«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

Diario

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giovedì, 31 marzo 2011migrante al lavoro

Esodo biblico. Hanno definito così, per creare ovunque un clima di paura, l'arrivo di qualche migliaio di profughi a Lampedusa. Lasciandoli marcire sulla banchina del porto per dieci giorni, creando ad arte una situazione insostenibile, alimentando il panico fra la gente. E poi arriva lui, il salvatore della patria, prima dai comunisti, poi dai rifiuti, ora dagli immigrati. E con il suo fare da personaggio da operetta comincia ad esibire il suo linguaggio, fatto di casinò o di come lui s'immagina Lampedusa, un porto franco (dove non si pagano tasse e si mettono al sicuro i denari dalle intrusioni della Guardia di Finanza), i campi da golf, i colori di Portofino. E poi il colpo da teatro, "sono anch'io un Lampedusano", la villa acquistata nottetempo su internet. Poco importa se poi, dopo aver scoperto che gli aerei che partono e atterrano sull'isola ci passano sopra, ci ripensa. Il problema è che quel linguaggio piace alla gente che lo sta ad ascoltare e ad una parte consistente degli italiani, diventati un po' così grazie ad anni di sottocultura televisiva e di demolizione sistematica delle istituzioni e dei corpi intermedi. Difficile costruire ponti di dialogo in una società ridotta così e ciò non può che preoccuparci.

L'esodo biblico in Trentino si traduce per ora in 25 profughi, se le cose andranno alla peggio (nel senso se ci saranno centomila sbarchi) ne avremo 450. Ovvero due profughi per ogni comune, donne e bambini compresi. E' questa l'emergenza?

Se ne parla nella tre giorni promossa dall'Assessorato alla solidarietà internazionale e l'immigrazione della Provincia Autonoma di Trento "Il mondo in casa", un confronto su "emigrazione e media" quanto mai attuale visto che non poca parte della responsabilità per l'allarmismo viene dai mezzi di comunicazione ormai abituati a gestire ogni cosa nel nome dell'emergenza e della paura.

Di questo "stare sul pezzo" parla il primo dei relatori, Riccardo Staglianò giornalista di Repubblica. Esordisce grosso modo così: "Non sapete ciò che avete nel vivere in un posto civile come il Trentino", dove la politica e l'amministrazione dicono cose sull'immigrazione altrove inimmaginabili. Questo essere "visti da fuori" ci racconta di un Trentino che talvolta i trentini faticano a cogliere, quasi dando per scontato che debba essere così. Questo, ovviamente, non significa rinunciare ad essere esigenti o critici, quando le cose non vanno come dovrebbero. Ma avendo chiaro che ciò che abbiamo non è dato una volta per tutte, va coltivato invece. Perché anche qui, nei bar come nei centri commerciali, cresce il mostro. Non ha le corna, l'imbarbarimento veste i panni della normalità. In primo luogo dell'immaginario berlusconiano: le macchinette mangiasoldi che creano dipendenza, le ragazzine che si prostituiscono per entrare nel giro giusto, il consumismo più idiota che invade le case della gente più povera, l'incapacità di gestire i conflitti e la litigiosità, il rancore verso "i sapienti" (come è stato detto qualche giorno fa a Marco, dove ci sono le strutture di accoglienza della protezione civile trentina), i pregiudizi e le paure.

Una risposta a tutto questo è il racconto. Che presuppone capacità di osservare, conoscenza, studio, creatività. Che queste parole vengano dai giornalisti invitati al Convegno è importante: quante volte mi sono trovato di fronte ad operatori dell'informazione che ti chiedono "dov'è la notizia", intendendo il sangue.

A proposito di conoscenza, un altro dei giornalisti presenti (Luciano Scalettari di Famiglia Cristiana) racconta di quando, in un recente viaggio in Marocco, si è trovato nei pressi del confine fra quel paese e il territorio di Seuta (Ceuta) enclave spagnola in terra africana, segnata da una corposa barriera di filo spinato. Lui pensa per tenere fuori i maghrebini, chiaro. E del suo stupore  nel venire a sapere che l'emigrazione clandestina oggi avviene dalla Spagna verso il Marocco e non viceversa.

Devo dire che rimango positivamente colpito dal fatto che i relatori denuncino l'approccio emergenziale come causa di un'informazione superficiale, gridata, autoritaria. Fra i relatori c'è anche Vittorio Cristelli. E l'occasione per scambiare qualche parola con un vecchio amico con il quale ci si vede ormai raramente.

Nel primo pomeriggio sono al Forum, dove m'incontro con i nostri collaboratori. Ed è come se la discussione del mattino continuasse, perché di immigrazione parliamo, di come ci si vergogni per lo spettacolo che il premier ha dato a Lampedusa e di come questa nostra stessa comunità reagisca con fastidio di fronte ad un problema che poi in buona sostanza non c'è. A proposito di "racconto", decidiamo fra l'altro di organizzare una giornata di approfondimento su quel che accade nel Mediterraneo e nel mondo arabo, il titolo sarà "Primavere".

Finisco al Forum che è ormai pomeriggio inoltrato. Prima un salto al Gruppo, un'occhiata ai giornali (vedo con piacere l'intervista a Pacher a sostegno della nostra proposta di legge sulla questione amianto), qualche telefonata. Poi un salto al partito per un incontro sulla viabilità della Valsugana, anche se purtroppo questa cosa si sovrappone all'impegno successivo, il gruppo di lavoro con il quale stiamo elaborando un disegno di legge sul software libero. Il tema è particolarmente interessante ma ho la sensazione, fra queste persone che maneggiano con disinvoltura la materia, di sentirmi particolarmente inadeguato. Il tema è delicatissimo, ad ogni articolo si aprono quesiti e nodi di fondo che investono in buona sostanza la proprietà della conoscenza e i diritti digitali del cittadino. Ed in questo il confronto fra la diversità dei nostri sguardi mi sembra importante e fecondo. Sono proprio curioso di vedere se saremo in grado di far arrivare in porto anche questa legge, nonostante le resistenze di una politica refrattaria ma ancor di più di un apparato conservatore. Eppure come Provincia paghiamo ogni anno cifre enormi in diritti proprietari per software e programmi (quanto esattamente lo stiamo cercando di costruire nelle pieghe del bilancio).

E' ormai tardi. Avevo messo in agenda di andare a Lavis per la serata contro lo spreco alimentare con l'amico Andrea Segré, ma l'auto prende spontaneamente la strada di casa.

 

mercoledì, 30 marzo 2011La rimozione delle coperture in eternit

Oggi "L'Adige" dedica un ampio servizio alla questione amianto che abbiamo sollevato con la presentazione di un apposito Disegno di Legge per accelerare le modalità e i tempi di monitoraggio e di bonifica. Vi dedica il titolo di apertura del giornale in prima pagina e pure la locandina pubblicitaria. Con i nostri collaboratori del Gruppo ho lavorato per mesi a questo testo, la cui redazione ha preso il via dopo un sopraluogo compiuto qualche mese fa nella zona di Fiavè e aver constatato in prima persona quante stalle avessero ancora vecchie coperture in eternit.

Di coperture di questo tipo si stima ve ne siano in Trentino non meno di 6.200 per una superficie di 270 ettari e questa è solo una delle facce del problema. Se il commercio e la lavorazione dell'amianto sono vietate da quasi vent'anni, è pur vero che nell'edilizia il contatto è molto frequente (demolizioni o ristrutturazioni di vecchi edifici, ad esempio) e non sempre v'è la dovuta attenzione da parte delle ditte, scarsa l'informazione verso gli addetti delle conseguenze che le fibre di amianto possono portare alla salute di chi ci mette mano o sull'ambiente circostante.

Il tema è importante e vedo con soddisfazione che il Disegno di Legge è già stato inserito all'ordine del giorno dei lavori dell'aula per la sessione di luglio. Questo significa che l'iter in Commissione inizierà a breve. Ci tengo a questa proposta, perché di grande impatto ambientale e sulla salute dei cittadini, ben oltre tante altre questioni che in passato hanno assunto un grande rilievo mediatico. Mi preoccupano le testimonianze di chi opera nel settore edile e così chiamo le organizzazioni sindacali affinché accompagnino questa proposta con un lavoro di sensibilizzazione e di denuncia rispetto a come viene trattato il problema. Concordiamo di vederci nei prossimi giorni.

Non amo le cose gridate, né gli allarmismi. Ma gli effetti che possono venire dalla vetustà dei materiali e da un comportamento improprio nel maneggiarli è tale da rendere necessario un intervento pianificato e solerte.

Dovrei essere a Merano dove si svolge il Dreier Landtag, l'incontro delle assemblee legislative di Trentino, Alto Adige - Sud Tirol e Tirolo. Scelgo di rimanere a Trento per presidiare questa cosa e portarmi avanti rispetto ad un sacco di lavoro arretrato. Comunque seguo i lavori a distanza attraverso le informazioni dell'ufficio stampa del Consiglio e prendo atto con soddisfazione della scelta, già assunta peraltro da ciascuno dei tre territori, di dichiarare l'Euroregione tirolese denuclearizzata, nell'auspicio che l'intero arco alpino venga dichiarato libero dal nucleare.

Sono altresì preoccupato per la discussione che si sviluppa sulla questione del reinserimento programmato dell'orso, tema simbolico che riflette una paura quasi ancestrale e di cui ho già parlato in questo blog. In ballo c'è il nostro rapporto con la natura e una visione antropocentrica dura a morire. Alla fine viene approvata a maggioranza una mozione "mediana" affinché i territori abbiano più autonomia rispetto agli stati nazionali nella gestione del tema, che non accoglie la crociata leghista ma nemmeno la visione opposta dei Verdi che invece vorrebbero la piena attuazione del programma Life Ursus e l'allargamento di quel programma anche ad altre specie che si riaffacciano ai nostri territori, come la lince e il lupo.

Da Lampedusa arrivano immagini di cui provo vergogna. In questo caso non sto parlando della condizione in cui versano gli immigrati, mi riferisco ad un premier guascone che arringa la folla dicendo loro che Lampedusa verrà liberata dalla presenza dei profughi in sessanta ore, diventerà un porto franco (non lo aveva detto anche a Gheddafi?), dove si aprirà un casinò, un campo da golf, e dulcis in fundo dove ha acquistato una villa, così per dire alla gente che anche lui è uno di loro. Si può provare solo vergogna ad essere italiani.

 

martedì, 29 marzo 2011farfalla

"Tragici eventi", titolo suggestivo per l'incontro promosso dal circolo PD dell'Oltrefersina per riflettere sul filo che unisce eventi naturali come il terremoto e lo tsunami, l'incidente nucleare di Fukushima e la guerra in corso in Libia. Ne esce una discussione importante ed appassionata, aperta al confronto fra opinioni diverse, come dovrebbe essere nei Circoli di un partito che prova a darsi un orientamento condiviso a partire da sensibilità diverse, non dando nulla per scontato. Perché nel nostro rapporto con la natura, nel pensare di governare le sue forze e nel nostro approccio verso la guerra ci portiamo appresso l'eredità dei pensieri dai quali veniamo e che hanno segnato, nel bene e nel male, il Novecento.

Mentre torno da Conegliano Veneto - dove sono stato nel pomeriggio per tenere un corso di formazione ad una sessantina di ragazzi sul tema dell'Europa e dei Balcani - penso a quale potrebbe essere questo filo conduttore e così quando vado in ufficio prima dell'incontro dell'Oltrefersina mi stampo le parole de "La ginestra, o il fiore del deserto" di Giacomo Leopardi. Le scrisse nel 1836 e rappresentano uno straordinario monito verso quel "secol superbo e sciocco" di cui intravedeva la scelleratezza, ovvero l'idea dell'uomo signore assoluto del mondo. Perché se c'è un filo che può unire i "tragici eventi" di questi giorni è esattamente questo, il tema del "limite".

Gian Pfleger, esponente degli Ecodem invitato con me all'incontro, espone il suo punto di vista sul nucleare, argomento sul quale peraltro saremo chiamati a votare nel referendum del 12 giugno. Indica le ragioni che dovrebbero portarci a scegliere una strada energetica diversa da quella dell'atomo. Possiamo farne a meno, dice il rappresentante degli ecologisti democratici, perché è costoso, insicuro, non ha ancora risolto il tema delle scorie e infine perché ci sono altre fonti di energia alle quali attingere. Tutte cose condivisibili, ma manca un aspetto che poi riguarda esattamente quel filo conduttore da cui vorrei partire. E lo rileva uno dei partecipanti all'incontro, Michele Lanzinger, che mi offre un assist prezioso per porre alle persone in sala il nodo di fondo: il nucleare è il paradigma di un modello di sviluppo insostenibile, sull'impronta ecologica del quale dovremmo interrogarci.

E' dunque il limite la frontiera sempre più ineludibile. Riguarda le fonti energetiche, l'acqua, la terra. Porto l'esempio dell'uso scellerato che abbiamo fatto dell'amianto nel corso dei decenni passati e di come quell'impronta rappresenti un'eredità tragica che ci porteremo appresso per anni, talmente impattante che per la bonifica dall'amianto in Europa si è calcolato che ci vorrebbero 4 PIL europei. Più in generale, riguarda il diritto alla vita dei 6 miliardi di persone che diverranno 9 fra qualche anno, riguarda lo spazio vitale, riguarda la guerra.

Occorre dunque un cambio di prospettiva, di cui non abbiamo ancora compreso la portata ma che piano piano diventa consapevolezza anche della politica. "Meglio con meno" ci siamo detti nell'ultima finanziaria: è la strada della sobrietà declinata non come taglio e rinuncia a qualcosa, ma come un nuovo modo di guardare alla nostra esistenza, al lavoro, ai consumi. C'è voluta la crisi per rendercene consapevoli, quasi un'opportunità. Perché "meglio con meno" significa responsabilità, rimotivazione professionale, un diverso concetto di mobilità, banda larga, telelavoro... insomma farsi carico e trovare soluzioni nuove.

Vedo le persone ascoltare attentamente, quasi stupite che da un consigliere provinciale possano venire non solo proposte di carattere amministrativo ma anche una diversa visione che tiene uniti i "tragici eventi" di cui stiamo parlando. C'è una bella interlocuzione, vedo che le persone hanno voglia di parlare e se non fosse già tardi potremmo andare avanti senza annoiarci ancora per ore. C'è anche un interrogarsi sulle difficoltà del PD di leggere il nostro presente, di una politica che tende a rincorrere gli avvenimenti piuttosto che provare ad avere una propria chiave di lettura del tempo, di approcci ereditati dalle precedenti appartenenze che andrebbero messi in discussione, visto che ci lasciavano in braghe di tela ieri, figuriamoci oggi.

Penso alle polemiche di questi giorni sulla guerra, agli interventi che si sono susseguiti sui quotidiani locali dei nostri deputati (e non solo) nel riproporre lo schema consunto che ha portato in questi anni il nostro paese - in dispregio dell'articolo 11 della Costituzione - agli interventi armati in Afghanistan, in Iraq, in Kosovo... penso al fatto che la privatizzazione dell'acqua è iniziata con il centrosinistra e che sul referendum ancora stiamo balbettando... o che, anche sul nucleare, l'idea che lo sviluppo debba essere la stella polare ha fatto sì che anche a sinistra il fascino dell'atomo potesse far breccia.

Che si richiami all'ordine il gruppo consiliare del PD del Trentino, reo di aver espresso qualche dubbio sulla scelta di intervento militare in Libia, in nome della cultura di governo e della tradizione responsabile dei Degasperi o di Kessler mi fa davvero sorridere. Abbiamo costruito il PD esattamente perché quel che c'era prima non andava bene. O no?

Spero che le persone presenti ieri sera alla sala dell'Oltrefersina se ne siano tornate a casa con questa consapevolezza e con qualche spunto in più di riflessione. Nel salutarci finale e nell'espressione di Micaela Bertoldi che del circolo è la segretaria, mi sembrava proprio di sì.

 

sabato, 26 marzo 2011Soldati

Giorni intensissimi. Appuntamenti, incontri pubblici, pezzi da scrivere. Che richiedono uno spazio di pensiero, oltre che di tempo. Vorrei che niente fosse scontato, m'interrogo se quel che penso e scrivo trova riscontro nella realtà delle cose prima ancora nella condivisione di chi mi ascolta o legge. Parlo con Ali, il suo sguardo intelligente sugli avvenimenti che investono il vicino oriente. Mi racconta di come stanno cambiando rapidamente le cose anche nel mondo palestinese. Gli chiedo di contattare Elias Khuri per invitarlo in Trentino a parlare di quel che sta avvenendo nel mondo arabo, lui che insieme a Samir Kassir furono fra i protagonisti della primavera di Beirut prima che quest'ultimo venisse assassinato il 2 giugno 2005. Parlo con Adel, mi conforta nella mia analisi su quanto accade in Libia e sulla profonda diversità della natura degli avvenimenti in quel paese rispetto a quel che accade in Siria o alla rivoluzione dei gelsomini. Notizie che non passano sulla stampa, flash che illuminano, in un mondo dove i media svolgono una funzione essenziale nell'orientare la pubblica opinione.

Mi metto a scrivere. Il direttore del Trentino mi chiede infatti un commento su quanto sta accadendo nel Mediterraneo, un pezzo analogo è uscito venerdì sul Corriere del Trentino. Vedo molte persone interrogarsi sulla giustezza della guerra, si ricordano Srebrenica e le responsabilità internazionali nell'assedio di Sarajevo. In questi mesi ho cercato di andare oltre al pacifismo "senza se e senza ma". E non vorrei finire nello stereotipo di chi è contro la guerra a prescindere, visto che considero la guerra come "presenza archetipa", connaturata all'uomo. Ma cerco al tempo stesso di non infilarmi nell'imbuto di chi ti chiede di schierarti fra la guerra e il dittatore di turno. Sarebbe oltremodo avvilente, dopo tutte le iniziative fatte in questi mesi per far emergere una cultura lontana dai richiami dello scontro di civiltà, divenirne parte.

E' quel che proverò a dire nell'incontro di venerdì pomeriggio, alla Sala Aurora di palazzo Trentini dove abbiamo organizzato l'incontro con un testimone dell'interposizione nonviolenta, padre Alejandro Solalinde, un religioso di Oaxaca, in Messico, minacciato di morte per il suo impegno contro il traffico di esseri umani. Se non crediamo ad un approccio alternativo nella gestione dei conflitti, in quell'imbuto infernale fatto di eserciti e bombardamenti ci rimarremo per sempre e la storia di ripeterà all'infinito. La testimonianza di Alejandro racconta di un mondo lontano, ma a guardar bene le dinamiche non sono poi tanto diverse da quelle di casa nostra. Il caso vuole che in quella città ci sia stato a Capodanno, ho potuto vedere come ciò che separa l'economia legale da quella criminale sia davvero sottile, la militarizzazione del territorio e della vita quotidiana.

Vorrei che qualcuno avesse il coraggio di dirmi che il lavoro di conoscenza della storia, delle culture, dei luoghi non ha alcuna importanza. Vorrei che mi dicessero che i corpi civili di pace sono astrazioni poetiche perché la realtà è diversa. Che mi dicessero che la diplomazia dei popoli è pura fantasia e che la politica è effettivamente la continuazione della guerra con altri mezzi. Il fatto è che siamo in un nuovo secolo, ma il pensiero è ancora tutto nel Novecento.

Il tempo di abbracciare Alejandro e poi di corsa verso Monte Zugna, sopra Vallarsa. Dove abbiamo organizzato insieme al Museo civico di Rovereto il secondo appuntamento di "Astro - Gastro" (la parola "gastronomia" è l'unica a contenere quella di "astronomia"), l'osservazione delle stelle che i naviganti seguivano per orientarsi nel Mediterraneo portando con se saperi e sapori. Che ritroviamo nella cena e nel film "Un tocco di zenzero". Potevamo ospitare trenta persone, c'è arrivata una richiesta di partecipazione (a pagamento) almeno doppia. Età media, poco sopra i vent'anni. Davvero interessante.

Il mattino di sabato sono al Liceo Da Vinci, a Trento. In contemporanea con la manifestazione nazionale a Roma per l'acqua bene comune si svolge un incontro sul tema della privatizzazione dell'acqua, nell'ambito delle attività di autogestione della scuola. Due tesi a confronto, la mia e quella di Rodolfo Borga, consigliere provinciale del PDL, moderati dal giornalista Simone Casalini. Borga nega che si possa parlare di privatizzazione dell'acqua ma sulla sua cartella di appunti c'è scritto proprio così. Ironizziamo sulla cosa. Il confronto è acceso, Borga un osso duro. E' costretto però a riconoscere che quello che abbiamo previsto in Trentino rappresenta comunque una soluzione migliore di quella italiana. Gli studenti, un centinaio, attenti nelle quasi due ore di confronto. Alla fine un applauso sentito.

Torno a casa per completare la scrittura dell'intervento per il Trentino. Prendo anche qualche appunto per il caffè-dibattito nel quale sono impegnato a Rovereto nel pomeriggio il cui titolo recita così "Italia solidale. Dalla Giovine Europa alla mobilitazione per i Balcani", un momento di incontro che si svolge nella corte di Palazzo Adami, nella cornice delle manifestazioni per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia per iniziativa di Osservatorio Balcani e Caucaso. Insieme a me lo storico Francesco Privitera, Fabrizio Bettini, nonostante la sua giovane età ormai veterano dell'interposizione nonviolenta, e la direttrice di OBC Luisa Chiodi. Il tema, interessante, offre lo spunto per riflettere sulle vicende che hanno accompagnato i risorgimenti nazionali, la nascita dell'Europa, il conflitto degli anni '90 e il moto di solidarietà che in quegli anni si è sviluppato dal nostro paese verso i Balcani.

Nel mio intervento esprimo tutta la mia preoccupazione sull'assenza del tema "Europa" nella riflessione sui 150 anni dell'Unità e su come questo rifletta uno sguardo rivolto all'indietro. Vedo interesse e consenso attorno alla mia riflessione. Se trovo il tempo, fra oggi e domani, traduco gli appunti in un intervento scritto per il sito web di OBC (e per i lettori di questo blog).

Quando finiamo è ormai sera. Con Gabriella ed altri amici siamo invitati a cena a Pergine da Anita e Flavio che al mattino presto è andato appositamente a Mirano a prendere il pesce. Casa ospitale, cuochi sopraffini, amici cari. Ma a mezzanotte, il sonno prende il sopravvento.
giovedì, 24 marzo 2011cantiere

Discussione e voto in Consiglio provinciale della legge sugli appalti. Un tema solo apparentemente tecnico ma di rilevante portata politica. Per le insidie che le procedure di appalto delle opere pubbliche portano con sé e perché a seconda delle modalità di appalto va della qualità delle opere realizzate.

La filosofia della norma in discussione è chiara: passare progressivamente dalla logica del massimo ribasso a quella della proposta economicamente più vantaggiosa. Significa in buona sostanza che il criterio dell'offerta economica diventa uno (e non il più importante) dei criteri attraverso i quali assegnare l'appalto, che l'assegnazione avviene attraverso la ponderazione di una serie di elementi che riguardano la qualità del prodotto, i materiali utilizzati, le caratteristiche della società che si propone, il rispetto delle normative inerenti la tutela dei diritti, i tempi di consegna e così via. La legge viene votata con l'astensione dell'opposizione.

Approfitto della chiusura anticipata dei lavori del Consiglio per fare una serie di incontri e mettere a punto un po' di impegni: con Dellai per il viaggio in Palestina a fine aprile, con Pacher per le questione inerenti lo scorporo dell'acqua da Dolomiti Energia, con Dorigatti per perfezionare la proposta di viaggio studio del Consiglio a Ventotene. Il giorno dopo un quotidiano locale titolerà grosso modo così "Unità d'Italia? Tutti al mare". E' vergognosa questa superficialità e questa capacità di fare qualunquismo su ogni cosa. Abbiamo proposto come Forum che un modo per pensare all'unità d'Italia potesse essere quello di rendere omaggio al Manifesto di Ventotene a settant'anni dalla sua uscita, un modo per guardare all'Italia nella prospettiva europea piuttosto che nella retorica nazionalista che spesso accompagna il centocinquaantenario. Ed ecco che qualcuno che nemmeno ha mai letto il Manifesto di Ventotene, o che probabilmente non sa nemmeno chi fossero Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, si permette di fare dell'ironia su questa proposta. E' vergognoso.

In serata abbiamo convocato il Consiglio del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani per discutere di una prima idea sul tema annuale che potrebbe caratterizzare l'iniziativa annuale del Forum stesso per il 2012. Intanto per presentare la domanda per l'assegnazione del Servizio civile nazionale al Forum e, se l'assemblea lo condividerà, per caratterizzare l'impegno di un anno dell'istituzione che quest'anno compie vent'anni. Dopo "Cittadinanza Euromediterranea" la proposta ruota attorno al tema della "limite". E' un tema cruciale, che investe tanto la pace quanto i diritti umani, considerato che attorno all'accesso alle risorse e al loro uso si generano conflitti regionali e globali. Che tocca temi di rilevante attualità, dall'acqua all'energia. E che parte dalla consapevolezza che, a fronte del carattere limitato delle risorse, o mettiamo in discussione il nostro modello di sviluppo o sarà la guerra. La proposta viene condivisa da tutti i presenti.

Intanto il Mediterraneo è ancora al centro del nostro lavoro per tutto il 2011 e, come si suol dire, siamo sul pezzo.
mercoledì, 23 marzo 2011bambini contro la guerra

Persone per strada mi fermano per dirmi che sono d'accordo. Intuisco che si riferiscono alla presa di posizione del Gruppo consiliare del PD del Trentino sulla guerra in Libia ma poi mi rendo conto che la cosa viene trattata dall'unico quotidiano locale che oggi ne parla quasi si trattasse di una forzatura personale verso il gruppo o una sorta di aut aut. Non è affatto così. Al contrario, mai in questi due anni di legislatura un documento del Gruppo è stato un'elaborazione così condivisa.

L'Adige prende spunto da questo stesso blog, quando parlo del mio stato d'animo di fronte alla difficoltà della politica (e segnatamente del PD) nel saper imparare dagli avvenimenti. Non ho mai nascosto il mio punto di vista sulle cose, anche quando questo andava "in direzione ostinata e contraria" per usare le parole del vecchio Fabrizio. Ma qui c'è qualcosa di più. Lavoriamo per mesi, non in solitudine ma coinvolgendo molte altre persone, in un percorso che prova a rappresentare l'incontro anziché lo scontro di civiltà (questo è infatti "Cittadinanza Euromediterranea") ... oppure presentiamo disegni di legge sui Corpi civili di pace che provano a dire che nei conflitti ci sono strade diverse nella direzione di una loro risoluzione nonviolenta... e poi dovremmo dire "scusate, abbiamo scherzato" ed accettare come ineluttabile il ricorso ai bombardamenti? La cultura della pace non è una cosa per anime belle. La nonviolenza non è (solo) un atteggiamento dello spirito. I corpi civili di pace non sono una forma di testimonianza evangelica. Sono tratti di un diverso approccio politico.

Altre persone mi telefonano per dirmi che hanno apprezzato il nostro documento. Ma c'è anche chi ha dubbi e chi non condivide. Qualcuno mi chiede: "Bisognava pur fare qualcosa per impedire la strage?" Nelle scorse settimane abbiamo promosso iniziative, manifestazioni, incontri pubblici a sostegno della primavera araba, dove abbiamo articolato proposte precise (che pure trovate su questo blog) per l'isolamento internazionale di Gheddafi. Mentre avveniva tutto ciò, altri consideravano il dittatore come un partner importante, un amico dell'Italia e un alleato contro al Qaeda. Si è lasciato che le cose marcissero e poi, di fronte ad una guerra civile che non ha davvero nulla a che vedere con la primavera dei gelsomini, non si è trovato nulla di meglio che intervenire con i bombardamenti. Ovviamente in nome della democrazia e della libertà... E' una situazione che abbiamo già visto e, mi spiace, non ci sto.

In tutto questo la cosa che forse più mi stupisce è l'incapacità di leggere la realtà tanto da non saper nemmeno distinguere ciò che è residuale da ciò che è radicalmente nuovo.

A sera sono a Pomarolo, per un dibattito promosso dal circolo locale del PD sul tema dell'acqua. Dopo un confronto serrato sulla privatizzazione dell'acqua, il referendum e l'utilizzo delle prerogative dell'autonomia per una gestione pubblica della risorsa idrica, qualcuno dei presenti mi chiede di parlare anche di quanto accade in Libia e nel Mediterraneo. E delle ragioni che hanno portato il gruppo consiliare a prendere una posizione diversa da quella del PD nazionale.

Colgo nei volti dei presenti una certa preoccupazione per una posizione che si distingue rispetto ai punti di riferimento ai quali molti dei presenti in sala sono usi riferirsi di fronte alle questioni nazionali ed internazionali.

Come già sulla questione della privatizzazione dell'acqua rilevo come il PD si porti appresso gli approcci che erano dei partiti che hanno dato vita al PD, tanto che anche sui referendum contro la privatizzazione il partito ha esitato. Così lo dico chiaramente: il PD è nato perché le culture politiche precedenti erano arrivate al capolinea. Occorreva mettersi in gioco, tutti. Occorreva uno sguardo diverso sul mondo e cambiare le lenti, gli strumenti interpretativi. O quel che è accaduto in questi ultimi decenni, dai Balcani all'Afghanistan, passando per la tragedia di Baghdad, non ci ha insegnato proprio nulla?

Ho scelto di aderire al PD del Trentino perché ero e sono convinto che qui può esserci uno spazio ampio in cui le idee possono confrontarsi e dar vita a sintesi originali. E se storie e sensibilità diverse s'incontrano nel Gruppo consiliare provinciale e si riconoscono in un documento critico verso la scelta dell'Italia di essere parte di una coalizione improvvisata ed improvvida, è testimonianza di un pensiero in movimento. Che mi dice dell'utilità di essersi messi in gioco, anche se so bene quanto tutto questo sia ancora insufficiente.

A fine serata vedo iscriversi al partito vecchi compagni, critici ma incoraggiati da un percorso aperto e da una dialettica vera.
martedì, 22 marzo 2011Primavera

Riprende la sessione del Consiglio provinciale. Mi chiedo se proporre all'inizio dei lavori un atto formale del Consiglio sull'escalation di guerra che coinvolge anche il nostro paese in Libia. Ma vedo la maggioranza incerta, anche se i più guardano agli avvenimenti con grande perplessità.

In questi giorni sono intervenuto personalmente ma sento la necessità di non tacere sul piano politico. Per questo propongo al Gruppo consiliare di assumere un documento critico verso la guerra e la partecipazione italiana. So bene che questa cosa, nei fatti, va in direzione opposta alla posizione assunta dal PD sul piano nazionale, che invece ha appoggiato l'intervento. Ma trovo tutti d'accordo e allora ci mettiamo a scrivere. Uso il plurale perché ci lavoriamo in più d'una persona, una volta tanto un lavoro collettivo nel quale alla fine tutti i consiglieri si riconoscono.

Dire no alla guerra in corso come Gruppo consiliare provinciale ha per me un doppio valore. Per i contenuti che esprime, perché vuol dire non solo che c'è posto per un pensiero diverso ma che questo può diventare comune e non solo testimonianza di qualcuno. E poi perché anche in questo si pratica un'idea federalista del partito, che esprime un proprio orientamento a prescindere dalla posizione del PD nazionale. Ne vado fiero e il documento lo trovate nella home page.

Oggi è la giornata internazionale sull'acqua. Vedo affollarsi l'agenda di appuntamenti su questo tema: Pomarolo, Villalagarina, Oltrefersina, Zambana, Brentonico, Lavis. Mi chiamano gli studenti del liceo Da Vinci per un dibattito sul tema dell'acqua bene comune che si svolgerà sabato mattina. Vuol dire che con l'avvicinarsi del referendum il tema diventa cruciale e potrebbe rappresentare una prima significativa sconfitta sui contenuti del governo e di tutti quelli che hanno pensato che l'acqua potesse venir sottoposta alle leggi del mercato e della finanza globale. Non sarà facile portare almeno metà del paese alle urne e per questo occorre una mobilitazione porta a porta, comune per comune. Ampia e unitaria. Ne ho parlato nei giorni scorsi con un po' di soggetti, con il Comitato promotore dell'acqua come bene comune innanzitutto e poi con il sindacato e le associazioni ambientaliste, allo scopo di trovare un minimo comun denominatore: che la gestione dell'acqua sia in mano pubblica e vincere il referendum.

E, per quanto riguarda il Trentino, proseguire sulla strada della gestione diretta da parte dei Comuni e di ripubblicizzare quella parte che è finita in Dolomiti Energia, usando le prerogative dell'autonomia. In questa direzione va tutto il lavoro fatto in questi mesi, nella finanziaria e con gli ordini del giorno presentati in Provincia. C'è una clausola di scorporo del ramo acqua da DE che va agita entro il 31 marzo da parte dei Comuni di Trento e di Rovereto e non vorrei sorprese.

Di acque parliamo anche in Consiglio. Termali in questo caso. Una legge che promuove il termalismo, che raccoglie tre diversi testi presentati dai consiglieri Anderle, Bombarda e Dorigatti, unificati in un unico testo che viene approvato a larga maggioranza. Vorrei partecipare alla discussione ma non si può star dietro a tutto e va bene così.

Infine la giornata si conclude alla sede del Partito Democratico del Trentino, dove abbiamo appuntamento con il presidente Dellai per discutere della proposta di legge della Giunta (in realtà sono stati presentati ben sette testi da parte delle varie forze politiche) sulla protezione civile. Un tema di grande rilievo e sul quale il Trentino è punto di riferimento a livello nazionale per effetto di un sistema che si basa su una fittissima rete di volontariato. Ed è proprio questo il punto, come mettere a sistema il volontariato e le professionalità dei corpi permanenti, in un'unica regia provinciale. Ci sono resistenze, com'è naturale quando si introducono cambiamenti. Ma la filosofia proposta è condivisa. Ricordo quando l'amico Tonino Perna, impegnato come Presidente del Parco Nazionale dell'Aspromonte, venne in Trentino a studiare il nostro sistema di difesa territoriale anti-incendi: in quei cinque anni di diversa sperimentazione, grazie al coinvolgimento attivo delle comunità locali, gli incendi - in quel vasto territorio spesso dolosi - diminuirono dell'80%.

Ma protezione civile significa in primo luogo attenzione al territorio e prevenzione. E per questo nella riunione insisto sulla formazione nella cultura del territorio. Di fronte ai cambiamenti climatici e ai fenomeni di concentrazione delle precipitazioni, occorre un'attenzione particolare e una rinnovata capacità di intervento di cura del territorio, tema che investe le amministrazioni come chi il territorio lo deve monitorare.

E in ogni caso un sistema di partecipazione che coinvolge fra una cosa e l'altra in Trentino non meno di undicimila persone mi sembra uno straordinario contributo non solo alla sicurezza ma anche alla coesione sociale. E a fare diversa questa terra.
lunedì, 21 marzo 2011Lawrence d\'Arabia

Venerdì scorso ci siamo trovati, improvvisamente, in guerra. La risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla "no-fly zone", peraltro tardiva rispetto alla necessità di ottenere un necessario cessate il fuoco in Libia, viene interpretata come il via libera per chi lo desidera di bombardare Gheddafi, fino a ieri considerato interlocutore credibile con il quale fare affari di ogni genere. Sì, a chi lo desidera. Perché l'intervento militare che ne consegue non è delle Nazioni Unite, sprovviste da tempo di un proprio contingente internazionale di interposizione. Nemmeno dell'Europa, totalmente divisa anche in questa occasione. E neanche della Nato, per effetto di alcuni paesi come la Germania e la Turchia che prendono nettamente le distanze dall'intervento amato. Nasce la "coalizione dei volenterosi", un ibrido nel quale non si sa bene chi abbia il comando se non chi se lo prende e così la Francia, smaniosa di recuperare nel nord Africa la sua tradizionale sfera d'influenza (e Sarkozy per recuperare consenso interno), decide di attaccare andando ben oltre il mandato delle Nazioni Unite. L'esito è che l'Unione Africana e la Lega Araba prendono le distanze e i "volenterosi" di sfarinano.

A sfarinarsi in Italia è il governo, con la Lega che dice no all'intervento, preoccupata di un crescente esodo di rifugiati verso il nostro paese. E qui arriviamo a noi. Gran parte dell'opposizione vota per l'intervento. Responsabilmente, si dice. Come sull'Afghanistan o, prima ancora, sul Kosovo. E la storia sembra non aver insegnato proprio nulla. Peggio, questa volta non c'è nemmeno il vincolo di un'alleanza internazionale come la Nato.

Giorgio Tonini, nel dibattito che registriamo a TCA, mi dà ragione nell'affermare che la politica dovrebbe saper prevenire il degenerare degli avvenimenti ma poi dice che quando si è fra il bene e il male bisogna schierarsi. E lui sta dalla parte di chi rivendica la libertà.

Non voglio affatto banalizzare la questione. Ma nemmeno accettare che l'inerzia e l'ipocrisia ci portino di fronte ad un dover scegliere fra scenari che avrebbero potuto essere ben diversi. Essere responsabili significa impegnarsi per questo. Come si può aver considerato Gheddafi un importante interlocutore fino a ieri, alla faccia del rispetto dei diritti umani, ed oggi bombardarlo? Ma perché, allora, non bombardare tutti quei paesi che dei diritti umani se ne fanno un baffo? Forse che a Gaza, la più grande prigione a cielo aperto, assediata e bombardata, c'era il rispetto dei diritti umani? E poi, siamo certi che gli insorti in Libia siano il corrispettivo dei ragazzi che a mani nude hanno dato vita alla rivoluzione dei gelsomini? Avevano, come le milizie di Gheddafi, il kalashnikov e non fiori nelle loro mani.

L'argomento è sempre il solito. Se non ci fossero stati gli alleati con le loro armi a liberarci e a sostenere i partigiani della libertà, l'Europa sarebbe finita nelle mani di Hitler. Forse si dimentica che dopo la seconda guerra mondiale le Nazioni Unite si sono date uno statuto internazionale per il quale le controversie si affrontano secondo regole precise e che provavano a far sì che la guerra venisse bandita dalla storia. Il fatto è che se nel corso degli anni queste regole sono diventate spesso carta straccia è proprio grazie ai volenterosi di turno che le hanno affossate. Così la politica inaridisce a tal punto che la possibilità di costruire scenari diversi non viene nemmeno contemplata. E nel dibattito in Parlamento non si ha nemmeno la capacità di porre elementari condizioni all'intervento e all'utilizzo delle basi logistiche italiane. Una politica in balia degli avvenimenti.

Lo dico in primo luogo per il PD, incapace di produrre un approccio diverso da quello già visto in passato, incapace di leggere quanto accade nei paesi arabi e del fatto che la militarizzazione dello scontro rappresenta un colpo mortale verso la primavera dei gelsomini e un nuovo impulso verso un fondamentalismo che in quella rivoluzione non aveva avuto spazio alcuno. Questa posizione, più di ogni altra cosa, testimonia il fallimento nella costruzione di un pensiero nuovo. Medito di "sospendermi" da un partito così. Vedo però con piacere che nel Gruppo consiliare del PD del Trentino gran parte dei consiglieri la pensano come me e allora propongo di stendere un documento che esprima una posizione diversa da quella che il partito ha assunto sul piano nazionale.

In ogni caso esprimo in tutte le occasioni quel che penso personalmente e come presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. In questi mesi come Forum abbiamo saputo vivere la primavera araba con grande attenzione ed intensità, per ciò che di straordinario rappresentava. Nelle dichiarazioni ai giornali, alle radio e alle televisioni esprimo con nettezza la mia opinione contraria alla progressiva militarizzazione del conflitto, tanto nelle dinamiche interne alla Libia, quanto sul piano dell'internazionalizzazione del conflitto.

Oggi è anche la giornata nazionale dedicata alla memoria delle persone assassinate dalla mafia e dal terrorismo. Una fiaccolata si svolge in centro, promossa da "Libera". Ci sono soprattutto giovani, ma poca gente. Forse ancora si pensa che la mafia sia qualcosa di estraneo al nostro territorio, dimenticandosi che in una società sempre più globalizzata è ben difficile immaginare di tenersi fuori dalle interdipendenze. Insomma, ci riguarda. Perché ne va del presente (e della storia) di questo paese. Nel fine settimana ho trovato il tempo di leggere "Spingendo la notte più in là" di Mario Calabresi. Un'appassionata testimonianza di un tempo ancora non elaborato. Parla degli anni di piombo, vissuti dalla parte di chi si è trovato defraudato di affetti e di vita. Un libro delicato, anche perché senza rancore. Nella fiaccolata, nello scorrere dei nomi delle vittime che vengono ricordate nelle piazze di tutto il paese, c'è anche quello del padre di Mario.

 

venerdì, 18 marzo 2011eternit in una discarica abusiva

Conferenza stampa di presentazione del Disegno di Legge "Modificazioni del testo unico provinciale sulla tutela dell'ambiente dagli inquinamenti: protezione dai pericoli derivanti dall'amianto". Nella saletta commissioni della Regione con me ci sono il capogruppo Luca Zeni e Michele Ghezzer con il quale abbiamo costruito questa proposta, oltre ai giornalisti della stampa e delle televisioni locali. Della Rai nemmeno una traccia. Eppure il tema che trattiamo è di quelli tosti, per dimensione e per l'allarme sociale che ne viene.

Sono passati quasi vent'anni dalla messa fuori legge dell'amianto, eppure questa pesante eredità pesa sul presente e ce la porteremo appresso per qualche decennio. Con il portato di patologie e di sofferenze: in particolare il mesotelioma maligno, un tumore dell'apparato respiratorio che non dà scampo, connesso proprio all'inalazione di fibre di amianto. Una malattia che uccide 100 mila persone ogni anno, 4 mila dei quali in Italia (secondo i ricercatori dell'Ispesl), cifra che raggiungerà il suo picco fra il 2015 e il 2018. Nonostante il divieto di lavorazione e commercializzazione gli effetti continuano a manifestarsi ed ora in aumento sono le patologie contratte da persone che non erano considerate a rischio, ovvero per esposizione inconsapevole.

L'amianto è stato bandito nell'Unione Europea e in un'altra decina di paesi, ma nel resto del mondo si continua a produrre e commercializzare: paesi come Cina, India, Russia, Thailandia, Giappone, Brasile sono i maggiori consumatori. Il fatto è che anche in Italia l'amianto è ancora molto diffuso: solo per le coperture in eternit (cemento-amianto) si parla di 32 milioni di tonnellate. A cui si devono aggiungere la presenza di questo materiale nelle costruzioni, nei camini, nelle fognature, persino negli acquedotti. Oppure nei mezzi di trasporto come navi, treni e auto. Senza dimenticare l'uso domestico, che ancora troviamo nelle nostre case, nei ferri da stiro come nei guanti da forno. Un tempo questo materiale veniva utilizzato normalmente, persino nel borotalco.

Anche in Trentino il problema è molto esteso se si pensa che nella recente rilevazione aerea fatta dalla Provincia emerge una stima di tetti in cemento-amianto per 2.689.000 metri quadrati. E si tratta solo di una parte del problema che non calcola l'amianto utilizzato nei pavimenti, nella coibentazione degli edifici, nelle tubature. Poco prima della conferenza stampa, parlando con un muratore, descriveva una situazione pazzesca: "quando nelle demolizioni si ha a che fare con l'amianto, questo va spesso a finire in discarica in mezzo agli inerti, magari sminuzzato". Rendendolo così ancor più pericoloso.

Perché l'amianto diventa pericoloso nell'inalazione delle sue fibre, quando il materiale con cui è mischiato (il cemento prevalentemente) viene sbriciolato o corroso dal tempo. E considerato che l'amianto che incontriamo ha almeno vent'anni (ma anche molto di più, visto che l'esplosione nel suo utilizzo fu in Trentino degli anni cinquanta e sessanta) il rischio che il materiale sia in cattivo stato di conservazione è molto alto.

La proposta di legge che presentiamo si propone di dare un nuovo impulso nella mappatura del problema, la definizione di un programma di priorità nella bonifica in base alla pericolosità e alla sua localizzazione, il co-finanziamento della bonifica attraverso un programma di contributi a scalare affinché sia premiato - nel quadro delle priorità indicate dal programma -  l'intervento più solerte, la realizzazione di un'impiantistica adeguata per lo smaltimento e un programma di informazione capillare sui danni correlati all'amianto. Non vogliamo provocare allarme sociale, ma al tempo stesso non possiamo lasciare che questo problema venga affrontato con un'inerzia inaccettabile e che porterebbe ad un deteriorarsi progressivo dei materiali contaminati senza un intervento adeguato.

Conclusa la conferenza stampa ho appuntamento con l'assessore Mellarini, responsabile provinciale dell'agricoltura. Lo sollecito per l'elaborazione del piano triennale e del regolamento attuativo della legge sulle filiere corte che potrebbe avere un impatto significativo a vari livelli, gli parlo dei corsi di formazione appaltati dall'Istituto Agrario di san Michele alla Coldiretti e dell'anomalia di un incarico affidato al massimo ribasso e, infine, del prossimo viaggio di una delegazione del Trentino in Palestina per discutere di valorizzazione dei prodotti locali e di credito legato al territorio.

Nel pomeriggio incontro Stefano Kegljevic, giovane laureato trentino-sloveno, interessato a lavorare nella cooperazione internazionale. Un colloquio di un'ora e ne ricavo un'ottima impressione. Giovani che costituiscono un patrimonio importante per questa terra che andrebbero davvero valorizzati. Lo dico anche pensando al confronto che si è aperto sulle pagine web di "Politica Responsabile" (http://www.politicaresponsabile.it/) a partire dalla tesi di Alessandro Franceschini sul ricambio generazionale, alle parole amare eppure piene di forza di Claudia che racconta della sua decisione di andarsene.

E di questo come del bisogno di rimotivazione delle persone, parliamo nell'incontro che ho nel tardo pomeriggio al Polo Tecnologico di Trento con i giovani trentenni della cooperativa Computer Learning. Sono molto interessati al Disegno di legge che stiamo preparando sul tema dell'educazione permanente e per l'occasione mi fanno entrare in una simulazione di conferenza interattiva fra Trento e Torino. Mi presentano il sito ormai pressoché ultimato di "DSF" (che sta per Docenti Senza Frontiere). Un progetto che coinvolge centinaia di docenti in varie parti d'Italia in rete con il mondo. Un progetto al quale mi chiedono di portare un contributo di idee e contenuti. Sull'una e l'altra cosa sviluppiamo un confronto e vedo le persone davanti a me molto sollecitate dalle mie provocazioni. Uno di loro, Federico, il giorno dopo - in una lunga lettera - mi scriverà così:

«Buongiorno Michele, mi ha fatto molto piacere conoscerti ieri in Computer Learning, rispetto a quanto dicevi ho potuto notare che c'è perfetta sintonia su una lettura della società e del bisogno attuale delle persone (e, permettimi di ringraziarti, piacere per la conoscenza personale di un pensiero politico che non fa solo retorica). A mio avviso oggi non c'è bisogno di tecnica - e diceva Chaplin nel meraviglioso discorso che fa nel "Grande dittatore" - soprattutto di motivazione e per questo bisogna lavorare alla base e promuovere tutte quelle attività che danno respiro, scambio libero e spontaneo di idee e sentimenti, crescita culturale. Restituire al reale tutta la complessità che il bombardamento di stereotipi, immagini, uso inconsapevole del messaggio mediale mirano ad appiattire e cancellare. Poi la tecnologia può essere un grande viatico, diffondere questa cultura, ma servono i contenuti...».
giovedì, 17 marzo 201117 marzo 2011, le Gallerie di Piedicastello

Oggi è la giornata del centocinquantenario. Giorno di festa, come sapete, da poco istituito e che si celebra in tutta Italia in pompa magna. E' proprio la retorica che accompagna il giorno dell'unità d'Italia che non mi piace, pur comprendendo bene che oggi, di fronte al degrado politico istituzionale, all'attacco verso la Costituzione e alle dinamiche separatistiche, anche i simboli dell'unità d'Italia possono assumere un significato di resistenza.

Che però ci porta a guardare all'indietro, ad una dimensione nazionale quando tutto è ormai oltre le nazioni. E che richiederebbe una ben altra capacità di pensare al futuro.  Ciò nonostante questo orgoglio  di essere italiani, questo bisogno di appartenenza oltre gli angusti confini del proprio particolare, questo riferirsi ad una storia fatta come ogni altra di pagine buie ma anche di grande capacità di riscatto, indicano un terreno da abitare. Tutto questo può avvenire attraverso i racconti, l'elaborazione di queste narrazioni e dei conflitti che sottendono, l'interrogarsi sugli scenari e sulle scelte.

E' quel che proviamo a fare giovedì pomeriggio, alle Gallerie di Piedicastello, nella manifestazione che già nel titolo esprime questa volontà di interrogarci sulla storia con lo sguardo rivolto al futuro: "La Costituzione racconta l'Italia". Il Museo storico del Trentino, in collaborazione con Terre del Fuoco, Anpi e Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani danno vita ad una bella iniziativa, introdotta dal concerto del Corpo musicale Città di Trento che intona di seguito l'Inno di Mameli, l'Inno al Trentino e l'Inno alla Gioia. L'intervento di Giuseppe Ferrandi indica la traiettoria della riflessione che si percorrerà nel pomeriggio attraverso gli articoli più salienti della Costituzione Italiana letti e commentati al presente. E dopo l'intervento  del presidente dell'ANPI Sandro Schmid sarà lo scadenzare degli articoli ad accompagnarci, insieme a Fabrizio De Andrè interpretato con passione dal gruppo degli "Apocrifi".

Ogni articolo viene raccontato da un testimone. Così l'articolo 1 (l'Italia, repubblica fondata sul lavoro) viene raccontato a nome di CGIL, CISL e UIL da Paolo Burli; l'articolo 3 (l'eguaglianza di fronte alla legge) dal Presidente dell'Associazione nazionale dei magistrati del Trentino Alto Adige Pasquale Profiti; l'articolo 6 (la tutela delle minoranze linguistiche) dalla Procuradora del Comun General de Fascia Cristina Donei; l'articolo 8 (la libertà di culto) dal Presidente della Comunità Islamica del Trentino Alto Adige Aboulkheir Breigheche; l'articolo 9 (lo sviluppo della cultura e della ricerca) dalla rappresentante studenti Liceo L. Da Vinci di Trento Anamaria Stanescu; l'articolo 10 (il diritto d'asilo) da Ehsan Soltani, rifugiato politico iraniano. Infine tocca a me presentare l'articolo 11 (il ripudio della guerra).

Nel mio intervento parto dalle parole di Piero Calamandrei che così si rivolgeva nel 1955 agli studenti di Milano  «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati...». Sì, perché uno di questi luoghi dove è nata la Costituzione è l'isola di Ventotene, luogo di esilio forzato di intellettuali come Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi che proprio lì elaborarono il Manifesto dell'Europa. Era il 1941, in piena seconda guerra mondiale, scoppiata come la prima nel contesto di sopraffazione e di egemonia fra le principali nazioni del vecchio continente. L'Europa veniva proposta come il progressivo superamento delle sovranità nazionali. «Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani». Così scrivevano nel Manifesto ma non vennero ascoltati. Quell'auspicio trovò spazio nella Costituzione Italiana proprio all'articolo 11 dove il tema della pace viene declinato in chiave sovranazionale.

Non è bastato a metterci al riparo. Né per le guerre di cui l'Italia è stata partecipe in Iraq, in Kosovo o in Afghanistan. Né per le spese militari, se solo pensiamo ai 18 miliardi di euro destinati agli F35. E nemmeno per l'Europa politica (che poi vuol dire Europa delle Regioni), che ancora è ben lontana dall'essere realizzata.

Nella galleria bianca ci sono più di 400 persone. Gente che ama questa terra e questo paese. Non tutti riconoscono l'inno alla gioia e allora provo a raccogliere la sfida di Ferrandi, quell'andare oltre che richiede qualcosa di più della resistenza, declinando la pace in un progetto di cittadinanza che superi la paura dell'altro, non solo "Cittadini italiani per Costituzione", ma quel divenire di "Cittadini europei e mediterranei per costituzione", che guarda alla storia, alle culture e ai saperi che si sono intrecciati ma anche a questo tempo che nell'interdipendenza ha reso relativa ogni distanza.
martedì, 15 marzo 2011Valle di Cembra

Ho parlato più volte in questo blog dell'inutilità del Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige Sud Tirolo. Nella sua riunione di oggi non solo ne abbiamo l'ennesima conferma, ma c'è qualcosa di più. Fa emergere cioè il peggio della politica. Tanto sul piano delle mozioni che vengono presentate e discusse, quanto a conferma che la Regione è ormai diventata un luogo vuoto e residuale, ma ancora utile come camera di compensazione per piccoli ruoli di potere. Un'istituzione da ripensare radicalmente.

Non ne vorrei parlare, per non portare linfa all'antipolitica. Ma discutere per un pomeriggio intero sulla persecuzione dei cristiani nel mondo, "l'assedio dal quale è necessario difendersi per non far soccombere la nostra civiltà" (perché questo è il tono degli interventi), vuol dire dar fiato alle trombe dei nuovi crociati. E' lo scontro di civiltà, la malefica profezia di Samuel Huntington che si autoavvera qui, in un occidente sazio, impaurito ed ignorante. Così come discutere della mozione sulle "spose bambine", quasi che le culture altre, anche quando ai nostri occhi deprecabili, le potessimo affrontare a colpi di clava. Se poi la clava è il crocefisso o l'identità etnica per segnare superiorità o territori, siamo davvero incamminati in un tunnel pericoloso.

Potremmo certo dire che la maggioranza in Consiglio Regionale non è così, ma poi chi se la sente di votare contro una mozione che denuncia la persecuzione dei cristiani? E così, potenza dei richiami ideologici (e della paura di perdere un facile consenso costruito su identità sempre più deboli), la maggioranza si sfarina.

L'altra parte della giornata se ne era andata a discutere su chi deve sostituire il dimissionario Bruno Dorigatti dall'ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Le minoranze (in questo caso quelle politiche, non linguistiche) rivendicano, a ragione, di esservi rappresentate, ma noi - almeno per il momento - rispondiamo picche. E si apre così una bagarre dove volano - come accadrà nel pomeriggio parlando di cristianità - parole pesanti come pietre. Un gioco forse, ma che avverto pericoloso e che mi mette addosso un profondo disagio. Che poi ha a che fare anche con la distanza fra quel che accade fuori di qui e questa rappresentazione politica "fuori dal mondo".

All'inizio dei lavori consiliari avevo provato a chiedere l'anticipazione della mozione - voto rivolta al governo italiano su quanto accade in Libia, ma niente da fare, nella riunione dei capigruppo le opposizioni si oppongono e qualcuno nella stessa maggioranza manifesta perplessità. Discuteremo di Libia quando avremo già contato i morti schiacciati dalla repressione di Gheddafi che ormai sembra avere partita vinta su una ribellione dai tratti vecchi e che con il regime ha troppe cose in comune. Una rivoluzione segnata dall'ombra del militarismo e tutta dentro al passato. Gheddafi andava esiliato, certo, ma questa sollevazione ha ben poco a che fare con il sorriso della rivoluzione dei gelsomini.

Nell'intervallo c'è una breve riunione della Terza Commissione Legislativa, si aprono alcuni DDL sulla protezione civile che vanno ad aggiungersi a quelli già presentati, lasciando prefigurare una partita consiliare tutt'altro che serena.

Di seguito, l'incontro con gli anziani del Circolo di Cembra in visita al Consiglio Provinciale. Parlo loro del valore della partecipazione, della responsabilità, di quel che dovrebbe essere l'impegno politico. Gli parlo del mio lavoro sull'educazione alla pace e sui temi ambientali ed è l'occasione per una prima presentazione del Disegno di Legge sull'amianto. Vedo subito una grande attenzione, perché di fronte a me c'è una generazione di persone che ci ha avuto a che fare, nell'edilizia come nella vita di tutti i giorni. E con la fatica di costruirsi un futuro in terre che un tempo erano considerate "sgrebeni", così magre che non era facile ricavarne da vivere per una famiglia.

Provo a connettere queste cose anche con quel che accade dall'altra parte del pianeta. E quel che dovremmo imparare a proposito del delirio di voler piegare la natura come se tutto fosse nelle nostre disponibilità. Ne esce un confronto che tocca diversi temi ambientali (dall'inceneritore all'energia nucleare) e la cosa che forse più viene apprezzata è che affronto questi temi partendo dalla considerazione che dovrebbe essere il principio di responsabilità la barra che ci dovrebbe guidare. Sono - questi incontri - delle buone occasioni per le persone che vi partecipano come per me. Per ascoltare, per sentire gli umori, per capire le distanze e le vicinanze, per scorgere se negli occhi di queste persone c'è ancora l'orgoglio di una comunità che tiene. E ringrazio Mauro Larentis che di questi incontri fra i cittadini e le istituzioni è un po' l'anima, per la sua passione e per una niente affatto scontata correttezza professionale.

Nel tardo pomeriggio mi chiama una giornalista del Trentino, vuol sapere a che punto è il "Cafe de la Paix", progetto al quale stiamo lavorando come Forum. Ne esce una bella intervista che apparirà sul Trentino l'indomani.

 

lunedì, 14 marzo 2011Centrale nucleare di Fukushima

Inizia una settimana all'insegna dell'apprensione per quanto sta accadendo in Giappone. Il terremoto, lo tsunami, l'allarme nucleare. Angosciano le immagini che arrivano da quel paese che appare piegato dagli effetti della natura combinati con l'incoscienza umana. Eppure il Giappone primeggia in capacità di prevenzione antisismica tanto che qualcuno ha azzardato che un terremoto di quel grado di intensità in Italia avrebbe raso al suolo intere città. Nemmeno i sensori relativi allo tsunami hanno potuto ben poco di fronte alla vicinanza dell'epicentro dalla costa e ne abbiamo visto tutti gli effetti. Devastazioni pesanti, ma reversibili.

Quel che invece rischia di non essere reversibile è ciò che viene dal delirio dell'homo sapiens, che lo ha portato a costruire 51 centrali nucleari su uno dei territori più a rischio sismico del mondo. Perché se i noccioli delle centrali arriveranno alla fusione, e a questo punto l'eventualità non è così remota, quei luoghi diventeranno inospitali per sempre. Effetti incalcolabili in un paese relativamente piccolo come il Giappone, se pensiamo che Tokio - con i suoi 13 milioni di abitanti - dista poco più di duecento chilometri dalle centrali in questione.

Nonostante le dichiarazioni rassicuranti delle prime ore, ora l'emergenza si è estesa all'insieme dei reattori di Fukushima 1 e con la fusione in corso (almeno parziale) del nocciolo di uno dei reattori la situazione può diventare drammatica. Difficile leggere diversamente l'evacuazione di 750 addetti dalla centrale nucleare di Fukushima per le troppo elevate radiazioni nella centrale operativa.

La preoccupazione è alta anche sul piano internazionale, tanto da indurre al ripensamento anche quei paesi che in passato hanno scelto di imboccare la strada del nucleare: Stati Uniti, Germania, Svizzera in particolare. Si distingue il governo italiano che a testa bassa dice di voler proseguire sulla strada intrapresa nell'accordo con la Francia per la realizzazione di quattro nuovi impianti di terza generazione, tecnologia peraltro già superata tanto che la Francia si lamenta di non riuscire a venderli a nessuno. Una scelta, quella italiana, che contraddice il voto popolare del referendum del 1987 e la diffusa indisponibilità da parte delle regioni italiane di ospitare impianti di questo tipo sul proprio territorio. In campo entra la lobby nuclearista, scatenata nel difendere contro ogni evidenza la scelta del governo.

Come sulla privatizzazione dell'acqua anche sul nucleare il Trentino si avvarrà delle proprie prerogative di autogoverno. Oggi la Giunta Provinciale mi deve confermare quando verranno apposti i cartelli di "territorio denuclearizzato": avverto il vicepresidente Pacher che se la mozione approvata nel 2009 non dovesse trovare attuazione provvederò personalmente a farlo come azione di protesta. Se non ora, quando?

E poi il 12 giugno andremo in massa a votare sì per l'abrogazione delle leggi che il governo ha varato per la privatizzazione dell'acqua e per reintrodurre il nucleare in Italia. Dovremmo formare una grande alleanza di territorio, questi temi sono troppo importanti per lasciarli alla dialettica nazionale fra i partiti o alla mercé degli ideologismi. Sapremo imboccare una strada diversa? Nei prossimi giorni ci proveremo. La giornata è piena di tante altre cose, ma mi fermo qui. Vorrei che la lezione che ci viene dal Giappone servisse a qualcosa.

 

sabato, 12 marzo 2011Mediterraneo

Rovereto, sabato mattina. Al Museo della Guerra si parla di Pace. Non della pace opposto o assenza di guerra, ma della pace malgrado la guerra. Della pace che indaga la degenerazione violenta dei conflitti, che prova a scavarci dentro, ad attraversarli, a farli evolvere positivamente. Non della pace delle anime belle che stanno nel giusto, ma dell'interrogarsi del criminale che sta dentro di noi, sempre in agguato. Della banalità del male. Della guerra che facciamo ogni giorno nel non voler mettere in discussione i nostri stili di vita. Dello scontro di civiltà che nasce dal pensare gli altri in sottrazione.

Di tutto questo parlerà "Cittadinanza euromediterranea" nella sua articolazione a Rovereto e nella Vallagarina, attraverso decine di iniziative che coinvolgeranno il Museo civico di Rovereto (gli antichi saperi dell'astronomia), l'OBC (sui temi della conoscenza delle culture e dell'elaborazione del conflitto), il Festival Oriente Occidente (che dedica l'edizione 2011 proprio al Mediterraneo), la Fondazione opera Campana dei Caduti (nella preparazione dell'edizione del cinquantenario della marcia Perugia Assisi), i Comuni della Vallagarina (con svariate iniziative), Slow Food (con Terra madre), l'Accademia degli agiati, Danzare la pace (con il Trentino Folk Festival), la comunità sarda e i Comuni dell'altipiano (la brigata Sassari e il pensiero di Emilio Lussu); le associazioni locali di volontariato (attraverso incontri, seminari, manifestazioni), il Cineforum di Rovereto (con una rassegna cinematografica sul  colonialismo italiano), la Comunità islamica del Trentino, l'Anpi e il Museo della guerra che oggi ci ospita per raccontare di una guerra (quella italo - turca di cui decorre quest'anno il centenario) meglio conosciuta come guerra di Libia. Ed altro ancora.

Molti di questi soggetti oggi sono qui e prendono la parola per dire ci siamo anche noi dentro questo spazio dove la pace si declina in cultura, conoscenza, comportamenti. E il Comune di Rovereto, che esprime nell'intervento dell'assessore Fabrizio Gerola un forte apprezzamento per l'iniziativa, cogliendone il valore ma anche il tratto innovativo, fuori dalle ritualità del pacifismo di maniera.

Dedichiamo simbolicamente questo incontro a Roberto Filippi che oggi salutiamo per l'ultima volta anche da Rovereto, nell'angoscia per questa giovane vita spezzata e per le tante vite che il terremoto, lo tsunami e la nostra incomprensione del limite si sono portate via in queste ore.

Le immagini dello scoppio della centrale nucleare di Fukushima mi riportano indietro a quelle tragiche del 1986 quando il vento di Chernobyl spazzò mezza Europa. http://www.youtube.com/watch?v=kKRvWCruckI

Invio immediatamente un messaggio al vicepresidente Pacher perché si dia piena attuazione al documento votato dal Consiglio della Provincia Autonoma di Trento che dichiara il Trentino territorio libero dal nucleare. Compresi i cartelli che in ogni strada d'ingresso in questa terra lo indichino chiaramente come "Territorio denuclearizzato".

 

venerdì, 11 marzo 2011Roberto Filippi

Con il giornale radio del mattino arrivano le prime notizie di un terremoto in Giappone. Quando parlano di una scossa che ha raggiunto gli 8,9 gradi della scala Richter ci vuol poco a capire che le conseguenze potrebbero essere devastanti, anche per un paese che è abituato a vivere nel terremoto. E infatti dopo qualche ora arrivano le prime immagini, oscillazioni pazzesche che solo le misure antisismiche nella costruzione dei palazzi riescono ad attenuare, ma soprattutto lo tsunami, onde alte dieci quindici metri che spazzano via come se fossero di carta i porti, le strade, le case e le vite che ci sono dentro. Immagini davanti alle quali si rimane impietriti. Come di stucco si rimane davanti al cinismo televisivo degli esperti nuclearisti, pronti a spargere a piene mani sicurezza laddove invece iniziano ad arrivare le prime informazioni su due impianti del nord danneggiati dal sisma e a rischio. Tutto nella norma, continueranno a dire per tutto il giorno, nonostante l'evacuazione di decine di migliaia di persone. Cinici e bari.

I giornali di oggi parlano diffusamente della morte di Roberto Filippi, giovane geologo e alpinista trentino, portato via dal Monte Bianco, da quei ghiacci e da quella neve che amava e studiava. Roberto lo conoscevo appena. Ma con Paola (la sorella) e con Anna (la sua compagna) abbiamo condiviso anni di lavoro nella solidarietà internazionale nei Balcani, tanto che avevano coinvolto in queste esperienze anche Roberto e i suoi genitori. Roberto ed Anna si stavano costruendo insieme una vita, che ora si è spezzata così, per la casualità di un ponte di neve che viene giù e si porta via le speranze, gli amori, la vita. Rimangono, caro Roberto, la bellezza del tuo sguardo e tutto quel che hai saputo dare agli altri, che lo porteranno con sé come un dono meraviglioso.

L'ultimo saluto è per l'indomani, mi chiedo se non sia il caso di spostare la conferenza stampa che abbiamo promosso a Rovereto nelle stesse ore per illustrare le iniziative della "Cittadinanza euromediterranea". Ma dopo una piccola consultazione decidiamo che la terremo egualmente, introducendola proprio con un ricordo di Roberto. E così sarà, nella sala del Museo della Guerra.

Nel pomeriggio alla sala della Sosat a Trento ci troviamo per un'altra guerra che si combatte giorno dopo giorno, quella contro le mafie. A parlarne, su invito del gruppo consiliare dell'UpT, è Stefania Grasso, figlia di Cecè, un piccolo imprenditore che ha avuto il coraggio di opporsi all'andrangheta e per questo assassinato il 20 marzo 1989. La sua è una testimonianza semplice e forte, che è diventata parte integrante dell'impegno dell'associazione "Libera".

Parla con amorevolezza della sua terra, la Calabria, e di quella Locride nella quale pure si può morire perché si ha il coraggio di opporsi all'estorsione. E' dall'amore per la propria terra che si deve partire per battere le mafie, dice Stefania, ed è questa la ragione per la quale «ogni giorno decido di restare a Locri», lungo quel lungomare e in quella terra ricca e generosa che potrebbe dar da vivere a tutti e che invece è diventata proprio per la violenza, la corruzione e l'arbitrio terra di emigrazione.

Racconto in un mio breve intervento dell'amicizia con Tonino Perna che di quella terra è figlio, del nostro sguardo necessariamente strabico sull'Italia, dello scambio di esperienze nella gestione del parco dell'Aspromonte quando ne è stato presidente e di quando mi raccontava che il segreto della lotta contro gli incendi dolosi era l'orgoglio delle comunità che aveva imparato guardando all'esperienza trentina della rete dei vigili del fuoco volontari.

Parlo anche di come, nell'interdipendenza, nessuno possa chiamarsi fuori rispetto all'economia criminale, ai traffici, al riciclaggio, all'invasività della finanza d'assalto. Proprio oggi il presidente della Banca d'Italia Mario Draghi e il portavoce di Libera Luigi Ciotti in una conferenza all'Università di Milano hanno denunciato come le mafie rappresentino un ostacolo all'economia italiana. Così interrogo i presenti su come una comunità possa mettersi al riparo da queste dinamiche, quali gli strumenti per evitare l'infiltrazione di un'economia criminale che non va certo in giro con la lupara. Domande non semplici, che richiedono informazione, conoscenza e strumenti legislativi adeguati. E, prima ancora, coesione sociale ed autogoverno.

La giornata si conclude con un altro momento di riflessione alla sala della Regione, che prende spunto dalla presentazione del bel libro di Simone Casalini "Intervista al Novecento". A dialogare con lui sono Gian Enrico Rusconi e Fabrizio Cambi. Un dialogo tutt'altro che scontato, grazie agli spunti intelligenti dell'amico Simone ma anche allo sguardo profondo dei suoi interlocutori, in primis Rusconi che guarda alla rivoluzione che pervade il mondo arabo come primo vero messaggio di un nuovo secolo che fatica a mettersi alle spalle quello precedente.

Sul libro di Simone ci tornerò a breve, su questo blog. E' un tema, quello del Novecento, che mi sta molto a cuore ma la stanchezza mi prende e allora decido che per oggi è abbastanza.

 

giovedì, 10 marzo 2011don qujiote e sancho panza

La riunione del Consiglio provinciale si apre con un momento di parola e di pensiero sul Tibet. Ricorre infatti il 52° anniversario dell'insurrezione del popolo tibetano contro l'occupazione cinese e il presidente Dorigatti legge il messaggio inviato all'assemblea dalla massima autorità morale e politica dei tibetani, il Dalai Lama. Un messaggio improntato alla ricerca del dialogo e testimonianza della ricerca di una "Via di Mezzo", «di beneficio per entrambe le parti, che chiede una genuina autonomia per il popolo tibetano all'interno della Repubblica Popolare Cinese».  Nel discorso del Dalai Lama - distribuito ai consiglieri provinciali (e che trovate nella home page) -  l'aspirazione ad una riforma della struttura politica e sociale del Tibet perseguita nel tempo e che oggi porta alla decisione di fare un passo indietro, per apportare alla Carta dei tibetani in esilio gli emendamenti necessari affinché il potere politico venga affidato ad un leader democraticamente eletto.  

Fa specie che questo momento scorra fra l'indifferenza dei più, quasi una formalità da sbrigare prima delle cose più importanti che poi sarebbero le interrogazioni a risposta immediata e i punti, quest'oggi invero di non particolare interesse se non fosse per il DDL sugli amministratori di sostegno per le persone più fragili che verrà convertito in legge senza particolari difficoltà. Il passaggio forse più significativo della giornata istituzionale è la presenza del rapporto finale sulla povertà in Trentino che pure potete trovare in prima pagina.

Interessante invece il ponte con l'incontro che si svolge nel tardo pomeriggio alla Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale di Trento per la presentazione del libro di Martha Nussbaum "Libertà di coscienza e di religione". Perché testimonia come la ricerca di una "via di mezzo" rappresenti una domanda filosofica come politica che non conosce coordinate geografiche. E' quel che provo a dire nel mio intervento, proponendo una traiettoria che dal bisogno di uscire dalla polarizzazione fra ortodossismo e antireligiosità cerca una chiave di lettura del nostro tempo, segnato da uno scontro di civiltà che tende ad inverarsi nella paura e nel bisogno di fare quadrato sulle radici culturali dell'Europa.  

L'ortodossismo che divide il mondo in buoni e cattivi, che agita le viscere ed il rancore, che risponde alla complessità della globalizzazione con la difesa a riccio di quel che si ha e di quel che si è. L'antireligiosità che riduce l'uomo ad un fascio di nervi , privo di mistero e di curiosità. Facce di una stessa medaglia e che si alimentano vicendevolmente.

Ne ho già parlato qualche giorno fa in questo blog. Ma trovo molto bello che un gruppo di giovani riuniti in un'associazione che si chiama "Altrimenti liberi" decida di proporsi pubblicamente presentando libri e pensieri  come quello della Nussbaum, fertili e alla ricerca di sintesi originali. Come ho scritto, mai domi.

Racconta la Nussbaum che il leader indiano Nehru teneva sul comodino una poesia di Robert Frost che si concludeva così:

«Bello è il bosco, buio e profondo,
Ma io ho promesse da non tradire,
Miglia da fare prima di dormire,
Miglia da fare prima di dormire»

mercoledì, 9 marzo 2011la musica, il ghiacciaio

Mi scuso con i lettori del blog ma di tanto in tanto mi trovo a dover saltare qualche giorno nel mio diario, non perché non siano di lavoro (mi piacerebbe che fosse così...) ma perché proprio non c'è il tempo materiale di scriverne o semplicemente perché, come è accaduto martedì grasso, ho dedicato parte della giornata allo scrivere, in questo caso la preparazione della relazione del nuovo disegno di legge sul tema del monitoraggio e della bonifica dell'amianto in Trentino.

Di martedì voglio però segnalare due incontri interessanti. Il primo con i rappresentanti della Confederazione Italiana degli Agricoltori, sindacato contadino con il quale si è sviluppata in questi mesi una positiva e stimolante collaborazione. Mi parlano dei tagli ai corsi di formazione per la categoria, che certo non aiutano la qualità del lavoro e delle produzioni, e dei discutibili criteri con i quali l'Istituto Agrario di san Michele all'Adige ha assegnato in una gara al massimo ribasso (cosa che va contro le linee di tendenza che la PAT sta cercando di praticare) alla Coldiretti, il sindacato maggioritario in Trentino. Il secondo incontro è invece con Sara Ballardini, che da qualche anno lavora con le PBI (Peace Brigades International), le Brigate internazionali di pace che svolgono azioni di interposizione e di accompagnamento nelle situazioni acute di conflitto. Sara mi propone di organizzare come Forum un incontro a Trento con Alejandro Solalinde, un sacerdote messicano minacciato (e attaccato) a causa del suo impegno contro la tratta di esseri umani al confine con gli USA. Volontari di PBI accompagnano padre Alejandro in Oaxaca (Mexico), con l'obiettivo di proteggerlo e quindi permettergli di portare avanti il suo lavoro. Avrei potuto incontrarlo in occasione del mio ultimo viaggio proprio in quella città...

Il diario di oggi racconta invece di una giornata intensissima, che inizia con la preparazione degli appunti per la serata sul tema degli avvenimenti che stanno sconvolgendo il Mediterraneo, fra speranze di un grande risorgimento arabo e i pericoli di militarizzazione del conflitto che ne costituirebbe la fine. Di seguito mi incontro con Luigi Nicolussi, presidente del Centro di documentazione di Luserna (ed ex Sindaco) e Salvatore Dui (presidente della comunità sarda in Trentino). Una triangolazione fra minoranze con al centro il pensiero di Emilio Lussu, che farà da traccia per un programma di iniziative che entreranno a far parte degli itinerari di "Cittadinanza Euromediterranea".

A mezzodì ho appuntamento con Maddalena Di Tolla, responsabile trentina di Legambiente, alla quale ho chiesto un confronto attorno al DDL sull'amianto. E' l'occasione per parlare dell'ambiente a tutto campo, dall'orso al Parco dello Stelvio, e di come la politica dovrebbe essere in grado di assumere un approccio ambientale, di come s'imponga un cambio di paradigma. Parliamo anche della fatica nel tenere un profilo di dialogo con e nella società civile, laddove tendono invece a prevalere fondamentalismi. Avverto sintonia.

Corro alla sede dei Vigili del Fuoco, in piazza Centa, a Trento. Lì è infatti convocata la riunione della terza Commissione legislativa provinciale, nell'ambito della trattazione delle proposte di legge di riforma della protezione civile. La centrale operativa ha un suo fascino così come è davvero interessante la rete di difesa territoriale che copre - grazie all'apporto di migliaia di volontari - tutto il territorio provinciale. Seguirebbe la visita anche al servizio elicotteri, ma devo rientrare in ufficio. Ho appuntamento con il sindaco di Rovereto Andrea Miorandi, per discutere delle attività che come Forum abbiamo intenzione di promuovere nella città della quercia. Le presenteremo insieme al programma di Cittadinanza Euromediterranea sabato prossimo (ore 11.15, Museo della Guerra) e vorrei che la città (della pace) pulsasse con ogni sua articolazione con il programma di avvenimenti che intendiamo mettere in campo. So di trovare sensibilità, ma so anche di come i temi della pace rischiano di venir banalizzati in rituali stanchi ed inconcludenti. Che richiedono pertanto nuove forme di declinazione sul territorio.

Nel frattempo è iniziata la riunione del gruppo di lavoro che sta collaborando con me per l'elaborazione di una proposta di legge sul tema del "software libero". A vedere in azione questo gruppo di esperti delle nuove tecnologie la prima sensazione che ti viene è quella del sentirti inadeguato, il loro linguaggio fuori dalla tua portata, insomma ti senti un po' obsoleto. Al tempo stesso, entrando timidamente nella materia, ne avverti anche la straordinaria portata e quanto il controllo delle tecnologie possa violare la vita democratica di una comunità. Il testo è a buon punto e nell'arco di un paio di settimane dovremmo essere in grado di sottoporlo ad un confronto collettivo nel gruppo consiliare.

Arriva una telefonata di Mauro Cereghini e mi dà la tragica notizia della morte di Roberto Filippi, giovane alpinista trentino. Il Monte Bianco se l'è portato via. Roberto era fratello di Paola, la nostra coordinatrice delle attività di cooperazione con Kraljevo, in Serbia. E compagno di Anna, che fino a pochi mesi fa lavorava al Progetto Prijedor. Il pensiero va a questa giovane vita che si è perduta nella neve, ai suoi famigliari, a chi lo amava.

Esco dal gruppo consiliare con addosso una grande tristezza. Sono ormai le 20.00, ma la giornata non è affatto conclusa. All'auditorium del Museo di scienze naturali è in programma la serata promossa da alcuni circoli del PD del Trentino sugli avvenimenti che attraversano il Mediterraneo. Non c'è una grande folla ma il confronto, aperto dall'intervento di Micaela Bertoldi, non è per nulla banale, le testimonianze di Luciana Chini, Monica Ioris, di Saadi Brhami e di Bel Hassen molto efficaci nel descrivere la grande portata della rivoluzione democratica in corso ma anche le preoccupazioni e la fragilità di fronte alla militarizzazione del conflitto. Nello svolgere l'intervento conclusivo cerco di mettere in evidenza il nostro pulsare in questi mesi e settimane con gli avvenimenti che stanno cambiando il Mediterraneo, la felice coincidenza di un percorso come quello del Forum che aveva l'obiettivo di costruire una visione alternativa allo scontro di civiltà e la natura di una primavera che rappresenta proprio la risposta a chi ha cercato di rendere più profondo il solco fra oriente e occidente. E di come il nostro paese e l'Europa si siano trovati per l'ennesima volta spiazzati, quasi a rincorrere gli avvenimenti senza peraltro capirci un accidente. Agitando lo spauracchio di una presunta catastrofe umanitaria o di un fondamentalismo che proprio questa primavera ha mostrato in tutta la propria natura speculare al carattere dispotico dei vecchi regimi. Una primavera che richiede attenzione e sostegno, non certo la chiamata alle armi.

 

lunedì, 7 marzo 2011sud tirolo

Giovedì prossimo alla sala degli Affreschi della biblioteca comunale di Trento verrà presentato "Libertà di coscienza e religione" di Martha Nussbaum (il Mulino, 2009). Un paio di mesi fa mi è arrivata dall'associazione "Altrimenti Liberi" l'invito a tenere la presentazione di questo libro, del quale avevo sentito parlare ma che non conoscevo.

Di semplice e veloce lettura, il libro di Martha Nussbaum è folgorante. Non mi risulta abituale riconoscermi in un testo, ma in questo caso... Quello della Nussbaum è un pensiero di mezzo, di quelli per i quali prendi schiaffoni a destra e a manca, che non si rassegna alle risposte accomodanti e che ti costringe ad una ricerca mai doma. Lo spazio è quello fra ortodossia e antireligiosità: una risposta laica ma ricca di genuina curiosità verso una visione morale della dignità umana.

Di un'attualità stringente, nel tempo dello scontro di civiltà, tanto che ad ogni pagina puoi trovare chiavi di lettura di questo tempo.

Mi piace pensare di essere stato associato alla presentazione di questo saggio. Vuol dire, forse, che i messaggi talvolta arrivano a destinazione. Che non è tutto inutile, insomma. Butto giù un po' di appunti per la presentazione, chissà se serviranno...

Metto su carta anche qualche appunto per un'intervista per il Trentino sulle politiche della Provincia in materia di cooperazione internazionale: il direttore Alberto Faustini vi ha dedicato l'editoriale di domenica e vorrei interloquire perché effettivamente si è persa l'occasione per un confronto serio su quel che oggi può voler dire solidarietà globale (e di cui abbiamo già ampiamente parlato su questo blog).

Anche in questo caso mi rendo conto di come il mio modo di pensare sia del tutto eccentrico rispetto ai luoghi comuni di una sinistra che ha smesso da tempo di interrogarsi. Che confonde la cooperazione con l'emergenza, che rincorre le prime pagine dei giornali, che piega al proprio schema interpretativo ogni cambiamento senza mai chiedersi se gli occhiali che ha a disposizione riescano ancora a mettere a fuoco la realtà.

So bene che il vasto pubblico non ama i pensieri di mezzo, né le sfumature del grigio. Preferisce l'anatema e la scomunica, piuttosto che la fatica di far tornare la gente sui propri passi o di cambiare.

All'incontro del pomeriggio del comitato promotore dei referendum per l'acqua bene comune ne ho la riprova. Come si fa a non capire che se vogliamo vincere questa prova è necessario che la metà degli italiani si rechi alle urne? E che per questo è necessario far leva sulle cose che uniscono piuttosto che misurare le coerenze? Qualcuno se la prende con Di Pietro, qualche altro con Vendola, figuriamoci con il centrosinistra che, nel fervore del mercato quale strumento di regolazione di qualche anno fa, delle privatizzazioni è stato il battistrada...

Così però non si va da nessuna parte. Certo, nel referendum sull'acqua bene comune si gioca una partita di tutto rilievo, dai forti connotati culturali e politici. Per vincerlo, occorre costruire uno schieramento il più largo e trasversale possibile, che abbia come denominatore comune l'idea che l'acqua è di tutti e non è assoggettabile alle logiche del mercato. Insomma, sottratta alla speculazione privata.

Portare al voto venti milioni di persone non sarà facile, specie se l'invito di andare al mare verrà dalle istituzioni stesse e se non avremo saputo dar vita ad un'alleanza di tutti coloro che hanno un po' d'amore per l'ambiente che ci accompagna.

Speriamo almeno che le contromisure che abbiamo messo in campo in Trentino grazie alle prerogative dell'autonomia (e al nostro impegno) risultino efficaci e siano perseguite con convinzione. Quel che potevamo mettere in campo sul piano istituzionale l'abbiamo fatto. Ma in un paese dove l'acqua finisce nelle mani delle multinazionali non saremo certo al sicuro. Per questo la partita referendaria, il prossimo 12 giugno, va vinta. E sarà così se, ad esempio, avremo come alleati i vigili del fuoco volontari il cui presidente Alberto Flaim incontriamo in serata alla sede del PD del Trentino. L'argomento non è l'acqua, bensì la nuova legge sulla protezione civile, ma a guardar bene non c'è molta differenza. Anche in questo caso è in gioco una storia di dignità e responsabilità verso il futuro.
venerdì, 4 marzo 2011la locandina dell\'incontro di Ossana

Primo tema della giornata, l'amianto. Stiamo predisponendo un Disegno di legge provinciale sul tema dello smaltimento dell'amianto e di primo mattino l'incontro che si svolge alla sede del Gruppo consiliare è con le persone che mi stanno aiutando a predisporre il testo legislativo. Il tema è di grande rilevanza. Vi do solo un dato: si stima che la bonifica dell'amianto in Europa corrisponda ad un intervento che costerebbe quattro volte il PIL del vecchio continente. E il Mesotelioma, un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio ed è associato soprattutto all'esposizione all'amianto, insorge anche grazie ad esposizioni del tutto casuali alle polveri d'amianto.

In Trentino, come in tutte le regioni italiane, il problema è esteso ed è in corso da parte della Provincia, un importante lavoro di formazione e di rilevazione delle superfici nei 217 Comuni del Trentino. L'uso e la commercializzazione dell'amianto in Italia è vietata dal 1992, ma ciò nonostante il lavoro di bonifica è ben lungi dall'essere realizzato. Si pensi che in Trentino la bonifica ha fino ad oggi riguardato meno di un terzo della superficie interessata.

Ne parleremo diffusamente, ma intanto lavoriamo al testo che ormai è pressoché ultimato: l'obiettivo è quello di dare tempi certi per la bonifica e prevedere incentivi affinché tale bonifica avvenga secondo un programma di priorità definito in ambito provinciale e capace di coinvolgere non solo gli edifici pubblici ma anche i soggetti privati.

Nemmeno il tempo di finire l'incontro e corro all'incontro di presentazione di un'altra proposta di legge, in questo caso dedicata al tema dei "Corpi civili di pace". Un testo predisposto dal consigliere del PD del Trentino Mattia Civico e che insieme abbiamo condiviso nelle scorse settimane. S'intitola "Misure di supporto a progetti e attività finalizzate a sostenere l'intervento civile in contesti di conflitto". Alla presentazione, presso la Sala Rosa della Regione a Trento, ci sono oltre al primo firmatario anche Raffaele Crocco, giornalista e rappresentante dell'associazione "46° parallelo, Alberto Capannini e Fabrizio Bettini, entrambi del Corpo civile di pace dell'Operazione Colomba, e il sottoscritto in qualità di co-firmatario e presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. In poco meno di un'ora, dagli interventi e dalle testimonianze sul campo, escono forti le ragioni della proposta: l'intervento dei corpi civili di pace come cambio di approccio verso le situazioni nei quali i conflitti sono a rischio di degenerazione violenta. Questo in primis significa riconoscere la validità di un intervento disarmato e nonviolento, la formazione dei partecipanti ai corpi civili, la loro tutela giuridica e previdenziale.

Alle 12.30 mi raggiungono i rappresentanti del Comitato promotore della Carovana dell'acqua. Sono qui in Trentino per illustrare all'assessore Beltrami la proposta di realizzare nel settembre prossimo una Carovana per il diritto all'acqua in Palestina, coinvolgere la nostra Provincia al pari di molti altri soggetti istituzionali che concorreranno alla realizzazione dell'iniziativa, sintonizzare le attività di cooperazione e di solidarietà in corso fra il Trentino e la Palestina con questa iniziativa. Come i lettori sanno, il tema dell'acqua è parte integrante del conflitto israelo-palestinese: un bene limitato che in quella situazione diventa una potentissima arma di guerra dello Stato d'Israele contro la comunità palestinese, la sua agricoltura e l'economia di quella terra, il diritto alla vita.

L'acqua dovrebbe essere un bene comune e simbolo di vita, ma l'idea della mercificazione è riuscita a trasformarla in uno strumento di rendita, di divisione e, talvolta, di guerra. Di questo parliamo in serata a Fucine di Ossana, in Val di Sole, in un dibattito promosso dal locale Circolo del PD del Trentino. Nel cinema comunale il pubblico è numeroso, a testimoniare che l'acqua tocca corde profonde in ogni comunità. Con me a discutere di questo argomento ci sono anche Emilo Molinari, portavoce del Contratto mondiale per il diritto all'acqua, e Rolando Valentini, assessore all'ambiente della Comunità della Valle di Non. Stimolati dalle domande di Walter Nicoletti, giornalista e vecchio amico, e del pubblico, ne scaturisce un confronto a tutto campo che investe anche il valore culturale e politico che l'acqua oggi rappresenta. Non solo, dunque, sotto il profilo economico ma come questione che investe la coesione sociale, la tenuta di una comunità. E la politica, così presa dalle vicende del presidente del Consiglio che tende a smarrire le grandi questioni del futuro. L'acqua, dice con forza Emilio Molinari, potrebbe rappresentare l'occasione per riconnettere la politica alla nuda vita delle persone, oltre gli schieramenti e le culture tradizionali di appartenenza.

Il tema è di grande rilevanza anche locale e così illustro le iniziative che abbiamo messo in campo con la finanziaria (e gli strumenti dell'autonomia speciale) per salvaguardare questo patrimonio comunitario e di cui abbiamo più volte parlato in questo blog. Ma la via maestra è comunque rappresentata dal referendum, fissato in questi giorni al 12 di giugno. Scelta discutibile, per certi versi vergognosa, visto che a maggio si andava al voto in numerosissime città italiane per il rinnovo dei Consigli Comunali e l'accorpamento avrebbe dovuto essere naturale. Ancora una volta il governo gioca la carta dell'astensionismo e spostare in là nel tempo la consultazione referendaria prova ad indebolirne l'efficacia.

Chissà se l'acqua ci aiuterà a rendere più interessante e vero il confronto politico in questo paese? Per vincere la sfida dell'acqua come bene comune occorre che la metà degli italiani aventi diritto si rechino alle urne e ciò significa che attorno all'acqua deve crearsi una grande comunità di popolo, al di là delle appartenenze politiche. Sarebbe davvero un segnale di grande rilievo.

 

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giovedì, 3 marzo 2011il Castello di Pergine si continuerà a vedere anche dal basso

Arriva in Consiglio la mozione di sfiducia verso l'assessore alla solidarietà internazionale Lia Giovanazzi Beltrami. Il casus belli è dato dal contributo che la Provincia ha assegnato al VIS (la Ong dei Salesiani) per un progetto triennale da realizzare nella città di Hangzhou, in Cina. Così è partita una campagna mediatica fatta di qualunquismo, disinformazione e soprattutto da un approccio per il quale la cooperazione è ridotta ad aiuto materiale, alla quale hanno contribuito in molti e in maniera del tutto trasversale, a testimonianza di quanto, anche a sinistra, si fatichi a cambiare un vecchio modo di pensare.

Non ho sempre condiviso il modo con il quale l'assessore Beltrami ha interpretato il suo mandato laddove l'impegno assessorile non si distingueva nettamente da quello partitico. I nostri approcci sono diversi, le nostre esperienze pure. Ma bisogna anche dire che l'insieme dell'azione della PAT si è attestata ormai da anni su una linea fortemente innovativa che non è venuta meno, benché l'impronta dell'assessore Beltrami evidenziasse timbri e sensibilità non sempre all'unisono.

Nel caso dell'intervento in Cina, quand'anche il VIS rappresenti una grande Ong nazionale poco incline alla territorialità, il progetto ad una prima lettura appare tutt'altro che banale e credo che costruire aggregazione giovanile in un'area di forte reclutamento criminale possa rappresentare una scommessa importante. Specie se guardiamo alla Cina con gli occhi della rivoluzione dei gelsomini, che attraverso i tempi e i modi delle nuove tecnologie arriverà anche lì.

La maggioranza in Consiglio intende parlare con una voce sola e mi chiedono che a farlo sia io. Come potete immaginare, non mi mancano gli argomenti, il tempo piuttosto. Le venti cartelle di appunti cozzano con i dieci minuti a disposizione, che cerco di utilizzare per spiegare come oggi - nella cooperazione come altrove - occorra un salto di paradigma, mettendo in discussione l'approccio tradizionale per imboccare la strada della cooperazione di comunità.

Una cooperazione che ci aiuti a leggere il nostro tempo e, al tempo stesso, capace di costruire relazioni fondate sulla reciprocità. Mi accorgo quanto sia difficile demolire gli schemi consolidati della cooperazione fondata sugli aiuti, pensare l'interdipendenza come un'opportunità, superare le logiche emergenziali, comprendere che la cooperazione serve a noi per abitare il tempo nel quale siamo immersi. Di come, ancora, sia necessario investire sulla cultura e sui giovani, sulla formazione di nuove classi dirigenti, sulla conoscenza. Dell'importanza che assumono in questa cornice esperienze come il Centro di formazione alla solidarietà internazionale o l'Osservatorio Balcani Caucaso, come luoghi formativi (e informativi) di operatori che assomigliano più ad animatori di territorio piuttosto che a dei cooperanti, tutto jeep, molto spocchia e poca curiosità.

Non stiamo parlando della cooperazione della Provincia autonoma di Trento, ma la cooperazione della comunità trentina. I suoi protagonisti sono i nostri luoghi di eccellenza, l'associazionismo, l'Università, il sistema delle Casse Rurali, le esperienze sociali, gli enti locali, le persone e le loro competenze, che si mettono in gioco e in rete. E, certo, anche le istituzioni dell'autonomia.

I presentatori della mozione dicono di voler mettere sotto accusa i comportamenti dell'assessore ma in realtà nei loro interventi scivolano nella contestazione delle azioni e dei finanziamenti della PAT, denotando un approccio datato e tutto appiattito sulla logica dell'aiuto nelle forme più becere. E' davvero un peccato che anche questa occasione si sprechi nella polemica spicciola del gioco delle parti.

La maggioranza fa quadrato, il presidente Dellai rivendica la continuità di un approccio alla cooperazione molto affine nelle sue parole alla "Carta di Trento", a testimonianza di una sintonia costruita negli anni, le argomentazioni della minoranza pretestuose e viziate dalla non conoscenza. Così la mozione di sfiducia viene bocciata.

Il Consiglio prosegue con una serie di interrogazioni. Fra queste quella a firma Nardelli e Zeni sul nuovo teatro di Pergine Valsugana. Un'interrogazione presentata all'inizio del settembre scorso ma che ha mantenuto intatta la sua attualità, confermandola nella richiesta di una pausa di riflessione. Devo dire che, dopo una iniziale difesa a riccio del progetto, ora le cose sono notevolmente cambiate. E, pur precisando alcuni passaggi, mi dichiaro soddisfatto della risposta dell'assessore Panizza, proprio perché va esattamente nella direzione di una paura di ripensamento. Insomma, al di là delle valutazioni anche diverse, il progetto è stato almeno per il momento bloccato.

Torno in ufficio, prendo appunti per gli incontri che l'indomani saranno dedicati all'amianto, ai corpi civili di pace, alla carovana per il diritto all'acqua in Palestina, all'iniziativa per l'acqua pubblica. Quando esco dal gruppo consiliare, dimentico del giovedì grasso, mi stupisco dei negozi chiusi.

 

martedì, 1 marzo 2011Gallerie Piedicastello, martedì 1 marzo 2011

La Galleria Bianca, a Piedicastello, è piena di gente. Saranno quasi trecento le persone che affollano la serata di incontro e festa "Dalla Drina allo Zambesi", per indicare lo scorrere delle acque (e del tempo) in luoghi tanto diversi nelle quali il Trentino ha sviluppato programmi di cooperazione di comunità. L'iniziativa è stata promossa dal Tavolo Balcani (che raggruppa i progetti di cooperazione in Bosnia, Serbia e Kosovo) e dal Tavolo Mozambico, entrambi caratterizzati per un approccio comunitario, ovvero fondato su relazioni territoriali permanenti.

E' davvero emozionante veder suonare insieme la fisarmonica bosniaca e il tamburo africano, tre artisti che in un giorno hanno trovato uno straordinario affiatamento di note e suoni. Così come rivedere nei video che vengono presentati luoghi cari, ai quali manco da tempo e verso i quali provo una certa nostalgia. Ma è grande la soddisfazione nel vedere tante persone che stanno dando continuità di impegno e pensiero ai programmi avviati dieci o anche quindici anni fa.

Giovedì prossimo il Consiglio provinciale è chiamato a discutere di cooperazione internazionale a partire dalla mozione di sfiducia verso l'assessore alla solidarietà internazionale della Provincia di Trento Lia Giovanazzi Beltrami e quella di questa sera è forse la migliore risposta, le esperienze più importanti di cooperazione in dialogo fra loro e insieme l'idea di un diverso modo di fare solidarietà internazionale. Perché a partire da queste esperienze concrete il Trentino in questi anni ha fatto scuola.

Lo dico nel mio intervento conclusivo della serata, ricordando quando - nei primi incontri fra le associazioni di volontariato - insieme a Paolo Rosatti ci scambiavamo informazioni, riflessioni e idee sulle nostre attività in luoghi tanto diversi ma dove era l'approccio comunitario a fare la differenza. Da allora ne abbiamo fatta di strada e quelle che erano solo intuizioni sono diventate modalità sempre più diffuse, in Trentino come sul piano nazionale. Un pensiero che con Mauro Cereghini (che è fra gli ideatori della serata) abbiamo trasferito in un libro diventato a sua volta punto di riferimento per molti che operano sul fronte della cooperazione internazionale.

Tante persone, giovani e meno giovani. Che in questi anni hanno portato la loro esperienza professionale, la loro testimonianza di vita, la loro gioia di vivere nelle molteplici relazioni avviate dai Tavoli. Fra loro anche i rappresentanti di realtà trentine che hanno dato il loro supporto alla relazione, il Museo storico del Trentino (che ospita l'evento), l'Istituto Agrario di San Michele, la Cassa Rurale di Aldeno e Cadine, la Federazione trentina delle Cooperative, la Provincia... ovviamente l'Osservatorio Balcani e Caucaso. Perché sono proprio le relazioni, l'incrocio degli sguardi, la conoscenza dei territori e delle loro vicende, a fare la differenza. Non gli aiuti, che pure possono essere utili ma se inseriti in una cornice di scambio consapevole e responsabilizzante.

Fra la Drina e lo Zambesi c'è il Mediterraneo. Un mare che in questi giorni è in fermento e che non chiede aiuto, ma attenzione e dignità. Ecco la parola chiave, dignità. Cooperare per infondere alle persone fiducia nella possibilità di riprendere in mano il proprio destino, formazione e strumenti per l'autogoverno, per riappropriarsi delle proprie ricchezze, materiali e culturali. La logica degli "aiuti allo sviluppo" è la negazione della dignità, perché l'aiuto diventa assistenza e lo sviluppo è pensato ad immagine e somiglianza dei nostri modelli che spesso sono all'origine dell'impoverimento di questi paesi altrimenti ricchi.

Vedo attorno a me sguardi di approvazione e ne sono felice. Era la stessa sensazione avuta al mattino a Dro, dove nella Casa del Comune mi sono incontrato nella veste di presidente del Forum con i sindaci (e gli assessori competenti) dei Comuni dell'Alto Garda e Ledro e i rappresentanti della Comunità di Valle. L'incontro organizzato dall'assessore di Dro Alberto Sommadossi aveva lo scopo di presentare il Forum per la Pace e i Diritti Umani e le sue attività, per fare in modo che gli enti locali possano connettersi con la programmazione annuale sulla Cittadinanza euromediterranea di cui colgono immediatamente l'attualità ma anche l'utilità nelle relazioni con i tanti immigrati provenienti da questi paesi e residenti nei loro territori. Vedo i presenti coinvolti nell'approccio proposto e credo che ne verranno dei buoni risultati, nell'obiettivo di sottrarre il tema della pace ai luoghi spesso autoreferenziali in cui s'è cacciata.

La politica richiede sguardi profondi sul proprio tempo. E il contributo che ne può venire da questo tessuto che stiamo costruendo credo sia tutt'altro che banale.