«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

Diario

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martedì, 31 maggio 2011Paul Klee

Con Stefano Albergoni e Fabio Pipinato ci prendiamo lo spazio per una piccola pausa, così da scambiarci qualche idea sul vento che spira intorno a noi e sull'inadeguatezza della politica nel saperlo interpretare.  Parlo della distanza fra i luoghi che frequento nelle attività del Forum (o dei giovani che partecipano alle iniziative di formazione sui temi della pace e della cooperazione) e i luoghi della politica. Penso alla difficoltà di stare sulle cose che accadono, della curiosità che la politica non ha verso i fenomeni più inediti che questo 2011 ci sta riservando. Riflettiamo ad alta voce di come questo spazio di pensiero che ci siamo dati da un anno e passa a questa parte, il blog http://www.politicaresponsabile.it/ sia capace di intercettare i processi di trasformazione che attraversano il nostro presente.

Più tardi, mi trovo a parlare di queste cose con Michele Nicoletti, il segretario del PD del Trentino. Gli ho chiesto di vederci  dopo l'assemblea programmatica per manifestargli qualche interrogativo sui temi che lui ha posto sabato scorso nella sua introduzione e sulla mia angolazione diversa intorno al paradigma dello sviluppo, al vento che viene dal Mediterraneo e all'incapacità di ascoltarlo, ai bombardamenti della Nato, ai limiti di impostazione che un partito come il PD si porta appresso dalle esperienze precedenti (come ad esempio sui referendum), sulla necessità di proseguire nella sperimentazione politica territoriale. Vedo Michele quasi un po' stupito dal fatto che lo abbia preso così sul serio, ma anche attento ai nodi posti e ad un punto di vista un po' asimmetrico, che pure mi sembra comprendere se non proprio condividere.

Alle 17.00 siamo in piazza D'Arogno, dietro al Duomo di Trento, per una piccola manifestazione del Gruppo consiliare sui temi referendari. Accompagnati dalla musica dell'OrchExtra Terrestre spieghiamo ai passanti  le ragioni per cui il prossimo 12 e 13 giugno è bene recarsi alle urne e votare 4 sì. Non ci sono le folle, ma è una bella giornata. Non parlo del tempo, in questo caso. Penso all'esito del voto che ci ha fatto vedere finalmente uno spiraglio di luce nel buio dell'era berlusconiana, ma anche alla scelta della Germania di dire no al nucleare e di farlo attraverso un patto che coinvolge le forze di governo come quelle di opposizione. Cose che sembrano dell'altro mondo. In attesa che la Corte di Cassazione decida se si voterà (e si voterà...) sul quesito relativo alle nuove centrali nucleari in Italia.

Di questo parlo nel mio intervento e poi via di corsa verso Albiano dove ho l'incontro con un folto gruppo di giovani sui temi dell'Europa e del Mediterraneo. Un circolo giovanile che fa aggregazione sul territorio, niente di più. Non si occupano di argomenti particolari e nemmeno di pace, ma ascoltano le mie parole sulla pace dapprima con un certo distacco, poi con crescente curiosità. Catturare la loro attenzione per un'ora è già un bel risultato e alla fine qualcosa dentro di loro forse si è mosso. Mentre parlo con loro mi chiedo che cosa la scuola gli abbia offerto per farli incuriosire di qualcosa...

M'invitano ad andare con loro a mangiare una pizza, ma sono davvero stanco. La giornata è iniziata al mattino con la Terza Commissione Legislativa, poi l'incontro con l'assessora Beltrami, poi tutto il resto. Ora ho solo voglia di andarmene a casa, una volta tanto prima che sia notte.

lunedì, 30 maggio 2011Tot e Peppino a Milano

In attesa dei risultati dei ballottaggi, il normale (si fa per dire) incalzare degli avvenimenti, appuntamenti, incontri. Ci vediamo con Salvatore Dui (comunità sarda del Trentino), Giuseppe Ferrandi  (Museo storico del Trentino), Aldo Marzari, già sindaco di Lavarone, per entrare nel merito delle iniziative che abbiamo programmato il 18 giugno (sull'altipiano, attorno al pensiero e alle opere di Emilio Lussu) e a settembre (sul tema del federalismo e dell'autogoverno, in occasione della giornata dell'autonomia trentina). A distanza ci segue anche il responsabile del Centro di Documentazione di Luserna Luigi Nicolussi. L'iniziativa si svolgerà nell'ambito dell'itinerario "pensieri privi di cittadinanza" del percorso "Cittadinanza Euromediterranea" che nel secondo semestre dell'anno in corso ci porterà a contatto con i pensieri di Aldo Capitini, di Ernesto Rossi, di Altiero Spinelli e, per l'appunto, di Emilio Lussu.

Nella riunione del Gruppo consiliare parliamo della riunione del Consiglio Regionale di mercoledì prossimo (la prima della seconda parte della legislatura, che da ora in avanti si svolgerà a Bolzano), delle iniziative programmate sui referendum, dell'assemblea programmatica del PD del Trentino svoltasi nel fine settimana.

Mentre siamo in riunione arrivano i primi dati dei ballottaggi e da subito si comprende che l'esito del voto di quindici giorni fa viene ampliamente confermata: Milano e Napoli segnano una sconfitta pesante del centrodestra e del suo leader che in questo voto amministrativo ha giocato tutto il suo peso, politicizzandone oltremodo il valore. Che Berlsuconi frani a Milano, città simbolo berlusconismo, è emblematico. Anche il Comune di Arcore gli volta le spalle. Che ciò accada anche in città come Trieste o Pordenone, ci racconta anche della sconfitta della Lega, che inverte il suo trend di crescita. E' un po' tutto il nord che sembra uscire dal tunnel in cui s'era cacciato. Ma i segnali vengono anche dal resto del paese: oltre al voto di Napoli, che - dopo aver indicata la necessità di discontinuità con il centrosinistra - spazza via mesi di strumentalizzazione e populismo berlusconiano attorno al dramma dei rifiuti, cambia dopo vent'anni anche l'amministrazione comunale di Cagliari.

Insomma, per il centrodestra una vera e propria batosta. Le piazze di Milano e di Napoli sono invase di giovani festanti fino a tarda notte e questo ci ricorda il vento che soffia dalla Tunisia allo Yemen, dalla Spagna alla Germania. Tutto bene, quindi? Mi riservo un commento più approfondito dopo aver analizzato i risultati nel dettaglio (se mai troverò il tempo...), ma sin d'ora mi viene da dire che la partita inizia ora, nella capacità o meno di corrispondere con idee nuove (e nuovi approcci) alla richiesta di cambiamento. Potremmo dire che per il momento ha perso la destra, ma la sinistra deve dimostrare ora di non riproporsi sempre uguale a se stessa. Trovo, sotto questo profilo, assolutamente sopra le righe il comizio di Nichi Vendola.

Di questo mi scriverà in serata l'amico Emilio Molinari, lui che Milano ce l'ha nel DNA, l'ha vista crescere da operaio della Borletti negli anni ‘60, cambiare da dirigente politico e amministratore negli anni ‘70, evolvere nel suo delirio rampante da consigliere regionale negli anni '80, entrare nel tunnel berlusconiano da parlamentare negli anni '90. Ed ora che il tunnel sembra finito, guardare con la giusta prudenza il cambiamento, a fronte di una sinistra che tanto cambiata non è.

Emilio mi scrive: "Caro Michele, la vittoria elettorale in particolare a Milano è importante, ma se ti fossi trovato sulla piazza ti saresti come me allontanato dopo poco più di mezz'ora. E anche con un po' di amarezza. Sul palco c'erano gli eroi della sesta giornata, quelli che arrivano senza aver fatto nulla, senza aver pensato nulla, urlanti e cantanti sul palco Bandiera rossa e Stalingrado. ... Caro Michele, da questa cultura non viene niente, non sa nemmeno cogliere ciò che è successo veramente e sopratutto non sa pensare ai nuovi passi da fare. Pazienza, spero che i referendum possano dare un qualche contributo, perciò fino al 12 mi impegnerò poi... sai, mi sembrava che la vittoria fosse un po' una sconfitta per la nostra storia, la nostra coerenza e la nostra dolorosa ricerca. Un caro abbraccio. Emilio". 

Corro verso Rovereto dove incontro i rappresentanti del Gruppo Autonomo Volontari, persone che praticano il Nordic Walking e che intendono proporre ad ottobre una camminata verso la Campana dei Caduti ed un momento di riflessione sul tema della pace. Sarà il tema del rapporto fra pace e  montagna il Focus della manifestazione, ma ne riparleremo. Poi a Villa Lagarina per il dibattito sui referendum. Il prossimo passaggio, non facile, ma nemmeno impossibile.

sabato, 28 maggio 2011la sala della conferenza

La conferenza programmatica del PD del Trentino era stata annunciata come una kermesse di tutto rilievo. Poi, mano a mano che ci si avvicinava all'appuntamento, l'evento è stato ridimensionato fin quasi ad essere messo in discussione. Schiacciato fra mille eventi, a pochi giorni dall'avvio del festival dell'economia, a ridosso della campagna referendaria, appariva in effetti piuttosto improbabile che il partito trovasse la concentrazione necessaria all'avvio di una discussione di merito nell'obiettivo di segnare la seconda fase della legislatura e di porre le basi per un progetto rivolto al Trentino del dopo Dellai. Poi l'idea di pensare ad una conferenza in itinere, un percorso aperto nel partito e nella coalizione.

Una buona idea e l'esito dell'incontro di oggi va anche oltre le mie aspettative. All'Hotel Adige di Mattarello ci troviamo in tanti, nonostante la bella giornata, segno di vitalità e di voglia di discutere. Un altro sguardo mi dice che i giovani sono pochini, che le sensibilità e i mondi della mondialità e della nonviolenza qui non ci sono.

La relazione di Michele Nicoletti viene accolta dai presenti con un lungo applauso. Certamente di alto profilo e ben strutturata, rivendica il ruolo del PD in questa terra, indica un tracciato che ci dovrebbe portare al passaggio di testimone alla presidenza della Provincia, sul piano dell'innovazione delle idee e sul metodo delle primarie. Ciò nonostante devo dire che nell'approccio proposto un po' fatico a riconoscermi. Non trovo lo scarto di cultura che i nodi cruciali di questo tempo richiederebbero. L'orizzonte è la Costituzione, il paradigma quello dello sviluppo. Sorvola questioni cruciali come quello del limite, non dialoga con il Mediterraneo e quel che ne viene, non un pensiero circa il fatto che questo nostro paese è di nuovo in guerra. I temi referendari sono appena sfiorati e non ci si interroga sul ritardo culturale con cui il PD sul piano nazionale sta affrontando questa scadenza. Da ultimo, la sperimentazione politica sembra affare d'altri.

Nel gruppo di lavoro sui temi ambientali provo ad evidenziare uno di questi nodi, quello attorno alla cultura del limite. Se le risorse della nostra autonomia sono legate all'andamento del Pil locale, per garantire gli attuali livelli di welfare è necessario crescere. Oggettivamente non è facile uscire da questa contraddizione. Che abbiamo incontrato in continuazione sul nostro cammino, anche in questa prima parte della legislatura. Penso alle acciaierie di Borgo Valsugana o alla stessa legge sugli incentivi alle imprese, dove il rapporto con le vocazioni del territorio è piuttosto labile. Penso all'approccio verso l'agricoltura o al turismo, con quel che ne viene in termini di sostenibilità. Abbiamo provato ad uscirvi introducendo il tema della qualità, dunque del valore aggiunto o dell'unicità delle produzioni del territorio, come nel ridisegnare il ruolo della pubblica amministrazione, sintetizzato nello slogan "fare meglio con meno".

Tema questo ripreso in mattinata anche dal vicepresidente Pacher e che nel gruppo di lavoro cerchiamo di sviluppare attorno all'idea di nuovi indicatori della qualità del vivere. Ma ho come l'impressione che il salto di paradigma sia ancora tutto da compiere, come fossimo in mezzo al guado. Finiamo i lavori del gruppo di lavoro e la mia è una percezione strana, non so se essere deluso per il ritardo che colgo o soddisfatto perché almeno se ne discute. Che se ne parli in maniera aperta, che le contraddizioni possano essere virtuose, è il minimo ma nemmeno proprio scontato.

Occorrerebbe però da parte della politica una ben diversa prontezza di riflessi. Verso i messaggi che questo tempo ci invia, dal mondo arabo come dalla Spagna. E forse anche dall'esito delle elezioni in questo paese. Nel quale il centrodestra è in frantumi, ma il centrosinistra non è certo in ottima salute.

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giovedì, 26 maggio 2011La stretta di mano fra Rugova e Milosevic

Prosegue da due giorni in Consiglio provinciale l'ostruzionismo della Lega e di qualche esponente del Pdl sulla legge di riforma della Protezione civile. E'davvero difficile capire quale possa essere il senso di tale opposizione, se non in relazione al fatto che la Protezione civile rappresenta una delle reti che fanno diverso il Trentino. E' di questo tratto di diversità, di questa non omologazione al quadro del nord est italiano, che ho intenzione di parlare nel mio intervento di cui preparo la scaletta. Che svilupperò ormai a giugno, visto che le seduta di giovedì si esaurisce con l'intervento del Presidente Dellai. Il quale difende la riforma come uno dei tasselli qualificanti dell'intera legislatura, smontando uno per uno gli argomenti presentati dall'opposizione. E rivendicando il senso profondo dell'autonomia che il centralismo padano vorrebbe scardinare.

Ci provano con 2.800 emendamenti e con l'intenzione di paralizzare l'attività legislativa per il mese di giugno. E questo nonostante l'apertura a prendere in considerazione proposte di modifica, purché non si tocchi la filosofia di fondo della riforma. Una riforma che ha coinvolto nella sua elaborazione ben più di quattro mani: decine di realtà ascoltate, modifiche apportate in seguito al confronto, disegni di legge assorbiti... Ma niente da fare, almeno per il momento. Ho l'impressione che si siano incartati nel loro stesso gioco e non ne sappiano più uscire.

Nell'intervallo ci incontriamo con Umberto Santino, da sempre anima del Centro siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato": un percorso contro la mafia e per la pace che va avanti da 34 anni fra memoria, ricerca e impegno civile. E' a Trento per un seminario alla facoltà di Sociologia ed è l'ccasione anche per incontrare le istituzioni: a Palazzo Trentini, sede del Consiglio provinciale, Santino viene ricevuto dal presidente Dorigatti e dal sottoscritto come presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Nonostante conosca il loro lavoro da una vita, non abbiamo mai avuto modo di incontrarci: ne esce una conversazione gradevole sul ruolo delle mafie nella post modernità. Ne avevamo parlato anche il giorno prima, al Parco Santa Chiara di Trento, dove arrivava la carovana antimafia promossa da Libera, per descrivere come non solo la mafia con conosca confini ma anche come il capitale criminale cerchi in situazioni come quella trentina le modalità di riciclaggio nelle operazioni immobiliari nelle aree più prestigiose.

Nel frattempo arriva la notizia dell'arresto di Ratko Mladic, il boia di Srebrenica e di tante altre mattanze della tragedia jugoslava degli anni ‘90. La prima domanda che faccio a chi mi chiama al telefono è sapere chi l'ha arrestato e dove. La volpe, il potente generale circondato dai fedelissimi, l'inarrestabile... era in un paesino della Vojvodina, da solo, ammalato. A questo punto consegnabile senza colpo ferire dal governo serbo per sbloccare le trattative sull'ingresso di quel paese nell'Unione Europea. Penso fra me come la caduta degli dei segua un rituale sempre uguale. La giustizia internazionale farà il suo corso, il dolore ed il rancore rimangono senza aver trovato alcun contesto di elaborazione. E per questo gravido di nuovi conflitti.

Nel tardo pomeriggio se ne parla a Rovereto, nel seminario dedicato alla figura e al pensiero di Ibrahim Rugova. La cornice è il percorso "Cittadinanza Euromediterranea" del Forum, non casualmente nell'itinerario "pensieri privi di cittadinanza". Devo scappare dal Consiglio ancora in corso, contemporaneamente ci sarebbero l'anteprima del Festival dell'Economia con un ospite d'eccezione come Amartya Sen e il convegno sulla tradizione andina dell'acqua. Anche in questo, il Trentino si conferma un laboratorio interessante. Nel caldo afoso della sala della Fondazione Cassa di Risparmio nel centro lagarino ci sono quaranta persone, molte altre stanno seguiranno il seminario via internet collegati in diretta con il sito di Osservatorio Balcani Caucaso. Ma la contingenza della cattura di Mladic non impedisce di far emergere la statura intellettuale di Rugova, leader europeo e nonviolento di un paese che lo ha praticamente rimosso.

Gli interventi di Fabrizio Rasera e Mauro Cereghini tracciano attraverso ricordi personali le coordinate di contesto di uno dei leader più eccentrici della dissoluzione jugoslava, lasciando ad Anna Di Lellio il compito di delinearne la figura. E riesce a farlo splendidamente, con la semplicità del racconto e della conoscenza da dentro di una vicenda umana prima ancora che politica di tutto rilievo come quella di Ibrahim Rugova. Anna Di Lellio è docente all'università di New York, ma non ha mai smesso di fare la spola con Pristina coinvolgendo anche i suoi studenti e si capisce come questo pezzo d'Europa le sia entrato nel sangue. Ne parla con grande leggerezza e profondità, davvero brava.

L'immagine di quella stretta di mano con Milosevic, di un leader considerato ormai sconfitto, rieccheggia negli interventi. E forse più di altre descrive "la pazienza e la sofferenza" di chi cerca ogni strada purché non sia il ricorso alla violenza. Era un gesto di grande forza, invece, ma venne considerato come un tradimento. "Non era lui" si disse, come per le amare lettere di Aldo Moro dalla prigionia. Vinsero gli altri ed ora, nei libri di storia della didattica scolastica, al presidente Rugova si dedicano solo poche righe.

Una bella serata, per davvero.
martedì, 24 maggio 2011una famosa immagine di donna afghana

Inizia una nuova tornata di Consiglio Provinciale, una lunga serie di interrogazioni e di mozioni che occuperanno le prime due giornate, per poi avviare la discussione sul punto più importante dell'ordine del giorno, ovvero il Disegno di legge di riforma della protezione civile. In questa prima giornata nulla su cui debba intervenire e allora ne approfitto per incontrare persone a lato dei lavori consiliari.

L'incontro più interessante è quello con i registi Soheila Javaheri e Razi Mohebi, rispettivamente di origine iraniana e afghana. Con altre persone hanno da poco fondato un'associazione che hanno chiamato "Afghanistan 2014", riferendosi al fatto che in quella data le forze armate occidentali se ne dovrebbero andare e - almeno negli auspici - aprirsi una nuova stagione per questo paese in guerra ormai ininterrottamente dal 1979.

Mi parlano di un paese senza memoria, dove l'esilio ha cancellato le tracce di una storia unitaria, dove lo stato di diritto non ha cittadinanza. Investono le loro speranze nel 2014, ma sono al tempo stesso consapevoli che in assenza di una narrazione minimamente condivisa anche quella data rientrerà nello schema precedente e la diaspora non avrà mai fine.

Vorrebbero partire dalla Campana della Pace di Rovereto per un lungo viaggio nei luoghi simbolici dell'Europa e del loro esilio, incontrando donne e uomini di pensiero, artisti, intellettuali, esponenti politici... per ricostruire un disegno condiviso in vista del 2014.

Propongo loro una sorta di "manifesto" che possa raccogliere, a partire dalle tante nazionalità presenti in Afghanistan, la pluralità di memorie e di narrazioni, per un nuovo rinascimento del loro paese, stavolta fuori dall'egemonia di qualcuno.  Qualcuno in passato ci aveva provato, rimanendovi schiacciato. E Trento, a partire dalla sua tradizione autonomistica, potrebbe rappresentare la culla di questo disegno di rinascita. Un po' come è avvenuto per la Carta di Trento sull'autonomia tibetana. Rimaniamo d'accordo che proviamo ad articolare questa idea in una proposta di lavoro.

Le agenzie battono la notizia che, nonostante le proteste, il decreto omnibus che annulla il ritorno al nucleare dell'Italia (in realtà l'espediente per evitare il referendum) è stato approvato con 313 voti favorevoli dalla Camera dei Deputati. Ora toccherà al Presidente della Repubblica e di seguito alla Cassazione esprimersi sulla legittimità del provvedimento e sull'annullamento del referendum relativo alle centrali.

Vorrei andare all'incontro di Amnesty International che celebra i suoi primi cinquant'anni. Ma i numeri mi tengono bloccato in Consiglio fino a quasi le 19.00. Di lì a poco mi trovo con Mirco Elena, questa sera siamo di nuovo insieme a Folgaria per parlare di nucleare e di acqua come bene comune. Nel cinema teatro Paradiso, nome che evoca atmosfere felliniane, ci sono all'inizio della serata un'ottantina di persone. Quando finiamo intorno alle 23.00 sono ancora tutti in sala, lì a seguire con attenzione quel che diciamo nelle nostre relazioni, le risposte alle domande che il pubblico ci rivolge e, infine, le emozionanti parole di una ragazza canadese di 13 anni, Severn Suzuki, che pronunciò in una sessione delle Nazioni Unite quindici anni fa come monito ai potenti sul futuro di questo pianeta.

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lunedì, 23 maggio 2011La serata con Sami Adwan

Ho conosciuto Sami Adwan qualche anno fa a Beit Jalla, in Palestina. Oggi è a Trento nell'ambito del percorso "Cittadinanza Euromediterranea", in una calda serata che si svolge nel vecchio convento degli "Agostiniani" dove ha sede il Centro di formazione alla solidarietà internazionale. Parla della sua esperienza di educatore, della fatica di scrivere un libro ("La storia dell'altro") a quattro mani (diverse fra loro) per certi versi scandaloso, della sua esperienza di ragazzo che ascolta i racconti del padre e del nonno sulla bellezza di una terra e della "catastrofe" dell'espulsione, del suo venir imprigionato per il semplice fatto di essere militante di Fatah e del percorso di riflessione che lo ha portato alla ricerca del dialogo.

Sami Adwan è persona simpatica e curiosa, risponde senza reticenze alle stimolanti domande di Adel Jabbar. "La storia dell'altro" è un libro che non era nelle corde della maggioranza della sua gente perché mettere a confronto due narrazioni tanto diverse significa in qualche modo legittimarle, eppure era fondamentale partire da lì per cercare una terza narrazione lasciata come spazio bianco da riempire in un percorso di riconciliazione. Un lavoro diverso da quello, peraltro preziosissimo, dei nuovi storici (Morris, Pappe...) che in Israele parlano del 1948 rompendo il tabù di una narrazione che negava la pulizia etnica e che oggi viene a galla anche grazie all'apertura degli archivi britannici che permettono di svelare vicende sempre taciute nella costruzione dello stato di Israele. Di quanto ha inciso l'uscita di questo lavoro rivolto alle scuole, adottato ancora da pochi educatori ma diventato strumento per la formazione degli insegnanti, non solo in Israele e in Palestina. Tanto è vero che stamane, in una scuola di Mezzolombardo, un ragazzo ha chiesto a Sami Adwan perché il metodo adottato in questo libro non potesse essere utilizzato anche qui. E proprio di questo si parlerà mercoledì prossimo nel confronto che Adwan avrà con gli insegnanti trentini (gli insegnanti - ci dice - dovrebbero diventare produttori di storia, non solo consumatori), uno dei molti appuntamenti che sono previsti con lui in tutta la regione.

In effetti, di ricostruire una lettura condivisa della storia, di educazione alla pace e di capacità di stare nei conflitti per farli evolvere in forma nonviolenta, discutiamo nel tardo pomeriggio nel Consiglio del Forum a proposito delle iniziative sul ventennale della LP 11/91 che lo ha istituito. Un bilancio s'impone e decidiamo di aprire un confronto pubblico sul sito del Forum (ma anche sulla stampa locale) sull'impatto di questa legge nel fare diverso il Trentino: il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno? Definiamo un ricco programma di iniziative che verranno avviate il prossimo 11 giugno in un luogo simbolico (probabilmente il forte di Cadine che dovrebbe diventare una sorta di laboratorio permanente sull'elaborazione del conflitto), per proseguire nei mesi successivi con una serie di eventi che si stanno perfezionando.

Nel primo pomeriggio si svolge la conferenza d'informazione su Metroland, il progetto di collegamento su rotaia della valli del Trentino. Ho sempre guardato con attenzione e curiosità a questa proposta avveniristica, ma oggi nell'ascoltare le relazioni dei tecnici per l'ennesima volta senza che in premessa non venga posto il tema della mobilità alternativa, l'autostrada informatica e la riforma istituzionale come snodi decisivi destinati a modificare radicalmente il rapporto con la mobilità tradizionale, mi girano proprio le scatole. In mattinata avevo appositamente chiamato il vicepresidente Pacher affinché nella trattazione del progetto si parlasse della vera riforma ambientale e della mobilità che stiamo realizzando in Trentino, la banda larga e le comunità di valle. I dati già visti mille volte sul traffico pubblico e privato fotografano certo l'attuale situazione, ma non è questo il riferimento che può motivare un investimento di oltre tre miliardi e mezzo di euro. Anche in questo caso la politica deve saper offrire visioni e spero che il vicepresidente lo faccia. Devo infatti andarmene a metà conferenza per altri impegni programmati.

In questo report a ritroso di questo inizio settimana, fra incontri e riunioni, la predisposizione di un emendamento alla legge di riforma sulla protezione civile relativo alla formazione dei volontari per gli interventi in sede internazionale. Leggo l'intervista di ieri sul Corriere del Trentino a Giovanni Kessler su questa riforma e rimango basito: ne esce proprio un'altra idea di questa terra e decido di rispondergli. Sempre se riesco a trovare il tempo.
sabato, 21 maggio 2011in cammino per la pace

Alle otto del mattino ci si raduna in piazza del Duomo a Trento per la camminata per la pace promossa dal Consorzio trentino dei Comuni, dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti e dal Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. La meta da raggiungere, il Colle di Miravalle sopra Rovereto, dista circa trenta chilometri.

Il significato di questa camminata sta nel riflettere insieme sui temi della pace non solo dove scorre il sangue, ma anche nella nostra quotidianità, nella gestione dei conflitti che pervadono le nostre comunità, nei consigli comunali e fin dentro le nostre case. La pace come conquista continua, come modo di essere e di gestire i conflitti.

Trenta chilometri a piedi sono una distanza considerevole, arrivare in cima al Colle entro le due pomeridiane presuppone una tabella di marcia piuttosto intensa, il ritmo è impegnativo, specie per chi come me è un po' giù di allenamento. La giornata è splendida e dopo un po' anche il caldo si fa sentire. Camminiamo lungo la ciclabile ed è l'occasione per scambiare con alcuni dei presenti qualche considerazione sui temi della pace e non solo.

Gli amministratori locali presenti sono una settantina, non moltissimi ma un numero non indifferente se consideriamo la fatica della marcia. Diversi i sindaci, in primis quello di Trento... ma poi anche gli amministratori di Ala, Dro, Isera, Lasino, Lisignago, Mezzolombardo, Mori, Rovereto, Transacqua, Trento, Varena... solo per ricordare quelli che conosco. Pochi invece gli esponenti del mondo della pace, a testimoniare una distanza che ha portato il pacifismo all'isolamento e all'autoreferenzialità. Una distanza che come Forum vorremmo saper colmare.

Che i partecipanti s'interroghino su come interpretare il tema della pace nelle loro scelte amministrative mi sembra davvero questione non banale. Così nel mio intervento prima dei cento rintocchi di Maria Dolens sottolineo proprio come oggi la pace debba essere declinata nel concetto di sobrietà, nell'uso delle risorse come nei comportamenti, nella capacità di ascolto come nei toni che usiamo quando entriamo in conflitto con chi la pensa diversamente.

Come già nel 1961 Aldo Capitini propose di uscire dal concetto di deterrenza che stava riempiendo gli arsenali di tutto il mondo - "se vuoi la pace prepara la pace" disse l'ideatore della marcia Perugia Assisi - così oggi l'impegno per la pace non può essere disgiunto da quello relativo al limite delle risorse e dunque della giustizia, dei diritti umani, della sostenibilità. Non so quanti sapranno raccogliere davvero questo messaggio, la responsabilità del farsi carico invece che l'aggressività del "non nel mio giardino".

Nonostante l'ausilio per un breve tratto (da Nomi al Mart di Rovereto) del pulmann che ci segue, il concetto di limite ci riguarda in prima persona, arrivare al colle di Miravalle non è stata un'impresa facile, anche per chi è più allenato di me. Ma in questa piccola fatica c'è il senso della camminata, perché farsi carico può essere, anzi lo è molto spesso, faticoso e doloroso. Il dolore e la bellezza del compromettersi, la fatica del cercare soluzioni condivise, del dialogo anche quando questo sembra impossibile. Il contrario di quel di cui siamo circondati: il sopruso, la violenza, la politica e l'informazione gridata ma anche il manicheismo, il fare di tutta l'erba un fascio, il rancore, l'aggressività.

Ora però i muscoli delle gambe sono duri come il legno e la fatica si fa sentire. Un temporale passeggero ci accompagna verso casa, in questo bel giorno di primavera, in attesa che la primavera del Mediterraneo arrivi fin qui. Il nostro paese, per il momento, sta bombardando un paese che fino a ieri era considerato partner d'affari e una costituzione che viene disinvoltamente calpestata.

venerdì, 20 maggio 2011Chaplin, il grande dittatore

Lavoro al documento sui vent'anni del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Vent'anni sono in sé un arco di tempo relativamente significativo, ma abbastanza per proporsi un bilancio. Se poi consideriamo che in questo tempo è cambiato il mondo intorno a noi, quel 1991 appare lontano lontano.

La domanda è semplice ed essenziale: questa legge (peraltro unica nel suo genere in Italia) ha raggiunto il risultato che si prefiggeva, quello di innervare nelle istituzioni come nella comunità la cultura della pace? Come sempre, la risposta non può essere secca, il bicchiere può essere mezzo vuoto o mezzo pieno.

Non voglio in questa sede sviluppare la riflessione che proporremo in preparazione del ventennale, ma certo non possiamo non cogliere i tratti di paura e di aggressività che segnano questo nostro tempo, la proliferazione di guerre e conflitti armati di bassa intensità ma infiniti, la violenza strutturale che viene dal non rispetto dei diritti umani. Se poi l'obiettivo era quello di cambiare l'approccio della politica verso questi temi, dobbiamo dirci amaramente che siamo ancora molto distanti. Avremo modo di parlarne...

Vado in ufficio, un po' di cose da vedere per la camminata degli amministratori per la pace del giorno dopo, e mi raggiungono Alberto Tridente e Antonio Maspoli. Con Alberto c'è una lunga amicizia, fin dai tempi in cui lui era responsabile internazionale della Federazione Lavoratori Metalmeccanici. Praticamente preistoria. Poi la comune militanza in Democrazia Proletaria, la sua elezione al Parlamentare europeo, un sentire sempre vicino che si è protratto nel tempo fino ai nostri viaggi in Messico, l'impegno verso l'america latina, il progetto "Cento città". Sono qui per prendere nuovi contatti con le associazioni di volontariato e cooperazione che operano in America Latina, con la PAT e con le società che si occupano di energia quali possibili partner di un programma che stanno avviando in Brasile.

Di seguito, incontro lo staff del Forum per condividere modalità e contenuti dello spunto iniziale sul quale sto lavorando per aprire un'ampia discussione attorno al ventennale del Forum. Trovo fra noi, nonostante la diversità delle nostre generazioni, e dunque delle storie e dei percorsi delle nostre vite, una buona sintonia. Ma questo comune sentire sul valore profondamente politico del Forum si scontra, mi dicono, con il fatto che fra i giovani che sono venuti a visitarci proprio questo valore sia stato contestato, nel considerare cioè la politica come qualcosa che sporca tutto, compreso l'impegno per la pace. Un bel casino, vero?

Di nuovo al gruppo per scambiare un po' di idee con Roberto Valcanover e Andrea Rudari sui temi ambientali da proporre alla giornata programmatica del PD del Trentino prevista per il prossimo 28 maggio. Piuttosto che una lunga elencazione di temi, preferiamo confrontarci sull'approccio culturale con il quale affrontarli, la cultura del limite in primo luogo. Anche in questo caso, fra noi storie diverse, ma anche il bisogno e la disponibilità ad aprirsi ad una nuova sintesi politica. Quel che dovrebbe fare un soggetto politico che vorremmo effettivamente diverso da quel che c'era prima ma che ancora fatica a realizzarsi. Lo si vede dall'incertezza con la quale il PD sul piano nazionale affronta i temi e la campagna referendaria.

Nemmeno il tempo di finire con loro e ho appuntamento con Osvaldo Dongilli ed i rappresentanti della lista civica "Tenno Viva" che mi sottopongono alcuni nodi urbanistici del loro comune, la scelleratezza di una lottizzazione in un'area ambientalmente fragile e di difficile accesso, le conseguenze di viabilità per l'insieme della comunità che infatti è in subbuglio per le scelte dell'amministrazione comunale. Decidiamo di muoverci con un'interrogazione e, se verrà condivisa dal comitato spontaneo che si è creato, con una petizione popolare al Consiglio provinciale.

L'ultimo incontro della giornata è con Debora Vichi. Si tratta di un'intervista già iniziata un mese fa che non c'è stato il tempo di concludere. Un racconto che oggi riprendiamo e che assume però il carattere del dialogo, visto che anche dalle domande più semplici escono nodi tutt'altro che banali e scontati. Mi incuriosisce che Debora voglia approfondire il significato del fare politica, della rappresentanza, del modo di interpretare il mandato consiliare. E che tanto contrasta con lo spirito del tempo. Mi arrivano i messaggi di alcuni dei partecipanti al corso di formazione di mercoledì sera, che nel complimentarsi con me per l'impostazione e il contenuto della lezione mi chiedono come si può avviare una collaborazione con il Forum. Da Debora come da questi altri giovani viene la testimonianza che la politica non necessariamente venga considerata territorio perduto.

Faccio in tempo ad arrivare a casa e vedere come apertura del TG1 e del TG2 un volgare comizio di Silvio Berlusconi, che spara una serie di insulti contro i candidati del centrosinistra di Milano e Napoli. Questa cosa ha un sapore eversivo, una sorta di golpe mediatico di un disperato che si gioca il tutto per tutto. E' la prima volta che provo un così forte senso di preoccupazione per una democrazia sempre più a rischio.
mercoledì, 18 maggio 2011Le danze dei ragazzi a Castel Beseno

Siamo nel cuore di una settimana dedicata ai temi della pace. Nel primo mattino al liceo Galilei di Trento si riuniscono duecento ragazzi provenienti da diverse scuole superiori del Trentino e di altre regioni italiane per la giornata tematica dedicata alla "nonviolenza" nell'ambito della preparazione dell'edizione del cinquantenario della marcia Perugia Assisi. Non vedo da tempo Mao Valpiana, da sempre portavoce del Movimento Nonviolento. Non gli sembra vero che in Trentino, a pochi chilometri dal leghismo profondo della sua terra, ci sia una situazione tanto diversa: basta guardare questa scuola - mi dice - per rendersi conto di essere in un altro mondo. Lui è di Verona e mi racconta che anche in quest'ultima tornata elettorale amministrativa nel voto dei piccoli comuni della provincia non è cambiato nulla. Parla ai ragazzi del messaggio gandhiano del satyagraha, la forza della verità. E mi chiedo quanto le sue parole (o le mie...) riescano ad entrare in comunicazione con la vita di queste giovani persone. O se invece non dovremmo parlare loro dicendo proprio la verità nuda e cruda di quel che gli aspetta, dei tratti di questo tempo, della precarietà e della paura, dell'aggressività che ne viene, della violenza dei rapporti di potere.

Vado in piazza Fiera dove si riuniscono i bambini delle scuole elementari della città nell'ottava edizione di "Trento città per la Pace", un grandissimo arcobaleno realizzato con i colori di ogni scuola, musica, canzoni, testimonianze dei bambini sulla pace. Ne ho seguito da vicino la preparazione perché la mia compagna fa parte del tavolo "Tuttopace" e quanto lavoro tutto questo richieda. Non so se qualcosa resterà nel loro sentire di adulti, ma intanto sui loro volti c'è il sorriso. Danzare e cantare aiuta questi ragazzi a crescere migliori. Vorrebbero che anch'io salissi sul palco con le autorità, ma preferisco girovagare per la piazza, lasciando che sia il sindaco a comunicare con i suoi piccoli concittadini.

Avrò modo nel pomeriggio di parlare fin troppo a lungo. Prima con chi mi intervista sulla storia dei tavoli di cooperazione con i Balcani (mi stupisce che se ne parli già al passato) e poi con gli iscritti al corso di formazione "Si parte... dai territori", promosso nell'ambito delle attività del Centro di formazione alla solidarietà internazionale. Sono una ventina di persone, prevalentemente giovani e donne, ma ormai è sempre così. E' come se gli uomini con i temi della cooperazione e della mondialità non centrassero nulla. Come se il "farsi carico" venisse avvertito solo da una metà del cielo.

Parlo loro di Europa come una diversa chiave per guardare al presente. Di un Mediterraneo come attraversamento di saperi e di conoscenza. Di una contemporaneità che fatichiamo ad interpretare per effetto di strumenti spuntati. Di una cooperazione come modo di stare al mondo. L'incontro dovrebbe durare un paio d'ore che invece diventano tre e proprio nessuna (devo usare il femminile) fa cenno di andarsene. Attente, quaderno in mano, curiose e intelligenti nelle domande.

La riunione del gruppo consiliare che contavo di raggiungere verso le venti alla Malga Brigolina è ormai andata su per il camino. E a questo punto mi spremuto come un limone. Nel vecchio convento degli Agostiniani che ospita il Centro di formazione c'è un'effervescenza di incontri e vedo Jenni, la direttrice, stanchissima ma soddisfatta del lavoro che si sta facendo, tanto che mi accompagna di aula in aula affinché possa rendermene conto. Non so quanta gente conosca questo luogo, o altri analoghi, dove in Trentino s'investe in conoscenza, ma questo è un tratto di diversità straordinario di questa terra, anche se talvolta l'informazione nemmeno se ne accorge. Anche la politica, che pure queste scelte le compie, nel suo svolgersi rituale fatica a sintonizzarsi con questo prezioso lavoro, presa com'è nel rincorrere gli avvenimenti o le proprie autoreferenzialità.

Al "Trentino Folk Festival" che si svolge l'indomani nello stupendo scenario di Castel Beseno ne parlo con Vincenzo Barba che passa la sua esistenza a far danzare la gente, piccoli o grandi  che siano. Ho come l'impressione di essere fra i pochi che lo prendono sul serio, ma non ho dubbi che il linguaggio del corpo rappresenti una pratica formativa contro l'aggressività. E mi sembra che ce ne sia davvero un gran bisogno.

In tarda serata arriva la notizia del discorso di Barack Obama al mondo arabo. Come già due anni e mezzo fa al Cairo, le sue parole sembrano tutt'altro che insignificanti. E quel che dice a proposito della questione palestinese sul diritto ai territori del 1967 come condizione per la pace potrebbe costargli caro. 

martedì, 17 maggio 2011Palestina

Giornata dedicata alla traduzione concreta della recente visita in Palestina nel protocollo d'intesa fra il Trentino e l'Autorità Nazionale Palestinese sullo sviluppo rurale e sul credito.

In primo luogo ci incontriamo alla Federazione trentina della Cooperazione per ragionare attorno al tema di un credito legato al territorio. In Palestina le banche sono essenzialmente private e del mondo arabo, il concetto stesso di banca di territorio non è conosciuto, se non nella diffusa esperienza del microcredito gestito dalle associazioni delle donne palestinesi. E infatti partiremo proprio da qui. I soggetti coinvolti nell'incontro sono la Federazione in rappresentanza della Cassa centrale delle Casse Rurali, la Cassa rurale di Aldeno e Cadine, la Banca Etica e la Sefea (Società europea finanza etica ed alternativa),  la Cassa Padana (una Banca di credito cooperativo della provincia di Brescia), la Provincia autonoma di Trento. Raccontiamo del quadro d'insieme dell'iniziativa e dell'interesse che abbiamo registrato a cominciare dal primo ministro palestinese Fayyad attorno al tema di un credito legato allo sviluppo locale, capace di intercettare tanto i finanziamenti internazionali, quanto le rimesse della diaspora e il risparmio locale.

Due ore dopo ci attendono all'Assessorato all'agricoltura dove attorno al tavolo siedono i rappresentanti della PAT, dell'Istituto Agrario di san Michele all'Adige con il suo presidente, della Cooperazione trentina, dei vignaioli e dei vivaisti. In questa riunione c'è anche l'amico Ali Rashid con il quale stiamo costruendo il protocollo Pat - Anp. C'è da parte di tutti i presenti la disponibilità a lavorare e di essere riferimento per i colleghi palestinesi che saranno in Trentino a metà giugno per uno scambio di esperienze concrete nei diversi settori di articolazione del protocollo. Si discute anche sui prodotti e sul loro mercato internazionale, nella consapevolezza che l'origine (e la qualità) potranno fare la differenza.

Si articola così un piano di lavoro per accogliere la delegazione e predisporre incontri e visite. A coordinare il tutto sarà Gregorio Rigotti, funzionario dell'assessorato e incaricato dal Presidente Dellai per seguire la realizzazione del protocollo.

E' proprio con il presidente che in serata abbiamo l'ultimo colloquio. E' felice di rivedere Ali Rashid dopo la visita in Palestina e lo ringrazia ancora per l'accoglienza ricevuta dalle massime autorità palestinesi. Lo informiamo degli incontri avuti nella giornata, della visita della delegazione tecnica di giugno e parliamo delle modalità di accompagnamento del percorso nei prossimi mesi. E' anche l'occasione per uno scambio di idee attorno a quel che accade nel Mediterraneo e di quel che è emerso nei colloqui dei giorni scorsi fra il presidente Napolitano e i governi israeliano e palestinese.

Ne approfitto per togliermi un sassolino dalla scarpa. Lo scorso anno, in occasione dell'ultima edizione del Festival dell'Economia (ne potete trovare testimonianza in questo stesso diario) proposi al responsabile scientifico del festival Tito Boeri di dedicare l'edizione del 2011 al tema delle relazioni fra l'Europa e il Mediterraneo. Pensate a quale tesoro avremmo fra le mani se mi avessero dato retta: portando a Trento economisti, figure del pensiero e della letteratura, nonché i protagonisti della primavera araba la nostra città sarebbe diventata ancor più al centro dell'attenzione internazionale. Un rimbrotto il mio perché anche il Festival dell'Economia deve saper avere antenne più sensibili sul proprio tempo e non rincorrere gli avvenimenti, come invece avvenne nel non aver saputo prevedere il terremoto finanziario di due anni fa (nel quale peraltro siamo ancora immersi).

Questo senza nulla togliere al valore del festival, occasione straordinaria di incontro e confronto aperto al pubblico su temi complessi come quelli che ogni anno vengono trattati a fine maggio.  E di cui parliamo su "Politica Responsabile" (http://www.politicaresponsabile.it/) con la tesi proposta dalla nuova direttrice responsabile Fausta Slanzi proprio sulla nuova edizione del Festival quest'anno dedicato al tema "I confini della libertà economica".
lunedì, 16 maggio 2011la sala dell\'incontro sui referendum a Mori

In attesa che dal voto nelle elezioni amministrative arrivi quel messaggio che da tempo ci aspettiamo, il Consorzio dei Comuni trentini, la Fondazione Opera Campana dei Caduti e il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani lanciano insieme un loro messaggio di speranza per il futuro: sabato prossimo 21 maggio saranno insieme protagonisti di una camminata per la pace che unirà Trento con il Colle di Miravalle sopra Rovereto. Protagonisti saranno gli amministratori comunali del Trentino, i sindaci e tutti i cittadini che vorranno insieme percorrere a piedi i trenta chilometri che separano piazza Duomo da Maria Dolens, la Campana dei Caduti di tutte le guerre che all'arrivo suonerà a distesa per dire no ad ogni guerra.

L'inedita iniziativa viene presentata questa mattina alla sede del Consiglio delle autonomie locali in questa occasione rappresentata da Alessandro Andreatta, sindaco di Trento, dal presidente del Consiglio Comunale di Trento Renato Pegoretti (da cui nasce lo scorso anno la proposta della camminata), insieme al vicereggente della Fondazione Campana Lorenzo Saiani e dal sottoscritto come presidente del Forum. C'è molta stampa, molte radio e televisioni, forse incuriosite da una proposta un po' diversa di rappresentare le istanze di pace della comunità trentina. E per questa ragione insisto molto sul concetto che la pace si costruisce in primo luogo nella cultura e nei comportamenti, delle istituzioni come delle persone.

L'iniziativa vuole rappresentare un prologo della marcia Perugia Assisi in occasione del suo cinquantenario: il 24 settembre 1961 Aldo Capitini propose uno sguardo diverso sul proprio tempo rovesciando il motto "si vis pacem, para bellum" con un ben più significativo "se vuoi la pace, prepara la pace". Preparare la pace significa realizzare un cambio di passo, ricercare coerenza nei comportamenti, costruire un progetto di sobrietà nell'utilizzo delle risorse, indagare ed elaborare i conflitti, ma anche riflettere prima di parlare, abbassare i toni, camminare nel silenzio. Cercheremo di farlo sabato prossimo, lungo la pista ciclabile che affianca il fiume, camminando nella primavera, ascoltando la primavera del Mediterraneo, con l'intento di capire piuttosto che di bombardare.

Finita la conferenza stampa, al Forum ho l'appuntamento con Francesco Terreri, Maria Grandinson e Giampietro Pizzo di Microfinanza. L'oggetto della nostra conversazione riguarda il "progetto rimesse" che Francesco aveva impostato con il Comune di Rovereto sette anni fa. Ne era uscita una ricerca interessante che monitorava la disponibilità di utilizzare una parte delle rimesse degli immigrati verso le loro terre di origine per finanziare progetti di sviluppo economico locali, ma poi - con il cambio di amministrazione - non se ne fece più nulla. L'idea però è tutt'altro che tramontata e con essa la necessità di costruire relazioni economiche e di scambio fra territori, affiancare così le attività della cooperazione e accompagnare anche progetti di internazionalizzazione delle imprese, tema che affronteremo a breve in Consiglio Provinciale a proposito del Disegno di legge Olivi sugli incentivi.

Lo scambio di idee è molto interessante e ci capiamo al volo: l'obiettivo è fare sistema fra i diversi soggetti che in Trentino hanno potenzialità da mettere in campo, Provincia autonoma, cooperazione internazionale, cooperazione trentina e casse rurali, associazioni migranti, associazioni di volontariato. Ci lasciamo con una fitta agenda di impegni e un nuovo appuntamento durante il Festival dell'economia.

Nel primo pomeriggio, riunione più o meno di routine del Gruppo consiliare provinciale. Arrivano i primi dati del voto amministrativo e subito si ha la sensazione che qualcosa sta cambiando nell'orientamento degli italiani, specie in un nord fino ad oggi occupato dal patto Lega - Berlusconi. Chiamo l'amico Emilio Molinari per avere da lui le prime impressioni e finalmente percepisco che il clima sta cambiando, mi parla di un altro PD che esce dalle urne e della nuova prova che attende gli italiani.

Proprio di questo parliamo a Mori nella serata promossa dal locale circolo del PD del Trentino sui referendum. Con me anche Mirco Elena, acqua e nucleare sono l'oggetto dei nostri interventi. Sala piena e un clima sollevato per le notizie che arrivano in tempo reale sullo scrutinio dei voti. Sarà sui referendum del 12 e 13 giugno che si gioca la prossima partita, questa volta attorno alla capacità di farci portatori di un progetto diverso: acqua e nucleare sono infatti i titoli di un cambio di paradigma che investe il nostro modello di sviluppo. La politica ha una grande occasione per rimettere al centro del proprio agire un progetto di futuro.
venerdì, 13 maggio 2011Città del Messico

Nella stanza dell'alberghetto di Monteverde (quartiere di Roma che mi è famigliare per averci abitato per quasi cinque anni) suona la sveglia alle 5.45. Una doccia e via per una nuova giornata che si annuncia infinita. Il tempo infatti di arrivare a Trento, fare un salto a casa, buttar giù qualche appunto e iniziano gli appuntamenti.

Il primo è con due giovani ragazzi di Firenze che, insieme ad altri, hanno messo in piedi una cooperativa (Lama) per il monitoraggio - valutazione sulle attività di cooperazione internazionale. Sono a Trento per partecipare al Forum "Il Trentino in rete con il mondo" e già che sono qui mi hanno chiesto d'incontrarmi. Hanno letto il nostro "Darsi il tempo", ne condividono i contenuti e vorrebbero portare un loro contributo per rendere migliore questo mondo. Ponendosi professionalmente come struttura di servizio per enti locali, privati, ong. Con quest'ultime - mi confessano - lavorano ben poco, gelose come spesso sono della loro frequente insostenibilità. Effettivamente, l'idea di valutare gli effetti della cooperazione interessa ben pochi, visto che di riconoscere l'inefficacia delle proprie azioni nemmeno se ne parla, neanche i cosiddetti donatori che preferiscono l'ipocrisia di aver realizzato piuttosto di chiedersi a che cosa sia servito.

Entriamo così nel vivo del Forum, che riempie di gente l'aula 16 di Sociologia. Un caldo estivo accompagna i relatori, il saluto del preside Dallago che giustamente pone il tema di come il Trentino ancor oggi fatichi a fare sistema nelle relazioni internazionali, l'introduzione dei lavori del presidente della PAT Lorenzo Dellai che dimostra di aver fatto proprie le idee che abbiamo posto nella "Carta di Trento" per una migliore cooperazione internazionale.

Dopo il suo intervento, quello della rappresentante del Ministero degli Esteri fa proprio cadere le braccia. Funzionari di alto livello, dai quali certo non ci si può aspettare grande innovazione, ma che almeno dovrebbero conoscere la geografia se non proprio la nostra autonomia, il contenzioso fra il Trentino e la Fernesina che ha portato all'impugnativa di alcuni articoli essenziali della legge provinciale sulla cooperazione, lo stato del dibattito sulla cooperazione e la letteratura che ne è uscita. Nulla di tutto ciò. Così l'intervento di Luciano Carrino che per anni è stata l'anima di Unops e ora all'Ocse sembra un gigante, anche se - lo dico nonostante l'amicizia che ci lega - lo trovo un po' stanco e scontato. Ormai la cooperazione internazionale fatica a trovare avvocati difensori, tanto è in crisi e priva di efficacia. Così, a proposito delle legge 49 ormai molto più vecchia dei suoi venticinque anni perché pensata in un mondo che non c'è più, dice che forse è bene che la politica non l'abbia riformata nella sua incapacità di leggere i cambiamenti del nostro tempo. Mi aspetterei a questo punto indicazioni e parole in grado di scuotere le anime belle che pure affollano la sala di Sociologia e i loro container carichi di carità più o meno pelosa, ma invece si rimane sul piano del metodo, invocando un manifesto per una nuova cooperazione che superi la distanza fra gli obiettivi del millennio e una realtà che nemmeno li sfiora. Anche Massimo Toschi, assessore toscano che pure conosce la materia, non va molto oltre il descrivere la diffusa incapacità di leggere quel che accade nel Mediterraneo ed affermare che occorre un cambio di passo. Giustissimo, ma provare a dire qualcosa di merito è chiedere troppo?

Mi danno cinque minuti e provo a farlo, indicando qualche tratto di quel cambio di paradigma che s'invoca per la cooperazione, qui come altrove. Anche in Trentino, certamente, perché nello smarrimento generale, la logica dell'aiuto ancora motiva le persone. Provo a ripetere che la cooperazione decentrata non esprime niente di nuovo (sono quindici anni che lo vado dicendo); che bisogna superare la logica dei donatori e dei beneficiari; che la cooperazione dovrebbe osservare e capire prima di fare, costruire relazioni durevoli piuttosto che progetti; che dovremmo investire sulla conoscenza e su processi di riappropriazione della ricchezza dei territori da parte delle comunità locali piuttosto che rincorrere quella povertà che vediamo a migliaia di chilometri di distanza e non sappiamo riconoscere sotto casa; che in mondo interdipendente la cooperazione dovrebbe fornirci uno sguardo curioso per abitare un mondo sempre più interdipendente. L'applauso è forte ma gli interventi che seguono mi portano a dire che c'è davvero molto da lavorare. E così, in una brevissima replica a chi ancora parla di "insegnare a pescare" provo a dire che la resistenza al cambiamento sta qui, nel nostro mondo che in realtà non intende affatto mettersi in gioco sul serio, perché farlo vorrebbe dire interrogarsi su un modello di sviluppo che rappresenta il primo fattore di esclusione per milioni di persone.

Dalle pacche sulle spalle, ho la sensazione di aver toccato molti nervi scoperti. Staremo a vedere. Me ne vado con la sensazione che il paese legale (o almeno una sua parte) sia spesso più avanti del paese reale.

La giornata non è ancora finita. Mi aspettano a Brentonico per una serata sui referendum. Una quarantina di persone in sala, molta attenzione. Angelo Giovanazzi, medico del lavoro che conosco da anni, mi affianca in una serata nella quale vengono sviscerati i temi dell'acqua e del nucleare. C'è fra noi una lunghezza d'onda comune e ne esce una serata interessante, con molte domande e anche con l'impegno dei presenti di darsi da fare per portare la gente al voto il prossimo 12 e 13 giugno. Parlare di questi temi è importante perché rappresenta l'occasione per interrogarsi sul futuro che stiamo confezionando alle generazioni a venire. E sulla necessità, come vediamo ricorrente in ogni ambito programmatico, di un scarto di pensiero che anche qui s'impone.

Quando arrivo a casa è quasi l'una di notte.
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giovedì, 12 maggio 2011Alhambra

Roma, quartiere Ostiense, libreria "Le storie". Qui, ormai da tre anni, si tiene una scuola di formazione politica dedicata a Danilo Dolci. E' animata da un vecchio amico, Silvano Falocco, persona di particolare sensibilità che mi è capitato di re-incontrare dopo un sacco di anni scoprendo sintonie profonde. E così, più o meno per caso, sono anch'io entrato a far parte del loro percorso, per scambiare sguardi, proporre visioni, raccontare storie.

I lettori più affezionati di questo blog ricorderanno che il mio esordio con la scuola politica "Danilo Dolci" fu attraverso un titolo provocatorio, "Quel criminale che alberga in ciascuno di noi" , in cui parlai della mia esperienza nel cuore dei conflitti balcanici e della banalità del male. L'anno successivo mi chiesero di dedicare la nostra conversazione alla politica, per indagare un pensiero e gli elementi di una sintesi culturale che i luoghi della politica faticano ad interpretare. Parlammo di Europa come possibile tratto di identità, che pure non riesce a trovare cittadinanza nel dibattito politico (come del resto anche nel sentire diffuso) di questo paese. In entrambe le occasioni, le persone che affollavano la libreria "Le storie" si stupivano di un punto di vista piuttosto originale, talvolta provocatorio  eppure percepito come interessante ed in qualche modo praticabile. Parlare della guerra senza cercare nemici, oppure di territori e di federalismo europeo in una città simbolo del centralismo, trovando un ascolto attento e curioso, devo ammettere che risultava interessante e stimolante anche per me.

Quando lo scorso anno Silvano mi ha chiamato per invitarmi alla terza edizione, gli ho proposto un tema che, alla luce degli avvenimenti, oggi risulta quanto meno una fortunata coincidenza: parliamo di "cittadinanza euro mediterranea" gli proposi, attraverso qualche dettaglio della storia poco o per nulla conosciuto. Nessuna sfera di cristallo, semplicemente la curiosità, la necessità - come scrivo spesso - di annusare l'aria e di indagare uno "scontro di civiltà" costruito ad arte, il bisogno di andare all'origine della paura e dell'aggressività a difesa di quel poco o tanto che si ha. E così, come vi dicevo a proposito dell'attività del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, il trovarsi sul pezzo, sulla lunghezza d'onda del tempo. Che poi riguarda la capacità o meno della politica (e più in generale dell'agire collettivo) di non rincorrere gli avvenimenti o le emergenze, di non mutuare la propria agenda dai titoli dei giornali, ma di avere un proprio profilo autonomo.

In questo caldo pomeriggio romano parliamo di quel che di straordinariamente interessante sta accadendo nel Mediterraneo con la rivoluzione dei gelsomini. Silvano ha appena finito di leggere su mio consiglio "L'infelicità araba" ed è incredibilmente stupito di come il pensiero di Samir Kassir avesse anticipato tutto già nel 2004 quando si propose di scrivere un manifesto che pensava come l'inizio di un nuovo percorso e che invece risultò il suo testamento politico, vittima lui stesso di quel vittimismo che del terrorismo (e del rancore) costituiva uno dei tratti essenziali. Affido le mie considerazioni a dei racconti che poi corrispondono alle storie dell'Europa e del Mediterraneo sulle quali sto lavorando, nel cuore dell'Europa che non c'è, nella Mezzaluna fertile del Mediterraneo, nel cercare di dare alla politica un profilo non banale.

Le persone che mi stanno ad ascoltare sono un piccolo spaccato immagino trasversale della sinistra di questa città, persone che so impegnate ciascuno secondo le proprie sensibilità ed esigenti, accomunate cioè dal desiderio di andare oltre quel che c'è. L'applauso che ne viene mi dice che non si sono pentiti di avermi invitato per la terza volta. A differenza delle occasioni precedenti, mi sono organizzato per trascorrere la serata con loro. Andiamo a cena al "Biondo Tevere", luogo storico e popolare di una Roma di cui non sempre riesci a trovar traccia e forse non casualmente l'osteria dell'ultima cena di Pier Paolo Pasolini prima di essere assassinato. Qui non ci sono turisti, i tavoli sono rumorosi, gruppi di anziani e di giovani trovano qualcosa da festeggiare. Anche il Tevere che scorre accanto ti appare lento a dispetto di una città che ha smarrito il suo tempo disteso. Enrico Fontana sfodera dal cappello il numero zero di "Paese Sera", storica testata romana che riprende ad uscire in una doppia veste, on line e mensile. Quel collettivo che ruota attorno alla scuola di formazione politica Danilo Dolci prova a dare un colpo. L'impresa è coraggiosa.

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mercoledì, 11 maggio 2011l\'arancia blu

L'assemblea del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani rappresenta un complesso di realtà molto diverse fra loro, associazioni di volontariato, istituzioni di ricerca, musei storici, università, fondazioni, il Consorzio dei Comuni trentini e il Consiglio Provinciale. Un istituzione unica nel suo genere in Italia, che quest'anno compie vent'anni di vita. Era infatti il 10 giugno 1991 quando il Consiglio provinciale approvò la legge istitutiva, in un contesto di profonde trasformazioni ma anche di civiltà politica.

Ne parliamo in assemblea per confrontarci su quali potrebbero essere le modalità di "celebrare" questo compleanno: propongo di farne un'occasione non solo di bilancio ma anche di riflessione sulla capacità di trasferire nell'azione istituzionale e di governo la cultura della pace. Apriremo nei prossimi giorni sul sito del forum (www.forumpace.it) il confronto sul ruolo avuto dal Forum in questi anni, affinché il prossimo 10 giugno diventi un momento di pensiero piuttosto che auto celebrativo, che coinvolga la politica come il mondo associativo. Parte di questa riflessione su pace e politica sarà anche il viaggio a Ventotene per ricordare e vivificare il messaggio che nel 1941 i confinati dal fascismo vollero inviare all'Europa. Avevamo proposto in un primo momento che fosse il Consiglio provinciale in prima persona a farlo, ma abbiamo dovuto prendere atto che, per il livello di degrado del confronto politico (e di ignoranza), anche questa proposta di alto profilo stava diventando motivo di sterile polemica. Decidiamo allora che sarà il Forum a promuovere il viaggio e l'omaggio che in questa circostanza proporremo al Manifesto di Ventotene, quale straordinaria proposta di pace.

L'Assemblea, molto partecipata, è anche l'occasione per fare il punto sul percorso "Cittadinanza Euromediterranea" arrivato a metà del suo svolgimento. Stare sul tempo non è scontato, più semplice rincorrere quel che accade. In questo caso, siamo sugli avvenimenti che stanno letteralmente cambiando il Mediterraneo. C'è da parte di tutti i presenti un riconoscere l'efficacia della proposta e, insieme, anche del metodo di coinvolgimento delle associazioni e delle istituzioni del Forum in un'azione comune che ha già coinvolto non meno di quaranta realtà. Un fare rete importante, che apre una pagina del tutto nuova nell'agire del Forum. Fitto il programma di iniziative a maggio e nei mesi successivi.

Vengono presentate le nuove associazioni che hanno recentemente aderito al Forum, otto realtà piccole e grandi, come la Federazione trentina della Cooperazione. E il significato di questa adesione credo non sfugga a nessuno, proprio nell'obiettivo di aprire l'impegno per la pace e i diritti umani ad un mondo più ampio di quel che il pacifismo può rappresentare.

In questa direzione va proprio il lavoro che stiamo facendo sulla Palestina. L'indomani (martedì) ci incontriamo di buon ora presso l'assessorato all'agricoltura per un primo momento di verifica degli impegni assunti dalla delegazione trentina che recentemente si è recata in quella regione. L'esito è stato molto positivo, i presenti all'incontro molto motivati.

Fra le mille cose che ho in ballo, la riunione del Consiglio Regionale scorre nella sua ordinaria inutilità, rappresenta solo un obbligo formale. Finito il quale ho l'incontro del gruppo di lavoro con il quale si sta elaborando il Disegno di Legge sul software libero: abbiamo sostanzialmente conclusa la fase elaborativa, il testo è pressoché pronto, ora si tratta di condividerlo nel gruppo consiliare e nella maggioranza. So già che non saranno passaggi facili, sicuramente il secondo, per la complessità della migrazione dal software proprietario a quello libero, per le resistenze che s'incontreranno, per il conservatorismo dell'apparato con il quale dovremmo fare i conti.

Ma il progetto è  di grande valore, tanto sul piano politico culturale, quanto su quello economico. Una stima dei costi che la PAT sostiene per diritti sulle licenze proprietarie e dintorni corrisponde ad un ammontare molto elevato se pensiamo che solo l'azienda sanitaria provinciale spende in diritti proprietari più di un milione di euro ogni anno, che la scuola va anche oltre e che un dato complessivo non ce l'abbiamo ma si può stimare in almeno 5/6 milioni di euro annui. Una partita complessa, l'esito incerto.

Il giorno successivo, mercoledì, è più tranquillo. Annullata la Commissione regionale, il mattino si libera e lo utilizzo per preparare la conversazione prevista il giorno dopo a Roma, nell'ambito della Scuola di formazione politica dedicata a Danilo Dolci. Pomeriggio in ufficio e poi a Rovereto con Pace per Gerusalemme, per l'assemblea annuale. Alle 8 di sera me ne devo andare perché mi aspettano a Lavis dove è prevista una serata dedicata al tema della privatizzazione dei servizi idrici. La sala è affollata, ma noto l'assenza del gruppo dei giovani che avevano aderito al PD del Trentino e che poi se ne sono allontanati. Non si tratta di una serata di propaganda elettorale, le domande e le osservazioni che vengono poste tutt'altro che scontate. Anche perché i quesiti referendari investono temi che richiedono uno scarto di pensiero che ancora non c'è stato: la cultura del limite, la critica dello sviluppo illimitato, la domanda relativa a fin dove è lecito spingere la ricerca, specie quando questa viene finalizzata al profitto di pochi o alle strategie militari. Temi con i quali la cultura prometeica della sinistra deve ancora in buona parte fare i conti. Del resto il PD era nato anche per questo ed è davvero un peccato che Massimiliano e gli altri (il gruppo che faceva riferimento ad Impronte) questa sera non ci siano.

lunedì, 9 maggio 2011Sarajevo, cimiteri

Fra gli impegni di oggi l'incontro forse più impegnativo è quello che ho nel pomeriggio allo Studio d'arte Andromeda con un gruppo di ragazzi che frequentano un percorso formativo sulla grafica umoristica. Toti Buratti, da sempre anima dell'Andromeda, mi chiede di parlare ai ragazzi dei temi della pace a partire dalla poesia di John Donne che apriva il romanzo di Ernest Hemingway "Per chi suona la campana":

"Nessun uomo è un'isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
suona per te".

Lo spunto potrebbe partire dalle cose più diverse, l'uccisione di Osama bin Laden come le molte "vittime per caso" dei bombardamenti "intelligenti" ai quali partecipa con fervore democratico anche il nostro paese. Ma non vorrei assecondare una visione manichea, come se il mondo fosse diviso in buoni e cattivi. Voglio invece parlare loro di "banalità del male" e di "felicità della guerra". Temi complessi, che richiederebbero un lavoro di approfondimento che oggi forse non è possibile. Così decido di affidare ad un piccolo racconto questi concetti. Racconto che recita pressappoco così...

"E' la storia di un giovane poco più che ventenne, nato in un paese bello e ricco di biodiversità, grande come l'Italia ma con la metà degli abitanti, dove la gente vive abbastanza bene, non ci sono grandi ricchezze ma nemmeno situazioni acute di povertà. Il diritto allo studio è garantito, c'è una forte attenzione verso la cultura, in ogni famiglia si insegna la musica, i giovani parlano più di una lingua. C'è anche un forte orgoglio verso il proprio paese, forgiato in una dura guerra di resistenza al nazifascismo che forse non ha avuto pari in Europa. E dalla quale prende spunto l'organizzazione della difesa popolare e territoriale per cui è il popolo ad essere in armi. Vengono pure dal Vietnam per studiarne l'efficacia. Sul piano politico, la strada imboccata dal tuo paese rappresenta un'esperienza originale guardata con interesse da ogni parte. Tanto da collocarsi alla testa di un sistema che vede l'adesione di oltre 125 stati, il movimento dei "non allineati". Il tuo paese comprende gruppi nazionali diversi, ma la lingua è comune a quasi tutte queste nazionalità e nei discorsi ufficiali si sente parlare di unità e di fratellanza. I luoghi di culto non sono granché frequentati, la cultura religiosa riguarda piuttosto l'identità famigliare che non quella nazionale. Ad ogni buon conto, tutti fanno le feste, religiose o laiche che siano, di tutti. Ad un certo punto tutto questo comincia a scricchiolare. Qualcuno comincia a dire che è stufo del fatto che quelli del sud vivano alle spalle del nord. Riprendono vigore vecchie storie, racconti che tu fatichi a credere ma i tuoi nonni contano più della storiografia di stato ed entrano nel tuo immaginario. Così, poco a poco, quelli che fino a ieri erano i tuoi vicini, diventano "gli altri". Inizia la disintegrazione, spinte che vengono da dentro e da fuori si avvertono sempre più forti. Ci sono anche delle apparizioni, come regolarmente avviene nei momenti di crisi. Poi cade il muro, e finisce una storia. Inizia una guerra e nemmeno te ne sei accorto, tanto ritieni remoto che ciò possa accedere. Qualcuno ne parla, descrive episodi terribili... ma tu dici: no, qui non è possibile. E ti trovi nel gorgo. Chi è più accorto fa le valigie. I più pensano che passerà in fretta...  In questo paese, orgoglioso della propria difesa popolare che l'ha salvato dall'ingerenza staliniana, non c'è di certo il diritto all'obiezione di coscienza e così ti ritrovi militare. Il problema è che sparano sul serio. Muore un tuo amico, poi un altro... chiami a casa e ti raccontano che "gli altri" hanno sgozzato questo o quello. Gli apprendisti stregoni della propaganda nazionalista sono entrati in azione, sanno toccare le corde di lontani conflitti mai elaborati, e la spirale ti tira giù. Un giorno ti inviano in un piccolo paesino, di cui non sai nemmeno l'esistenza. In una vecchia fattoria statale hanno ammassato della gente, uomini dai 14 ai 70 anni, e ti ordinano di sparare su quelle persone. Tu provi a dire al tuo superiore se si rende conto di quel che ti chiedono di fare e in tutta risposta ti senti rispondere che se non sei d'accordo ti puoi mettere dall'altra parte, che faranno fuori anche te. La paura prende il sopravvento, chiudi gli occhi e spari. In un mattino d'estate più di mille persone cadono sotto il fuoco di cinque soldati, che alla fine della mattinata si sentiranno "stanchi di uccidere". E così, senza nemmeno rendertene conto, sei diventato un mostro, un criminale. Ti viene il vomito, non dormi più, hai bisogno di qualcosa che ti faccia reggere in piedi: in questi casi l'alcool e la droga pesante non mancano mai. La Patria ti assolve, il perverso nemico ti motiva, la propaganda ti porta a considerare quelli che prima erano tuoi fratelli come infedeli. Sei un duro, in realtà alla propaganda del regime non hai mai creduto, molto di più nel denaro e nel machismo. Con il kalashnikov in mano e l'adrenalina al massimo ti senti onnipotente. E' il delirio del "cerchio magico", all'interno del quale scompare ogni forma di inibizione e nel quale ogni comportamento, pure lo stupro, è legittimo. Il branco diviene la tua intima comunità".

Provo a descrivere così, con il racconto di uno dei tanti giovani che si sono trovati nel gorgo di una guerra alle porte di casa, la banalità del male e la felicità della guerra. Non so se riesco a farmi comprendere da questi ragazzi. Mi guardano quasi con stupore, come se avessi toccato corde mai toccate. Forse perché non pensavano che la guerra potesse riguardarli così da vicino, perché non stiamo parlando di massimi sistemi o di colpe altrui. Non so come potranno trasformare queste immagini in disegno. Solitamente sono esuberanti, oggi - mi dice Toti - li vedo pensosi.

Il resto della giornata se ne va fra incontri, riunioni, commissioni. Da ultimo l'assemblea del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Gli argomenti sono molti, ne parlerò domani.

sabato, 7 maggio 2011l\'Agritur Malga Canali

Mi scuso con i lettori, ma proprio non c'è stato il tempo in questi giorni per scrivere il diario. Quindi proverò a fare una sintesi delle cose più interessanti di questi ultimi tre giorni. Cominciando dall'evento più significativo, lo sciopero generale proclamato a livello nazionale dalla Cgil contro la politica del governo Berlusconi che ha avuto una buona adesione anche in Trentino. In piazza Duomo a Trento sembra in un primo momento che vi sia poca gente. Ma con il passare dei minuti il corteo in partenza s'ingrossa e diventa una delle manifestazioni più partecipate degli ultimi tempi.

Nostalgia? Incazzatura? Desiderio di futuro? Non so quale di questi sentimenti prevalga nella motivazione per essere qui. Penso fra me che, nelle modalità e prima ancora nei contenuti, quello dello sciopero sia uno strumento ormai spuntato. E ciò nonostante, se più di tremila persone sono a manifestare per le strade, l'attenzione è dovuta ed è giusto essere qui, ad ascoltare e cercare di capire. Mi guardo intorno e fatico a trovare qualche altro consigliere provinciale. Vedo Mattia Civico, ma rimane per poco e se ne va. Non che la presenza politica non ci sia, i simboli della sinistra radicale non mancano - più bandiere che adesioni si potrebbe dire - ma colgo una distanza fra questo grido di dolore e le istituzioni.

Il carattere non unitario dello sciopero, al di là della positiva partecipazione, pesa... eccome. La divisione fra le organizzazioni sindacali si riverbera anche in Trentino, più nel cercare un proprio spazio e nell'atteggiamento verso il governo dell'autonomia che nel giudizio sull'azione del governo italiano. E' una situazione strana quella trentina, quasi rovesciata rispetto al contesto nazionale. Che ha portato in questi anni la Cgil ad avere un profilo di dialogo verso il governo provinciale, a fronte degli altri sindacati che hanno invece accentuato una conflittualità di categoria a discapito di un approccio di natura confederale.

Nel suo ultimo congresso la Cgil del Trentino, ne abbiamo parlato in questo blog, ha scelto una strada di stimolo positivo verso il governo provinciale, accettando la sfida dell'autonomia come terreno avanzato di confronto. Una scelta politica interessante e che condivido, ma che un po' fatica ad affermarsi perché richiede un salto di pensiero che non sempre trova riscontro nel sindacato reale, in una cultura politica talvolta residuale, nei corporativismi e nella logica della difesa del particolare. Un quadro che si riflette sulla piazza e che degenera in una contestazione ai più incomprensibile verso il segretario Paolo Burli da parte degli esponenti di un paio di categorie, trasporti e commercio, che già nel congresso di un anno fa si erano collocati su posizioni di radicale contestazione. Contestazioni che trovano spazio nei cortocircuiti ideologici di aree politiche o di gruppi dell'antagonismo sempre uguali a se stessi.

C'è preoccupazione e amarezza nei dirigenti della Cgil, per un profilo difficile e talvolta incompreso, per una mobilitazione costata fatica e risorse e che rischia di essere vanificata dall'arroganza di pochi. Decido di scriverne, affinché la politica si metta in dialogo sulle cose vere come la crescente condizione di precarietà che investe la condizione giovanile che era al centro della mobilitazione di questi giorni e rispetto alla quale la politica dovrebbe avere più capacità di proposta innovativa.

Il fatto è che invece la politica appare distratta e distante, più attenta a rispondere alle paure che in grado di proporsi come fattore di coesione sociale, più sensibile ai destini personali e al presidiare territori ideologici che alla ricerca di quel che unisce.

Forme degenerative. E' così che giovedì scorso in Consiglio provinciale  una mozione della destra sul "diario europeo" rivolto alle scuole e colpevole di aver tralasciato alcune importanti ricorrenze cristiane si manifesta come terreno di disputa ideologica dei "nuovi crociati". Chiusi ed ignoranti, ma capaci di far breccia (per paura di perdere consenso) nella nostra maggioranza, a testimonianza di una debolezza culturale insostenibile e di cui dovremmo preoccuparci.

Continuano gli incontri sull'acqua come bene comune. Giovedì sera è stata la volta di Mezzocorona, la settimana prossima di Lavis e Trento. Sono serate importanti, perché parlare dell'acqua significa affrontare temi di fondo come la questione dello sviluppo, il concetto di sostenibilità e di limite. Certo, anche delle proposte che abbiamo messo in campo sul piano amministrativo nella valorizzazione delle prerogative dell'autonomia, ma di politica in senso pieno, ovvero del nostro approccio con l'utilizzo delle risorse, del futuro del pianeta, dei conflitti che ne vengono. Nel centro rotaliano, nonostante la concomitanza con altri eventi, c'è un bel gruppo di persone che seguono con attenzione il mio intervento, pongono domande, esprimono voglia di buona politica. E io non mi tiro indietro, quasi considerando queste occasioni di confronto come serate di formazione politica.

Sabato mattina, infine, sono in Primiero. La Val Canali è una delle zone più belle del Trentino, specie se baciata da una giornata spettacolare come quella di ieri. Sono qui per l'incontro sugli Ecomusei, nell'ambito del progetto Seenet 2 che si propone di valorizzare l'ambiente e le vocazioni turistiche della regione balcanica. Ospite del Trentino una delegazione di amministratori provenienti dalla Serbia e dal Montenegro. Fra loro l'amico Lazar che non vedo da un sacco di tempo. Con noi i rappresentanti della Comunità di Valle, i responsabili del Parco Paeveggio - Pale di San Martino, i sindaci di Tonadico e di Siror. Sguardi che s'incrociano, la mia nostalgia per quelle terre e per quella lingua (l'unica che sento famigliare), una cooperazione che ti aiuta a stare al mondo.

Ci portano a pranzo all'agritur Malga Canali, un ambiente curato, una calda accoglienza della signora Maria Giovanna, un cibo ottimo in uno scenario spettacolare. E' davvero un peccato dover lasciare questo luogo e queste persone dove mi prometto di ritornare. A Trento arrivo in tempo per l'inaugurazione della nuova bottega di Mandacarù, un altro segno di civiltà per una città che continua ostinatamente ad essere diversa. So bene però che in questo sabato pomeriggio c'è anche un'altra umanità che affolla i centri commerciali delle nostre periferie. Richiederebbe attenzione e parole che ci aiutino a comunicare.

mercoledì, 4 maggio 2011terra malata

Giornata intensa di incontri e di impegni istituzionali. Si inizia con il Consiglio provinciale, sessione dedicata allo svolgimento di interrogazioni e mozioni. Fra queste quella che ho presentato relativa alla Val di Fumo, una delle valli più intonse del Trentino, in primavera "un grande giardino fiorito" come la descrive la Sat. Nelle scorse settimane alcuni dei comuni lombardi della Val Camonica avevano avanzato l'ipotesi della realizzazione di una strada di collegamento con la Val di Fumo e quindi era necessario verificare le intenzioni del governo trentino a questo proposito. La parole di Alberto Pacher sono rassicuranti e intanto va bene così.

In mattinata ci vediamo con l'assessore Beltrami e i responsabili di Osservatorio Balcani e Caucaso per parlare delle attività in corso e di come rendere questo straordinario lavoro alla portata della nostra comunità, valorizzando le connessioni di cui ieri parlavo in questa rubrica nella nostra capacità di abitare il presente. Mi rendo conto che è come viaggiare sulla luna, che tanto la politica e forse ancor più la società fatichino a stare al passo, rincorrendo gli avvenimenti e dunque subendoli irrimediabilmente.

Il dibattito che l'indomani si svilupperà sul "diario" che la Commissione Europea ha realizzato per le scuole della UE, sarà la precisa testimonianza dello iato che ormai si fa sempre più profondo fra la cultura e la rappresentazione politica anche in una realtà che si distingue per la sua diversità e coesione sociale. Pongo il tema ai capigruppo della maggioranza: non ci si può dividere ogni volta che la destra presenta una mozione su nodi che riguardano un approccio culturale come ad esempio quello dell'identità europea. Eppure la fragilità della maggioranza sui nodi culturali è tale che anche la comunicazione del Presidente sulla questione "emergenza immigrazione" si evidenzia una atteggiamento sostanzialmente difensivo, senza avere il coraggio di dire che l'emergenza è stata creata ad arte per spaventare.

Si pone un problema di formazione all'interdipendenza. E di questo parliamo con Fabio Pipinato a proposito del ruolo che deve svolgere il Centro di formazione alla solidarietà internazionale. Il passaggio è delicato, così come la sfida da affrontare.

Nel primo pomeriggio mi incontro con l'assessore Mellarini e con Gregorio Rigotti, il funzionario dell'assessorato all'agricoltura incaricato di seguire la realizzazione del protocollo fra il Trentino e la Palestina. Ci accordiamo per definire il programma di lavoro alla luce degli impegni assunti con la delegazione che nei giorni scorsi ha visitato la mezzaluna fertile del Mediterraneo. Tante le idee, da trasformare in proposte di relazione. Cose impensabili, sia chiaro, se avessimo a che fare con un'amministrazione di segno diverso. 

Incontro di seguito un esule iraniano con il quale in questi mesi abbiamo intessuto una positiva relazione. Ha un progetto di diplomazia dal basso verso il Mediterraneo da sottopormi, ma la politica estera della PAT non è esattamente di mia competenza.

La giornata si conclude a San Michele all'Adige dove si svolge una serata dedicata al tema della privatizzazione del servizio idrico e del relativo referendum. La sala è piena di gente e per un piccolo centro è sicuramente un fatto positivo. C'è molta attenzione per l'argomento in sé ma anche per la cornice culturale nella quale considerare il tema dell'acqua, la questione del limite nel rapporto con l'utilizzo delle risorse. Molte le domande e si sviluppa una discussione che investe i nodi di fondo del nostro modello di sviluppo. E' davvero importante che la gente il 12 e 13 giugno si rechi alle urne per i referendum ma è altrettanto importante che questa sia un'occasione per porsi domande alte sul nostro tempo. Un forte applauso accompagna la chiusura dell'incontro.

martedì, 3 maggio 2011Andrea Pazienza

Come passare in poche ore dalle grandi questioni internazionali alle questioni della nostra piccola comunità. E' un po' questa la sensazione che vivo tornando in Trentino, le immagini di un mondo lacerato ancora impresse negli occhi e quelle di un territorio dove - nonostante il villaggio globale - ancora tiene la coesione sociale.

Eppure considero vitale la connessione fra il Trentino e il contesto globale, condizione essenziale per "stare al mondo". Non c'è ambito nel quale le connessioni glocali non siano all'ordine del giorno e per questo dovremmo rifocalizzare il nostro sguardo politico, sociale, amministrativo. Non si va in Palestina o in qualsiasi altra parte del pianeta per aiutare ma per aiutarsi a comprendere quel che accade e per osservare da una diversa angolatura la propria stessa realtà. Il che non significa escludere forme di sostegno anche materiale, ben sapendo che in assenza di un rapporto non casuale e di conoscenza dei territori anche l'aiuto può risultare negativo.

Quel che abbiamo costruito con la delegazione in Palestina nei giorni scorsi va esattamente in questa direzione, tantoché proprio di questo approccio (condiviso) abbiamo discusso nell'incontro finale della nostra visita.

Abbiamo un grande bisogno di visione, di non fermarsi al particolare e al "proprio giardino", di rimotivazione delle persone, proprio a partire da un approccio curioso verso quel che ci circonda, come pratica di apprendimento permanente e di stare al passo con i processi di cambiamento. Tema che affronteremo nei prossimi mesi quando affronteremo (in Consiglio e non solo) le proposte di legge relative all'apprendimento informale o sulla cooperazione internazionale.

Non ho neanche il tempo di mettere giù le valigie che iniziano i lavori della Terza Commissione Legislativa dedicata alla trattazione dei Disegni di legge sulla Protezione Civile. La riforma del sistema di protezione civile in Trentino è un passaggio importante che tocca uno dei tratti che fanno diversa questa terra: il volontariato, la partecipazione, la coesione sociale. Mettere a sistema un mondo che coinvolge migliaia di volontari, non è cosa facile e non riguarda solo l'efficienza degli interventi, pure decisiva. Investe la cultura del territorio, la sua cura preventiva, l'approccio verso la montagna, la formazione e la conoscenza dei territori nei quali si è chiamati ad intervenire.

Il Disegno di Legge presentato dalla Giunta provinciale, che recepisce altre proposte di legge provenienti dalla maggioranza (quella Zeni - Bombarda sulla prevenzione dalle valanghe e cultura della montagna e quella Depaoli sempre sulla sicurezza in montagna), in tarda serata viene votato a maggioranza in Commissione, mentre sono respinti i DDL della Lega e del consigliere Giovanazzi.

Finalmente a casa. Lo sguardo sulle cose del mondo non è altra cosa dal piacere di tornare nel proprio nido.

lunedì, 2 maggio 2011L\'antica chiesa di Santa Barbara ad Aboud

L'ultimo giorno della nostra visita in Palestina lo dedichiamo ad un momento di sintesi di quel che abbiamo discusso e deciso nei giorni precedenti. Sono le 7 del mattino quando arriva la notizia dell'uccisione di Osama bin Laden. Nella hall dell'hotel di Ramallah che ospita la nostra delegazione, com'è ovvio c'è molta attenzione, ma l'impressione che ricavo dai commenti e dagli sguardi che intercetto è che questo personaggio non alberga  di certo nei cuori dei palestinesi.

Al Ministero dell'Agricoltura abbiamo programmato di primo mattino un tavolo di lavoro con i rappresentanti del mondo della cooperazione, con l'associazione delle donne che organizzano il microcredito, con gli imprenditori che si occupano della trasformazione dei prodotti agricoli. Insieme a noi, a coordinare l'incontro, il Ministro Daiq in persona, segno che a quel che stiamo facendo ci crede, eccome.

Il confronto avvenuto nei giorni scorsi, l'interesse dimostrato dal Primo ministro dell'ANP, le proposte emerse, fanno sì che la road map verso un protocollo sullo sviluppo rurale fra il Trentino e la Palestina sia ormai sul binario giusto. Così dopo un'intera mattinata di lavoro ci lasciamo con una attesa forte e reciproca. Si è creata fra noi un'intesa umana oltre che politica, che il Ministro Daiq coglie perfettamente ed esplicita nel suo intervento finale. Così, nel congedarci, c'è qualcosa di più di un caloroso arrivederci. E una dichiarazione importante: Ali Rashid sarà il referente del Ministero per i rapporti con la cooperazione e la FAO a Roma.

Ritorniamo verso Gerusalemme con un'ora di ritardo sulla nostra tabella di marcia, ma ciò nonostante riusciamo a tener fede anche all'ultimo appuntamento di questo tour de force, quello con il nuovo responsabile della cooperazione italiana in Palestina. Silvano Tabbò si è insediato da solo pochi giorni qui a Gerusalemme, proveniente da Sarajevo dove peraltro è stato per un breve periodo. Gli raccontiamo quel che abbiamo fatto, quali sono gli accordi presi e ci dice che cercheranno di accompagnare il nostro lavoro anche sintonizzando i finanziamenti della cooperazione italiana dedicati allo sviluppo rurale sulle iniziative della comunità trentina. Staremo a vedere quel che accade. Tareq, che in tutti questi giorni ci ha accompagnati e che ha curato insieme ad Ali l'organizzazione degli incontri, lavora a stretto contatto con il responsabile dell'UTL  e quindi contiamo sulla collaborazione che ne può venire.

A questo punto la nostra missione è conclusa e prendiamo strade diverse. Noi verso l'aeroporto di Tel Aviv, Ali verso la Giordania. Tareq invece rimane qui, anch'egli fiducioso che quel che abbiamo messo in cantiere produrrà risultati positivi. Arriviamo all'areoporto "Ben Gurion" ed inizia un labirinto che fa perdere la pazienza anche alle persone più miti. Perché nonostante siamo arrivati con tre ore di anticipo sull'orario di partenza, rischiamo di perdere il volo di ritorno. Alla sicurezza dell'aeroporto lavorano migliaia di giovani, una diseconomia spaventosa. Una giovane ragazza addetta ai controlli preliminari ci chiede dove siamo stati, dove abbiamo alloggiato, quel che abbiamo fatto... Non abbiamo ovviamente nulla da nascondere, ma rimaniamo riservati sulla natura della nostra visita per evitare lungaggini, ma quando le diciamo che abbiamo soggiornato sempre a Ramallah ci rivolge uno sguardo torvo e una domanda insistente: perché Ramallah?

Proprio non riesce a capire come si possa venire nel suo paese per andare nella città che - grazie al sequestro di Gerusalemme - è diventata la capitale dei loro nemici. L'ossessione della sicurezza appassisce la giovinezza di questi ragazzi. Esterno ai miei compagni di viaggio la preoccupazione per un popolo che vive introiettando la paura e il filo spinato.

Dopo aver sottoposto i nostri bagagli a mille controlli, dopo file estenuanti, vecchiette che si spintonano per avanzare nella fila, arriviamo di corsa ad imbarco già iniziato. Poi però l'aereo non parte se non con un'ora di ritardo. Non più di tanto, si potrebbe dire, ma sufficiente a non farci arrivare in tempo a Roma per la coincidenza  su Verona. In realtà il nostro aereo non sarebbe ancora decollato, ma l'Alitalia preferisce farci perdere una giornata, creare disagio e poi il taxi,  l'albergo, nemmeno un ricambio ed uno spazzolino visto che i bagagli sono già stati dirottati nelle viscere di questo mostro che di giorno si riempie di gente indaffarata ma che a quest'ora della sera, come d'improvviso, si svuota. Questo non è un servizio, non c'è buon senso e nonostante le proteste mie e di tante altre persone nella medesima situazione, ci fanno andare a dormire in un "non luogo" di Ostia che certo non rimarrà nei miei ricordi.
domenica, 1 maggio 2011ulivo

Aboud è un piccolo centro non lontano da Ramallah. Un'area molto bella, fors'anche per questo contesa dagli israeliani che ne stanno facendo una zona di insediamenti, illegali sul piano del diritto internazionale e degli stessi accorsi di Oslo, ma qui la legge la fanno loro. Tutta l'area intorno al paesino di Aboud è zona C, il che significa che è parte integrante di quel 22% di territorio della Palestina storica che costituisce i territori dell'Autorità Nazionale Palestinese, sul quale però tanto sul piano amministrativo che militare il controllo è dello Stato di Israele. Che fa valere questo potere nell'accompagnare l'insorgere tutt'altro che spontaneo dei nuovi insediamenti dei coloni, con una tecnica prima di sterilizzazione dell'area e poi di occupazione.

Che cosa significa sterilizzazione è presto detto. Quello di Aboud è un territorio in cui l'insediamento umano è antichissimo, zona di grande valore archeologico, di storia e di straordinario valore naturalistico. Estirpare questi segni diventa tecnica di occupazione, come la profanazione delle tombe risalenti all'epoca pre-romana, la distruzione di antiche chiese come quella dedicata a Santa Barbara o il taglio degli ulivi millenari. Tutt'intorno ce ne sono moltissimi, a testimonianza di una civiltà anch'essa millenaria, che non ha nulla a che fare con i pini e i cipressi con cui i coloni cercano di abbellire i loro insediamenti, veri e propri bunker circondati da più file di filo spinato e recinzioni ad alta tensione.

E' davvero incomprensibile come si possa concepire un'esistenza blindata fra mura e filo spinato, in ostilità verso la gente del posto, se non nella prospettiva di una progressiva "pulizia etnica" dei palestinesi. Non è uno spazio vitale, è un incubo invece.

Qui ad Aboud incontriamo i nostri referenti del progetto sulla coltivazione della vite e del vino di Cana e, fra questi, il parroco perché è la chiesa locale l'unico soggetto che può farsi garante tanto della sicurezza quanto della continuità dell'iniziativa. L'accoglienza della piccola comunità è davvero molto cordiale, fra le varie cose con il vino che hanno incominciato a produrre e sul quale c'è ancora per la verità molto da lavorare per farne un prodotto significativo. Qui si sta realizzando una piccola cantina che dovrebbe poi mettersi in rete con il sistema che fa capo a Cremisan, la Cantina dei Salesiani che abbiamo visitato a Beit Jalla.

La tradizione, testimoniata dalle figure ornamentarie dei siti archeologici dedicate al sole, alla luna e alla vite, va piano piano ricostruita, accompagnandola con un progetto di sviluppo rurale che rientra nel quadro dei colloqui avuti con le autorità palestinesi in queste intense giornate. Perché qui, oltre agli antichi ulivi e i primi vigneti, ci sono intere zone dove il melograno sorge spontaneo, erbe officinali dai profumi intensi, mandorli e quant'altro.

Rientriamo verso Gerusalemme, dove finalmente troviamo uno spazio per far mente locale sugli impegni,  sulle cose da fare e su quanto dovremmo concordare negli incontri di lavoro che abbiamo programmato presso il Ministero dell'agricoltura per l'indomani. Non sarà forse il modo più ortodosso di celebrare il primo maggio, ma la festa dei lavoratori assume qui un ben diverso profilo.

Ceniamo a Gerusalemme in casa di amici e fra questi Wajeech Nuseibeh, il custode del Santo Sepolcro. Ci racconta delle proprietà che la sua famiglia aveva in questa città, di quante ne è stata espropriata. Ali sorride amaramente. Del patrimonio che la sua famiglia (una delle più benestanti della città) aveva a Lifta non è rimasto più nulla. Di quelle case per la verità c'è ancora traccia, e quando passiamo di lì, in una delle zone più belle di Gerusalemme, i suoi occhi si velano di tristezza.