
Un momento della presentazione di Trento

Si respirava l'emozione del ritrovarsi dopo mesi di lockdown nella strada pedonale di San Martino a Trento nei pressi della libreria “due punti” per la presentazione del libro “Il monito della ninfea”. Un libro che parla del nostro tempo, della tragedia che ha colpito l'area dolomitica nell'ottobre 2018 con la devastazione di oltre 42500 ettari di bosco, degli eventi meteorologici estremi che ormai sono entrati nella normalità, dello scioglimento dei ghiacci e della progressiva desertificazione di aree sempre più vaste del pianeta, dell'inquinamento e della perdita irreversibile delle biodiversità, dell'invasione delle locuste che mettono a rischio la vita di milioni di persone, fino all'insorgere di nuove patologie come il Covid-19 e alla pandemia che ancora semina morte in ogni continente.

«Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe»scriveva profeticamente cent'anni fa Walter Benjamin nella descrizione dell'Angelus Novus di Paul Klee. Lo sguardo angosciato dell'angelo della storia di fronte alle macerie della prima guerra mondiale si ripropone oggi di fronte alle tempeste contemporanee di un delirio di onnipotenza che non riconosce la cultura del limite.

Il libro, uscito a febbraio proprio pochi giorni prima dello scoppio della pandemia, non parla del Coronavirus ma è come se il Covid-19 ne attraversasse tutti i capitoli proprio perché ognuno di questi eventi è riconducibile alla nostra insostenibilità. Ad un approccio che ci porta a passare da un'emergenza all'altra senza avere la capacità di connettere gli avvenimenti. Di comprendere cioè che abbiamo oltrepassato il limite e che per disegnare un futuro sostenibile oltreché desiderabile è necessario cambiare rotta.

Preferiamo invece auspicare il ritorno alla normalità, senza interrogarci se non sia proprio questa normalità parte del problema. Quegli stili di vita che non intendiamo mettere in discussione, arruolandoci così alla guerra mondiale in corso dalla parte degli inclusi, pensando di poter eludere il destino planetario erigendo mura, affossando carrette, condannando all'esclusione una parte dell'umanità.

Malgrado la concomitanza con altre importanti iniziative (la manifestazione per la giornata mondiale del rifugiato, l'incontro di presentazione di Extinction Rebellion al vicino parco delle Predare e quella a Levico del libro di Francesco Filippi ”Ma perché siamo ancora fascisti”), la presentazione de “Il monito della ninfea” ha richiamato quasi un centinaio di persone: una strada gremita pur nel rispetto delle regole di precauzione, a rappresentare il desiderio di riappropriarsi di uno spazio di rinascita dopo mesi di lockdown.

Al di là del colpo d'occhio rincuorante, l'incontro è stata un'occasione per riflettere su questo nostro tempo grazie alle parole che intorno al libro sono state proposte, oltre che dagli autori, da Elena Guella, Annibale Salsa e Ugo Morelli. Una riflessione esigente che si pone l'urgenza di un cambiamento dei paradigmi e di quel modello di sviluppo che ci ha portati nel territorio dell'insostenibilità.

Anche le immagini della sede regionale della RAI ne hanno dato testimonianza: qui di seguito il servizio.

https://www.rainews.it/tgr/trento/video/2020/06/tnt-Vaia-libro-monito-ninfea-nardelli-cason-dolomiti-montagna-2ef6bfcd-9f35-4b7c-b3b8-01ad82406bea.html

 

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