«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Fuori dall'Europa, fuori da questa prospettiva politica, parlare di Tirolo diventa anacronistico se non pericoloso. Sappiamo come l'Europa non sia oggi nelle corde dei cittadini europei e mi pare di poter dire nemmeno in quelle dei componenti delle assemblee legislative i cui interventi sembrano più attenti a sottolineare appartenenze pantirolesi piuttosto che un progetto sovranazionale capace di guardare al futuro.
Così la riunione si esaurisce quasi per mancanza di moto proprio, nel diradarsi delle presenze, soprattutto trentine. Non è solo una formula a non funzionare... è la mancanza di una visione comune relativa proprio alla cornice europea che ancorta non c'è. Io stesso, che pure credo nell'Europa delle regioni, fatico non solo a trovare un filo conduttore ma anche a ritrovarmi nei richiami a comuni identità che avverto lontane dal mio modo di sentirmi europeo e trentino, in sottrazione rispetto ad altre identità piuttosto che in dialogo.
A fine giornata ho la sensazione di aver buttato via il mio tempo, non certo di aver dialogato e contribuito a costruire qualcosa di storicamente rilevante. La stessa percezione che ho molto spesso nel partecipare alle riunioni del Consiglio Regionale, organismo che ha smarrito da tempo ogni sua spinta propulsiva ed oggi ridotto a pura e semplice palestra fra chi ne vorrebbe ripristinati gli antichi poteri e chi, al contrario, desidererebbe chiudere definitivamente questa pagina. Occorrebbe un ripensamento. Ma il tutto è reso complicato da un conflitto non elaborato e da una soluzione efficace ma non abbastanza da diventare storia condivisa. Eppure sarebbe il tempo di cominciare a scrivere qualche pagina dove alla ricerca della verità storica corrisponda il riconoscimento del dolore degli altri.
Come stridono le note di John Lennon che riecheggiavano nella grande sala del Palarotary e le imbarazzanti parole di chi gioca con la storia per ragioni di bottega.
"Imagine"
John Lennon Immagina non ci sia il paradiso prova, è facile Nessun inferno sotto i piedi Sopra di noi solo il Cielo Immagina che la gente viva al presente...0 commenti all'articolo - torna indietro