«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

Rinnovamento? Questione di genere? Equilibrio territoriale nell'espressione delle candidature che dovrebbero uscire? Improvvisamente, tutte le questioni che sono state al centro del dibattito sulle primarie scompaiono d'incanto. Potrebbe anche non essere male se si ritornasse alla politica, ma dei nodi politici che le elezioni pongono sul piano nazionale (e sovranazionale) ma anche provinciale (proiettando le scelte del presente verso l'autunno), c'è stasera davvero ben poco.
Al posto dell'introduzione politica ci sono le dichiarazioni di voto della Val di Sole, della Val di Non, della Val di Cembra e del coordinatore cittadino di Trento a favore di Giorgio Tonini. Gran parte degli interventi mettono in rilievo come ormai il dibattito politico si stia trasformando (e qualcuno lo rileva) in una sorta di surrogato delle primarie, dopo che quelle per la Camera sono state condizionate dalle candidature nazionali e dalla composizione assolutamente squilibrata di un collegio che tiene insieme in maniera anacronistica il Trentino e il Sud Tirolo... e la scelta - giusta ma non da tutti condivisa - di non farle per il Senato come condizione ineludibile per tenere aperto il dialogo fra le forze della maggioranza trentina.
L'approccio spartitorio fa sì che la strada della piena condivisione - coalizionale e territoriale - delle candidature sui tre collegi senatoriali (come peraltro dovrebbe essere nella natura stessa del Senato delle Regioni) non venga nemmeno presa in considerazione, salvo poi sperticarsi nel considerare positivamente la candidatura di Francesco Palermo nel collegio della Bassa Atesina.
Me ne sto zitto in fondo alla sala. Sarei tentato di dire la mia, che non sono d'accordo su quasi nulla di quel che si va dicendo, che la cosa andava impostata fin dall'inizio in maniera diversa, che il peso di visioni diverse di questa terra e di quindici anni di governo richiederebbe un congresso straordinario... ma un po' la ritrosia (e forse la stanchezza nel presidiare le forme della politica), un po' il clima della serata mi inducono ad ascoltare e basta.
Ascolto tutti gli interventi e annoto qualche osservazione. La prima è che sembra quasi che l'uscita di scena di Lorenzo Dellai sia vissuta come una sorta di liberazione. "Siamo noi i principali interpreti dell'autonomia" - si dice - "e dobbiamo essere noi a dettare le condizioni". Ricordo solo per i più distratti che in Trentino il PD ha un trend elettorale inferiore a quello nazionale e che se governiamo da quindici anni la provincia è anche per effetto della peculiarità e della sperimentazione che ha caratterizzato questa terra (grazie all'incontro fra sinistra e popolarismo, non certo per il Patt aggregatosi successivamente al centrosinistra).
La seconda osservazione è connessa alla prima. Emerge una sorta di rigurgito contralistico sul piano dell'appartenenza politica, come se il PD in fase di ascesa sul piano nazionale rappresentasse l'ancoraggio più rassicurante ed elettoralmente redditizio. Se tradizionalmente la cultura federalistica aveva nella sinistra poca o nulla cittadinanza, oggi - in un contesto di crisi della politica e delle forme partecipative - il modo con cui i cittadini si rapportano alla politica sono il tifo televisivo e le primarie (che ho già avuto modo di definire "la partecipazione nel tempo dell'antipolitica"), non certo l'etica della responsabilità. Né l'Europa (se non come insieme di Stati), né i territori assurgono a paradigmi di un nuovo pensiero politico.
La terza osservazione è la vaghezza del progetto sociale. Di quanto culturalmente e politicamente innovativo si è realizzato in questi anni, dall'autogoverno alle forme partecipative e di coesione sociale, dalla sperimentazione nel rapporto fra lavoro e ambiente al salario sociale, dalla gestione della risorsa idrica con la provincializzazione dell'energia al mantenimento dell'acqua come bene comune (compreso il percorso di ripubblicizzazione di quella parte di servizio idrico finito in Dolomiti Energia), dagli interventi anticrisi agli investimenti in cultura, dall'autonomia scolastica alla cooperazione di comunità... Ho spesso l'impressione che non si sia sedimentato granché, un vuoto di memoria (o di conoscenza) che viene colmato dalla rincorsa delle emergenze e dalle lamentazioni corporative di chi non intende farsi carico di nulla. Come delle criticità che richiedono visione del futuro e rimotivazione delle persone. Nella richiesta di prove muscolari vedo l'incapacità di una proposta politico/culturale per il Trentino.
La quarta considerazione è che la scelta assunta dall'assemblea con un voto largamente maggioritario verso Giorgio Tonini determina una situazione di contrapposizione con l'indicazione emersa sabato pomeriggio nell'assemblea della Vallagarina che ha espresso la candidatura di Aida Ruffini. A testimoniare che alla fine non può che essere la politica a sciogliere questa contrapposizione, figlia - mi permetto di dire - di nodi culturali ancora largamente irrisolti.
C'era un altro modo di affrontare tutta questa partita e condivido l'appello che Luca Paolazzi mi propone sull'onda della bella candidatura di Francesco Palermo (vedi home page). C'è un grande lavorio che osservo a distanza in questo fine settimana dove invece lavoro attorno all'evento conclusivo dell'itinerario del Forum sul tema del limite e sulla nuova veste grafica di questo sito. Carino?
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