«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»
Manifesto di Ventotene
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di Walter Nicoletti *
(3 aprile 2026) Ci sarà pure qualcuno che vorrà finalmente spiegare a quegli iraniani che vogliono la caduta del regime che governa il loro paese da quarantasei anni che ammazzare centottanta bambine, come è avvenuto il 28 febbraio scorso ad opera di missili statunitensi piombati sulla scuola elementare femminile di Minab, farebbe parte di un lucido programma di liberazione dal regime degli Ayatollah e finalizzato a portare la democrazia in Iran.
A quel signor qualcuno bisognerebbe poi chiedere il significato di un’operazione che sta incendiando mezzo mondo e che di fatto ha contribuito a chiudere i rubinetti del petrolio con ripercussioni che sono di gran lunga peggiori del male che si voleva curare. Grazie all’operazione chiamata dagli strateghi del Pentagono e di Tel Aviv Il ruggito del leone (che se rimaneva un semplice ruggito era meglio per tutti), ad oggi ci ritroviamo con il rischio di una catastrofe umanitaria, economica ed ecologica senza precedenti.
In attesa che il signor qualcuno si presenti di fronte, non diciamo ad un tribunale della storia, ma magari a quello di un organismo internazionale legittimato a farlo, azzardiamo alcune risposte che cerchino di spiegare il perché di questa folle guerra (ammesso che di guerre sensate ce ne siano mai state).
Una prima risposta non riguarda la liberazione del popolo iraniano perché sarebbe la prima volta che per liberare qualcuno prima lo si ammazza. La seconda risposta è molto più profonda perché affronta il problema della crisi del dollaro come moneta mondiale e del deficit degli Stati Uniti che con un debito pubblico di 38 mila miliardi di dollari sono praticamente prossimi al default.
Da tempo un paese come la Cina paga il petrolio direttamente in yuan e non più in dollari e questo, se si estendesse ad altri paesi, potrebbe rappresentare l’inizio della fine del potere finanziario che collega gli Stati Uniti al sionismo e alla City di Londra passando per le grandi finanziarie mondiali (BlackRock, Vanguard Group, Fidelity Investments e State Street Global Advisors).
Per questo motivo si punta ad una guerra che, come diceva Orwell, non si pone tanto l’obiettivo di vincere ma di creare il caos e, in questo caso, di fermare le forze emergenti che si riconoscono nelle nuove monete proposte dai BRICS (la coalizione che unisce Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Meglio il caos piuttosto del default, meglio invadere il campo che continuare a giocare una partita che si sapeva di perdere.
Questa situazione, se verrà confermata dagli eventi dei prossimi mesi, porterà alla caduta delle maschere di coloro che hanno costruito l’inganno globale dell’ennesima guerra per la democrazia. Peccato che a rimetterci sarà ancora una volta l’Europa e soprattutto i più poveri, i lavoratori e le lavoratrici, ovvero tutti coloro che non vivono di finanza, ma semplicemente di quello che sanno fare con le proprie mani.
* presidente delle Acli trentine
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