«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
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Devo dire che questo vale per ogni passo di questi giorni. Anche i luoghi più ingessati, e vi assicuro che ce ne sono non pochi, alla fine si sciolgono nel prendere corpo delle relazioni. Per altri invece viene spontaneo essere così, come quando andiamo nell'azienda agricola di Gustavo a Telve di Sopra, ciliegie grosse come albicocche e tanta passione per il suo lavoro, ma anche il piacere di raccontarne e di parlare di quando in quella valle non c'era lavoro e la destinazione era la Libia, terra d'emigrazione dall'Italia. Accadeva alla fine degli anni '60, non nel quaternario.
Se mettiamo insieme tutti i soggetti incontrati in questi giorni ne esce un quadro di relazioni davvero importante, rilevante anche sul piano dell'economia trentina e palestinese. Ma non vi dico lo stress... La giornata è segnata da continui cambiamenti di programma, a partire dai ritardi di aerei, di coincidenze perse, di notti perse, di protocolli da rispettare e burocrati da accontentare... Ma alla fine tutto va per il meglio, l'incontro con i responsabili di Mandacarù nel centro di Trento, la visita a Dolomiti Fruits di Nanno con il ministro Ismail Daiq che nel frattempo ci ha raggiunti, l'incontro con i responsabili della Cooperativa Sant'Orsola di Pergine Valsugana, azienda leader in Italia nella produzione e commercializzazione dei piccoli frutti.
Si prendono accordi, si stabiliscono delegazioni, ci si annusa... Ovviamente ci sono contraddizioni, le filiere corte e le logiche di mercato spesso fanno a pugni, ma di tutto questo si discute apertamente, senza fondamentalismi, consapevoli del fatto che la realtà va presa per mano.
Al Castello di Pergine dove la giornata si conclude (per gli altri) anche la cena diventa l'occasione per trarre già delle prime conclusioni. E la cosa che appare in tutta la sua rilevanza è che forse per la prima volta a rappresentare uno stato, per quanto sgangherato, sia un ministro insieme ai rappresentanti della società civile e della cooperazione. Spero davvero che queste persone si portino via, oltre al calore dell'accoglienza, anche tante idee. Fra queste, insisto sulla necessità che il loro sguardo non sia quello che promana dal loro ruolo di figure "nazionali" ma quello del territorio, l'unica dimensione oggi adeguata ad abitare i flussi globali o in ogni caso sovranazionali. Non è facile, come non lo è qui, acquisire una visione che supera i confini tradizionali, quelli mentali in primo luogo, che segnano le nostre categorie. Ma questa è la sfida.
Con il ministro Daiq si è instaurato un rapporto di amicizia che ci permette di entrare con facilità nel confronto su quel che accade nel Mediterraneo e in Palestina, il suo punto di vista niente affatto banale. Ed anche questo sono le relazioni, la capacità di guardare da vicino quel che accade intorno a noi. E' questo, del resto, il significato delle relazioni.
Quando scendiamo da Pergine Valsugana ci attendono ancora due ore di lavoro.
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