«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

Né le une e tanto meno le altre potranno inquinare una pagina importante nella vita del Consiglio Provinciale: l'elezione di Bruno Dorigatti a Presidente dell'assemblea legislativa. E' questo un bel segnale, di una politica che sa ancora dare buona prova di sé. Non voglio cedere alla retorica, ma Bruno è un operaio che diventa Presidente del Consiglio, contro ogni previsione, contro ogni logica di casta, contro ogni discriminazione di censo. Quando legge il suo primo intervento da presidente viene fuori tutta l'emozione, l'umiltà dell'"università della vita" e insieme l'orgoglio di chi si è trovato a camminare sempre in salita.
Sono felice di questa elezione, l'ho proposta a dispetto di altre designazioni, è diventata la proposta del gruppo e della coalizione. Ed oggi è realtà. Vuol dire che valeva la pena essere qui.
Ma mentre la politica tira fuori una prova di orgoglio, colgo anche una distanza crescente fra quest'aula e quel che accade fuori di qui. Un milione di donne e uomini che nelle piazze di questo paese, domenica scorsa, chiedono dignità. Lo scossone è forte, la politica dovrebbe rifletterci. Prima di loro milioni di persone nei paesi arabi pongono esattamente la stessa rivendicazione - la dignità - in condizioni peraltro ben più difficili e accade quel che nessuno solo qualche settimana prima non si sarebbe mai aspettato: una moderna rivoluzione democratica cambia il corso della storia.
In un caso e nell'altro la politica che c'è fatica a sintonizzarsi. E le due cose - da una parte all'altra del Mediterraneo - non sono in dialogo. Tanto che mentre in Egitto e Tunisia una nuova generazione di donne e uomini facevano saltare gli equilibri più consolidati, in Italia non si è mossa una foglia, come se il carattere a-ideologico di quella rivoluzione fuori dagli schemi venisse guardato con sospetto.
Eppure le due sponde del Mediterraneo parlano un linguaggio affine. Occorre un pensiero, uno sguardo lungo, una politica disposta a mettersi in gioco. Ah, dimenticavo. Poco dopo le otto del mattino così mi ha scritto Ezio da Tunisi: «Ciao Michele, sono in Tunisia e ieri sera ho sentito, in parte, il ministro Maroni: sono esterefatto. Ho provato, io italiano, disappunto (rabbia) per le prole che ha usato nei confronti dei tunisini. Ho subito chiamato Loretta per rassicurarla: la Tunisia non è nel caos, come dice Maroni, sono le sue dichiarazioni a "mettere in difficoltà" chi opera in Tunisia. Ciao Ezio P.» Credo non servano commenti.
0 commenti all'articolo - torna indietro