«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Come potete capire per me la caduta del muro non è solo un avvenimento che ha cambiato la storia. E' un passaggio della mia vita, della mia e nostra ricerca culturale e politica. Era come se in quelle ore in cui il simbolo violento del bipolarismo andava in frantumi noi fossimo lì, palpitassimo con le migliaia di persone che lo facevano a pezzi. Abitavamo il nostro tempo. Una piacevole sensazione che mi ha accompagnato nel trascorrere degli anni.
Anni difficili e dolorosi, a dispetto delle grandi speranze che la caduta del muro aveva fatto nascere. E ben presto la speranza s'infranse. La fine del comunismo tirò giù tutto il resto. Seguirono guerre e pulizie etniche, compreso il riapparire dei campi della morte nel cuore dell'Europa.
In questi vent'anni è davvero cambiato tutto, persino le carte geografiche. E anche noi. Guardo le immagini televisive che inquadrano degli anziani signori a stento riconoscibili nei personaggi che furono i protagonisti di quegli avvenimenti. Ma sono proprio loro, Helmut Kohl, Lech Walesa e Michail Gorbaciov. Non s'avverte serenità nei loro sguardi di vecchi, nonostante i sorrisi di circostanza, piuttosto amarezza. Hanno fatto la storia, ma la storia si prende beffa di loro. E di noi.
In serata ho la riunione del Consiglio del Forum. Parliamo del convegno scientifico sul Tibet, della conferenza annuale dell'Osservatorio Balcani e Caucaso, del recente viaggio in Palestina. Le parole che usiamo non nascondono la fatica ed il disincanto. Ci conforta l'idea che in fondo anche il muro di Berlino quel giorno andò in pezzi quasi per caso.
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