«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
L'emendamento viene accolto all'unanimità. E' uno stop alla proliferazione delle mega strutture commerciali in Trentino, ma anche uno smacco alla Giunta comunale di centrodestra di Lavis (anomala visto che i rappresentanti locali del PATT sono in coalizione con la destra) che questo centro aveva voluto, scaricata in questa scelta anche dai partiti di riferimento in Consiglio provinciale. Per chi da mesi ha sviluppato argomenti, raccolto firme, organizzato incontri e manifestazioni, cercato alleanze, si tratta di una bella vittoria. Il voto sull'emendamento avviene intorno alle 19.00 e dopo qualche minuto mi arriva un messaggio di Massimiliano Pilati il quale mi chiede se corrisponde al vero che il Centro commerciale è stato cancellato. Metto in borsa il testo dell'emendamento approvato, considerandolo una sorta di regalo da portare con me nella cena che da qualche settimana abbiamo previsto proprio a casa di Maxi. Che così diventa una piccola festa fra noi, sentendomi in una qualche misura parte di quella battaglia. Ricordo, a questo proposito, l'interrogazione presentata a nome del gruppo consiliare del PD del Trentino qualche settimana fa proprio sulla questione "centro commerciale".
Qualche buona notizia non guasta. C'è in giro invece malumore per la scelta della Giunta di deliberare il provvedimento di riordino del secondo ciclo di istruzione nella tarda serata di martedì. Quasi che non se ne fosse discusso abbastanza e che due o tre giorni in più o in meno segnassero chissà quale differenza. In realtà siamo in presenza di un dissenso irrisolto e dunque anche l'ora dell'approvazione viene letta come una sorta di volontà di volersi sottrarre al confronto. La cosa bizzarra è che questa coda di polemica avvenga mentre sul Corriere della Sera, in cronaca nazionale, esce un'inchiesta sulla scuola italiana che titola: "La scuola che continua a dividere l' Italia. Gli studenti del Sud sono in ritardo di un anno e mezzo. In Trentino si spendono 9.915 euro a ragazzo, in Puglia 5.834". Basterebbe questo per ridicolizzare una buona parte degli slogan e dei titoli gridati in questi mesi sui rischi di sfascio della scuola trentina. Ma una cosa è la realtà, altro l'immaginario che si è costruito attorno ad una questione - la scuola - che ritengo il frutto combinato di un grande equivoco, di una cattiva comunicazione e di una contraddizione reale presente nel mondo della scuola ascrivibile in primo luogo alla condivisione (o meno) del concetto di autonomia scolastica.
Con quali occhiali leggiamo la realtà?
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