«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
di Michele Nardelli
(8 novembre 2012) Quattro anni fa abbiamo gioito di fronte all'elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti d'America. Al di là della condivisione o meno del programma del presidente, la sua elezione rappresentava in sé un fattore di straordinaria novità e non solo sul piano simbolico.
Oltre ad essere il primo presidente USA a portare sulla pelle la tragedia della schiavitù, Obama ha introdotto una forte discontinuità nell'uso della guerra come strumento di affermazione degli interessi americani nel mondo, facendo uscire il suo paese dalla devastante logica dello scontro di civiltà, confermata dall'uscita di scena in Iraq e dalla strategia di uscita dall'Afghanistan. Ha poi affermato sul piano della politica interna un'attenzione non certo scontata verso i settori più deboli della popolazione (in particolare con la riforma sanitaria) e nella difesa del lavoro industriale. Ha sostenuto l'affermarsi dei diritti civili, confermato dall'esito referendario di queste ore. Ha cercato di affrontare la crisi finanziaria provando (pur senza riuscirci) a mettere qualche regola su Wall Street e sulla proliferazione abnorme dei titoli derivati. Anche sul piano della lotta al terrorismo Obama ha dimostrato come sia stata largamente più efficace una politica di intelligence che la fallimentare strategia dei bombardamenti del suo predecessore.
Questo articolo appare oggi come editoriale sul quotidiano "L'Adige" in occasione dell'evento dedicato a Bekim Fehmiu, l'Ulisse venuto dai Balcani
di Michele Nardelli
(28 ottobre 2012) Sapevamo di esplorare un territorio immenso. Quando abbiamo scelto il tema del "limite" per il nostro indagare sulla pace avevamo consapevolezza che non avremmo scavato solo sulla questione - peraltro centrale - della limitatezza delle risorse all'origine delle guerre moderne. Il "limite" riguarda i nostri modelli di sviluppo, i consumi e gli stili di vita, le barriere che ci siamo dati nel diritto di circolazione delle persone (i confini), l'esplorazione dei territori della ricerca e dell'eticamente lecito, le nostre vite di corsa...
di Michele Nardelli
(4 novembre 2012) Martedì 6 novembre sarà il giorno più lungo. L'attesa non riguarda solo il futuro degli Stati Uniti d'America, investe il mondo intero. Chi vincerà le presidenziali americane avrà una responsabilità enorme in un passaggio cruciale: una crisi strutturale che ha reso "normale" il dominio della finanza sull'economia, l'uscita dall'Afghanistan dopo dieci anni di guerra e nessuna "pace duratura", gli effetti sempre più visibili dei cambiamenti climatici che un modello di sviluppo insostenibile produce, un Medio Oriente in oscillazione fra una primavera che fatica a consolidarsi e nuove guerre che incombono...
Che tutto questo ed altro ancora si giochi per una manciata di voti fra la Florida e l'Ohio, appare davvero inquietante. Mentre scrivo e a seggi elettorali già aperti i sondaggi dicono parità, 48 a 48, e dunque la differenza la faranno proprio gli stati più popolosi che esprimono il maggior numero di grandi elettori.
Anche la Cina, come altre grandi nazioni, ha subito nel bene e nel male le conseguenze della globalizzazione. L'enfasi posta sull'ascesa economica dal 1978 (periodo di "apertura" e inizio riforme) al 2004 (periodo del "buon governo") ha guidato la Cina ad essere quella che oggi noi percepiamo: la protagonista perfetta del capitalismo "patologico" teorizzato da Oliver James.
Guardare alla Cina come a un paese bianco o grigio, diviso in chi comanda e chi subisce, o da prospettive isolate e rigide sul concetto di diritti umani, porta a immagini univoche, che non considerano la complessità sociale e che limitano i punti di connessione e disgiunzione da cercare nella storia recente...
Se ne parla su www.politicaresponsabile.it
(3 novembre 2012) Il quotidiano "Il Trentino" dà ieri l'anticipazione di un appello sul futuro del centrosinistra autonomista al quale stiamo lavorando. Ovviamente non c'è alcun segreto da mantenere, anche se avrei preferito che questa notizia uscisse dai diretti interessati piuttosto che per sentito dire. Ma ormai non si può tenere nulla di riservato, non so se per questa disdicevole abitudine di far bella figura con i giornalisti o se per cercare di far terra bruciata.
Sì, in alcune persone di diverse o di nessuna appartenenza, trasversali al centrosinistra autonomista, stiamo lavorando ad un appello affinché tutti i soggetti politici e i possibili candidati facciano un passo indietro e per far sì che la proposta della coalizione per il "dopo Dellai" esca dal confronto più ampio possibile e non dalle prove di forze di qualcuno. Aggiungo solo una cosa. Non sarà solo una proposta di metodo, ma proverà ad indicare anche un profilo politico culturale per il Trentino del futuro, rivendicando la diversità di questa terra ma anche indicando quel cambio di paradigma che i nuovi scenari ci richiedono.
Non aggiungo altro. Perché questa proposta non è di qualcuno in particolare, ma di tutte le persone (e saranno molte) che vorranno farla propria.
"E' successo grazie a voi. Altri 4 anni"
Alle 5,15 del mattino (ora italiana) il presidente democratico è ufficialmente eletto per un altro mandato alla Casa Bianca. Decisiva la vittoria in Ohio. Ma dovrà governare con un Congresso di nuovo spaccato. Grande festa a Chicago
http://www.repubblica.it/static/speciale/2012/elezioni-usa/presidenziali.html
Questo articolo è apparso qualche giorno fa sul Corriere del Trentino. Mi sembra un utile stimolo alla discussione.
di Mario Raffaelli *
«Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente». Pur non essendo mai stato maoista, credo che questa sentenza rappresenti bene gli effetti della decisione assunta dal vicepresidente della Giunta, Alberto Pacher. Solitamente alieno dall'assumere iniziative memorabili, con l'annunciato ritiro Pacher ha messo tutti con le spalle al muro, compiendo l'atto politico più rilevante della sua lunga carriera.
Nessuno, ora, potrà chiudere gli occhi e minimizzare le scelte necessarie per uscire dalla spirale in cui siamo. Mai, nella storia del dopoguerra, si era creata una situazione come quella attuale. Il Trentino si trova ad affrontare un tornante decisivo per la continuità e lo sviluppo dell' Autonomia e, allo stesso tempo, deve costruire una leadership che, per decenni, ha segnato in maniera quasi esclusiva (con le sue luci
e le sue ombre) tutte le scelte più importanti.