«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

in quell'agosto del 1992 quando bruciarono milioni di volumi nella Vjesnica e noi girammo il nostro sguardo altrove, come se quel tragico rogo non ci riguardasse, come se con la Biblioteca nazionale di Sarajevo non andasse in fumo anche una parte della nostra storia.
Si sviluppa così una bella conversazione fatta di storie e testimonianze, di Mediterraneo e di Europa. Quell'Europa che, messa alla prova, ogni volta si dilania o scompare. E' accaduto così negli anni '90, accade la stessa cosa ora di fronte ad un Mediterraneo che meriterebbe ben altra attenzione invece di cancellerie schierate alla difesa di dittatori accomodanti. Parliamo di guerre finite ma non elaborate, di memoria e di riconciliazione. Di quanto sia difficile costruire pezzi di narrazioni condivise, in Bosnia come in Italia o in Sud Tirolo. Di come, in assenza di processi veri di elaborazione dei conflitti, ancora la gente viva nell'incubo di quanto accaduto, nell'indignazione di vedere i signori della guerra diventare signori degli affari, nel rancore sordo di criminali in libertà e di tanta gente che ne va fiera. E, infine, di come non abbiamo imparato nulla dagli avvenimenti degli anni '90, tanto che ora i signori dell'ampolla che andavano ai congressi di Milosevic ce li troviamo ministri della nostra Repubblica. Effettivamente, parliamo di noi.
Alla fine sono in molti che vengono a ringraziarci per aver offerto un momento di riflessione non banale, come ci dice una distinta signora che viene a stringerci la mano. Nel salone dove viene allestito un piccolo buffet le parole in realtà continuano, nelle domande dei presenti o nei capannelli che si formano come in una vera e propria agorà. C'è tanta gente che non ha perso il piacere della parola. E questo è un buon segno.
Mi metto sulla strada del ritorno. Mi chiamano dal quotidiano "Trentino" per avere informazioni sui beni sottratti alla malavita nella nostra provincia grazie alla legge 109/1996. Ne viene un'intervista telefonica che l'indomani sarà pubblicata con una certa evidenza sul quotidiano. Al di là della destinazione dei beni sequestrati, pongo il problema dell'invasività dei capitali criminali che si riciclano nella terra, nei mattoni, nei centri commerciali e di come una piccola comunità come la nostra dovrebbe attrezzarsi di fronte agli effetti dell'economia mondo. Ne ho parlato in un mio ordine del giorno approvato nella finanziaria di due anni fa, ma rimasto ancora lettera morta e sul quale intendo ritornare.
Vorrei passare a trovare l'amico Ali in ospedale a Verona, ma mi perdo in mezzo al traffico e quando arrivo a casa è già sera inoltrata. Una buona domenica, sia chiaro. Ma la stanchezza un po' si fa sentire.
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