«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
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A sfarinarsi in Italia è il governo, con la Lega che dice no all'intervento, preoccupata di un crescente esodo di rifugiati verso il nostro paese. E qui arriviamo a noi. Gran parte dell'opposizione vota per l'intervento. Responsabilmente, si dice. Come sull'Afghanistan o, prima ancora, sul Kosovo. E la storia sembra non aver insegnato proprio nulla. Peggio, questa volta non c'è nemmeno il vincolo di un'alleanza internazionale come la Nato.
Giorgio Tonini, nel dibattito che registriamo a TCA, mi dà ragione nell'affermare che la politica dovrebbe saper prevenire il degenerare degli avvenimenti ma poi dice che quando si è fra il bene e il male bisogna schierarsi. E lui sta dalla parte di chi rivendica la libertà.
Non voglio affatto banalizzare la questione. Ma nemmeno accettare che l'inerzia e l'ipocrisia ci portino di fronte ad un dover scegliere fra scenari che avrebbero potuto essere ben diversi. Essere responsabili significa impegnarsi per questo. Come si può aver considerato Gheddafi un importante interlocutore fino a ieri, alla faccia del rispetto dei diritti umani, ed oggi bombardarlo? Ma perché, allora, non bombardare tutti quei paesi che dei diritti umani se ne fanno un baffo? Forse che a Gaza, la più grande prigione a cielo aperto, assediata e bombardata, c'era il rispetto dei diritti umani? E poi, siamo certi che gli insorti in Libia siano il corrispettivo dei ragazzi che a mani nude hanno dato vita alla rivoluzione dei gelsomini? Avevano, come le milizie di Gheddafi, il kalashnikov e non fiori nelle loro mani.
L'argomento è sempre il solito. Se non ci fossero stati gli alleati con le loro armi a liberarci e a sostenere i partigiani della libertà, l'Europa sarebbe finita nelle mani di Hitler. Forse si dimentica che dopo la seconda guerra mondiale le Nazioni Unite si sono date uno statuto internazionale per il quale le controversie si affrontano secondo regole precise e che provavano a far sì che la guerra venisse bandita dalla storia. Il fatto è che se nel corso degli anni queste regole sono diventate spesso carta straccia è proprio grazie ai volenterosi di turno che le hanno affossate. Così la politica inaridisce a tal punto che la possibilità di costruire scenari diversi non viene nemmeno contemplata. E nel dibattito in Parlamento non si ha nemmeno la capacità di porre elementari condizioni all'intervento e all'utilizzo delle basi logistiche italiane. Una politica in balia degli avvenimenti.
Lo dico in primo luogo per il PD, incapace di produrre un approccio diverso da quello già visto in passato, incapace di leggere quanto accade nei paesi arabi e del fatto che la militarizzazione dello scontro rappresenta un colpo mortale verso la primavera dei gelsomini e un nuovo impulso verso un fondamentalismo che in quella rivoluzione non aveva avuto spazio alcuno. Questa posizione, più di ogni altra cosa, testimonia il fallimento nella costruzione di un pensiero nuovo. Medito di "sospendermi" da un partito così. Vedo però con piacere che nel Gruppo consiliare del PD del Trentino gran parte dei consiglieri la pensano come me e allora propongo di stendere un documento che esprima una posizione diversa da quella che il partito ha assunto sul piano nazionale.
In ogni caso esprimo in tutte le occasioni quel che penso personalmente e come presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. In questi mesi come Forum abbiamo saputo vivere la primavera araba con grande attenzione ed intensità, per ciò che di straordinario rappresentava. Nelle dichiarazioni ai giornali, alle radio e alle televisioni esprimo con nettezza la mia opinione contraria alla progressiva militarizzazione del conflitto, tanto nelle dinamiche interne alla Libia, quanto sul piano dell'internazionalizzazione del conflitto.
Oggi è anche la giornata nazionale dedicata alla memoria delle persone assassinate dalla mafia e dal terrorismo. Una fiaccolata si svolge in centro, promossa da "Libera". Ci sono soprattutto giovani, ma poca gente. Forse ancora si pensa che la mafia sia qualcosa di estraneo al nostro territorio, dimenticandosi che in una società sempre più globalizzata è ben difficile immaginare di tenersi fuori dalle interdipendenze. Insomma, ci riguarda. Perché ne va del presente (e della storia) di questo paese. Nel fine settimana ho trovato il tempo di leggere "Spingendo la notte più in là" di Mario Calabresi. Un'appassionata testimonianza di un tempo ancora non elaborato. Parla degli anni di piombo, vissuti dalla parte di chi si è trovato defraudato di affetti e di vita. Un libro delicato, anche perché senza rancore. Nella fiaccolata, nello scorrere dei nomi delle vittime che vengono ricordate nelle piazze di tutto il paese, c'è anche quello del padre di Mario.
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