«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

In questi cinque anni ho guardato al PD come un possibile luogo di fluidificazione delle idee, nella speranza di costruire nuove sintesi culturali e politiche. La sua carta etica esprimeva il bisogno di una nuova visione che potesse nascere dal superamento dei paradigmi novecenteschi connessi alle storie politiche che vi confluivano. Ciò non è avvenuto e fatico ad immaginare che almeno a breve possa avvenire. Ciò nonostante si tratta di uno spazio ampio ed aperto, nel quale tenere in protezione - diciamo così - e mettere in gioco il proprio bagaglio politico culturale, almeno fin quando non sapremo costruire nuove scenari.
Non nascondo che spesso mi trovo in disaccordo con le posizioni espresse dal partito a livello nazionale, ma al tempo stesso è necessario riconoscere che in questa nostra terra la nascita del PD è stata il risultato di un significativo lavoro di scomposizione e ricomposizione al quale hanno concorso, accanto al filone storico proveniente dal PCI/PDS/DS, una parte della Margherita, i soggetti locali che hanno reso originale la sinistra trentina e infine tante persone per le quali il PD del Trentino è stata la prima esperienza politica, in un mix dove nessuno poteva vantare egemonie.
Ciò nonostante, continuo ad essere convinto che il percorso avviato nel novembre 1989 e che negli anni successivi ha ridisegnato la politica trentina non debba essere considerato concluso: l'ho detto più volte in questi mesi e l'ho ribadito anche nel mio intervento sulla legge finanziaria 2013.
Ciò detto, quello che era in ballo nello scorso fine settimana nell'accordo sul Senato e nella scelta delle relative candidature non era ininfluente, né rispetto alla necessità di valorizzare il percorso fin qui realizzato, né tanto meno rispetto alla possibilità di proseguire l'esperienza di governo dell'autonomia nella prossima legislatura, magari riuscendo ad affrontare le criticità che nel tempo si sono evidenziate. E dunque ho deciso di partecipare in questo fine settimana alle riunioni del Coordinamento dove si assumevano le decisioni più importanti, per verificare la possibilità di indicare strade nuove di fronte allo stallo in cui c'eravamo cacciati e per condividere comunque le scelte anche più impopolari in un momento non facile.
Le strade nuove (l'azzeramento che con altri avevo auspicato) non si sono potute percorrere per i vincoli che abbiamo incontrato, quelli che sono venuti da Roma come quelli (forse ancora più pesanti) che incautamente ci siamo dati (il voto dell'assemblea di Trento su tutti). Possiamo riparlarne...
Quello su cui ora però voglio insistere è la giustezza dell'esserci fatti carico della situazione che stava per precipitare verso la rottura. Nell'optare infine per il collegio senatoriale di Pergine Valsugana ci sta una scelta che ho condiviso e intendo sostenere fino in fondo, quella di prendere su di noi come soggetto politico maggioritario del centrosinistra autonomista trentino la responsabilità di tenere unita la coalizione, di scegliere di accettare la sfida del collegio forse più difficile, della consapevolezza che agli elettori del PD dei collegi di Trento e di Rovereto è richiesto un atto di maturità nel sostenere le candidature proposte dal PATT e dall'UpT, nell'obiettivo di portare in Senato sei senatori su sette (il settimo va al perdente con il resto più alto).
E, insieme, nel guardare alle elezioni di autunno senza aver introdotto un elemento di rottura che avrebbe messo in discussione un laboratorio come quello trentino a cui si è guardato e si guarda da ogni parte d'Italia. Nella consapevolezza, certo, che si poteva fare di meglio, ma anche che al punto in cui si era quello stesso laboratorio rischiava di trasformarsi nel suo opposto. Altro che calare le braghe!
In queste ore ricevo decine di messaggi e di telefonate. Elettori abituati ad essere esigenti e che mal sopportano candidature che poco corrispondono ai valori in cui credono. Emergono, certo, i limiti di una coalizione che non ha curato a sufficienza la crescita di un sentire condiviso e dove lo stare insieme si basava sulla figura di un leader come Lorenzo Dellai quale garante di un equilibrio che ora ci appare in tutta la sua fragilità. Dovremo lavorarci, e non poco. Insieme emerge anche una visione estetica, che non vuole comprendere come il PD in Trentino rappresenta, per bene che vada, un terzo scarso dell'elettorato.
E allora, come non vedere che il patto PD - SVP - Patt a sostegno di Bersani, così come l'accordo politico con l'UpT che garantisce l'orientamento degli eletti in Parlamento in continuità con l'esperienza del centrosinistra autonomista in Trentino, rappresentano un fatto storico che potrebbe rivelarsi decisivo nel conquistare la maggioranza anche al Senato dove, come sappiamo, ce la giocheremo per pochi voti?
Dovremo aver imparato che dalle macerie è più difficile ricostruire... No, non intendo prestarmi al gioco al massacro di chi punta l'indice accusatore su qualcuno. La politica è altra cosa, tanto dal diritto quanto dalla teocrazia. Politica significa imparare ad abitare le contraddizioni, per farle evolvere. Senza per questo rinunciare ad imparare dagli errori.
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