«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Potrei dire le stesse cose per i temi che oggi affrontiamo in Officina Medio Oriente. Si può scegliere la retorica del dialogo, oppure affrontare le questioni nella loro cruda e difficile realtà. E' questo il secondo flash che vi voglio proporre. Si può parlare di quanto è bello mangiare insieme, cristiani, ebrei, mussulmani... oppure mettersi in discussione davvero, interrogandosi sul perché di una tragedia infinita, predisponendosi a dire parole dure verso la propria parte (o quella che si ritiene tale), tanto più dure quanto questa si dimostra più forte. Il contrario di quello che avviene.
E, nel far questo, sapendo introdurre elementi di discontinuità. Proviamo a farlo nella serata "La pace, oltre i confini" all'ex Convento degli Agostiniani, nel momento forse più politico del confronto di questi giorni, ma alla fine ognuno dei relatori va per la sua strada ed il tentativo di porre il tema di una prospettiva post-nazionale nel dibattito sul futuro di quella parte cruciale del Medio Oriente e, a guardar bene, del mondo, cade nel vuoto. Quando tocchiamo il tema dell'Europa (perché l'Europa è un progetto politico post nazionale) è già tardi. Praticamente, un'occasione perduta.
Ne parleremo a Milano, sabato prossimo, quando c'incontreremo per dar vita ad una nuova associazione culturale che dall'Europa allarghi il suo sguardo sul Mediterraneo. Lo ritengo un nodo cruciale, tanto da averlo proposto come orizzonte sul quale caratterizzare l'azione del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani nei prossimi mesi. Perché è dalle strozzature della storia che bisogna ripartire.
Nel dibattito butto lì la questione: le nuove guerre dette post ideologiche diventano scontro di civiltà, ci portano cioè ai nodi irrisolti della storia. Per questo si accaniscono contro la cultura, le biblioteche nazionali, le città. E' davvero paradossale che culture millenarie come quelle ebraica e palestinese, che di questi intrecci sono state il lievito, non si accorgano dell'imbarbarimento che ne viene.
Bossi, che da animale politico qual è l'ha capito da tempo, agita la "battaglia di Lepanto", la cristianità contro l'oriente. Analogamente, la gente comune - pur nell'appannamento generale - ha compreso istintivamente che il privilegio di un sistema di vita insostenibile lo si difende solo se un pezzo dell'umanità sarà condannata all'esclusione. La tragedia, e la sconfitta, è che gli va bene così.
E' ormai mezzanotte quando ne parliamo con Ali e Silvia, nel bellissimo scenario di piazza del Duomo.
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