«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Lo vediamo ad Aboud, prima tappa della nostra visita. Una piccola cittadina non lontana da Ramallah, ma fino a non molti anni fa ben più importante. Basta visitarne l'area archeologica per capirlo. Là dove un tempo si ricavavano le pietre per le case, si scorgono in mezzo agli olivi (ma senza alcuna indicazione) antichissime tombe romane, realizzate nella roccia e, al di là dell'incuria, ancora ben conservate. Chiedo perché non si propone un progetto di recupero e valorizzazione e Ibrahim che ci accompagna mi risponde che loro nulla possono perché i beni archeologici sfuggono ad ogni suddivisione amministrativa, essendo a totale discrezione del governo israeliano. Colpiscono i simboli scolpiti nella pietra ma una cosa in particolare, il grappolo d'uva. Segno di un genius loci che la storia recente ha praticamente cancellato.
Qualcuno però non si rassegna. E così, accanto ad antichissimi ulivi, una cooperativa di giovani ha deciso di coltivare la vite. Piccoli appezzamenti, qualche ettaro in tutto, ma sono pieni di buona volontà e di determinazione. Non è facile perché, mi dicono, quella è zona "C" e infatti, poco distante, stagliano verso il cielo le torrette militari con la stella di Davide. Difficile investire in un luogo dove da un momento all'altro le ruspe possono spazzare via il lavoro di anni, ma loro ci provano. Enzo, che nel campo della vite è un'autorità, dà a questi giovani agricoltori qualche consiglio sulla potatura e subito nasce un confronto serrato. E' la conoscenza il terreno su cui vale la pena di investire.
Da Aboud, Palestina, 4 gennaio 2010
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