«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Di fronte alle competenze concorrenti della nostra autonomia in materia di istruzione, abbiamo infatti la possibilità di interpretare tale autonomia non solo per "negoziare" ma per introdurre modalità di declinazione degli orientamenti in un disegno di scuola fortemente ancorata al territorio ed insieme capace di forte innovazione. Ma è lo stesso concetto di autonomia scolastica a scontrarsi con una realtà che invece procede all'incontrario: da una parte la burocrazia che non intende cedere sovranità alle scuole, dall'altra un pezzo rilevante del mondo della scuola che non intende assumersi le proprie responsabilità, o che interpreta l'autonomia scolastica semplicemente come un'incombenza in più.
Sta qui l'origine del cortocircuito della scuola trentina e di una protesta che guarda il dito anziché la luna. Non averlo compreso ha prodotto difficoltà di comunicazione, mentre il conservatorismo già c'era. Davvero non si capisce altrimenti l'opposizione ad esempio al biennio comune, che poi è l'opposizione all'elevamento dell'obbligo scolastico, come si evince anche nella scelta del centrodestra sul piano nazionale di reintrodurre l'apprendistato a quindici anni. Così come non si capisce il non voler mettere in discussione realtà come gli istituti professionali che attualmente si configurano come scuole di serie C, a testimonianza di una selezione che avviene in maniera sempre più marcata in base alle condizioni sociali delle famiglie. Né si comprende nemmeno la semplificazione a cui in continuazione si ricorre assimilando la ministro Gelmini e l'assessore Dalmaso, nonostante da una parte si dichiari di voler far cassa sulla scuola e dall'altra si affermi la scelta di non tagliare un solo euro sulla scuola ma, al contrario, di volerla potenziare. C'è, insomma, un grande equivoco e forse anche un grande imbroglio, gestito ad arte anche da qualcuno all'interno del palazzo.
L'unica nota positiva in una giornata segnata dall'iniziativa del centrodestra è l'incontro con la "guerriera gentile", come è stata chiamata Rebiya Kadeer, la rappresentante mondiale della popolazione uigura, a Trento grazie all'invito del Forum per la Pace e i Diritti Umani. Questa piccola grande donna racconta al presidente Dellai e successivamente alle persone che affollano la sala Aurora di Palazzo Trentini la vicenda del suo popolo. Emerge così dalle sue parole il grande tema dell'autonomia: "da tempo volevo venire - dice la leader uigura - a conoscere questa regione, per comprenderne l'autogoverno".
Stride davvero che si guardi con questa attenzione all'autonomia trentina (o regionale) dalla leader in esilio dello Xinjiang come dal Dalai Lama, dai Balcani come dalla Palestina, e che proprio qui in Trentino non ci sia la dovuta consapevolezza del valore della nostra autonomia. All'uscita da palazzo Trentini un amico del Forum mi avvicina e mi dice che sarebbe molto interessante estendere questa riflessione sull'autonomia e sull'autogoverno alla questione del Sahara occidentale nel suo paese d'origine, il Marocco. Tempo di paradossi...
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