«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Ore 17.00. C'è una grande folla ad accompagnare Rino verso l'ultima dimora. Era il primo giugno quando appresi la notizia dell'aereo precipitato nell'oceano con 228 persone a bordo e fra loro Luigi Zortea, Gianni Lenzi e Rino Zandonai. Esattamente dopo due mesi una bara viene portata a spalle lungo la breve salita che porta al piccolo cimitero di Pedersano. Nella mente scorrono i ricordi di viaggi e di incontri, fotogrammi di una vita spesa per gli altri e perché questa era la sua vita. In questi due mesi ho continuato a pensare Rino in fondo al mare, accanto a Luigi e Gianni, e insieme ai tanti naufraghi di un mondo che costringe milioni di persone ad emigrare lungo rotte incerte e che Rino avrebbe voluto diverso. E invece, testardo com'era, ha voluto a tutti i costi ritornare, come a dare conforto ai suoi cari e alla sua anziana mamma. Un luogo in cui piangere e dove pregare. Quando in Consiglio provinciale venne fatta la commemorazione, mi venne spontaneo dedicare a Rino, Gianni e Luigi qualche parola di Vinicio Capossela. Non trovo di meglio, nel giorno dell'ultimo saluto all'amico Rino, che riportare il testo di quella ballata.
Santissima dei naufragati E venne dall'acqua Venne dal sale La penitenza Dall'amaro del mare E il comandante avanza E niente si può fare Vuole una morte La vuole affrontare E lì l'attendeva Dove il sole cala Cala e non muore E l'acqua non lo lava E il demone lo duole Sui banchi d'acqua stregati Di olio e petrolio E il vento non alzava E il mare imputridiva Legati a un solo raggio Tutti presi in ostaggio Avanzavamo lenti Senza ammutinamenti Il comandante è pazzo E avanza nel peccato E il demone che è suo Adesso vuole mio Brinda con il sangue All'odio ci convince Che se è sua la barca che vince Dev'essere la mia E gli occhi non videro Non videro la luce Non videro la messe Che altri non l'avesse E il cielo fece nero E urlò la nube al cielo E s'affamò d'abisso Che tutti ci prendesse Oh madre mia Salvezza prendimi nell'anima Oh madre mia.. Le ossa nell'acqua Anime bianche Anime salvate Anime venite Anime addolorate Che io abbia due soldi Due soldi sopra gli occhi Due soldi per l'onore Due monete in pegno Per pagare il legno La dura voga del traghettatore Vieni occhi di fluoro Vieni al tuo lavoro Vieni spettro del tesoro La vela tende, il vento se la prende La vela cade, le erinni allontanate E accesi sui pennoni I fuochi fatui I fuochi alati Della santissima Dei naufragati... Oh matri mia... Salvezza prendimi nell'anima Il tempo stremava L'arsura ci cuoceva Parlavamo a levare Il silenzio dal mare E il legno cedeva all'acqua suo pianto La vela cadde la sete ci asciugò Acqua, acqua, acqua in ogni dove E nemmeno una goccia, Nemmeno una goccia da bere E gli uomini spegnevano Spegnevano il respiro Spegnevano la voce Nel nome dell'odio che tutti ci appagò Il cielo rigò Di sbarre il suo portale Il volto di fuoco dentro imprigionò Lo spettro vedemmo Venire di lontano Venire per ghermire Nero di dannazione VitainMorte VitainMorte Quello era il suo nome Oh matri mia.. Salvezza prendimi nell'anima Oh matri mia... Salvezza prendimi.. Questa è la ballata Di chi si è preso il mare Che lapide non abbia Nè ossa sulla sabbia Né polvere ritorni Ma bruci sui pennoni Nei fuochi sacri I fuochi alati Della santissima dei naufragati.... Oh santissima dei naufragati Vieni a noi Che siamo andati Senza lacrime Senza gloria Vieni a noi Perdon pietà
Un ultimo abbraccio, caro Rino.
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