«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»
Manifesto di Ventotene

Comunità di studio «Cerchiamo ancora»

Hannah Arendt

sabato, 21 febbraio 2026

Care amiche e cari amici,

siamo così giunti al quinto incontro della Comunità di studio “Cerchiamo ancora”. Non so ancora se una vera e propria comunità si stia formando, di certo posso dire che il confronto fra i partecipanti viene preso sul serio (ma non troppo ed è bene così), è sempre stimolante anche quando gli spunti da cui partiamo appaiono controversi (come è stato nell'ultimo incontro attorno al capoverso “Fratelli maggiori”), l'intreccio fra passato e presente non manca, nemmeno le opinioni diverse mancano, senza che questo generi contrapposizione alcuna. Le due ore e mezza che ci siamo sin qui dati per i nostri incontri volano via in un battibaleno e, a me pare, piacevolmente.

Vengo dunque al prossimo incontro, che abbiamo previsto per sabato 21 febbraio, sempre a partire dalle ore 10.00 alle 12.30 del mattino. Che avrà come campo di discussione il paragrafo “Irriducibilmente individui”.

Niente a che fare con l'individualismo, quanto piuttosto con quello che Hannah Arendt indicava come “il pensare da sé”, la necessità di uno sguardo esigente e non banale sul proprio tempo, cercandone i segni in ciò che osserviamo ogni giorno e al quale spesso non diamo significato. Una postura che poi corrisponde all'autonomia (di pensiero, innanzitutto) e dunque all'assunzione di responsabilità che non può che essere individuale.

Che pure non prescinde dall'altro da noi, ovvero dall'amicizia con il mondo di cui siamo parte, abituati a vederla «solo come un fenomeno di intimità» senza comprenderne la rilevanza politica, quando la philia già per Aristotele rappresentava una delle condizioni fondamentali del benessere della polis.

Un pensare da sé strettamente connesso al paragrafo successivo che titola “Mistici della democrazia”, considerato che l'autogoverno funziona – come scrive Filippo La Porta – «solo se gli individui che la abitano sono capaci di pensare e badare a se stessi».

Con i tempi che ci siamo dati ci rimangono ancora da esaminare cinque paragrafi, che dovremmo esaurire nei due incontri successivi (21 marzo e 18 aprile) per poi passare all'esame di un testo e di una breve biografia se non di tutti almeno di alcuni dei nostri maestri (e maestre) irregolari. Lavoro sul quale la Comunità di studio dovrà dare prova di sé, dividendosi in gruppi di affinità e proponendoci le strade possibili per avvicinarci al percorso umano e intellettuale di ciascuno di loro.

Penso proprio che non ci annoieremo.

Un abbraccio.

Michele

Trento, Bookique, via Torre d'Augusto

 

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