«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»
Manifesto di Ventotene
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(3 ottobre 2026) Dopo quattro giorni di buio e grazie ad una piccola finestra di qualche minuto aperta nel coma farmacologico, gli occhi si aprono. Sono velati e non riescono a mettere a fuoco quel luogo estraneo fatto di luci al neon e di strani macchinari. Poi una voce familiare che le dice “ciao amore, ben tornata fra noi”. Un'emozione forte, vorrebbe dire qualche parola ma è impedita, fa come abbracciarmi ma i dispositivi che la tengono in vita glielo impediscono. Allora mi avvicino al suo viso per darle un bacio e scorgo, almeno così mi sembra, un piccolo sorriso. Le sue labbra cercano parole che non vengono ma l'emozione è troppa, come segnalano i computer a cui è collegata e allora deve riprendere la somministrazione dei farmaci. Lentamente si addormenta.
Venerdì 25 settembre Gabriella (la mia compagna di una vita che molti dei lettori di questo blog conoscono) ha avuto un arresto cardiaco dovuto ad un'embolia polmonare. Ne parlo solo ora nel blog per una forma di pudore nell'esibire il dolore di una persona. Ma è giusto che quanti l'hanno conosciuta e che le vogliono bene ne siano a conoscenza. Ora che forse possiamo trarre un respiro di sollievo.
Sono stati momenti angoscianti. Erano alcuni giorni che Gabriella era a letto per un'ernia al disco che le rendeva doloroso stare in piedi e aveva iniziato da qualche giorno un percorso di fisioterapia. Verso le 9.30 risalgo dall'orto in casa e trovo Gabri seduta sul letto che con un filo di voce chiede aiuto per il respiro che le manca, il colore terreo del volto, lo sguardo inquieto. Le somministro un'aspirina per facilitare la circolazione e chiamo il 112. Cerco di tenerla viva, ma perde conoscenza. Dopo pochi minuti, grazie all'intervento tempestivo della Croce rossa, Gabriella viene ripresa, il cuore riprendere debolmente a battere e viene portata in rianimazione. Da quel momento continua ad essere in terapia intensiva, prima all'ospedale di Trento, da mercoledì sera a Rovereto, perché a Trento – così mi dicono – mancano posti. Non commento. Ma è giusto riconoscere che in terapia intensiva, a Trento come a Rovereto, ho trovato personale preparato e premuroso.
La prognosi continua ad essere riservata, c'è giustamente cautela. Ora riesce a mettere a fuoco le immagini prima sbiadite, riconosce le persone e reagisce alle sollecitazioni. C'è da subito la preoccupazione per gli effetti dell'arresto cardiaco, ma se il primo elettroencefalogramma dava segnali contraddittori, quelli successivi dicono che non sembrano esserci danni. La sedazione è ora cosciente, ovvero sempre più leggera, e rispetto ai primi giorni quando la diagnosi era molto critica (“dovete prepararvi al peggio” sono state le prime parole dell'equipe che ha accolto Gabriella in rianimazione) la situazione sembra aver preso una direzione positiva. Visto che non ci si fa mancare mai niente, c'è anche la febbre ed un principio di polmonite, ma che non desta preoccupazione. La respirazione è ancora assistita dalle macchine, ma questo è il prossimo traguardo come mi dice il medico che la segue: la respirazione autosufficiente. Poi dovrebbe seguire la fase della riabilitazione.
Che altro dirvi? Oltre che per Gabri, anche per me (e per le altre persone che le sono state accanto) sono state ore e giorni difficili, dove al dolore e allo sconforto si alternavano momenti di emozione, aggrappandomi ai piccoli segni che Gabriella con fatica trasmetteva. Da un momento all'altro cambia la propria esistenza, cambiano le priorità e tutto è concentrato in quel che accade in un reparto di ospedale.
Avrebbero dovuto essere giorni diversi. Con Alessandro e gli altri autori del libro “Alla luce del sole. L'energia come bene comune” in uscita, avrei dovuto iniziare il tour di presentazioni in varie regioni (ma ci penseremo e un collettivo di scrittura ci aiuta anche in questa circostanza) e invece passo gran parte del mio tempo fra l'ospedale (dove la luce non è esattamente quella del sole), rispondere alle telefonate e ai messaggi che mi chiedono di Gabri, gli animali di casa che avvertono la mancanza del loro punto di riferimento, la legna da fare per l'inverno (grazie a tutte le persone che mi stanno aiutando), quel che rimane dell'orto (qui tutto sta di nuovo fiorendo, compreso i ciliegi, gli alberi di pero e di melo, persino il melograno, a testimoniare che il disagio di un clima fuori dai gangheri lo vivono tutti gli organismi viventi), il tenere ordinata la casa e il giardino in attesa che Gabriella sia di nuovo qui fra noi con Ninetta, Baloo e gli altri animali che l'attendono.
Potrebbe essere forse un preludio ad una nuova stagione della vita. Starle accanto in questi giorni, stringerle la mano pur non ricevendone risposta, parlarle delle cose che ama, bagnarle le labbra arse dalla febbre e dalla sete... e percepire che tutto questo le possa essere di sollievo è quanto di più possa desiderare verso una creatura con la quale ho condiviso la vita e che, nel suo esistere, ha dato tanto, nell'impegno professionale, in quello sociale come nella sua vita più strettamente privata.
Vedremo. Gabri rimane in rianimazione e occorre, come amo dire, “darsi il tempo”. Di certo, provo un respiro di sollievo.
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