«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Nel frattempo con l'incontro del Circolo di Matterello a Trento si chiudono stasera le assemblee per la designazione dei delegati a sostegno dei tre candidati alla segreteria nazionale. I dati definitivi li avremo domani, ma ormai è sicuro che anche in Trentino nelle elezioni interne ha vinto Bersani. Saranno però le primarie a dire l'ultima parola.
Le liste presentate per l'elezione dell'assemblea provinciale lasciano intravedere una partita vera, tutt'altro che scontata negli esiti. Era l'augurio che ci facevamo sin dall'inizio, purché il confronto potesse avvenire sui contenuti, sulle idee per il Trentino del futuro, sul profilo politico culturale di un partito che vorremmo incardinato dentro l'attuale maggioranza di governo ma altresì capace di condizionarne positivamente l'agenda.
Anche in questo caso non c'è ancora ufficialità perché la commissione elettorale deve ancora dare conferma della congruità delle candidature, ma da uno sguardo rapido dei nomi emergono alcune prime considerazioni che provo a descrivere con la maggiore oggettività che mi è possibile, pur non essendo il mio uno sguardo neutrale.
Le candidature a sostegno di Veronesi sono piuttosto deboli in tutti i quattro collegi provinciali. In assenza di nomi di spicco è difficile indicarne un profilo che non sia il riferimento alla candidatura nazionale di Bersani. Questo significa che chi voterà per Marino e Franceschini nel voto per il congresso nazionale, ben difficilmente potrà riconoscersi nella candidatura locale di Veronesi. Ma al tempo stesso non tutti coloro che votano per Bersani voteranno per Veronesi, visto che in molti si sono schierati per Pinter e per Nicoletti. Le liste per Tonini sono a macchia di leopardo. Poco rappresentativa quella del Basso Trentino, rappresentative soprattutto della dimensione istituzionale quella di Trento e delle due circoscrizioni elettorali delle valli. Anche in questo caso difficile la raccolta di adesioni trasversali alla dimensione nazionale, essendo la candidatura Tonini molto schiacciata su quella di Franceschini. Discorso diverso per le liste di Nicoletti e Pinter, che sul piano locale appaiono come maggiormente credibili nonché forti della loro trasversalità alle mozioni nazionali. Le prime sembrano raccogliere l'anima che fu di Costruire comunità ma anche di una parte della Margherita ma ben poca storia della sinistra trentina. Cosa che invece caratterizza, nelle sue diverse anime, quelle a sostegno di Pinter, un profilo dunque più marcatamente di sinistra, dando per buona una semplificazione categoriale che comunque appare un po' stretta.
Quando ne avevo parlato con Roberto, avevo auspicato un forte rimescolamento delle carte rispetto alle vecchie famiglie di appartenenza e per quel che riguarda le liste di "Democrazia è partecipazione" (così sono denominate le liste a suo sostegno) mi pare che questo obiettivo sia stato largamente realizzato.
Ora abbiamo di fronte a noi venticinque giorni di preparazione delle elezioni primarie nel corso dei quali mi auguro davvero un confronto sereno e attento alla definizione di un profilo politico originale ed autorevole per il PD del Trentino nel suo insieme, a prescindere dal candidato che prevarrà.
La prima parte della mia giornata se ne va nell'aiutare Luciana nella preparazione delle liste. Un panino veloce (a proposito di "slow") e alle 14.30 si riunisce la terza Commissione che così esaurisce il compito di inchiesta affidatole in ordine all'inquinamento ambientale. L'orientamento è quello di condividere un documento conclusivo unitario e negli ultimi interventi di merito cerchiamo di mettere a fuoco quelle che potrebbero essere le indicazioni da portare al dibattito del Consiglio provinciale. Ascoltiamo anche i rappresentanti del Comitato popolare che ha raccolto le firme contro la realizzazione di una mega rotatoria nei pressi di Tiarno di Sopra, lungo una strada che non ha mai dato problemi né di traffico tanto meno di sicurezza. Qualche settimana fa vi avevo svolto un rapido sopraluogo tornando da Tremalzo ed era piuttosto evidente che non c'erano motivazioni per un'opera dal costo di 458.600 euro se non quella della realizzazione in sé, a tutto vantaggio dei soliti furbetti. La Commissione si esprime unanimemente per un suo netto ridimensionamento.
Ritorno al gruppo, cerco di mettere in ordine fascicoli ed idee e poi in serata vado alla Sala Depero del Consiglio provinciale dove si svolge la conferenza che vede un ospite d'eccezione, il premio Nobel per la Pace Adolfo Maria Pérez Esquivel. Pacifista argentino, denunciò pagandolo con il carcere gli abusi della dittatura militare argentina negli anni Settanta. Ascolto con attenzione le sue parole, ricche di denuncia e di speranza, ma che avverto ferme ad una teologia della liberazione che non riesce più di parlare a questo tempo e comunque lontana dal mio modo di pensare, prigioniera di uno schema che divide il mondo in maniera manichea e che fa fatica ad interrogarsi sul fallimento dei processi di trasformazione. Mentre scrosciano gli applausi guardo con un senso di profonda solitudine chi mi sta casualmente vicino. Assorto nei miei pensieri, decido di andarmene.
Vedo con angoscia le immagini del terremoto che ha devastato Sumatra in combinazione con lo tsunami delle isole Samoa. Sono le 22.43 quando arriva anche una bella notizia. Nella gioia di Luisa (la direttrice di OB) e Carlo, Pietro ha iniziato ad aprire gli occhioni sul mondo. Benvenuto fra noi. Ed un bacione alla sua mamma.
Passo dall'ex convento degli Agostiniani che funge da "casa base" dell'evento "Sulle rotte del mondo" per portare, come mi è stato chiesto, un po' di libri sulla cooperazione. Lo dico con un velo di amarezza, ma questo è il contributo che ci è stato chiesto in questo evento (lo dico come Forum e lo dico anche come autori di una riflessione originale sul significato del cooperare). Non voglio fare polemiche, ma ho l'impressione che i muri non siano del tutto caduti. E che il mondo post ideologico, in realtà non lo sia affatto.
Stamane si riuniscono congiuntamente il Consiglio provinciale e il Consiglio delle Autonomie locali, così l'emiciclo di arricchisce di tanti sindaci. Non di colori. Sono quasi tutti uomini, regolarmente vestiti di grigio. L'incontro è il primo in questa legislatura e dunque, necessariamente, un po' formale e senza un ordine del giorno definito, cosa che invece avverrà nelle occasioni successive visto che l'impegno è quello di ritrovarsi ogni anno. Il dibattito ruota attorno alla riforma delle Comunità di Valle e alla lentezza con cui essa diviene realtà. E' un tema che intendo seguire, perché riguarda le forme della partecipazione democratica e le dinamiche identitarie nel tempo dello spaesamento. Ne riparleremo.
In tarda mattinata arriva una telefonata al centralino della Regione dove si tiene il Consiglio. In tempo di cellulari sempre accesi, è una cosa strana che mi sorprende. Una sorpresa positiva. E' Silvano Rauzi, presidente della Federazione trentina degli Allevatori che si congratula per la Proposta di Legge sulle filiere corte e per l'articolo uscito domenica sul Corriere del Trentino. Gli è parso significativo in particolare il riferimento all'intervento di De Rita al Festival dell'economia, perché aveva partecipato a quell'incontro e mi dice della sua commozione nell'ascoltare le parole del vecchio presidente del Censis. Mi colpisce questa sensibilità, come la conversazione che ne segue, che mi porta a dire che davvero la "cultura terranea" potrebbe rappresentare un pezzo importante di un nuovo approccio politico. Il problema è che questa sensibilità è in larga misura ancora estranea alla politica. Però intanto c'è un disegno di legge ormai in dirittura d'arrivo e c'è una telefonata che mi porta a pensare che forse qualche crepa nei muri c'è e che è lì, in quel difficile crinale, che bisogna stare.
Il Consiglio termina verso le 16.00. Sento Roberto per capire se c'è da fare qualcosa per le liste del Congresso del PD del Trentino, visto che domani è l'ultimo giorno per la presentazione. Qualche telefonata e poi mi prendo un paio d'ore per respirare l'aria della mia valle incantata.
Oggi è la giornata d'inizio dell'evento "Sulle rotte del mondo", fortemente voluto dalla Provincia autonoma di Trento e dall'Arcidiocesi trentina, dedicato in questa sua prima edizione al continente africano. "Il Trentino incontra i suoi missionari in Africa" venne annunciato da Lorenzo Dellai in occasione della presentazione a Trento del nostro "Darsi il tempo", nell'autunno scorso. In quella circostanza proponemmo che questo incontro avesse l'obiettivo di riunire in un'unica opportunità di confronto non solo i missionari ma l'insieme della nostra comunità impegnata nelle relazioni con il continente africano e non solo. Si è invece scelto di privilegiare il mondo missionario, sicuramente un vasto arcipelago fatto da 504 missionarie e missionari impegnati in Africa, collegato a comunità, gruppi, famiglie.
L'iniziativa appare in ogni caso importante, perché la riflessione sulle trasformazioni connesse alla globalizzazione e sulla necessità di uno sguardo attento a dove stiamo andando deve attraversare anche questo mondo, uscendo dallo stereotipo della povertà e dalla "banalità del bene". Del resto, anche per questo abbiamo scelto di editare con la EMI (Edizioni Missionarie Italiane) il nostro libro sulla cooperazione internazionale. Tant'è che nelle corde del saluto di apertura dell'evento in Sala Depero da parte del presidente Dellai ma anche nelle parole di suor Dores Villotti il concetto di relazione fra comunità appare centrale. Nella speranza che il mondo missionario sappia vedere (e descrivere) oltre al bisogno (che possiamo riconoscere in ogni angolo della Terra) anche i processi della modernità.
Un concetto, quest'ultimo, che riprenderò nel pomeriggio alla Torre della Tromba dove si tiene la lectio magistralis di Roberto Savio, già consigliere di Aldo Moro sui temi internazionali. Prima però una breve parentesi al Gruppo consiliare, dove il confronto sulle Comunità di Valle e del ruolo dei Comuni registra fra noi posizioni davvero distanti, specchio di un luogo che discute poco e male e di un partito incapace finora di fare sintesi culturale. Ma quasi ossessionato dalle dinamiche interne e dal chiacchericcio. Lo dico apertamente, in un partito che sa discutere solo di regole e di dinamiche di potere, io non ci voglio stare. L'aver ricevuto in questo fine settimana decine di telefonate sulle questioni della prossima segreteria e nulla sul DDL varato in Commisione mi fa dire che questo partito rischia di nascere malato. Esprimo questa preoccupazione al gruppo, forse non rendendomi conto che questa è la politica.
Così l'andarmene all'incontro pomeridiano dal titolo "Dove va il mondo?" mi riporta alla realtà. Non mi capita frequentemente di assistere a dibattiti interessanti, ma le parole di Roberto Savio sono di una persona che, nonostante l'età, non ha mai messo da parte la curiosità per le cose del mondo. Mi ritrovo in quel che dice ed avverto che la cosa è reciproca. Due modi di intendere la politica. La sfida non sta nel scegliere da che parte stare, ma nel riuscire a rimescolare le carte.
Finiamo l'incontro che ormai sono le 17.30. Passo al gruppo e poi raggiungo la Sala della regione dove c'è l'incontro con la testimonianza delle "Nonne di Plaza de majo" sui bambini desaparecidos argentini. L'incontro, promosso dall'"Associazione delle famiglie trentine nel mondo" , avviene in apertura della Mostra dedicata alla tragedia argentina fra la fine degli ani '70 e i primi anni'80 quando le Giunte militari usarono il sequestro e la scomparsa degli oppositori come metodo di governo. Ascolto gli interventi e mi rendo conto che la richiesta di giustizia a fronte della scomparsa di migliaia di persone e di bambini impedisca per ora l'avvio di un processo di riconciliazione in un paese ancora profondamente lacerato.
Mi propongono di andare a Folgaria, per l'assemblea congressuale. Ma non si può saltare da una cosa all'altra e verso le 20.00 prendo la strada di casa.
Il fine settimana è stato di lavoro. Urge darsi una calmata perché il concetto di limite ci riguarda più da vicino di quel che crediamo. Sabato mattina scrivo il pezzo per il Corriere del Trentino sulle filiere corte. Nessun problema, ovviamente, se non per il fatto che devo finirlo entro le 11.00 perché a quell'ora c'è la conferenza di Luca Rastello invitato a Trento dal Gioco degli Specchi. Con Luca siamo amici da anni attraverso una comune frequentazione balcanica. Giornalista a "la Repubblica", direttore responsabile della testata giornalista di Osservatorio Balcani e Caucaso, scrittore di rara sensibilità e intelligenza, viaggiatore, amico.
E, da ultimo, anche miracolato. Luca sta piano piano uscendo da un incubo che lo ha portato un paio d'anni fa ad essere a due passi dalla morte per un cancro devastante. Ed invece, eccolo qui a Trento, più tonico che mai, di ritorno da un viaggio nel Caucaso ed in partenza per il Mar Nero. Durante la sua malattia ci eravamo ripromessi di fare un viaggio insieme, quando e se sarebbe guarito, lungo le tracce di "Imperium", grande libro di Riszard Kapuscinski. Ma oggi sono io a potermi muovere meno di qualche mese fa.
Nella conferenza Luca è un fiume in piena, parla di parole scritte a macchina declinate nel mestiere del giornalista, del reporter, dello scrittore. Prova a vedere se reagisco ad alcune sollecitazioni, ma non ho la necessaria prontezza di riflessi. E nemmeno il tempo di pranzare insieme perché devo andare a buttar giù la scaletta di appunti per il seminario del pomeriggio sulla Palestina e poi correre in stazione dove arriva Ali Rashid, che nel seminario è uno dei relatori.
Sono contento che Ali sia qui con me, sta passando un momento difficile tanto sul piano professionale che su quello personale, non parliamo poi del contesto politico e della vicenda palestinese. Prendiamo un caffè e poi andiamo a Palazzo Trentini dove si tiene l'incontro rivolto in primo luogo ai partecipanti al viaggio in Palestina e Israele che avrà luogo dall'8 al 15 di ottobre. E' un pomeriggio di rara intensità, aperto dalla relazione di Giulia Schirò sulle vicende storiche che segnano il conflitto israelo palestinese e sulle risoluzioni delle Nazioni Unite, di Ali che rompendo lo schema assegnato entra nel merito delle narrazioni delle due parti per raccontare, con pacatezza ma anche con il dolore di chi si è visto strappare le radici, quel che non si può negare o mettere sullo stesso piano ovvero la storia della sua gente. Ed infine tocca a me, nel proporre il tema dell'elaborazione del conflitto come una delle caratteristiche della cooperazione di comunità. Ricco di spunti, è solo l'inizio di un viaggio che ci coinvolgerà tutti. Nel viaggio ci sarà anche Agostino Zanotti, amico e compagno di Brescia, anche lui come Luca parte di quella piccola comunità di riflessione che lungo le strade impervie della Bosnia ha provato a sperimentare un'idea diversa di cooperazione. Lungo quelle strade, nel 1993, insieme ad altri quattro volontari bresciani, Agostino fu sequestrato, derubato di ogni suo avere e poi mitragliato. Morirono in tre, Guido Puletti, Fabio Moreni e Sergio Lana. Agostino e Christian si salvarono gettandosi a capofitto in una scarpata e nascondendosi nella boscaglia, con le pallottole che sibilavano tutt'intorno. Un'esperienza terrificante, ma non bastò a far venir meno l'amore per quella e tante altre terre.
Con Agostino e Ali andiamo a prenderci un bicchiere di bianco, ci raccontiamo le nostre storie e poi di corsa a casa. Devo preparare la cena per un po' di amici, ma questo è solo un piacere.
L'indomani mattina, sveglia alle 7.00 perché un'ora dopo è convocata l'assemblea per dar vita al Consorzio di Miglioramento Fondiario di Sopramonte. Ci stiamo provando da un paio d'anni e finalmente, nonostante mille forme di boicottaggio, falsità e calunnie, questa volta gli ettari necessari ci sono. Ma quanta fatica e pazienza. Si sconta una comunità, quella di Sopramonte, priva di coesione sociale, profondamente divisa dalle famiglie politiche che l'hanno segnata ed anche il Consorzio viene tirato dentro questi vecchi rancori. Vedo Olivio teso come non mai, provo a dirgli che se ce la facciamo bene, altrimenti fa niente. E' la comunità che perderebbe una buona occasione per darsi uno strumento efficace di intervento in ordine allo sviluppo dell'agricoltura locale e del miglioramento dei fondi. Ma bisogna anche rispettare la volontà della gente. Invece ce la facciamo ed anche questa è una buona notizia.
Un'altra buona notizia arriva in tarda mattinata. Mi chiama Rino che è in Valle dei Mocheni e mi dice che c'è una "buttata" di porcini. Salto il pranzo e via. Non è proprio quel che mi aspettavo, ma effettivamente il bosco comincia a dar segni di vita. Trascorro il pomeriggio nei "miei" boschi ed è il primo momento di relax.
Ricevo i complimenti dei componenti della Commissione. E' vero che la legge è il risultato dell'unificazione di tre diversi testi proposti dal PD del Trentino, dal Patt e dai Verdi, ma è altresì evidente che l'anima di questa proposta è quella del nostro gruppo di lavoro e del primo DDL presentato dal PD in questa XIV legislatura. Anche il confronto in Commissione mi ha visto gestire in prima persona gran parte degli emendamenti a testimonianza dell'impronta politica che segna questa iniziativa. Devo dire che si tratta di una bella soddisfazione. Al tempo stesso ho come l'impressione che il PD del Trentino sia in tutt'altre faccende affaccendato.
All'opposto, sarebbe necessario gestire questo risultato ed il riconoscimento che ne viene dal mondo agricolo e in quello dei consumatori. Anche perché con questa iniziativa abbiamo rotto una sorta di monopolio di altri sui temi come l'agricoltura e le filiere locali
Nei prossimi giorni scriverò a tutti i segretari di circolo del PD del Trentino affinché si usi al meglio questo risultato nella promozione di questa iniziativa sul territorio provinciale prima che il provvedimento arrivi in aula. Telefono ai giornali e concordo con il Corriere del Trentino la pubblicazione di un editoriale che poi verrà pubblicato sull'edizione di domenica. (vedi articolo nella prima pagina)
Vado al gruppo, sbrigo un po' di faccende, con Lidia e Roberto andiamo a prenderci un panino facendo il punto sull'andamento dei congressi territoriali e poi decido di prendermi il pomeriggio libero. Salgo in auto e vado in direzione Valle dei Mocheni, a farmi un bel giro nei miei boschi preferiti. Un paio d'ore, niente di più, ma finalmente qualche porcino mette fuori il cappello. Anche perché dopo un po' si mette a piovere e allora me ne torno a casa. Scrivo qualcosa per il diario e poi con i partecipanti al viaggio in Romania siamo invitati a Civezzano, nella comunità dove vive la nostra amica Giuliana. E' un grande piacere assaporare la sua cucina e rivivere insieme ai nostri compagni di viaggio i suoi momenti più signifcativi.
Mi sa che la prossima volta la meta di questo gruppo dovrà essere Sarajevo.
Ho cancellato tutto perché la notizia che ricevo in serata a Spiazzo Rendena dove sono per l'assemblea congressuale rende tutto questo terribilmente inutile. La tragica morte di Giovanni Parisi, per tutti Renzo, che ha scelto di andarsene mi lascia senza parole. Renzo era una persona che conoscevo appena, c'eravamo incontrati nella campagna elettorale dell'autunno scorso grazie alla sua compagna, Anna Pironi, che aveva messo il suo nome vicino al mio a sostegno della mia candidatura. In quel frangente avevo trovato in Renzo e in tutto il loro circolo, costruito senza bisogno di regole prima di ogni altro sul nostro territorio provinciale, l'entusiasmo che si mette in un'impresa nuova, che mette insieme idee e percorsi dopo averci provato in mille modi nel corso degli anni. Non so che cosa si sia rotto in lui. L'ultima volta che ci siamo incontrati era stato a Fiavè, il 15 aprile scorso. Prima della serata dedicata proprio alla proposta di legge sull'educazione alimentare e le produzioni di prossimità, ci eravamo trovati a ragionare delle "magagne" del partito alle prese con le piccole meschinità che speravamo ingenuamente di non rivedere nel PD e in quell'occasione negli occhi di Renzo c'era solo disincanto. Una sensazione netta nel mio ricordo, che l'entusiasmo di qualche mese prima fosse svanito.
Ora il pensiero va ad Anna, al suo dolore, alla sua profonda solitudine. L'assemblea a Spiazzo diventa il modo per ricordare Renzo, nel cercare di rendere vive le cose in cui ha creduto per una vita, nel nostro stesso interrogarci sulla relatività del nostro agire di fronte al difficile mestiere di vivere. Mi appaiono vuote le parole, i rituali insopportabili. E tutto quel che ti riporta alla normalità, che macina il dolore e la paura di interrogarsi.
Arrivo a casa che è quasi l'una di notte. L'assemblea è andata bene, quel che ho detto ascoltato e mi sembra anche apprezzato, ma non me ne importa granché. Spero domani di trovare la forza per chiamare Anna.
Alle 12.30 ci vediamo in San Martino con il gruppo di sostegno alla candidatura di Roberto Pinter a segretario del PD del Trentino. Subito dopo mi vedo a pranzo con Aida Ruffini, presidente dell'Itea. Parliamo di tante cose. Del sud di questo paese, che amiamo. Del progetto del "Café de la paix", il caffè della pace, un luogo di incontro culturale, letterario, musicale, che abbiamo proposto per far conoscere le iniziative del Forum e delle associazioni che vi si riconoscono e per far rivivere un angolo del centro storico di Trento oggi in preda al degrado, nei pressi di Piazza della Mostra. Delle scelte dell'Itea in merito alle modalità di accesso alle case popolari e dei problemi che incontrano nelle "periferie" del Trentino. Dell'iniziativa "Politica è responsabilità" a cui le chiedo di partecipare. Una bella conversazione.
Rientro in ufficio e gli incontri sono senza soluzione di continuità. Inizio con Claudia Vorobiov per uno scambio di idee sull'impostazione del programma 2010 di "Viaggiare i Balcani". Non è che si può mollare tutto all'improvviso e ci tengo di poter dare ancora un contributo alle cose che ho avviato nel corso degli anni. Poi incontro Marco Brunazzo, docente all'Università di Trento e fra i ricercatori che hanno realizzato il Rapporto sulla qualità della democrazia in provincia di Trento. Con Marco sì è avviato, proprio a partire da questa ricerca, una collaborazione per capire quali possono essere le modalità di traduzione della ricerca in iniziative concrete per aiutare la politica e le istituzioni a farsi carico dei nuovi contesti sociali e delle nuove istanze partecipative. Parliamo proprio di questo ed emergono una serie di idee da attivare nei prossimi mesi, in primis il mantenimento dell'impegno assunto dal governo provinciale alla fine della scorsa legislatura ad aggiornare la ricerca ogni due anni. Mi regala il suo "Come funziona l'Unione Europea" edito dalla Laterza edizioni. Con Silvano Pedrini parliamo delle politiche sulla pace e sulla cooperazione internazionale nel Comune di Trento e della necessità che questa tematica venga seguita con attenzione e sistematicità. Arriva Luisa Zancanella che lavora ormai da diversi anni al Forum trentino per la Pace e con la quale dobbiamo sbrigare un po' di cose burocratiche che pure è necessario seguire e per fortuna che c'è lei ad occuparsene in mezzo a tutto il resto. A Ilaria Pedrini illustro gli sviluppi del progetto "Politica è responsabilità". Avevo trovato in lei un'attenta interlocutrice quando avevo rivolto al PD del Trentino l'idea iniziale di una rete di collegamento web per favorire la circolazione del pensiero e delle informazioni. Alla fine la scelta di andare oltre, di pensare ad un'area di pensiero e di persone trasversale ai partiti del centrosinistra ci ha permesso il dispiegamento di un progetto che richiede uno spazio di libertà difficilmente riconducibile ad un partito. Si potrebbe dire che non tutte le meschinità vengono per nuocere. Legge il documento di proposta e si dichiara onorata di poter esserne parte. Infine mi vedo in piazza Battisti con Emiliano Bertoldi. E' con la piccola Sofia e la trovo molto cresciuta dall'ultima volta che l'avevo vista. Ora è una bambina molto carina, con due occhioni azzurri azzurri. Ci sono anche i nonni e così scopro che il papà di Emiliano era a scuola alle elementari con mio fratello Diego quando, era il 1953, una leucemia se lo portò via a nove anni. E' la prima volta che mi accade di incontrare un coetaneo di Diego che mi racconta di questo mio fratello che non ho mai conosciuto. Con Emiliano parliamo del congresso del PD del Trentino e di un suo possibile coinvolgimento. E mi fa davvero piacere trovare una sua disponibilità.
Ritorno in ufficio e con Bruno Dorigatti andiamo a prenderci un panino prima dell'assemblea congressuale a Ravina. Lui è lì per sostenere la candidatura di Bersani e proprio Bruno è il primo dei sette interventi previsti. L'idea di non separare la discussione sulle mozioni nazionali da quelle per la segretaria del PD del Trentino è davvero infausta e costringe le persone presenti (molte delle quali non iscritte, ma siamo in un circolo che non ha saputo ancora raccogliere le potenzialità che potrebbe esprimere) a seguire un'ora e mezza di interventi non sempre vivacissimi, per così dire. Nel presentare la candidatura di Roberto, provo a spiegare perché lo ritengo la figura più adatta a quel ruolo e a buttar lì un po' di idee su quel che dovrebbe essere a mio avviso il PD. Lo riassumo nei pochi minuti a disposizione in tre suggestioni: un partito capace di interpretare il proprio tempo e a titolo di esempio parlo della crisi globale e della sua natura strutturale tutt'altro che superata; un partito europeo, capace di un approccio culturale e di un pensiero post-nazionale a fronte di un'Europa in profonda crisi e così parlo del voto per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo che ha coinvolto solo il 42% degli aventi diritto, il 60% dei quali hanno sostenuto partiti euroscettici; un partito territoriale capace di essere insieme locale e globale ma soprattutto di stare sul territorio e di coglierne le prerogative, lo spaesamento, le paure.
Anche a Ravina, il dibattito fatica a svilupparsi, qualche domanda di chiarificazione sulle modalità di svolgersi del congresso nazionale e trentino e poi al voto. Bruno non è molto contento dell'esito perché a Ravina prevale nettamente Franceschini ma si tira su il morale con i dati che vengono da Avio dove invece la situazione è opposta. Il tutto, devo dire la verità, non mi appassiona affatto.
Sono passate le 23.00 e provo ad imbandirmi la tavola per la cena. Dopo un po', un pipistrello viene a farci compagnia e allora lascio tutto aperto e buona notte.[1] Per impronta ecologica s'intende la "porzione di territorio" (sia essa terra o acqua) di cui un individuo, una famiglia, una comunità, una città, una popolazione necessita per produrre in maniera sostenibile tutte le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti
Nel 2008 la presentazione dell'indagine Quars è stata fatta a Trento, considerando che ormai da anni la nostra regione è al primo posto dell'indice. E con un'inchiesta dedicata proprio alla declinazione in Provincia di Trento di ciascuno dei sette macro indicatori del Rapporto. Con Giulio Marcon che ne è il responsabile nazionale siamo amici da tanti anni, insieme siamo stati fra i protagonisti dell'esperienza del Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS) e successivamente abbiamo continuato a frequentarci per via di un sentire politico e culturale comune. Telefono a Giulio per complimentarmi dell'uscita su "la Repubblica" e per dirgli che potremmo organizzare a Trento la presentazione dei punti chiave della "Cernobbio alternativa" alla quale non ho potuto partecipare, trovando una cornice meno propagandistica e più attenta alle criticità anche per ragionare sul Quars che pure ci mette anche quest'anno al primo posto in Italia.
Alle 10.00 inizia il Consiglio regionale. All'ordine del giorno il parere sulle proposte di legge costituzionali relative all'intesa fra Stato e Regioni Autonome. Un voto scontato, almeno in questa assise (non sarà così in Parlamento) ma che comunque suscita dibattito anche perché ancora vive sono le immagini relative alla sfilata di Innsbruck in nome di Andreas Hofer e della vittoria dei Tirolesi contro i Bavaresi. Campeggiava uno striscione con la scritta "Guardare al futuro", ma il richiamo a costruire identità che guardano al passato è molto forte. Il dibattito che ne segue in Consiglio è scontato e non mi appassiona.
Nell'intervallo ci riuniamo per fare il punto sulle adesioni al progetto"Politica è responsabilità", la cosa prende sempre più corpo in forma trasversale all'area di centrosinistra e pensiamo che ad ottobre potrebbe prendere il via.
Ritorno in Consiglio, che procede nella sua inessenzialità. Sono sempre più convinto che occorra una proposta per dare significato all'incontrarsi delle due autonomie provinciali, in una prospettiva che non può essere che europea. Nel frattempo, cerco di usare il tempo per portarmi avanti con altri lavori, ma non è così facile e non mi va di disertare il mandato che ho ricevuto.
Il tempo di andare a casa, mettere su un piatto di orecchiette e poi di corsa all'assemblea congressuale del mio Circolo, quello del Bondone. Sette relazioni (tre nazionali e quattro provinciali) mettono alla prova tutti i presenti, compreso quelli di più lunga navigazione. L'unico intervento dopo le relazioni sarà il mio, uso qualche minuto in più dei tre che mi vengono messi a disposizione per spiegare quel che vorrei che il PD fosse e che ancora non è e del mio non schierarmi per il voto sul candidato a segretario nazionale. Vedo apprezzamento per ciò che dico e dopo la votazione la serata finisce, come si suol dire, a tarallucci e vino a casa nostra.
Ieri, domenica, ho partecipato alla festa del Fitr, la conclusione del mese di Ramadan. Molte strette di mano da altrettanti "trentini del mondo". Con il sindaco di Trento Alessandro Andreatta e l'assessore Lia Beltrami portiamo il saluto della comunità trentina, personalmente della comunità della pace proprio nel giorno in cui rientrano le salme dei soldati italiani morti in Afghanistan. Le bandiere della pace fanno da sfondo al presidente della comunità islamica del Trentino Alto Adige Aboulkheir Breigheche e nelle sue parole traspare l'amicizia verso un territorio che ha saputo accogliere tanti nuovi cittadini.
Nella grande palestra di Gardolo ci sono più di duemila persone... vengono da paesi lontani fra loro, ma è una comune identità religiosa a costruire legame sociale e fors'anche cittadinanza dove tutto questo non è affatto scontato. Incrocio gli occhi di moltissime persone, qualche volto conosciuto, non mi sento estraneo. Non mi sarei sentito estraneo, per la verità, nemmeno a Innsbruck dove migliaia di persone hanno sfilato nel nome di Andreas Hofer e dell'euroregione tirolese. Qualcuno anche in nome dell'autodeterminazione, altri del "Los von Rom", ma le spine sono ricoperte di rose e la festa prevale sul rancore. Sono crinali da abitare. Come presidente del Forum ho scelto di andare a Gardolo e la presenza è stata un segnale apprezzato, come è chiaro dagli applausi che la gente riserva a ciascuno di noi ospiti.
La cronaca di questi due avvenimenti occupa la maggior parte dello spazio dei media locali, in questo lunedì caldo di settembre. Dopo averci dato un'occhiata vado a Palazzo Trentini dove mi aspettano numerose le persone del circolo anziani di Baselga del Bondone. E' una visita guidata al Consiglio provinciale ma cerco di renderla meno formale possibile, nonostante l'ambiente non aiuti. Parlo del mio incarico di consigliere, del mio impegno politico di prima, della cooperazione internazionale e dello sguardo che ne può venire per comprendere il nostro tempo. Spiego i concetti di interdipendenza a partire dalla crisi finanziaria internazionale e delle conseguenze sul nostro territorio e sui nostri risparmi.
Tutto questo per introdurre il tema di cui voglio parlare a questi miei quasi compaesani, ovvero l'uso delle prerogative dell'autonomia per stare nel tempo globale e, nella fattispecie, del disegno di legge sulle filiere corte e dell'educazione al consumo consapevole. Vedo che mi seguono e l'incontro seppure breve mi sembra molto efficace. Anche così si riconcilia la gente con la politica.
La politica come passione civile riecheggia anche nelle parole del parroco di Mattarello dedicate a Bruno Fontana, segretario del locale circolo del PD, scomparso nei giorni scorsi e di cui si celebra oggi pomeriggio il funerale. L'ultimo saluto ad un uomo instancabile nel suo rapporto con la comunità che affolla la chiesa parrocchiale. Lo conoscevo poco, con lui avrò scambiato sì e no qualche parola, ma in questi mesi di difficile costruzione del PD del Trentino lui c'era sempre. Gli occhi arrossati dei tanti amici, sono la testimonianza della stima della sua gente che trasforma la piccola piazza del sobborgo di Mattarello in un grande agorà.
In ufficio mi aspetta la riunione del Gruppo. All'ordine del giorno il Consiglio Regionale del giorno successivo e un confronto a ruota libera sull'opportunità che almeno gli assessori provinciali non avanzino la propria candidatura nelle liste per il congresso. Potrebbe valere anche per i consiglieri, ma nel gruppo ci sono posizioni diverse ed ognuno, mi sembra di capire, si comporterà come crede. Se prevarranno i simboli piuttosto che i contenuti, non sarà certo il congresso di cui avremmo bisogno.
Preferisco concentrarmi su questi ultimi e il pezzo sulle politiche ambientali vede finalmente la luce. Chiama in causa l'idea di uno sviluppo senza limiti capace tutt'al più di rincorrere le emergenze. Lo trovate nella prima pagina.
A conclusione della giornata, il sito ritorna in chiaro. Non dovrei dirlo ma mi ci sto affezionando.
Dell'Afghanistan non conosciamo nulla. Vediamo in televisione le immagini desolate di lande semi desertiche ma questo paese è costituito da grandi catene montuose, d'inverno ricoperte di neve, con valli un tempo ricche di vegetazione, piegate ora dai cambiamenti climatici, dalla monocoltura del papavero e da... trent'anni di guerra. Sì, trent'anni di guerra infinita, prima l'armata rossa e poi quella a stelle e strisce.
Pochi sanno, ad esempio, che questo era un tempo il regno dell'albicocco selvatico. L'albicocca proviene originariamente dall'Asia centrale, probabilmente dalla Cina settentrionale. Dalla Cina è arrivata in Persia ed in Armenia, paese dal quale deriva anche il suo nome. I poeti persiani decantavano l'albicocca come il "seme del sole". E fu Alessandro il Grande a portare l'albicocca lungo la via della seta fino all'Europa meridionale e a noi. E non a caso le specie selvatiche si trovano ancora in Afghanistan.
La sua vegetazione è composta da foreste di cedri, pini e altre conifere che crescono sui rilievi ad altitudini comprese tra i 1.800 e i 3.500 metri, mentre sui bassi versanti si trovano arbusti e alberi di nocciolo, pistacchio, ginepro e frassino, insieme alle coltivazioni del papavero. Nelle valli, oltre all'albicocco, crescono diversi alberi da frutta (peschi, peri, meli, mandorli e noccioli) mentre melograni e agrumi si trovano nella zona di Kandahar e di Jalalabad.
In queste montagne, in queste valli, i bombardieri americani hanno scaricato le bombe da profondità, cinquecento chili di esplosivo ciascuna, per stanare Bin Laden. L'effetto è stato l'accrescere del consenso dei Taliban. Prima degli Stati Uniti, l'Unione Sovietica si è giocata in Afghanistan il più potente esercito di terra esistente al mondo e non c'è stato nulla da fare. Anzi, quell'avventura militare ha rappresentato l'inizio della fine dell'Unione sovietica stessa.
Ora non sappiamo come uscirne. Per la verità, qualche idea ci sarebbe e ne ho scritto nell'editoriale di ieri. Quel che è certo è che rimangono le vite spezzate di sei soldati italiani e di tanti civili senza nome e funerali di Stato. Tra loro una differenza che non dovremmo tacere, i sei soldati italiani erano professionisti che avevano probabilmente messo in conto i rischi del mestiere. Ma, come scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1968 a proposito degli scontri di Valle Giulia[1] e del suo coraggioso mettersi dalla parte di quei giovani poliziotti che menavano gli studenti in rivolta, anche questi soldati sono per lo più figli della parte più povera di questo paese, attratti da un mestiere e uno stipendio generoso che avrebbe permesso loro di mettere su casa. E invece ci hanno lasciato la vita.
Parleremo anche di questo nella riunione del Consiglio della Pace e i Diritti Umani convocato nel pomeriggio per esaminare la bozza di programma del Forum. Un quadro di spunti, idee, proposte la cui redazione mi porta via gran parte della mattinata. Lo metterò nero su bianco in preparazione dell'assemblea del Forum prevista il prossimo 5 ottobre. Intanto sono una decina di pagine di appunti e di suggestioni che propongo al Consiglio del Forum, non prima però di aver fatto un giro di parola sulle notizie che ci vengono da Kabul e sulle reazioni in Italia. In tutti gli interventi c'è il convincimento che la pace e la democrazia non si esportano con i carri armati e, dalla riflessione comune, emerge la necessità di avere un contatto diretto con quel che di società civile e di pensiero critico emerge nelle città di quel paese. L'associazione Rawa (Revolutionary Association of Women of Afghanistan), nata a Kabul nel 1977 come organizzazione indipendente di donne afghane in lotta per i diritti umani e la giustizia sociale, è una di queste. Dargli voce è nostro dovere e in questa direzione ci muoveremo.
Tornando al programma del Forum, dovremmo cercare di sottrarci dal rincorrere gli avvenimenti tragici che pure scuotono la nostra coscienza civile. L'impostazione che propongo cerca di darsi una propria agenda di lavoro, affinché la pace entri a pieno titolo nella cultura politica ed amministrativa della nostra comunità. Il lavoro di ricognizione fatto durante l'estate è stato ricchissimo di spunti e di criticità. Nonostante parli per tre quarti d'ora vedo attenzione e curiosità (e spero anche condivisione) per una proposta che decisamente propone un netto cambio di passo.
Finiamo che sono quasi le 8 di sera. La giornata però non è finita. Mi aspetta un incontro a Sopramonte, promosso dal circolo Acli, sul tema della costruzione del Consorzio di Miglioramento Fondiario nella zona. E' questa una proposta che ho avanzato quattro anni fa ad un gruppo di giovani agricoltori ed ora, dopo averci lavorato per mesi e mesi, finalmente dovremmo essere in dirittura d'arrivo. Ma le opposizioni sono ancora molte, in una comunità in deficit di coesione sociale. La serata è una fotografia del nostro tempo, dove emergono l'atomizzazione sociale, gli egoismi, le diffidenze. Con il presidente della Circoscrizione e quello dell'Asuc (Usi civici) a remare contro, semplicemente cavalcando gli umori di quella parte della comunità che guarda con sospetto ogni cosa. O forse per non veder ridimensionati quei piccoli grandi poteri che li tengono a galla.
Intervengo parlando del Consorzio come una delle linee guida della Finanziaria 2009 in agricoltura. L'altra è quella del sostegno ai prodotti di qualità del territorio e così dico due parole sulla proposta di legge sull'educazione al consumo consapevole e le filiere corte in discussione in Consiglio provinciale che mi vede fra i promotori. In assenza di argomenti contrari, qualcuno si affida allo scetticismo. Ma la gran parte dei presenti accoglie la proposta con favore, almeno questa è l'impressione che mi porto via alla fine dell'incontro dopo aver consegnato a ciascuno dei presenti una copia della proposta.
Ora ho finito per davvero. A cena mi stappo una bottiglia di Sauvignon del Fontana, davvero ottimo. Non apro nemmeno il computer, così nemmeno mi accorgo che il provider ha staccato la spina del sito, oscurandolo anche sabato, domenica e buona parte del lunedì.
[1] Pasolini scriveva: «Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri»
Mi crederete o no, fatico a trovare un paio d'ore di concentrazione per finire il pezzo sulle politiche ambientali della Provincia autonoma di Trento che mi sono ripromesso di scrivere in risposta all'editoriale del direttore de L'Adige di qualche giorno fa. Al mattino presto un po' di spazio lo trovo ma la campanella (sì, come a scuola) incombe perché oggi proseguono i lavori del Consiglio provinciale.
Mi scrive Ali che l'appuntamento di domani con Moni Ovadia a Milano è saltato e tiro un respiro di sollievo, perché mi si libera mezza giornata abbondante. Ci dovevamo trovare con l'obiettivo di dar vita, a partire dall'appello di qualche mese fa che vedeva Ali Rashid e Moni Ovadia primi firmatari, ad una associazione per la cultura e il dialogo israelo-palestinese. Lo chiamo e ci accordiamo di incontrarci la prossima settimana.
Il Consiglio affronta il disegno di legge della giunta che detta nuove disposizioni in materia di affitto dei pascoli montani da parte di Comuni e Enti locali. Un tema importante che riguarda la gestione delle malghe e una filiera, quella del latte, che vive un momento di forte crisi. Il testo, emendato con alcune proposte condivise da maggioranza e minoranza, viene approvato all'unanimità.
Mentre votiamo arriva la notizia dell'ennesimo attentato a Kabul dove avrebbero perso la vita sei soldati italiani e numerosi cittadini afgani. Le immagini che arrivano dall'Afghanistan sono agghiaccianti e danno conferma della strage. I capigruppo si riuniscono e in segno di lutto i lavori del Consiglio vengono sospesi. C'è sconcerto e dolore. Quel che accade in quel martoriato paese richiede una riflessione e allora provo a buttar giù qualche riga spero non retorica o banale (che trovate in prima pagina). Mi confronto con Erica Mondini che del Forum è vicepresidente e fra noi c'è comunanza di pensiero.
Incontro Laura Mezzanotte. Giornalista free lance, ha lavorato in varie parti del mondo. Da qualche mese collaboriamo sui temi dell'interculturalità e vorrei che fosse fra i ventisei "direttori responsabili per quindici giorni" nel progetto "Politica è partecipazione". L'idea gli piace e la coinvolge direttamente anche perché il luogo che avremmo individuato per realizzare la parte del progetto dedicata alla formazione politica è il "magazzino" in Torre d'Augusto a Trento di sua proprietà. Da tempo ha in mente una vocazione culturale e non commerciale di quel luogo e la proposta arriva nel momento giusto.
Alle 18.00 è convocata l'assemblea del Comitato per la Pace in Medio Oriente. Nato nell'ambito del Forum nei giorni dell'assedio di Gaza ha raccolto oltre sessanta adesioni di Comuni, associazioni, singole persone. Ora siamo alle prese con le modalità del suo agire e la proposta di una struttura leggera di coordinamento al servizio delle associazioni viene da tutti considerata la strada da percorrere. Sarà il Forum stesso a garantire al Comitato lo spazio di comunicazione, di circolazione delle informazioni e di valorizzazione delle attività che si svilupperanno sul territorio. Sul conflitto israelo-palestinese è calato un silenzio assordante ed è bene che la società civile continui a far sentire la propria voce. In questo senso va l'iniziativa "Il tempo della responsabilità", la settimana di iniziative promossa dalla Tavola della Pace di Perugia e dal Coordinamento nazionale Enti Locali per la Pace che si svolgerà in Israele e Palestina a metà ottobre. Dal Trentino partirà una delegazione di una ventina di persone, in rappresentanza di associazioni e istituzioni, per partecipare alla settimana di iniziative della Tavola ma anche per consolidare le relazioni fra la nostra comunità e quella di Beit Jala. La mia intenzione è di andare anche a Nazareth e a Cana, per riprendere in mano il progetto che con Ali da tempo coltiviamo, quello di tornare a produrre il vino di Cana (lo potete leggere su questo sito nella sezione dedicata alla Palestina). Ho avuto nei giorni scorsi l'incarico di rappresentare in quell'ambito della manifestazione della Tavola il Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige - Südtirol. Proponiamo anche di realizzare collegamenti quotidiani ed un incontro formativo per i partecipanti al viaggio. Silvano Bert propone una riflessione sul tema delle incontro fra le culture religiose e sul loro insegnamento nelle scuole italiane, a testimonianza di una pluralità culturale che fatica a diventare realtà e decidiamo di dedicare a questo aspetto, durante il viaggio, l'attenzione per promuovere in Trentino un'occasione di dialogo proprio a partire dalla Terrasanta.
Per finire la giornata ci sarebbe anche in serata una riunione del Circolo del PD del Bondone. Ma c'è con noi Silvia e allora decidiamo di dedicarci una cenetta come si deve.
Mi illustrano la loro attività e scopro un mondo di cui conoscevo l'esistenza ma niente di più. Fondata nel 2004 sulla base di una Carta di principi, la loro base sociale è composta da oltre 350 entità, in una quarantina di paesi, che condividono la proposta di costituire uno spazio globale, comune e solidale, delle organizzazioni di abitanti.
Sul loro sito http://www.habitants.org/ si trovano un'infinità di informazioni sulle campagne, le attività in atto, da Città del Messico a Nairobi... e nella lettera che nei giorni scorsi Ottolini mi aveva inviato per l'incontro di oggi la sintesi di questo quadro emergeva con ampiezza di particolari.
Chiedono di avviare una collaborazione fra le istituzioni trentine e l'Alleanza. Prima di entrare nel merito di ciò che questo potrebbe voler dire, metto sul piatto tutto il mio scetticismo verso gli approcci economicisti, i movimenti autoreferenziali, certa cooperazione internazionale e al contrario come consideri il territorio, nella sua ambivalenza, il luogo più congeniale ad una politica capace di abitare il presente. Sono quasi le dieci e fra un po' c'è l'appello in Consiglio. Propongo ai miei interlocutori di proseguire il confronto negli spazi che affiancano la sala consiliare e in quel contesto decidiamo di approfondire il nostro confronto, loro dopo aver letto "Darsi il tempo", io dopo aver guardato il loro sito.
Il tempo di salutarli e ho appuntamento con Marco Ragazzi, rappresentante dell'Università di Trento nel Forum per la Pace. Il focus del colloquio riguarda le forme di collaborazione con l'Università, le attività formative avviate in ambiti universitari che tradizionalmente il Forum patrocinava e che ora vorrei ricondurre nella cornice del Centro di formazione alla solidarietà internazionale, la programmazione delle attività del Forum. Anche questo confronto, come altri che l'hanno preceduto nell'ambito del Forum, confermano una forte condivisione sulla necessità di uscire dalle consuetudini.
Faccio in tempo per seguire qualche battuta del Consiglio, ma stamane è una sequela di interrogazioni verso le quali posso concedermi un po' di distrazione. Propongo invece di emendare la mozione sull'Iran a firma di Magnani e altri, cosa che viene volentieri accettata dal presentatore, proponendo di dare corso agli impegni assunti in occasione della visita a Trento della Premio Nobel iraniana Shirin Ebadi.
Qualche minuto e mi trovo con Jenny Capuano per confrontarci sugli ambiti formativi che il Centro di formazione alla solidarietà internazionale riuscirà a coprire. Nato lo scorso anno a Trento per iniziativa della Provincia Autonoma, dell'Università di Trento, della Federazione trentina delle Cooperative e della Fondazione Opera Campana dei Caduti, in partenariato con la sede locale di OCSE, quest'anno il centro ha iniziato ad entrare nel vivo del proprio mandato. Jenny è la giovane direttrice. Le racconto quel che stiamo facendo e le esigenze che abbiamo raccolto e concordiamo sul da farsi e su tenerci in stretto contatto.
Raggiungo al Forst i miei compagni del gruppo consiliare per una specie di pranzo di lavoro ma dopo un po' ho la sensazione più di altre volte di perdere tempo e allora preferisco andare ad incontrare gli amici della Fondazione Fontana di Padova che hanno selezionato Prijedor come una delle realtà dove proseguire il lavoro di cambio e di cooperazione fra gli imprenditori che hanno aderito alla loro proposta di relazioni internazionali. Ragioniamo insieme sul convegno di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi nella città bosniaca e questa idea di mettere a confronto il nord est sui nuovi confini della delocalizzazione mi sembra intrigarli.
Si ritorna in Consiglio e vi si rimane fino alle 19.00. Gran parte del tempo se ne va in un confronto sui pareri da dare sulle proposte di legge costituzionali sulla questione dello strumento dell'intesa nel rapporto fra il governo di Roma e le autonomie locali. Le proposte, malgrado i distinguo dell'opposizione, sono approvate a larga maggioranza. Sono proposte in Parlamento dal centrosinistra e temo che tutto verrà vanificato dal voto negativo del Parlamento.
Riuscire ad avere un consenso da soggetti diversi così largo come quello che raccogliamo nel confronto era tutt'altro che scontato. Ma così sarà. Il lavoro di confronto e di sintesi avvenuta nei passaggi precedenti ha permesso di arrivare ad un testo non solo condiviso ma rispondente alle molte sensibilità che oggi andiamo ad incontrare. La soddisfazione che viene dai mondi presenti (stride l'assenza delle associazioni dei consumatori) è larga ed anche quella dei primi firmatari presenti.
Arrivano anche alcune puntuali proposte di modifica, alcune ricevibili, altre in realtà già contenute, altre irricevibili come quando il rappresentante di Apot (il principale consorzio dell'ortofrutta trentina) chiede di togliere il riferimento alla promozione della riduzione dei residui dei presidi sanitari nei prodotti agricoli. Come spesso accade, il confronto sul sostegno al biologico crea un po' di divisione fra i soggetti che partecipano al confronto, ma il meccanismo che abbiamo previsto nel dispositivo di legge (il Programma triennale per l'orientamento dei consumi e l'educazione alimentare) permette di darsi nel corso del tempo obiettivi ogni volta più ambiziosi nella tutela dei prodotti di filiera corta e del biologico.
Il confronto prosegue fino alle 14.00. L'ultimo interlocutore è il dottor Alberto Betta per conto dell'APSS ed il fatto che esprima grande soddisfazione per la proposta avanzata testimonia l'approccio interdisciplinare che la caratterizza: quella che fra non molto arriverà in aula non è solo una proposta che ha come cornice le modalità attraverso le quali un territorio abita i processi globali, o la difesa dei prodotti locali di qualità, o ancora la diffusione di una cultura alimentare attenta alla salute, ma tutte queste cose insieme ed altro ancora.
Una breve pausa e il cambiamento d'aula mi porta in terza Commissione. All'ordine del giorno ci sono il disegno di legge della Dominici sugli itinerari storico culturali, che arriva in Commissione più che "dimezzato" negli articoli e nella sostanza, tanto da rappresentare il fantasma della proposta iniziale (e così sarà approvato) e quello della consigliera Penasa sulla gratuità dei trasporti per le persone anziane (che invece sarà sospeso in attesa di un'iniziativa della Giunta). Ma soprattutto le valutazioni conclusive dell'attività di indagine che ha svolto per mesi la terza Commissione dopo la vicenda di Monte Zaccon. Si è lavorato molto e direi bene, ma oggi siamo chiamati ad assumere orientamenti e proposte da portare in Consiglio. Il presidente della Commissione Roberto Bombarda nella sua relazione e poi i commissari affrontano i nodi emersi: nei contenuti ci sono molte assonanze. Nel mio intervento provo ad indicare quattro scenari chiave: il ritardo di approccio culturale verso i temi ambientali, la necessità di un'azione preventiva, le attività di controllo e, infine, l'inadeguatezza legislativa provinciale. Riporterò in questo sito il testo del mio intervento.
Sono da poco passate le 19.00. Passo dal gruppo e poi vado alla sede del partito, per parlare del congresso del PD del Trentino. Me la cavo in fretta e i propositi di lavoro serale si riveleranno poco realistici.
Così stamane la fatica si fa un po' sentire. Per Gabriella è il primo giorno con i suoi ventiquattro bambini di prima elementare che accompagnerà per cinque anni. Per me inizia una settimana piena, da capogiro. Aggiorno il sito, predispongo una scaletta degli impegni più urgenti. Leggo l'editoriale di ieri del direttore de "L'Adige" Pierangelo Giovanetti che titola "Esiste ancora una politica ambientale" e decido di scrivere un pezzo nel quale interloquire con questo interrogativo. Non so quando, però.
Alle 11.30 ho un appuntamento per "Politica è responsabilità": questa settimana dovremo finire di raccogliere le adesioni e affinare tutte le questioni aperte di un progetto tanto ambizioso. Ormai quasi ci siamo e a breve anche questa avventura dovrebbe partire.
Un salto a casa, uno stuzzichino al volo e poi alle 14.30 c'è la prima commissione regionale. All'ordine del giorno il parere su tre disegni di legge sui rapporti fra Stato e Regioni che andranno a breve in Parlamento. Come abitualmente accade, il confronto in sede regionale è artefatto tanto che il voto favorevole della Commissione (cui dovrebbe seguire l'approvazione del Consiglio Regionale) è destinato a scontrarsi con quello contrario del centro destra alla Camera e al Senato. Tanto che l'opposizione a volte così agguerrita recita la sua parte e nulla più.
In ufficio si accumulano le cartelle. Ricevo i complimenti da Angioletta Maino per l'interrogazione su Le Gort, la proposta di realizzare un nuovo vigneto al posto della macchia mediterranea del Garda. I giornali di sabato scorso, nelle cronache locali di Riva e Arco, hanno dato un ampio spazio alla mia iniziativa. Speriamo possa servire a mettere un freno allo scempio.
Provo finalmente a scrivere il pezzo sull'editoriale di Giovanetti ma mi chiama Tristano Scarpetta del Corriere del Trentino per avere qualche idea sul dibattito di domani in Terza Commissione, quando tireremo le fila del lavoro d'inchiesta sull'inquinamento ambientale avviata in seguito alla vicenda della cava "Monte Zaccon" trasformata in discarica di veleni. Oltre a noi, anche la Procura ha concluso le sue indagini e gli elementi emersi dicono al di là di ogni nostra considerazione che le falle nel sistema provinciale sono vistose.
Proprio non riesco a buttar giù il pezzo che mi sono riproposto di scrivere. Le telefonate e gli appuntamenti si susseguono con Renato Penner per il prossimo viaggio in Palestina, con un gruppo di associazioni che intenderebbero richiedere lo spazio che come Forum abbiamo individuato per il "Cafè de la paix". Ormai è quasi notte. A casa il diario assorbe le ultime energie. Chissà se domattina, prima di immergermi nella seconda Commissione che inizierà le audizioni sul Disegno di Legge sulle filiere corte, riuscirò a trasformare gli appunti sulle politiche ambientali in una riflessione scritta?
Allora negli interstizi e nelle pause fra un incontro e un seminario cerco di impressionare immagini utili a descrivere quel che accade. Vedo rasa al suolo Keraterm. Di quella vecchia fabbrica di mattoni non rimane che l'imponente ciminiera ed un piazzale che ben presto lascerà spazio, così immagino, all'ennesimo centro commerciale. Di quel che durante la seconda guerra mondiale fu uno dei centri del grande sistema concentrazionario ustaśa (gli alleati di Hitler) che faceva capo al campo di sterminio di Jasenovac, e che nell'aprile del 1992 (per effetto del fatto che gli ingorghi della storia o vengono sciolti nell'elaborazione collettiva o si ripresentano) tornò ad essere uno dei campi della pulizia etnica, non rimane più nulla.
Faccio fatica a riconoscere la strada di accesso alla città provenendo da Banja Luka per l'imperversare di nuovissime strutture commerciali, a testimonianza di un'economia che si struttura - esattamente come avevamo previsto - nelle forme della post modernità. Si vende di tutto ed è un mondo quasi surreale.
La ricostruzione delle case di abitazione laddove un tempo erano solo macerie è avvenuta. Ora sono pure intonacate e colorate e mediamente sono più belle delle altre case. C'è un piccolo particolare: non sono abitate. I vecchi abitanti sono rientrati (cosa che non è avvenuta in ogni parte della Republika Srpska), hanno ricostruito la loro casa e se ne sono ritornati nelle terre dell'esilio, talvolta lasciando qui qualche parente anziano. Ci ritornano d'estate o nelle feste di famiglia. Così la pulizia etnica, come le mine, ha un effetto che continua nel tempo.
Il primo incontro della giornata rappresenta un passaggio tutt'altro che formale e scontato. L'ADL (l'Agenzia della Democrazia Locale) non è più solo una forma di partenariato internazionale. E' anche una ong locale e per formarla concorrono gran parte dei nostri interlocutori in rappresentanza delle loro associazioni e della Municipalità di Prijedor. In tutto sono una ventina di realtà e il fervore con cui discutono lo statuto e la designazione delle cariche sociali sta ad indicare il valore che vi assegnano. E' questo un passaggio importante verso l'assunzione diretta di responsabilità da parte dei soggetti del territorio, al quale abbiamo lavorato nel corso degli anni e che, in tendenza, dovrebbe far sì che anche il delegato sia locale. Annalisa Tomasi ha dedicato quattro anni della sua vita in questo lavoro, seguita da Patrizia Bugna, Marco Oberosler, Giuseppe Terrasi e Simone Malavolti che ora fa la spola fra l'Italia e la città bosniaca. L'incontro è molto positivo.
In coda alla riunione mi incontro con l'assessore alle attività economiche del Comune. Lo aggiorniamo sulle cose che abbiamo discusso la sera precedente con "Preda" e sulla realizzazione di una "due giorni" sul tema della crisi economica internazionale e i territori. Si propone che la prima giornata sia dedicata al confronto delle esperienze ed il secondo alla visita delle realtà più interessanti dell'economia regionale. Regionale perché Prijedor è città capofila di un'area euroregionale che può accedere ai fondi europei per lo sviluppo locale. Prendo l'impegno di confrontarmi con il presidente della PAT affinché sia lui a capo della delegazione trentina, fra novembre e dicembre, compatibilmente con la nostra finanziaria.
Una breve pausa e ci spostiamo dall'Hotel Prijedor alla sede dei giovani dove è previsto il seminario con i nostri collaboratori più stretti. Avverto prima ancora di iniziare che il clima non è esattamente quello di un momento formativo e allora provo ad impostare la cosa come una conversazione sulla cooperazione internazionale. E' come se raccontassi la genesi del libro "Darsi il tempo" ("Datisi vreme", verrebbe in serbo-croato-bosniaco) e la cosa mi sembra più leggera e sostenibile. Insisto sul bisogno di mettere a fuoco quel che accade, di non rincorrere gli avvenimenti, di guardare dentro ai processi come condizione per fare buona cooperazione.
Verso le 13.30 arriva il pranzo, un catering davvero speciale preparato dalla rete di Promotour, le realtà associate del turismo responsabile, un servizio che stanno diffondendo, economico e di grande qualità.
Riprendiamo i lavori ed il confronto si sviluppa sull'esperienza del nostro lavoro confrontata con quello di altri soggetti. Intervengono in molti e ho l'impressione che questo spazio di pensiero dovrebbero imporselo periodicamente, per evitare di banalizzare le attività. Ragioniamo molto sul tema della "reciprocità" che non è "aiuto in cambio di umanità" ma capacità di riflettersi nell'altro. Così parliamo della situazione in Italia, del leghismo che cresce, delle paure che è necessario prendere per mano, dei luoghi comuni che riguardano, fra l'altro, proprio questa parte dell'Europa. E del fatto che se l'Europa continua ad essere una chimera, è anche perché non siamo riusciti a far vivere questa reciprocità ed un'altra idea di cooperazione.
Verso le 16.30 ci siamo detti non proprio tutto ma abbastanza. Di lì a poco c'è l'incontro con il Forum civico, la realtà che in questi anni è cresciuta attorno ai temi dell'elaborazione del conflitto e della memoria. Nell'ultimo anno l'attenzione si è centrata attorno alla presentazione di libri e di autori, così sono arrivati a Prijedor scrittori e giornalisti come Zlatko Dizdarevic, Svetlana Broz, Drago Hedl. Viene proposta per l'attività futura la proiezione del film "Vukovar" che proprio Drago Hedl insieme ai giornalisti di B92 di Belgrado hanno realizzato due anni fa ed anche una delegazione di cittadini di Prijedor in quella città martire. Tanto per mettere una nota di colore, gli racconto di un ottimo agriturismo non distante da Vukovar, "Antin Stan" si chiama ed i proprietari sono proprio amici di Drago Hedl. Si parla anche di una partecipazione del Forum al Convegno internazionale dell'Osservatorio sui Balcani dedicato a "Il lungo ‘89" e che si svolgerà a Trento a metà novembre, come principale manifestazione a vent'anni dalla caduta del muro di Berlino. Insomma, ce n'è abbastanza da qui a fine anno.
Finito l'incontro, propongo a Diego di fare un giro in auto nei luoghi più segnati dalla guerra degli anni '90, dove ancora sono vive le tracce della tragedia. Andiamo ad Hambarine, Rizvanovici, Ljubija. La povertà e il degrado presenti in quest'ultimo villaggio impressionano Diego, così come le macerie della vecchia miniera.
Torniamo a Prijedor, ceniamo in un luogo nella periferia dove è tutto finto tranne la famiglia di persone non più giovani che ci lavora. Ritorniamo in città e quella che prende corpo la sera sembra essere un'altra città: centinaia di giovani che fanno lo struscio e frequentano gli innumerevoli bar e localini sorti ovunque. Le ragazze sono tiratissime ed il contrasto con la città del mattino frequentata da anziani un po' malmessi è stridente.
Ci telefona Azra, responsabile del centro giovani di Hambarine. Non poteva essere presente al seminario perché doveva lavorare e dice che gli farebbe piacere incontrarci. Dopo pochi minuti siamo seduti insieme e ci racconta con entusiasmo quel che sta facendo. Azra è una ragazza straordinaria, ha una forza d'animo e una rara capacità organizzativa, nonostante quel che la vita gli ha riservato, vittima della pulizia etnica, finita in campo di concentramento, le violenze subite, il fratello e i parenti uccisi. Ci propone di andare a vedere come si è strutturato il centro giovani ad Hambarine, una decina di minuti di auto dalla città. La sede del centro è nel grande edificio che negli anni della ricostruzione rappresentò il rifugio per le persone che avevano deciso di rientrare ma non avevano ancora dove dormire perché le loro case erano distrutte. In quello stesso luogo contribuimmo ad organizzare come Progetto Prijedor (insieme al CAAF Cgil) un ambulatorio medico che ancora funziona bene, dedicato alla figura di Federico Biesuz, operaio, sindacalista e consigliere comunale della città di Trento, scomparso una decina di anni fa.
Effettivamente il centro giovani è molto bello ed accogliente. Azra vi dedica il suo tempo in maniera molto dinamica: le vicende della vita l'hanno messa in contatto con mezzo mondo e giustamente cura queste relazioni (è spesso in giro per il mondo) per sostenere la sua comunità e l'attività con i bambini di Hambarine nella Lieva Obala, la riva sinistra.
Giornata intensa. Dormiremo come i sassi.
Devo ancora preparare la relazione per il corso di formazione che devo tenere a Prijedor sul tema della cooperazione internazionale. Sono cose su cui lavoro da anni, ma ciò nonostante vorrei provare ad introdurre riflessioni almeno in parte nuove. In questo caso, poi, avrò di fronte a me i protagonisti di una straordinaria sperimentazione che ha fatto scuola e che abbiamo chiamato "cooperazione di comunità". Mi aspetto da loro almeno in parte la consapevolezza di ciò ma anche uno sguardo critico verso i limiti che pure dobbiamo saper riconoscere. Così alle 7.00 del mattino sono a predisporre gli appunti per il giorno successivo.
Prima di partire ho in mattinata qualche faccenda da sbrigare e un paio di appuntamenti. Come al solito preparo la borsa per il viaggio in meno di cinque minuti e non prendo nemmeno in considerazione tutto quel che so da anni di frequentazione balcanica, la variabilità del tempo, ad esempio. A Prijedor pioverà. Passo in Cassa rurale e poi sono in ufficio per incontrare Claudia Vorobiov che da qualche mese collabora al progetto "Viaggiare i Balcani".
Mi sembra che sia entrata con passione ed intelligenza in un percorso che può riservare grandi soddisfazioni ma che richiede cura paziente, impegno e fantasia. E' incredibile come gran parte delle persone che si predispongono ad una vacanza nemmeno prendano in considerazione un viaggio nel cuore dell'Europa, tant'è vero che città straordinarie come Sarajevo e Mostar sono ai più sconosciute. O lungo il Danubio, l'ecosistema forse più importante del nostro continente. O nell'atmosfera dei monasteri della Bucovina. Con Claudia predisponiamo una scaletta di questioni che interagiscono con i programmi di attività, non ultima l'assemblea di "Viaggiare i Balcani" che mettiamo in cantiere per il prossimo 7 novembre alla quale intendiamo invitare tutti coloro che hanno partecipato ai nostri viaggi.
Non finisco l'incontro che subito mi raggiunge un amico senegalese, venditore ambulante, che abita in una frazione di Trento in una piccola abitazione nonostante siano in quattro: mi chiede come fare per averne una più grande senza dover spendere più di quel che può permettersi. Gli chiedo di farmi avere il suo punteggio per le case Itea e ci diamo appuntamento per lunedì prossimo. Poi mi vedo con Silvano Pedrini, consigliere comunale di Trento, e mi illustra un'iniziativa affinché il Comune di Trento si doti di un delegato alla pace e della solidarietà internazionale.
E' presto mezzodì e Diego Pancher, l'amico che mi accompagnerà in questo viaggio bosniaco, mi sta aspettando all'area Zuffo. Lo raggiungo e via, verso Trieste, Lubiana, Zagabria, Jasenovac e Prijedor. E' la sua prima volta verso queste mete e allora il viaggio - passata quella che un tempo era la frontiera della cortina di ferro (per quanto la Jugoslavia fosse altro dal blocco sovietico) - diventa un racconto lungo quindici anni. Che Diego sa ascoltare con attenzione. Il viaggio è piacevole e la distanza di 800 chilometri scorre rapidamente, tanto che alle 19.00 siamo a destinazione.
A Prijedor vedo per la prima volta la nuova sede, meno spaziosa di quella precedente ma molto dignitosa. Ci aspetta subito il primo incontro con i rappresentanti di Preda, l'agenzia di promozione dello sviluppo locale. Parliamo dell'organizzazione di una conferenza che abbiamo in animo da tempo e propongo ai nostri interlocutori un taglio parzialmente diverso da quello previsto inizialmente, ovvero sulle modalità attraverso le quali un territorio di affrontare la crisi globale, mettendo a confronto le esperienze di Trento e di Prijedor. Racconto del lavoro che sto facendo sul tema dell'educazione al consumo consapevole e sulle filiere corte, parlo della crisi della filiera del latte in Trentino, della manovra anticrisi e della necessità di puntare su un approccio non economicista per far fronte ad una crisi che gli osservatori danno per superata ma che al contrario incombe sul presente e ancor di più sul futuro. A meno che non si creda che gli operatori finanziari abbiano smesso di fare il loro mestiere di biscazzieri nell'immenso casinò che oggi rappresenta l'economia mondo e si siano messi a produrre pannelli solari. Ma non è così. Ne riparleremo più nel dettaglio domani nell'incontro con l'assessore alle politiche economiche della Municipalità.
Crolliamo dalla stanchezza ed il silenzio della notte bosniaca ci accompagna nel mondo dei sogni.