«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Al Colle di Miravalle in questo sabato mattina c'è una piccola folla, sinti e rom provenienti dalla Spagna, dalla Serbia e dall'Italia. Ci sono i rappresentanti di Aizo, l'associazione che ha organizzato con la Fondazione l'evento di questi giorni. Ci sono i ragazzi del coro di Rovereto e un gruppo di giovanissimi gitani che s'improvvisano al canto con il maestro Santino Spinelli. E poi gli amici trentini, orgogliosi - malgrado una comunità distratta - di ospitare questo evento che amaramente bisogna definire coraggioso.
Il Sindaco di Rovereto declina l'invito, lasciando volentieri la fascia tricolore alla sua assessore Bertolini. In compenso vedo con piacere che Andrea Miorandi c'è, così come Giulia Robol. In tempi dove la politica è in primo luogo apparire, prendo atto con rammarico di essere l'unico consigliere provinciale presente, qui in rappresentanza del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani che ha contribuito a rendere possibile questo atto di civiltà. Ci sono anche l'assessore del Comune di Trento Violeta Plotegher, Micaela Bertoldi, Luciana Chini, Maria Natalizia D'Amico... Nella giornata di ieri c'era stato il saluto dell'assessore Lia Beltrami e l'intervento dell'on. Letizia Detorre.
Juan De Dios Ramirez Heredia, già eurodeputato gitano e Presidente Romani Union di Spagna, nel suo caloroso intervento descrive la bandiera (O styago le romeno), creata nel 1933 dall'Unione generale dei Rom di Romania e approvata nel congresso mondiale dei Rom del 1971. Due colori orizzontali, il verde della terra e l'azzurro del cielo, con al centro una ruota raggiata rossa che si trova anche sulla bandiera dell'India, luogo d'origine del popolo rom e sinto. Ringrazia il Trentino per questo evento straordinario. Ma qui mancano i trentini e, a ragion del vero, mancano anche i rom e i sinti, troppo perduti nella loro esclusione dal riuscire a sollevarsi anche solo per un momento dall'emarginazione quotidiana.
Per Carla Osella, Presidente Nazionale A.I.Z.O. rom e sinti e una vita dedicata al popolo dei campi, e Giunluca Magagni, artefice dell'avvenimento, un momento di gioia e commozione davvero grandi.
Il professor Santino Spinelli intona "Gelem, gelem", musica e parole che nella versione di Saban Bairamović mi hanno accompagnato per anni nei miei viaggi balcanici. Racconta di strade, di tende, di dolore, di olocausto. E del bisogno di rialzarsi. Un giorno speciale, che meritava maggiore attenzione. I giornali locali del giorno dopo, nelle loro prime pagine, preferiscono parlare di sport.1 commenti all'articolo - torna indietro