«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

Prima di Bauman aveva provato Manfred A. Max-Neef , economista cileno, a porre il tema di uscire dal paradigma della crescita: «Dobbiamo cambiare tutto questo quanto prima. Occorre dimostrare di poter vivere meglio con molto meno. Per far ciò ci vogliono nuovi criteri economici che considerano l'essere umano nella sua interezza e non solo come consumatore. L'economia di oggi, infatti, non riesce più a rispondere ai problemi di questo secolo». Parole che mi suonano famigliari e, nell'incontrarlo seppur brevemente nella "Locanda delle tre chiavi" di Isera ospite di Slow Food, ho la percezione che tali parole rappresentino il sentire di una comunità di pensiero che inizia a far sentire la sua voce.
Ne avevamo parlato anche sabato mattina nel corso del convegno "Il microcredito e la microfinanza: un modello di successo per la riduzione della povertà?". Incontro interessante, quand'anche diluito nel mare degli eventi del Festival e forse anche per questo non molto partecipato, dove la finanza etica s'interrogava sulla sua capacità di contaminare i sistemi territoriali. E dove, in questa chiave, ho posto la questione dell'alleanza della terra e del mercato reale per fermare l'economia plastificata dei titoli derivati. Forse non abbiamo ancora sufficientemente imparato a conoscere l'impatto devastante dei capitali criminali sull'economia dei territori, tema rispetto al quale oggi registriamo ancora l'assenza di adeguati strumenti di difesa.
Domande alte che questo tempo pone, che stridono con la miseria della politica: è un po' questa la sensazione che mi viene nel partecipare ad una riunione del gruppo consiliare dove si riaffacciano quelle dinamiche perverse che ho conosciuto all'inizio di questa legislatura e che negli ultimi mesi speravo superate, laddove i destini personali fanno di nuovo capolino a testimoniare l'inadeguatezza nel sapersi sintonizzarsi con quel che il vento di cambiamento porta con sé.
Che invece trovo nell'incontro con i giovani dell'associazione La Bussola di Ala nell'incontro promosso nella serata di lunedì insieme al locale circolo del PD del Trentino. Almeno un centinaio di persone affollano la sala Zendri, molta gente in piedi in una serata dove con me ci sono il fisico Mirco Elena e la prof. Paola Masotti dell'Università di Trento. Parliamo di nucleare e di acqua, ma come spesso è accaduto nel corso delle serate precedenti in realtà il tema centrale è quello dei limiti dello sviluppo. Anche in questo caso, la percezione che il referendum assuma un significato il cui rilievo politico investe il futuro collettivo, quel che lasceremo a chi verrà dopo di noi.
Non ho mai amato lo strumento referendario e considero l'espressione di un sì o di un no piuttosto manichea. Lo ritengo un istituto da attivare solo in casi eccezionali, quando la politica abdica al suo ruolo. Ciò nonostante credo sia giusto ringraziare tutte le persone che si sono impegnate nella raccolta delle firme per rendere possibili questi referendum, un'opportunità che si offre alla politica di affrontare temi di grande spessore.
E di uscire dal vecchio paradigma delle "magnifiche sorti e progressive".
2 commenti all'articolo - torna indietro