«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
E quindi alle 9.00 del mattino parto in automobile, insieme ad Eugenio, uno dei collaboratori dell'associazione "Viaggiare i Balcani". Altri modi per arrivarci? Dall'Italia non ci sono voli diretti su Sarajevo e quindi se vuoi andarci in aereo devi fare scalo a Vienna o Monaco. O altre tratte ancora più complicate. Fra una cosa e l'altra, tempi morti, ci impieghi di più che in auto. Poi l'aeroporto di Sarajevo ti tira brutti scherzi, spesso i voli vengono cancellati, le condizioni atmosferiche non sempre sono buone (siamo in mezzo alle montagne, non dimentichiamolo). In questo caso, poi, la nube che viene dall'Islanda ha bloccato i voli di mezza Europa e se avessimo fatto la scelta di andarci in aereo saremo rimasti a terra.
Non mi pesa il viaggio. Conversando, è l'occasione per confrontarsi su tante cose. Anche se, ad un certo punto del viaggio, mi viene da chiedermi se è giusto sobbarcarsi queste sfacchinate. Mi soccorre l'amore verso la Bosnia e una città come Sarajevo che ho nel cuore. C'è un bel sole caldo e quando oltrepassiamo il confine a Slavonski Brod è come tornare in un luogo un po' anche mio, famigliare. E così, fra una cosa e l'altra, intorno alle 19.00 siamo a destinazione.
Manco da questo paese da un anno e da Sarajevo ancora di più. Prima di ricevere il mandato consiliare ero da queste parti più o meno una volta al mese ed ora avverto nostalgia verso questi luoghi ed atmosfere che tanto mi hanno dato nel corso di questi anni. Eppure non è un bel vedere. Passato il confine, nonostante siano trascorsi quindici anni dalla fine della guerra, iniziano le macerie, lì a testimoniare nel loro aspetto funereo la tragedia della guerra.
Sarajevo è ancora lontana, non ci sono che pochi chilometri di autostrada in BiH, le strade trafficate e controlli radar ovunque. E' l'imbrunire che entriamo nella capitale bosniaca. Un piccolo alberghetto nella Bascarsija, la città turca, due passi per annusare l'aria. Domani ci attende una giornata faticosa.
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