«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

Diario

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domenica, 30 dicembre 2012Lo sguardo del primo mattino...

Sono andato a votare poco fa per le elezioni primarie del PD. Più un atto dovuto in relazione al mantenimento di una legge elettorale che non ti permette di esprimere nemmeno una preferenza, che l'adesione ad un meccanismo selettivo vero e proprio. Oltretutto segnato dalla logica degli schieramenti interni che si sono consolidati nelle precedenti primarie piuttosto che dalla ricerca di figure adatte a ben rappresentare il Trentino democratico nel Parlamento Italiano. Non farle, sarebbe stato peggio.

A fare il paio con lo sguardo opaco della politica, rimane la profonda inadeguatezza delle attuali forme della politica, ancorate ad una dimensione - quella nazionale - che appare fuori scala rispetto alla cifra reale dei problemi con i quali abbiamo a che fare.

Certo, a confronto con quello che accade sul piano della movimentazione politica in vista delle elezioni di febbraio, dalle liste elettorali o ai partiti che si formano per l'occasione a quelli che nascono attorno ad una persona (il berlusconismo ha lasciato il segno, eccome...), il PD appare almeno una cosa seria dove ancora vale la pena di provare a rappresentare idee e visioni.

Ma ciò nonostante il tema di una rappresentazione insieme territoriale ed europea della politica mi sembra sempre più ineludibile. E spero che in forma ampia e trasversale questa esigenza prenda sempre più corpo nella consapevolezza collettiva. Qui come altrove. In Europa come nei paesi dell'area mediterranea.

Un diverso sguardo, quel cambio di paradigma di cui vado da tempo parlando.Visualizza altro

venerdì, 21 dicembre 2012Mare d\'inverno

Finita la maratona della Legge Finanziaria ci si immagina un po' di calma, ma non è così. In questi giorni prima delle festività natalizie si concentrano appuntamenti e scadenze. Qualche riunione di Commissione Legislativa, l'Assemblea del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, l'incontro sull'agricoltura in Palestina... solo per dire delle cose con più significato. Ne parlerò nei prossimi giorni.

C'è poi l'onda lunga della discussione sulla Finanziaria. Riguarda i due articoli sui quali la maggioranza è andata sotto grazie a cinque defezioni, almeno in parte annunciate. Perché sulla questione del leasing immobiliare si era sparato ad alzo zero e se questo viene dal capogruppo del PD ovviamente qualche problema si pone. Tanto che il Corriere del Trentino si chiede se non dovesse essere messo in discussione. E' dall'inizio della legislatura che nel Gruppo consiliare del PD del Trentino ci sono almeno due modi di intendere il rapporto con la giunta di cui peraltro siamo i maggiori titolari, non è dunque questo il problema ma una questione più di fondo, ovvero come il partito di maggioranza relativa racconta il Trentino e questi quindici anni di governo.

Oggi, di fronte alle ormai prossime dimissioni di Dellai (sempre che il progetto politico legato alla figura di Monti trovi conferma), il tema della tenuta dell'alleanza che ha retto il governo del Trentino si pone in maniera ancora più forte. Ne dovrebbe conseguire una particolare cura del dialogo, non agguati o prove di forza. L'ho già scritto e lo ripeto: un partito serio dovrebbe considerare la figura di Dellai - del presidente che ha guidato per quindici anni l'unica anomalia politica nell'arco alpino - come una grande risorsa. Ma nel sentire di una parte non trascurabile del PD non è esattamente così.

E lo si può vedere anche da come si sta affrontando la questione delle primarie. Per il Senato, dove l'alleanza è nelle cose (ma non per gli apprendisti dell'autosufficienza), qualcuno voleva le primarie. L'Assemblea del PD del Trentino decide (giustamente) di farle solo per la Camera ma questo passa per un pelo. E comunque si dice che dipende dal sostegno che verrebbe dato a Bersani o meno. Ma se la coalizione di centro corre per sé, è evidente che l'accordo lo si potrà fare solo dopo l'esito elettorale. E in ogni caso, ci teniamo così poco a quello che abbiamo realizzato in questa terra in questi quindici anni?

E per la Camera? Ci si sta preparando secondo lo schema appena collaudato delle primarie nazionali, con le componenti che non intendono affatto disarmare e così, invece di lavorare per candidature autorevoli, si propongono persone in base alla fedeltà delle primarie di un mese fa. No comment.

Nel frattempo, le dimissioni da parte del presidente Monti e la convocazione di nuove elezioni per il 24 e il 25 febbraio, accelerano tutto il quadro: primarie del PD il 29 o il 30 dicembre, la scelta di Monti di metterci il nome (anche se non come candidato) per la formazione del polo di centro, il prepotente ritorno di Berlusconi che in una settimana riesce ad occupare ogni network televisivo... E poi il frammentarsi del PdL in mille rivoli, il movimento di Grillo che ancora mantiene nei sondaggi percentuali a due cifre, quello arancione che si propone di aggregare quel che resta dell'Italia dei Valori, dei Comunisti italiani, di Rifondazione e dei Verdi.

Guardo tutto questo con una profonda distanza. Lo schema politico è sempre lo stesso. Partiti nazionali, partiti ad personam, movimenti che cavalcano l'antipolitica. La dimensione territoriale ed europea sono l'altro schema, non so se il PD saprà assumerlo od esserne parte. Un cambio di sguardo che richiede tempo, sperimentazione territoriale, cambio di cultura politica, formazione. A questo intendo lavorare, senza rinunciare alle appartenenze ma nemmeno alla trasversalità.

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martedì, 18 dicembre 2012Giovanni Segantini

Mentre da dieci ore stiamo votando sugli articoli della legge finanzaria, si manifesta in aula la profonda crisi della politica. Della gazzarra della Lega che con i suoi quattro consiglieri rimasti prova a forzare il suo isolamento politico... non ci sarebbe molto da dire, ma piuttosto da piangere.

Ma la cosa che più mi preoccupa è la fragilità politica di una maggioranza che scricchiola per effetto dei protagonismi individuali (e della superficialità) come sotto i colpi degli agguati. A venir meno in realtà è il senso comune di una coalizione che ha smarrito il proprio progetto per il Trentino.

Così prima viene approvato un emendamento che andava ritirato perché impraticabile (quello sull'esenzione Irap per gli esecizi che non danno ospitalità alle slot machine), venti milioni di euro... poi il voto segreto che porta alla soppressione del comma sulla facoltà di avvalersi del leasing immobiliare da parte di Trentino Sviluppo, con quattro falchi tiratori della maggioranza e il non voto della consigliera Dominici. Ovvio che, dopo le polemiche fra Zeni e Olivi dei giorni scorsi, questo risultato assuma un forte significato politico.

Sullo sfondo, le scelte per le elezioni anticipate, una fibrillazione insopportabile e - ancora una volta - priva di qualsiasi capacità di visione politica per la tenuta della maggioranza in Provincia di Trento. Fra ingenuità, miopia e personalismi... mi chiedo se abbia senso star qui a presidiare l'idea di una prassi politica civile e disinteressata.

Questo Consiglio sarà pure lo specchio della realtà, ma oggi più che in qualsiasi altra occasione misuro l'urgenza di una politica fatta di onestà e di rigore intellettuale.

lunedì, 17 dicembre 2012Partecipazione

Prosegue la discussione in Consiglio Provinciale sulla Legge Finanziaria. Chiusa giovedì scorso la discussione generale, nella giornata di venerdì sera esauriamo anche gli ordini del giorno. Quelli che sono in capo al sottoscritto sono relativi ai PFU (i pneumatici fuori uso), agli interventi che la PAT può realizzare per una migliore vivibilità di Trento nord, all'animazione
culturale nel carcere di Trento ... e vengono tutti approvati. La maratona riprende lunedì mattina con l'articolato e all'ultima tornata degli emendamenti.E infatti nel fine settimana c'è un fitto lavorio che, almeno per quanto riguarda la maggioranza, si chiude lunedì mattina. L'agenda prevede la chiusura nella notte di martedì, ma quando lunedì sera si chiude siamo ancora all'articolo 8 su 75.

Sabato mattina si svolge l'incontro del gruppo redazionale di "Politica Responsabile". In questi quasi tre anni di vita, questa esperienza è stata soprattutto un sito web, 58 direttori responsabili ed altrettante tesi corredate di bibliografia e di materiali di approfondimento (che a breve diventeranno un libro), un migliaio di interventi di merito dei nostri lettori, una media mensile di circa 1500 visitatori unici. Un ambito di dialogo trasversale al centrosinistra autonomista, forse unico ed anche per questo
prezioso. Della necessità di lavorare per la coesione della coalizione, si avverte una grande necessità. Peraltro condivisa nei colloqui di queste settimane con l'associazione Comunità Responsabile (l'iniziativa promossa da Giuseppe Ferrandi) e con tutti coloro che - dentro o fuori i partiti - intendono dare il loro contributo alla costruzione di ponti.

C'è un grande fermento per l'approssimarsi delle elezioni politiche anticipate. La data ipotizzata è quella del 17 febbraio 2013 e come sapete avverrà senza alcuna riforma del sistema elettorale. Il che significa che voteremo con il "porcellum". Di fronte a questo, il PD a livello nazionale si è assunto l'impegno di fare le primarie il 29 o il 30 dicembre per la selezione delle candidature. In questo quadro si pongono due ordini di questioni, uno riferito alla scelta delle candidature e l'altro con riferimento alla coalizione provinciale. Perché dopo aver affermato la necessità delle primarie, poi in buona sostanza questa selezione verrebbe limitata dall'incursione delle candidature "nazionali".

Se questo riguardasse l'utilità di farsi carico del valore della coalizione provinciale attraverso candidature di prestigio non immediatamente riconducibili a candidati di partito, potrebbe avere un senso, ma così non è. Questo "farsi carico" dovrebbe essere una prerogativa del partito di maggioranza relativa e dovrebbe portarci a guardare oltre, per rafforzare la nostra coalizione provinciale anche nel caso si andasse alle elezioni politiche su candidature di premier diverse. Riemerge invece una logica di autosufficienza che proprio non mi piace...

Il quadro nazionale appare ancora molto incerto. Mario Monti non ha ancora sciolto le proprie riserve: se rinunciare alla sua posizione di senatore a vita per candidare, se mettere il suo nome come capo di una coalizione, se essere semplicemente riferimento di una coalizione di partiti di centro o se, infine, rimanere super partes per aprire la strada ad una sua
candidatura alla Presidenza della Repubblica. Lorenzo Dellai interviene in tarda serata a "Porta a porta" e offre una sua interpretazione della nuova coalizione di centro che prende le distanze dai trasformismi dei berlusconiani in fuga e dal populismo del centrodestra.

C'è in Trentino un patrimonio da valorizzare, che ha saputo in questi anni esprimere una diversità politica in grado di far incontrare la sinistra con l'area popolare e quella autonomista. Rappresentava (e rappresenta) la testimonianza che un'alternativa al buio era possibile. Richiedeva in primo luogo territorialità, ovvero un cambio nello schema di gioco. Tema più che mai all'ordine del giorno.

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giovedì, 13 dicembre 2012Paul Klee

Siamo in Consiglio dalla mattina alla sera per la Legge Finanziaria 2013. Lavoro con una certa attenzione al mio intervento perché si tratta dell'ultima finanziaria non solo di questa legislatura ma di un'intera fase politica caratterizzata dalla presidenza di Lorenzo Dellai. Il clima in aula non è affatto tranquillo e non solo per effetto dei molti interventi della minoranza che arrivano a paragonare la nostra provincia alla DDR (la Vecchia Germania dell'Est) o che considerano l'attuale governo come la peggiore pagina dell'autonomia. Anche nella maggioranza la fibrillazione è alta, soprattutto dopo l'intervento del capogruppo del PD Luca Zeni e le sue critiche verso la politica industriale della Provincia.

L'assessore Olivi, possibile competitore nella corsa per la presidenza della PAT, risponde in maniera piccata indicando l'intervento di Zeni come quello che avrebbe potuto fare il capo dell'opposizione e non di un partito di maggioranza. Non è così, non è con l'esasperazione dei toni che si aiuta il centrosinistra autonomista ad individuare la propria strada nel dopo Dellai. Ed in effetti l'intervento di Zeni non sembra certo quello del capogruppo del partito di maggioranza relativa, ovvero di chi dovrebbe rivendicare l'indirizzo politico dell'azione della coalizione. A meno che non si voglia sottolineare la necessità di prendere le distanze dall'attuale governo. Ma è come darsi la zappa sui piedi.

La fase politica che viviamo è particolarmente complessa, richiede capacità di guardare oltre, di non fermarsi agli interessi di bottega, tantomeno su quelli personali. La possibile candidatura di Mario Monti alla presidenza del Consiglio nelle elezioni politiche anticipate fa sì che la nostra coalizione di governo possa trovarsi divisa e questo dovrebbe farci mettere in campo tutte i possibili anticorpi per evitare sfarinamenti. Compresa la capacità di farsi carico dell'esponente più rappresentativo della coalizione.

Così provo a ricostruire con il mio intervento il profilo politico di quel percorso che ha consentito al Trentino di rappresentare, nel ventennio leghista e berlusconiano, una positiva anomalia. Il testo integrale lo travate nella home page. Devo dire che alla fine dell'intervento ricevo un diffuso riconoscimento, a testimonianza che la trasversalità non deve essere necessariamente medietà.

Nel farlo girare in rete, fra molti cenni di consenso, raccolgo anche un messaggio che mi dice pressappoco così: "non so in che mondo tu viva, ma non è il mio...". Mi interroga dello sguardo sulle cose, da parte anche delle persone con le quali pure si è condiviso un tratto di storia e di impegno. Mi chiedo quanto la politica possa mantenere un proprio profilo autonomo, ma anche quanto fatichi ad entrare in comunicazione con le persone e le loro umane vicende. Mi domando quale sia lo spazio fra la quotidianità (spesso avversa) e la visione del futuro.

Il dibattito in Consiglio (e le conclusioni) mettono in rilievo anche interessanti affinità trasversali, un piccolo patrimonio di idee sul quale si deve investire per il futuro, tanto nel rafforzare l'impegno coalizionale, tanto per immaginare originali sperimentazioni politiche. Di quanto ci sia bisogno di rafforzare la coalizione ne avremo una dimostrazione nelle cronache giornalistiche dei giorni successivi. E fa specie l'incapacità da parte del partito di maggioranza relativa di farsi carico più di altri di questo bisogno di unità nella coalizione.

Nella sua replica, il presidente Dellai riprende, fra l'altro, la questione del Fondo strategico riconoscendo la paternità della proposta riconducibile all'ordine del giorno votato un anno fa proprio su mia proposta in occasione della scorsa finanziaria. Ma la parte forse più importante delle sue conclusioni riguarda proprio la piena rivendicazione dell'asse politico della coalizione, non solo nel guardare a ritroso nei quattordici anni di amministrazione a sua guida, ma anche con lo sguardo proiettato alla prossima legislatura e nel contributo che - pur da una diversa collocazione - potrà personalmente continuare a dare a questa terra

Inizia poi l'iter degli ordini del giorno. Fra gli altri vengono approvati anche quelli dei quali ero firmatario: sul riciclaggio dei Pneumatici Fuori Uso nella realizzazione di bitumi per l'asfalto a minor impatto ambientale, sulla realizzazione di attività culturali in carcere, sulla vivibilità e sugli interventi da realizzare in una zona problematica come l'area a nord di Trento.

lunedì, 10 dicembre 2012Giovanni Segantini

Non è una relazione qualsiasi quella che alle dieci e trenta di lunedì 10 dicembre il presidente della Provincia Autonoma di Trento Lorenzo Dellai si accinge a leggere davanti al massimo organo della nostra autonomia. Si avverte nelle parole del presidente, forse per la prima volta nel corso di questi anni, l'emozione del commiato, il concludersi di un percorso insieme politico ed umano tutt'altro che banale.

Ed infatti, quello che Lorenzo Dellai traccia è un bilancio non solo di questa legislatura ma di quattordici anni di governo, interpretati con l'impronta di un uomo che ci ha messo non solo l'intelligenza ma anche il carattere e lo stile di un modo di governare che talvolta hanno fatto discutere.

Lorenzo Dellai diventa presidente della PAT nel febbraio 1999 grazie alla vittoria della coalizione del centrosinistra autonomista nelle elezioni del novembre precedente.  Il Trentino inizia così una stagione di navigazione politica solitaria nel nord del paese. Che si distingue non solo nell'orientamento politico ma soprattutto nell'azione di governo, attraverso un profilo che - pur fra mille contraddizioni - fa proprie le istanze di difesa del territorio, del lavoro e dei soggetti sociali più deboli, della riforma istituzionale che sposta competenze verso le comunità locali, delle filiere di prossimità, della democrazia digitale...

La relazione del presidente propone una narrazione del Trentino che colloca questa terra ai primi posti sul piano degli indici di qualità dello sviluppo locale e che l'attrezza per le grandi sfide del futuro. Una relazione di alto profilo. Ne parlerò nei prossimi giorni nel mio intervento in aula.

Il Consiglio si interrompe dopo l'intervento di Dellai e riprenderà il giorno seguente. Prende invece subito il via la riunione congiunta della seconda e terza Commissione Legislativa provinciale, convocata per l'audizione della Comunità dell'Alto Garda e dei sindaci della zona in ordine alla Legge sul Distretto agricolo del Garda che nei fatti non ha trovato applicazione nonostante sia stata approvata nel 2008.

Che questa legge, l'unica di iniziativa popolare approvata nel corso della passata legislatura, non abbia ancora trovato applicazione dipende dal fatto che il suo portato innovativo era inviso tanto dalla precedente Giunta quanto dai Comuni. Il che ha determinato negli anni successivi una sorta di resistenza passiva. Quasi fosse una legge di serie B, quando semmai, proprio per la sua natura di iniziativa popolare, avrebbe dovuto avere un riguardo particolare. Finalmente oggi la situazione sembra sbloccarsi, grazie anche all'approvazione dei Consigli Comunali di un testo coordinato di ordine del giorno a sostegno dell'implementazione della legge e alla disponibilità della Comunità di Valle di cedere la propria rappresentanza nella governante del Parco Agricolo all'espressione dei Comuni.

Il pomeriggio se ne va nella preparazione di ordini del giorno ed emendamenti per la Finanziaria. Poi mi incontro con i rappresentanti dell'Università di Trento per discutere della Winter School che stiamo organizzando a Trento con Libera e Rai Storia a fine febbraio (elezioni anticipate permettendo) sul ruolo della criminalità organizzata e sulle mafie transnazionali.

Infine la giornata si conclude a Villa Lagarina dove si svolge il quarto appuntamento nell'ambito della piccola scuola di formazione politica. Il tema è l'Europa e l'autonomia: insieme a me ci sono Giorgio Lunelli, capogruppo UpT in Consiglio Provinciale e Lorenzo Baratter, presidente del Museo degli usi e costumi di San Michele all'Adige. Tre voci diverse (di orientamento politico diverso) ma che offrono ai ventenni che partecipano al percorso formativo altrettanti affreschi che potrebbero costituire una sorta di prova di coalizione attorno ai temi di respiro politico niente affatto marginali di cui parliamo. Giorgio Lunelli ha imparato a conoscermi in Consiglio... ma Lorenzo Baratter non riesce a nascondere un certo stupore nell'ascoltare le mie parole sul federalismo europeo, come se la cultura autonomistica fosse appannaggio di qualcuno in particolare e come se le storie politiche non potessero che corrispondere alle vulgate tradizionali.

I ragazzi ci ascoltano con attenzione, non so quanto gli rimane delle nostre parole ma la sensazione che quel che qui viene detto non siano parole vuote, questo sì mi sembra di coglierlo. E' curioso come il percorso formativo catturi l'interesse non solo loro ma anche degli amministratori presenti, sindaco Manica incluso. Come se alla fine il percorso formativo fosse rivolto anche a loro. E un po' è proprio così.

Quando arrivo a casa è mezzanotte. Vorrei mettermi a scrivere qualche appunto per l'intervento sulla finanziaria ma proprio non ce la faccio e il limite (come è giusto che sia) prende il sopravvento.

giovedì, 6 dicembre 2012Eternit all\'Italcementi di Piedicastello

In questi giorni si lavora sulla legge finanziaria che approderà in Consiglio lunedì prossimo 10 dicembre per una sessione che
proseguirà ininterrottamente fino al 18 dicembre. Si preparano gli emendamenti e gli ordini del giorno. Per quanto mi riguarda gli emendamenti sono concentrati sullo sviluppo locale, l'agricoltura, la pianificazione urbanistica nelle comunità di valle, le relazioni internazionali.

In particolare è già stata inserita in finanziaria una norma che vincola Trentino Sviluppo ad attivare una linea di lavoro sulla questione dell'animazione di territorio. Per rafforzarne l'impatto presento un emendamento alla legge sulla pianificazione strategica provinciale introducendo il concetto di animazione di territorio come uno degli strumenti della pianificazione stessa. Altro argomento importante è quello relativo all'agricoltura per sostenere la ricerca e gli studi finalizzati alla valorizzazione delle peculiarità presenti nell'agricoltura di montagna in relazione a fattori di salubrità nutrizionale e terapeutica dei suoi prodotti e per l'individuazione e la caratterizzazione di distretti rurali e agroalimentari di qualità. Un emendamento significativo è anche quello finalizzato a dare tempi certi per l'adozione dei piani (urbanistici) territoriali. Infine l'abolizione del riferimento alla lista DAC nella quale si indicano i paesi verso i quali destinare gli "aiuti allo sviluppo", perché questa classificazione descrive il mondo secondo categorie obsolete e impedisce alla nostra comunità di sviluppare le proprie relazioni internazionali a 360 gradi.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno (che - come in questi giorni si può comprendere - possono essere assai significativi come dimostrano il fondo strategico per lo sviluppo, lo scorporo del ramo acqua da Dolomiti Energia, il nuovo regolamento per gli impianti della telefonia mobile), quest'anno gli argomenti riguarderanno l'ambiente e l'emarginazione sociale.

A proposito del Fondo strategico per lo sviluppo territoriale che è stato al centro del dibattito sulla finanziaria regionale, preparo un intervento scritto che invio a L'Adige. E poi mi metto a buttar giù qualche appunto per l'intervento nel dibattito sulla finanziaria provinciale. Ho un sacco di cose da scrivere, ma non ci sto dietro: ho l'impegno con il sito politicaresponsabile.it per un intervento sulle primarie e il dopo, devo preparare proprio in queste ore un pezzo sul Parco agricolo del Garda ancora sulla carta nonostante l'approvazione della legge di iniziativa popolare, sulla questione del possibile futuro termale della Colonia Pavese di Torbole, la prefazione del libro/catalogo sul turismo responsabile nei Balcani... Mentre ho già ipotecato un corposo lavoro di postfazione sul libro che raccoglierà le cinquanta tesi dei direttori di Politica Responsabile.

Proseguono intanto gli incontri pubblici sulla LP 5/2012 relativo alla bonifica dell'inquinamento da amianto. Giovedì sera tocca a Cristo Re, nella saletta del circolo La Ginestra. Poca gente, per la verità, ma grande interesse e i complimenti per questo esempio di buona politica. Esprimo nell'incontro il mio rammarico per il ritardo nel varo dell'aggiornamento del Piano che deve riprendere il dettato legislativo, a partire dalla rimozione del problema che ancora spesso caratterizza l'atteggiamento dei cittadini. Uno dei presenti ci racconta di un condominio di via Milano dove i balconi sono coperti da eternit e dove l'assemblea dei condomini ha deciso di soprassedere alla loro rimozione. Il giorno successivo il vicepresidente Pacher mi informerà che il Piano è sostanzialmente pronto e che il varo sarà nei primi giorni di gennaio. Nei giorni della Finanziaria verificheremo anche l'impegno che il presidente della PAT si è preso con me per rimpinguare il fondo per l'implementazione della Legge provinciale sull'amianto. Come si può capire, non basta varare le leggi, bisogna accompagnarle e farle diventare cultura diffusa.

martedì, 4 dicembre 2012Produzioni del territorio

Se dovessi provare a fare un bilancio di quattro anni in Consiglio regionale, sarebbe difficile trarne un giudizio positivo. Non perché sia stata governata male. Basterebbe leggere gli indicatori sulla qualità della vita nelle regioni italiane per sapere  che - grazie alle due autonomie speciali - il grado di benessere qui raggiunto rispetto al panorama nazionale è certamente migliore. Tutto questo nonostante il mordere della crisi, i tagli che il farci carico del debito nazionale ha comportato, l'attacco centralistico alle autonomie.

Dobbiamo dirci con molta serenità che la Regione vive da tempo una condizione di progressivo declino. Un declino inevitabile dovuto al contemporaneo esaurirsi del ruolo amministrativo e alla contestuale difficoltà nell'imboccare con decisione la strada che vede un ruolo nuovo della Regione, ovvero un ruolo di coordinamento politico nel rapporto con l'Europa, con lo Stato Italiano e con gli altri territori dell'arco alpino. In questa direzione, non mancano le proposte, quello che ancora non c'è è una visione condivisa sul terzo statuto di autonomia. La vecchia idea di una "Regione che amministra" è ancora all'origine di una divisione profonda, tanto in Sud Tirolo come in Trentino.

Ciò detto, se c'è stato un passaggio dell'impegno "regionale" che rivendico personalmente e che ha contribuito a dare anima alla finanziaria regionale 2013, questa è l'iniziativa per la costituzione di un Fondo strategico per lo sviluppo locale, che avevo auspicato con due atti proposti ed approvati in sede regionale (Mozione n.49 su Pensplan) e provinciale (Ordine del giorno n.38 sulla Finanza di territorio), che potete trovare in questo sito. Non a caso nella sua relazione il presidente Dellai ha dedicato alla costituzione del Fondo ben cinque pagine, rappresentando l'unico vero tratto di novità di questa manovra rispetto a quella degli anni precedenti. Bastava far riferimento a questi atti politici per indicare l'indirizzo concreto nella gestione di tale fondo, ma spesso la logica del sospetto (o della polemica) tende a prevalere.

Con questi ed altri pensieri intendo intervenire nel dibattito del Consiglio Regionale ma qui le parole sembrano davvero buttate al vento e poi devo rientrare prima della conclusione dei lavori serali perché a Trento mi attende l'incontro sulla Palestina dopo il voto dell'assemblea generale delle Nazioni Unite. L'Associazione "Mezzaluna fertile del  Mediterraneo" nei giorni scorsi è stata protagonista dell'appello nazionale per il riconoscimento dello status di stato osservatore non membro all'ONU. Appello che, grazie all'autorevolezza delle adesioni venute, esercitato un ruolo importante nella scelta dell'Italia di esprimere il proprio voto favorevole. Con Ali Rashid e Adel Jabbar si sviluppa un confronto importante sul significato del voto delle Nazioni Unite, sulla primavera araba, sul ruolo del Mediterraneo...

Sottolineo come proprio nel momento del riconoscimento all'ONU sia necessario andare oltre, oltre la logica dello stato-nazione, oltre la dimensione locale del conflitto, oltre la logica dello scontro di civiltà. Di come sia necessario cambiare lo sguardo, rivolto tanto verso le altre sponde del Mediterraneo come verso la nostra stessa sponda, perché i nodi di un diverso modello di sviluppo non riguardano solo gli altri.

Nel confronto interviene anche Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani Democratici, che ha condiviso nei giorni scorsi l'appello per il dialogo fra gli israeliani e i palestinesi. A tal punto di considerarlo una delle iniziative più importanti messe in campo dai giovani democratici e che li stimola a considerare il Mediterraneo come occasione per un cambio di prospettiva. Si apre insomma una possibile collaborazione e che siano i giovani ad essere i protagonisti di questa relazione mi sembra di particolare rilevanza. Qui non è in gioco una qualche forma di solidarietà verso qualcuno, qui si può fondare (oppure no) una proposta politica. Trovo con questo giovane un'intesa per nulla scontata, come colgo in lui quasi lo stupore che questa nostra terra sia motore di questa come di tante altre iniziative. Sintonie interessanti anche allargando lo sguardo, sulla politica italiana come sul mondo.

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